Manuela Sáenz e il Giorno dell’Indipendenza a Napoli

070715napolesmanueladefinitiva03da mre.gov.ve

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli culminerà la sua giornata dedicata alla celebrazione del Giorno dell’Indipendenza, ricordando la ‘Generala’ Manuela Sáenz.

Una lettura teatrale realizzata dall’artista napoletana Alessandra Borgia nel ruolo di Manuela, accompagnata dalla musica del sassofonista Valerio Virzo, con la voce narrante di Marnoglia Hernández Groeneveledt, sotto la direzione di Alina Narciso responsabile della compagnia teatrale Metec Alegre.

L’evento avrà luogo presso il Convento di San Domenico Maggiore, nel centro storico di Napoli.

La rappresentazione artistica ha l’obiettivo di raccontare la lotta per l’Indipendenza, a partire dal ‘Diario de Quito’, uno scritto che raccoglie momenti importanti della storia, la lotta e l’amore che unì Simón Bolívar a Manuela, ascesa a ‘Generala’ dell’Ejército Libertador post mortem, su iniziativa dei presidenti Hugo Chávez e Rafael Correa.

Il momento sarà inoltre propizio per ricordare le ‘Manuela’ attuali, nuove protagoniste del processo bolivariano che ha collocato la donna in prima linea di combattimento. La giusta occasione per conoscere quelle donne che lottano coma la prima combattente Cilia Flores, che sta portando avanti un lavoro fondamentale e storico, e sul quale trova supporto il Presidente Nicolás Maduro, nuovo precursore delle idee del Libertador.

Il Ministro degli Esteri Delcy Rodriguez, il Presidente del Consiglio Nazionale Elettorale Tibisay Lucena Ramirez, il Procuratore Generale Luisa Ortega, sono solo alcune delle nuove ‘Manuela’ protagoniste del processo bolivariano.

Napoli con questa rappresentazione teatrale vuole far conoscere la storia di lotta ed eroismo latinoamericano, a partire da uno dei suoi protagonisti principali: Manuela Sáenz.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Pedro Camejo: la ribellione dell’uomo del popolo in difesa della patria

negroprimero1433333095da Agencia Venezolana de Noticias

Il seme dell’indipendenza è cresciuto in Pedro Camejo sin dalla sua nascita, che avvenne, in un’umile casa a San Juan de Payara, in Apure. Il bambino con la pelle scura e i capelli arricciati crebbe tra l’immensità della savana e le canzoni che i llaneros intonavano per ravvivare le loro giornate, in epoca di schiavitù.

Da piccolo, Camejo già si faceva notare per il suo carattere forte, dominante, mai domo davanti a una vita di schiavitù che, tuttavia, non gli ha mai fatto perdere il suo atteggiamento gioviale, semplice, di un bambino che raccontava storie piene di magia che incantavano tutti.

Così era Pedro Camejo, secondo il racconto dello storico Félix Ojeda, intervistato dall’Agenzia Venezolana de Noticias in occasione del 194° anniversario della morte dell’eroe dell’indipendenza, llanero di nascita, caduto sul campo nella Battaglia di Carabobo.

Lo pseudonimo di Negro Primero arrivò dopo, quando era già un uomo, quando il suo padrone proprietario terriero Vicente Alonzo gli concesse la libertà dopo anni di sfruttamento per mandarlo ad arruolarsi nelle truppe realiste che difendevano la corona spagnola, e il soprannome gli fu dato per il suo coraggio in battaglia, per essere il primo a lanciarsi contro il nemico.

«Alonzo essendo il padrone di Pedro Camejo, temeva per il suo carattere ribelle, per questo lo inviò a servire nelle truppe realiste», spiega Ojeda, che ha inoltre condiviso aneddoti sul combattente per la libertà i cui resti saranno traslati il giorno 24 presso il Pantheon Nazionale.

Negro Primero ha combattuto a fianco dei realisti fin quando non ha incontrato il generale José Antonio Páez – siamo nel 1816 – quando l’ufficiale, conosciuto tra i llaneros come ‘El taita’, gli parlò della patria. «Da quel momento scoprì l’amore per la patria e si unì alle fila patriottiche», ha raccontato lo storico.

Documentazione storica indica che il Negro Primero ha avuto un incontro con il Libertador Simón Bolívar a Cañafístola in Apure, e che abbia dolorosamente ammesso di aver servito nelle truppe spagnole, una decisione che suscitò la curiosità del Libertador, a cui Pedro Camejo confessò di aver scelto di aderire alle truppe realiste solo per indossare una divisa e ottenere poche monete d’oro.camejo-620x400

«La sua risposta fu brusca, gli disse di aver fatto quella scelta per avidità», ha commentato Ojeda, segnalando al contempo che il pentimento del Negro Primero fu segnato da un impegno assoluto nella difesa della patria e della sua indipendenza, un sentimento tanto forte da farlo uscire vittorioso dalla Battaglia delle Queseras, aprile del 1819, dove con 150 lancieri sotto il comando del generale Páez, riuscì a sconfiggere un grande esercito.

Fu in quella battaglia, spiega lo storico, che i lancieri adottarono una strategia eroica, accompagnata da una visione tattica straordinaria che chiamarono ‘vuelvan caras’. «Quella battaglia gli diede molta popolarità e riconoscimento al Negro Primero, tanto da renderlo meritevole dell’Orden Libertadores de Venezuela», ha sottolineato Ojeda.

Camejo continua a essere presente nelle battaglie per l’indipendenza, fissando nel popolo la memoria dei lancieri, della sua destrezza in battaglia. Verrà ricordato per sempre il suo sogno d’indipendenza, stroncato da una pallottola alla testa nella Battaglia di Carabobo. Un colpo che ha spento la sua vita ma non i suoi ideali.

Quando la pallottola penetra nel suo corpo «il Negro lascia i ranghi di combattimento, Páez lo vede ed esclama ‘Negro perché scappi, torna alla battaglia’ e allora Camejo, avvicinatosi gli dice ‘io non scappo mio generale. Vengo a dirle addio perché sono morto’».

In riconoscimento a un nobile combattente, il Governo Venezuelano, attraverso l’Assemblea Nazionale ha decretato il trasferimento dei resti di Pedro Camejo presso il Pantheon Nazionale, che fino a questo momento erano nel cimitero di Tocuyito, nel Carabobo, uno dei luoghi più vicini all’ultima battaglia del llanero.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Nel XXI secolo gridiamo Indipendenza per sempre!»

Nicolás-Maduro1da psuv.org.ve

A 205 anni della dichiarazione d’indipendenza, il popolo è saldamente deciso a essere libero per sempre, orgoglioso della patria e di essere latinoamericano, ha sottolineato il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, nel corso di una cerimonia di consegna di alloggi, in quel di Catia, Caracas.

«Il 19 aprile è una data che dice molto, 205 anni fa i padri fondatori della nostra grande patria mossero il primo passo, con lo stesso grido di battaglia: indipendenza o niente, e oggi nel XXI secolo: indipendenza per sempre. Indipendenti, degni, sovrani, orgogliosi della nostra cultura, della nostra nazionalità, della nostra identità, dell’amore che proviamo per quello che siamo, americani del sud», ha sottolineato il presidente, in una trasmissione dell’emittente Venezolana de Televisión.

Il Capo dello Stato ha poi ricordato di aver giurato come Presidente della Repubblica esattamente due anni fa, quando si è solennemente impegnato a difendere l’indipendenza, la Costituzione e il popolo.

«Posso dire oggi, due anni dopo: ho compiuto il mio giuramento, ma tuttavia c’è ancora molto da fare. Nessuno ci ha fermato e posso anche dire che abbiamo raccolto l’eredità del Comandante Chávez, che a sua volta aveva raccolto quella del Libertador Simón Bolívar».

Il Presidente ha infine sottolineato il coraggio e la forza del popolo venezuelano, uscito vittorioso dallo scontro con settori della destra nazionale, il cui obiettivo era quello di far deragliare la Rivoluzione Bolivariana.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’America Latina afferma la sua sovranità di fronte agli Stati Uniti

Panama_cumbre_2015Editoriale diVermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

La lotta per l’emancipazione dei popoli e delle nazioni delle Americhe ha vissuto negli ultimi giorni un episodio di trascendenza storica. Si è svolto, il 10-11 aprile, nella Città di Panama, il 7° Vertice delle Americhe, che si è trasformato nello scenario di una nuova battaglia per l’affermazione della sovranità e dell’indipendenza nazionale dei paesi della regione.

L’ideale del Liberatore Simon Bolivar della creazione di una “grande Patria Americana” che ha ispirato innumerevoli lotte e battaglie per l’indipendenza nel corso di due secoli, è stato presente nella riunione di Panama, sia nell’incontro dei movimenti sociali, che ha mobilitato centinaia di attivisti e dirigenti, che nel Vertice dei capi di Stato e di governo.

L’incontro di Panama è stato segnato da due avvenimenti inediti. E’ stata la prima volta che i 35 paesi delle Americhe si sono seduti attorno allo stesso tavolo, con un invito formulato a Cuba dal governo del paese ospitante, dopo molti anni durante i quali i governi progressisti avevano chiesto la presenza dell’isola socialista che era esclusa da questo tipo di conferenza inaugurata nel 1994 dagli Stati Uniti. E’ stato anche il momento in cui i presidenti di Cuba e degli Stati Uniti si sono incontrati per la prima volta dopo più di cinque decenni, dando corso a intese per l’allacciamento di relazioni diplomatiche e per la fine dell’odioso blocco imposto dall’imperialismo alla maggiore delle Antille.

In forma peculiare, il Vertice delle Americhe ha confermato la tendenza inesorabile nell’evoluzione della lotta politica nella regione latinoamericana e caraibica, con l’affermazione del diritto delle nazioni che ne fanno parte ad essere padrone del proprio destino. A essere precisi, tale tendenza si era rivelata irreversibile quando, il due e tre dicembre 2011, fu creata la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Celac), evento che ha inaugurato una nuova fase nella storia della Nostra America.

Allora, Fidel e Raul Castro lo avevano definito il più importante evento istituzionale in due secoli di lotta dei popoli latinoamericani, essendosi resa evidente la scelta patriottica di questi popoli per la pace, lo sviluppo, l’integrazione, la cooperazione, la solidarietà, l’indipendenza, la sovranità, l’identità e il diritto a scegliere proprie strade per elevare la propria vita politica e sociale.

Nel Vertice di Panama, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, non si è più incontrato, a differenza della maggioranza dei suoi predecessori, con dittatori o governanti civili reazionari, fantocci dell’impero, compiacenti con le politiche delle “cannoniere”, del “buon vicinato”, dell’ “Alleanza per il Progresso”, dell’ “allineamento automatico” e dell’Alleanza del Libero Commercio delle Americhe (Alca). Questa volta, il capo di turno della Casa Bianca si è trovato con i leader che dialogano su un piano di parità e fanno sentire la loro voce alta di rappresentanti di popoli dignitosi.

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