Vertice Antimperialista a Caracas: conversando con Adriano Ascoli

di Luis Matute

[Qui l’intervista in castigliano]

Conversazione con il compagno Adriano Ascoli, rappresentante italiano del Comitato per il Fronte Antimperialista (Pisa) al Vertice Antimperialista, Sovranità e Pace, tenutosi nella città di Caracas tra il 21 e il 24 gennaio 2020.

Adriano, quale organizzazione politica italiana rappresenti in questo Forum Antimperialista?

Appartengo al Comitato per il Fronte antimperialista che stiamo costruendo nella mia città, Pisa. Siamo in sintonia con il vostro piano di discussione, con i compagni qui a Caracas in questo incontro internazionale. L’idea e la proposta di costruire un Fronte da noi è nata localmente a partire da un’attività contro la base militare che si trova nel territorio tra Livorno e Pisa. Vicino alla mia città si trova la più grande base logistica militare degli USA, la base di Camp Darby.  Tale base – come quella di Aviano – non è sotto il controllo della Nato bensì direttamente sotto il controllo e le decisioni esclusive del governo e dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Senza bisogno di autorizzazione, ad esempio, da parte del governo italiano, possono fare quello che vogliono indipendentemente dagli altri Paesi. Proprio da questa base militare provengono tutte le armi, le munizioni e le divise che l’esercito USA ha utilizzato e utilizza per ogni guerra che ha combattuto in Medio Oriente o in Siria, Iraq, Afghanistan, Jugoslavia, Libia. Per ogni guerra che hanno combattuto e per ogni aggressione ai Paesi limitrofi di questa parte del mondo, le armi e la parte logistica proviene da questa base militare. Allora un gruppo di compagni ha iniziato a lavorare anni fa denunciandone l’attività, ma la questione non è solo la base militare, o piuttosto, è ciò che sta dietro a tutto questo.

In cosa consiste la tua partecipazione qui a Caracas?

Qui ho trovato molti compagni, da tutto il mondo, che hanno la nostra stessa idea. In particolare abbiamo trovato compagni anche provenienti dallo Stato spagnolo, che hanno lo stesso nostro progetto e persino la medesima denominazione di fronte antimperialista; nasce così l’idea di arrivare a costruire un fronte mondiale che non sia caratterizzato in modo ideologico generale. Non è necessario che sia totalmente unito a livello politico-ideologico, ciò che è fondamentale è sostenere la lotta contro l’imperialismo. In questo modo si possono unire forze anche di diverso tipo. Stiamo parlando di forze chiaramente antimperialiste. E così, in pochi mesi, da una piccolissima idea, in un luogo altrettanto piccolo, stiamo ora discutendo quest’idea a livello internazionale.

Adriano, quante organizzazioni politiche sono presenti nel fronte antimperialista?

Nel comitato ci sono compagni che non appartengono a nessuna organizzazione ma si caratterizzano per essere comunisti marxisti-leninisti. Ci sono anche compagni della Gioventù del Partito Comunista, meglio conosciuto come Partito Comunista di Marco Rizzo, appartengono alla gioventù comunista e partecipano attivamente alla nostra comunità. Abbiamo compagni che provengono dall’esperienza del Partito della Rifondazione Comunista, che al momento si è perso come organizzazione nazionale. Abbiamo compagni che si avvicinano dal PCI, altri compagni iscritti ai CARC e all’Associazione di amicizia Italia-Cuba. Poi ci sono anche alcuni che non hanno una caratterizzazione ideologica ben definita e che si sono avvicinati a noi nell’attività di denuncia della presenza militare statunitense sul nostro territorio, qui nel cuore dell’impero. Non dobbiamo mai dimenticare che esiste un sistema imperialista all’interno del quale giocano un ruolo sia gli imperialisti statunitensi sia gli imperialisti UE. È così che abbiamo cominciato a parlare di imperialismo e a spiegare il problema generato dalla presenza yankee in Italia. Il problema non è solo una guerra o una base militare, ma un intero sistema di guerra e di oppressione ai danni dei popoli del mondo.

Questa è la tua prima volta in Venezuela, cosa pensi dell’incontro internazionalista che si è svolto (oggi è l’ultimo giorno) all’hotel Alba Caracas? Cosa pensi della marcia per celebrare il 62° anniversario della creazione dell’urbanizzazione del 23 de Enero, il quartiere più combattivo della città di Caracas?

Ebbene l’impressione, la sensazione di questo incontro, è molto intesa. È qualcosa che trasmette energia e forza. Ci sono movimenti, partiti, cittadini, forze diverse da luoghi diversi, posizioni politiche diverse e nonostante questo tutti si confrontano sulla lotta antimperialista e questo sta creando unità. Unità diversa da come poteva essere quella dell’Internazionale Comunista, dove c’era più strategia e coesione ideologica. Ma adesso dobbiamo unire le forze contro l’imperialismo fornendo ognuno il proprio contributo insieme agli altri. Si può affermare che l’elemento caratterizzante di questo incontro internazionale è che le forze antimperialiste non sono isolate, ma tutt’altro, sono pronte per sviluppare un movimento antimperialista a livello internazionale.

Esistono anche importanti organizzazioni sindacali antimperialiste. Per esempio, ascoltavo i delegati dall’Australia, non sapevo dell’esistenza di compagni marittimi australiani contro l’imperialismo (anche in Italia, a Genova, i lavoratori marittimi hanno bloccato navi che trasportavano armi in Arabia Saudita che sarebbero state impiegate contro la popolazione yemenita). Questo compito è molto importante per tutti i lavoratori del mondo. Se non conosci quello che succede intorno a te, non sai cosa accade e non ti muovi di conseguenza. La gente non si mobilita perché non conosce la situazione degli altri Paesi. Unirsi a livello globale è l’arma da impugnare contro la campagna mediatica che l’imperialismo scatena, una campagna che già comincia ad essere meno forte rispetto a prima. La gente ormai sempre meno crede a quello che i media mainstream propalano. Quando si ascolta una notizia, non si crede più tanto facilmente a tutto quello che viene detto.

Per quanto riguarda la marcia, l’incontro internazionale è una cosa e la marcia un’altra. Un piano è il vertice internazionale dove ci sono stati politici, sindacalisti, persone che occupano posizioni professionali o gente la cui occupazione principale è la politica e un altro è quello di incontrarsi nella marcia del popolo bolivariano. È stata un’iniezione di energia pura e voglio trasmetterla ai compagni del mio Paese, condividerla con loro. Si tratta di qualcosa di molto intenso: ascoltare e parlare alla gente e comprenderne i problemi (che non mancano mai). Un popolo che ti stringe la mano, gente che ringrazia noi internazionalisti di essere qui, in Venezuela. Esperienza indelebile per la solidarietà della gente, che è qualcosa di molto importante e rappresenta un valore per tutti, un valore molto sentito. La cosa principale che ho imparato in questi giorni su questa meravigliosa città che è Caracas, le sue case, la sua gente, camminando per le strade di un paese che vive normalmente e dove le persone si incontrano pacificamente, è che le cose sono all’opposto di tutto quello che i media internazionali raccontano di questo paese. Raccontano un sacco di bugie nel mio paese sul Venezuela. Poiché l’ho visto il Venezuela, posso dare la mia testimonianza. Ho conosciuto questa esperienza e questa realtà e posso condividerla con la gente del mio paese, in Italia.

Ringrazio i compagni che mi hanno accompagnato per farmi conoscere la realtà di un collettivo. Entrare in contatto con questo collettivo è stato come toccare con mano quello che è il Potere Popolare: come il popolo può organizzarsi, controllare il proprio territorio, organizzare l’attività economica e l’inclusione sociale, ma anche gestire la forza, esercitare il controllo. Esiste un potere del popolo organizzato secondo le proprie idee, la propria forza e pratica politica e sociale, ma anche politico-militare. Qui si può parlare con i compagni della base popolare che hanno le idee molto chiare sulla situazione generale del Venezuela. Questa è la forza di un popolo che nessuno può sconfiggere, perché non solo ha le Forze Armate a difenderlo, ma ha anche le forze armate popolari, e questo è qualcosa contro cui non si può vincere. Certo possono colpire il Paese con embarghi, con sanzioni criminali che arrivano fino al blocco delle medicine, con le difficoltà economiche che sta vivendo il Venezuela dovute all’aggressione imperialista. Nonostante questo non possono attaccare direttamente il Paese con facilità, perché il Venezuela è capace di resistere e ha la forza del popolo in armi e delle organizzazioni popolari. Questo è qualcosa che deve essere conosciuto, perché è un esempio per tutti, perché quando c’è bisogno di cambiare e di fare un cambiamento sociale, bisogna avere quella forza.

Qual è il tuo contributo al fronte antimperialista in Italia? Esiste una direzione? Avete dei capi del fronte?

No, in questo momento il fronte è più simile ad un collettivo di compagni che discutono, parlano e promuovono iniziative. Stanno parlando di un’attività iniziata meno di un anno fa, non prima. Proprio per questo non ha una struttura organizzata. Si tratta di qualcosa che si muove in un territorio limitato sebbene l’idea sia quella di lanciare il movimento in tutte le città d’Italia. Questo è l’obiettivo da centrare. La difficoltà, secondo me, è rappresentata dalla divisione tra partiti che, nonostante abbiano opinioni simili sulla questione dell’imperialismo, sono in competizione politica ed esiste anche una forte rivalità tra i gruppi dirigenti dei vari partiti. Ciò, a mio modo di vedere, impedisce l’unione. L’idea, il mio punto di vista, è quella di raggruppare i compagni della base, più che partire dai capi delle organizzazioni (che sono divisivi), ripeto, perché spesso sono in concorrenza elettorale tra loro. Questo ritengo essere oggi il principale nostro problema.

Il nostro obiettivo è quindi rendere chiara la lotta contro l’imperialismo, esprimere solidarietà ai popoli che ne sono vittima: come il popolo siriano o iraniano e in generale come tutti i popoli che sono sotto la minaccia dell’imperialismo e su questo che bisogna lanciare una battaglia politica. Nel mio paese la “sinistra” ufficiale quando non è direttamente filo imperialista, spesso si pone in maniera subalterna all’imperialismo medesimo, inoltre, sempre la “sinistra”, spesso si erge contro la Russia, la Cina, la Siria, l’Iran e sempre sostengono che in questi paesi non c’è democrazia. Alla fine spalleggiano le campagne mediatiche dell’imperialismo che poi sono quelle che preparano la guerra. Così è successo per la guerra in Libia, possibile perché l’Italia l’ha permessa, perché questa cosiddetta “sinistra” è stata complice di una campagna imperialista. Solo quando è iniziata la guerra alcuni hanno preso le distanze da quel disastro, però bisogna ricordare che sono gli stessi personaggi che appoggiarono tutta la campagna contro la Libia di Gheddafi fino a che non è successo quello che era evidente fin dall’inizio. Adesso stanno facendo lo stesso con l’Iran. Dicono: ”Siamo contro questa guerra, però lì c’è una dittatura che va sconfitta”. Oppure chiedono una missione militare in Iraq sotto l’egida dell’ONU (quando migliaia di cittadini iracheni marciano contro la presenza delle forze militari nel loro paese). Senza rendersene conto, alcuni sono complici dell’imperialismo. Ma se prima eravamo noi ad essere isolati, ora lo sono loro. Non hanno la forza per argomentare; negli ultimi 20 anni, dalla guerra criminale contro la Jugoslavia, la guerra del 1999, tutti hanno seguito questo schema sempre uguale: se lì non c’è democrazia, bisogna andare a bombardare e fare la guerra, colpirli e favorire con la forza un cambio di regime politico, salvo poi provocare un disastro per tutto il popolo. Dove vince l’imperialismo, quel posto si trasforma in un inferno. Questo discorso è diretto anche a tutti i venezuelani: potete vivere grandi problemi, così come ce ne sono in tutti i paesi, ma se si scatena una guerra e arrivano gli imperialisti statunitensi, sarà distrutto tutto quello che avete ottenuto fino ad ora e sarà una rovina per tutto il popolo.

Nel caso in cui si verificasse un’aggressione nordamericana contro il popolo venezuelano, cosa farebbe il Fronte Antimperialista Italiano?

Certamente i compagni sarebbero chiamati a fare tutto il possibile per mobilitarsi contro un’aggressione imperialista al Venezuela, per denunciarla. Se la domanda è diretta a me, allora ti dico che verrei a combattere con voi!

Parliamo della lettera di solidarietà che il Fronte ha inviato all’Ambasciata iraniana a Roma

È stato qualcosa di inusuale che ha aperto la porta a molti contatti, non solo locali ma anche nazionali e internazionali. Si è trattato di qualcosa molto d’impatto. Abbiamo fatto uscire un comunicato del Fronte Antimperialista e di altre piccole organizzazioni territoriali come la Rete Civica contro la Nuova Normalità della Guerra a Livorno e il Tavolo per la pace in Val di Cecina, circa 12 ore dopo l’attacco terroristico compiuto dagli imperialisti. Lo definisco così perché non c’è altro modo per definirlo: un attacco di terrorismo internazionale da parte degli yankee che ha provocato la morte del generale Soleimani: un generale di un Paese straniero in missione diplomatica… così, senza pensarci più di tanto, siamo usciti immediatamente con una lettera che condanna questo criminale atto terroristico e di solidarietà con il popolo iraniano. La lettera esprime il dolore, la nostra partecipazione al dolore del popolo iraniano e, naturalmente, la nostra solidarietà, oltre alla condanna dell’aggressione. Questa lettera ha girato molto in Italia, quasi in modo virale, credo per la sua vicinanza temporale all’attacco terroristico. È stata pubblicata in molti blog, su internet, su facebook, molte persone l’hanno letta e si sono trovate d’accordo con noi. È stata tradotta in spagnolo ed è circolata anche all’estero. Abbiamo saputo che la radio iraniana l’ha trasmessa e questo per noi rappresenta un canale che si apre e che vogliamo continuare a tenere aperto. Denunceremo sempre quello che gli imperialisti stanno facendo e aiuteremo la gente a riflettere su cosa accade ed a partecipare alle mobilitazioni.

Per concludere, dimmi, chi è Adriano Ascoli?

Sono un militante comunista dall’età di 16 anni e ho vissuto molte esperienze nella mia vita. Sono stato anche imprigionato a causa delle mie idee e dei miei contatti col movimento rivoluzionario degli anni passati. Continuo a lottare. Questa è la mia vita e niente mi farà cambiare.

Ringraziamo il nostro compagno Adriano Ascoli. Speriamo che questa sia solo la prima di molte occasioni per visitare il Venezuela. Ci auguriamo che la prossima volta conoscerà con ancora maggiore impegno e determinazione la realtà del popolo venezuelano. Grazie.

Salutiamo dunque il popolo venezuelano, il popolo bolivariano e i popoli del mondo, e continuiamo a lottare contro l’imperialismo.

Grazie, Adriano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

 

(FOTO) Cumbre Antiimperialista en Caracas: Conversando con Adriano Ascoli

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Conversación con el compañero Adriano Ascoli, representante italiano para el Comité por el Frente Antiimperialista (en la ciudad de Pisa) ante la Cumbre Antiimperialista, la Soberanía y la Paz, celebrada en la ciudad de Caracas entre los días 21 y 24 de enero del 2020. 

¿Adriano a que organización política italiana representas en este Foro Antiimperialista?

Pertenezco al Comité por el Frente Antiimperialista que estamos construyendo en mi país, nos encontramos en sintonía con el plan de discusión acá, con los compañeros aquí en Caracas en esta reunión internacional. La idea y la propuesta de construir un Frente, de nosotros nació localmente alrededor de una actividad contra la base militar que está en nuestro territorio entre Livorno y Pisa, cerca de mi ciudad está la base logística militar más grande de los norteamericanos, la base de Camp Darby  (y la de Aviano también), no está bajo control de la OTAN, es directamente bajo el control y las decisiones exclusivas del gobierno y del ejército norteamericano. Sin necesidad de autorización, por ejemplo, del gobierno italiano, ellos pueden hacer lo que quieran de manera independiente de los otros países, de acá se mueven todas las armas, municiones, uniformes del ejército norteamericano para todas las guerras que han hecho en el Medio Oriente, Siria, Irak, Afganistán, Yugoslavia, Libia: por todas las guerras que han pasado y las agresiones a todos los países vecinos de esta parte del mundo, las armas y la parte logística salió de esa base militar. Un grupo de compañeros comenzó a trabajar hace años haciendo las denuncias, pero el tema no es sólo la base militar sino es lo que está detrás de todo esto.

Esquina¿Cuál es la participación de ustedes en Caracas?

Acá encontré muchos compañeros del mundo que tienen la misma idea que nosotros, en particular encontramos compañeros también de España que tienen los mismos planes y también la misma denominación de frente antiimperialista; así es la idea de llegar a construir un frente de todo el mundo que no sea caracterizado de manera ideológica general, no tiene que ser una unidad total a nivel político ideológico, sino algo que sea claro en la lucha contra el imperialismo. De esta manera se pueden juntar fuerzas, se pueden juntar también fuerzas de diferente tipo, hablamos de fuerzas antiimperialistas claramente, y es así que, en pocos meses a partir de una idea muy chiquita, en un lugar muy chiquito, nos encontramos ahora discutiendo en un plano internacional.

psuv¿Adriano cuántas organizaciones políticas hay en el frente antiimperialista?

En este comité hay compañeros que no tienen organizaciones pero son caracterizados por una posición comunista marxista-leninista, hay también compañeros de la Juventud del Partido comunista, mejor conocido como el Partido comunista de Marco Rizzo, son de la juventud comunista y participan activamente en nuestra comunidad, hay compañeros que llegan de la experiencia del Partido de la refundación comunista, que al momento ya se perdió como organización nacional, hay compañeros que se están acercando del PCI, otros compañeros de los CARC y Asociación de Amistad Italia-Cuba, después hay también algunos que no tienen una caracterización ideológica bien definida y se acercaron en la actividad de denuncia por la presencia militar norteamericana en nuestro territorio, acá en el corazón del imperio porque nunca tenemos que olvidar que hay un sistema imperialista donde están los imperialistas norteamericanos como también los imperialistas de la UE. Así nos empezamos a hablar del imperialismo y a explicar el problema general de que genera la presencia yankee en nuestro país, que no es una sola guerra o una sola base militar sino, es todo un sistema de guerra y de opresión de los pueblos del mundo.

Es tu primera estancia acá en Venezuela, ¿qué te parece el encuentro internacionalista que se ha desarrollado (hoy es el último día) en el hotel Alba Caracas? ¿Qué te pareció la marcha por la celebración del 62 aniversario de la creación de la Urbanización 23 de enero, la cual es la Parroquia más combativa de la ciudad de Caracas?

Bueno la impresión, la sensación de esa reunión internacional es muy fuerte, es algo que te va filtrando energía y fuerza, hay movimientos, partidos, ciudadanos, fuerzas diferentes de lugares diferentes, diferente colocación, pero todos están haciendo frente a la lucha antiimperialista, eso está creando una unidad, diferente de cómo podía ser antes la unidad de la Internacional Comunista en donde hay más estrategia y una unidad ideológica general,  acá hay que juntar la fuerza contra el imperialismo dando su contribución con fuerzas diferentes y decimos la caracterización de esta reunión internacional es que no son fuerzas aisladas, son fuerzas también potentes para desarrollar un movimiento antimperialista a nivel internacional.

Hay también organizaciones sindicales importantes antiimperialistas; por ejemplo, escuchaba a los delegados de Australia, yo no sabía de compañeros marítimos de Australia que están en contra del imperialismo (también en Italia en Génova los trabajadores marítimos bloquearon naves que llevan armas a Arabia Saudí para matar al pueblo de Yemen), es muy importante esa tarea por todos los trabajadores del mundo, si uno no ve lo que pasa alrededor, no sabe y no se moviliza, no se mueve la gente, tampoco conoce la situación de los países, entonces conectarnos a nivel mundial, eso es un arma contra la campaña mediática qué tiene el imperialismo, que ya comienza  a ser menos fuerte, como era antes, ya la gente está pensando qué lo que están diciendo los medios de comunicación mainstream son mentiras, al escuchar noticias y bueno la gente ya no cree todo lo que se cuenta.

Con respecto a la marcha, una cosa es la reunión internacional y otra fue la marcha. Un plan es la cumbre internacional  donde hubo políticos, sindicalistas, personas que ocupan cargos profesionales y que su ocupación principal es la política y lo otro es encontrarse en la marcha del pueblo bolivariano; es como una inyección de energía pura, que yo quiero transmitirle a los compañeros de mi país, que quiero compartir con ellos, es algo muy fuerte, es algo que te transmite una energía escuchar al pueblo, hablar con la gente y entender también los problemas que nunca van a faltar, apretarte la mano, agradecerte por la presencia acá de los internacionalistas, por la solidaridad del pueblo y es algo muy importante, qué tiene un valor para todos y para nosotros muy fuerte; más lo que conocí en estos días de esta ciudad maravillosa que es Caracas, sus casas, su gente, caminando por las calles de un país que es normal y encontrando tranquilamente personas, qué es al revés de todo lo que los medios internacionales cuentan de este país, eso es muy particular, también porque cuentan mucha mentira de Venezuela, en mi país cuentan algo que es mentira, así, como yo lo vi, puedo dar mi testimonio, es conocer esta experiencia y esta realidad y compartirla con gente de mi país.

Sobre los colectivos puedo hablar, agradeciendo a los compañeros que me acompañaron a conocer la realidad de un colectivo y es como tocar con las manos lo que es el Poder Popular, como el pueblo se puede organizar, controlando su territorio, organizando actividad económica y de inclusión social para el pueblo y también manejando la fuerza, el control, acá hay un poder del pueblo organizado con sus ideas, su fuerza y su práctica política o social, y también político-militar. Acá se puede hablar con compañeros de la base popular que tienen ideas bien claritas sobre la situación general. Esa es la fuerza de un país que ninguno puede derrotar, porque no sólo tiene la Fuerza Armada sino tiene la Fuerza Armada del pueblo y eso es algo que no pueden ganar. Claro, pueden golpear al país con embargos, con sanciones criminales hasta el bloqueo en el sector de los medicamentos, con el problema económico qué está pasando, con el ataque del imperialismo, pero no pueden atacar directamente al país de manera tan fácil, porque el país es capaz de resistir, porque tiene fuerza del pueblo con sus armas y sus organizaciones populares y eso es algo que hay que conocer, porque es un ejemplo para todos, porque cuando hay que cambiar y hacer un cambio social, hay que tener esa fuerza.

marcha¿Cuál es tu aporte en el frente antiimperialista en Italia, hay una directiva, hay responsables del frente?

No, en este momento el frente es como un colectivo de compañeros que discuten, qué hablan y que toman iniciativas, están haciendo ahora una actividad que empezó hace menos de un año, no antes. En este sentido no tiene una estructura organizada a ese nivel, porque hablamos de algo que se mueve en un territorio limitado, ahora en estos momentos no es, pero la idea es de lanzar este movimiento en todas las ciudades de Italia, pero hay que lograr esto, porque el problema es la división entre partidos que tienen opiniones similares sobre el tema del imperialismo, pero hay competencia política y rivalidad entre los grupos dirigentes de estos partidos y no se van juntando, la idea es agrupar a todos estos compañeros a partir de la base y no de los jefes de las organizaciones que no se van uniendo, porque tienen competencia uno con el otro, ese es el problema.

Nuestro objetivo también es aclarar la lucha contra el imperialismo, la solidaridad con los pueblos que son víctimas del imperialismo, como el pueblo sirio, como el pueblo de Irán, como todos los pueblos que están amenazados por el imperialismo y  a eso también hay que hacerle una lucha política, porque en mi país la “izquierda” oficial cuando no es directamente filo imperialista, frecuente se pone subalterna al imperialismo mismo, entonces hablando de izquierda  después se ponen en contra de Rusia, en contra de China, contra Siria, contra Irán y siempre hablando de que no hay democracia, no hay perfección y todo eso y al final dando fuerza con la campaña mediática del imperialismo qué son los que preparan la guerra. Así pasó con Libia, la guerra en Libia fue posible porque Italia la permitió, porque la izquierda fue cómplice de la campaña imperialista, solo fue al final cuando comenzó la guerra que algunos tomaron distancia de este desastre, pero ellos apoyaron toda la campaña contra la Libia de Gadafi, hasta que pasó lo que era evidente, lo que iba a pasar era claro del comienzo, y ahora están intentando hacer igual con Irán diciendo “estamos en contra de la guerra, pero allá hay una dictadura que derrotar”, o pidiendo una misión militar bajo la ONU en Iraq (cuando miles de ciudadanos de Iraq marchan contra las presencia de las fuerzas militares en su país), son algunos, sin darse cuenta, cómplices del imperialismo. Antes nosotros estábamos aislados y ahora son ellos los aislados, no tienen la fuerza de argumentar, no tienen argumentos suficientes; en los últimos 20 años desde la guerra criminal contra Yugoslavia, la guerra de 1999, todos fueron con ese esquema siempre igual, si allá no hay democracia hay que ir a bombardear y hacer la guerra, golpearlos y hacer un cambio de régimen político a la fuerza y después lo que van a obtener es el desastre del pueblo y dónde van a ganar los imperialistas eso se va a convertir en un infierno.

Eso se lo digo a todos los venezolanos también: que pueden existir grandes problemas como en todos los países, pero si va a pasar una guerra y van a llegar los yankee, se va a destruir todo lo que hay acá bueno y va a ser una ruina para todo el pueblo.

En dado caso que haya una agresión norteamericana en contra del pueblo venezolano, ¿Qué haría el frente antiimperialista italiano?

Claramente los compañeros serían llamados a hacer todo lo posible para hacer una movilización contra una agresión imperialista a Venezuela, para denunciar esto, si la pregunta es personal: ¡yo voy a estar acá a vuestro lado combatiendo con vosotros!

Háblanos sobre la carta de condolencia que le enviaron al embajador de Irán en Roma

Esto fue una cosa muy original y que abrió la puerta a muchos contactos no solo a locales sino también nacionales y no solo nacionales, porque fue algo muy fuerte que nosotros salimos con un comunicado del frente antiimperialista y otras pequeñas organizaciones territoriales como la Red cívica contra la nueva normalidad de la guerra de Livorno y la Mesa por la paz de la Val di Cecina, de esta manera nosotros salimos como 12 horas después qué los imperialistas golpearon con este ataque terrorista, digo así porque no hay otra manera de definirlo, como un ataque de terrorismo internacional de los yankee matando al General Soleimani, un General de un país extranjero, además que era en misión diplomática y nosotros sin pensar salimos al toque con una carta de condena de esto acto criminal y de solidaridad con el pueblo de Irán, de dolor y participación al dolor de un pueblo por lo que pasó y solidaridad con ese pueblo y fue en contra de la agresión contra el pueblo de Irán, y esa carta círculo mucho en Italia de manera viral, porque salió al toque, al momento, un día después y qué fue publicada en un montón de blogs, por internet, por facebook, muchas personas las leyeron y se pusieron de acuerdo con nosotros, fue traducida al español, también circuló afuera del país hasta que tú me estás preguntando eso, tenemos información que la radio de Irán la transmitió y esto para nosotros es como que si se nos abriera una puerta y así queremos seguir, denunciando lo que hacen los imperialistas y hacer que mañana la gente piense lo que está pasando y que participe en estas movilizaciones.

Para terminar, dime ¿quien es Adriano Ascoli?

A esta pregunta me gustaría que contesten los otros, soy militante comunista de cuando tenía 16 años y pasé muchas experiencias en mi vida, estuve también preso por mis ideas y contactos en el movimiento revolucionario de los años atras, y sigo luchando, esa es mi vida y nadie me la va a cambiar.

Le damos las gracias a nuestro compañero Adriano Ascoli, esperamos que solo sea una primera oportunidad que venga a Venezuela en estas escasas horas que ha vivido aquí y en la próxima oportunidad ya conocerá con mayor esfuerzo y ahínco la realidad del pueblo venezolano. Gracias.

Bueno un saludo entonces al pueblo venezolano, al pueblo bolivariano, a los pueblos del mundo y siempre luchando contra el imperialismo.

Gracias Adriano.

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(FOTO+VIDEO) “Colectivo La Piedrita” intervista a Valentín Santana

Spesso si parla dei “Colectivos” del Venezuela bolivariano, che gli imperialisti e i loro lacché e i cosiddetti “chavisti light”, vedono come il fumo negli occhi, e che alcuni tacciano di essere “organizzazioni criminali al soldo del governo di Maduro”. Siamo andati a toccare con mano per provare a capire come stanno davvero le cose, abbiamo voluto per una volta dare la parola direttamente a loro. Qui la traduzione in italiano dell’intervista realizzata dal compagno Luis Matute, a uno dei protagonisti più discussi e criminalizzati dai controrivoluzionari: Valentín Santana, leader del Collettivo “La Piedrita” del barrio 23 de enero.

[Qui l’intervista in castigliano di Luis Matute]

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24 gennaio 2020.- In una mattina bella e soleggiata, con una meravigliosa vista di fronte alla maestosa vetta del Waraira Repano, conosciuto come cerro El Avila, nella popolosa parroquia 23 de enero, nel settore dell’osservatorio, intervistiamo Valentín Santana, fondatore del “Colectivo La Piedrita”.

 

Buon giorno Valentín, si dice che venire a La Piedrita è come entrare in un luogo impenetrabile, vogliamo che con le tue parole tu ci dica quale è la realtà del Colectivo La Piedrita e chi è Valentín Santana.

 

Un saluto ai rivoluzionari del mondo, siamo qui, in questo umile territorio de La Piedrita, di cui sono il fondatore e do il benvenuto ai compagni che si trovano qui, benvenuti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

Valentín parliamo di come hai creato e fondato la famosa Piedrita, già che diverse persone hanno timore e dicono che è impossibile venire qui.

 

Che gli faccia paura all’imperialismo, ai nemici della Patria, per questo fondammo La Piedrita, affinché incutesse timore ai nemici della Patria, che se la facciano pure addosso.

 

Come nasce la Piedrita?

La Piedrita nasce un 26 di Dicembre, 35 anni fa. Provengo da una esperienza di lotta armata urbana, ebbi un incidente un 8 di ottobre e nella convalescenza mi dicevo: “io non ho fatto niente per il mio territorio, per il mio barrio”; mi richiamò l’attenzione che una volta una compagna mi disse: “Valentín, andiamo, facciamo qualcosa per il nostro barrio” e siamo nati con un piccolo periodico di una pagina, si chiamava ‘Periodico popular La Piedrita’, e da lì incominciammo a fare assemblee popolari, giacché le assemblee popolari sono più vecchie di Matusalemme e nel barrio la gente come me era conosciuta; è qui che sono nato, la gente cominciò a partecipare a queste assemblee popolari e giorno dopo giorno questo territorio si è volto nettamente rivoluzionario: qui non accettiamo che si parli male del nostro Comandante Hugo Chávez.

 

Quando hai pensato al tuo barrio, che hai pensato di poter fare per la tua comunità?   

 

Tu sai che noi nella quarta Repubblica eravamo giovani, anche se in verità non abbiamo avuto una gioventù, perché per niente più di un libro di Che Guevara arrivava la DISIP [Polizia politica NdR] irrompendo in casa e torturando, potevi scomparire come desaparecido e questo mi portò a dover fare qualcosa nel mio barrio affinché la nostra gioventù in questa epoca potesse avere una speranza di vita e di lotta. Io oggi sto in un territorio con 25 anni di lotta alle spalle; oggi sto vedendo il risultato e non mi sono mai fermato, sfidando la destra come non potete immaginare, perché ho applicato la linea di Fidel Castro, mi sono preparato, mi sono preparato a livello ideologico, a livello politico e finanche al livello militare. In questa zona veniva la quarta repubblica con la repressione, con la banda chiamata “la banda del quemado” e “el hombre de la chaqueta negra” che erano poliziotti qualificati per cacciare i rivoluzionari, erano della polizia metropolitana e ci dovemmo organizzare qui in questo settore, a La Piedrita nel barrio 23 de enero, per dare una risposta a questo tipo di bande armate, questo negli anni 1974-1975, erano dei mercenari.

 

pied1Tu sei nato e cresciuto in questo barrio?

Si, io sono nato e cresciuto qui nel 23 de enero.

 

Qui a La Piedrita?

Si qui.

 

Hanno demonizzato molto già solo il nome “La Piedrita”, perché?

Perché noi, non accettiamo, non accetteremo mai di sederci a parlare con la destra controrivoluzionaria. Noi qui l’abbiamo combattuta nelle strade, mai ci andremo ad accordare con questa destra che vuole portare via il nostro sogno della Rivoluzione Bolivariana, questo sogno socialista, umanista; non abbiamo mai accettato che qui, in questo territorio entri un candidato della destra: qui NO! Per questo a livello mediatico ci vanno duro e specialmente contro di me per la mia posizione radicale, non accettiamo che loro mettano piede qui!

 

Raccontano sempre che sei radicale, io credo che sei diretto, pensi come dovrebbe pensare il popolo umile, e dici le cose come il popolo le sente, parli al popolo. È per questo che sei stato tanto demonizzato, però la verità è che rappresenti un simbolo per tanti compagni che hanno costruito nuovi “colectivos” e per questo vedono in Valentín Santana un catalizzatore, come un compagno che gli ha insegnato molte cose affinché lavorino solo in favore del popolo venezuelano e delle classi più umili. Come consideri che ti vedano, in questo attuale momento, come un personaggio sempre più coinvolto nella popolazione venezuelana?

 

Per il nemico sarò sempre un uomo con talento, sempre lo sarò, perché loro non hanno mai creduto né mai crederanno nella Rivoluzione Bolivariana. Sono orgoglioso che altri Colectivos mi vedano come un bastione di dignità, però il mio cammino è nella Rivoluzione, io vado con il Comandate Chávez spingendo in avanti, così mi vedo io, sono stato e sarò sempre così tutta la vita.

 

Come ti vedono i compagni della tua zona?

 

Alcuni mi chiamano comandante, altri mi chiamano il leader, altri mi chiamano camarada, a me piace che mi dicano Compagno, mi sento parte del popolo, mi sento come loro, perché io vengo da una famiglia molto umile e mi piace che mi dicano Compagno.

 

Nella zona del 23 de enero esistono molti Colectivos, che relazione esiste tra i differenti Colectivos e che comunicazione hanno con voi?

 

Stiamo lavorando in funzione dell’unità, sappiamo che l’unità non si costruisce da un giorno all’altro, né si può decretare, stiamo camminando da 10 anni, pagando il cammino dell’unità. Di fatto noi non siamo solo nella zona del 23 de enero, abbiamo compagni in San Juan, abbiamo compagni nella regione di Miranda, in La Guaira e Yaracuy, Barquisimeto e Lara. Siamo qui, cercando di fare come ha detto il Comandante Hugo Chávez, un “gran colectivo” e tutti siamo agli ordini della Rivoluzione Bolivariana e del presidente Nicolás Maduro.

Noi siamo leali con la Rivoluzione Bolivariana, quel che succede è che a livello mediatico la Rivoluzione Bolivariana sta toppando, tu mi dirai: dove, Valentín? Ora, quando termina l’intervista ti vado a mostrare cosa è “La Piedrita” e potete fare le foto e vedere, lo dico con molta umiltà, qui c’è una parte del sogno del nostro comandante Hugo Chávez.

 

Come si sente la gente con tutto l’apporto che gli hai dato in questo settore? Ci stavi dicendo che ci mostrerai qualcosa sul lavoro sociale che si è sviluppato qui.

C’è una panetteria, una radio, una mensa, un ricovero per bambini provenienti da altre regioni e che sono malati, li riceviamo qui gratis, gli diamo da mangiare, prendiamo gli appuntamenti negli ospedali mentre stanno qui, c’è una casa della cultura. Tutto ciò che esiste qui lo ha fatto la comunità, abbiamo un giardino zoologico, una scuola, abbiamo una palestra per tenerci in forma.

 

pied2Cosa sente la comunità per Valentín Santana?

 

Solidarietà totale, Patria o muerte insieme a me, perché da quando è apparso il Comandante Hugo Chávez, anche uno che veniva da esperienze più chiuse o che si credeva super potente – io non parlavo quasi neppure con le persone comuni, così come ci aveva inculcato il Partito comunista – poteva capire che pure il vicino di casa può essere parte di questo processo, ho cominciato a fare assemblee popolari, e tutto quello che si fa qui si fa apertamente con la gente, in strada, e tutto ciò che si può ottenere si comunica a la comunidad Hugo Chávez. Io accetto che la gente mi critichi nel bene e nel male, ho capito questo grazie al Comandante Hugo Chávez.

Perché il mio cammino e quello dei nostri Colectivos avanza formando quadri qui nella comunità, li chiamo per una assemblea e vengono, quasi tutti vengono e hanno diritto di parola, non è che io sia l’unico a parlare, no, qui chi vuole dire qualcosa può parlare. Qui ciò che non accettiamo è che qualcuno parli male della Rivoluzione Bolivariana.

Qui c’è sicurezza, qui c’è il Clap, qui c’è tutto. Altrettanto non accettiamo che qui vengano los escualidos a parlare male, non li accettiamo, perché ti dico che noi sì abbiamo alcuni escualidos e rispettiamo le loro idee senza permettere però che qui parlino male della Rivoluzione.

Perché sennò poi vanno ad avere problemi con noi, potremmo dire loro: “voi contate con il Clap, con i benefici della Missione ‘Barrio Tricolor’, con i benefici della Missione ‘Madres del Barrio’, tutti questi benefici di cui godete, i buoni, l’ultimo beneficio è stato il Petro e lo avete avuto e noi no, e nonostante tu sia escuálido, via da qui”, e invece no, perché la linea del Comandante è stata l’integrazione, non ci amareggiamo nemmeno per questo, siamo noi che abbiamo il dominio totale di questa zona.

 

Quanti abitanti ci sono in questa zona?

 

Qui abbiamo 1800 famiglie, solo nel settore de La Piedrita; ti posso dire che 20 sono escualidas. Lo sappiamo perché facciamo un lavoro… toc toc… Si conversa, si parla; adesso per lo meno c’è il Consiglio Comunale, il Clap, ci sono i Milicianos, noi abbiamo Milicianos, adesso stanno facendo un lavoro casa per casa, con la necessità di conoscere ogni famiglia, adesso in questo momento, ciò che succede, noi introduciamo la questione politica, non è che solo arriviamo lì e chiediamo: “Come ti chiami?” e ce ne andiamo, no, noi parliamo loro del blocco economico, del sabotaggio che ci fanno i gringos, si genera una discussione, con la famiglia; in questo modo abbiamo avanzato abbastanza ed in questo modo otteniamo l’appoggio di questa comunità.

 

É appena terminato l’evento “Encuentro Mundial contra el imperialismo por la vida, la soberanía y la paz”, il quale ha coinciso con una epoca molto rappresentativa per il Venezuela, quella dei 62 anni dalla creazione della urbanizzazione del 23 de enero, giusto il giorno dell’anniversario del 23 de enero. Come è stata la vostra partecipazione?

 

Siamo stati nelle strade con una grande Carovana, una grande rappresentanza della nostra parroquia. Ricordando  i nostri martiri, ricordando i martiri di questa parroquia, che si è conclusa con un omaggio floreale alla statua di Fabricio Ojeda. Lì siamo stati accompagnati dai Colectivos di Caracas, Colectivos de Miranda, Colectivos de La Guaira, sono venuti alcuni compagni di Yaracuy e noi quelli del 23 de enero; una buona rappresentanza ricordando i nostri martiri come deve essere, con lo spirito di ribellione, non con i lussi posiamo ricordarli, qui dove il piombo è piovuto a grandinate.

 

Che messaggio vuoi dare tu a questi compagni che hanno partecipato a questo Incontro Internazionale Antimperialista? Perché molti rappresentanti stranieri si sono chiesti: Che facciamo dopo questo incontro? Ossia, che faranno i Venezuelani dopo questo incontro?

 

Credo che questo incontro sapesse di borghesia, non si sono riempiti di popolo, perché la verità del Venezuela, come diceva Alí Primera, non si vede nel Teatro Teresa Carreño, non sta lì la verità del Venezuela, non sta lì la verità della Rivoluzione Bolivariana, perciò, quando voi camminate qui con me per le strade de La Piedrita, vedrete un pezzo delle conquiste della Rivoluzione.

 

Par me questi compagni non si sono portati nulla dei progressi della Rivoluzione Bolivariana, questo è un po’ come se io me ne andassi adesso a Cuba e mi vanno a mostrare il bello di Cuba, i progressi stanno nelle campagne, imparando dai compagni cubani, qui i compagni che vengono, i compagni internazionalisti, li mettono lì dentro nel Teatro Teresa Carreño e lì quello che si sente è l’odore dei profumi cari. Il Comandante diceva: “fatevi voi l’agenda dei vostri impegni, non lasciate che siano altri a farla per voi, mettetevi nei quartieri popolari, è proprio lì dove sta il Potere Popolare, perché la Rivoluzione Bolivariana è nata per i poveri, non per i ricchi”.

 

Quindi con che cosa se ne vanno loro? Con nulla, siamo stati in Venezuela, pero poi? Qui c’è il Cuartel de la Montaña, qui è dove abbiamo seminato il nostro Comandante, io faccio parte dei servizio di sicurezza del Comandante, questo è il luogo dove avrebbero dovuto tenere questo Forum, proprio lì, per far sentire allegro il Comandante Chávez, anche noi del 23 de enero ci saremmo sentiti super allegri, avremmo ricevuto i compagni con lo spirito dei ribelli, con allegria, come dev’essere, per me questo ha avuto l’odore dei profumi cari, ve lo dico con tutto il rispetto ed assumo la responsabilità di ciò che dico.

 

Il Comandante teneva i suoi “Aló presidente” nei quartieri popolari, nelle campagne, nelle sábanas, tutti gli “Alo presidente”, o la maggioranza si sono tenuti nei quartieri popolari, nei paesi, nelle campagne, questo era il messaggio.

 

pied3Come vedi tu l’unità dei Colectivos qui nella parroquia del 23 de enero?

 

Su cento, siamo ad una settantina. Una dimostrazione è stata il giorno del 23 de enero, mancavano all’appello due organizzazioni e basta, la “Coordinadora Simón Bolívar” e “Alexis vive”, ah! e i compagni di Óscar, del resto qui hanno partecipato il partito PSUV, le UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) il Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, i compagni di fuori hanno partecipato, ossia abbiamo avanzato, in verità possiamo dirci orgogliosi che in meno di un canto di gallo possiamo mobilitare tutto l’ovest di Caracas, dobbiamo solo avvisare i compagni, contiamo su una rete di radio, per esempio, io posso chiamare adesso un compagno e dirgli di bloccare l’autostrada, bloccare San Martín, tutta questa parte qui; è da circa un anno che abbiamo questa rete di trasmissioni. Noi siamo ne La Guaira – Vargas, il centro di Caracas praticamente è dei Colectivos e abbiamo fatto progressi in questo ambito.

 

Quanti Colectivos all’incirca ci sono?

 

Siamo oltre quaranta, siamo Colectivos, ma siamo anche Milicia, Clap, Comuna, siamo nel Partito, stiamo assumendo i compiti della Rivoluzione Bolivariana. Abbiamo un gravissimo problema e lo dico, lo analizzo, la Rivoluzione Bolivariana sotto il profilo mediatico ha toppato, il Canal 8 parla solo attraverso i ministri, non ci sono i Colectivos e tutti i Colectivos sono parte importante del lavoro comunitario che si sta portando avanti, nei Colectivos dove tu ti metti sempre puoi vedere qualcosa, tutto è relazionato con il lavoro culturale, il lavoro politico e non soltanto per la parte che tu conosci, no no no, questo sta qui, aspettando che loro decidano entrare, per il resto stiamo sempre facendo il lavoro culturale, rivoluzionario, assemblee, questo è il nostro cammino; ma il nostro ministro della comunicazione e tutti quelli che sono passati di lì si occupano solo per i ministri, per questo ti dico, la verità del Venezuela non si vede nel Teresa Carreño, quello che c’è lì sono sedie comode, belle luci.

 

I progressi della Rivoluzione Bolivariana si vedono nelle montagne, dei quartieri popolari, nelle campagne, è qui dove c’è la Rivoluzione; questa Rivoluzione non può cadere, perché questa Rivoluzione è piena di popolo, sa di popolo, dei più umili. Che si dimentichi la controrivoluzione o che si dimentichino quelli che pensano di negoziare, noi non ci consegneremo mai, perché, guarda, si sta negoziando adesso nel CNE, ma non metteranno piede ne La Piedrita, perché noi siamo Chavisti, antimperialisti e qui non entrano.

 

Avete negoziato con altra gente, non con La Piedrita, noi non dimentichiamo che loro hanno solo fatto danni per questo popolo, adesso stanno all’estero per vedere come entrano i gringos, come una forza mercenaria entra qui nel nostro paese, per ammazzarci e per ammazzarmi, per ammazzarti, per ammazzare i miei compagni e i miei figli, mia moglie, la mia famiglia, io non mi siedo con questa gente, io no.

 

Sul piano mediatico abbiamo toppato perché fuori dicono che siamo dei mercenari, perché fuori dicono che siamo dei comemierda, perché la nostra gente che ha a che fare con i mezzi di comunicazione non risponde, il Comandante Hugo Chávez parlava della “comunicazione della guerriglia, la guerrilla comunicacional”, dei quartieri popolari, della montagna, delle campagne.

 

Fidel Castro diceva “contro la menzogna controrivoluzionaria, la verità rivoluzionaria” e noi siamo obbligati quando loro parlano di noi a dire la verità, come organizzare un’assemblea, aiutando un’anziana, organizzando una coda per il Clap, questa è la risposta.

 

Tra poco ci saranno le elezioni per i Deputati, noi siamo obbligati, compagno, a vincere nella Asamblea Nacional, quindi dobbiamo partecipare tutti, questo deve essere il colore “rojo rojito” ma per poter ottenere la vittoria dobbiamo essere uniti, non c’è altro cammino.

 

Prima hai detto che la celebrazione del 62esimo anniversario del 23 de enero tre colectivos non hanno partecipato all’evento.

 

Prima di tutto, loro non sono Colectivos, la “Coordinadora Simón Bolívar” è una fondazione, “Alexis vive” è una fondazione ed il compagno Oscar è anche lui una fondazione e quindi non hanno partecipato perché non hanno voluto e ugualmente noi dobbiamo rispettarli e rispettarli perché sono nostri compagni, c’è rispetto, io particolarmente rispetto molto Juan Contreras, è amico mio di tutta la vita, il compagno Robert lo stesso ed il compagno Óscar, va bene, con Óscar ci frequentavamo, gente che rispetto, a tutti loro va il mio rispetto, ma va bene, loro decidono per loro cosa è meglio.

 

Qual è la differenza tra Colectivo e Fondazione?

 

Il Colectivo non riceve risorse, invece come Fondazione sì è possibile ricevere risorse dallo Stato, come Colectivo no, quasi impossibile, richiedono una serie di documenti. Per me, un Colectivo non può essere legalizzato, perché un Colectivo nasce dalla necessità di dare una risposta come al “cobra nero” alla “banda del quemado ” questa è la funzione di un Colectivo, è stato così e deve continuare così.

 

Ah! Da quanto è nata la Rivoluzione Bolivariana, c’è quello che si chiama Clap, Comunas e attraverso quelle figure otteniamo risorse per la comunità, questa è la differenza.

 

67c2c61e-fe6e-41a0-8d4d-a4b12bf2b758Valentín, tu che sei a capo di una grande comunità di questa grandiosa parroquia il 23 de enero. Qual è il messaggio che dai ai compagni ed ai giovani degli altri paesi?

 

Che quando vengono qui, in Venezuela, non si facciano rapire dalla burocrazia, che cerchino i loro pari. Credo che chi viene dall’estero non sia un milionario, un milionario, cerca un milionario, i proletari, cercano i proletari, cercano i loro pari, perché sfortunatamente ci sono quelli che qui in Venezuela con alcuni leaders chiudono gli internazionalisti nel Teresa Carreño, invece di far conoscere loro Las Lomas, dove è nato uno dei grandi guerriglieri riconosciuti, che si chiama Tito González Heredia di Bandiera Rossa, con una faccia di popolo e il ragazzo era uno tosto, uno serio, molti rivoluzionari sono nati a Catia, accompagniamoli a Catia così che loro possano conoscerla.

A Catia non ci sono solo venditori ambulanti e cibo, a Catia ci sono grandi rivoluzionari, il 23 de enero, El Valle.

Queste sono le due cose che raccomando, che sono piene di gente, di popolo.

Sono stato a Cuba per 10 giorni e sono arrivato tranquillamente, mi ha mandato un settore del Partito [PSUV, NdR] e sono arrivato come chiunque altro, nessuno sapeva chi fossi e non hanno mai saputo chi fossi.

 

Sono sicuro che se quel Forum fosse stato organizzato nei quartieri popolari, qui nella Caserma della Montagna, avrebbero sentito l’odore del popolo, tu vai lì e vedi il Comandante e sembra che il Comandante lì ti dica: “calmati!”. E sì, esci con coraggio, con la determinazione di continuare a combattere, quel sito è impressionante. Sono parte della sicurezza del posto, della parte esterna ed è un luogo che è stato il più odiato e ora è il più amato, perché il nostro Comandante è lì; ma aha, sì, credo che i rivoluzionari debbano essere umili, c’è l’essenza lì e c’è un grande potere.

 

Perché il Comandante a livello militare non ha potuto, è che non ha fatto molto, si è riempito di popolo. Alle elezioni, il Comandante votava qui, nella zona centrale del 23 de enero, al liceo Manuel Palacio Fajardo, arrivava con una sola auto, alla guida di una Volkswagen rossa e noi aspettavamo il presidente; ovviamente, dopo aver riconosciuto la Volkswagen rossa, sapevamo già che era lui.

 

Per me, la cosa grandiosa del Comandante Chávez è stata la sua umiltà, penetrava nei più umili, ecco perché questa Rivoluzione non verrà abbattuta da nessuno, perché sa di popolo, che incasseremo come un pugile, beh, io ti do e tu mi dai, e noi tireremo i nostri pugni, perché questa Rivoluzione è vera, compagno.

 

Quello che stiamo vivendo qui, ad Haiti per esempio avremmo avuto già la guerra, piombo, è un altro contesto e non sarebbe stato sopportato.

 

E noi oggi… vedi, il venerdì, negozi di liquori, gente che beve, vai in strada e vedi quella folla, questo è uno strano blocco, volevano che ci piegassimo, non ci sono riusciti, né ci riusciranno, con nessun compagno non potranno mai, Chávez è penetrato nelle vene del più umile, se Chávez fosse arrivato, come arrivarono Azione Democratica e COPEI, Chávez sarebbe stato ancora vivo, vivo, avrebbe governato solo per cinque anni; ma Chávez è venuto per fare una Rivoluzione, ecco perché siamo qui, in questa Rivoluzione, e ci resteremo a lungo.

 

Non vedremo il trionfo della Rivoluzione Bolivariana, il consolidamento non lo vedrò, ma siamo qui per rendere fertile il terreno in modo che i nostri figli godano dello sforzo che ognuno di noi sta facendo, la vedo così e quindi è in questa direzione che mi muovo.

 

Sono cosciente che il consolidamento non lo vedrò, non ne godrò, ma i miei figli sì, ho avuto l’onore di conoscere il comandante Hugo Chávez, sono nato al tempo di Chávez, o siamo nati al tempo di Chávez. Penso che sia abbastanza per me. Altri, mio ​​figlio minore ha 7 anni, quello che gli è rimasto è ciò che gli ho insegnato, ma non ha conosciuto Chávez in carne e ossa, ma insegno a mio figlio ad essere un rivoluzionario, gli parlo di Sucre, Fidel, del Che, del Comandante, di Bolívar, l’ho messo ad ascoltare musica rivoluzionaria e gli dico: “Figlio, ¡Chávez vive, la lucha sigue!” Non avete visto la ragazza che è venuta fuori in questo momento, qui i bambini de La Piedrita hanno una consegna: “Pionieri al servizio del Socialismo, saremo come Chávez”, quei bambini che hanno demonizzato, sono di qui, li educhiamo sotto il manto rivoluzionario, perché i gringos educano i loro figli sotto il manto del capitalismo e lì nessuno gli dice nulla, ma noi li educhiamo sotto il manto bolivariano, il pensiero del nostro Comandante e si scandalizzano per questo, parliamo loro del nostro Libertador Simón Bolívar.

 

Nella quarta repubblica, a noi studenti era proibito parlare di Bolívar, qui alla scuola José Gregorio il 23 gennaio, era vietato, beh, sapevo di più su Che Guevara e Fidel, che sul Libertador.

 

Sono venuto per conoscere i compagni e non mi dispiace dire che il mio Libertador si chiamava Simón Bolívar grazie al comandante Hugo Chávez, perché era proibito parlare di Bolívar, non si conoscevano le date storiche, il 24 giugno, 17 dicembre, non ne sapevamo nulla, niente di più di quando andavano al Pantheon per mettere fiori e per assicurarsi che il Libertador  fosse davvero morto, ma oltre questo nulla. Qui si tributavano onori a Cristoforo Colombo, gli onori militari a Cristoforo Colombo.

Ora voglio che conosciate il quartiere de La Piedrita.

 

Grazie, Compagno Valentín Santana, verremo con te per esplorare gli spazi de La Piedrita per conoscere i tuoi successi, grazie per il tuo tempo dedicato alla nostra visita e speriamo in futuro di poter tornare e condividere un po’ di più con l’intera comunità de La Piedrita nella parroquia del 23 de enero, nella città di Caracas, Repubblica Bolivariana del Venezuela. Grazie Valentín.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Adriano Ascoli e Ciro Brescia]
[Foto di Adriano Ascoli]

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(FOTO+VIDEO) Entrevista a Valentín Santana del “Colectivo La Piedrita”

por Luis Matute

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24ene2020.- En una soleada y hermosa mañana, con una maravillosa vista frente al majestuoso Waraira Repano, conocido como el cerro El Ávila, en la populosa parroquia 23 de enero, del sector El Observatorio, entrevistamos a Valentín Santana, fundador del “Colectivo La Piedrita”.

Buenos días Valentín, dicen que venir a La Piedrita es como impenetrable, queremos que con tus propias palabras nos digas cual es la realidad del Colectivo La Piedrita y quién es Valentín Santana.

Saludos a los revolucionarios del mundo, estamos aquí, en este humilde territorio La Piedrita, un territorio que tiene 35 años de lucha, yo soy el fundador y le doy la bienvenida a los compañeros que se encuentran aquí. Bienvenidos a la República Bolivariana de Venezuela.

Valentín háblanos cómo creaste o como fundaste la famosa Piedrita, ya que mucha gente le tiene temor y dicen que es imposible llegar acá.

Que le tengan miedo, tiene que tenerle miedo el imperialismo, los enemigos de la Patria, para eso nació La Piedrita, para que los enemigos de la Patria le tengan miedo, le tengan culillo.

¿Cómo nace La Piedrita?

Bueno, un 26 de diciembre hace 35 años. Vengo de una experiencia armada en lo urbano, tuve un accidente un 8 de octubre y dentro del reposo yo decía, yo nunca he hecho nada en mi territorio, en mi barrio y bueno me llamó la atención una vez que una compañera me dijo, Valentín vamos a hacer algo por nuestro barrio y nacimos con un periodiquito, una hojita, se llamaba “periódico popular La Piedrita” y de ahí empezamos a hacer asambleas populares; que las asambleas populares son más viejas que “Matusalén” y en el barrio la gente como me conocía, ya que soy nacido y criado aquí, la gente se incorporó a esas asambleas populares y hoy por hoy este territorio netamente revolucionario aquí NO aceptamos que nadie hable mal de nuestro Comandante Hugo Chávez.

Cuando pensaste sobre tu barrio, ¿qué creíste que podías hacer por la comunidad?

Tú sabes que nosotros en la cuarta República éramos jóvenes, aunque en realidad no tuvimos juventud, porque nada más con el hecho de tener un libro del Che Guevara, llegaba la DISIP (Policía Política) y te allanaban la casa y te torturaban, te desaparecían y eso fue lo que me llevó a  que en mi barrio había que hacer algo para que nuestra juventud en esa época tuviera una esperanza de vida y de lucha y hoy lo estoy logrando y nunca he parado y he aguantado a la derecha como ustedes no se lo imaginan, porque apliqué la de Fidel Castro: me preparé, me preparé en lo ideológico, en lo político y hasta en lo militar. Por qué la cuarta República andaba aquí. En esta parroquia nació una banda llamada “La banda del quemado” y “el hombre de la chaqueta negra” que eran policías entrenados para buscar revolucionarios, eran de la Policía Metropolitana y bueno tuvimos que organizarnos aquí en este sector, en La Piedrita, en el 23 de enero, para darle respuesta a ese tipo de bandas armadas, eso fue en los años ’74-’75 por ahí y eran unos mercenarios.

¿Tú eres nacido y criado aquí en el barrio?

Si yo soy nacido y criado aquí en el 23 de enero.

¿En La Piedrita?

Sí aquí.

Han satanizado mucho sólo esa palabra, “La Piedrita” ¿porqué?

Porque nosotros, no aceptamos, ni aceptaremos nunca sentarnos a hablar con la contrarrevolución, aquí nosotros los hemos combatido en la calle, nosotros nunca nos vamos a sentar con esa derecha que nos ha quitado o nos quiere quitar nuestros sueños de la Revolución bolivariana, ese sueño socialista, humanista; nosotros nunca hemos aceptado que aquí, en este territorio entre un candidato de la derecha, aquí, ¡NO! Por eso es que a nivel mediático nos dan duro y especialmente a mí por mi posición radical, no vamos a aceptar que ellos entren aquí.

Siempre han dicho que eres radical, yo creo que eres directo y piensas como debería de pensar el pueblo humilde y los que dicen que tú eres radical, es simple y llanamente porque dices las cosas como la siente, como gente del pueblo. Es por ello, que a lo mejor te han satanizado tanto, pero veo que eres una imagen para otros compañeros que han realizado nuevos colectivos y para ello ven en Valentín Santana como un inductor, como un compañero que les ha enseñado muchas cosas sólo para que trabajen en función del pueblo venezolano y de la clase humilde.  ¿Cómo consideras tú en los actuales momentos que vean a Valentín Santana como un personaje que se ha involucrado un poco más hacia la población venezolana?

Para el enemigo siempre seré un hombre talentoso, siempre lo seré, porque ellos nunca han creído, ni van a creer en la Revolución bolivariana. Es un orgullo para mí que otros colectivos me vean como un bastión de la dignidad, pero mi camino es la Revolución, yo ando como el Comandante Hugo Chávez, echándole bolas, pa´lante, así me veo yo, he sido y así toda mi vida.

¿Cómo te ven tus compañeros en la zona?

Algunos me llaman comandante, otros me llaman el líder, otros me llaman camarada, a mí me gusta que me llamen Compañero, me siento más lleno de pueblo, me siento igual que ellos, porque yo vengo de una familia muy humilde y me gusta que me digan compañero.

En el 23 de enero, existen muchos colectivos. ¿Cuál es la relación que hay entre los diferentes colectivos y la comunicación entre ustedes?

Bueno bien, nosotros estamos trabajando en función de la unidad, sabemos que la unidad no se construye de hoy para hoy, ni se decreta, tenemos 10 años caminando, pero ya lo que estamos es abonando el camino de la unidad, de hecho ya nosotros no estamos solamente en el 23 de enero, tenemos compañeros en la parroquia San Juan, tenemos compañeros en el estado Miranda, en el estado La Guaira, en el estado Yaracuy, Barquisimeto, estado Lara; ahí estamos tratando de hacer como dijo el Comandante Hugo Chávez, “un gran colectivo” y todos estamos a la orden de la Revolución bolivariana y del presidente Nicolás Maduro.

Nosotros somos leales a la Revolución bolivariana, lo que pasa es que, a nivel mediático, la Revolución bolivariana está fallando; tú me dirás ¿en dónde Valentín? Ahorita cuando termine esta entrevista te voy a enseñar “La Piedrita” y pueden tomar las fotos y van a ver, lo digo con mucha humildad, aquí está parte del sueño de nuestro Comandante Hugo Chávez.

¿Cómo se siente la gente con todo el aporte que tú le has dado a este sector? Nos has comentado qué nos vas a mostrar algo del trabajo social que han desarrollado aquí.

Hay una panadería, una emisora de radio, un comedor, dos casas de abrigo para niños que vienen de otros estados que están enfermos, los recibimos aquí gratis, les damos su comida, les pedimos la cita en los hospitales y aquí los tenemos, aquí hay dos casas, hay una casa de la cultura.

Todo lo que está aquí lo ha hecho la misma comunidad, tenemos un zoológico, tenemos un gimnasio para ponernos en forma.

¿El sentir de la comunidad hacia Valentín Santana?

Solidaridad total, Patria o muerte conmigo, porque es que yo desde que apareció el Comandante Chávez, uno viene a una experiencia cerrada, uno se creía súperpoderoso, yo no hablaba casi con el común porque eso era lo que nos habían inculcado la gente del Partido comunista, con el Comandante Hugo Chávez uno entendió que el vecino era parte de este proceso y yo empecé a hacer asambleas populares y todo lo que se hace aquí se hace abierto con la gente en la calle y lo que se consigue se le informa a la comunidad Hugo Chávez; yo acepto que la gente me critique sea malo o sea bueno, yo aprendí gracias al Comandante Hugo Chávez.

Porque el camino mío y el de mis colectivos es formar cuadros y aquí a la comunidad, yo los llamo a una asamblea y bajan, casi todos bajan y tienen derecho de palabra, no es que yo soy el único que habla, no, aquí se les dice a las comunidades qué el que quiere hablar, el que quiere decir algo. Aquí lo que no aceptamos es que nadie hable mal de la Revolución bolivariana.

Porque aquí tienen Clap, tienen seguridad, aquí tienen todo. Tampoco vamos a aceptar que venga una persona escuálida le demos derecho de palabra para que venga hablar mal, Chávez esta allá; porque te digo, nosotros sí tenemos nuestros escuálidos aquí, pero todos como son fundadores de este barrio y uno los oye, respetamos sus ideas, pero no queremos que estén hablando mal de la Revolución.

Porque si no van a tener pedos con nosotros, y le decimos usted está montado en el Clap con el beneficio del Tricolor, con los beneficios de las Madres del Barrio, todo eso les cae a ellos, los bonos, todo le cae, lo último que les cayó fue el Petro y les cayó y nosotros no estamos que tú eres escuálido, fuera de aquí, no andamos con eso, porque la línea del Comandante era integridad, integrar, tampoco nos damos mala vida con ellos, aquí nosotros tenemos el dominio total de nuestra zona.

¿Qué cantidad de habitantes hay en la zona?

Aquí hay 1800 familias, sólo en La Piedrita; te puedo decir que 20 son escualidas. Porque uno hace el trabajo… tun tun… Se conversa, se habla; ahorita por lo menos está el Consejo Comunal, el Clap, están los Milicianos, porque nosotros tenemos Milicianos, ahorita haciendo una labor de casa por casa, con la necesidad de saber lo de cada familia, ahorita en este momento, lo que pasa, es que nosotros introducimos el peo político, nosotros no solamente llegamos y preguntamos mira cómo te llamas tú y nos vamos, no, nosotros les hablamos del bloqueo económico, del sabotaje que nos tienen los gringos, se genera una conversa con la familia y así es como nosotros hemos avanzado bastante y el apoyo de esta comunidad hacia nosotros.

Acaba de terminar el “Encuentro Mundial contra el imperialismo” por la vida, la soberanía y la paz, el cual coincidió con una época muy representativa para Venezuela, que fue el 62 aniversario de la creación de la urbanización 23 de enero, justo el día del aniversario del 23 de enero. ¿Cómo fue la participación de ustedes?

Estuvimos en la calle con una gran caravana, una gran representación en nuestra parroquia. Recordando a nuestros mártires, recordando la lucha de esta parroquia, terminamos con una ofrenda floral en la estatua de Fabricio Ojeda. Ahí estuvimos acompañados por los colectivos de Caracas, colectivos de Miranda, colectivos de La Guaira, vinieron unos compañeros de Yaracuy y nosotros los del 23 de enero; una buena representación y recordamos a nuestros mártires como es, con rebeldía, no con lujo podemos recordar a nuestros mártires, porque aquí echaron el plomo que jode.

¿Qué mensaje le das tú a estos compañeros que asistieron a este encuentro internacional antiimperialista? porque muchos representantes extranjeros han dicho: ¿Qué hacemos después de este encuentro, es decir, que van hacer los venezolanos?

Para mí ese encuentro antiimperialista, olió a burguesía, no se llenaron de pueblo, porque la verdad de Venezuela, como decía Alí Primera, no se ve en el Teresa Carreño, ahí no está la verdad de Venezuela, ahí no está la verdad de la Revolución bolivariana, por eso, es que cuando ustedes caminen conmigo por aquí por La Piedrita, van a ver un pedacito del avance de la Revolución.

Para mí esos compañeros no se llevaron nada de los avances de la Revolución bolivariana, eso es como que, si yo fuera para Cuba y me van a enseñar lo más bonito de Cuba, los avances están es en el campo, aprendiendo por los compañeros cubanos, aquí los compañeros que vienen, los compañeros internacionalistas, los meten ahí en el Teresa Carreño y ahí lo que se huele y lo que hiede es a perfume caro. Porque el Comandante decía, hagan su propia agenda, no deje que otro haga su agenda, métanse a los barrios, ahí es donde está el verdadero poder, porque la Revolución bolivariana nació para los pobres, no para los ricos.

Entonces que se llevan ellos, nada, estuvimos en Venezuela, pero más nada; ahora aquí está el Cuartel de la Montaña, aquí está sembrado nuestro Comandante, yo soy parte de la seguridad del Comandante, en ese sitio es donde debieron haber hecho ese foro, ahí, porque el Comandante Chávez se hubiese sentido alegre, nosotros los del 23 de enero nos hubiésemos sentido también súper alegres, hubiésemos recibido a los compañeros con rebeldía, con alegría, como tiene que ser, para mí eso olió fue a perfumes caros, con todo respeto se los digo y asumo las palabras que estoy diciendo.

El Comandante hacía los “Aló presidente” en los barrios, en los campos, en las sábanas, todos los “Alo presidente” la mayoría fue en los barrios en los pueblos en las sábanas en los campos, ese era el mensaje.

¿Cómo ves tú la unidad de los colectivos aquí en la parroquia 23 de enero?

De cien, estamos un setenta por ciento. Una muestra fue el Día del 23 de enero, faltaron dos organizaciones nada más, que fue la “Coordinadora Simón Bolívar” y “Alexis vive” ah! y los compañeros de Óscar, del resto aquí participó el partido PSUV, las UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) el Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, los compañeros de afuera participaron, o sea que hemos avanzado, verdad que nosotros podemos darnos el tupé qué en menos de lo que canta un gallo podemos tomar todo el oeste de Caracas, lo que hay es que avisar a los compañeros, porque nosotros tenemos una red de radio, por ejemplo, yo puedo llamar ahorita a un compañero y decirle tranca la autopista, tranca San Martín, toda esa vaina; con eso tenemos ya un año con la red de transmisiones. Nosotros estamos en La Guaira – Vargas, el centro de Caracas prácticamente es de los colectivos y hemos avanzado bastante.

¿Cuántos colectivos hay más o menos?

Mira pasamos de 40 colectivos, somos Colectivos, pero también somos Milicia, somos Clap, somos Comuna, estamos en el Partido, estamos asumiendo tareas de la Revolución bolivariana. Cuál es el gravísimo problema y lo digo, lo monitoreo, la Revolución bolivariana está caída por lo mediático, el Canal 8 habla nada más para los ministros, pero no está para los Colectivos y todos los Colectivos hacen arde del trabajo comunitario que están haciendo y en los Colectivos que tú te metas siempre vas a ver algo, todo está relacionado con el trabajo cultural, el trabajo político y no solamente la parte que tú conoces, no no no, eso está ahí, a la espera de que bueno, ellos decidan entrar, de resto siempre estamos haciendo el trabajo cultural, revolucionario, asambleas, es el camino nuestro; pero nuestro ministro de comunicación y todos los que han estado ahí es nada más para los ministros, por eso es que te digo, la verdad de Venezuela no se ve en el Teresa Carreño, que ahí lo que hay son asientos bonitos, luces bonitas.

El avance de la Revolución bolivariana se ve en la montaña, en los barrios, en el campo, ahí es donde está; la Revolución no va a caer nunca, porque esta Revolución está llena y huele a pobre, a los más humildes. Que se olvide la contrarrevolución o que se olviden aquellos que piensan negociar, que nosotros no nos vamos a entregar, porque mira, se está negociando ahorita con el CNE, pero ustedes no van a entrar a La Piedrita, porque nosotros somos chavistas, antiimperialistas y no van a entrar aquí.

Ustedes negociaron con otra gente, pero no con La Piedrita, porque a nosotros no se nos olvida que ellos le han hecho un daño a este pueblo, ellos están ahorita fuera del país para ver cómo entran los gringos, cómo entra una fuerza mercenaria a nuestro país para que nos maten y me maten a mí, para que te maten a ti y a mis compañeros y maten a mi hijo, a mi esposa y los hijos, yo no me voy a sentar con ellos, yo no.

A nivel mediático estamos caídos porque por fuera dicen que somos unos Mercenarios, porque por fuera dicen que somos unos comemierdas, porque nuestra gente que tiene que ver con la comunicación no le da respuesta, el Comandante Hugo Chávez dijo “la comunicación de la guerrilla, la guerrilla comunicacional”, los barrios, el campo, la montaña.

Fidel Castro decía, “contra la mentira contrarrevolucionaria, la verdad revolucionaria” y nosotros estamos obligados cuando ellos hablen mal de nosotros, tenemos que decir la verdad, como realizar una asamblea, ayudando a una viejita, organizando una cola del Clap, esa es la respuesta.

Ahorita vienen las elecciones para Diputados, nosotros estamos obligados camarada, a ganar la Asamblea Nacional, pero hay que meter no joda, a toditos, eso tiene que ser el color “rojo rojito” pero para poder lograrlo tenemos que estar Unidos, no hay otro camino.

Hace un momento expresaste que en la celebración del 62 aniversario del 23 de enero tres colectivos no participaron en el evento.

Primero, ellos no son Colectivo, la “Coordinadora Simón Bolívar” es una fundación, “Alexis vive” es una fundación y el compañero Oscar también es una fundación y bueno no participaron porque no les dio la gana y nosotros igualito tenemos que respetarlos porque son nuestros compañeros, nuestros camaradas, hay un respeto, yo particularmente respeto mucho a Juan Contreras es mi amigo de toda la vida, el compañero Robert igualito y el compañero Óscar, bueno Óscar anduvo conmigo, gente que respeto, a todos los respeto, pero bueno, allá ellos.

¿Qué diferencia hay entre Colectivo y Fundación?

El Colectivo no recibe recursos y como Fundación si puedes recibir recursos del estado, como Colectivo no, casi imposible, te exigen una serie de papeles; para mí un colectivo no se puede legalizar, porque un colectivo nace por la necesidad de darle una respuesta como por ejemplo a la “cobra negra” a “la banda del quemado” esa es la función de un colectivo y eso ha sido así y tiene que mantenerse así.

¡Ah! nació la Revolución bolivariana, hay algo que se llama Clap, Comunas y a través de esa figura conseguimos recursos para la comunidad, esa es la diferencia.

Valentín, tú como responsable de una gran colectividad de esta grandiosa parroquia 23 de enero. ¿Cuál es el mensaje que tú le das a los compañeros y jóvenes de otros países?

Que cuando vengan para acá, para Venezuela, no se dejen secuestrar por la burocracia, que busquen a sus iguales. Yo creo, que la gente que viene de afuera no es millonaria, millonario, busca millonario, los proletarios, buscan a los proletarios, que busquen a sus iguales, por qué, que, mala maña se tiene aquí en Venezuela con algunos dirigentes que meten a los internacionalistas para el Teresa Carreño, porque no los meten para Las Lomas, que en Las Lomas nació uno de los grandes guerrilleros reconocido, que se llamó Tito González Heredia de Bandera Roja, con una cara de paisa y el tipo era un trinca la bola, arrecho, ahí en Catia nacieron muchos revolucionarios, vámonos para Catia para que conozcan Catia.

En Catia no solamente hay buhoneros y comida, en Catia hay revolucionarios de envergadura, el 23 de enero, El Valle.

Esas son las dos cositas que yo la recomiendo, que se llenen de pueblo y que sean humildes.

Yo estuve en Cuba 10 días y llegué callado, me mandó un sector del partido y llegué como cualquiera, nadie sabía quién era yo y llegué a Cuba y me vine y nunca supieron quién era yo.

Yo estoy seguro que sí ese Foro lo hubiesen metido para los barrios, para acá para el Cuartel de la Montaña, hubiese olido a pueblo, tú entras ahí y ves al Comandante y parece que el Comandante allá te dijera, ¡ya cálmate! y si, sales con ánimo, con ganas de seguir luchando, ese sitio es impresionante. Yo que soy seguridad de ahí, de la parte de afuera y es un sitio que fue el más odiado y ahora es el más querido, porque está ahí nuestro Comandante; pero ajá, sí yo creo que los revolucionarios tenemos que ser humildes, ahí está la esencia y está un gran poder.

Porque El Comandante a nivel militar no podía, es que no hizo gran cosa, se llenó de pueblo. En las elecciones el Comandante votaba aquí, en la zona Central del 23 de enero, en el Liceo Manuel Palacio Fajardo y llegaba con una sola camioneta y el manejando un Volkswagen rojo y uno esperando al presidente; a veces llegaba con una sola camioneta, claro, después que conocimos el Volkswagen rojo, ya sabíamos que era él.

Para mí lo grande del Comandante Chávez, fue su humildad, penetró en los más humilde, por eso es que esta Revolución no la va a tumbar nadie, porque es que todo él hiede a pueblo, que vamos a llevar coñazo como un boxeador, bueno, yo te doy y tú me das, y vamos a dar coñazos, porque esta Revolución es verdadera compañero.

Esto que estamos viviendo nosotros, en Haití tuviéramos Candela, plomo, es otro país y no fuera aguantado.

Y nosotros hoy… tú ves los viernes, las licorerías, la gente tomando caña, tú vas para la calle y ves ese gentío, esto es un bloqueo extraño, han querido que nos arrodillemos, no han podido, ni van a poder, no compañero nunca van a poder, Chávez penetró en las venas de los más humildes, si Chávez hubiera llegado, como llego Acción Democrática y COPEI, Chávez estuviera vivo, vivo, fuera gobernado cinco años; pero es que Chávez vino hacer una Revolución, por eso es que estamos aquí, en esta Revolución, pa´rato.

No vamos a ver el triunfo de la Revolución bolivariana, el fortalecimiento no lo vamos a ver, pero nos queda es abonar para que nuestros hijos disfruten el esfuerzo que cada uno de nosotros está haciendo, así lo veo yo, y así es que yo camino.

Yo estoy clarito, que el fortalecimiento no lo voy a hacer, no lo voy a disfrutar, pero mis hijos sí, es más tuve el honor de conocer el Comandante Hugo Chávez, nací en tiempo de Chávez, o nacimos en tiempos de Chávez; yo creo que eso para mí es bastante. Otros, mi hijo el más pequeño tiene 7 años lo que le queda es lo que yo le enseñé, pero no conoció a Chávez vivo, pero a mi hijo yo lo digo para que sea revolucionario, le hablo de Sucre, de Fidel, del Che, del Comandante, de Bolívar, lo pongo a escuchar música revolucionaria y yo le digo, hijo ¡Chávez vive, la lucha sigue! Ustedes no vieron la niña que salió ahorita, aquí los niños de La Piedrita tienen una consigna “pioneros por el socialismo, seremos como Chávezesos niños que satanizaron, son de aquí, nosotros los educamos bajo el manto revolucionario, porque los gringos educan a sus hijos bajo el manto del capitalismo y ahí nadie le dice un coño, pero nosotros los educados bajo el manto bolivariano, el pensamiento de nuestro Comandante y pegan el grito al cielo, le hablamos de nuestro Libertador Simón Bolívar.

En la cuarta república a nosotros los estudiantes le era prohibido hablar de Bolívar, aquí en la escuela José Gregorio del 23 de enero, prohibido, bueno yo conocí más del Che Guevara y de Fidel, qué del Libertador.

Yo vine a conocer compañeros y no me da pena decirlo, qué mi Libertador se llamaba Simón Bolívar gracias al Comandante Hugo Chávez, porque era negado hablar de Bolívar, era raro que uno los 24 de junio, 17 de diciembre, de eso no sabíamos nada, nada más cuando iban al Panteón a ponerle flores para ver al Libertador bien muerto, pero era negado. Aquí se le brindaba, se le hacía honores a Cristóbal Colon y honores militares a Cristóbal Colon.

Ahora quiero que vayamos a conocer el barrio La Piedrita.

Gracias compañero Valentín Santana vamos contigo a recorrer los espacios de La Piedrita a conocer sus logros, gracias por su tiempo dedicado a nuestra visita y esperemos que a futuro podamos volver y compartir un poco más con toda la comunidad de La Piedrita en la parroquia 23 de enero en la ciudad de Caracas, República bolivariana de Venezuela.

Gracias Valentín.
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Coordinadora Simón Bolívar: Intervista a Juan Contreras

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Intervista a Juan Contreras
Coordinadora Simón Bolívar, Parroquia 23 de enero, La Cañada, Caracas, República Bolivariana del Venezuela

Qual è il contributo e la partecipazione della Coordinadora Simón Bolívar alla Rivoluzione Bolivariana?

La Coordinadora Simón Bolívar è un’organizzazione sociopolitica che esiste da 26 anni e in questi 26 anni ha lavorato alla costruzione del Potere Locale. In cosa consiste questo nostro contributo al processo bolivariano nei 20 anni di rivoluzione?:

  • La costruzione del Potere Popolare, che a nostro avviso è dal basso verso l’alto. Non viene dalle elite o da vertici che si autonominano o si fanno rivoluzione. La rivoluzione, voglio ripeterlo, si costruisce dal basso verso l’alto ed è un apprendistato che abbiamo svolto in questi ultimi 26 anni. Questo è l’apporto, uno dei tanti, che può dare e ha dato la Coordinadora. Come dire… è necessario costruire coscienza, educazione e formazione dal basso. Perché? Te lo dico. Chi costruisce il processo? Le rivoluzioni le fanno i popoli, non i singoli uomini, per quanto brillanti essi siano. La rivoluzione la fa il popolo con le sue stesse mani: contadini, operai, studenti, indigeni, le persone dei settori popolari, delle baraccopoli. Uno degli elementi dell’apporto della Coordinadora è decisamente l’educazione. L’educazione, potremmo dire, come fatto rivoluzionario e di trasformazione. Educazione che produce coscienza.
  • Quale altro elemento abbiamo aggiunto esattamente all’educazione in questi 26 anni? C’è una linea trasversale che attraversa tutto il nostro lavoro. Una linea che va dallo sport alla cultura, alla politica, alle rivendicazioni, fino alle più diverse aree di cui ci occupiamo. Questa linea trasversale è precisamente il tema della formazione, dell’orientamento. Non diciamo che la gente deve andare all’università. Le nostre comunità vanno all’università, i nostri giovani già si formano nelle università ma, cosa molto più importante, stiamo parlando di creare coscienza, di far capire che oggi la lotta che sta conducendo il popolo è una lotta di classe. Bisogna far capire che stiamo andando nella direzione di una precisa corrente della storia. Qual è questa corrente storica, che il comandante Chávez metteva in evidenza, e che il complesso dei rivoluzionari del popolo venezuelano mette in evidenza? è quella corrente che inizia con il cacicco Guaicaipuro nella lotta per scacciare l’invasore, lotta ripresa da José Leonardo Chirinos provando a ricostruire la Repubblica e abolire la schiavitù. È quella corrente che nel secolo XIX si concretizza in Miranda, Bolivar e Sucre. Con il processo di indipendenza del 1854, Terra e Uomini Liberi. Lo dice in maniera chiara Ezequiel Zamora e, più di recente, nella nostra storia contemporanea, è rappresentata dal 23 gennaio del ’58 con la caduta della dittatura di Marcos Pérez Jiménez; poi abbiamo avuto il 27, il 28 febbraio dell’89, quando tra le 3000 e 5000 persone, cittadini, sacrificarono la propria vita per rigettare le ricette del fondo monetario internazionale; e, ancora, si manifesta il 4 febbraio del ’92 e il 27 novembre ’92, due insurrezioni civico-militari, per raggiunge l’apice il 6 dicembre del ’98, quando il Comandante Hugo Chávez, quando il popolo, che è quello che decide, non votò né per Copeianos né per Adecos, per i socialdemocratici o per i social-cristiani. Il popolo votò per Hugo Chávez. Questa è la strada che abbiamo scelto e qui, in questo precisa corrente storica, trova posto il nostro contributo. Formazione, educazione, partecipazione. Bada che la partecipazione non si ordina o decreta, l’abbiamo costruita dal basso.

In che modo la rivoluzione bolivariana può affrontare la minaccia imperialista?

Senti, se c’è qualcosa che l’impero e i suoi lacchè temono è la formula fin qui adottata: mobilitazione popolare. Il popolo deve essere mobilitato in ogni momento, deve stare per strada, con le sue parole d’ ordine, con disciplina, comprendendo il momento politico. Inoltre gli statunitensi hanno molta paura dell’opinione pubblica interna del proprio paese. Contro la guerra in Vietnam ci furono molte proteste negli Stati Uniti. Il tema dei caduti e dell’opinione pubblica interna gli si ripercuote contro andando in senso contrario ai loro desideri. Gli Stati Uniti d’America vorrebbero che la gente sostenesse la guerra. Ma il fatto più importante rimane il popolo organizzato e mobilitato, che partecipa alla difesa e alla sicurezza della nazione, da Milizia, dal campo popolare. Esiste tutta una concezione, un’idea, che poi è la concezione del popolo in armi. La stessa politica che adottò il Vietnam, la stessa del Nicaragua del 19 luglio 1979 quando ha avuto luogo la rivoluzione. La lotta di tutto il popolo fa parte della dottrina bolivariana e in questo momento è parte della nuova dottrina delle nostre forze armate e deve essere parte della dottrina del nostro popolo, il popolo in armi. L’unica possibilità di sconfiggere l’Impero americano è con le persone organizzate, le persone per strada, il popolo come parte di quell’importante forza per affrontare l’invasore.

Bolívar l’ha dimostrato che quando ha coinvolto tutti, i neri, gli indios, tutti nella lotta per l’indipendenza riuscendo a vincere. Allora sconfiggemmo l’impero spagnolo, e sappiamo dalla storia che l’impero spagnolo, l’impero ottomano e l’impero romano sono caduti; perché l’impero americano non può cadere? Gli americani non hanno mai osato toccare Cuba dopo la rivoluzione e penso che dovrebbero pensarci molto attentamente prima di cercare di venire qui, perché questo paese potrebbe essere la tomba di qualsiasi marine degli Stati Uniti, di qualsiasi forza militare che osi entrare in Venezuela.

Parlando di guerre: se dovesse esserci un conflitto, un conflitto globale tra Stati Uniti e Russia, come gruppi organizzati venezuelani, cosa fareste?

Ascolta, la solidarietà è radicata nel popolo venezuelano. Miranda ha combattuto per l’indipendenza del Nord America e in Francia è  addirittura presente sull’Arco di Trionfo; ricordiamo Carlos Aponte, ma esiste un gran numero di venezuelani che, nel corso dei decenni, anni, di tutta la nostra storia come popolo, sono stati protagonisti di altre lotte, sono stati internazionalisti. Una delle storie più recenti è quella del compagno della parrocchia La Vega, Alí Gómez García, il compagno “Pinze”, che morì combattendo in Nicaragua. C’è anche un altro compagno, José Vicente Ochoa, morto nella lotta in El Salvador. Cosa voglio dire? Se le circostanze giustificassero la lotta contro l’impero nordamericano ad altre latitudini, non dubito che il nostro popolo prenderà la decisione giusta. Se dobbiamo affrontarlo ad altre latitudini, come lei suggerisce, con i russi, e comunque non credo che i russi abbiano bisogno di molto sostegno, insomma, se la situazione lo richiedesse e dovessimo mobilitarci, credo che il nostro popolo non esiterebbe a farlo. I cubani lo hanno fatto in Angola, in America Centrale. Lo hanno fatto in questi 60 anni in America Latina e ai Caraibi. Credo che noi latinoamericani siamo un solo popolo, un unico blocco, quello che Bolivar chiama “America Meridionale” e questo popolo è disposto a lottare per l’indipendenza, per la sovranità, per cause giuste ovunque. In definitiva sono certo che saremo presenti, se necessario.

In cosa potrebbe consistere il sostegno esterno dei gruppi di solidarietà internazionale con la Rivoluzione Bolivariana? E, dal suo punto di vista, quali dovrebbero essere le relazioni dei paesi che sostengono il processo bolivariano?

Beh, qualcuno ha detto: “La solidarietà è la tenerezza del nostro popolo”. Credo che, come le persone costruiscono relazioni attraverso i governi, si intendono a vicenda ed esiste una diplomazia, così ci dovrebbe essere anche una diplomazia popolare.

Cosa intendo con questo? Qual è il compito immediato?

Dal punto di vista internazionale, il compito impellente è vincere la battaglia dell’opinione pubblica. Spiegare che in Venezuela non c’è dittatura né un regime che sta distruggendo il paese, bensì un processo interessante: un rivoluzione. Dobbiamo avere quel sostegno esterno che dice al mondo cosa sta realmente accadendo. Come, per esempio, le mobilitazioni che hanno avuto luogo in Europa, in Africa, in Asia, in America e in America Latina, che denunciano l’aggressione dell’Impero; ci sono svariati modi per farlo. Uno di questi è attraverso i media, con le dichiarazioni che il Comitato di solidarietà può rilasciare.

2- La presenza della solidarietà davanti alle nostre ambasciate e gli aiuti di solidarietà. C’è un blocco finanziario, economico e commerciale contro il Venezuela e la solidarietà si può manifestare anche attraverso la questione dei farmaci, questione che ci sta colpendo molto duramente in questo momento, frutto del blocco criminale attuato dall’Impero nordamericano. C’è una serie di compiti che tutti quei Comitati di Solidarietà che si stanno creando in America Latina e nei Caraibi e nel resto del mondo possono assumersi: denunciare ciò che sta realmente accadendo oggi in Venezuela. Non è una dittatura, qui non c’è dittatura, qui c’è un percorso che il popolo ha scelto 20 anni fa, lo abbiamo fatto in pace, costruito attraverso un processo elettorale trasparente e pulito che chiunque può verificare.

All’interno della comunità come si affronta la guerra economica?

È opinione comune che nelle difficoltà gli esseri umani crescano. Il Venezuela è il popolo delle difficoltà. Cosa voglio dire? Stiamo prendendo contatti proprio mentre parliamo. Si deve sapere che la carne viene venduta senza scrupoli, da affaristi favorevoli all’intervento armato in Venezuela e pro controrivoluzione, a più di 30.000 bolivares. Qui si sta svolgendo, in questo stesso momento che tu ed io stiamo parlando, una vendita di carne a 21.000 bolivares… cioè a molto meno. Come abbiamo fatto? abbiamo stretto legami con alcune persone che hanno cooperative o che sono direttamente legate ai macelli e questo ci salva dall’aumento dei prezzi. Compriamo quasi allo stesso prezzo a cui le vendiamo. Stiamo prendendo contatti con le persone che si muovono in quel settore per garantire la carne al prezzo più economico. Allo stesso modo faremo con altri generi alimentari; ma ci sono anche zone dei nostri quartieri, qui nella capitale, in particolare il 23 de Enero, dove si sta seminando quello che è possibile seminare, colture che hanno cicli brevi, per affrontare questo blocco economico. La guerra economica fa parte di una combinazione tattica di diverse metodologie di guerra; gli Statunitensi la chiamano guerra ibrida, i cinesi la chiamano guerra con tutto. Questa strategia consiste in una combinazione di metodi tattici di guerra che va dai “Cinque passi dalla dittatura alla democrazia” di Gene Sharp, passando per la guerra economica che cominciò col nascondere il nostro cibo, a farlo scarseggiare e trafugarlo oltre confine. Come non bastasse, la guerra commerciale ci impedisce di poter stabilire relazioni con un altro paese, anche avendo soldi per acquistare medicine, beni, servizi e cibo cosa che potrebbe permetterci di vivere tranquillamente, non possiamo.

Dal punto di vista finanziario è importante il tema della moneta, come la usano e come le assegnano il suo valore?

In Paraguay, questo è pubblico e arcinoto; hanno avuto una casa, una quinta [casa di lusso, NdT], ma piena di banconote, bolivares da 100. Al confine con la Colombia assistiamo a un sabotaggio. Vediamo come attraverso Internet fissano il prezzo del dollaro e questo prezzo a nero è quello che viene seguito dai commercianti e che provoca il crollare della nostra economia. Attraverso la guerra dei media fanno credere vere tutte le bugie che si raccontano sul Venezuela… allora il Venezuela sarebbe lo Stato fallito, lo Stato del narcotraffico; attraverso le reti si dicono una quantità di cose. Usano la guerra psicologica: 3.000 soldati israeliani sono arrivati in Brasile, 5.000 soldati sono arrivati in Colombia, tutta una preparazione alla guerra. Come ha detto il nostro Maggiore Generale Pascualino Angiolillo Fernández, tutto questo è parte di una guerra multidimensionale che ha a che fare con la guerra ibrida. Guerra che Barack Obama ha cominciato nel 2015, una guerra preventiva, e Trump continua a portarla avanti facendo pressione per portarci allo scontro.

Il motivo di questa aggressione, al di là della nostra ricchezza, è ciò che il Venezuela significa dal punto di vista geografico e geostrategica, la sua collocazione geografica, è il fatto che continuano a sostenere la Dottrina Monroe*, che semplificandola notevolmente consiste in: “America agli Americani”. Questo non lo dico io, Juan Contreras, lo sostiene John Robert Bolton, consigliere del presidente Trump, che di recente è tornato a dire che ciò che è in gioco è la Dottrina Monroe. In base alla Dottrina Monroe, che fu creata nel 1823 da John Quincy Adams segretario di Stato Usa, ma ricordata col nome del presidente James Monroe, beh, ci considerano il loro cortile di casa. Sviluppare questa dottrina significò dire al decadente Impero Spagnolo che ogni pretesa sull’America sarebbe stata un atto di provocazione nei loro confronti. Si considera l’America Latina il proprio cortile di casa. Di fronte a questa idea abbiamo abbracciato, 200 anni dopo, il pensiero di Bolivar, la dottrina bolivariana di integrazione e di emancipazione dei popoli. In questa corrente ci troviamo, quella dell’emancipazione, della liberazione nazionale e della costruzione del socialismo bolivariano.

*la dottrina Monroe è il principio della politica estera degli stati uniti secondo il quale l’intervento delle potenze europee negli affari interni dei paesi dell’emisfero americano non è permesso. Questa Dottrina Monroe è tratta da un messaggio al Congresso del presidente James Monroe datato 2 dicembre 1823.

Juan, se si verificasse un colpo di stato o un cambio di governo attraverso la violenza, cosa farebbe la Coordinadora Simón Bolívar?

Guarda, oserei dire che, in questo momento, ci sono cinque scenari: la questione del negoziato in Norvegia, quello che mi stai chiedendo e a cui poi risponderò, un colpo di stato, l’omicidio del Presidente e un’implosione. Quello che stanno facendo è coniugare quest’insieme di tattiche di guerra per destabilizzare il paese e sconfiggere il processo rivoluzionario. Queste cose che sono indotte lo stesso potrebbero verificarsi per il collasso del popolo in caso non riuscisse a resistere più o per un intervento diretto.

Un colpo di Stato cercherebbe, in questo momento, di trovare nel quadro delle Forze Armate, un Pinochet, cosa finora non avvenuta.

Ora, cosa faremmo noi, come organizzazione socio-politica, la Coordinadora Simón Bolívar? Beh, la maggior parte di noi, è registrata nelle Milizie popolari. Quindi non abbiamo bisogno di andare a comprare un’arma o inventarci qualcosa, come dicono i media o le grandi multinazionali della comunicazione mentendo sfacciatamente. Ci arruoleremmo nella chiamata della riserva. Qui posso affermare, come direbbe un nostro compagno, che oggi si trova su un altro piano dell’esistenza, il compagno Freddy Parra: dunque Chávez si sbaglia? dobbiamo sostenere Chávez, così come questo processo, che ha difficoltà, che ha errori naturalmente e che nessuno nega. Di fronte ad un’invasione dell’Impero nordamericano, di fronte all’aggressione dell’Impero, il popolo andrà a serrare i ranghi in difesa della Patria; non ci sono dubbi, difenderemo il nostro processo, quello che la maggioranza si è scelto. Le difficoltà, la complessità di costruire un processo di questo tipo nel XXI secolo, sono risolte dai venezuelani, tra i venezuelani, tra il popolo, e la strada che abbiamo scelto è stata quella delle elezioni.

La Costituzione è chiara ed infatti esiste un articolo che stabilisce quanto segue: a metà del mandato, se la gente considera che il presidente (è come una valutazione) stia facendo male o considera sbagliato il suo operato, beh, si indice un referendum revocatorio. Si attiva l’iter presso il Consiglio Elettorale Supremo (CNE), si raccolgono le firme pari a una determinata percentuale degli elettori e se tutti questi requisiti sono soddisfatti, si va al referendum revocatorio. Oppure aspettare che terminino i sei anni di mandato stabiliti dalla Costituzione. Non c’è nessun’altra formula nella Costituzione che dice il contrario. Ecco perché, se questi principi vengono violati, cioè se l’Impero osa intervenire sulla terra di Bolivar, la terra di Chávez, la terra di Freddy Parra, la terra del Comandante Elías, evidentemente gli uomini e le donne della Coordinadora Simón Bolívar saranno in difesa di un processo che la maggioranza dei venezuelani ha scelto.

Qui in Venezuela si è parlato molto dei prigionieri politici che teoricamente il governo del Presidente Nicolás Maduro ha messo in stato di detenzione. Hai commentato che anche il Venezuela ha un politico venezuelano detenuto in Francia, Carlos Ilich Ramírez. Cosa mi puoi dire di questo compagno venezuelano, che ha combattuto negli anni ’60 e ’70 ed è stato condannato a vita? Perché non è stato fatto qualcosa come hanno fatto i cubani con i loro cinque compagni detenuti negli Stati Uniti? Perché non è stata promossa una protesta mondiale basata sulla vita di questo compagno venezuelano prigioniero in territorio francese?

Prima di tutto lascia che ti dica che per la Coordinadora Simón Bolívar, Ilich Ramírez Sánchez, venezuelano, è un rivoluzionario che ha abbracciato la causa del popolo palestinese fin dalla più tenera età e che è sotto sequestro da più di 25 anni. A seguito di un complotto, avvenuto nell’agosto del 1994 nello stato del Sudan, è stato rapito dai servizi segreti francesi. Oggi è lì, in Francia. Nessuna delle cause ha potuto provare altro che il rapimento di ministri OPEC, reato che non ha nulla a che fare con lo stato Francese; Da allora in poi, non c’è un solo atto che non sia stato attribuito a Ilich Ramírez e in quei processi, in cui gli sono stati comminati tre ergastoli, quello che cercano di punire è, diciamo, la costanza e la perseveranza di un rivoluzionario internazionalista. Condannato per dimostrare al mondo intero che chi cerca di seguire la stessa strada di Ilich Ramírez subirà il medesimo destino. Credo che, così come lo Stato cubano ha realizzato una campagna in un momento complesso della situazione economica e politica frutto di un blocco criminale che dura da più di 60 anni, dovremmo fare lo stesso. Credo che in questo momento siano date le condizioni e bisogna dire che noi abbiamo sostenuto quei 5 eroi cubani; Ilich Ramírez Sánchez, è un eroe venezuelano. Ha imparato anche lui da Bolívar, che ha liberato cinque nazioni. Lo stesso Miranda è andato a combattere ad altre latitudini e credo che proprio questa sia stata la strada scelta da Ilich Ramírez; in altre parole, siamo obbligati come popolo, con la nostra storia, con il peso dei nostri eroi, ad organizzare una politica che ci permetta, come ha permesso al governo cubano la liberazione dei suoi cinque eroi, di liberare il nostro.

Credo che il popolo venezuelano sia in debito con Ilich Ramírez Sánchez. Credo anche che il nostro governo, che è un governo progressista e rivoluzionario, abbia un debito con questo compagno. Perché? Non chiediamo al governo di pensare come ha pensato Ilich, no, di abbracciare la causa del popolo palestinese con la stessa passione con cui il compagno l’ha abbracciato; Carlos è semplicemente un cittadino venezuelano in disgrazia in questo momento. Rapito e imprigionato dallo Stato francese. Per questo siamo obbligati, attraverso l’ambasciata venezuelana, attraverso il nostro consolato lì, a prestare l’attenzione che dovrebbe essere prestata a qualsiasi cittadino venezuelano, ovunque nel mondo, che cade in disgrazia. Questo non significa che tu stia dando credito a quello che la matrice internazionale ha voluto rappresentare Carlos Ilich Ramírez, “El Chacal” lo Sciacallo, il nome che gli hanno affibbiato; sembra che a volte ingoiamo questo ricatto.

Gli Stati Uniti non permisero mai che Posada Carriles, questo sì terrorista convinto e confesso, venisse consegnato al governo cubano. Né per l’esplosione dell’aereo, né per le bombe che aveva piazzato nel ’90 e ’93 in alcuni alberghi all’Avana. Né il Venezuela ebbe l’opportunità di giudicarlo, sebbene se ne avesse richiesto l’estradizione in quanto in possesso di doppia nazionalità, cubano e venezuelana. Non si è potuto processare perché, grazie alla CIA, di cui fu membro negli anni ’70 e ’80, ma già negli anni ’60 era un notorio e attivissimo terrorista, non è mai stato consegnato. Quindi non si capisce quale sia il ricatto in base al quale accusano il Venezuela. Anche se in Venezuela le FARC si nascondevano o si nascondono, ormai sono un  partito legale. O quando si utilizza il tema dei Baschi, che non arrivarono qui all’epoca di Chávez, bensì con l’assenso di Carlos Andrés Pérez, con un accordo con Felipe Gonzalez alla fine degli anni ’80. Più o meno nell’88, poco prima del Caracazo.

Non dobbiamo tacere nonostante questo ricatto che esercita la stampa sul tema del terrorismo. Ilich Ramírez è venezuelano e dobbiamo esigere che sia rimpatriato, giudicato dai nostri tribunali, e che i suoi ultimi anni, quelli che gli rimangono da vivere, li trascorra qui nel suo paese. Penso che se ci definiamo rivoluzionari e diciamo che questa è la Rivoluzione del XXI secolo, quella che ha illuminato con le sue proposte l’America Latina, i Caraibi e altre latitudini, beh, abbiamo un debito con Carlos Ilich Ramírez Sánchez, perché la Solidarietà è la tenerezza dei nostri popoli e la nostra storia parla di quell’internazionalismo.

Bene Juan, infine vorrei che tu facessi un commento: qui nella parrocchia 23 Enero ci sono diverse organizzazioni sociali per settore. Cosa ne pensi di una futura unità di tutte queste organizzazioni?

Sentite, in linea di principio vi direi questo: l’unità non è dettata, l’unità si costruisce nella pratica, nella vita quotidiana, nelle alterne condizioni di lotta; penso che se vogliamo arrivarci dobbiamo camminare, ma perché ciò avvenga, naturalmente, ci deve essere una pratica comune, che credo ricominci a essere fatta a partire dal 23 Enero. Abbiamo dato vita a molte organizzazioni di carattere sociale, che hanno svolto attività politiche, sociali, culturali e sportive in diversi settori. Crediamo di aver camminato e puntato verso quell’unità che è così necessaria in un momento come questo, un momento in cui l’unità di tutti i popoli ci viene richiesta; ma, credo che sia così, dobbiamo costruirla sulla base della prassi, quella che Marx chiamava prassi, che è la prassi sociale, è il giorno per giorno, radicata. Non è quello che dici, ma è la tua prassi, che mostrerà dove stiamo andando, e quella prassi si costruisce insieme. L’unità non è imposta, la stiamo costruendo in questo senso, in pratica, in quel lavoro quotidiano, con il nostro sostegno, con le nostre comunità e col nostro compito di rivoluzionari… proprio a questo che puntiamo adesso, verso l’unità e l’articolazione di una grande piattaforma, di una grande forza sociale, non solo nel 23 Enero, ma oserei dire nel campo popolare qui nel nostro Paese.

Chi è Juan Contreras?

Juan Contreras è solo un altro cittadino, un venezuelano, un creolo della capitale nato nella Parroquia 23 de enero. È un sognatore. Penso che l’uomo sia un prodotto delle sue circostanze, ma Marx lo ha già detto. Sono, potremmo dire, il prodotto di una repressione eccessiva e sistematica ai tempi della Quarta Repubblica attuata contro i giovani del 23 Enero e che non ci ha lasciato altra scelta se non quella di prendere la strada, all’inizio quella delle armi, per difendere la nostra vita. Perché essere giovani nel 23 Enero era un crimine ai tempi della Quarta Repubblica. Quell’eccessiva repressione, ci ha portato prima a difendere la nostra vita, poi a lottare per le richieste che erano necessarie per il 23 Enero… soffrivamo la mancanza di acqua e di servizi pubblici, i trasporti inefficienti; e poi più tardi contro la repressione che qui si è scatenata contro molte generazioni, che abbiamo cominciato a sognare di trasformare fino ad arrivare a formare un pensiero, che andava oltre al fatto di lottare per le rivendicazioni, i trasporti, un servizio idrico permanente, contro la repressione, contro i cattivi governi, abbiamo cominciato a pensare che dovevamo costruire una società diversa. Un modello di società che non fosse la società capitalista e col tempo abbiamo cominciato a tessere a trama di un concetto, un modello di società che mirasse alla trasformazione. Esattamente in questo mi sono impegnato; a volte mio vedo come uno sportivo frustrato, uno sportivo in prestito alla politica.

Il mio grande sogno, a quei tempi, era di essere migliore di Pelé. Sono cresciuto con il calcio e il mio idolo era Pelé, un brasiliano che aveva vinto tre Mondiali. Oggi sarei qualcosa di meglio di Messi e di Maradona.

Ebbene, ecco cosa sono, un venezuelano, cresciuto al 23 Enero, che ha abbracciato la causa della giustizia, formato dai gesuiti; ho studiato tutta la mia vita nel “Gesù Operaio” lì ho fatto tutta la scuola primaria e la secondaria fino al 4°anno; Lì ho letto i miei primi libri sulla rivoluzione,libri che venivano dalle mani di una suora di nome Maria de Los Angeles, ero al primo anno, e mi ha detto che siccome ero molto irrequieto, mi dava da leggere un libro di Martha Harnecker: “Sfruttati e sfruttatori” (1972).

E siccome siamo un prodotto delle proprie circostanze, io vengo da una casa molto, molto umile, da una madre contadina venuta in città in cerca di qualità di vita, istruzione, salute, alloggio, lavoro dignitoso e divertimento. Veniva dallo Stato di Sucre, zona Orientale, e si è fidanzò con un meccanico andino di Mérida, cercarono di dare a me e a mia sorella il meglio e ci misero a studiare in Collegio, nonostante fossero un operaio e un’analfabeta; insomma cercarono di darci la migliore educazione possibile. Misero mia sorella in una scuola gestita dalle suore, e io coi gesuiti e lì avvenne la mia prima formazione. Chiaramente avevo già uno stile di vita molto umile, fatto di niente; vidi la televisione a colori quando cominciai a lavorare, con molti sacrifici; non vedemmo mai il Bambino Gesù, il Bambino Gesù non venne mai a casa mia.

Nascemmo in un posto molto povertà. Come dice mia madre: poveri ma onesti. Credo che questa pratica sociale, questa esperienza, ci abbia uniti.

Però quell’eccessiva repressione ha prodotto un uomo con idee politiche, con idee rivoluzionarie, con fedeltà alla causa, poi siamo sempre stati inquieti. Credo che la prima ammirazione che abbiamo avuto per la rivoluzione sia nata grazie alla rivoluzione cubana… la nostra generazione è stata fortemente influenzata da Fidel, Che, Camilo e siamo cresciuti in questo contesto. E poi, la perdita di alcuni amici; non ho mai smesso di dimenticare Carlos Alberto Vielma Blanco, studente del terzo anno del Liceo Peru de Lacroix. Aveva 15 anni e fu ucciso il 17 febbraio 1976. Viveva nel blocco 19, al 5° piano, al 23 Enero, e qualcuno potrebbe dire che ho la memoria di un elefante, come si dice quando la gente ricorda le date, o qualcosa del genere. Ma non è questo. Lo ricordo perché fu un mio amico d’infanzia. Quel giorno eravamo andati tutti a protestare nella Zona Centrale del 23 Enero; il Segretario di Stato americano Henry Kissinger sarebbe passato lì e la risposta fu la repressione con la Guardia Nazionale. Carlos Vielma è stato colpito alle spalle da proiettili FAL 7,62 x 51 attraversandogli la schiena e perforando lo stomaco… un enorme buco, così è morto. Il giorno prima morirono Lilian Gutiérrez e Nelson Rodríguez, studentesse di quindi e sedici anni  nello stato di Yaracuy. Così era il tempo del Quarta Repubblica e questo mi ha segnato. Ma devo dire anche qualcos’altro: a casa di Carlos ho sentito per la prima volta La Trova Cubana, a Virulo, che a quel tempo era di moda, “La Genesi del Mondo” …” ora vi dirò, come gli indiani sono oppressi …” insomma così mi sono forgiato. Sono un sognatore. Credo in un mondo migliore, credo nell’uguaglianza, credo nella solidarietà, credo in altri principi e fondamentalmente, principi che ho imparato a casa mia; morale ed etica.

E in questi tempi di confusione la cosa fondamentale è la questione ideologica e dall’ideologica deriva la morale e l’etica, fondamentali per avanzare nei principi.

Questo sono… un rivoluzionario, un sognatore di questi tempi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

 

Coordinadora Simón Bolívar: entrevista a Juan Contreras

por Luis Matute
Entrevista a Juan Contreras
La Coordinadora Simón Bolívar, Parroquia 23 de enero,

La Cañada, Caracas
República Bolivariana de Venezuela.

• ¿Cuáles son los aportes y participación de la Coordinadora Simón Bolívar a la Revolución bolivariana?

La Coordinadora Simón Bolívar es una organización socio-política con 26 años de existencia, que ha trabajado en todos estos 26 años a la construcción del poder local. Cual sería nuestro aporte al proceso bolivariano en estos 20 años de Revolución:

1- Esa construcción del Poder Popular que a nuestro juicio es de abajo hacia arriba, no es desde las elites o desde las cúpulas que se decreta y se hace Revolución, la Revolución se va construyendo desde abajo y ese es un aprendizaje en estos 26 años y es el aporte, uno de los aportes que puede dar la Coordinadora, es decir, es necesario construir, conciencia, educación y formación desde abajo, ¿por qué?, porque ¿quienes construyen el proceso?; las revoluciones la hacen los pueblos, las revoluciones no la hacen los hombres por muy brillantes que sean, la Revolución la hace ese pueblo; campesino, obrero, estudiante, indígena y la gente de los sectores populares, de las barriadas. Entonces, uno de esos elementos, es la educación y la educación, pudiésemos decir, como un hecho transformador, revolucionario, crear conciencia.

2- Que otro elemento aportamos, precisamente a la educación, desde aquí, en estos 26 años, hay una línea transversal, es decir, que atraviesa todo el trabajo deportivo, cultural, político, reivindicativo y en las diferentes áreas que hacemos, y es precisamente el tema de la formación, de la orientación, y no estamos hablando que la gente debe ir a la universidad, nuestras comunidades van a la universidad, nuestros muchachos se forman en las universidades, pues, mucho mejor, estamos hablando de crear conciencia, de hacer entender que hoy la lucha que libra el pueblo venezolano, es una lucha de clases, hacerles entender que estamos caminando en el marco de una corriente histórica; ¿cuál es esa corriente histórica que resalta el Comandante Chávez y que resaltan el conjunto de revolucionarios del pueblo venezolano? Es esa corriente que arranca con el Cacique Guaicaipuro en la lucha por echar a los invasores, que retoma José Leonardo Chirinos, tratando de reconstruir la Republica y abolir la esclavitud, que en el siglo XIX se expresa con Miranda, con Bolívar, con Sucre; es decir, con los Próceres independentistas que en 1854, Tierra y Hombres libres, lo expresa claramente Ezequiel Zamora y que más recientemente en nuestra historia contemporánea está representada en el 23 de enero del año ’58 cuando cae la dictadura de Marcos Evangelino Pérez Jiménez; luego el 27; 28 de febrero del año ’89 cuando entre 3000 y 5000 personas, ciudadanos, se sembraron con su vida para abolir las recetas del Fondo Monetario y que luego estarían presente el 4 de febrero del año ’92 y el 27 de noviembre del año ’92, dos insurrecciones cívico militar, y que pudiésemos decir que tienen su sello en el 6 de diciembre del año ’98 cuando el Comandante Hugo Chávez, cuando este pueblo, que es el que decide, no votó ni por copeyanos, ni por adecos; es decir, ni por socialdemócratas ni por socialcristianos, votó por Hugo Chávez; ese es el camino que hemos escogido y ahí, es donde decimos: nosotros hemos venido acompañando este pueblo desde hace rato, en toda esta corriente histórica y ahí están los aportes que desde la Coordinadora Simón Bolívar, en la formación, en la educación, en la participación, porque la participación no se decreta, hemos venido construyendo desde abajo.

• ¿Cómo podrían enfrentar con la Revolución bolivariana la amenaza imperial?

Mira, si hay algo que le teme el Imperio y sus lacayos, y la formula que se ha venido utilizando hasta ahora, es la movilización del pueblo. El pueblo debe de estar movilizado en todo momento, el pueblo debe de estar en la calle, con sus consignas, con disciplina, entendiendo el momento político. Los gringos le tienen mucho miedo a la opinión pública interna de ellos; en el marco de la guerra de Vietnam hubo mucha protesta en los Estados Unidos. El tema de los muertos a ellos, de la opinión publica repercute de una manera, digamos en contra de los deseos que ellos quisieran que ese pueblo esté apoyando guerras. En ese sentido, nuestro pueblo organizado, nuestro pueblo movilizado, nuestro pueblo participando en la defensa y en la seguridad de la Nación, desde las Milicias, desde el campo popular; hay toda una concepción y desde luego, la concepción del pueblo en armas. Esa misma política que aplicó Vietnam, esa misma política que aplicó Nicaragua el 19 de julio del ’79 cuando se produce la Revolución, es decir, es la lucha de todo el pueblo. Eso es parte de la doctrina bolivariana, en estos momentos, es parte de la nueva doctrina de nuestra Fuerza Armada y debe ser parte de toda la doctrina de nuestro pueblo, el pueblo en armas. Frente al Imperio, la única posibilidad de derrotar al Imperio norteamericano es con el pueblo organizado, el pueblo en la calle y el pueblo como parte de esa fuerza importante para enfrentar al invasor.
Lo demostró Bolívar cuando incorporo a todos, a los negros, a los indios, a todos a la lucha por la Independencia y fuimos victoriosos, derrotamos en aquel momento al Imperio Español, y hemos conocido en la historia que el Imperio Español, el Imperio Otomano, el Imperio Romano han caído; ¿por qué no puede caer el Imperio Norteamericano? Los norteamericanos nunca se han atrevido a tocar a Cuba después de la revolución y yo creo que deben pensarlo muy bien, porque esto pudiese ser la tumba para cualquier Marine yankee, para cualquier fuerza militar que ose ingresar a Venezuela.

Risultati immagini per coordinadora simon bolivar 23 enero• Hablando de guerras: si hay un enfrentamiento, un conflicto mundial entre Estados Unidos y Rusia, como grupos organizados venezolanos, ¿qué harían?

Mira, la solidaridad está presente en el pueblo venezolano. Miranda peleó en la Independencia de Norteamérica, en Francia está en el Arco del Triunfo; Carlos Aponte, hay una gran cantidad de venezolanos que, a lo largo de décadas, de años, de toda la historia nuestra como pueblo, han estado presentes en otras luchas, han sido internacionalistas y pudiésemos hablar recientemente del compañero de la Parroquia La Vega, Ali Gómez García, el camarada “Alicate”, que muere peleando en Nicaragua. También hay otro compañero, José Vicente Ochoa, que murió en la lucha de El Salvador, pasó por todo ese conflicto de Centroamérica y murió allá, es decir, si las circunstancias ameritaran que habría que combatir al Imperio Norteamericano en otras latitudes, yo no dudo que nuestro pueblo tomará la decisión correcta, si hay que enfrentar al Imperio Norteamericano en otras latitudes, como tú lo planteas, con los rusos, yo no creo que a los rusos les haga falta mucho apoyo, sin embargo, si la situación lo ameritara y habría que movilizarse a otras latitudes, yo creo que nuestro pueblo no tendría vacilación en ello. Lo hicieron los cubanos en Angola, lo hicieron los cubanos en Centroamérica, lo hicieron los cubanos a lo largo de estos ’60 años en Latinoamérica y El Caribe, y creo que los latinoamericanos somos un solo pueblo, un solo bloque, es lo que Bolívar llamo “la América Meridional” y este pueblo está dispuesto a luchar por la independencia, por la soberanía, a luchar por las causas justas en las latitudes que sea y estoy seguro que estaríamos presente allí de ser necesario.

• ¿Cuál sería la relación y el apoyo externo con respecto a los grupos solidarios internacionales con la Revolución bolivariana? Hay grupos solidarios con la Revolución bolivariana, grupos internacionales. Desde tu punto de vista. ¿Cuál sería la relación y el apoyo externo por parte de esos grupos y de los países que apoyan el proceso bolivariano?

Bueno, ya alguien dijo por allí, “que la solidaridad es la ternura de nuestro pueblo”. Yo creo que, así como los pueblos construyen relaciones a través de los gobiernos y se entienden y hay una Diplomacia, debe haber también la Diplomacia de los Pueblos.

A qué me refiero con esto, ¿cuál es la tarea inmediata?

1- Desde el punto de vista internacional, ganar la batalla de la opinión pública internacional; es decir, en Venezuela, no hay una dictadura, en Venezuela no hay un régimen que está acabando con el país. Hay un proceso interesante, hay una Revolución y necesitamos contar con ese apoyo externo que le diga al mundo lo que realmente está pasando. Entonces como las movilizaciones que se han dado en los diferentes Continentes, en Europa, en África, en Asia, en América y en América Latina, denunciando la agresión del Imperio; es decir, hay muchas maneras, uno a través de los medios de comunicación, las declaraciones que pueden dar los Comité de Solidaridad.

2- La presencia de solidaridad frente a nuestras embajadas, la ayuda de solidaridad, hay un bloqueo financiero, económico y comercial contra Venezuela y la solidaridad también puede manifestarse desde el tema de las medicinas, un tema que nos está golpeando muy fuerte en este momento, producto del bloqueo criminal que lleva a cabo el Imperio Norteamericano; es decir. Hay un conjunto de tareas, que todos esos Comités de Solidaridad que se vienen creando en América Latina y El Caribe y en otras latitudes, en otros Continentes como ya lo mencioné, Europa, África, Asia. Ese es el camino, denunciar lo que hoy está ocurriendo realmente en Venezuela. No es ninguna dictadura, aquí no hay una dictadura, aquí hay un camino que escogió el Pueblo hace 20 años, que lo hemos hecho en paz y que la manera de construir ese proceso y se ha hecho a través de un proceso electoral transparente y limpio que cualquiera puede verificar.

• Dentro de la comunidad: ¿Cómo hacen ustedes con la llamada Guerra Económica?

Dicen que, en el marco de las dificultades, el ser humano se crece, y que Venezuela es el pueblo de las dificultades, no, por Bolívar. Bueno, nosotros hemos hecho contacto a esta misma hora que estamos conversando, se está vendiendo carne, la carne inescrupulosamente en los sectores de comercio y empresarios inescrupulosos que están a favor de la intervención en Venezuela y a favor de la contrarrevolución, venden la carne a más de Bs 30.000, aquí se está llevando a cabo en este momento que tú y yo estamos conversando, una venta de carne a Bs 21.000 es decir, mucho menos. Que hemos hecho, hemos hecho algunos enlaces con alguna gente que tiene cooperativas y alguna gente que directamente está vinculada a los mataderos y eso nos ahorra el elevar precios, estamos comprando casi al mismo precio y estamos haciendo contacto con la gente que se mueve en esa área y tratamos de traer la carne al precio más económico que se pueda y así, con una gran cantidad de alimentos; pero también hay sectores de nuestros barrios aquí en la ciudad capital y sectores, aquí particularmente en el 23 de enero, donde se está sembrando lo que se pueda sembrar, cosechas que sean ciclos cortos, para enfrentar lo que ha sido esta guerra económica. Que la guerra económica, pudiésemos decirlo de otra manera, es parte de una combinación táctica de diferentes metodologías de guerra; los gringos a eso lo llaman, la guerra hibrida, los chinos le dicen la guerra con todo. En que consiste, es decir, esto va, decimos táctico, es una combinación de métodos tácticos de guerra, en qué sentido, va desde los Cinco pasos de Gene Sharp de la Dictadura a la Democracia, pasando por la Guerra Económica que comenzó escondiendo nuestros alimentos, escaseando nuestros alimentos y sacándolos fuera de la frontera, la guerra comercial, se evita que nosotros podamos establecer relaciones con otro país, aun teniendo dinero para adquirir medicinas, bienes y servicios y alimentos, que pudieran permitir lo que hace cualquier pueblo, tranquilamente como vivir.

Desde el punto de vista Financiero, el tema de la moneda, como han sacado nuestra moneda, como le han puesto precio a nuestra moneda.

En Paraguay, eso es público y notorio; consiguieron una casa, una quinta, pero llena de puros billetes de Bs 100. En la frontera con Colombia vemos el saboteo, vemos como a través de internet como fijan el precio del dólar y a través de ese precio negro del dólar es el que les marcan a los comerciantes para reventar nuestra economía, a través de la guerra mediática todas las mentiras que se dice sobre Venezuela.

Venezuela seria el Estado fallido, Venezuela es el narco Estado; a través de las redes, la cantidad de cosas que se dicen. La Guerra Psicológica, a Brasil han llegado 3000 militares israelita, a Colombia llegaron 5000 militares, es decir, toda una preparación de guerra psicológica y todo esto, es como lo ha dicho nuestro Mayor General Pascualino Angiolillo Fernández, es parte de una guerra multidimensional que tiene ver con eso de la guerra hibrida; que la arranca en 2015 Barack Obama, una guerra preventiva y que la impulsa Barack Obama y la continua Trump a través de la presión para llevarnos a una confrontación.

Más allá de nuestras riquezas, lo que significa Venezuela desde el punto de vista geográfico y geoestratégico de donde está ubicado, mas allá de eso, bueno, es el hecho de que ellos siguen enarbolando la Doctrina Monroe*, que simplificándola seria: “América para los americanos” y no lo digo yo, Juan Contreras, lo dice John Robert Bolton, el asesor del presidente Trump, lo dijo hace poco que está de regreso y lo que está aquí en juego es la Doctrina Monroe, pero frente a la Doctrina Monroe que fue realizada en 1823 por John Quincy Adams que era el Secretario de Estado, pero se la adjudicaron al presidente James Monroe. Bueno, ellos nos consideran su patio trasero y que significa en el fondo, bueno, ellos les decían al decadente Imperio Español que cualquier pretensión con la América, iba a ser un acto de provocación frente a ellos. Es considerada la América Latina, su patio trasero; frente a eso, nosotros hemos enarbolado 200 años después, el pensamiento de Bolívar, que es la Doctrina Bolivariana, de Integración, de Emancipación de los Pueblos, y en eso estamos, con la emancipación, la Liberación Nacional y la construcción del Socialismo Bolivariano.

* La Doctrina Monroe es el principio de la política exterior de Estados Unidos de no permitir la intervención de las potencias europeas en los asuntos internos de los países del hemisferio americano. Derivado de un mensaje al Congreso por el presidente James Monroe el 2 de diciembre de 1823.

• Juan, si en dado caso, sucede un Golpe de Estado o un cambio de gobierno por la fuerza. ¿Cómo haría la Coordinadora Simón Bolívar?

Risultati immagini per coordinadora simon bolivar 23 eneroMira, yo me atrevería a decir que, en este momento, que hay cinco escenarios: el tema de la negociación en Noruega, en Oslo la capital, lo que tú me estas preguntando, que ya te voy a responder, el golpe de Estado, un Magnicidio, una Implosión; es decir, que lo que vienen haciendo conjugando este conjunto de tácticas de guerra para caotizar al país y se pierda el proceso, cosas que son inducidas también pudiese haber a través de su implosión del pueblo o que no aguante más y una intervención.

Un golpe de Estado buscaría en este momento, conseguir en el marco de la Fuerza Armada, un Pinochet, cosa que no lo han hecho.

Ahora, ¿qué haríamos nosotros como organización sociopolítica, la Coordinadora Simón Bolívar? Bueno, la mayoría de nosotros, estamos inscritos dentro de la Milicias Populares, no necesitamos ir a comprar un arma o inventar una que otra cosa, como dicen los medios de comunicación, las grandes transnacionales de la comunicación como mienten descaradamente. Nosotros nos alistaríamos pues al llamado de la Reserva. Aquí lo voy a decir, como lo diría un compañero nuestro, que hoy se encuentra en otro plano, el camarada Freddy Parra, él decía: así Chávez se equivoque, hay que apoyar a Chávez, bueno, así, este proceso que tiene dificultades, que tiene errores por supuesto y nadie lo niega. Frente a una invasión del Imperio Norteamericano, frente a la agresión del Imperio, nosotros vamos a cerrar filas como pueblo, en la defensa de la Patria; eso, que no le quede la menor duda a nadie, vamos a defender nuestro proceso, el proceso que nos hemos dado la mayoría. Las dificultades, las complejidades que significa construir en pleno siglo XXI un proceso de esta naturaleza, la resolvemos los venezolanos, entre venezolanos, entre pueblo y el camino que escogimos, fue a través de las elecciones.

1- La Constitución es clara, hay un Articulo en la Constitución, que establece que, a mitad del periodo, si la gente considera que el presidente, es como una evaluación, si el presidente lo está haciendo mal y la gente lo considera, bueno, usted llame a un Referendo Revocatorio, usted introduzca los documentos en el Consejo Supremo Electoral CNE, usted reúna las firmas que le van a decir que es un porcentaje del último proceso electoral y si usted logra reunir todos esos requisitos, iríamos a un Referendo Revocatorio.

2- Esperar que se cumplan los seis años que establece la Constitución para el mandato presidencial; es decir, no hay otra fórmula por ahora en la Constitución que diga lo contrario, por eso, si eso se viola, si el Imperio osa pisar la tierra de Bolívar, la tierra de Chávez, la tierra de Freddy Parra, la tierra del Comandante Elías, por supuesto que los hombres y mujeres de la Coordinadora Simón Bolívar vamos a estar en la defensa de un proceso que nos dimos la mayoría de los venezolanos y las venezolanas.

• Aquí en Venezuela han hablado mucho sobre los presos políticos que supuestamente tiene el gobierno del presidente Nicolás Maduro detenidos, pero usted comentó, que Venezuela también tiene un político venezolano detenido en Francia, Carlos Ilich Ramírez. ¿Qué me puedes decir, con respecto a este compañero venezolano, que lucho en la década de los 60 – 70 al que le dieron cárcel de por vida? ¿Por qué no se ha hecho algo, como hicieron los cubanos con sus cinco compañeros detenidos en Estados Unidos? ¿Por qué no han hecho una protesta mundial en base a la vida de este compañero venezolano preso en territorio francés?

Mira en principio déjame decirte, para nosotros, para la Coordinadora Simón Bolívar, Ilich Ramírez Sánchez, venezolano, es un revolucionario que abrazó la causa del pueblo Palestino desde muy joven y que está secuestrado desde hace más de 25 años; un agosto de 1994 en conspiración con el Estado de Sudan, fue secuestrado por los servicios de inteligencia francés, y hoy lo han depositado allí y ninguna de las causas, han podido demostrar nada, que no sea el secuestro de los ministros de la OPEP que no tiene nada que ver con el Estado francés; de ahí en adelante, no hay un solo acto que no se le atribuyera a Ilich Ramírez y en esos juicios donde se le han tirado tres cadenas perpetuas, lo que persigue es castigar, digamos la constancia, la perseverancia de un revolucionario internacionalista como para demostrarle al mundo que quien intente seguir ese camino, correrá la misma suerte. Yo creo que, así como el Estado cubano logró en un momento complejo de la situación económica y política del pueblo cubano, producto de un bloqueo criminal de más de 60 años; yo creo que en este momento están dadas las condiciones, así, como hemos sido solidarios de esos 5 héroes; Ilich Ramírez Sánchez, es un héroe venezolano, el también aprendió de Bolívar. Bolívar libertó cinco naciones, Miranda salió a pelear en otras latitudes y yo creo que ese fue el camino que escogió Ilich Ramírez; es decir, nosotros estamos obligados como pueblo, con nuestra historia, con nuestra carga de nuestros Próceres a organizar una política que nos permita, como le permitió al gobierno cubano, la liberación de sus cinco héroes. Yo creo
que hay una deuda del pueblo venezolano con Ilich Ramírez Sánchez y también creo que nuestro gobierno, que es un gobierno progresista, revolucionario, también tiene una deuda con este compañero. ¿Por qué? Porque no estamos pidiendo que el gobierno piense como pensaba Ilich, no, que abrace la causa del pueblo Palestino con esa pasión que la abrazó él; sencillamente Carlos es un ciudadano venezolano en desgracia en este momento, preso y secuestrado por el Estado francés y nosotros estamos obligados a través de la embajada venezolana, de nuestro consulado allí, prestarle la atención que se le debe prestar a cualquier ciudadano venezolano, en cualquier parte del mundo que caiga en desgracia. Eso no significa, que tu estés avalando lo que la matriz internacional en que han querido convertir a Carlos Ilich Ramírez, con ese nombre que le pusieron “El Chacal”; pareciera que a veces nos comiéramos ese chantaje.

Los Estados Unidos, nunca permitieron que Posada Carriles que, si era un terrorista, convicto y confeso, nunca lo entregaron, ni al gobierno cubano por la voladura del avión, ni por las bombas que puso; luego de los años ’90-’93 por allá en los hoteles; ni Venezuela pudo juzgarlo tampoco, que había pedido la extradición, porque él tenía la nacionalidad cubana-venezolana. Tampoco se le pudo juzgar aquí, ellos no lo entregaron, lo protegieron; no solo eso, a través de la Agencia de Inteligencia la CIA, pues él, que era miembro de eso, en los años ’70-’80 en la década de los ’60 fue un connotado terrorista, estuvo muy activo y nunca lo entregaron. Entonces uno no entiende cual es el chantaje que ellos acusen a Venezuela, de que en Venezuela se esconden o se escondían los de las FARC, porque ya la FARC es un partido legal; o el tema con los vascos, que no llegaron aquí en la época de Hugo Chávez, los vascos llegaron aquí, con la anuencia de Carlos Andrés Pérez, en un convenio con Felipe González, en la década de finales de los ’80; por allá por el ’88 un poco antes del Caracazo, en el ’89.

Es decir, que no tenemos porque, digamos calarnos, si, exactamente ese chantaje de que habla la prensa sobre terrorismo. Es un venezolano, tenemos derecho a exigir que sea repatriado, juzgado aquí, que sus años finales, lo que le pueda quedar de vida, pues lo haga acá en el país, creo que si nosotros nos llamamos revolucionarios y decimos que esta es la Revolución del siglo XXI. La que ha iluminado a la América Latina a El Caribe y a otras latitudes por los planteamientos, bueno, hay una deuda con Carlos Ilich Ramírez Sánchez, porque la Solidaridad, es la ternura de nuestros pueblos y nuestra historia habla de ese internacionalismo.

• Bien Juan por ultimo me gustaría que me comentaras: Acá en la Parroquia 23 de enero, hay varias organizaciones sociales por sectores. ¿Qué piensas tu sobre una futura unidad de todas esas organizaciones?

Mira, en principio te diría esto, la Unidad no se decreta, la unidad se construye en la práctica, en el día a día, en esa vida cotidiana, en esos avatares de la lucha; yo creo que, si hacia allá debemos caminar, pero para que eso se dé, por supuesto que debe haber una práctica común, que yo creo que comienza hacerse de nuevo en el 23 de enero. Comenzamos muchas organizaciones de carácter social, que vienen haciendo actividad política, social, cultural, deportiva en diferentes áreas, yo creo que venimos caminando y apuntando hacia esa unidad tan necesaria en un momento como este, donde nos exige la unidad de todo el pueblo; pero, creo que es eso pues, tenemos que construirla en base a la praxis, eso que Marx llamo praxis, que es la práctica social, es el día a día, enraizado, no es lo que tú digas es tu practica lo que va a demostrar hacia dónde vamos, y esa práctica se va construyendo juntos, es decir, la unidad no se decreta, la vamos construyendo en ese sentido, en la práctica, en ese trabajo del día a día, con nuestro apoyo, con nuestras comunidades y en nuestra tarea como revolucionarios y definitivamente yo creo que hacia allá, es donde estamos apuntando en este momento. Hacia la unidad y la articulación de una gran plataforma, de una gran fuerza social, no solo en el 23 de enero, si no yo me atrevería a decir del campo popular aquí en nuestro país.

Luis Matute

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Risultati immagini per coordinadora simon bolivar 23 enero¿Quién es Juan Contreras?
por Luis Matute

Bueno, Juan Contreras es un ciudadano más, venezolano, criollo, de la ciudad capital, nacido en la Parroquia 23 de enero; un soñador, yo creo que el hombre es producto de sus circunstancias, no, ya lo decía Marx. Yo soy, pudiésemos decir, producto de una represión desmedida, sistemática, en los tiempos de la cuarta República, que se implementó contra la juventud del 23 de enero y que no nos dejó otro remedio que agarrar el camino, en principio el de las armas, hasta para defender nuestra vida, porque ser joven en el 23 de enero, era un delito, en aquellos tiempos de la cuarta República y esa represión desmedida, nos llevó en principio a defender nuestra vida, luego a pelear por las reivindicaciones que hacían falta en el 23 de enero; la falta de agua, los servicios públicos, un transporte inoperante; y luego más adelante contra la represión que se desató contra muchas generaciones aquí, que soñamos con transformar y luego fuimos acabando un pensamiento, mas allá de pelear por las reivindicaciones, el transporte, un servicio de agua permanente, contra la represión, contra los malos gobiernos, fuimos pensando que había que construir una sociedad diferente, un modelo de sociedad, que no fuera la sociedad capitalista y fuimos hilvanando en el tiempo un concepto, un modelo de sociedad que apuntara a la transformación. Y en eso, me anoté; a veces yo digo también que, soy un deportista frustrado, prestado a la política.

Mi gran sueño era ser mejor que Pelé, en aquellos tiempos; yo crecí en el futbol y mi ídolo era Pelé, un brasileño que se había ganado las tres copas del mundo. Yo sería hoy, algo así, como mejor que Messi y mejor que Maradona.

Bueno entonces, eso soy, un venezolano, que se crió en el 23 de enero, abrazó la causa de la justicia, formado por los Jesuitas; estudié toda mi vida en el “Jesús Obrero” toda la primaria y el Bachillerato hasta 4to año; mis primeros libros sobre la revolución los leí ahí, de manos de una Monja que se llamaba María de Los Ángeles, en 1er Año, ella, decía que como yo era muy inquieto, me dio a leer un libro de Marta Harnecker, “Explotados y Explotadores” (1972).

Y por supuesto, como uno es producto de sus circunstancias, yo vengo de un hogar muy, muy humilde, de una madre campesina, que se vino a la ciudad a buscar calidad de vida, educación, salud, vivienda, trabajo digno y recreación. Ella viene del Estado Sucre, oriental y se juntó con un Mecánico, andino, de Mérida, que bueno, trataron de darnos a mi hermana y a mí, en un seno de dos hermanos, lo mejor y nos pusieron a estudiar en Colegios, a pesar de ser obrero, mi mama analfabeta; bueno, trató de darnos la mejor educación posible. A mi hermana la metió en una escuela de Monjas, a mí me metió con los Jesuitas y mi primera formación fue ahí y claro, ya tenía una forma de vida bien humilde, sin nada; vimos televisión a color cuando yo empecé a trabajar, con mucha carencia; nunca vimos al Niño Jesús, no llegó nunca el Niño Jesús a mi casa.
Entonces, nacimos en un lugar con mucha carencia, pero como dice mi Madre, pobres, pero honrados y yo creo que esa práctica social, esa vivencia, nos fue formando juntos.

Por supuesto, a esa represión desmedida, dio como resultado un hombre con ideas políticas, con ideas revolucionarias, con abrazar la causa y como siempre hemos sido inquietos, pues creo que la primera admiración que tuvimos cuando empezamos a tener conocimiento de esto, fue la revolución cubana, creo que a toda nuestra generación nos impactó Fidel, el Che, Camilo y crecimos en el marco de eso. Y luego, la perdida de algunos amigos; yo siempre, nunca he dejado de olvidar a Carlos Alberto Vielma Blanco, estudiante de 3er Año de Bachillerato del Liceo Perú de Lacroix, tenía 15 años, lo mataron el 17 de febrero de 1976, vivía en el 23 de enero, en el bloque 19, en el piso 5 y cualquiera pudiera decir en este momento, que yo tengo una mente de elefante, cuando la gente recuerda fechas, o algo así y no, lo que pasa es que era mi pana de infancia. Ese día, habíamos acudido todos a una protesta en la Zona Central del 23 de enero; venia el Secretario de Estado de los Estados Unidos Henry Kissinger, en aquel entonces y la respuesta fue de represión con la Guardia Nacional y a Carlos Vielma le dan un tiro en la espalda de FAL calibre de bala 7.62 x 51 le entra por la espalda y le perforó el estómago, le abrió un boquete enorme, muere. El día anterior murió Lilian Gutiérrez y Nelson Rodríguez, un estudiante de 15 y una joven de 16 años en el estado Yaracuy. Así, eran los tiempos de la Cuarta y eso me marcó, porque también debo decir otra cosa, que en casa de Carlos escuché por primera vez La Trova Cubana, a Virulo, que en aquel tiempo estaba de moda, “La Génesis de mundo” …” ahora te voy a contar, como se oprimen a los indios…” entonces ahí me fui forjando, nada, soy un soñador, creo en un mundo mejor, creo en la igualdad, creo en la solidaridad, creo en otros principios y fundamentalmente, principios que aprendí en mi hogar; la Moral y la Ética.

Y en estos tiempos de desasosiego, creo que lo fundamental, es el tema ideológico y de lo ideológico se deriva, la Moral y la Ética que es fundamental para avanzar en los principios.

Eso, soy un revolucionario, un soñador de estos tiempos.

Le damos las gracias a Juan Contreras, entrevistó Luis Matute.

31/07/2019

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