Piccole storie venezuelane da ascoltare

di Marinella Correggia

Senza pretese di esaustività, ecco situazioni e persone incrociate per strada, in metrò, sui bus, casualmente, senza filtri né accompagnatori.

Scacco matto sotto il cavalcavia

Ruggisce il traffico sul tratto del cavalcavia prossimo alla fermata Socorro del BusCaracas: solo la mancanza di pezzi di ricambio può fermare le auto, non certo il costo della benzina visto che, anche al tempo dell’iperinflazione, 30 litri costano 2 bolivares (un euro è 3.700 bolivares). Se insegna un po’ di parsimonia il razionamento dell’acqua, certo questo incentivo al consumo dell’oro nero, benché redistribuito gratuitamente (solo a vantaggio di chi ha l’auto, però), è qualcosa di fossile. Ma chi siamo noi consumatori occidentali per eccepire?

Sotto il cavalcavia è tutt’altra vita. Lungo i due cammini pedonali in basso, oltre ai chioschi di libri usati («I prezzi variano da 200 a 1.000» risponde gentilmente il venditore, dolce volte scuro tipicamente caraibico), si apre una piazzetta dove la mattina vengono distribuite scope e sacchi agli spazzini, ma il pomeriggio, su tavoli spartani, coppie di assorti giocatori di scacchi si sfidano. Sullo sfondo di un murale con la frase di Simón Bolívar: «Gli scacchi, un gioco utile, onesto e indispensabile nell’educazione della gioventù». Ma naturalmente gli scacchisti sono tutti piuttosto in là con gli anni, tranne uno. Fra gli spettatori, il signor Angel Morillo.

Angel spiega la Misión Negra Hipólita

Accanto al murale scacchistico-educativo, la scritta Mercal. Spiega Angel: È uno dei sistemi di vendita di alimenti a prezzo basso. Due litri di olio, farina di mais, lenticchie per 200 bolivares, quando un solo litro di olio di soia sul mercato costa 2.000». Guardando i giocatori, dice: «Questo è anche uno spazio per passare il tempo insieme, mi sembra di aver visto tempo fa in un film con Stallone che anche in Italia giocano a scacchi in piazza». Veramente là sotto i cavalcavia dimorano i senzatetto… «Sì, ma qui il presidente Hugo Chávez lanciò nel 2006 la Misión Negra Hipólita per la riabilitazione delle persone della strada, soprattutto tossicodipendenti, malati psichici, disabili.»

Appartiene di certo alla categoria degli svantaggiati totali l’uomo male in arnese e scuro per il sole e la mancanza di sapone che però è ben accolto al banchetto dove per 100 bolivares una coppia vende ogni giorno il caffè, sempre a ridosso del cavalcavia, fra le bancarelle di ortofrutta – le banane oggi sono a 1.000 bolivares al chilo. L’uomo si siede sulla panchetta, tira fuori il pane da un sacchetto e lo inzuppa nel caffè, più buono di quello degli hotel, chissà perché.

Il pensatore antimperialista che vende caffè su un tavolino per strada

Il venditore di caffè e piccoli panini dolci vive nel sobborgo La Pastora: «Là sono rimaste le case antiche, non hanno costruito grattacieli». È contento di chi si porta da casa la tazzina durevole e parla volentieri commentando il giornale che ha in mano: «L’azienda petrolifera del Venezuela trasferisce la sede europea dal Portogallo a Mosca: fanno bene. E hanno concluso un altro contratto per la fornitura dei farmaci. Qui poi leggo che l’Unione europea potrà consegnare materiali al Venezuela attraverso la Croce rossa internazionale ma in condizioni di neutralità. E qui, ecco, il sindaco di Cúcuta in Colombia che chiede aiuto umanitario…». «Stanno molto peggio di qua», esclama la moglie.

Poi il marito si lancia in alcune osservazioni su quel che ci sarebbe da imparare perfino dall’Italia: «Il nostro presidente sta cercando di introdurre i distretti industriali, anche agroalimentari, ma i popoli caraibici sono un po’ pigri… voi avete avuto due guerre mondiali con una distruzione totale; darvi da fare è stato obbligatorio. In compenso, certo, noi siamo stati colonizzati, con la distruzione dei popoli originari. E ci provano ancora. Un paese come il nostro che da un lato è ricchissimo di risorse, non solo petrolio, ma oro, coltan, acqua, e dall’altro le vuole gestire per conto proprio nel cambiamento politico è nel mirino, minacce di invasione e guerra economica, sanzioni e tutto».

Ma è ottimista anche perché «il presidente Chávez ha aiutato tanti paesi, tanti popoli, tanti qui trovavano anche da ridire, ma adesso la gratitudine si vede». Legge molti libri (usati), non ha accesso a Internet né il cellulare. Ricorda che ricorre il ventesimo anniversario della guerra del Kosovo «sempre per aiutare i popoli» ed è molto interessato a conoscere dettagli dell’operazione Nato in Libia nel 2011.

Non c’è crisi, ragazza?

«Cafè, cafè» è l’universale cantilena di un ennesimo ambulante che fa avanti e indietro con due grandi thermos. Molto spiccia una ragazza che nei paraggi vende sigarette singole. Quanto costa una sigaretta? «500». Cinque volte un caffè. Allora non fuma più nessuno? «Poco, ma fumano». E come fanno con la crisi? «Quale crisi? Non c’è crisi». Ironica o che?

In Venezuela una grande fetta del lavoro è informale. Il guadagno è sempre superiore al salario minimo di 18.000 bolivares al mese. Molti riescono anche a comprare prodotti a prezzi regolati che poi rivendono a prezzi maggiorati. Intervengono inoltre il sussidio detto carnet della patria che arriva tutti i mesi alle famiglie, le distribuzioni di cibo a prezzi sovvenzionati, e i servizi sociali gratuiti.

Orrendi costosi biscotti privati, ma un farmaco che non si trova

Finché non ci si ammala di qualche malattia per la quale i farmaci non arrivano o comunque non sono disponibili: all’angolo, sempre il cavalcavia come riferimento, un venditore portoghese di cosucce inutili, dalle caramelle ai biscotti: i più economici, una porzione di quattro – quattro – biscotti incellofanati della multinazionale Puig, costano 650 bolivares (il doppio di una cassa di prodotti sovvenzionati) e sono disgustosi (c’è gente che se li fa in casa ormai). Lui ha il Parkinson e da molti mesi non trova il farmaco che prendeva per contenerlo. La sua scorta si sta esaurendo, mostra le scatole vuote di Sinemet. Sarà fra quei farmaci che dovevano essere trasportati da Iberia ma, già pagati, sono stati bloccati in Spagna? E il Venezuela non li produce? «Prima c’era un laboratorio farmaceutico, mi sembra, ma era di proprietà straniera, ha chiuso da tre anni, sono andati via».

Nuovi fornitori con nuove alleanze internazionali

La scarsità di medicine (quelle che non arrivano da paesi che non partecipano alle sanzioni) è un capitolo tutto da comprendere. A Las Acacias, in uno dei Centri Diagnostici Integrali (CDI) gestiti dai cubani in virtù dello scambio petrolio contro servizi medici, una paramedica conferma: «No, certi tipi di medicine non arrivano proprio». Non sa dire perché e siccome è sera inoltrata, non ci sono medici ai quali chiedere.

Comunque il governo venezuelano ha spiegato che vari paesi attraverso l’Onu forniranno farmaci, principi attivi e materie prime. Curiosamente lo chiamano «aiuto umanitario», benché Caracas paghi tutto. «Non chiediamo regali a nessuno», ha ripetuto il presidente anche durante la marcia del 23 febbraio.

I ragazzi nel metrò e l’educazione alla parsimonia

Nella metropolitana, affollata o meno, nessuno usa il cellulare (Paura di furti? Indisponibilità di smart-phone? Voglia di socialità? Un po’ di tutto questo), così basta una parola per suscitare un colloquio. Tre ragazzi vicino alla porta, il pretesto è chiedere il senso di un’espressione locale. «Ne abbiamo molte, ad esempio mono è sia un primate che un debito!» Da lì a parlare dei prezzi dei prodotti il passo è breve. Una sigaretta costa tantissimo, in proporzione al potere d’acquisto, non pensate che sia meglio? Così non si fuma! «Ah se è per quello anche le bibite gassate e zuccherate e varie altre cose… Però può sorgere, anziché l’educazione a farne a meno, un’ansia di consumo… la voglia che ti consuma». Quindi pensate che non appena l’iperinflazione che frena gli acquisti si calmerà, non si saranno acquisite le sane abitudini? «Succede già così, non appena una merce si trova si precipitano». Ahi.

Gli abitanti di un palazzo di classe media: Clap sì, partecipazione no

Racconta un amico: «Noi che viviamo negli edifici residenziali, anche se adesso il potere d’acquisto in euro è bassissimo, siamo dei privilegiati. E quindi quando al Consejo Comunal, l’istanza partecipativa, proposero di fare agricoltura urbana in grandi vasi e li fornirono pure, tutti si sono rifiutati di piantare. E all’inizio nessuno si iscrisse nel Consejo Comunal, adesso sono 35-40 che si sono iscritti per ricevere il pacco di alimentari a prezzo sovvenzionato, il cosiddetto Clap. Prima parlavano male del governo, poi hanno fatto perfino imbrogli per averlo. Squallidi! Pensa che il camion con i pacchi arriva all’edificio a lato. Poi dei volontari portano i 40 pacchi all’edificio con carriole. Ogni volta era difficile trovare volontari per questa minima cosa, tutti avevano sempre da fare…»

Mani artigiane e un passato da dimenticare

Non lontano da un hotel dove è presumibile soggiornino persone con denaro a disposizione, bancarelle di artigiani che fanno bijoux con materiali poveri, poverissimi. Fil di ferro, perline finte, rivestimenti di fili della luce, conchigliette. Non cercano di richiamare i passanti. Aspettano. L’acquisto di un paio di orecchini da un artigiano dalle mani sporche per aiutare la sopravvivenza è un obbligo. Ma riesce a vendere di questi tempi? «Faccio anche queste cose più luccicanti per matrimoni e simili… Italia? Ho lavorato con italiani in Colombia…» Droga? «Mmm… no… ma era un periodo nel quale mi ero perso». L’importante è ritrovarsi. Lancia un sorriso male in arnese. Vive nel barrio Catia, «venga a visitarlo».

Il circolo vizioso media-reti sociali visto dal Venezuela

di Marinella Correggia

Il circolo vizioso dei mezzi di comunicazione tradizionali e di quelli moderni è stato illustrato, all’Assemblea dei popoli, dal viceministro della comunicazione William Castillo: «Non solo in Venezuela, la matrice che crea l’opinione pubblica, certo, è imposta dai grandi media; laviralizzazione è prodotta dalle reti sociali; e l’impatto emotivo viene dai servizi di messaggeria.

Ciascuno ha un ruolo. Dunque Ap, Afp e gli altri dicono che Maduro assassina, e questa è la parte razionale. La massificazione te la danno le reti sociali, che vorticosamente divulgano le notizie, milioni di visite eccetera. Ma l’impatto, è quando ti arriva sul tuo telefono privato, oh guarda Maduro che uccide! Questo effetto non lo procura né Afp né Cnn né Efe… lo consumi tu sul tuo telefono perché te l’ha mandato una cugina alla quale lo ha mandato un amico che è della famiglia del ministro del Venezuela… E siccome tutto questo è legittimato da un clima costruito,  tu ci credi. Dopo un po’ vene fuori che è una bugia, ma il timore o la rabbia ti sono già entrati dentro, e affrontare questo mostro è molto difficile».

Un tema, quello della comunicazione e della guerra di quinta generazione, affrontato anche nel corso di una conferenza con l’analista argentino Atilio Boron, una deputata regionale spagnola di Izquierda Unida e il segretario generale dell’Alleanza Alba, il boliviano ed ex ministro David Choqueanca.

Maria Elena Diaz, deputata venezuelana ha sottolineato come nel cruciale week end del 23 -24 febbraio, l’«altissima pressione delle reti sociali» abbia ottenuto una «vittoria tattica», ma che il Venezuela, con la sua «resilienza e persistenza», otterrà quella strategica perché «al nostro paese è toccato il ruolo di avanguardia di liberazione contro l’impero, verso il consolidamento di un mondo multipolare».

E fin qui tutto giusto. Atilio Boron, invece, ha rivolto uno strano appello al pubblico presente (un centinaio di persone): «Chi sta riprendendo questo dibattito con gli smartphone? Due o tre? Pochi, troppo pochi. Abbiamo un modo di comunicare ancora vecchio, da epoca di Gutemberg. Ma così non arriviamo ai giovani, i millenials, che sono uguali dappertutto perché gli Usa hanno avuto successo nel plasmarli. Loro vivono con lo smartphone» (non per le strade di Caracas in verità).

Insomma per l’analista argentino, si tratta di essere sempre connessi. Temiamo che egli non abbia capito che in questo modo, a colpi di social e di messaggerie,  non necessariamente si contrasta la propaganda. Semplicemente si crea un circuito parallelo, destinato però a persone che sono già «vaccinate contro le fake news». Sugli altri, sugli intossicati dal circolo vizioso media/reti sociali che li amplificano/Ong che li nobilitano/governi che li manovrano, difficilmente si farà breccia. Sono già formattati, e cambiare idee è umanamente molto difficile.

Padre Numa Molina, impegnato nei quartieri poveri di Caracas e schierato con il potere popolare e che contesta il piano statunitense, ha le idee chiare su questo: «C’è un fenomeno da studiare, è il rifiuto psicologico di fronte a informazioni che vanno contro quello che hai già interiorizzato».

Dunque che fare? Occorrerebbe spezzare il circolo vizioso di cui sopra anziché cercare di reagire sulla sua parte terminale. Come, non è facile.

Invece, la deputata spagnola (il nome è stato dimenticato…) ha dimostrato di non aver capito granché di quanto è successo negli ultimi anni. Nel suo intervento, è rimasta alla guerra all’Iraq – quando peraltro i social non erano certo così centrali – ignorando il ruolo del circolo vizioso della menzogna nei casi libico e siriano.

Complimenti.

Assemblea dei popoli: vita nell’epicentro Venezuela

di Marinella Correggia

Hindu Anderi, giornalista della radio nazionale, di origini libanesi come tanti cittadini venezuelani, scuote la testa sbirciando il tweet del deputato Usa Marco Rubio che ha fatto circolare un’immagine di Gheddafi insanguinato quasi a evocare una simile fine per Maduro. Poi, in uno degli enormi spazi dell’hotel Alba, sede dell’Assemblea dei popoli in corso,  comincia a intervistare il giovane Pedro Luis Portocarreno.

Invitati da tutto il mondo, o quasi

Peruviano di Lima, del Frente Patriotico Nacional, Pedro Luis è uno dei 450 invitati e delegati internazionali – quasi tutti, temiamo, a spese del governo venezuelano, compresi vari occidentali veterani del Venezuela. Gli chiede: «Il vostro governo, che nel gruppo di Lima pur respingendo un’opzione militare alla statunitense, continua a gridare alla crisi umanitaria nel mio paese e alla necessità di elezioni presidenziali, cosa fa per i suoi poveri? Mi risulta che ci siano moltissimi peruviani senza nemmeno fognature o acqua corrente». È un po’ quello che il sito Aporrea ha scritto e mostrato della città frontaliera di Cúcuta, in Colombia, da settimane centro del mondo per via del mancato transito degli «aiuti umanitari» e dove la gente vive nelle baraccopoli fra violenza e miseria.

Il giovane peruviano risponde affermando che «la popolazione non è con il governo di Lima». Stranezza: Pedro Luis non parla che spagnolo, niente lingue delle sue Ande, «ma mi piacerebbe impararle». Magari potrebbe cogliere l’occasione del 2019, Anno internazionale delle lingue indigene.

Peccato: nessun siriano, iracheno, libico, yemenita

In tutti gli interventi dei partecipanti, da qualunque paese vengano e ne  sono rappresentati ottanta, si citano quasi a ritornello vari esempi tragici da scongiurare (se la storia maestra avesse allievi, come insegnava Gramsci): l’Iraq del 2003, e ultimamente gli interventi diretti in Libia e per procura in Siria, e la tragedia in Yemen. Chissà perché nessun siriano né libico né iracheno o yemenita è presente. Volentieri avrebbero certo potuto dire più di molti altri, sugli interventi con pretesti umanitari e sui loro esiti. Fra l’altro, in tutti quei contesti, il Venezuela si impegnò moltissimo in sede Onu. Non parliamo poi degli yemeniti, «ovviamente» assenti fra i delegati del mondo arabo. Erano invece presenti giovani canadesi che abbiamo già visto alla conferenza sullo Yemen a Londra nel 2016. In quell’occasione a pagare il loro viaggio furono… organizzazioni yemenite.

Ci hanno detto che AirFrance ha sospeso i voli. Ma come mai gli altri invece c’erano? Certo, questa scelta non dipende dai venezuelani. La decisione sui partecipanti veniva dai responsabili regionali, i tunisini. Che non si può dire si siano stracciati le vesti sulle guerre in Medioriente negli anni recenti. Una cosa da appurare.

Ed ecco, fra i giornalisti venezuelani che saltano il pranzo per intervistare gli ospiti, William Gonzalez di Correo del Alba. Un bel mensile a colori che continua a uscire malgrado la penuria di carta perché… è prodotto in un paese amico, la Bolivia.

Che fare e come fare, però?

In Venezuela, «epicentro dell’attacco imperialista e quindi priorità per tutti», come evocato nelle riunioni plenarie, l’Assemblea dei popoli ha visto nel suo secondo giorno le riunioni per regione, organizzate per sviluppare piattaforme continentali di azione, se possibile, oltre alla scontata solidarietà con il paese bolivariano e alle pur belle sedute in plenaria con giuramenti di rivoluzione prossima ventura, interventi fiume, canti, belle fogge etniche e, ci pare, pochi rappresentanti di movimenti contadini. Certo, ci sono tentativi di messa in rete, come l’aggancio fra l’ecosocialismo che alcuni tentano in Venezuela e le idee di indipendenza sostenibile di cui Thomas Sankara fu paladino in Africa.

Quasi tutti hanno evocato l’importanza di contrastare la virulenza del circolo vizioso ben collaudato negli ultimi anni di guerre di aggressione: media mainstream- reti sociali- governi occidentali con i loro alleati regionali, e anche certe Ong internazionali. Ma come fare? Si rischia che il pur grande attivismo mediatico contro le menzogne e le omissioni di verità, rimanga parallelo all’altro, senza possibilità di introdurre crepe nel muro.

Si ha un bel dichiarare, qui, «respingiamo gli interventi occidentali che invocano democrazia e diritti umani ma sono all’insegna degli interessi capitalistici e di rapina» (così in molti interventi di africani): se la valanga di propaganda intorno alla «catastrofe umanitaria provocata dal dittatore che affama il suo stesso popolo e lo uccide alla frontiera per non far passare gli aiuti» non otterrà i propri suoi effetti, non sarà né per la solidarietà dell’Assemblea dei popoli né per l’impegno di contro-propaganda: ma piuttosto per due altri fattori essenziali.

Alleanze internazionali e resilienza del popolo venezuelano

Perché il popolo del Venezuela pur nelle difficoltà dovute alla guerra economica feroce, all’inflazione alimentata e alla struttura ancora troppo estrattivista del paese, pur infastidito dalla demonizzazione internazionale del governo eletto, si dimostra resiliente e nient’affatto disposto a tornare all’epoca pre-Chávez con il dominio dell’oligarchia e la main-mise statunitense. E poi, perché il governo di Caracas ha sviluppato una rete di alleanze internazionali, all’insegna della vicinanza politica oppure geopolitica.

Oppure commerciale. Ci dicono ad esempio due indiani di People’s Dispatch: «L’India ha un rapporto puramente economico con il Venezuela, nel reciproco interesse». Meglio questo che reggere la coda a «Trun» (come chiamano qui il Donald). Fra parentesi: l’India con la sua grande industria dei farmaci generici (che si avvale anche del procedimento  che bypassa giustamente i brevetti, detto del reverse ingeneering), potrebbe probabilmente sostituire le importazioni venezuelane da Big Pharma, insieme alle forniture da Cuba, visto che poi, come è accaduto in Spagna, partite di medicine occidentali già pagate sono state bloccate. Peraltro, diversi latinoamericani presenti hanno evocato la possibilità di una raccolta di farmaci di solidarietà da spedire in Venezuela, mentre un colombiano ha sottolineato l’esistenza di una medicina indigena e autoctona da rivalorizzare. «Niente di nuovo, già lo faccio per quanto possibile», dice Yoselina, partecipante venezuelana. Ha lavorato per l’organizzazione regionale Unasur, una delle creazioni di Chávez, e sottolinea come il cosiddetto «Gruppo di Lima», accozzaglia di paesi con regimi di destra che sono la stampella regionale di Washington, sia abusivo, non legale (ci ricorda in effetti i vari «Amici della Libia» e «Amici della Siria»).

Evviva yucca e arepas ma…

Le pause colazione, pranzo e cena sono sempre bene accette e piuttosto lunghette in questo genere di raduni. Una piccola, gradita sorpresa: qui il cibo non si spreca, come scandalosamente accadeva in altri paesi aggrediti dall’Impero e oggetto quindi di delegazioni e conferenze di solidarietà con la partecipazione di internazionali (e prima o poi un’osservazione su questa solidarietà sovvenzionata andrà fatta). Niente self-service, ricetta sicura per piatti stracolmi e poi mangiati solo a metà. Sulla terrazza dell’hotel Alba, vista sui grattacieli, allungano porzioni molto caute. Del resto domenica mattina, aprendo la conferenza, Joao Pedro Stedile, riferimento del Movimento Sem Terra del Brasile e mente e cuore dell’Assemblea (la propose due anni fa al presidente Maduro ottenendone un sì entusiastico), ha evocato fra l’altro l’ingiusto «mondo di abbondanza e penuria dove si produce una volta e mezza il cibo che viene consumato, ma un terzo si spreca perché i ricchi ne hanno troppo, e i poveri non lo possono comprare».

E tuttavia, chi non mangia carne si chiede perché non si abbondi piuttosto con due cibi locali, deliziosi ed economici – a differenza di pollo e animali vari: la yucca, un tubero dolce cucinato con erbette, e le arepas, sorta di panini di farina di mais. Più yucca meno pollo per favore! Più arepas meno riso bianco! Più acqua del rubinetto (se proprio volete, filtrata), meno bottigliette (che nell’Assemblea a differenza della strada abbondano). Altra stranezza: a partire dal secondo giorno, spariti i bicchieri di succhi di frutta seppure piuttosto diluiti, ha fatto il suo ingresso la Cocacola.

Di necessità, scorte

Nota su Caracas. A soggiornare in una casa di amici anziché negli hotel dei partecipanti all’Assemblea, si capisce qualcosa in più della realtà; solo qualcosa però. Ad esempio che in palazzi di decine di piani in un quartiere centrale, tutto sommato residenziale di Caracas, l’acqua può mancare per giorni (anche Internet, ma francamente passa in secondo piano). «È un’avaria», dicono i vicini. La mancanza di pezzi di ricambio produce questi risultati. Allora si fanno due scorte parallele. Una per l’acqua da bere e da cucinare, riempiendo pentole quando il rubinetto è generoso. L’altra in bagno, dove campeggia un enorme bidone nero di plastica, tipo quello per i rifiuti.

A proposito: i rifiuti. Non se ne producono moltissimi e sono tutti indifferenziati. Li ammucchiano sotto i lampioni ma la sera verso le 21 passano i camion e ritirano tutto, la città è molto più pulita di Roma.

Ciò che è pubblico e ciò che è privato

Nel percorso a piedi verso l’Assemblea si coglie il contrasto fra quanto è fornito dallo Stato ed è gratuito o molto a buon mercato, per esempio il busCaracas, la metropolitana e gli autobus per gli studenti, e quello che è venduto da privati: nelle vetrine, un dulcito costa l’equivalente in bolivares di un euro, il formaggio 3 euro; prezzi inarrivabili per i venezuelani sotto inflazione, che ricorrono ai pacchi a prezzi calmierati e che benedicono il cosiddetto Carnet de la Patria, un contributo in denaro che arriva indistintamente a tutti e di più a chi è in difficoltà.

Ecco, a poca distanza dal cavalcavia sotto il quale non dorme nessun senzatetto, un signore che vende il Correo del Orinoco, foglio pubblico: solo 100 bolivares, in proporzione quanto un quotidiano per uno stipendio medio in Italia. Costa meno di una singola sigaretta, infatti non fuma più nessuno o quasi.

Per il resto, il «coprifuoco di fatto» di cui si parla per le ore serali a causa del rischio di essere rapinati o uccisi, non è stato percepito in tre giorni di lunghi tragitti a piedi al centro. Semmai è il traffico a essere pericoloso.

Maduro isolato nel palazzo…

Mentre su uno smartphone si poteva leggere su siti italiani un articolo con frasi di questo tenore: «Maduro isolato nel suo palazzo», ecco che il detto Maduro prendeva parte, a un teatro quasi all’aperto, al centro di Caracas, all’incontro con centinaia di persone da oltre 80 paesi, partecipanti all’Assemblea dei popoli. E, dopo aver evocato i 5.000 minori in carcere negli Usa per essere figli di migranti illegali, senza rilevanti condanne internazionali, mostrava i video sui guarimberos al confine, «mercenari di Colombia e Venezuela assoldati per entrare. Ecco perché abbiamo dovuto chiuderla». Intanto, alcuni colombiani presenti (un bus intero non ho potuto passare la frontiera) urlavano Colombia bolivariana.

(VIDEO) Padre Numa Molina ci spiega cosa accade in Venezuela

Visto che i nostri media sono un po’ distratti, a intervistare il padre Numa Molina, che non ha bisogno nemmeno di un interprete che ci faccia la traduzione, perché parla italiano, ci pensa la nostra inviata da Caracas Marinella Correggia all’Assemblea Internazionale dei Popoli. 

Ovviamente padre Numa Molina non è un inveterato bolscevico mangiabambini – come da immaginario dei seguaci di Trump e compagnia – bensì è un normalissimo prete cattolico venezuelano, cristiano apostolico romano della chiesa di Roma del signor papa detto Francesco.

Lo si può ascoltare qui con facilità.

Voci dalle strade di Caracas 23feb2019

L'immagine può contenere: 26 persone, persone che sorridono, folladi Marinella Correggia

Davanti ai tamburi di guerra, a Caracas la vita si svolge normalmente, non si respira affatto aria di guerra, ma il popolo bolivariano è mobilitato in permanenza. Del resto due milioni di persone si sono “arruolate” nella milizia bolivariana, pronte a difendere il paese…

La manifestazione chilometrica del 23 febbraio: Maduro è proprio solo!

Un mare di magliette e berretti rossi. Giovani di… tutte le età hanno sfilato in una manifestazione chilometrica sotto il sole; a percorrerla tutta dal fondo alla cima, ci si rendeva conto della pacifica allegra fermezza del popolo bolivariano. Invincibile, probabilmente. «Ecco il popolo di Chávez, che non è morto ma è diventato milioni» diceva una donna, mentre un attivista con gli occhiali truccati da occhi di Chávez reggeva un cartello «L’Onu fermi l’aggressione al Venezuela».

Maduro dal palco

In un lungo discorso dal palco, apparentemente senza particolari misure di sicurezza, il presidente Maduro, annunciando fra l’altro la rottura delle relazioni diplomatiche con la Colombia, ha detto fra l’altro: «Contro tutto questo odio, vogliamo la pace, ma con l’indipendenza»; «Trump vuole usare gli aiuti umanitari per invaderci? Siamo noi a difendere il diritto internazionale che vieta l’ingerenza, e i diritti umani»; «Sì, c’è crisi, ma abbiamo forse ridotto le misiones sociali, abbiamo forse tolto le pensioni, eliminato i sussidi alimentari?»; «Che succederebbe se la marionetta Guaidó e i suoi arrivassero a governare qui? Ve lo immaginate?».

Ramon, spagnolo, argomenta intorno all’odio

Ramon partecipa all’Assemblea dei popoli. Durante la manifestazione, argomenta così: «L’odio contro i poveri, qui in Venezuela, mi ricorda quello che mi raccontavano i miei nonni della Spagna durante la guerra civile: la Repubblica introdusse una serie di diritti per tutta la popolazione: scuola, voto, sindacati, e le classi superiori svilupparono un grande odio contro questi poveri che, organizzati dai sindacati iniziano a ottenere diritti che la classe media vive come una certa perdita del suo potere nella società. Succede anche qui in Venezuela in questi anni; l’odio non viene nemmeno dai capitalisti più potenti, quelli sono a Miami, ma è la classe media stessa». «Quando Chávez arriva alla presidenza, per la prima volta nella storia del Venezuela dà carte di identità, quindi un’identità, a otto milioni di persone che non l’avevano, non potevano avere un conto in banca, non potevano votare, non avevano alcun diritto di sussidio statale. Lo Stato negli anni Cinquanta e Sessanta aveva introdotto l’università gratuita, ma solo la classe media andava all’università, il popolo no. Con Chávez, hanno dovuto dividere anche le classi scolastiche con il popolo. Non gli è piaciuto.»

Solidarietà internazionale

Sta partendo la brigata di giovani Che Guevara, centinaia di presenze da 40 paesi che hanno visitato realtà di resilienza a Caracas e non solo, per una settimana. Oggi 23 inizia l’Assemblea dei popoli, con partecipanti da molti paesi. Si svolge all’hotel Alba. Totale mancanza di controlli (alle borse e simili). Come fanno a proteggersi?

Centro Cultural La Estafeta

Il Centro Culturale La Estafeta (La staffetta) si chiama così in onore delle staffette che durante gli anni ’60 e ’70 lavoravano con i movimenti clandestini. È stato proiettato il video “Tutto sarà dimenticato?”, sulle guerre di aggressione dal 1991 a oggi. La Estafeta ha ottenuto i locali dall’amministrazione pubblica. Si svolgono attività, anche per i bambini, c’è il bar e il negozietto dove si vendono prodotti venezuelani (abiti, quaderni), ma l’ottima mooncup è importata dalla Colombia. «Dovremmo farla qui in Venezuela, accidenti!» dice Yekuana, che a 25 anni è stata viceministro per la donna.

Cuba in Venezuela

Cubano, Ernesto Wong Maestre dell’associazione Tricontinental informa che i suoi concittadini hanno raccolto tre milioni 600mila firme contro le minacce statunitensi al Venezuela, membro dell’alleanza Alba. Sono 40mila i cubani che lavorano qui, nel settore medico, educativo e agricolo; L’Avana fornisce anche medicine. E, per parlare di un paese vicino che non è certo amico (la Colombia gioca un po’ il ruolo della Turchia nella vicenda siriana), Wong sottolinea un fatto che si dimentica: «In Venezuela vivono, e ricevono gli stessi benefici pubblici dei venezuelani, quasi cinque milioni di colombiani. Il 10% delle case popolari è stato assegnato a loro.»

Eliana, incontrata nel bus

«Faremo di tutto per non finire come la Siria, come la Libia» dice Eliana mentre, scesa dall’enorme e affollatissimo – ma sempre gratuito – BusCaracas, si dirige alla fermata La Hoyada della metro. Là si sono radunati donne e uomini con la camicia rossa chavista. Eliana riconosce e saluta, fra le magliette rosse, una delle fondatrici del Banco de desarrollo de la mujer, dove lei lavora. Nella metropolitana, il signor Andrade, famiglia di origine portoghese che coltiva patate a Mérida, nella zona andina spiega perché in questo periodo di emergenza il servizio è gratuito: «per aiutare un po’ la gente, in questa crisi». Sui mezzi pubblici, niente accaniti lettori di smartphone: lo hanno in pochi, ed esibirlo non va bene.

Il Clap

Per strada, bancarelle di frutta e generi alimentari a prezzi quasi europei. Non è lì che fanno acquisti le persone con un salario minimo di 18.000 bolivares: i pacchi alimentari mensili o bisettimanali forniti dal Clap, sistema pubblico che raggiunge 6 milioni di famiglie con la distribuzione affidata ai condomini, costano solo 500 bolivares, anche se non bastano a tutto.

Ecosocialismo o guerra

All’università bolivariana, l’agroecologo Miguel-Angel Núñez è relatore a una conferenza su «Ecosocialismo e guerre»: «Un altro modello di civiltà, come quello che con tanti errori e limiti siamo cercando di costruire, è l’antidoto alla guerra totale permanente. E non dobbiamo abbandonare questa idea neanche nell’emergenza, mentre contro il Venezuela è in corso una guerra ibrida».

(Segue)

Caracas 21feb2019: La “Estafeta Cultural” con Marinella Correggia

El ALBA de la Paz en el Mediterraneo de guerras!

por Marinella Correggia – sibialiria.org

Las actividades de Alba Malta North Africa Coordinación, una fuente de inspiración

La ultima actividad desarrollada por Alba Malta North Africa Coordinacion fue, el 1 de diciembre 2018 una proyección del documental “Will everything be forgotten? (en la sede del Partido comunista de Malta) sobre las agresiones de la Otan y de los otros países imperialistas, incluídas las destabilizaciones desde 1991.

En su comunicado final, Alba Malta North Africa escribe: “Esperamos con esta proyección haber contribuido al fortalecimiento del Movimiento por la Paz internacional desparecido de las calles del mundo y exigimos que el Consejo de seguridad de la Onu actúe para el desarmo de todos los mercenarios de la OTAN en Libia, Siria, Venezuela o Yemen”.

No es casualidad que Alba Malta North Africa organize un evento contra las guerras imperialistas y por supuesto no es el primero. Esta asociación lleva en su nombre mismo la referencia a un grupo de países, la Alianza ALBA (impulsada en 2004 por el comandante Fidel Castro y Hugo Chávez) que  historicamente se caracterizaron por ser naciones de Paz, compromitidas a contrastar las guerras de agresión, es decir el “crimen internacional supremo”, cualquier fuese el país victima.

Alba Malta North Africa trabaja desde su creación “por la solidaridad y la amistad con los países progresistas de América del Sur”.

Podemos decir también que esta asociación trata de difundir los valores del ALBA, una alianza de solidaridad, complementaridad, Paz,  en un Mediterraneo donde dominan guerras, competición, y despojo  de la clase obrera y campesina.

Al mismo tiempo Alba Malta North Africa da “su apoyo a todos los países comprometidos en la lucha de liberación nacional contra la agresión de la OTAN y de sus aliados”; “nuestro objectivo es fortalecer la lucha antiimperialista y el movimiento por la paz internacional”.

Es muy importante el lazo que Alba Malta North Africa establece entre la difusión de los principios del ALBA y el trabajo contra las guerras de agresión neocoloniales y contrarevoluciones en diferentes lugares. Lo mismo podemos decir del enfoque de la asociación sobre modelos economicos socialistas como el cubano o el sovietico hasta 1953.

Otro factor importante y especial es que esta asociación no trabaja solamente en Internet como parece hoy la regla! Alba Malta North Africa actua con campañas de información como conferencias, publicaciones, actividades en la calle, actos con sindicatos, universidades, centros culturales, partidos,… Frente al peligro de una desaparición de actividades polítcas externas, paradoxalmente debido a las redes sociales, Alba Malta North Africa trabaja afuera de la computadora también.

Entre las muchisimas actividades de Alba Malta North Africa – sin dinero de ninguna fundación – llevaron a cabo en poco tiempo en Tunez y Malta (además de su participaciones a eventos internacionales sobre los paises del ALBA) hay que recordar algunas (todas son visibles en su canal YouTube:

  •  Campaña de conferencias “No a la OTAN” (2016)Malta ;
  • En Túnez “Cuba, la capitulación del Capitalismo?” Historia y situación actual de la revolución Cubana –Universidad Al Manar , Facultad de Derecho y Ciencias Politicas ‘ 15 de Marzo 2017, Tunez
  • En Túnez encuentro con estudiantes, asociaciones y el Biologo Guillaume Suing  sobre “ Cuba y su modelo de agroecologico. Porque es un logro ?” Universidad de Industrias alimentarias y feria agricultura de Túnez,2017
  • Creación en 2017 de una colección de libritos para niños (R como Revolucion rusa, V como Venezuela no esta sola, C como Cuba libre y soberana, E como Egipto antiguo y negro…), Granada 2017
  • Traduccion del Libro De José Antonio Egido “ Siria es el centro del Mundo
  • Presentación del libro “Objetivo Gaddafi de Patrick Mbeko (2018) Túnez;

No falta la solidaridad concreta: en abril 2018, una acción social en una aldea  abandonada por el gobierno,  en apoyo a los campesinos de El foudhoul (Siliana).

Esta acción internacional es loable para afirmar concretamente en el Mediterraneo los valores del ALBA que pueden ser fuente de inspiración  para otros movimientos por la Paz y la Solidaridad frente a los Tratados de Libre comercio de la UE/USA o de los ajustes estructurales de la FMI que  despojan y someten  a la clase obrera y campesina de estas naciones asi como en America del Sur .

Desde Malta con Marinella Correggia se solidarizan con la Revolución Bolivariana

por mppre.gob.ve

Este sábado 1 de diciembre de 2018 fue llevado a cabo, en la sede del Partido Comunista de Malta, una proyección-debate sobre las agresiones de la OTAN y sobre el proceso de desestabilización llevado a cabo desde 1991, en el ámbito del proyecto “Verdad sobre las guerras” y en conmemoración con el final de la Primera Guerra imperialista de 1918.

Durante el evento, la asociación Alba Malta North África, organizadora del encuentro, saludó al pueblo y Gobierno Bolivariano: “deseamos también solidarizarnos con la República Bolivariana de Venezuela y nos unimos al llamado del Alba, en el día de la Jornada Mundial de lucha anti-imperialista del 30 de Noviembre”.

La oportunidad fue propicia para enfatizar sobre la profundización de las contradicciones imperialistas y sobre los intereses del gran capital, las grandes corporaciones y el capital financiero en estas guerras neo-coloniales y en las contrarrevoluciones inducidas.

Marinella Correggia, quien realizó el documental “¿Todo será olvidado?”, recordó la Importancia de los países del ALBA como Nicaragua, Cuba o Venezuela en los esfuerzos por la paz en países que han sufrido feroces agresiones y destrucciones como Irak, Libia, Yemen o Siria.

Alba Malta North África Coordination espera con esta proyección haber contribuido al fortalecimiento del Movimiento por la Paz internacional desparecido de las calles del mundo y exigimos que el Consejo de seguridad de la ONU actúe para el desarmo de todos los mercenarios de la OTAN en Libia, Siria, Venezuela o Yemen.

Estuvieron en la presentación Marinella Correggia, periodista italiana, Dr Salem Zubeydi, exembajador de la Jamahiriya árabe Libia popular y socialista en Brasil y el Dr George Saliba, exembajador de Malta en Libia. Embajada

Malta 1°dic2018: Verdad contra las guerras con Marinella Correggia

https://www.facebook.com/events/253015978699062/

Este es el enlace de la iniciativa que tendrá lugar el 1 de diciembre en Malta, con la presencia de nuestra querida compañera y amiga periodista Marinella Correggia para tratar el tema de la guerra terrorista contra la Libia soberana e indipendiente de Kadafi, así como de otros conflictos sangrientos realizados por la OTAN (brazo armando del Imperio yankee) a lo largo y ancho del territorio europeo y mediterraneo.

En Nápoles Marinella Correggia presenta el libro: “El Presidente de la Paz”

por mppre.gob.ve

Como parte de las actividades de acompañamiento a la XIV Edisión de la Feria Internacional del Libro de Venezuela, que realiza la Diplomacia de Paz a nivel internacional, se presenta en Nápoles el libro “El Presidente de la Paz”.

 

Escrito por la periodista italiana y ecopacifista Marinella Correggia, la obra constituye un importante homenaje a la figura del Comandante Eterno Hugo Chávez  y describe los principios de paz, solidaridad y respeto que la política exterior de la Revolución Bolivariana, ha desarrollado a nivel regional e internacional.

 

La presentación tuvo lugar en la Sala “Simón Bolívar” de la Biblioteca Nacional, y contó además con la participación del profesor y latinoamericanista Pasquale Gallifuoco, la Cónsul General de Primera Amarilis Gutiérerz Graffe junto al equipo consular, periodistas, miembros de los grupos de solidaridad con Venezuela y estudiosos de la cultura hispana.

 

Durante la apertura Gutiérrez Graffe recordó que la FILVEN es hoy una manifestación cultural consolidada y muy apreciada por el pueblo, que se realiza a partir del 2005 y que ha contribuido a aumentar el hábito de la lectura y la accesibilidad de toda la población a la misma.

 

Refiriéndose a la obra, Marinella Correggia detalló como Venezuela a partir de la llegada al poder del presidente Chávez, junto a los países del ALBA, ha sido capáz de desarrollar acciones concretas para la prevención de conflictos y construir relaciones internacionales liberadoras y pacíficas, así como la proyección de un modelo económico y cultural ecosostenible.

 

La autora recordó que el Comandante Chávez dedicó especial atención a los hermanos países africanos, realizando un profundo análisis de la carta que enviara a la III Cumbre de Jefes de Estados y de Gobierno de América del Sur y de África (ASA),  en febrero de 2013.

 

Durante el evento fue proyectado el video “Todo será olvidado?”, material que denuncia las agresiones militares en el medio-oriente por las grandes potencias imperialistas, la manipulación mediática y expone además, la política internacional actual de Venezuela, con la continuidad que ha dado el Presidente Nicolás Maduro. Expone además el rol desempeñado por el país ante la ONU, en las palabras del embajadorJorge Valero.

 

La versión en español del libro El Presidente de la Paz, obtuvo en Caracas el premio del consurso literario “El pensamiento y la obra socialista de Hugo Chávez Fías” organizado por la asociación:  Tricontinental de las Relaciones Internacionales y de la Solidaridead (TRISOL).

Napoli 17ott2018: Marinella Correggia e il “Presidente de la Paz”

Il Consolato Generale del Venezuela
e la Biblioteca Nazionale di Napoli

Invitano

alla presentazione del libro:

“El Presidente de la Paz”

di Marinella Correggia

MERCOLEDI 17 OTTOBRE

Ore: 15.00

Sala Simón Bolivar 

Biblioteca Nazionale di Napoli

Palazzo Reale -P.zza del Plebiscito

  

Interverranno:

 

Amarilis Gutiérrez Graffe

Console Generale del Venezuela a Napoli

Marinella Correggia

Ecopacifista – Giornalista

Pasquale Gallifuoco

Università” L’Orientale” di Napoli  – Acli Beni Culturali

 con testimonianza video dell’azione di pace dei paesi dell’Alba

 (Alleanza Bolivariana dell’America Latina e i paesi caraibici)

Per un’unità contadina in Venezuela: per un congresso costituente contadino unitario

Risultati immagini per chavismo madurodi Miguel Angel Núñez Núñez

La frammentazione politico ideologica del movimento contadino venezuelano non è un segreto per nessuno. Nei 19 anni di rivoluzione non è riuscito a consolidarsi e a diventare un’autentica avanguardia, capace di illuminare e indirizzare la trasformazione dei mezzi e modi di produzione della nostra agricoltura nazionale.

La frammentazione, che ci disorienta, ci confonde e si riflette nella relativa e precaria produzione primaria di alimenti, richiede di superare i soliti risentimenti accumulati a causa di agende personalizzate e di parte, a noi imposte.

Lo chiede il presidente Maduro, e viene richiesto pressantemente, di passare alla definizione – discussione – azione di linee politiche agroalimentari operative. Non c’è altro tempo da perdere.

L’assedio economico sperimentato dal Venezuela ha reso più acuta la situazione produttiva agroalimentare. Tuttavia, sono presenti alcune condizioni, che in modo coerente potremmo far diventare opportunità valide, e questo, oltre a farci andare avanti nel consolidamento degli spazi di produzione di alimenti, potrebbe aiutarci per l’unità dei settori contadini e produttivi.

Qui di seguito presentiamo alcune premesse, per andare avanti verso l’unità delle organizzazioni di produttori di alimenti primari.

Premesse

1. La nuova architettura finanziaria fiscale e monetaria e di cambio che si struttura in Venezuela richiede di attivare la produzione reale e in modo accelerato la produzione di raccolti.

2. Dobbiamo andare avanti, lo ripetiamo, nel processo di unità contadina nazionale e per l’organizzazione sociale della produzione agroalimentare.

3. L’unità, che corrisponde al carattere sociopolitico e ideologico bolivariano, è una condizione fondamentale, strategica, opportuna e indispensabile, allo scopo di:
– difenderci dall’imminente aggressione e intervento militare più volte annunciati;
– proteggere le conquiste del nostro processo rivoluzionario;
– mantenere lo sforzo per la produzione alimentare e consolidare le basi dell’economia agroalimentare nazionale.

4. Le istituzioni e ai funzionari dello Stato nel campo dell’agricoltura dovrebbero sburocratizzarsi e superare le lacune tecnico-politiche, i modelli ego-ideologici e i protagonismi individuali. Dovrebbero imparare a integrarsi e, coerentemente, appoggiare i settori più importanti nel campo della produzione: i nostri contadini.

5. Pessimo è il bilancio delle attività dei tecno-burocrati corrotti che si occupano di agricoltura in Venezuela. I loro errori e omissioni sono ben noti e per il futuro vanno evitati e superati, alleviando le ripercussioni sociali e politiche sul settore agroalimentare nazionale.

6. Per gettare le basi e consolidare i settori produttivi primari stanno emergendo possibilità di costruire articolazioni e sinergie nuove, fresche, flessibili, attive, efficaci e oneste. Opportunità che si inseriscono nei cambiamenti relativi alla nuova economia; per questo si richiedono nuove forme di produrre i nostri alimenti.

7. Alcune esperienze produttive che hanno avuto buon esito in campi specifici sono esempi di reti di riferimento che si possono articolare. Processi produttivi realizzati con altre logiche di funzionamento. Produrre-partecipare-promuovere, che ci portano meccanismi di apprendimento utili. Nasce un “sapere con scienza” al quale le istituzioni accademiche e di ricerca nel settore agroalimentare devono dar valore.

8. In queste contingenze urgenti e a partire dalla storia di questi 19 anni, si tratta di “recuperare il recuperabile”: nelle idee e nelle proposte che non si è riusciti a portare avanti per diverse ragioni. “Recuperare il recuperabile”: in materia di infrastrutture, attrezzature, macchinari, logistica.

9. Ribadiamo che c’è mancanza di unità e coerenza tecnico-politica fra le distinte tendenze di produttori, contadini e fra alcuni rappresentanti di istituzioni. Si tratta di cogliere appieno le enormi potenzialità della nostra diversità agroalimentare nazionale. Siamo un paese molto diversificato, che ci offre innumerevoli specie alimentari, concentrate in 26 socio-bioregioni a livello nazionale.

10. Abbiamo l’obbligo di valorizzare, studiare, proporre e intraprendere a tutti i livelli di interazione sociale; azioni formative, produttive e di ricerca finalizzate a potenziare le favorevoli condizioni agroclimatiche che il nostro paese ci offre e che confermano le basi ecologiche della nostra ricchezza agroalimentare.

11. La nostra condizione naturale tropicale e agro-biodiversa ci deve indurre a potenziare l’organizzazione sociale della produzione territoriale locale. La produzione dei piccoli e medi coltivatori, articolata a livello di comunas, di comunità, di municipi e dei Consigli Produttivi dei Lavoratori (Consejos Productivos de los Trabajadores, CPT) promossi dalla Centrale Bolivariana Socialista dei Lavoratori e altre istanze organiche dedicate alla produzione alimentare.

12. Il risultato di questa sinergia dovrebbe essere la formazione di eco-reti agroalimentari destinate a rendere visibile la nostra economia contadina, il cui valore produttivo continua a essere sottovalutato. Le eco-reti incoraggerebbero anche i cibi tradizionali regionali, sulla base del potenziale produttivo degli alimenti locali.

Lineamenti politici operativi per l’organicità delle premesse

1. Rafforzare e dar valore alla partecipazione della donna contadina, dei giovani e degli anziani, nei vari processi produttivi agricoli.

2. Con urgenza, assicurare la partecipazione delle comunità e organizzazioni di base nella creazione e consolidamento di nuclei produttivi di semi autoctone e attraverso diverse attività partecipative, generare scambi di conoscenze fra i processi di produzione di semi stabiliti dalla nostra Legge sui semi.

3. Procedere verso il consolidamento dei nuovi mezzi e modi di produzione agricola, il che richiede una formazione tecnico-politica-agroecologica accelerata e la promozione del consolidamento delle eco-tecnologie appropriate in ognuna delle località produttive.

4. Partecipazione delle organizzazioni di produttori e contadini di base nella messa in opera di sistemi di controllo finalizzati a smantellare le pratiche di contrabbando (bachaqueo) e le mafie speculatrici, causa di grandi problemi e distorsione dei prezzi, nella commercializzazione e distribuzione degli input agricoli.

5. Per confrontare e smantellare progressivamente le mafie paramilitari che controllano la commercializzazione e distribuzione degli input e vari mezzi di trasporto degli alimenti, occorre ridare impulso alle milizie contadine le quali devono poter assumere un ruolo da protagoniste nella difesa degli interessi della produzione.

6. Occorre realizzare insieme ai settori produttivi un meccanismo di controllo giuridico e sociale, per procedere a una revisione e correzione di tutti i procedimenti irregolari avviati dall’Istituto nazionale delle terre, così da valutare i procedimenti viziati emessi dai tribunali agrari a proposito delle terre che produttori e contadini hanno indicato come non coltivate. Lotta contro la ricostituzione del latifondo, giustizia per i contadini e i produttori ingiustamente accusati.

7. Partecipazione delle organizzazioni di produttori nella ristrutturazione delle politiche pubbliche dei mezzi di produzione: finanziamento, meccanizzazione, reddito, servizi, irrigazione, istruzione, salute, sicurezza contadina, case contadine, viabilità, distribuzione, immagazzinamento.

8. Insieme ai settori produttivi, recuperare tutte le infrastrutture di sostegno agricolo che si trovano in stato di abbandono a livello nazionale. Le loro attività devono essere concretamente riprogrammate.

9. In ogni specifica socio-bioregione, e insieme ai produttore dell’area occorre stabilire un programma di gestione dei suoli e della raccolta di acqua, appoggiando e promuovendo iniziative e progetti di ripristino dei bacini idrografici.

10. Insieme alle comunità produttive, occorre attivare i già esistenti laboratori di bio-input e organizzare la produzione locale di concimi azotati partendo dal riutilizzo, recupero e riciclaggio di scarti organici.

11. Promuovere la produzione locale in forma associata, con le organizzazioni esistenti e le scale di articolazione dei piccoli produttori ai mercati locali. I contadini devono essere integrati negli spazi di mercato e distribuzione dei loro raccolti.

12. Stipulare alleanze con i mezzi di comunicazione alternativi, per realizzare i flussi di interscambio di informazioni e di mobilitazione dei settori primari della produzione.

Alcune considerazioni circa queste proposte

I lineamenti di politiche agroalimentari qui proposti sono costituiti da attività e da altri lineamenti specifici, già ben presenti in letteratura e che sono il frutto di innumerevoli riflessioni raccolte in questi 19 anni di attività nell’organizzazione agricola in Venezuela.

Evidentemente, per rafforzare questi lineamenti occorre dibattere, correggere, modificare e proporne di nuovi, che siano adatti a ogni specifica socio-bioregione e ai settori produttivi interessati. Questi ultimi, nei loro spazi produttivi e settoriali, devono definire le proprie necessità, capacità e potenzialità.

Da ogni realtà concreta si declinerà quanto è urgente/importante/necessario per iniziare e andare avanti. Ad esempio. Urgente: le attività di semina, lavorazione del terreno, ecc.

Importante: programmare le semine a seconda della domanda locale e dei cicli produttivi.

Necessario: garantire le sementi e l’approvvigionamento idrico.

Siamo convinti, e lo ribadiamo, che gli strumenti politici nel settore agroalimentare che riusciremo a mettere in atto, avranno maggiore coerenza, pertinenza e impatto se riusciremo a procedere verso l’unità contadina rivoluzionaria che il settore agricolo nazionale richiede.

La nostra unità deve essere originaria, incarnata nelle realtà locali di ogni territorio e a partire da quello, invitare i distinti settori sociali, istituzionali e accademici a collaborare nei diversi processi produttivi. Unità nella diversità: la realtà lo esige.

Anche su scala locale, si declineranno le lotte per la difesa dei nostri spazi produttivi; quelle per la trasformazione dei nostri paradigmi; quelle per la resistenza e la sopravvivenza immediata. E le lotte con noi stessi, per migliorare e procedere con umiltà, perseguendo la costruzione di un nuovo modello di civiltà planetario.

Verso un Congresso contadino costituente unitario!

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marinella Correggia]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe artigos e a obra do teólogo, filósofo, escritor e professor Leonardo Boff

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

tarot Co_creador

donde las líneas de la vida y el alma convergen

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

Sonia Serravalli - Opere, biografia e altro

Se non vedi i miracoli, non significa che non esistano

rivoluzionando

La Rivoluzione del Popolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: