Italia, PC: “Prima la salute dei lavoratori, NON il profitto!”

Risultato immagini per sciopero 25 marzo 2020 gomma plasticadi Monica Perugini*

Se la chiusura non coinvolgerà tutte le attività produttive non essenziali, la salute dei lavoratori sarà posta costantemente a rischio, giacché è pressoché impossibile controllare che le misure preventive all’attacco virale, siano poste in essere nelle fabbriche interessate.

È vergognoso che i lavoratori debbano vedersi derubati di ferie e permessi per stare a casa e porre al riparo la salute di se stessi e delle loro famiglie e a maggior ragione che debbano perdere quote di salario, anche se lo sciopero è rimasto l’unica arma, tuttavia posta in essere in modo esageratamente tardivo dai sindacati confederali come sempre “bruciati” sul tempo da manifestazioni spontanee e di base.

Allo stesso protestiamo ed alziamo la nostra voce contro un governo che spudoratamente, attraverso il suo presidente, dichiara di NON POTER SAPERE quali possano essere le attività essenziali! Ci chiediamo, allora che ci stia a fare!

Mantova, dove la protesta della tessile Corneliani era già scattata all’inizio dell’emergenza, vede oggi scoppiare la rivolta contro il decreto blocca-fabbriche, vede scioperi in tutta la provincia e da Mantova la protesta dilaga: il 25 marzo ci sarà finalmente lo stop regionale. L’allarme di Filctem, Femca e Uiltec al prefetto è che ditte locali non essenziali ora provano a riaprire, sfruttando l’interpretazione e le incertezze del decreto eterno. Proteste e blocchi nelle aziende metalmeccaniche del Mantovano sono ormai numerose.

Da comunisti siamo al fianco di questi lavoratori che non possono e non devono sentirsi soli in questa difficile lotta per la salute e la dignità. 

* Partito Comunista – Lombardia

Venezuela: togliere subito le sanzioni!

di Monica Perugini

Non è uno scatto venuto male, questa è Caracas adesso, dal balcone di S. Antonio.

Lo scatto è l’emblema di ciò che sta vivendo il popolo venezuelano ostaggio dei continui sabotaggi al sistema informatico delle centrali elettriche del paese operato da agenti esterni, come la stessa amministrazione nordamericana ammette sistematicamente e come il fantoccio Guaidó annuncia con perfetta previsione. Gli attuali black-out sono la conseguenza dei sabotaggi, mancando i pezzi di ricambio a causa dell’impossibilità di comprarli visto il criminale blocco economico finanziario.

Eppure in Europa si continua a parlare di regime! Quale regime permetterebbe ad un simile sciacallo di muoversi impunemente dentro e fuori il paese con mezzi infiniti di dubbia provenienza, indice 25 elezioni in 20 anni sistematicamente controllate da ispettori stranieri che ne certificano la regolarità? L’aggressione è evidente contro un popolo che, in ogni angolo del paese, non smette di ripetere che Maduro è il suo legittimo presidente e che la Rivoluzione socialista vuole e deve vivere.

L'immagine può contenere: 1 personaLe così dette democrazie occidentali dovrebbero finalmente prendere atto della situazione, anche se a loro non piace, visto che tanto cianciano di libere scelte. Togliere le sanzioni e far cessare l’isolamento del paese, ribellarsi al diktat degli Usa, riprendere le relazioni commerciali e l’import dal Venezuela. Non farlo significa essere complici di assassini, di coloro che spezzarono la democrazia cilena con il tragico golpe di Pinochet, ripetere la politica dimostrata in Libia, anzi, vista l’attuale condizione di quel paese, fare peggio: dare la riprova di una politica estera fatta di prevaricazione, guerra, aggressione a chi non si china all’imperialismo yankee ed europeo.

Aggiornamenti da Caracas (+VIDEO)

L'immagine può contenere: testoda Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

Partiti dalla Lombardia con destinazione Venezuela per una missione di solidarietà, portando alle organizzazioni popolari locali farmaci raccolti col passaparola in Italia, nei giorni della distribuzione si sono trovati a subire un nuovo blackout contro il paese del Presidente Maduro. Questa la lettera inviataci che volentieri pubblichiamo.

di Monica Perugini 

Ieri in Venezuela è stato perpetrato un ennesimo attacco alla rete elettrica. Un blackout che ha colpito Caracas e buona parte del paese e che secondo il vice presidente Jorge Rodríguez è il più letale di quelli fin qui avvenuti. I nostri compagni a Valencia ci invitano a far conoscere la realtà di una situazione che rappresenta uno dei più vili e vergognosi attacchi che gli Usa stanno conducendo contro il legittimo governo del presidente Maduro, nel tentativo di isolarlo dalla Comunità internazionale e di porre allo stremo la popolazione. 

Paradossalmente, le dinamiche imperialistiche non attecchiscono in terra bolivariana come ci raccontano con foto e filmati i nostri compagni in questi giorni a Valencia.

La Comunità dello stato di Carabobo, così come il resto del paese, sta reagendo unita contro il nuovo blackout, il sabotaggio orchestrato dai gringos e dai sabotatori presenti nel paese. 

Le Comunità e i collettivi si riuniscono la sera per fare fronte comune, anche fisicamente oltre che politicamente. 

I negozianti regalano agli abitanti dei quartieri le merci che senza energia elettrica si rovinerebbero, le donne scendono in piazza col Governatore Lacava per condannare la brutale aggressione di un deputato dell’ opposizione che ha aggredito una agente della polizia Bolivariana. 

Se questa è la politica degli Stati Uniti, portata avanti dal burattino Guaidó, se queste sono le premesse per un governo di aggressori…. resisteremo per sempre al fianco del presidente Maduro e della Rivoluzione Bolivariana! 

Terra, acqua, petrolio, risorse minerarie sono dei Venezuelani e del Venezuela socialista resteranno.

Simili convincimenti sono la caratteristica politica preponderante di un popolo che grazie alle politiche di Chávez e Maduro si è emancipato, che conta e vuole contare. Gli yankee non devono passare e la solidarietà internazionalista deve fare la sua parte e raccontare come stanno le cose per davvero. 

Reagire alla pantomima messa insieme dai mezzi di comunicazione di massa, ormai globalmente asserviti ai potentati economici mondiali. Fare controinformazione anche militante, come si faceva un tempo. Il Venezuela è l’emblema di una società giusta, socialista dove i poveri non sono più schiavi e ciò è ancora e sempre possibile e noi lo stiamo facendo.
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Fare di tutto per sostenere il Venezuela

L'immagine può contenere: 2 persone, testodi Monica Perugini 

Partire dall’Europa per Caracas è diventata un’impresa. Tutto torna ed emerge chiara la volontà di scatenare la guerra contro il Venezuela, isolandolo e rendendolo irraggiungibile dalla solidarietà internazionale e dai rapporti commerciali.

Dopo le esplicite dichiarazioni di aggressione espresse dagli Usa che puntano alle riserve petrolifere e minerarie ed allo squallido comportamento europeo, diviene impellente che si alzi la voce a favore del popolo Venezuelano e della Rivoluzione Bolivariana che, pur soffrendo, si oppone alla dittatura imperialista, ribadendo come il presidente Maduro sia stato legittimamente eletto, piaccia o meno a chi vuole invadere il paese per derubarlo e devastare lo stato sociale costruito da Chávez in poi.

Faremo di tutto per far pervenire ai nostri compagni di Caracas, Valencia e S. Antonio i medicinali indispensabili di cui hanno bisogno e che a causa delle sanzioni, non riescono ad acquistare.

Faremo di tutto per sostenere la resistenza di un popolo che si oppone ai potentati, ai veri padroni del mondo, rivendicano il diritto alla indipendenza politica, che contrastano il rischio che si replichi l’esperimento libico in America latina.

Questa è la vera lotta da far propria senza infingimenti, infatti, non ci sarà nessun clima respirabile, città vivibile, lavoro salubre, commercio sostenibile se non si combatteranno i responsabili conosciuti di tale imbarbarimento sociale. Per questo chi oggi vuole una società giusta e vivibile, deve stare dalla parte della Rivoluzione Bolivariana. Per quanto ci riguarda, stiamo facendo di tutto per far giungere a destinazione i medicinali già imballati e invitiamo i compagni, chi solidarizza, ovunque si trovi, e a qualunque formazione politica aderisca, a raccoglierne altri.

Coi compagni Venezuelani, stiamo organizzando un’altra spedizione e vi invitiamo ad aderire e diffondere la necessità della solidarietà internazionalista.

Infoline: 0039 331 794 3447

Perché è fondamentale lottare per il Venezuela Bolivariano

L'immagine può contenere: 6 persone, persone che sorridonodi Monica Perugini 

Insieme a 400 persone siamo bloccati a Madrid. Iberia, infatti, per motivi politici, in contrasto con il governo venezuelano, ci ha comunicato, dopo due giorni di proteste, che non vola per Caracas. Purtuttavia continua a vendere i biglietti per il Venezuela e, bloccando i passeggeri a Madrid, non effettua rimborsi giacché parte della tratta dai paesi di origine, è già stata effettuata.

Il boicottaggio dunque è evidente. La Spagna governata dai socialisti si accoda al boicottaggio scatenato dagli Usa che intendono, di fatto, sequestrare un paese in casa propria ed impedire la solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana. Abbiamo recuperato il carico di medicinali che i nostri compagni venezuelani aspettano a S. Antonio, Caracas e Valencia. Ad ulteriore sostegno delle nostre convinzioni politiche, abbiamo constatato personalmente cos’è la guerra commerciale ed economica scatenata contro un paese che si rifiuta di accettare il sistema capitalistico e lavora per una società socialista, retta dai principi dell’eguaglianza e della giustizia sociale che redistribuisce la ricchezza derivante dalla vendita di petrolio, diamanti, coltan e minerali alla popolazione, costruendo un sistema scolastico, sanitario e servizi accessibili a tutti.

Dimostrare che il socialismo è ancor a possibile è impresa necessaria in un mondo dominato dal denaro e quando ti accorgi di persona che il soldo non serve solo per comprare il necessario ed il superfluo ma viene usato per escludere, isolare, emarginare dalla rete della solidarietà un intero popolo che si è accorto bene cosa vorrebbe dire avere come governanti yankee ed europei senza scrupoli, l’imperativo di proseguire l’impegno diviene impellente.

Parlando con i Venezuelani qui con noi a Madrid, persone di diversa estrazione sociale, musicisti dell’orchestra Simón Bolívar, atleti della nazionale, madri che sono andate a trovare i figli all’estero, abbiamo capito come sia forte l’attaccamento ad una nazione che vuole resistere a tutti costi ad attacchi senza precedenti nella storia sferrati dall’aggressione imperialista ai paese non allineati. Per questo occorre stare con il Venezuela di Maduro, presidente legittimamente eletto, con la Rivoluzione Bolivariana, con la prospettiva seria, consapevole, condivisa da vaste popolazioni che un domani migliore è possibile.

Rompere l’isolamento, continuando ad aiutare, oltre a firmare, fare concreta solidarietà. Aiuteremo così anche noi stessi.

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