L’imperialismo al contrattacco di fronte alla sua sconfitta in Siria

L'immagine può contenere: 1 persona, scarpe, barba, salotto e spazio al chiusodi Manuel Freytas

Non possono digerire la loro sconfitta ad Aleppo e del terrorismo made in USA in Siria.

Non possono digerire il patto politico tra Putin ed Erdogan, che ha tirato fuori la Turchia dal dispositivo terrorista della NATO sotto la direzione del Pentagono.

Non possono digerire una Russia che vince in Medio Oriente.

Non possono digerire la sconfitta degli USA, Israele, UE e Arabia Saudita con le monarchie del Golfo, nel progetto di dividere, atomizzare e controllare la Siria. Per poi attaccare l’Iran.

Hanno fallito, sono stati sconfitti militarmente. E non possono digerire la fine dello Stato Islamico. Una macchina terrorista ed assassina che ha sostituito i marines nella invasione della Siria, e nella nuova occupazione dell’Irak.

Hanno perso la guerra regionale, hanno perso la Turchia in quanto alleato strategico, hanno perso l’egemonia militare in Medio Oriente. Ed adesso si attivano per la distruzione dell’alleanza tra Russia e Turchia.

Questo era l’obiettivo strategico dell’assassinio filmato dell’Ambasciatore della Russia in Turchia. Ed è la prima volta che l’intelligence USA utilizza un fondamentalista suicida infiltrato e manipolato (vestito con giacca e cravatta) per uccidere e diffondere un messaggio in un set televisivo montato in una Galleria d’Arte.

Gli yankee, la CIA, il Mossad israeliano, e l’intelligence britannica vanno al contrattacco. Questa è la preparazione del nuovo scenario terrorista durante la presidenza Trump. L’assassinio mediatico dell’ambasciatore russo in Turchia, è stato solo l’inizio del nuovo processo della guerra tra le potenze capitaliste in Medio Oriente. Solo l’inizio di quello che ci aspetta nel 2017.

Accomodatevi pure sulla poltrona. Qui troverete tutte le spiegazioni sullo spettacolo, ed è gratis.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Danilo Della Valle]

Russia: intervista a Pavel Tarasov (Kprf)

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Il nostro compagno e collaboratore Danilo Della Valle ha di recente visitato la Russia e ne ha approfittato per realizzare alcune interviste a diversi e differenti protagonisti della politica russa che possono essere qui in Italia di interesse per comprendere cosa si muove nel panorama del paese più esteso del mondo.

La tornata elettorale di settembre ha visto, tra molte polemiche, un solo grande protagonista: il Partito del Presidente Putin, Russia Unita. Eppure il mondo politico russo non è solo rappresentato da Russia Unita ma, anzi, da molti altri partiti che partecipano attivamente alla vita politica del Paese. Uno di questi è il Partito Comunista della Federazione Russa, secondo partito alla Duma, che durante le ultime elezioni ha avuto un calo molto importante di consensi, pur rimanendo il primo partito di opposizione con qualche deputato in più della sorpresa LDPR, i liberal-democratici guidati dall’eclettico Zhirinovsky. Ad un anno di distanza dall’incontro con il vice Presidente della Duma e del Kprf, Ivan Melnikov, abbiamo incontrato diversi rappresentanti del Partito Comunista per discutere dei risultati delle ultime parlamentari e della situazione economica del Paese. Di seguito pubblichiamo una sintetica intervista a Pavel Tarasov, deputato del Kprf e redattore della rivista socio-politica “Falce e Martello”.

Alla luce del cambio di sistema elettorale, si può dire che Russia Unita non avrà rivali per un po’ di tempo, è d’accordo?

Le elezioni sono andate esattamente come voleva il Cremlino, il sistema proporzionale è stato cambiato con un sistema misto e questo sicuramente non ha portato un giovamento al nostro partito. Inoltre, a mio avviso, tutti i mezzi di informazione sono stati occupati dalla propaganda di Russia Unita. La sola unica cosa positiva durante questa tornata elettorale è stata la nomina a segretario dello ЦИК (il comitato centrale delle elezioni) di Ella Pamfilova che almeno cerca di lavorare nel rispetto delle regole democratiche.

Lei è stato candidato alla Duma nonostante la giovane età, ed ha raggiunto un ottimo risultato. Che riscontri ha avuto dalla popolazione durante la campagna elettorale?

 Sono stato candidato durante l’ultima tornata elettorale al collegio 208 di Mosca. Qui sono arrivato al secondo posto con il12% mentre al primo posto è arrivato Nikolay Gonchar di Russia Unita con il 34.25%. Sinceramente non mi aspettavo potesse prendere una percentuale così alta. Durante la campagna elettorale la popolazione ha mostrato grande sostegno per il Kprf e una forte sfiducia verso il governo. Per questo il risultato finale delle elezioni stupisce molto. Parzialmente può esser spiegato con delle  manipolazioni e brogli durante le elezioni, almeno per quanto riguarda alcuni seggi.

14874961_10211125706729150_880495540_nIl Kprf ha perso moltissimi deputati rispetto alle ultime elezioni. Cosa ha causato questa debacle?

Sì, effettivamente durante questa ultima tornata elettorale abbiamo perso. Oltre ai diversi punti percentuali abbiamo perso anche molti deputati, siamo passati da 92 a 46. Sicuramente in questo risultato ha influito il passaggio dal sistema proporzionale a quello proporzionale misto, nei collegi uninominali è molto più difficile vincere. Siamo riusciti a far scattare 7 deputati nei collegi uninominali. Inoltre l’astensione è stata molto alta, e ciò a mio avviso non ha favorito i partiti di opposizione.

Una delle critiche più severe mosse al Kprf, sia da molti partiti di sinistra in Occidente che da altri partiti in Russia, è quella di esser una finta opposizione al governo e di avere una leadership “vecchia”. Crede sia vero?

Per quanto riguarda le critiche che vengono da Occidente, in Europa la maggior parte dei partiti di sinistra si vergogna di autodefinirsi comunista e per questo ogni critica al Kprf sembra davvero senza senso. Credo che chi accusa il Kprf di esser una opposizione soft o è in malafede o non conosce le nostre posizioni e ciò che noi facciamo: durante l’ultimo periodo hanno addirittura cercato di mandare in carcere due deputati della ultima Duma, Bessonov e Parshen, ed il governo vieta sistematicamente, con l’aiuto della polizia, i nostri picchetti e le nostre manifestazioni. Mi sembra che qualcuno vuole vedere solo ciò che vuole, senza basarsi sui fatti. Per quanto riguarda la questione “generazionale”, può sembrare che nel Kprf ci siano solo persone “anziane” perché effettivamente i nostri leaders sono sulla scena da anni ed i media danno maggior spazio a loro. Ciò sicuramente può frenare le nuove generazioni, ma nel Kprf militano comunisti di tutte le età, abbiamo una buona fetta di giovani militanti e deputati che ricoprono incarichi all’interno del Partito.

Quanto possono inficiare sulla situazione economica russa le sanzioni messe in atto come ripicca per la questione della Crimea?

Attualmente la situazione russa non è delle migliori, ma dubito che si possa pensare che l’attuale crisi economica sia dovuta soltanto alle sanzioni per ciò che è successo in Crimea. Le sanzioni sono efficaci grazie al fatto che durante gli anni ‘90 l’industria nazionale del Paese è stata totalmente distrutta e svenduta, e  quando la Russia è stata colpita dalla pioggia di petroldollari questi fondi  hanno riempito le tasche dei liberali che girano intorno al Presidente e non sono stati spesi per lo sviluppo dell’economia del Paese.

Russia: intervista a Sergey Baburin

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Il nostro compagno e collaboratore Danilo Della Valle ha di recente visitato la Russia e ne ha approfittato per realizzare alcune interviste a diversi e differenti protagonisti della politica russa che possono essere qui in Italia di interesse per comprendere cosa si muove nel panorama del paese più esteso del mondo.

Sergey Baburin è da sempre una figura controversa del mondo politico russo. Deputato della Duma nel 1990, è stato uno dei protagonisti nel 1993 delle rivolte contro le riforme economico-sociali del governo liberista di Eltsin che si conclusero con un bagno di sangue e con l’esercito che sparò sul Parlamento, dove erano asserragliati molti deputati e parte dei manifestanti. Baburin ha ricoperto varie cariche politiche ed accademiche, è oggi vice-Presidente dell’Accademia russa della Scienza ed uno degli editori della rivista “Slavi”, oltre ad esser membro dell’Istituto giuridico Europeo “Justo”. È stato candidato alle ultime elezioni parlamentari con il Kprf, anche se il suo movimento rimane autonomo e con posizioni divergenti da quelle del Partito di Zyuganov, facendo capo ad una area nazionalista e conservatrice. 

È stato candidato alle ultime elezioni Parlamentari alla Duma che hanno visto il trionfo del Partito Russia Unita e l’appiattimento delle opposizioni su percentuali molto più basse. Come valuta i risultati?

Valuto i risultati delle elezioni in maniera molto negativa, ma posso dire che non è stata una guerra “giusta”. Si possono perdere le elezioni in una guerra onesta ma quella delle ultime elezioni non lo è stata. La percentuale indicata ufficialmente non è assolutamente vera, i votanti sono stati molti di meno e, mi assumo la responsabilità di ciò che dico, nutro forti dubbi anche sulla vittoria di Russia Unita. Secondo i nostri osservatori in molti collegi abbiamo vinto, mentre ufficialmente abbiamo perso le elezioni. Ed anche dove abbiamo preso seggi non ci è stato permesso di vedere esattamente le percentuali. Io sono stato un candidato del Kprf, ma non sono un rappresentante del Partito. Siamo alleati da 25 anni anche se durante le prime elezioni non siamo scesi in campo insieme, ci sono comunque delle distanze ideologiche tra il mio movimento ed il Kprf.

La crisi strutturale che il sistema capitalistico sta affrontando rende chiara una cosa: questo non è il sistema migliore per le popolazioni del mondo, ma solo per i ricchi. La forbice tra le classi aumenta sempre di più e questo può diventare un problema. Come pensa si possa uscire da questa situazione?

Il modello economico della Russia è basato sulla produzione, come avviene per  la Cina, per caratteristiche territoriali e per tradizione. È quello il modello da seguire, purtroppo molti dei nostri governi che si sono succeduti, come quello di Medvedev,  non hanno a cuore la Russia e non hanno seguito questo tipo di modello. Per me al giorno d’oggi l’economia non può esser né socialista né capitalista, con la tecnologia che avanza sempre di più l’economia chiede altri bisogni. In molti Paesi d’Occidente hanno imparato dagli errori della crisi del 2008 ed anche se vivono in un sistema capitalista hanno una economia indirizzata socialmente. In Russia, prima con Eltsin e poi ancora con i governi che gli sono succeduti, c’è un neocapitalismo che è totalmente lontano dal popolo russo, proprio per questo abbiamo una diversità enorme tra le classi. Abbiamo una distanza enorme tra ricchi e poveri, abbiamo due società diverse, su 140 milioni di abitanti 100 di questi vivono fuori dalla economia e questo crea una instabilità totale. Ciò non è accettabile.

634c2f29-218d-4dda-b3e8-5b08660da14aPassando alle questioni di politica internazionale, dove lei è sempre stato molto attivo, oggi un fronte molto caldo è quello siriano. La Russia sta facendo la sua parte nell’aiuto della popolazione locale e nel combattere il terrorismo, come pensa possa risolversi la crisi?

Dal 2011 sono il Presidente del Comitato russo di solidarietà con il popolo libico e con il popolo siriano. Posso dire che oggi la Russia fa giustamente il suo dovere aiutando il popolo siriano, ma a mio avviso il governo dovrebbe riuscire a fermare la Nato in maniera più decisa. Credo che la pace si possa raggiungere solo con il governo legittimo attuale, che è l’unico a poter garantire la pace in Siria. Se Assad dovesse andare via, la situazione potrebbe precipitare come è successo nella Libia di Gheddafi, e ciò comporterebbe delle conseguenze catastrofiche.

Anche in Donbass, nel cuore dell’Europa, la situazione sembra ancora molto calda e la soluzione sembra non esser così vicina, con le parti in causa ancora molto distanti nel trovare un accordo che possa far cessare veramente questa guerra. I media Occidentali hanno puntato varie volte il dito contro la Russia, rea di aver aizzato la popolazione a ribellarsi dopo il Maidan ed il conseguente golpe di Kiev.

Per quanto riguarda il Donbass, il governo Russo non è mai stato l’iniziatore di questi eventi ma era interessato solo alla Crimea, dopo che la sua popolazione si è ribellata al Maidan, ed organizzare una situazione stabile lì. Per questo quando gli abitanti di Lugansk e Donetsk, di loro iniziativa, hanno cercato di copiare ciò che è accaduto in Crimea, il Cremlino è rimasto spiazzato, non sapendo che fare. Alla luce dei fatti attuali, credo che la Russia debba prendere una decisione definitiva sul Donbass: o riconoscere queste Repubbliche come Indipendenti o garantire che il popolo del Donbass vada a referendum, ed accettarne il verdetto, facendole diventare eventualmente parte della Russia, come è accaduto per la Crimea. Purtroppo la fazione liberale all’interno di Russia Unita non vuole che ciò accada per le ripercussioni economiche che una decisione del genere può avere sulla Russia, e il Presidente Putin si è convinto di questo che i liberali dicono. Oggi la Russia aiuta la popolazione del Donbass in via non ufficiale, nonostante tutto però le sanzioni ci sono lo stesso e se la Russia avesse fatto ciò che a mio avviso andava fatto non sarebbe cambiato molto rispetto ad ora. Fortunatamente è scattata una grande solidarietà nei confronti della popolazione del Donbass, non solo da parte del popolo e del governo russo ma anche da parte di molti movimenti e partiti Europei. Se vogliamo, lo stesso governo Ucraino usa una doppia faccia verso il Donbass; fa la guerra alla popolazione ma poi continua a comprare prodotti da loro. Credo che da un lato al governo ucraino converrebbe riconoscere il Donbass indipendente, è sempre stata una regione non gradita a Kiev perché impedisce la creazione di una Ucraina Occidentalizzata in toto, è una questione storica questa. L’aspetto che frena il governo Ucraino è che se dovessero riconoscere le Repubbliche indipendenti, probabilmente ci potrebbero essere problemi anche nell’Ucraina del Sud e nelle altre città dell’Est che sarebbero portate a seguire le orme della Crimea e del Donbass: a Kharkov, Dnipropetrovsk, Odessa, Mariupol c’è una forte tradizione russofona.

Il trionfo sul nazismo è una lezione per il Venezuela

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Al termine della commemorazione per il 70° anniversario della Giornata della Vittoria in Russia, il ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Delcy Rodriguez, ha dichiarato che la vittoria dell’esercito sovietico sui nazisti rappresenta il grido di un popolo determinato a essere sovrano.

«La Grande Guerra Patriottica ci ha insegnato che quando un popolo è determinato a essere libero e indipendente niente può fermarlo, questa è una grande lezione storica per noi, che oggi ci troviamo ad affrontare focolai di fascismo in Venezuela», ha evidenziato il ministro degli Esteri del Venezuela.

Delcy Rodriguez ha anche sottolineato che nonostante i nuovi attacchi contro il paese sudamericano «restiamo in piedi con la testa alta, continuando a sostenere l’unità e la libertà in America Latina» obiettivi per cui si è sempre battuto il Comandante Supremo, Hugo Chávez, la cui battaglia continua con il presidente Nicolás Maduro.

Il presidente venezuelano, che ha preso parte alle celebrazioni nella Piazza Rossa di Mosca, ha spiegato che lo stato euroasiatico è una grande nazione che ha giocato nel passato un ruolo gigantesco, «ma che giocherà un ruolo enorme nel mondo nuovo, un mondo di pace».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Hollywood non offuscherà la verità sulla II guerra mondiale

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«La macchina della propaganda hollywoodiana» non offuscherà mai quello che è accaduto veramente nella seconda Guerra Mondiale. Lo ha dichiarato il ministro degli Affari Esteri venezuelano Delcy Rodríguez come riportato da RT Sepa Mas.

«La Grande guerra offre lezioni anche per il presente. Non possiamo dimenticare quello che la macchina di ‘Hollywood’ tenta di nascondere su ciò che è realmente accaduto», ha dichiarato il ministro durante una mostra fotografica dedicata alla Seconda Guerra Mondiale, organizzata dall’ambasciata russa a Caracas per il 70° anniversario della vittoria sul nazismo e della Liberazione del continente europeo. 
 
«Se lasciamo che sia la macchina di Hollywood a presentare questi fatti storici, non si racconterà la storia dei 27 milioni di cittadini sovietici che hanno dato la vita contro il fascismo e il nazismo e in difesa della loro libertà e indipendenza. E’ la storia non raccontata da loro», ha concluso il ministro degli Esteri.

Castro e Putin discutono di cooperazione politica ed economica

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Il presidente cubano Raul Castro ha incontrato il suo omologo russo Vladimir Putin a Mosca per discutere di politica, economica, e cooperazione commerciale, così come delle pressanti questioni internazionali.

Il colloquio tra i presidenti ha affrontato anche il tema degli scambi commerciali tra i due paesi, che nello scorso anno hanno subito un calo del 12%, secondo quanto dichiarato da Yuri Ushakov.

Il Presidente Raul Castro, ha inoltre incontrato Dmitri Medvedev, con cui ha discusso di progetti comuni nei settori della salute, dell’energia e dei trasporti.

I progetti bilaterali in discussione includono la ricostruzione degli impianti termici cubani da parte della compagnia energetica russa Inter RAO; la modernizzazione della società cubana Antillana de Acero con l’ausilio del consorzio Metallurgmash; il sostegno finanziario del Fondo Russo d’Investimenti per la costruzione di un nuovo centro di trasporto, di un aeroporto internazionale, e per il miglioramento del porto di Mariel; una joint-venture tra la Zarubezhneft russa e la società statale cubana Cupet per la ricerca di petrolio nella zona di Boca de Jaruco.

In occasione della visita di Castro, che comprenderà anche la partecipazione alle celebrazioni commemorative del 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale, la Russia ha ribadito il proprio sostegno alla normalizzazione delle relazioni Usa-Cuba e riaffermato il suo appello agli Stati Uniti affinché pongano fine al blocco economico-commerciale contro Cuba.

Mosca ha anche annunciato che la Russia sostiene l’inclusione di Cuba in qualità di osservatore nell’Assemblea parlamentare dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), un’alleanza intergovernativa di sicurezza tra Stati post-sovietici creata come contrappeso alla NATO.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Mosca offre un’alternativa di sviluppo a Cuba, Venezuela e Nicaragua

1033864013da mundo.sputniknews.com

La Russia propone uno sviluppo strategico alternativo a Cuba, Venezuela e Nicaragua secondo Alberto Hutschenreuter, PhD in Relazioni Internazionali e professore di Geopolitica presso la Escuela Superior de Guerra Aérea in Argentina

In questi giorni il ministro della difesa russo Sergei Shoigu visiterà i tre paesi menzionati. Con Nicaragua e Venezuela già sono stati firmati accordi nell’ambito della cooperazione tecnica e militare.

«La Russia può fornire un’alternativa strategica a questi paesi come Cuba, Venezuela e Nicaragua, che desiderano aumentare le proprie capacità di sviluppo e ritengono che l’America Latina dovrebbe dare priorità ai suoi interessi», ha dichiarato il professore in un’intervista all’agenzia Ria Novosti.

Secondo Hutschenreuter, l’incremento della cooperazione tra Russia e America Latina osservato di recente è da mettere in relazione alle politiche che le potenze occidentali hanno adottato nei confronti della Russia.

«In questo contesto, le crescenti relazioni tra la Russia e i paesi dell’America Latina rappresentano una sorta di risposta agli approcci ostili dei paesi occidentali nei confronti della Russia. Per esempio – ha spiegato il professore – sull’Ucraina o prima in Georgia, l’avvicinamento della Nato ai confini russi, lo scuso missilistico».

L’esperto ha affermato che gli siglati nel tour di Shoigu dimostrano che la Russia può addentrarsi in uno spazio tradizionalmente sensibile per Washington, cioè, l’America Centrale, i Caraibi e la zona settentrionale dell’America del Sud, una sorta di enorme «mare nostrum americano».

Hutschenreuter ritiene che gli accordi firmati tra Russia e Nicaragua vadano in questa direzione, per esempio, sulle procedure di attracco delle navi da guerra russe nei porti del paese centroamericano, sugli accordi di cooperazione militare o in relazione all’ottimizzazione delle capacità dell’Esercito nicaraguense.

Il professore ha poi sottolineato che questi accordi non devono essere bollati come ideologici, né tantomeno definiti «nuovo imperialismo».

Segnalando infine che la Russia così come i paesi dell’America Latina si trovano in una fase di diversificazione delle loro relazioni su scala globale, e quindi gli accordi di cooperazione in ambito militare sono un passaggio necessario.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Siria: riunione governo – opposizione: i principi di Mosca

da  sana.sy

Le sessioni della riunione consultiva preliminare tra la delegazione della Repubblica araba siriana e le delegazioni dell’opposizione si sono concluse a Mosca

La delegazione siriana ha concordato con i cinque partiti di opposizione e altri, una serie di principi presentati dalla Russia come “Principi di Mosca”. Che si concentrano sul mantenimento della sovranità e l’unità della Siria, della lotta contro il terrorismo in tutte le sue forme, sul regolamento della crisi con mezzi politici, il rifiuto di qualsiasi intervento esterno e la conservazione dell’esercito e le forze armate come simbolo delle istituzioni nazionali e statali unità.

Ed ecco il testo dei principi di Mosca:

Negli ultimi anni, il terrorismo si è diffuso in territorio siriano in un modo senza precedenti e ha causato migliaia di vittime tra i civili e milioni di sfollati. I terroristi e gli estremisti di tutto il mondo sono venuti a Siria. Il nostro paese ha dovuto affrontare gravi pericoli tra cui il più serio tentativo di estremisti di imporre un regime brutale che non ha alcun legame con le nobili tradizioni del popolo siriano.

Le strutture sociali ed economiche del paese, fondate da generazioni di siriani sono stati il bersaglio di distruzione, così come patrimonio culturale, storico, e la civiltà della Siria sono stati oggetto di furti e sabotaggio.

Sulla base di questo, tutte le forze nazionali pacifiche sulla scena siriana e quelli che amano la patria sono invitate a intraprendere un’azione decisiva per cambiare il più presto possibile la situazione.

È quindi necessario sviluppare le basi politiche del dialogo nazionale inter-siriano per consentire a tutti i siriani di risolvere questioni urgenti all’ordine del giorno nazionale, attraverso un dialogo nazionale globale incondizionato nel rispetto dei seguenti principi:

– La conservazione della sovranità, l’unità e l’indipendenza della Repubblica araba siriana.

– La lotta contro il terrorismo in tutte le sue forme e la coniugazione degli sforzi per combattere contro i terroristi e gli estremisti in territorio siriano.

– La soluzione della crisi in Siria con mezzi politici pacifici e sulla base dei principi della Dichiarazione di Ginevra, adottata il 30 giugno 2012.

– Determinare il futuro della Siria sulla base di espressione libera e democratica della volontà del popolo siriano.

– Il rifiuto di ogni ingerenza straniera negli affari siriani.

– Conservazione dell’esercito e delle forze armate come simbolo di unità nazionale e la salvaguardia delle istituzioni statali.

– Lo stato di diritto, il rispetto del principio di cittadinanza e di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.

– Il rifiuto della presenza di qualsiasi straniero armato nei territori della Repubblica araba siriana, senza l’ammissione del suo governo.

I partecipanti hanno ringraziato, infine, la Russia come PAese, e l’Istituto di studi orientali, presso l’Accademia Russa delle Scienze, per aver ospitato questo incontro a Mosca e promosso il proseguimento delle consultazioni tra siriani all’interno di tale quadro.

Da parte sua, il corrispondente da Mosca dell’agenzia di stampa Sana ha descritto la notizia trasmessa da canale Mayadin in merito a una discrepanza tra governo e figure dell’opposizione come “infondate”, sottolineando che la divergenza è emersa nella stessa opposizione.

In precedenza, le fonti di Mosca ha riferito che ogni piccolo gruppo di esponenti dell’opposizione ha presentato un proprio documento, ma non è riuscito finora a stilare un documento comune per tutti i membri della suddetta.

L’informazione giunte dalla capitale russa hanno evocato un vicino accordo su ulteriori consultazioni a Mosca. La data di tali consultazioni sarà fissata in seguito.

Si noti che diverse riunioni si sono svolte nel quadro della riunione, il cui lavori sono iniziati ieri.

I partecipanti alla riunione hanno osservato un minuto di silenzio in omaggio alla memoria dei martiri della Siria, civili e militari, e su richiesta della delegazione siriana hanno criticato gli esponenti dell’opposizione che non hanno menzionato nei loro interventi, Israele e il suo ruolo fondamentale in campo politico, la Turchia, l’Arabia Saudita e Qatar.”

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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