(VIDEO) Lupi, agnelli, tori, asini, leoni, gatti, tigri, orsi, colombe, pantere e… vacche

Nessuna descrizione della foto disponibile.di Ciro Brescia 

Lo zoo circense degli imperialisti USA & co.


Arcinote e straconosciute sono le ingerenze degli imperialisti USA in ogni angolo del mondo. Solo in Italia continuano ad occupare militarmente oltre cento siti, e forse più, direttamente o indirettamente, come se nulla fosse, il territorio del nostro paese, alla faccia della indipendenza, della sovranità, e dell’autodeterminazione. Con armi nucleari incluse, come se queste fossero meno pericolose del nucleare civile. I media filo-imperialisti su questo glissano e tacciono.

Gli imperialisti USA, in combutta con i sionisti e con la UE, sono decisi a fare il bello e cattivo tempo: assassinano impunemente, rivendicandolo persino, i capi politici e militari degli altri paesi, come fecero, indirettamente e per procura, la Clinton ed Obama con Gheddafi e come ha fatto recentemente il criminale troglodita della casa bianca Trump con il generale iraniano Soleimani, persino in paesi terzi facendo fare un altro passo avanti all’umanità verso un terzo conflitto mondiale. Sono lupi che provano goffamente a travestirsi da agnelli. Sono lupi che non si fanno scrupoli, disposti ad accampare ogni scusa, persino la più illogica e taroccata, per provare ad apparire nel giusto e dell’agnello farsene un sol boccone.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Gli imperialisti USA seminano ovunque vento e fanno finta di meravigliarsi se poi raccolgono tempesta in casa propria. La responsabilità non ce l’hanno mica loro, i signori che si credono i padroni del mondo, per loro la responsabilità è sempre di qualcun altro. Se centinaia di migliaia di persone, milioni di quelli che dovrebbero essere i loro concittadini si riversano nelle strade ricordando che senza giustizia non ci potrà mai essere pace, la responsabilità è sempre altrove, che sia in Iran, che sia in Cina, che sia a Cuba o in Venezuela o in Russia. Paesi strozzati da decenni di sabotaggi, boicottaggi, sanzioni e blocchi economici, misure che spesso per il diritto internazionale corrispondono a vere e proprie dichiarazioni di guerra.


Nessuna descrizione della foto disponibile.Sono dei tori che danno puntualmente del cornuto agli asini: se in Italia c’è qualche forza politica che non obbedisce del tutto supinamente ai diktat della casa bianca di Washington e che sta cominciano ad acquisire troppa iniziativa, ed in maniera troppo autonoma, allora non va più bene e deve essere fermata. La colpa deve ricadere su Maduro! Una volta si diceva “la colpa è di Fidel!”, ci hanno fatto anche un film con questo titolo.

Famoso è l’aneddoto di Fidel che durante una ispezione ad una fattoria chiedeva conto ad un tecnico zoologo come mai quella precisa razza di vacca non facesse latte a sufficienza come previsto, il tecnico cominciò a farfugliare provando a scaricarsi delle proprie responsabilità, allora Fidel risposte: “ah capisco, la colpa quindi è della vacca!”. Così fanno gli imperialisti USA: la colpa è sempre di qualche vacca, mai delle loro vaccate, mentre adesso altre pantere è a loro che mordono il sedere.


Hanno fatto della politica un circo, con pagliacci ed animali di ogni specie ed hanno messo il capo dei pagliacci a dirigerlo perché i presunti domatori dei leoni non hanno fatto una buona riuscita, si sono dovuti accontentare di quello che gli rimaneva in quel momento sotto mano.

Nessuna descrizione della foto disponibile.Per quanto si atteggino a superman, non sono onnipotenti e nemmeno onniscienti, non vedono tutto, non sanno tutto, non controllano tutto, non ne sono capaci, nonostante possano avere le più alte tecnologie del mondo a loro disposizione, per quanto sofisticate esse siano. La loro natura di classe e la concezione del mondo che li guida non gli consente di andare oltre i loro limiti intrinsechi. Sono come gatti che si credono tigri, ma continuano ad essere di carta. A Napoli diremmo che sono “guappi di cartone”.

Il periodico ABC dello stato spagnolo è un giornale filo-franchista e al servizio degli USA, da sempre. Ogni due o tre anni fa qualche nuovo falso scoop per continuare la sua campagna di discredito contro la Rivoluzione Bolivariana, cose che puntualmente si rivelano delle fake news in piena regola. L’ultima in ordine di tempo sarebbe quella dei 3,5 milioni di euro consegnati in gran segreto a Gianroberto Casaleggio nel 2010 per finanziare un “partito rivoluzionario e anti-capitalista in Italia”, cosa che tra l’altro il M5S non ha mai avuto la pretesa di essere. Di certo l’obiettivo del M5S non è quello di edificare il socialismo in Italia, come invece è dichiaratamente l’obiettivo della dirigenza politica bolivariana e rivoluzionaria al governo in Venezuela e della coalizione di forze politiche e popolari che la sostengono dal dicembre del 1998. Il proposito, almeno quello dichiarato, del M5S si ferma allo sviluppo della partecipazione democratica attraverso il protagonismo diretto rivendicando quella sovranità che per Costituzione appartiene al popolo.    
 

L'immagine può contenere: testoNel 2010 non erano in molti a conoscere l’esistenza del M5S, che era una forza politica che appena nasceva e forse non arrivava nemmeno all’1% dei consensi elettorali. Qualcosa posso ricordarmi essendo stato con ogni probabilità il primo candidato M5S – se non l’unico – che si è presentato in maniera esplicita, già nel video ufficiale di candidatura, come solidale con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, cosa di cui mi sono costantemente occupato negli ultimi 15 anni, non per fede, semmai per cosciente consapevolezza della necessità storica che tutto un mondo stava per finire e che un’altro mondo inevitabilmente deve nascere, e sta già nascendo.

Individuare quelli che in questi ultimi decenni nel mondo si sono vergognosamente e spudoratamente arricchiti sempre più e chi no, non dovrebbe essere molto difficile: chi specula e vive sfruttando il lavoro degli altri, non questi ultimi. I primi rappresentano il campo dei nostri nemici, i secondi il campo dei nostri compagni, amici ed alleati.

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Carta del presidente Nicolás Maduro a los líderes del mundo

Caracas, 29 de marzo de 2020

Excelencia:

Al saludarle, con afecto, me permito dirigirme a Usted en ocasión de denunciar los graves acontecimientos que se producen contra la paz y la estabilidad de Venezuela, en momentos en que la preocupación de los Estados y Gobiernos debería estar centrada en la protección de la vida y la salud de sus habitantes, debido a la aceleración de la pandemia del COVID-19.

Como es de conocimiento público, el pasado 26 de marzo el Gobierno de Estados Unidos anunció una gravísima acción en contra de un grupo de altos funcionarios del Estado venezolano, incluyendo a mi persona, en tanto Presidente Constitucional de la República Bolivariana de Venezuela.

Dicha acción consistió en la presentación de una acusación formal ante el sistema judicial estadounidense, lo cual no sólo es de por sí ilegal, sino que además pretende sustentar una falaz acusación de narcotráfico y terrorismo, con el único objetivo de simular la supuesta judicialización de las autoridades venezolanas.

Esta pantomima estadounidense incluye el insólito ofrecimiento de una recompensa internacional a quien aporte información sobre el Presidente y los altos funcionarios venezolanos, conduciendo a un peligroso momento de tensión en el continente, por lo que considero necesario hacer un recuento de los hechos, que revelan la perversa trama detrás de las acusaciones del Departamento de Justicia.

Apenas un día antes, el 25 de marzo, la República Bolivariana de Venezuela denunció ante la opinión pública nacional e internacional, el desarrollo en territorio colombiano de una operación que tenía como fin atentar contra la vida del Presidente de la República, sus familiares y altos funcionarios del Estado; así como atacar objetivos civiles y militares en nuestro país; sindicando como jefe militar de dicha operación al señor Clíver Alcalá, general retirado de la fuerza armada venezolana.

Dicha denuncia fue realizada con toda responsabilidad, después de que el día 24 de marzo se diera a conocer una operación de control en la carretera al norte de Colombia, cercana a la frontera con Venezuela, en la que la policía de dicho país capturó un lote de armas de guerra en un vehículo civil.

Las investigaciones revelaron que se trataba de un sofisticado arsenal cuyo destinatario era un grupo de exmilitares y paramilitares venezolanos y colombianos, que se entrenan en campamentos ubicados en territorio de Colombia.

El día 26 de marzo, el señalado, Clíver Alcalá, ofreció una declaración ante un medio de comunicación colombiano –desde su residencia en la ciudad de Barranquilla, Colombia– en la que confirmaba su participación en los hechos denunciados, confesando ser el líder militar de la operación y revelando que las armas fueron adquiridas por orden del señor Juan Guaidó, diputado nacional, quien se hace llamar Presidente interino de Venezuela y funge como operador de Washington en el país. Asimismo, confirmó que el armamento tenía como objetivo realizar una operación militar para asesinar a altas personalidades del Estado y el Gobierno venezolano y producir un Golpe de Estado en Venezuela.

El señor Alcalá aclaró que las armas fueron adquiridas mediante un contrato firmado por su persona, el señor Juan Guaidó, asesores estadounidenses y el señor Juan José Rendón, asesor político del Presidente Iván Duque, y realizado con conocimiento de autoridades del gobierno colombiano.

Ante esta confesión, la insólita respuesta del gobierno estadunidense ha sido la publicación de las acusaciones mencionadas al comienzo de esta carta, con la extravagante inclusión del nombre del señor Alcalá, como si fuera parte de las autoridades de Venezuela y no un mercenario contratado por Estados Unidos para llevar a cabo una operación terrorista en contra del gobierno venezolano.

Como demostración de esta afirmación, no necesito más prueba que mencionar la supuesta captura del señor Alcalá por parte de las fuerzas de seguridad colombianas y su inmediata entrega a las autoridades de la DEA estadounidense, en un curioso acto en el cual el reo, sin esposas, se despedía estrechando las manos de sus captores, justo al pie de la escalerilla del avión que lo llevaría en vuelo especial VIP hacia Estados Unidos, lo que demuestra que en realidad todo ese montaje se trata del rescate de alguien a quien consideran un agente estadounidense.

Es preciso subrayar que la frustrada operación armada fue diseñada originalmente para ser ejecutada a finales del mes en curso, mientras toda Venezuela se encuentra luchando contra la pandemia del COVID-19. Y es que justamente, ésta es la principal batalla que preocupa actualmente a la humanidad.

Una lucha que nuestra nación se encuentra librando de manera exitosa, al haber logrado detener la curva de contagios, habiendo reforzado las previsiones sanitarias y manteniendo a la población en una cuarentena masiva, con un número bajo de casos positivos y fallecidos.

Por todo ello, el Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela alerta a su distinguido Gobierno, sobre los temerarios y criminales pasos que está dando la administración de Donald Trump que, pese a la pavorosa aceleración del crecimiento del COVID-19 que afecta al pueblo estadounidense, parece decidido a profundizar su política de agresión contra Estados soberanos de la región, y en especial contra el pueblo venezolano.

Durante la pandemia, el gobierno de Estados Unidos, en lugar de enfocarse a las políticas de cooperación mundial en materia de salud y prevención, ha incrementado las medidas coercitivas unilaterales, ha rechazado las solicitudes de la comunidad internacional para que se levanten o flexibilicen las ilegales sanciones que impiden a Venezuela acceder a medicamentos, equipos médicos y alimentos.

Al mismo tiempo, ha prohibido la realización de vuelos humanitarios desde Estados Unidos hacia Venezuela para repatriar a centenas de venezolanos atrapados en la crisis económica y sanitaria que vive el país del norte.

Venezuela, al denunciar estos graves hechos, ratifica su voluntad inquebrantable de sostener una relación de respeto y cooperación con todas las naciones, tanto más en esta inédita circunstancia que obliga a los gobiernos responsables a trabajar unidos y deponer sus diferencias, como lo es la pandemia del COVID-19.

Ante tan graves circunstancias, solicito su invalorable apoyo ante esta insólita y arbitraria persecución, ejecutada mediante una refrescada versión de aquel rancio Macarthismo desatado tras la 2da Guerra Mundial. Entonces, etiquetaban a placer a sus adversarios de Comunistas para perseguirlos, hoy lo hacen mediante las antojadizas categorías de terroristas o narcotraficantes, sin contar para ello con elementos probatorios de ningún tipo.

Condenar y neutralizar hoy estos ataques injustificables contra Venezuela, será de gran utilidad para evitar que el día de mañana Washington emprenda campañas semejantes contra otros pueblos y gobiernos del mundo. Debemos apegarnos todos a los principios de la Carta de las Naciones Unidas, para evitar que el unilateralismo desmedido nos lleve al caos internacional.

Excelencia, tenga usted la absoluta certeza de que Venezuela se mantendrá firme en su lucha por la paz y que, ante cualquier circunstancia, prevalecerá. Ninguna agresión imperialista, por feroz que sea, nos desviará del camino soberano e independiente que desde hace 200 años hemos forjado, como tampoco nos alejará de la sagrada obligación de preservar la vida y la salud de nuestro pueblo ante la pavorosa pandemia mundial del COVID-19.

Agradezco de antemano la consideración que ha tenido al leer esta carta, y confío en que le será de utilidad para mantener correctamente informado a su respetado Gobierno, ocasión que aprovecho para reiterarle las seguridades de mi consideración más distinguida.

Atentamente,

Nicolás Maduro Moros

PRESIDENTE CONSTITUCIONAL DE LA REPÚBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA

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(VIDEO) ¡Chavez vive! ¡En la lucha por la liberdad de Aryelis y Alfredo!

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Caracas, 5mar2020.- Aquí Sandino hijo del Cantor del Pueblo Alí Primera, y la Agrupación de Combatientes por el Canto Revolucionario, se solidarizan con Aryelis Torrealba y Alfredo Chirinos. Delante del Presidente Nicolás Maduro Moros, no podíamos esperar menos de Sandino.

(VIDEO) Venezuela: il popolo armato non sarà mai schiacciato!

79465005_3766058573407936_7777831910700482560_odi Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

“Oggi è un giorno di vittoria: sette anni dopo, il famoso Giorno della Lealtà e dell’amore per Chávez, posso dichiarare al Venezuela e al mondo che abbiamo raggiunto i 3 milioni e 300 mila miliziani e miliziane organizzati, addestrati, armati e disposti a difendere l’unione del Venezuela, la sua indipendenza e la pace”.

In questo modo il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, ha commemorato il VII anniversario di una data tristemente storica, quella dell’ultima apparizione televisiva del comandante Hugo Chávez, quando annunciò che sarebbe partito per Cuba per l’ennesima operazione contro il cancro e “sapendo” che non ce l’avrebbe potuta fare, fece il suo testamento politico in diretta tv.

Era l’8 dicembre 2012.Il presidente Maduro per l’occasione ha twittato: “Oggi 8 dicembre abbiamo rispettato l’obiettivo, raggiungendo i 3 milioni e 300 mila miliziane e miliziani organizzati, addestrati, armati e disposti a difendere l’indipendenza e la Pace della Patria. La milizia bolivariana è il raggiungimento del successo della Forza Armata Nazionale Bolivariana e dell’Unione Civico-Militare. Lunga vita alla Milizia!”

“Poiché la Milizia Nazionale Bolivariana è il popolo in armi, è la vera espressione dell’unione civile-militare”, ha aggiunto dal palco della Plaza Bolívar-Chávez a La Guaira nello stato Vargas, dove migliaia di uomini e donne si sono riuniti per accogliere il capo di Stato dopo la massiccia manifestazione realizzata questa domenica per le strade della città costiera.”

L’obiettivo per il 2019 era stato fissato in modo molto chiaro, era di 3 milioni e posso dire che entro la fine di quest’anno, abbiamo superato l’obiettivo e abbiamo 3 milioni 300 mila effettivi, pronti, ben disposti, organizzati per la difesa del Venezuela, della pace, per la profonda unione civico-militare. Oggi continuiamo con lo stesso spirito di sempre. Da qualsiasi punto dove si trova il nostro comandante Hugo Chávez, so che ci guarda felice e orgoglioso perché questo è il paese e la Patria che ha costruito, contrassegnandolo sempre con vittorie”.

Il Presidente si è congratulato con le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB), col Ministro della Difesa e con il comando strategico operativo, nonché con lo Stato Maggiore Generale e con i comandanti di ogni componente, e in particolare il capo della Milizia, maggior generale Bernal Martínez, “Per questo risultato, che è il risultato di tutte le Forze Armate.”Maduro ha inoltre proceduto a decorare con la Medaglia Civico-Militare 13 aprile, militari meritevoli, ha concesso promozioni al grado superiore ed ha firmato sul Libro dei Verbali l’ufficializzazione del numero record raggiunto.

Da parte loro, le miliziane ed i miliziani hanno fatto un regalo istituzionale al presidente per conto delle 3 milioni e 300 mila della Milizia. Il dono è consistito nel fucile utilizzato dal popolo armato antimperialista.

Una donna membro della milizia, lavoratrice di imprese statali nel sud del paese, ha letto la targa commemorativa dell’evento affermando che il popolo armato non sarà mai calpestato dall’oligarchia priva del senso della patria e difenderà il Venezuela dai suoi nemici.

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Lo más importante de la visita Michelle Bachelet a Venezuela

Immagine correlatapor Gian Carlo Di Martino 

Por si al mundo no le han bastado las imágenes de Orlando Figuera prendido en fuego por la oposición, ni los terroristas llamando a que los gringos estrangulen económicamente al pueblo venezolano, ni los golpes de estado, ni los intentos de magnicidios, ni el robo que hace “Juanito Alimaña” Guaidó del dinero de hacerle el trasplantes de médula ósea a los niños enfermos en el exterior, entre otras tantas aberraciones y crímenes de lesa humanidad, ahí tienen las salvajes arremetidas en contra de Michelle Bachelet, Alta Comisionada para los Derechos Humanos de las Naciones Unidas.

¿Van a ignorar los representantes de la OEA, de la misma ONU, los presidentes de los países cuyos gobiernos se le arrodillan a Donald Trump, la manera inapropiada, indecente, descortés, como trataron a la señora Bachelet? Fue increíble como un grupo de usuarios de Twitter y demás redes sociales, actuando a imagen y semejantes de sus líderes desestabilizadores, emprendieron una brutal agresión en contra de la Alta Comisionada.

A Bachelet todos esos presidentes y representantes de organizaciones mundiales a las cuales hago referencia, le deben una disculpa pública, primero fueron los cabecillas de los grupos terroristas en Venezuela que, al no verse totalmente complacidos, emprendieron unas severas y destempladas críticas en su contra, luego en esa misma línea de violencia los adeptos de esa oposición golpista se desbordaron en insultos hacia ella, y la agredieron no solo como funcionaria de un organismo multilateral, sino en lo personal, en lo familiar.

No es mi intención absolver de esas acciones vandálicas a ninguna persona, pero si debo aclarar, que mucha gente actuó de esa forma porque es la enseñanza recibida, porque es lo que siempre ha tenido como marco de referencia de los cabecillas de la oposición venezolana, que desde que el presidente Hugo Chávez asumió el poder, lo único que han hecho es llamar a la insurrección, al desorden, a la anarquía, a cometer los crímenes más atroces, incluso, contra niños que son algo sagrado en la vida.

Michelle Bachelet debe saber, ya por experiencia propia, que el problema más grave que tiene Venezuela es que no cuenta con una oposición de verdad. Mejor dicho, en Venezuela no existe oposición, lo que hay es un grupo de terroristas, de criminales agitando a la población, para que participe en un golpe de estado, dar al traste con la revolución bolivariana, y poder concretar ese viejo anhelo de entregar el país al imperio gringo, sin embargo, aun así, el Gobierno revolucionario en su característica condición tolerante y condescendiente, la reconoce y le otorga esa honrosa y digna categoría de “oposición”.

Por eso han fracasado las decenas de diálogos que ha pedido públicamente el presidente Nicolás Maduro Moros. Ojalá y sigan adelante las conversaciones que por su iniciativa se llevan a cabo en Oslo, Noruega, en función de la paz, de la convivencia, eso es lo que quiere la mayoría de mis connacionales. Y cuando digo la mayoría, aunque no tengo cifras al respecto, lo digo basado en que, a pesar de toda la avanzada en contra de la revolución en Venezuela y el mundo, Maduro sigue en el poder, tiene un pueblo que lo apoya, que evidentemente rechaza la violencia y el terrorismo. Eso se puede percibir hasta en las colas para echar gasolina o comprar comida. La gente espera paciente, no quiere escándalos, disturbios; Venezuela, señora Bachelet, desea vivir tranquila, salir todas las mañanas a trabajar y a estudiar con esa normalidad y pacifismo que, lamentablemente, nos arrebata constantemente esa mal llamada oposición venezolana con sus aventuras sediciosas.

Usted, señora Michelle Bachelet vivió, en unos pocos días, el rigor de esa agresión mediática que minuto a minuto, segundo a segundo, ejecuta en contra nuestra, el terrorismo que pretende tomar el poder por asalto, con el apoyo de los medios de comunicación y del gobierno norteamericano. Hablamos de un grupo de delincuentes intolerante –aunque en realidad desconozco si se puede hablar de delincuentes tolerantes-, con los que es imposible hablar, llegar a acuerdos, para que sea posible una vida en sana paz, la vida que, repito, queremos y merece la mayoría de mis compatriotas.

Y me disculpa si le resulta de mal gusto lo que voy a concluir, pero creo que lo más importante – aparte de sus gestiones para que se sigan garantizando los derechos humanos en Venezuela, obviamente-, es que conoció in situ la injusta arremetida de esos bandoleros.

Ningún chavista se la contó, no la leyó en ningún medio de comunicación revolucionario, ni la vio por la televisión del estado, usted misma, lamentablemente, la vivió. Y no creo que le haya quedado alguna duda, de la condición belicosa y delincuencial de los cabecillas de esas organizaciones terroristas que hacen en Venezuela de partidos políticos, como Voluntad Popular, Primero Justicia, Un Nuevo Tiempo, Acción Democrática y otros grupúsculos que no vale la pena ni mencionar.

Sepa, y se lo digo muy respetuosamente señora Michelle Bachelet, que nosotros siempre hemos dicho la verdad sobre las acciones hamponiles de esos revoltosos, pero desafortunadamente, ha sido, sino silenciada, distorsionada por la canalla mediática nacional e internacional. Y, en el peor de los casos, llega con toda veracidad luego que logramos burlar el bloqueo comunicacional de la derecha y la ultraderecha mundial, pero entonces las debidas instancias internacionales se hacen los mudos, los ciegos y los sordos, cuando ven que detrás de todo el entramado golpista venezolano está el imperio gringo con sus países satélites.

Por eso me complace tanto, que usted haya venido a Venezuela atendiendo una invitación de nuestro presidente Nicolás Maduro Moros, quien siempre ha hecho una gestión tendente a fortalecer los derechos humanos de los venezolanos sin distingos de ideologías políticas ni colores partidistas.

Que usted se dé cuenta señora Bachelet, como en Venezuela hay oponentes que delinquen –y hablo de organizar golpes de estado, cometer o provocar repudiables asesinatos, crímenes de lesa humanidad, incluso, intentos de magnicidio-, y después pretenden evadir la justicia amparándose en la inmunidad parlamentaria, o haciéndose llamar descaradamente presos políticos con el apoyo de Donald Trump, como si Trump fuera el presidente de Venezuela y el dueño de los derechos humanos del resto de los seres vivos que habitamos este planeta.

Maduro en las definiciones

L'immagine può contenere: 4 persone, spazio all'apertopor Julio Escalona 
Constituyente

Sin duda le ha tocado un período difícil. Que Venezuela esté de pie, que el pueblo se mantenga movilizado, que la crisis no sea más profunda se lo debemos a él. El país esperó el cambio de gabinete. Pero eso no ocurrió y muchas interrogantes surgieron. La gente siente que el grupo neoliberal se compactó y que si bien, diplomática y políticamente hemos tenido éxitos indiscutibles, la vida cotidiana está siendo fuertemente golpeada.

Los problemas políticos se manifiestan en el terreno económico. Particularmente, estamos siendo golpeados por la guerra de precios, la inestabilidad del bolívar, teniendo como piso la corrupción, que funciona como mecanismo para transferir renta petrolera a los empresarios transnacionales como Polar y de ahí a la banca internacional.

Mientras el Estado siga transfiriendo dólares a empresas privadas transnacionales, y les adjudiquen las materias primas, insumos y semillas que se importan con las divisas petroleras, cortamos la posibilidad de que comunas, pequeñas y medianas empresas, puedan formar otro tejido social que defienda la soberanía y la independencia.

La situación es tal, que a los empresarios que no pertenezcan a esas mafias, les toque comprar semillas con un sobreprecio impagable. El resultado es que no pueden sembrar y se me ha dicho que allí la cosecha norte verano no se dará, lo que nos hará más dependientes de las importaciones. Después de 20 años carecemos de soberanía y seguridad alimentarias. Las políticas neoliberales están golpeando la vida cotidiana.

Un caso emblemático es el estado Zulia. Lo podemos considerar como mártir, tal el número de calamidades que lo afectan. Hoy la escasez de gasolina ha creado una profunda y sensible crisis. Su naturaleza de estado fronterizo, el impacto de los paramilitares, las mafias de todo orden, las acciones del gobierno colombiano, sumado a las ineficiencias de personeros gubernamentales regionales y nacionales, nos crean un grave peligro para la integridad de la patria y la guerra
que vivimos.

Presidente Maduro, mucha gente se pregunta por qué esas situaciones de desgobierno se hacen crónicas y lo debilitan a Ud. Plantean la necesidad de un gabinete de guerra apoyado en las organizaciones populares, capaz de derrotar a la burocracia neoliberal y pueda seguir el camino de Blanca Eekhout, que sin duda Ud. le dio luz verde.

Entre el bluf y la intervención externa

por @Marco_Teruggi

La relativa normalidad que se vive en la frontera colombiano-venezolana provoca desconcierto

Aparece de forma cada vez más abierta la hipótesis de la intervención militar de parte de funcionarios de EE.UU. y la oposición venezolana. “Los días de Maduro están contados”, dijo Mike Pence, secretario de Estado.

Desde San Antonio, frontera con Colombia

Algo no encaja al observar la situación el 24 de febrero en la frontera colombo-venezolana. Se vive una normalidad fuera de guión que contrasta con las declaraciones internacionales y de la derecha venezolana. La distancia es tal que una pregunta se presenta nítida: o se trata de un inmenso bluf, o una intervención internacional está en preparación.

“Los días de Maduro están contados”, afirmó Mike Pompeo, secretario de Estado norteamericano; Marco Rubio, senador por La Florida, tuiteó una imagen de Muamar Khadafi sonriente y luego linchado, y Miguel Pizarro, del partido Primero Justicia, sostuvo en una rueda de prensa junto a demás fuerzas de la oposición, que se está viviendo “un desenlace, una etapa final”.

Al seguir la línea declarativa el asalto no tiene vuelta atrás. Las puertas de la negociación no serán abiertas, “usurpan el poder, no hay nada que negociar, no hay igualdad de dos fuerzas que puedan entenderse para ver cómo reglamentar esto”, afirmó Pizarro, y todo parece volcarse al frente internacional. ¿Con qué objetivo? Juan Guaidó tuiteó la noche del sábado la línea que trabajarán: “Plantear a la comunidad internacional de manera formal que debemos tener abiertas todas las opciones”.

Aparece de forma cada vez más abierta la hipótesis de la intervención militar. Julio Borges, encargado en el Grupo de Lima por parte de la derecha, twitteó: “Vamos a exigir una escalada de la presión diplomática y en el uso de la fuerza contra la dictadura de Nicolás Maduro”. La reunión del Grupo será hoy en la ciudad de Bogotá, a donde ayer llegó Guaidó. Asistirá el vicepresidente norteamericano, Mike Pence, uno de los jefes, junto a John Bolton y Elliot Abrams, en la Operación Venezuela.

¿Qué saldrá públicamente de esa reunión? Se puede anticipar que declaraciones de condena a Maduro, acusación de todo tipo de violaciones, posibles nuevos cercos diplomáticos, y bloqueos económicos. Sería lo que ya se conoce. La pregunta es qué podría ser lo nuevo, desde la premisa siempre presente que una cosa es lo que se afirma y otra lo que se prepara por debajo de la mesa.

Pasado el 23 parece que la intervención es la única carta que pueden jugar para llevar adelante lo que afirman. Se puede suponer que no era la preferencial, que los primeros planes eran un quiebre de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (Fanb), un efecto colapso-estallido desencadenado por los ataques económicos, una serie de acciones montadas para crear conmociones aún mayores. Una de esas no logró su objetivo, explicó el ministro de comunicación venezolano, Jorge Rodríguez, al referirse al intento de atropellar gente con tanquetas la mañana del 23.

Respecto a la Fanb la campaña de la derecha ha buscado sobredimensionar las imágenes de integrantes desertores. Según Pizarro el número habría pasado los 100, mientras que, según fuentes gubernamentales, se afirma que fueron 15. El impacto fue mediático, ya que no se trata de integrantes con capacidad de conducción interna, de generar quiebres que puedan encabezar un asalto al palacio presidencial. El factor Fanb no ha aparecido hasta el momento para sumarse al golpe de Estado, lo que demuestra la falsedad de decenas de titulares, declaraciones, y análisis que anunciaban fracturas inminentes.

Llegados a ese punto, luego de más de un mes de la autoproclamación de Guaidó reconocido por Twitter por Donald Trump, la estrategia de derrocamiento se encuentra en la encrucijada en la que se metió: o avanzar en la última carta que es la intervención, o ser un nuevo bluf, esta vez conducido desde altas esferas de Estados Unidos.

¿Qué es un bluf? Una forma de jugar, que consiste en hacer creer al adversario que se tiene más de lo que se tiene, subir de rondas, y esperar que el otro se eche para atrás para no llegar al punto final. El bluf queda descubierto cuando finalmente es necesario mostrar las cartas. ¿Están dispuestos Trump y el equipo Operación Venezuela a mostrarse en un bluf?

¿Tienen posibilidad interna de acordar la intervención? ¿Sería a través de Colombia? ¿Las élites colombianas están dispuestas? Son muchas las preguntas que se pueden encadenar para intentar responder estas preguntas.

Tal vez los diferentes episodios centrales, como el 22 y 23 de febrero, han sido parte de lo que estuvo diseñado desde el primer momento: la intervención. Por eso se muestran tan seguros, por eso existe un orden de acciones, de acusaciones, con la última –que ya quedó demostrado con imágenes que fue montada– que sostiene que el gobierno de Maduro habría quemado camiones con ayuda humanitaria, lo que sería un crimen de lesa humanidad. ¿Se estuvo todo este tiempo ante un escenario que vendrá y siempre fue el principal? Se sabrá a medida que se den más declaraciones y actos.

Los días son largos en Venezuela, en la frontera, en este escenario que el ex candidato presidencial de izquierda Gustavo Petro –quien nunca ha manifestado simpatía por el gobierno de Nicolás Maduro– ha calificado como “guerra de facto” declarada por Colombia. El también ha expresado que “la estrategia de Duque y Trump es la invasión violenta”. La hora de mostrar las cartas parece estar llegando. Veremos si se trata de un bluf.

Giù le mani dal Venezuela! Qui la Raccolta Firme

Lettera aperta al popolo statunitense

Se c’è qualcosa che so, è sui popoli, perché come voi sono un uomo del Popolo. Sono nato e cresciuto in un quartiere povero di Caracas. Mi sono formato nel calore delle lotte popolari e sindacali in una Venezuela sommersa nell’esclusione e nella diseguaglianza. Non sono un magnate, sono un lavoratore di ragione e di cuore che oggi ha il grande privilegio di presiedere il nuovo Venezuela, radicato in un modello di sviluppo inclusivo e di uguaglianza sociale, forgiato dal Comandante Hugo Chávez a partire dal 1998 e ispirato dall’eredità Bolivariana.

Oggi viviamo in una sorta di trance storico.

Stiamo vivendo giorni che definiranno il futuro dei nostri paesi, tra la guerra e la pace. I vostri rappresentanti nazionali di Washington vogliono portare ai loro confini lo stesso odio che hanno piantato in Vietnam. Vogliono invadere e intervenire in Venezuela – dicono, come dicevano allora – in nome della democrazia e della libertà.

Ma non è così. La storia dell’usurpazione del potere in Venezuela è tanto falsa quanto le armi di distruzione di massa in Iraq. È un caso falso, ma che può avere conseguenze drammatiche per tutta la nostra regione.

Il Venezuela è un paese che, in virtù della Costituzione del 1999, ha ampiamente esteso la
democrazia partecipativa e protagonista del popolo e che, oggi, senza alcun precedente nella storia, negli ultimi 20 anni ha avuto il maggior numero di processi elettorali. Può non piacere la nostra ideologia o il nostro aspetto, ma esistiamo e siamo milioni.

Rivolgo queste parole al popolo degli Stati Uniti d’America per avvertirlo della gravità e
pericolosità delle intenzioni di alcuni settori della Casa Bianca, che intendono invadere il Venezuela con conseguenze imprevedibili per la nostra Patria e per l’intera regione americana. Inoltre, il Presidente Donald Trump intende perturbare le nobili iniziative di dialogo promosse da Uruguay e Messico con il sostegno di CARICOM per una soluzione pacifica e dialogata a favore del Venezuela. Sappiamo che per il bene del Venezuela dobbiamo sederci e parlare, perché rifiutare il dialogo significherebbe scegliere la forza come strada. Dobbiamo ricordare le parole di John F. Kennedy: ” Non dobbiamo mai negoziare per paura, ma non dobbiamo mai aver paura di negoziare”. Forse chi non vuole dialogare ha paura della verità?

L’intolleranza politica verso il modello Bolivariano venezuelano, gli interessi per le nostre immense risorse petrolifere, minerarie e altre grandi ricchezze, hanno alimentato una coalizione internazionale, guidata dal governo degli Stati Uniti, per commettere la grave follia di aggredire militarmente il Venezuela sotto la falsa scusa di un’inesistente crisi umanitaria.

Il popolo del Venezuela ha sofferto dolorosamente le ferite sociali causate da un blocco commerciale e finanziario criminale, che è stato aggravato dall’espropriazione e dal furto delle nostre risorse finanziarie e dei nostri beni in paesi allineati con questo folle attacco. Eppure, grazie ad un nuovo sistema di protezione sociale, di assistenza rivolta ai settori più vulnerabili, continuiamo orgogliosamente a essere un paese con un alto indice di sviluppo umano e con il minore tasso di disuguaglianza nelle Americhe.

Il popolo americano deve sapere che questa complessa aggressione multiforme viene condotta con totale impunità e in chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite, che proibisce espressamente la minaccia o l’uso della forza, oltre ad altri principi e scopi a favore della pace e delle relazioni amichevoli tra le Nazioni.

Vogliamo continuare ad essere partner commerciali del popolo degli Stati Uniti, come abbiamo fatto nella nostra storia. I politici di Washington, d’altra parte, sono disposti a mandare i loro figli e figlie a morire in una guerra assurda, piuttosto che rispettare il sacro diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione e alla salvaguardia della sua sovranità.

Noi, venezuelani e venezuelane, siamo patrioti proprio come voi, popolo degli Stati Uniti. E difenderemo ciò che è nostro con tutti i pezzi della nostra anima. Oggi il Venezuela è unito in un unico grido: chiediamo la fine dell’aggressione che cerca di opprimere la nostra economia e soffocare socialmente il nostro popolo, così come la cessazione delle gravi e pericolose minacce d’intervento militare contro il Venezuela.

Facciamo appello all’anima buona della società americana, vittima dei suoi stessi governanti, per unirsi alla nostra richiesta di pace ed essere un popolo unico contro il bellicismo e la guerra. Lunga vita ai popoli d’America!

Nicolás Maduro
Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela
___
Giù le mani dal Venezuela! Qui i moduli per la raccolta firme!
Raccoglietele e consegnatele all’ufficio consolare o diplomatico venezuelano a voi più prossimo! 

Il Nepal con la Rivoluzione Bolivariana

L'immagine può contenere: 4 persone, barbadi Agitación Comunista

Il Partito Comunista del Nepal denuncia il tentativo di colpo di stato in Venezuela e esprime la sua solidarietà con il presidente Maduro.

Il Partito Comunista del Nepal (PCN) ha denunciato l’intervento statunitense in Venezuela e ha espresso la sua solidarietà con il popolo del Venezuela e il presidente Nicolás Maduro.

Il Presidente del Partito Comunista del Nepal (PCN), Pushpa Kamal Dahal ‘Prachanda’, ha denunciato energicamente l’intervento degli Stati Uniti contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela e l’ha dichiarata come un’intrusione inaccettabile negli affari interni e un tentativo di colpo di stato, emettendo un comunicato stampa.

La dichiarazione firmata dal presidente Prachanda recita: “Il Partito Comunista del Nepal (PCN) emette questa dichiarazione a sostegno del popolo del Venezuela, la sovranità dello Stato e il riconoscimento del Presidente Costituzionale democraticamente eletto Nicolás Maduro”.

Il Partito Comunista del Nepal (PCN) si oppone anche all’atto delle forze antipopolari e imperialiste che fanno ingerenza in Venezuela e si appella a tutte le comunità interne, alle Nazioni Unite, e a tutte le nazioni sovrane per difendere e sostenere il popolo del Venezuela nella sua lotta e per difendere la sovranità nazionale e popolare.

(VIDEO) de Magistris: «Nessuna ingerenza in Venezuela: decide il Popolo sovrano»

Il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris esprime la propria solidarietà con il popolo venezuelano e manda il suo abbraccio alla Console della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli Amarilis Gutierrez Graffe.* Ritiene che ci sia “molto del vero” nelle denunce di Maduro contro l’embargo imposto dagli USA e ritiene che la situazione sia divenuta molto grave causando grandi sofferenze al popolo sovrano venezuelano che è l’unico a poter e dover decidere del proprio destino, senza ingerenze esterne e senza “colpi di stato striscianti”.

*Qui gli annuari 2015201620172018/1 – 2018/2 delle attività di amicizia e solidarietà tra i popoli svolte dal Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli con le associazioni, le organizzazioni sociali e le istituzioni in Italia.

Firenze 6feb2019: il PCI con il Venezuela Bolivariano

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Pepe Mujica o tanto nadar para morir en la orilla

por Julio Escalona

Estamos luchando por llegar a la orilla y no morir en el intento

Estoy citando un decir de los marinos venezolanos cuyo sentido se entiende claramente: después de soportar y vencer los rigores del mar, morir cuando por fin, se alcanza la orilla.Los venezolanos todavía estamos lejos de la orilla. Pero la propuesta de Pepe Mujica parece indicarnos que es mejor que desistamos, por ahora, del intento de acercarnos a ella, pues en lo inmediato ese intento puede conducirnos a una tragedia. Gracias compañero Pepe, yo tomo muy en serio su propuesta.

Los venezolanos estamos bordeando la orilla, pero seguimos luchando por llegar a ella, cuando la orilla significa paz, salud, armonía, prosperidad, democracia y respeto a los derechos humanos para las venezolanas y venezolanos de todos los credos, opiniones, visiones, esperanzas y sueños. Por supuesto, la defensa y el respeto para la pródiga y generosa naturaleza que diariamente nos da la vida sin esperar nada a cambio.

Estamos bordeando la orilla, pero hemos estado en ella, la hemos entrevisto, la hemos presentido, la hemos soñado desde la época de Guaicaipuro, del Negro Miguel, Gual y España, Miranda, Bolívar, Zamora, Pío Tamayo, Eutimio Rivas, José Montesinos, Livia Gouverneur, Rudas Mezone, Alexander Alzolay, Fabricio Ojeda, Alberto Lovera, Bartolomé Vielma Hernández, Jorge Rodríguez, Vera Betancourt, Víctor Soto, el Teniente Hurtado, Francisco Prada, Alí Rodríguez…

Una condición para resolver los problemas de Venezuela es que cese la agresión de EEUU: Venezuela es un país en guerra

El proceso bolivariano, como todos los procesos políticos, está lleno de imperfecciones, de errores. Estos errores, no sólo se agudizan, sino que se magnifican, cuando dicho proceso se realiza enfrentando el cerco y asedio permanente de una potencia imperial dirigida por un gobierno criminal como el de Trump.

Son conocidos el bloqueo comercial, económico y financiero, pero se sabe menos y sobre todo casi no se ponderan, los efectos de la guerra mediática, de las operaciones de guerra psicológica y las consecuencias, en la sociedad venezolana, de la guerra económica, que es responsable principal de la escasez y la inflación inducidas, del contrabando de extracción hacia Colombia, Brasil, las Islas del Caribe; de los ataques a nuestra moneda, del mecanismo hiperespeculativo del llamado dólar today.

¿Ha habido errores de la política económica gubernamental? Sí. ¿Hay corrupción en el seno del gobierno? Desgraciamente, sí. Pero el principal origen de los males de hoy está en los efectos de la guerra económica y muy particularmente de los bloqueos y en general, de la guerra suigéneris que bajo las órdenes de Trump se realiza contra nuestra patria.

¿Están permanentemente amenazadas nuestras fronteras por la concentración de fuerzas regulares, particularmente de Colombia y más recientemente, de Brasil? Sí. Incluso, ahora, mediante los acuerdos entre Netanyahu y Bolsonaro, por fuerzas militares y de seguridad sionistas.

¿De bandas paramilitares y bandas criminales (Bacri)? Si. Bandas que hostigan y atemorizan a nuestra población, que cometen secuestros, asesinatos, robos… Que participan del contrabando de gasolina, de productos agrícolas (café, granos), ganado, materias primas y productos en proceso que Venezuela importa como una necesidad de nuestros procesos de producción y empresarios maulas y funcionarios gubernamentales corruptos, facilitan que terminen en manos de los que dirigen la ofensiva contra el proceso bolivariano y salgan hacia Colombia, Brasil, el Caribe…

Bandas, formadas también por miembros de las fuerzas militares regulares de Colombia, camuflados, que participaráncomo conductores, animadores, en el momento en que se dé la orden de atravesar nuestras fronteras (si es que nuestras iniciativas políticas y diplomáticas, más la solidaridad internacional. no logran evitarla) y se generalicen los asesinatos y crímenes horrendos contra nuestra población.

¿Es legítima la reelección del Presidente Maduro?

Por supuesto que sí.  La reelección está, sin dudas, ampliamente permitida por la constitución de la República Bolivariana de Venezuela. Luego, fue escogido como candidato e inscrito debidamente, por el Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV), el Partido Comunista de Venezuela, el Partido Patria Para Todos y otras organizaciones políticas, todas debidamente registradas y facultadas para tal fin, según la leyes y reglamentos de Venezuela. Inscribió su candidatura cumpliendo igualmente, todos los requisitos exigidos.

Participaron cuatro candidatos y el obtuvo la mayoría simple de los votos en la única ronda electoral que se realiza en Venezuela. No existe en nuestra constitución segunda vuelta electoral y no es necesario obtener la mayoría absoluta de los votos. Esta condición es la que está establecida constitucionalmente en Venezuela, no ahora sino siempre.

Se otorgaron plenas garantías a todos los participantes. Incluso, en la ronda de negociaciones entre representantes del gobierno de Venezuela y representantes de la oposición, que se realizó en República Dominicana el año pasado (2018), facilitada por el presidentedel mencionado país, Danilo Medina y por el ex presidente de España, José Luis Rodríguez Zapatero, los representantes de la oposición exigieron garantías adicionales, las que fueron concedidas y sobre esa base se realizó la convocatoria a elecciones.

Se estableció un preacuerdo entre gobierno y oposición. Cuando se convocó la reunión para la firma que formalizara este preacuerdo, los representantes de la oposición, entre los que se encontraba Julo Borges, sin explicación alguna, se levantaron de la mesa y rompieron las negociaciones. Lo que causó frustración en el presidente Danilo Medina y profunda molestia, en el expresidente Rodríguez Zapatero. El que lo desee puede buscar las declaraciones que ellos hicieron después que la oposición rompió las negociaciones.

Aun así, luego un sector de la oposición pidió el aplazamiento de la fecha fijada por el Consejo Nacional Electoral para la realización de las elecciones presidenciales, y así se hizo. Se aplazó la fecha.

Debo agregar, que este fue un proceso con acompañantes internacionales provenientes de EEUU, Europa, de la región latinocaribeña, entre ellos, miembros de los más importantes organismos electorales de nuestra región. Hubo ninguna impugnación contra los resultados y los distintos acompañantes internacionales avalaron los resultados.

Sin embargo, de todas maneras, ese sector decidió llamar a la abstención y hoy, por decisión del presidente de EEUU, dice no reconocer al presidente Maduro y forma parte de una operación que incluye entre las opciones que están abiertas, la intervención militar, que implicaría el asesinato de miles de venezolanos y muy probablemente la destrucción de la patria venezolana, que, sin dudas, se levantaría de nuevo.

Entonces, compañero Mújica, ¿por qué debemos anular ese proceso y desconocer al presidente Maduro? Ud. está interviniendo en los asuntos internos de nuestra patria, nada menos que en la sustitución del presidente de la república

Si no se ha comprobado que hubo fraude o por lo menos algún notorio hecho irregular. Si en medio de toda la conflictividad que existe en Venezuela la consulta electoral terminó de manera absolutamente pacífica. Incluso, si los servicios de información de EEUU, convictos y confesos enemigos de Venezuela, no reportaron ni han reportado ningún hecho irregular. Si como se sabe el Centro Carter, encabezado por el propio presidente Carter, ha calificado el sistema electoral venezolano como el mejor del mundo. Si después de más de 20 procesos electorales en el curso de 20 años, nadie ha logrado demostrar irregularidades en los procesos electorales de nuestro país ¿Por qué hay que desconocer el resultado electoral que, precisamente, eligió al presidente Maduro? ¿Por qué se alega desconocer la acción de más de 9 millones de electores, entre los cuales me cuento?

Ud. sabe que la razón esencial es que el gobierno de EEUU, uno de los principales representantes y brazo ejecutor del Pentágono-Otan en nombre del capital transnacional, precisamente, representando intereses de ese capital, quiere derrocar al gobierno de Venezuela.

El presidente Trump no ha podido atacar militarmente a nuestra patria, porque la geopolítica ejecutada por el presidente Maduro lo ha derrotado sistemáticamente, tanto en la OEA (valiéndose de los vasallos que ahí tiene) como recientemente en el debate político que hubo en el Consejo de Seguridad.

El Secretario General de la ONU acaba de declarar, obligado por el respeto a la Carta de las Naciones Unidas y al derecho internacional, que sólo reconoce como presidente de Venezuela a Nicolás Maduro, pues sólo la Asamblea General de las Naciones Unidas y el Consejo de Seguridad, pueden decidir lo contrario.

Con todo respeto, compañero Mujica, Ud. no tiene ninguna facultad para proponer una nueva elección y eso lo coloca al margen del derecho internacional. Sobre todo, en un momento tan crítico para el pueblo venezolano. Su voz tienepeso y respeto continental. ¿Es mucho pedirle que ese peso lo ponga a favor de la defensa y soberanía de nuestra naciónamenazada por la intervención imperial?

La propuesta de Pepe Mujica la resume él mismo de la siguiente manera: “Una especie de junta ejecutiva donde estuvieran todas las tendencias, pero fuertemente monitoreada y garantizada por Naciones Unidas”. Concluye: “No veo otro camino que dé garantía”.

Entiendo que esa “junta ejecutiva”, que saldría de unas “elecciones totales”, sustituiría al presidente Maduro y creo entender, por la denominación de “elecciones totales”, que se trata de, además de sustituir al presidente, elegir una nueva Asamblea Nacional, y hasta nuevos gobernadores, nuevos alcaldes,lo que contraría la opinión manifestada por una mayoría de venezolanas y venezolanos, que participaron en unas elecciones absolutamente legales, realizadas tan recientemente como el 20 de mayo del año pasado y hace escasamente dos meses, en las elecciones para gobernadores y alcaldes. Eso, sin que nadie haya demostrado que hubo fraude, aun cuando se sabe que dicha elección, la de presidente, se realizó bajo la presencia de observadores internacionales y nacionales.

La propuesta de Pepe Mujica implica que los neoliberales pueden entrar a la “junta ejecutiva” que el propone

Como dice Mujica, sería una “junta ejecutiva donde estuvieran todas las tendencias”. Por lo tanto, los neoliberales, que ni siquiera se han atrevido a presentarse como tales a una elección popular en Venezuela, porque están muy desacreditados, mediante la negociación, ¿por qué no podrían entrar si como tendencia ellos existen en Venezuela?

Se presenta esta paradoja en la propuesta de Mujica: La elección del presidente Maduro ampliamente certificada nacional e internacionalmente no es válida, pero una negociación podría llevar a los neoliberales a compartir el poder. Esto es inaceptable

Ahora compañero Mujica, si Ud. se permitió intervenir en los asuntos internos de Venezuela, no he encontrado palabras suyas, condenando que el presidente Trump haya nombrado un presidente para nuestra patria. Ese ciudadano ha violado la constitución bolivariana, recibe órdenes y orientaciones de un gobierno que se ha declarado enemigo de Venezuela y nos amenaza con una intervención militar, que, dada la experiencia conocida, Venezuela podría quedar destruida con miles de venezolanos asesinados o heridos física, moral y psicológicamente, con nuestra infraestructura física bombardeada y destruida ¿Cómo se llama compañero Mujica a un ciudadano de un país que proceda de esa manera contra su patria? ¿Cómo Ud. con su voz que pesa e influyeno condena una solución que puede significar sacrificios inenarrables para los venezolanos?

No olvide que quien facilitó que Almagro fuese Secretario General de la OEA fue Ud. ¡Hay que vercuanto daño le ha hecho a la región y a Venezuela en particular, quien fue su canciller durante un buen tiempo! Yo lo respeto a Ud.pues se atrevió a romper con él y el Frente Amplió lo expulsó de sus filas. La región latino caribeña, creo, se los agradece profundamente.

Yo entiendo que a Ud. no le gusta el presidente Maduro. Ya una vez dijo algo como esto: Maduro debe estar loco, teniendo presos políticos. Fue en una época en la que la organización llamada Vanguardia Popular, dirigida por Leopoldo López, llamó a tomar violentamente las calles de Venezuela y ello provocó muertos, heridos, destrucción de bienes, etc. Finalmente, la justicia venezolana se ocupó de él y lo envió a la cárcel, donde se le han respetado, hasta el detalle, sus derechos.

Ud. y yo fuimos guerrilleros y la justicia de esos tiempos persiguió, torturó y asesinó a muchos de nuestras compañeras y compañeros. A Ud. le tocó padecer prisiones infamantes que supo llevar con valentía y dignidad. Por eso tiene mi reconocimiento.

Los que lo reprimieron no estaban locos, evidentemente. Eran unos asesinos, muy conscientes de lo que hacían. Es posible que Maduro esté loco, sí, por atreverse a desafiar a la dominación imperial en una fase en la que hay una clara deriva hacia el fascismo. Pero Ud. no lo dijo por eso. Llamar loco a un presidente, asediado por la violencia, es algo más que un maltrato diplomático. Eso loleí en una declaración de prensa que se le atribuye a Ud. Consulté con amigos muy cercanos y ellos leyeron lo mismo. No sabe cuánto deseo que Ud. no haya dicho eso, pues guardo respeto por Ud.

La presencia de la ONU no fue una garantía en Libia, todo lo contrario

Cuando mediante una operación mediática, estilo holivudense, Gadafi fue “derrocado”, a través de la toma de una Plaza Verde que no estaba en Trípoli, la capital de Libia, sino reproducida mediáticamente en Qatar, la ONU, en lugar de condenar el hecho y denunciarlo, lo legitimó. El Secretario General de ese entonces, Ban Ki Moon, lo refrendó con una visita al llamado gobierno de transición ubicado en Bengasi.

En Haití la presencia de la ONU, mediante las fuerzas de paz que mantiene ahí, no ha sido capaz de evitar situaciones crueles, hechos criminales. Esto no niega el carácter heroico de funcionarios de la ONU en otras partes del mundo. Lo que pasa es que el poder de EEUU en la ONU sigue siendo decisivo. El problema pues no es la ONU. Es el gobierno de EEUU.

 

Mujica y López Obrador

El presidente López Obrador, hasta donde sé, se ha mantenido en una posición de principios: el respeto a los asuntos internos de los Estados. De acuerdo con ese principio, el no tiene por qué pronunciarse sobre la bondad o no del presidente Maduro y su gobierno. Que se pronuncie o no es un asunto de sus convicciones. Se espera, por supuesto, que si lo hace, sea para defender a un pueblo agredido y a punto de ser sometido a graves suplicios.

Le agradezco profundamente al presidente de México por mantener esa posición en un momento tan crucial para Venezuela y toda la región latinocaribeña.

Nuestra patria se levantará digna, orgullosa y esperanzada

Luchamos por la paz, la guerra es una pesadilla infernal, que nos pueden imponer. Con dignidad y sin temor lucharemos. Los traidores, los corruptos, los falsos, los mentirosos, se quedarán sin máscaras. La guerra se las quitará.

Restañando las heridas, secando las lágrimas por los caídos, los padres, los hermanos, los hijos, los amigos, y piedra sobre piedra, semilla por semilla, pétalo sobre pétalo, abrazo por abrazo, beso por beso, esperanza por esperanza, recogiendo las cenizas y transformándolas en abono que acunará a los recién nacidos, a los nuevos, los incontaminados, desde el amor y el trabajo, reconstruirá nuestra patria venezolana, bolivariana, nuestra americana. Hermana de todos los continentes del planeta, pues toda esa sangre corre por nuestras venas y esas lluvias forman parte de nuestras aguas, esos soles han alimentado nuestras cosechas y esa solidaridad internacional construirá una cultura mundial diversa, maravillosa e indestructible, porque un día de verdad seremos indestructibles. La política será ese ser social que destruye todos los oportunismos y brillará para todos desde ese cielo que nos cobijará con estrellas que serán como los ojos de los espíritus que despertaron y nos acompañaron cuando Dios dijo hágase la Luz

Las pautas y orientaciones que nos ha dejado Simón Bolívar, libertador de pueblos

Hace ya dos siglos del Congreso de Angostura, clave para la independencia de Venezuela, de la Nueva Granada y de toda la región. EEUU dada su genética vocación intervencionista y expoliadora, en la época de nuestra guerra de independencia, se hizo aliado del imperio español y en momentos en que se estaban librando batallas decisivas y nuestro libertador había convertido lo que es hoy Ciudad Bolivar y sus regiones circunvecinas, en una base de apoyo para enfrentar a las fuerzas invasoras, liberar Venezuela, la Nueva Granada y avanzar hacia el sur y llevar hacia adelante, lo que yo he llamado, su geopolítica de la liberación.

EEUU para apoyar a España, decidió enviar dos naves cargadas con armas, municiones y alimentos, que penetraron por el Orinoco, con la finalidad de reforzar el ataque de los españoles contra los patriotas venezolanos, que se habían fortalecido en Ciudad Bolívar. Olvidaron que Miranda, uno de nuestros libertadores y precursor de la geopolítica de la liberación, luchó por la independencia de EEUU con respecto a Inglaterra,peleando en el sitioy toma de Pensacola, obligando a los ingleses a capitular. Tal como se ha dicho, los Estados capitalistas no tienen amigos sino intereses.

Bolívar ordenó capturar las naves, que portaban la bandera de EEUU y tomó el cargamento que llevaban para los españoles. El gobierno estadounidense envió un agente de nombre Bautista Irving con la misión de recuperar las naves, utilizando la mentira y el Chantaje. La negociación se realizó de manera epistolar.

Copiaré algunos fragmentos de esas cartas para darnos una idea de cómo enfrentó Bolivar las amenazas imperiales. Veamos:

  • La siguiente es una orientación sobre la posición de los supuestos neutrales, muy valiosa en los conflictos actuales:

“Si las naciones neutrales hubiesen obligado a nuestros enemigos a respetar estrictamente el derecho público, y de gentes, nuestras ventajas habrían sido infinitas, y menos tendríamos que quejarnos de los neutros. Pero ha sucedido lo contrario en el curso de la presente guerra… ¿No sería muy sensible que las leyes las practicase el débil y los abusos los practicase el fuerte?”.

  • Esta otra carta nos orienta acerca de la forma de enfrentarse a los insultos y el cuido de nuestro lenguaje. No es conveniente responder a los insultos con insultos y mucho menos con groserías:

“Parece que el intento de usted es forzarme a que reciproque los insultos: no lo haré; pero si protesto a usted que no permitiré se ultraje ni desprecie al Gobierno y los derechos de Venezuela. Defendiéndolos contra la España ha desaparecido una gran parte de nuestra población y el resto que queda ansía por merecer igual suerte. Lo mismo es para Venezuela combatir contra España que contra el mundo entero, si todo el mundo la ofende”

  • Esta otra nos ilustra sobre cómo responder a las amenazas:

Ante una velada amenaza delagente estadounidense Irving, responde: “El valor y la habilidad, señor Agente, suplen con ventaja al número. ¡Infelices los hombres si estas virtudes morales no equilibrasen y aun superasen las físicas! El amo del reino más poblado sería bien pronto señor de toda la tierra. Por fortuna se ha visto con frecuencia a un puñado de hombres libres vencer a imperios poderosos”

Primera Conclusión

Estamos ante otro experimento sobre cómo se derroca a un gobierno. El asunto es caotizar a la sociedad, a la gestión gubernamental, cercar política y diplomáticamente al Estado; fortalecer la corrupción, el robo, el boicot a las diversas actividades gubernamentales, fortaleciendo una quinta columna corrupta, que multiplica la ineficiencia y toma ventajas para sabotear la acción de gobierno desde cargos claves.

Tener una organización multilateral como la OEA y un Secretario General como Almagro, para trabajar por las sanciones y el aislamiento diplomático.

Utilizar grupos paramilitares y bandas criminales para generar miedo, terror, promoviendo secuestros, atracos, crímenes horrendos, boicot y sabotaje a las actividades económicas

En la sociedad se promueve la escasez y la inflación inducidas; se ataca la moneda y se van liquidando las reservas internacionales, tratando de impedir que la moneda se estabilice y manejando el tipo de cambio desde fuera de la economía venezolana para impedir que se estabilice.

El mercado de bienes y servicios jamás se estabilizaría sean cuáles sean los esfuerzos que el gobierno haga: el contrabando de extracción, el acaparamiento, el boicot descarado utilizando el robo, la destrucción de bienes, los ataques al transporte, lo impedirán.

La crisis generalizada y coordinada de todos los servicios, una jugada de la quinta columna (agua, electricidad, transporte, salud, educación), que genera descontento, incluso, desmoralización, fortaleciendo el legítimo descontento popular.

La guerra mediática, las operaciones de guerra psicológica vinculadas a las llamadas fake news (falsas noticias) difundidas a través de portales de noticiasprensa escritaradiotelevisión y redes sociales y cuyo objetivo es la desinformación, la confusión, la desmoralización…

El remate es la amenaza de intervención militar, el bloqueo económico, comercial, financiero, los intentos para fragmentar a la FANB, más el bloqueo económico, financiero, comercial, la escasez de medicinas.

La creación de un gobierno paralelo y los consiguientes conflictos diplomáticos y las amenazas del gobierno de EEUU para tratar de legitimar la agresión contando con un títere que la legitime.

Segunda Conclusión

Lo dicho no significa que las denuncias relacionadas con la quinta columna, la corrupción, la burocratización y la ineficiencia, etc., hagamos borrón y cuenta nuevo. Todo lo contrario. Seguiremos adelante y haremos frente común con los sectores populares que consecuentemente mantengan estas críticas.

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