Oliver Stone: «Il giornalismo mondiale ha fallito»

da Yvke Mundial/Correo del Orinoco

7feb2017.- Oliver Stone è convinto che i responsabili della circolazione di tante notizie false nel mondo non sono i canali alternativi ma piuttosto i media più prestigiosi.

Presentando il documentario Ucraina on fire che ha prodotto e che racconta la “rivoluzione” Ucraina del 2014, Stone ha voluto portare il suo punto di vista secondo il quale i generatori delle fake news sono soprattutto i canali di stampa tradizionali. 

La “rivoluzione” Ucraina, la cui responsabilità è stata attribuita alla Russia di Vladimir Putin, è stata invece elaborata e finanziata dagli Stati Uniti per far ricadere la responsabilità sulla Russia e giustificare ancora l’esistenza della Nato. 

Stone ha inoltre definito ridicola la teoria secondo la quale Donald Trump sarebbe stato eletto grazie alle interferenze di Vladimir Putin. 

Il documentario è stato presentato durante la prima edizione di “Filming on Italy” un evento di promozione dell’Italia come set cinematografico organizzato a Los Angeles. Il regista e l’Ucraino Igor Lopatonok. Stone lo ha prodotto e ha intervistato i protagonisti del caso: Vladimir Putin e Victor Yanukovich, ex presidente ucraino deposto dopo che si è fatta passare quella ucraina, come una rivoluzione partita dal basso ma, secondo la versione del documentario, è stato invece un autentico colpo di Stato che ha goduto del finanziamento degli Stati Uniti. 

Gli Stati Uniti hanno un ruolo enorme ed una grande responsabilità e lo continuano a negare. Lo ha affermato il regista vincitore dell’Oscar per “Platoon” e “Nato il 4 luglio”, tra gli altri. Stone ha affermato che: “è una situazione dolorosa per la gente Ucraina. Quella che raccontiamo non è la narrazione ufficiale ma invece quello che è realmente successo. Non lo vedranno nei media statunitensi ma troveremo il modo di diffondere il nostro documentario anche se fosse attraverso YouTube”.

Stone ha criticato duramente il giornalismo statunitense responsabilizzandolo per aver accettato la versione del governo senza fare alcuna ricerca, senza andare a fondo. “Che fine ha fatto il giornalismo degli anni ’60, quello che ha portato alla luce lo scandalo del Watergate e ha mostrato la vera faccia della guerra del Vietnam?”, si chiede Stone, “Ad un certo punto la stampa ha smesso di avere senso critico. La sua funzione dovrebbe essere quella di analizzare le teorie delle fonti ufficiali e criticarle ma già non lo sta più facendo, e questo documentario mostra chiaramente il suo fallimento”. 

Il New York Times, il Washington Post e altre prestigiose testate statunitensi non stanno più svolgendo il ruolo di un tempo, ossia il loro lavoro, ha denunciato il regista Stone, anche commentato l’elezione di Trump alla Casa Bianca, e ha definito ridicole le teorie secondo le quali lo stesso Trump, abbia vinto grazie all’ingerenza russa. 

“Sono gli Stati Uniti ad avere una lunga tradizione di ingerenza nella politica degli altri Paesi, non la Russia”, ha ricordato.

[…]

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

Stone: «Bene Putin che aiuta l’esercito siriano, spero che vinca»

da lantidiplomatico

Oliver Stone, regista e sceneggiatore, autore di “USA, la Storia mai raccontata”, ha rilasciato un’intervista esclusiva al quotidiano spagnolo El Mundo, nella quale ha dichiarato che la NATO è uno “strumento di intimidazione”e ha elogiato il presidente russo Vladimir Putin.

Nell’intervista a El Mundo, il regista Oliver Stone, che attualmente sta girando un film su Edward Snowden e lavora su un documentario sulla guerra civile in Ucraina, ha definito la NATO, guidata dagli Stati Uniti, come uno “strumento di intimidazione”. Per quanto riguarda il rapporto tra gli Stati Uniti e l’Unione europea il regista ha dichiarato: «L’Europa si è sottomessa ed ha sacrificato i suoi principi in nome di una presunta prosperità e sicurezza».

Quello che dimostra la sottomissione dell’Europa, secondo Oliver Stone, è il caso di Edward Snowden. «Il caso di Snowden per me è il mondo alla rovescia. Se questo fatto fosse accaduto nel negli anni 50 o 60, probabilmente la Francia o qualsiasi altro Paese europeo gli avrebbe dato asilo (…), ma [ora] nessun paese può affrontare gli americani temendo rappresaglie», ha affermato il regista.

Alla domanda sul conflitto in Ucraina, Stone ha spiegato che la CIA è responsabile per la guerra nel paese ed ha giustificato le azioni della Russia: «(…) il punto di vista della Russia non è mai stato preso in considerazione. E la destabilizzazione dell’Ucraina ha il marchio di precedenti episodi di cambiamenti di governi sponsorizzati dagli USA (…) Quello che ha fatto Putin, per come ho capito, è stato quello di difendere i propri interessi geostrategici contro le intrusioni politiche degli Stati Uniti ed dell’ Europa, desiderosi di estendere la sua influenza verso est».

Secondo Oliver Stone, che conosce personalmente il presidente russo Vladimir Putin da 15 anni, la Russia ha cambiato e il paese è diventato un “contrappeso al potere agli Stati Uniti.” In merito alla domanda sugli attacchi russi in Siria, il regista nordamericano ha risposto: «Mi sento di dire che ha fatto Putin a prendere provvedimenti e spero che vinca, che consenta all’esercito siriano di ricostruirsi per permettergli di resistere allo Stato islamico».

Per quanto riguarda il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, Stone ha affermato che “è in uno stato di totale confusione”, aggiungendo che «i suoi due mandati possono essere considerati come il terzo e il quarto di George W. Bush”, dal momento che Obama continua a promuovere “il militarismo americano.”

Oliver Stone: «Gli Statunitensi sono vittime della loro mentalità limitata»

da rt

Il noto regista, Oliver Stone, nel suo ultimo film mette in evidenza il lato più oscuro della storia americana, affermando che la ragione per la quale la società USA non si evolve, è dovuta alla sua “mentalità limitata.”
Stone ha parlato della realtà della società statunitense nel corso di un’intervista con il sito web del quotidiano Rossiiskaya Gazeta, alla vigilia della prima visione sul canale televisivo russo del documentario, “The Untold Story of Us“, che in 10 capitoli analizza gran parte della macchina esplosiva utilizzata da Washington per dominare il mondo.

«Ho iniziato questo progetto nel 2008, quando George W. Bush ha terminato i suoi sette anni come presidente. E tutto quello che ha attraversato il mio paese, dall’11 settembre 2001, è stato un incubo per me, personalmente. Molte persone nel paese hanno avuto la sensazione che qualcosa non andava nella nostra politica», spiega Stone.

Il regista evidenzia che in ciascuno dei 10 episodi, della durata di un’ora è stato realizzato come un «un piccolo film con il suo dramma in cui l’azione si svolge, aumenta la tensione, e infine, il risultato apre la strada alla puntata successiva».

«Scherzi a parte, questa serie di documentari aiuta finalmente a capire il modello di governo degli USA. Per quanto riguarda la serie, penso che la puntata con più seguito su YouTube sia la terza, ‘”La bomba” nella quale si parlerà delle motivazioni per le quali gli Stati Uniti sganciarono la bomba atomica sul Giappone. Un’altra è la 10, su Bush e Obama. Si intitola “l’età del terrorismo. 2001-2013”. Proponiamo di capire perché gli Statunitensi sono delusi da Obama, che nel 2008 ha ricevuto un mandato popolare per le riforme, ma non l’ ha usato».

Gli Stati Uniti fermi ai tempi della guerra fredda

Il regista sottolinea che «il film si concentra sul perché non si cambia, sul perché si commettano gli stessi errori». Ricordando che egli stesso è un veterano della guerra del Vietnam, Stone riflette su l’insistenza del suo paese nell’avviare le guerre in tutto il mondo.

«Allora perché ancora una volta gli Stati Uniti sono di nuovo in guerra? In Iraq, Afghanistan. Col passare del tempo mi sono reso conto che siamo il prodotto della nostra mente, che è molto limitata», ha ribadito.

«Molti dei miei coetanei, quelli della mia generazione non si sono evoluti, sono rimasti fermi al 1950 e continuano a vivere la realtà della guerra fredda».

Data l’inevitabile raffica di critiche da parte dei suoi detrattori, il regista assicura che tutte le vicende narrate nel documentario sono state esaminate attentamente e si basano su documenti reali. «Prendiamo sul serio questo lavoro», ha concluso il regista.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Oliver Stone risponde “all’opposizione venezuelana”

 

di Oliver Stone

A quelli che mi hanno scritto questi vili ed orribili commenti, specialmente in Twitter, sulle mie opinioni e e gli sforzi per filmare in Venezuela, devo dire che in tuti i media sociali nei quali sono stato coinvolto durante gli anni in tema di cinema, storia, e nelle discussioni su altri paesi – come il Giappone, Cina, Russia, Afganistan, NATO, Iraq, etc. – non ho mai ricevuto questo tipo di violenza verbale. Sembrano più dei bulli che delle persone che stanno partecipando ad una discussione.

Non riescono ad immaginarsi il governo degli USA coinvolto nella organizzazione delle proteste violente contro il governo del Venezuela? Non si rendono conto che Maduro ha vinto le elezioni municipali in dicembre con un vantaggio superiore al 10% dei voti? (avete affermato che le elezioni sono state truccate già dal 2000, ma fino ad ora non è mai stata presentata alcuna prova).

La maggior parte governa in paesi con interessi strategici. Stanno agendo come un gruppo di repubblicani impazziti del Tea Party con i loro commenti. Ricordate il  “Brooke Brothers Riot” a Miami durante la sconfitta elettorale del 2000? Voi non leggete nulla che dica qualcosa di differente da ciò che pensate. Mi scrivete solo per insultarmi, ma l’offesa non è un argomento.  

(VIDEO) «Mi amigo Hugo» di Oliver Stone

Oliver Stone: «Gli USA sono putrefatti»

da Aporrea.org

Per il regista Oliver Stone il suo paese, gli Stati Uniti, «sono putrefatti… e nessuno ha avuto il coraggio di cambiare nulla», queste le considerazioni espresse in un’intervista rilasciata al quotidiano spagnolo, El Periodico, a proposito del recente lancio del suo ultimo lavoro intitolato «La storia non raccontata degli Stati Uniti», documentario in dodici capitoli che verrà trasmesso dalla Televisión Española.

Stone ha sottolineato la sua delusione dinanzi alla gestione del presidente Barack Obama. Ha dichiarato che la popolazione attendeva cambiamenti fondamentali nel sistema americano: con giustizia sociale e legalità, tuttavia, non vi sono grandi differenze rispetto al passato.

«Ogni volta che penso alle elezioni del 2008 mi si spezza il cuore. Mi sento ingannato da lui (Obama) perché il presidente non ha fatto ciò che ha promesso avrebbe fatto. Si è limitato semplicemente a prendere i soldi da Wall Street e mettere nel suo gabinetto conservatori come Hillary Clinton. E ha continuato le illegali politiche di Bush», ha detto Stone nell’intervista.

Il regista di 66 anni, che negli ultimi quattro decenni, si è dedicato a studiare il suo paese e descriverlo attraverso creazioni audiovisive, soprattutto in Salvador (1986) e Nixon (1995), dove il tema centrale è l’ingerenza statunitense e le irregolari politiche interne dei governi di questo paese, ritiene che negli Stati Uniti, vi siano stati solo due buoni presidenti: John Kennedy e Franklin Roosevelt.

Ha fatto anche riferimento al presidente Jimmy Carter, quello che, a suo parere, «ci ha provato, ma ha dovuto cedere e la sua presidenza ha finito per trasformarsi in uno dei peggiori esempi dell’impero americano».

Nel suo ultimo lavoro, la serie «La storia non raccontata degli Stati Uniti», ha voluto «capovolgere tutto, mettere in discussione ciò che è stabilito», mostrando che «gli Stati Uniti sono oggi il governo senza legge, siamo l’impero che controlla tutto, una società aggressiva e militarista, e racconto come ci siamo arrivati» ha spiegato Stone in una recente intervista con il quotidiano El Paìs.

In questa occasione ha definito Obama «un prodotto del sistema», come mostra nel documentario, e spiega che «nessun uomo può farcela contro l’impero soltanto Roosevelt e Kennedy sono riusciti a scuoterlo».

Stone, in quest’intervista, riflette: «Io sono parte dell’impero americano, vivo a New York, sono stato benedetto con un sacco di privilegi, ma devo ribellarmi a questi privilegi. Roosevelt lo fece nella sua presidenza. In caso contrario, tutto finirà come in La fattoria degli animali o 1984 di Orwell. Sono un regista con l’anima di uno storico».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

4 febbraio 2013 – Al sud del confine alla Federico II a Napoli

 

 

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