Maduro: «Un deputato è coinvolto nell’omicidio di Robert Serra»

lainfo.es-35181-maduro_hoyda Telesur

Il presidente del Venezuela ha chiesto il sostegno del sistema giudiziario e degli organi di polizia, per ottenere quante più informazioni possibile

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha reso noto che dalle investigazioni riguardanti l’omicidio del deputato Robert Serra, è emerso il coinvolgimento nella pianificazione del delitto di un deputato dell’opposizione appartenente alla Mesa de la Unidad Democrática (MUD).

«Ho chiesto un’indagine che sia la più obiettiva possibile», ha spiegato il capo dello stato.

Nelle prime ore del mattino di mercoledì, la giustizia venezuelana ha catturato Julio Vélez, uno dei responsabili dell’assassinio del deputato Robert Serra. Il motivo principale che ha portato all’arresto di Velez è l’accusa di aver coordinato, diretto e finanziato l’assassinio del valente deputato venezuelano.

Dopo la cattura, il presidente venezuelano ha inoltre sottolineato che le indagini proseguono con la ricerca dei complici con i quali il detenuto si trovava in Venezuela.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’Ambasciatore del Venezuela smentisce incontro al Senato

logo scudodi Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana

L’Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso lo Stato Italiano, Julián Isaías Rodríguez Díaz smentisce le informazioni pubblicate dal quotidiano venezuelano in lingua italiana La Voce d’Italia, diretto dal cittadino italiano Mauro Bafile.

Non so a chi attribuire l’irresponsabilità di questa informazione, se a chi l’ha fornita oppure a chi ha deciso di renderla pubblica senza controllarne la veridicità. In ogni caso, vi è da parte di entrambi la chiara intenzione di danneggiare, a nome della comunità italiana in Venezuela, la gestione del nostro governo e il buon nome del nostro Paese.

Siamo consapevoli che alcuni settori, sia interni che esterni, del Parlamento italiano potrebbero avere una visione distorta di ciò che sta accadendo in Venezuela, ma non è né auspicabile né accettabile che le istituzioni italiane siano utilizzate, nell’ambito di una campagna organizzata a livello internazionale contro il Venezuela, per contribuire a gettare discredito sul nostro paese.

La comunità italo-venezuelana, lo so, ha opinioni non necessariamente identiche riguardo quello che sta accadendo in Venezuela. È possibile che una tendenza politica della comunità trovi più ascolto rispetto a un’altra e questo è un problema che lo Stato italiano deve gestire ed interpretare con cautela e rispetto.

Confermo che non abbiamo ricevuto alcuna formale richiesta scritta della Presidenza dei gruppi della Commissione per i Diritti Umani e del Comitato degli Italiani all’Estero e, tantomeno, che nessuna commissione o comitato parlamentare abbia ufficialmente definito «delicata la nostra situazione politica ed economica».

Siamo a conoscenza tramite notizie di stampa e commenti informali che familiari di dirigenti politici dell’opposizione venezuelana hanno tenuto riunioni con personalità e dirigenti istituzionali della Repubblica italiana, ma sarebbe assurdo pensare che eventi di questa natura conducano all’irresponsabile pretesa d’interpellare l’ambasciatore di uno stato sovrano.

Il rappresentante del Venezuela, in merito a quanto riportato dal quotidiano La Voce d’Italia, dichiara che tale riunione non c’è mai stata; fino a questo momento la Missione Diplomatica venezuelana in Italia non ha ricevuto alcun invito dalla Presidenza dei gruppi della Commissione per i Diritti Umani né dal Comitato degli Italiani all’Estero. A tal proposito, il diplomatico venezuelano invita le istituzioni a smentire la notizia pubblicata in quanto la stessa danneggia il nostro paese e incrina le relazioni di fratellanza e cooperazione instaurate e ribadite negli incontri sostenuti con le onorabili istituzioni italiane.

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Decreto degli Stati Uniti contro il Venezuela: 5 punti per capire

VENEZUELA--Maduro-llam--a-un---8220-tuitazo-mundial--8221--contra-Obama----8220-A-Venezuela-no-la-toca-nadie--8221-di Jesùs Silva/Aporrea.org

Condivido con voi un’intervista recentemente concessa a Venevisión su una questione delicata che irresponsabilmente è stata oggetto di scherno da parte della MUD.

Link al video: http://t.co/Gjg29zYQlp

5 punti per comprendere il decreto di Obama:

  • Secondo la nostra ottica del Diritto Costituzionale, il decreto del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama dove si definisce il Venezuela una minaccia per la sicurezza del paese, crea la pericolosa possibilità che qualsiasi cittadino venezuelano sia catturato e arrestato, se ritenuto dagli Stati Uniti irrispettoso dei diritti umani. Questo perché il decreto si basa sul cosiddetto “International Emergency Economic Powers Act“, applicabile nel territorio statunitense così come sul suolo di tutti i paesi alleati agli Stati Uniti che obbediscono alla legge del cosiddetto “Impero”.

 

  • Paesi come l’ex Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Panama, tra gli altri, furono dapprima sanzionati con lo stesso decreto e poi attaccati militarmente dagli Stati Uniti. Sia ben chiaro, non stiamo dicendo che l’Impero invaderà domani il Venezuela, ma con molta responsabilità stiamo evidenziando che gli Stati Uniti stanno compiendo tutti i passaggi giuridici che storicamente hanno preceduto le invasioni militari; per questo è importante comprendere la gravità del decreto di Obama.

 

  • La qualifica di violatore dei diritti umani si espande quotidianamente in base al capriccio di Washington, in modo tale che un funzionario pubblico così come qualunque venezuelano può essere incluso nella lista nera del regime imperialista. Può essere arrestato il sospetto comunista, socialista o chavista che “viola i diritti umani” e dopo la cattura rendere pubblica la sua inclusione nella lista. Il decreto di Obama ha carattere extraterritoriale per i suoi alleati, questo apre le porte all’arbitraria cattura per gli avversari politici degli Stati Uniti o per chi semplicemente è portatore di un’ideologia proibita per la borghesia statunitense e i suoi scagnozzi venezuelani.

 

  • Mai prima d’ora la possibilità di un embargo commerciale o blocco economico generale contro il Venezuela è sembrato così vicino, soprattutto quando l’infausto e nefasto decreto coincide con una sentenza dell’ICSID (Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti) che condanna il nostro paese a pagare milioni di dollari alla società Owens Illinois per un presunto esproprio illecito che avrebbe danneggiato questa multinazionale. Ciò si prospetta come l’inizio di un’ondata di attacchi economici contro il Venezuela mediante condanne e sequestri in ambito internazionale.

 

  • In questo contestola legge antimperialista proposta dal Presidente Nicolás Maduro è assolutamente corretta e necessaria in base al Principio di Reciprocità che nella cultura yankee è conosciuto come “Tit for Tat”, vale a dire, se mi attacchi io ti attacco. Per la lobby pro-yankee dell’opposizione venezuelana, questo decreto è motivo di gioia e festa perché risultato del lavoro che a Washington hanno svolto gli oppositori radicali contro la Rivoluzione Bolivariana.

 

Ribadiamo che “ingerenza” significa intervenire negli affari interni di un paese con la forza, non c’è dubbio che con la complicità dell’opposizione venezuelana, gli Stati Uniti intendono imporre un cambio di governo in Venezuela. Cinesi, russi o cubani non hanno mai attaccato la nostra patria. La borghesia yankee, invece, lo ha fatto. Non siamo anti-statunitensi, ma antimperialisti e vicini al popolo degli Stati Uniti, ma ripudiamo gli infami abusi del suo governo espansionista.

Contro la minaccia imperialista, unità rivoluzionaria e alleanza antimperialista. Serriamo le fila contro l’aggressione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

25 verità sulle manifestazioni in Venezuela

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Come nel 2002, l’opposizione ‘radicale’, incapace di arrivare al potere attraverso le urne, moltiplica le azioni con l’obiettivo di rompere l’ordine costituzionale.

Telesur – di Salim Lamrani*

1. Nicolas Maduro, legittimo presidente del Venezuela dall’aprile del 2013, affronta una poderosa opposizione, sostenuta dagli Stati Uniti, che mira a riconquistare il potere perduto nel 1998.

2. Sconfitta alle elezioni presidenziali di aprile 2013 con un margine del 1,59%, l’opposizione rifiutò di riconoscere i risultati elettorali, nonostante fossero stati avallati dalle più importanti istituzioni internazionali, dall’Unione Europea all’Organizzazione degli Stati Americani, passando per il Carter Center, ed espresse tutta la sua rabbia in atti violenti che costarono la vita a undici militanti chavisti.

3. Tuttavia, il margine debole che separava il candidato dell’opposizione Henrique Capriles dal vincitore Nicolás Maduro, galvanizzò la destra, motivata dalla prospettiva di riconquistare il potere. Così, fece delle elezioni comunali del dicembre 2013, un obiettivo strategico.

4. Contro ogni previsione, le elezioni municipali si trasformarono in un plebiscito a favore del potere chavista, che vinse nel 76% dei comuni (256) contro il 23% (76) per la MUD, coalizione che raggruppava tutta l’opposizione.

5. Demoralizzata da questa grave battuta d’arresto, vedendo la prospettiva della conquista del potere per via democratica allontanarsi un’altra volta – le prossime elezioni legislative sono previste a dicembre del 2015 – l’opposizione ha deciso di riprodurre il medesimo schema dell’aprile 2002, che sfociò in un colpo di Stato mediatico-militare contro il presidente Hugo Chávez.

6. Da gennaio 2014, l’ala più estrema dell’opposizione ha deciso di agire. Leopoldo López, leader del partito Voluntad Popular, che ha partecipato al colpo di Stato dell’aprile 2002, ha lanciato un appello all’insurrezione il 2 gennaio 2014:  «Vogliamo lanciare un appello ai venezuelani. Chiamiamo il popolo venezuelano a dire ‘adesso basta’. […] Con un obiettivo da raggiungere: ‘la salida’. Qual è il modo per uscire da questo disastro?».

7. Il 2 febbraio 2014, durante una manifestazione, Leopoldo López ha accusato il governo di essere responsabile di tutti i mali: «Le carenze di cui soffriamo hanno un colpevole. Questo colpevole è il potere nazionale».

8. Il 2 febbraio 2014, Antonio Ledezma, esponente dell’opposizione e sindaco della capitale Caracas, ha anche lui lanciato un appello al cambiamento: «Questo regime, che oggi compie quindici anni, continua a promuovere lo scontro continuo. Oggi comincia l’unità nelle strade di tutto il Venezuela».

9. María Corina Machado, deputato per l’opposizione, ha lanciato un appello per porre fine alla «tirannia»: «Il popolo del Venezuela ha una risposta: ‘Ribellione, ribellione’. Ci sono alcuni che dicono che dovremmo aspettare le elezioni in pochi anni. Possono aspettare quanti non riescono a reperire alimenti per i propri figli? Possono aspettare i dipendenti pubblici, i contadini, i commercianti, privati del loro diritto al lavoro e alla proprietà? Il Venezuela non può aspettare».

10. Il 6 febbraio 2014, dopo una manifestazione dell’opposizione, un gruppo composto da un centinaio di studenti incappucciati ha attaccato la residenza del governatore dello Stato di Táchira, ferendo una dozzina di poliziotti.

11. La stessa settimana, diverse manifestazioni dell’opposizione si verificano in diversi stati e tutte degenerano in violenza.

12. Il 12 febbraio 2014 un’altra manifestazione, organizzata dall’opposizione all’esterno del Ministerio Público, composta da studenti provenienti da università private organizzati in «grupos de choque» (provocatori) è stata di una violenza inaudita, con tre morti, un centinaio di feriti e innumerevoli danni materiali.

13. Come durante il colpo di stato dell’aprile 2002, le tre persone morte sono state ammazzate con una pallottola in testa.

14. Tra loro vi erano un militante chavista, Juan Montoya, e un oppositore di nome Basil Da Acosta. Secondo l’indagine balistica entrambi furono uccisi dalla stessa arma.

15. Nei giorni seguenti i manifestanti, ufficialmente mobilitati «contro il carovita e l’insicurezza», si sono insediati in Piazza Altamira, situata in un quartiere ricco di Caracas.

16. Da diversi mesi a questa parte, il Venezuela soffre di una guerra economica orchestrata dall’opposizione che controlla ancora ampi settori, con l’organizzazione artificiale della scarsità, l’accaparramento dei prodotti di prima necessità e la moltiplicazione delle azioni speculative.

17. Così, il 5 di Febbraio del 2014, le autorità hanno requisito nello stato di Táchira tonnellate di alimenti di prima necessità (riso, zucchero, olio, caffè, ecc. ) nascosti nei magazzini. Dal gennaio 2013, le autorità hanno requisito più di 50.000 tonnellate di cibo.

18. Il governo bolivariano ha deciso di agire e punire accaparratori e speculatori. Nel novembre 2013, la catena di prodotti elettrodomestici Daka è stato sequestrata e le autorità hanno deciso di regolamentare i prezzi. La società vendeva i suoi prodotti con un profitto di oltre il 1.000%, quindi era inaccessibile alla maggioranza dei venezuelani.

19. Ora il margine massimo delle imprese non può superare il 30%.

20. Il presidente Nicolás Maduro ha denunciato un tentativo di colpo di Stato e ha invitato i cittadini a far fronte al «fascismo». «Niente ci separerà dal sentiero della Patria e dalla via della democrazia», ha dichiarato.

21. Il 17 Febbraio, 2014, tre diplomatici statunitensi sono stati espulsi per il loro coinvolgimento negli accadimenti sanguinosi. Secondo le autorità venezuelane, si erano incontrati con gli studenti delle università private per coordinare le manifestazioni.

22. Il 18 febbraio 2014, Leopoldo López è stato arrestato per la sua responsabilità politica nelle manifestazioni violente ed è stato consegnato alla giustizia.

23. L’amministrazione Obama ha condannato il governo di Caracas per le violenze, senza però segnalare la responsabilità dell’opposizione intenta a portare a termine un colpo di stato. Al contrario, il Dipartimento di Stato ha richiesto l’immediato rilascio di Leopoldo López, il principale istigatore dei drammatici eventi.

24. I media occidentali nascondevano la violenza delle fazioni armate (saccheggio di metropolitane ed edifici pubblici, l’incendio dei negozi MERCAL, dove le persone si riforniscono di cibo) così come il fatto che la televisione pubblica Venezolana de Televisión è stata attaccata con armi fuoco.

25. I media occidentali, lungi dal presentare i drammatici avvenimenti venezuelani in maniera imparziale, si sono schierati a favore dell’opposizione golpista e contro il governo democratico e legittimo di Nicolás Maduro. Non esitando a manipolare l’opinione pubblica e presentare la situazione come una massiccia rivolta popolare contro il potere. In realtà, Maduro ha il massiccio sostegno della maggioranza dei venezuelani, come mostrato dalle grandi manifestazioni a favore della Rivoluzione Bolivariana.

*Salim Lamrani è Dottore in Studi Iberici e Latino-Americani presso l’Università Paris Sorbonne-Paris IV, e presso l’Università di La Reunion, giornalista ed esperto delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti. Il suo ultimo libro si intitola: Cuba. Les médias face au defi de l’impartialité, Paris, Editions Estrella, 2013, con prefazione di Eduardo Galeano. 

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

I manifesti degli ‘escualidos’: «Ammazza un chavista!»

Questi sono i manifesti con i quali l’oligarchia e i loro servi fascisti in Venezuela, coccolati e finanziati dagli USA, stanno insozzando i muri del Paese.

C’è scritto: IL VENEZUELA HA BISOGNO DI TE. AMMAZZA UN CHAVISTA!

E sotto c’è il marchio di fabbrica, ormai collaudato, di ogni “Rivoluzione Colorata” scatenata dagli USA contro i governi non allineati, quello di OTPOR, l’internazionale della provocazione, collaterale alla CIA, che fa capo al noto miliardario speculatore Soros.

In Venezuela proseguono le manovre golpiste contro la Rivoluzione Bolivariana e la campagna di esecuzioni mirate orchestrata dagli USA e scatenata negli scorsi giorni dall’estrema destra venezuelana affiancata da mercenari provenienti dalla Colombia.

Campagna che ha già visto l’uccisione di 3 militanti di base venezuelani e il grave ferimento da armi da fuoco, di decine di giovani.

Ma per il PD e i nostri mezzi di informazione “liberi e democratici” i terroristi filo-USA si trasformano per incanto in «giovani studenti per la democrazia» e gli attivisti assassinati in «oppositori del dittatore Maduro ammazzati dalla Repressione governativa».

[Si ringrazia per la segnalazione Roberto Vallepiano]

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