Morales, Bergoglio e il crocifisso su falce e martello

Croceda vita.it

Il regalo con cui il presidente boliviano ha omaggiato Bergoglio lungi dall’essere una provocazione comunista è un esplicito richiamo alla morte di un prete gesuita, punto di riferimento per tutti i cattolici andini: Luis Espinal. Ecco chi era

C’è chi ha perfino parlato di provocazione e di regalo di Stato comunista. C’è chi ha parlato del regalo del presidente boliviano Evo Morales a Papa Francesco come uno dei doni più bizzarri scambiati far capi di Stato e leader politici. La bizzarria sarebbe il crocefisso sulla falce e martello con cui il presidente boliviano ha omaggiato Bergoglio al suo arrivo nel Paese andino. Le cose non stanno proprio in questi termini. Il crocefisso in questione infatti è una riproduzione di quello che teneva accanto al proprio letto Luis Espinal, sacerdote spagnolo gesuita (come Bergoglio), poeta e regista torturato ed ucciso in Bolivia dai paramilitari nel 1980. Morales ha consegnato una riproduzione realizzata dal sacerdote gesuita Xavier Albo.

Ma chi era Espinal? E qual è il significato di un crocefisso così particolare? «Luis Espinal sostituì la croce con la falce e il martello per rappresentare la presenza del cristianesimo nelle lotte sociali per l’emancipazione dei diseredati», ha scritto in un editoriale il settimanale Aquì (fondato proprio da Espinal) qualche mese fa. Espinal, oltre che un prete era infatti un appassionatissimo giornalista. Per lui il giornalismo doveva essere un luogo di incontro fra religiosi, cattolici e altri cristiani, laici e marxisti, impegnati in un giornalismo del popolo, con il popolo e per il popolo. Per lui infatti il giornalismo indipendente «non esiste, il giornalismo è sempre al servizio di una causa». La sua era quella dei «semplici della terra». In un articolo intitolato “I cristiani e la rivoluzione”, scrive che «alla rivoluzione partecipano laici e cristiani. Ma, in Latinoamerica, non ci può essere rivoluzione senza cristiani. Espinal però non credeva nei martiri individuali e individualisti. Pensava che i combattenti in prima linea per il cambiamento della Bolivia fossero i lavoratori, la responsabilità della liberazione per lui «è sempre in mano al popolo».

«Tacere è lo stesso che mentire», questa forse la sua frase più popolare, che campeggia sull’homepage del sito di Aquì: se si sottostà alla censura, all’autocensura, alle mezze verità, alla manipolazione, si mente.

Espinal

Un’immagine di Luis Espinal, il prete-giornalista che «nel tempo libero intagliava il legno»

Luis Espinal, fu rapito, torturato e ucciso con 17 colpi di pistola a El Alto, la notte tra il 21 e il 22 marzo di 35 anni fa. Qui, nel luogo dell’eccidio, ieri papa Francesco ha tenuto la sua prima visita in Bolivia. Forse il regalo di Morales è stato qualcosa di diverso da una stravaganza “cristomarxista”

I movimenti popolari del mondo a Roma

di Geraldina Colotti – il manifesto

Papa Francesco benedice le occupazioni

29ott2014.- «Una fabbrica recuperata? Dove devo firmare? Nel mio paese stiamo varando una legge specifica per togliere le fabbriche ai padroni che non sanno mandarle avanti». Gigi Malabarba porge l’appello in favore della RiMaflow, una fabbrica recuperata dai lavoratori a Milano. E il presidente boliviano Evo Morales, firma. Intorno, cardinali vescovi e suore che discutono. Siamo in una sala del Vaticano, dove si sta svolgendo l’Incontro mondiale dei movimenti popolari. Papa Francesco ha appena finito di parlare, accolto da una platea di delegati dei cinque continenti: organizzazioni sindacali, contadine, femministe, realtà autogestite, venute a discutere di Terra casa e lavoro e a chiedere «diritti per tutti».

Un consesso inusuale che ha messo insieme esperienze laiche o religiose con il forte impegno di reti internazionali come la Via Campesina e movimenti come quelli dei Sem Terra brasiliani o dei Riciclatori in America latina. Vi sono anche delegati dei movimenti italiani, come Elena Iannuzzi Hileg, dell’Associazione Sharewood, del centro sociale Leoncavallo.

«Siamo stati invitati ufficialmente come centro sociale – dice Iannuzzi – tutto è nato da un’iniziativa che abbiamo fatto a Milano insieme alla Ri-Maflow durante la quale si è presentato il libro di Elvira Corona, Lavorare senza padroni. Poi ad agosto ci è arrivato l’invito a nome del Cardinale Turkson e a settembre ne abbiamo discusso in assemblea. Vedendo i tavoli di discussione e gli invitati, ci siamo resi conto che tutto era molto simile a un forum sociale mondiale delle realtà contadine e di lotta e che avremmo incontrato le stesse organizzazioni con cui abbiamo discusso a Porto Alegre.

E poi c’era Evo Morales. Abbiamo preso l’invito con serietà: per portare all’attenzione la questione dell’autorganizzazione sociale che crea reti di solidarietà non riconosciute dalle istituzioni, quella delle nuove forme del lavoro, dell’altra economia. E poi, abbiamo sempre camminato al fianco di preti di strada come Don Gallo».

E d’altronde, dopo trent’anni di occhiuta chiusura, la chiesa di Francesco sembra tornare al linguaggio del Cristo delle origini: «Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta!», ha detto il papa ieri mattina. E ancora «Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli… Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza».

Terra, casa e lavoro

Dal pontefice anche il Leoncavallo e gli operai della Ri-Maflow. Il linguaggio della scelta, che a volta implica anche di scegliere per gli altri e di disobbedire. Molte delle esperienze che si sono confrontate, vengono dal margine. L’Incontro mondiale dei movimenti popolari ha messo al centro realtà invisibili, ha discusso di democrazia reale, di partecipazione ma anche della necessità di prendersi ciò che spetta a chi lo produce, e di non subire. Al nord o al sud del mondo. Per l’Italia c’era anche Giovanni, delegato di Genuino clandestino, una fattoria di Firenze che il demanio voleva privatizzare e che i lavoratori hanno occupato.

Un’esperienza che, cercando di unire città e campagna è andata a dar manforte agli immigrati schiavi di Rosarno e ora insieme cercheranno di costruire una sponda con le esperienze internazionali che hanno incontrato a Roma. «Ne ho apprezzato il discorso ma non pendo dalle labbra del papa – ci dice Malabarba – e da marxista se vedo che si apre uno spazio per contrastare il capitalismo, cerco di sfruttarlo».

E oggi, nella giornata conclusiva, in molte intendono anche porre la questione del sacerdozio femminile. Una sfida epocale per papa Francesco.

Incontro mondiale dei movimenti popolari a Roma

di Geraldina Colotti – il manifesto

25ott2014.- Un’alternativa dal basso alla «glo­ba­liz­za­zione dell’indifferenza». Que­sto il senso dell’Incontro mon­diale delle orga­niz­za­zioni popo­lari che si svolge a Roma da domani al 29 e che acco­glie dele­gati pro­ve­nienti dai cin­que con­ti­nenti. La con­fe­renza di pre­sen­ta­zione, che si è tenuta nella sala stampa del Vati­cano, ha messo in luce la par­ti­co­la­rità dell’evento, signi­fi­cata dalla pre­senza al tavolo di due car­di­nali – Peter Kodwo Appiah Turk­son, pre­si­dente del Pon­ti­fi­cio Con­si­glio della Giu­sti­zia e della Pace, e Mar­celo San­chez Sorondo, Can­cel­liere della Pon­ti­fi­cia Acca­de­mia delle Scienze sociali – e di un atti­vi­sta argen­tino, Juan Gra­bois, della Con­fe­de­ra­cion de Tra­ba­ja­do­res de la Eco­no­mia Popu­lar (Ctep), una delle strut­ture che ha orga­niz­zato l’incontro internazionale.

Un con­sesso degli esclusi for­te­mente appog­giato da papa Ber­go­glio – ha spie­gato padre Fede­rico Lom­bardi, gesuita come il pon­te­fice argen­tino. E così, a fianco del Movi­miento mun­dial de Tra­ba­ja­do­res Cri­stia­nos tro­viamo i Movi­menti delle fab­bri­che recu­pe­rate in Argen­tina (ci sono anche l’italiana Rima­flow, Com­mu­nia Net­work e Genuino clan­de­stino), cen­tri sociali come il Leon­ca­vallo, la Banca etica, e orga­niz­za­zioni popo­lari mar­xi­ste e lai­che, dall’Asia all’Africa, agli Stati uniti e all’America latina: a par­tire dal Movi­mento dei Sem Terra, uno dei prin­ci­pali organizzatori.

L’egemonia? Se ne è discusso per qual­che mese, non senza defe­zioni e malu­mori, ma alla fine ha pre­valso la parola «incon­tro», nel «cam­mino aperto da papa Fran­ce­sco, che sostiene di avere molti amici tro­tski­sti e che ci ha aiu­tato a situare il tema dell’ingiustizia e dell’esclusione», ha detto Mon­si­gnor Sorondo, e ha pre­ci­sato: «D’altronde, Gesù è arri­vato prima del mar­xi­smo, e poi dopo la caduta del socia­li­smo i mar­xi­sti non sono più un pericolo».

E comun­que, la chiesa di Ber­go­glio è tor­nata a «vedere» quei preti che incro­ciano il con­flitto sociale, e a misu­rarsi per­sino coi momenti e coi luo­ghi in cui è neces­sa­rio disob­be­dire. Per l’Incontro mon­diale arri­verà anche il pre­si­dente della Boli­via, Evo Mora­les, appena rie­letto a grande mag­gio­ranza: però non come capo di stato, ma come ex sin­da­ca­li­sta indi­geno e «cocalero».

Dopo la con­fe­renza stampa, Juan Gra­bois ha spie­gato al mani­fe­sto che «per supe­rare osta­coli e dif­fe­renze e affron­tare insieme un capi­ta­li­smo sel­vag­gio che distrugge la natura e con­danna i gio­vani a non avere futuro», si è pre­fe­rito rac­chiu­dere il senso dell’Incontro intorno alle «3 T, Tierra, Techo e Tra­bajo», terra, casa, e lavoro, «diritti ele­men­tari che tutti desi­de­riamo, ma che neces­si­tano di una forte e tenace orga­niz­za­zione popo­lare: per spin­gere i governi pro­gres­si­sti ad appro­fon­dirli e com­bat­tere quelli che pro­gres­si­sti non sono».

Obiet­tivi prio­ri­tari per i set­tori sociali mag­gior­mente esclusi: «i lavo­ra­tori pre­cari, i migranti, i disoc­cu­pati e chi par­te­cipa al set­tore dell’economia infor­male e auto­ge­stito, senza pro­te­zione legale, rico­no­sci­mento sin­da­cale o coper­ture sociali. E poi i con­ta­dini, i senza terra, i popoli ori­gi­nari e le per­sone che rischiano di essere espulse dalle cam­pa­gne a causa della spe­cu­la­zione agri­cola e della violenza;le per­sone che vivono ai mar­gini delle metro­poli, dimen­ti­cati da una strut­tura urbana ina­de­guata». Tra gli obiet­tivi, c’è dun­que «la riforma agra­ria, quella del lavoro e la costi­tu­zione di Con­si­glio dei movi­menti popo­lari, arti­co­lato a livello globale».

In Argen­tina, il Ctep rac­chiude oltre 500 orga­niz­za­zioni, come il Movi­mento delle fab­bri­che recu­pe­rate, e quello dei Car­to­ne­ros, «com­po­sto da oltre 5.000 lavo­ra­tori che gesti­scono il rici­clag­gio a Bue­nos Aires e che ten­gono alle pro­prie con­qui­ste aperte dalle lotte dei pique­te­ros nel 2001. Da noi, gli infor­mali sono il 30% della classe lavo­ra­trice, un set­tore che dev’essere rico­no­sciuto in un nuovo sindacato».

Nes­sun dub­bio, per Gra­bois, che i movi­menti argen­tini deb­bano lot­tare per la sovra­nità del paese e con­tro i fondi avvol­toi per riba­dire ai poteri forti inter­na­zio­nali «che c’è un limite da non vali­care». L’attivista ha al collo un faz­zo­letto kurdo, e il movi­mento fede­ra­li­sta è pre­sente all’incontro «Lo porto appo­sta — dice — per appog­giare la loro resi­stenza con­tro una banda di mer­ce­nari che mas­sa­cra la popo­la­zione con le armi della Nato. Nella fede­ra­zione kurda si pra­tica la demo­cra­zia diretta e la parità di genere, un esem­pio che disturba».

E i movi­menti in Europa?«Qui la situa­zione dei migranti è ben peg­giore che da noi, dove almeno pos­sono orga­niz­zarsi e lot­tare. Ne ho visti lavo­rare in ogni strada di Roma, e come me li vedono tutti, ma restano invi­si­bili e senza diritti. Il cuore di chi ha tutto è chiuso, ma noi dovremmo costruire un’alleanza glo­bale tra gio­vani pre­cari e migranti e farne la linea prin­ci­pale della bat­ta­glia con­tro l’ingiustizia».

Lettera aperta a Francesco

con la statuetta del medico del popolo venezuelano José Gregorio Hernández

con la statuetta del medico del popolo venezuelano José Gregorio Hernández

[carta en castellano más abajo] 

Dobbiamo lasciarci infiammare da… grandi e sublimi aspirazioni…

Osare aprire sentieri mai esplorati e scalare vette mai raggiunte.

 

Napoli, 4 ottobre 2013

All’attenzione di Francesco

Capo Sovrano di Stato Vaticano, 266º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, Jorge Maria Bergoglio

 

Gentile Francesco,

oggi, 4 ottobre 2013, abbiamo pensato di cominciare a scriverle queste righe.

Abbiamo ritenuto opportuno farlo nella maniera più semplice, nel pieno rispetto della schiettezza e della genuinità dell’Amoroso Giullare di cui ci ha parlato il Maestro Rossellini.

papafranc

con il bracciale del Venezuela

Oggi ci rivolgiamo al primo Capo di Stato Vaticano latinoamericano della Storia.

Oggi ci rivolgiamo al primo Capo di Stato Vaticano che abbia deciso di chiamarsi Francesco della Storia.

Oggi ci rivolgiamo al primo pontefice gesuita della Storia.

Tutto questo accade, è bene sottolinearlo, in un periodo storico affascinate e al contempo drammatico, dopo che un papa si è dimesso per fare posto ad uno nuovo. Gran parte dell’umanità non avrebbe mai pensato di assistere ad un avvenimento di tale portata; segno dell’eccezionalità dei nostri tempi.

Aquiles Nazoa

Aquiles Nazoa

Come ben sappiamo, e sa bene anche il Vaticano, ogni novità, per essere realmente tale, si dice nasca come eresia e, se non viene soppressa prima – magari da un fuoco che si vorrebbe purificatore – è destinata a morire come superstizione.

Quattro ottobre, il giorno di San Francesco, Patrono d’Italia. Quante cose sono accadute in questo giorno, solo per rifarci alla Storia recente.

Un dichiarato e fervente cristiano, il 4 ottobre di un anno fa, a Caracas, incontrava una folla oceanica sotto un acquazzone tropicale, un’acqua benedetta con la quale si salutava il popolo bolivariano accorso per festeggiare con lui quel 4 ottobre 2012; era l’allora presidente venezuelano, Hugo Rafael Chávez Frías, che parlò, tra le tante cose, alla folla presente di Francesco, “il Giullare”, e come un giullare, come suo solito, imbracciò una chitarra elettrica, saltò, ballò, scherzò con la gente, la fece ridere, e commuovere, rise e si commosse anch’egli; fu il suo ultimo bagno di folla e di acqua piovana, prima che uno stranissimo e estremamente aggressivo cancro se lo portasse via definitivamente, come avrebbe detto lui, cristiano, nell’aldilà, era il 5 marzo del 2013.

Dario Fo

Dario Fo

Una settimana dopo le esequie di Chávez, il 13 marzo, sale al soglio pontificio, un latinoamericano, Francesco, il primo della Storia della Chiesa.

Il successore di Chávez, eletto dal popolo venezuelano, sarà Nicolás Maduro, il quale in diretta TV dichiarerà, accogliendo la notizia del nuovo Francesco, di essere convito che sia stato lo stesso Chávez a spingere dio a caldeggiare questa scelta.

Non è nostro interesse, con la presente, alimentare un dibattito teologico, tra credenti e non; comprendiamo che per molti intellettuali di diversa provenienza, estrazione sociale, fede e credo, discutere sui massimi sistemi e sulle impalcature che reggono l’iperuranio delle idee, abbia un fascino particolare e perciò a questo compito sono disposti a sacrificare il loro tempo. Noi qui preferiamo dedicare il nostro tempo, sacrificarlo – ovvero renderlo sacro – focalizzando il discorso su altri aspetti che riteniamo urgenti e prioritari. Seguiamo gli avvenimenti del continente latinoamericano con grande attenzione ed interesse.

Leonardo Boff

Leonardo Boff

Tra le tante notizie che ci arrivano, come spesso accade, le più interessanti bisogna andare a cercarsele con il lanternino, e alcune di queste ci sembrano davvero notevoli.

Abbiamo letto gli apprezzamenti che hanno espresso verso di lei, attuale punto di riferimento di centinaia di milioni di cristiani, alcuni latinoamericani che hanno segnato la Storia dell’America latina, come Leonardo Boff, Ernesto Cardenal, Adolfo Perez Esquivel o Frei Betto.

Abbiamo letto in diversi media un’intervista ad un suo amico, anch’egli si chiama Francesco, suo collega di studi, ci riferiamo ad un’altro Argentino, Francesco Mele.

Se i media non ci hanno ingannati, Francesco Mele è un suo caro amico e quindi, conoscendola molto bene, è assai entusiasta di avere un amico di tale spessore umano.

Hugo, Dilma, Pepe, Cristina

Hugo, Dilma, Pepe, Cristina

Francesco Mele la descrive come «il primo papa bolivariano della Storia. La sua visione geopolitica si ispira a quella di Simón Bolívar, el Libertador: l’unione dell’America Latina per creare un soggetto economico autonomo ed un attore politico indipendente sulla scena mondiale: la Patria Grande». Tutto ciò ci sembra molto interessante e stimolante.

Ci viene in mente anche un altro Argentino, di cui abbiamo una stima infinita e le cui parole furono un punto di riferimento per uno dei massimi pedagogisti brasiliani; l’argentino a cui ci riferiamo si chiamava Ernesto Guevara, per i popoli del mondo, era più semplicemente el Che. Il pedagogista brasiliano invece è uno dei massimi teorici ispirato dalla Teologia della Liberazione, Paulo Freire, il quale faceva riferimento al Che quando questi affermava che: «a rischio di sembrare ridicolo, lasciatemi dire che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore».

Sempre dai suddetti media, e sempre che non ci abbiano tratto in inganno, e con il beneficio dell’inventario, spulciando tra le pieghe dei periodici cartacei e digitali mondiali, scopriamo che un altro bolivariano, Nicolás Maduro, Capo di Stato della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha proposto allo Stato Vaticano di contribuire alla realizzazione delle missioni sociali bolivariane.

A quanto ci è dato sapere queste missioni sociali tanto successo hanno avuto e stanno avendo in Venezuela e in America latina, in tanti campi, dall’alfabetizzazione all’educazione in generale, dalla cultura all’alimentazione, dalla sanità al diritto ad una abitazione degna, anche grazie all’esperienza accumulata dai Cubani in quest’ultimo mezzo secolo.

Paulo Freire

Paulo Freire

Il Presidente Maduro, ci dicono, ha proposto al papa di contribuire a che queste missioni possano essere realizzate nei paesi dove ce n’è maggiore ed urgente necessità, a cominciare dal Continente Africano, probabilmente il continente che, insieme all’America latina e all’Asia, ha maggiormente subito il saccheggio, la violenza, la depredazione dei signori della guerra, degli speculatori finanziari, dei colonialisti prima e degli imperialisti poi, padroni di decidere della vita e della morte di centinaia di milioni di esseri umani, uomini, donne e bambini, nonché padroni di vivere e comandare comodamente dalle nostre latitudini europee.

Storicamente, anche la figura del papa, sappiamo che ha un credito enorme verso i popoli del mondo. Anche qui centinaia di milioni di esseri umani ascoltano le parole dei papi, le fanno spesso proprie, fanno quello che loro dicono, o anche se non lo fanno, ne sono enormemente influenzati. Non solo le parole, ma anche le decisioni – che hanno valenza politica – contribuiscono al destino dei popoli del mondo.

Internet senza dubbio è un moltiplicatore di potenzialità a livello globale, e grazie anche a questo strumento veniamo a sapere che la Banca del Vaticano nel 2012 ha quadruplicato i propri profitti rispetto al 2011.

Sempre grazie ad Internet veniamo a sapere che la maggior parte della rendita petrolifera venezuelana, serve a ripagare il debito sociale accumulato dallo Stato nei confronti del popolo, e tra questo, dei più bisognosi.

con Evo Morales

Sappiamo che lei ha annunciato cambiamenti epocali anche nella Chiesa e allo stesso tempo leggiamo che Francesco Mele ha poi aggiunto, sempre riferendosi a lei che è «un papa che pensa ed agisce velocemente. Non sappiamo le sorprese che ci riserverà domani. Nemmeno dio può sapere cosa pensi un gesuita».

Così come insiste il nicaraguense Ernesto Cardenal, anche noi siamo persuasi che non esista contraddizione che non si possa affrontare e sciogliere tra fede e ragione, tra credo e razionalità.

con Rafael Correa

Inutile dirle che vogliamo essere intellettualmente onesti, verso tutti, e non solo ci auguriamo di essere positivamente stupiti dal primo papa latinoamericano della Storia, e dal suo essere veloce nel pensare e nell’agire, come pare affermare Francesco Mele, ma sin da ora – e non solo da ora – mettiamo a disposizione i nostri modesti sforzi dovunque ce ne sia bisogno per far si che le missioni bolivariane proposte dal primo Presidente chavista –  ancora umile conducente di autobus – del Venezuela bolivariano nonché della Storia, Nicolás Maduro, si concretizzino, anche con l’aiuto – perché no? – del primo ‘papa bolivariano’ della Storia.

Ernesto Cardenal

Ernesto Cardenal

Non chiediamo risposte a queste nostre linee, chiediamo, questo sì, quella velocità nel pensare e nell’agire che sempre secondo Francesco Mele contraddistingue l’essere umano Francesco, Jorge Maria Bergoglio, oggi ufficialmente regnante dello Status Civitatis Vaticanæ, monarchia assoluta elettiva di tipo patrimoniale, il più piccolo Stato del mondo ma con potere e ricchezze, direttamente o indirettamente che siano, davvero eccezionali.

Un potere eccezionale che può essere, sin da subito, messo a disposizione di chi più ne ha bisogno. Anche perché quella stessa ragione e quella stessa fede nei poteri creativi dei popoli, ci suggerisce che questo potere eccezionale, prima o poi, in un modo o nell’altro, dovrà necessariamente essere messo a disposizione di costoro; poiché i popoli del mondo non aspettano passivamente in eterno, si attivano politicamente, e questo potere, cominceranno a reclamarlo, per loro. Se solo tutto ciò potesse avvenire nella maniera più pacifica possibile; sarebbe di grande auspicio, per tutti. 

Parafrasando l’ex presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, chi chiude le porte alle rivoluzioni pacifiche le apre a quelle violente. Cosa siamo disposti a sacrificare, affinché tutto ciò possa diventare realtà? Cosa siamo disposti a fare affinché queste porte si aprano, risparmiando futuri dolori all’umanità?

JF Kennedy

JF Kennedy

Gli oltre ventimila morti africani, e non solo, che sono costati a milioni di migranti in questi anni nel tentativo di approdare sulle rive della Fortezza Europa, e che nel futuro prossimo proveranno ad approdare, partendo dall’Africa, reclamano questa velocità nel pensare e ancor di più nell’agire, e non lo reclamano solo a Francesco ma a tutti gli uomini e le donne di buona volontà e che già da oggi hanno il potere di farlo.

Le missioni bolivariane in Africa, proposte dal Presidente Maduro, sono un esempio concreto di ciò che si può cominciare a fare.

Vogliamo medici, non F35, vogliamo alfabetizzatori, ‘coscientizzatori’ – avrebbe detto Paulo Freire – non speculatori delle altrui miserie, vogliamo scuole, non caserme.

Secondo alcuni, il discorso politico più bello che sia stato pronunciato al mondo è opera di un altro latinoamericano, l’anziano José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay, un tupamaro che ha sofferto la tortura da parte della dittatura militare nel suo paese, ha vissuto vendendo fiori al mercato, si è ribellato ai suoi oppressori, adesso vive, per scelta e coscienza, con un salario da operaio, forse anche con meno. 

José Pepe Mujica

José Pepe Mujica

El Pepe ci dice: «La Rivoluzione oggi, la parola Rivoluzione acquisisce una dimensione di carattere universale mentre il mondo si globalizza e questa dimensione è proprio l’idea che è possibile, che è una necessità storica, per mantenere e sostenere la vita, per lottare per creare un mondo migliore, di rispetto, di uguaglianza di base, senza paura di essere schiacciati, senza portaerei, senza aerei da guerra telecomandati, un mondo in cui sia possibile che l’uomo esca dalla preistoria, e uscirà dalla preistoria il giorno in cui le caserme saranno sostituite con scuole e università».

La salutiamo con profonda, sincera ed umana considerazione,

ramefochavez

Franca Rame e Dario Fo con Hugo Chávez a Milano (2005)

Ciro Brescia, educatore di strada, presidente ALBAssociazione – Napoli

Alessandra Riccio, co-direttrice della Rivista “Latinoamerica e tutti i Sud del Mondo” di Gianni Minà

Federica Zaccagnini, coordinatrice scuola di formazione continua sul buen vivir ecuatoriano, ministero delle relazioni estere e mobilità umana dell’Ecuador – Quito Ecuador

Emilio Lambiase, architetto, Coordinatore Nazionale ANROS Italia (Associazione Nazionale delle Reti e delle Organizzazioni Sociali) – Cava de’ Tirreni (SA)

Fabio Crocetta, redattore Blog VAT2.0, il Vaticano secondo… noi

Marinella Correggia, ecoattivsta contro le guerre, sibialiria.org – Torri in Sabina (Rieti)

Liliane Blaser Aza, documentarista – Caracas Venezuela 

Mario Neri, pensionato, Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas Venezuela

Indira Pineda Daudinot, sociologa – La Habana Cuba

Gabriele de Martino di Montegiordano, dottore in filosofia politica – Napoli

Maria Elena Muffato, donna – Napoli

Pier Paolo Palermo, insegnante – Napoli

Maria Spina, casalinga – Napoli

Valeria Sonda – Padova

Gabriel Arcadi – Lecce

Axel Schumacher, traduttore – Roma

Gilbert Evans, giornalista – Bruxelles Belgio

Massimo Acciaro, infermiere – Napoli

Bartolomeo Pepe, senatore della Repubblica Italiana (M5S)

Girolamo Pisano, padre di due figli, deputato della Repubblica italiana  (M5S)

Leonardo Landi, educatore – Firenze

Fabrizio Verde – Napoli

Mirco Sangalli, tecnico dello sviluppo duraturo – Bergamo

José Leonardo Paniccia – Roma

Nicola Nardella, avvocato – Napoli

Osvaldo Justo Martinez, architetto bolivariano – Verona

Massimo de Magistris, insegnante – Roma

Marcella Costagliola, insegnante – Roma

Massimiliano De Vecchis – Caracas Venezuela

Alvaro Pereda Utzcategui – Circolo Bolivariano “Simón Rodriguez”

Mildred Granger Quintana – Verona

Edgar Galeano – Comitato Immigrati in Italia – Milano

Vittorio Stano, insegnante – Hannover, Germania

Mariella Dimauro, educatrice-mediatrice culturale – Hannover, Germania

Daniele D’Ari, fotografo – Napoli

Luca Necciai, psicologo, SantaMoniGAS Gruppo d’Acquisto Solidale di Torino                                                                                   

Michele Molisso – Napoli

Fabio Matteo – Napoli

Laila Mousa – Perugia

Francesco Guadagni – Napoli

Nello Margiotta – cittadino del mondo

Chiunque voglia sottoscrivere, come singolo od organizzazione questa lettera può farlo scrivendo a albassociazione@gmail.com

Qui sotto la versione in castigliano: 

Debemos dejarnos inflamar de… grandes y nobles aspiraciones…

atreverse a abrir senderos inexplorados y escalar nuevas alturas.

Nápoli, 04 de octubre 2013

A la atención de Francisco Jefe Soberano del Estado Vaticano, 266°Obispo de Roma y el papa de la
Iglesia Católica, Jorge Maria Bergoglio.

Querido Francisco,
Hoy 4 de octubre de 2013, decidimos empezar a escribir estas líneas.

Nos preguntamos cómo nos tendríamos que dirigir a la cabeza de una institución de peso mundial como la Iglesia.

Nos pareció oportuno hacerlo de la manera más simple, en plena conformidad con la franqueza y la autenticidad del juglar del que nos habló el Maestro Rossellini.

Hoy nos dirigimos al primer Jefe de Estado Vaticano, latinoamericano de la historia.

Hoy nos dirigimos al primer Jefe de Estado Vaticano que ha decidido llamarse Francisco, de la historia.

Hoy nos dirigimos al primer pontífice jesuita de la historia.

Todo esto sucede, vale la pena destacar, en un período histórico muy interesante y al mismo tiempo extraordinariamente dramático, después de que un Papa renunció para dejar su puesto a uno nuevo. Gran parte de la humanidad nunca habría pensado en asistir a un evento de este tipo y de esta magnitud, un signo de la naturaleza excepcional de nuestro tiempo.

Como todos sabemos y sabe bien el Vaticano, toda novedad, para ser realmente tal, se dice que nació como una herejía y si no es abolida antes – quizás por un incendio que quisiera ser purificador – está destinado a morir como superstición. Cuatro de octubre, el día de San Francisco, patrono de Italia.

¡Cuántas cosas han pasado en este día, sólo para tomarlo de la historia reciente.

Un declarado y ferviente cristiano, el 4 de octubre del año pasado, en Caracas, encontraba una multitud oceánica bajo un aguacero tropical, un agua bendita con la cual se saludaba al pueblo Bolivariano que concurrió para celebrar con él, aquel 4 de Octubre 2012, fue el entonces presidente venezolano, Hugo Rafael Chávez Frías, quien habló, entre otras cosas a la multitud presente, de Francisco, “el juglar” y como un juglar, como de costumbre, tomo una guitarra eléctrica, salto, bailó, bromeó con la gente, la hizo reír y emocionar, se echó a reír y se emocionó también, fue su último baño de multitud y de agua de lluvia, antes de que un extraño y extremadamente agresivo cáncer se lo llevara para siempre, como él hubiera dicho, cristiano, en el más allá, fue de 5 marzo de 2013.

Frei Betto

Frei Betto

Una semana después del funeral de Chávez, el 13 de marzo, asciende al trono papal, un latinoamericano, Francisco, el primero en la historia de la Iglesia.

El sucesor de Chávez, elegido por el pueblo de Venezuela, serà Nicolás Maduro, el cual en directa TV declara, recibiendo la noticia del nuevo Francisco, de estar convencido que fue el mismo Chávez a impulsar a Dios en esta elección.

No es nuestro interés, por la presente, alimentar un debate teológico entre creyentes y no creyentes; entendemos que para muchos intelectuales de distintas procedencias, orígenes sociales, religiones y creencias, discutir sobre los grandes sistemas del mundo y el andamiaje que rigen el hiperuranio de las ideas, tenga un encanto especial, por lo que están dispuestos a sacrificar su propio tiempo.

Nosotros aquí preferimos dedicar nuestro tiempo, sacrificarlo – rendirlo sagrado – focalizando el discurso en otros aspectos que consideramos urgentes y prioritarios.

Seguimos los acontecimientos de América Latina con gran atención e interés. Entre los muchos informes que nos llegan, como sucede a menudo, los más interesantes es necesario ir a buscarlos con la linternita, y algunos de éstos nos parecen verdaderamente notables.

Leemos que han expresado aprecio por usted, actual punto de referencia para cientos de millones de cristianos, algunos latinoamericanos que han marcado la historia de América, como Leonardo Boff, Ernesto Cardenal y Frei Betto.

Giulio Girardi

Giulio Girardi

Francesco Mele lo describe como “El primer Papa Bolivariano de la historia. Su visión geopolítica se inspira a aquella de Simón Bolívar El Libertador; la unión de América Latina para crear un sujeto económico independiente y un actor político independiente en la escena mundo, la Patria Grande”.

Todo esto me parece muy interesante y estimulante. Nos recuerda a otro argentino, al cual estimamos infinitamente y cuyas palabras eran un punto de referencia para uno de los más grandes educadores brasileños, el argentino al que nos referimos se llamaba Ernesto Guevara, para los pueblos del mundo, era simplemente el Che. El educador Brasilero en cambio, es uno de los principales teóricos inspirado por la teología de la liberación, Paulo Freire, quien se refería al Che cuando decía que: “a riesgo de parecer ridículo, dejenme decir que el verdadero revolucionario está guiado por grandes sentimientos de amor”.

Es interesante observar que los verdaderos innovadores no sólo son siempre sospechados de herejía por los más resistentes reaccionarios, pero también hechos pasar por ridículos, cómicos, payasos y clowns. Como si el buen humor y la sonrisa resten seriedad a los argumentos y las personas y deban ser objeto de burla y desprecio. “El juglar de Dios”, de Rossellini, o el Nobel de literatura Dario Fo, nos recuerdan que las cosas pueden ser también diferentes.

Siempre de los medios mencionados, y siempre que no nos hayan engañado, y con el beneficio del inventario, tamizado a través de los pliegues de los periódicos en papel y digitales mundiales, nos encontramos con que otro Bolivariano, Nicolás Maduro, Jefe de Estado de la República Bolivariana de Venezuela, propuso al Estado Vaticano contribuir a la realización de las misiones sociales bolivarianas. En cuanto nos han hecho saber estas misiones sociales han tenido tanto éxito y están teniendo en Venezuela y en América Latina, en muchas áreas, desde la alfabetización a la educación en general, desde la cultura a la alimentación, desde la salud hasta el derecho a una vivienda digna, gracias a la experiencia acumulada por los cubanos en el último medio siglo.

Adolfo Pérez Esquivel

Adolfo Pérez Esquivel

El presidente Maduro, nos dicen, ha propuesto al Papa contribuir a que estas misiones puedan llevarse a cabo en los países donde existe una mayor y urgente necesidad, a partir del Continente Áfricano, probablemente el continente que, junto con América Latina y Asia, han sufrido mayormente el saqueo, la violencia, la depredación de los señores de la guerra, de los especuladores financieros, primero de los colonialistas y los imperialistas después, patrones para decidir la vida y la muerte de cientos de millones de seres humanos, hombres, mujeres y niños, patrones viviendo y decidiendo cómodamente desde nuestras latitudes europeas. Históricamente, la figura del Papa, sabemos que posee un enorme crédito en los pueblos del mundo. Aquí también, cientos de millones de seres humanos oyen las palabras de los papas, y las hacen frecuentemente propias, hacen lo que ellos dicen, o incluso si no lo hacen, son enormemente influenciados. No sólo las palabras, sino también las decisiones – que tienen un significado político – contribuyen en el destino de los pueblos del mundo.

Internet es, sin duda, un multiplicador de capacidades globales y gracias a esta herramienta nos enteramos de que el Banco del Vaticano en el año 2012 ha cuadruplicado sus ganancias en comparación con el 2011. Siempre gracias a Internet nos enteramos de que la mayoría de los ingresos del petróleo de Venezuela sirve para pagar la deuda social acumulada por el Estado con el pueblo y entre ellos, a los más necesitados.

También debemos saber que el primer presidente indígena de Bolivia, Evo Morales, ha recibido de usted un regalo, un texto sobre la teología de la liberación y el primer presidente economista del Ecuador, Rafael Correa, que estudió en los EE.UU., decidido opositor de la violencia neoliberal, tuvo un gran elogio por la amistosa bienvenida que le ha dado.

Nosotros sabemos que usted anunció cambios trascendentales en la Iglesia y al mismo tiempo leemos que Francesco Mele, agregó, refiriéndose siempre a usted que se trata de “un Papa que piensa y actúa rápidamente. No sabemos las sorpresas que nos dará mañana. Ni siquiera Dios puede saber qué cosa piensa un jesuita”.

Así como insiste el nicaragüense Ernesto Cardenal, también nosotros estamos convencidos de que no hay contradicción que no pueda ser abordada y se disuelva entre la fé y la razón, entre la religión y la racionalidad. También estamos racionalmente convencidos de nuestra fé inquebrantable en la capacidad creativa de los pueblos, como nos recuerda el poeta venezolano Aquiles Nazoa con su “Creo”, comenzando por los más frágiles de los niños y las niñas y estamos igualmente convencidos racionalmente que, como pidió el guía y maestro de Simón Bolívar, Simón Narciso de Jesús Rodríguez, “es necesario estimular la curiosidad de los niños, así que preguntando el por qué de lo que se les dice de hacer, se los acostumbre a obedecer a la razón y no como limitados a la autoridad, no como estúpidos, a la costumbre”.

No hace falta decir que queremos ser intelectualmente honestos, con todo el mundo, y esperamos no sólo ser positivamente sorprendidos por el primer papa latinoamericano de la historia y del ser más rápido en pensar y actuar, como parece decir Francesco Mele, pero a partir de ahora – y no sólo a partir de ahora – ofrecemos nuestros modestos esfuerzos allí donde sea necesario para asegurar que las misiones Bolivarianas propuestas por el primer Presidente chavista – una vez, humilde conductor de autobús – del Venezuela Bolivariano y de la historia, Nicolás Maduro se materializen, incluso con la ayuda – ¿por qué no? – Del primer ‘papa bolivariano’ de la historia.

Nosotros no pedimos respuestas escritas ni orales a estas nuestras líneas, pedimos, eso sí, que la velocidad de pensar y actuar que siempre según Francesco Mele – que afirma estar familiarizado con el actual papa – que distingue al ser humano Francisco, Jorge María Bergoglio, hoy oficialmente reinante del Status Civitatis Vaticanae, monarquía absoluta electiva de tipo patrimonial, el Estado más pequeño del mundo, pero con la riqueza y el poder, directa o indirectamente, que sean, realmente excepcionales.

Un poder excepcional que puede ser, de inmediato, puesto a disposición de aquellos que más lo necesitan. También por la misma razón y la misma fé en los poderes creativos de los pueblos, nos sugiere que esta facultad excepcional que, tarde o temprano, de una forma u otra, ha de ser necesariamente puesto a su disposición: porque los pueblos del mundo no esperan pasiva y eternamente, se activan políticamente y este poder, van a empezar a reclamarlo, para ellos. Si solo todo esto pudiera suceder de la manera más pacífica posible, sería de gran esperanza para todos.

Francisco Mele

Francisco Mele

Parafraseando al expresidente de Estados Unidos, John Fitzgerald Kennedy, quien cierra la puerta a las revoluciones pacíficas las abre de par en par a aquellas violentas. ¿Qué estamos dispuestos a sacrificar, para que todo pueda hacerse realidad?, ¿Qué estamos dispuestos a hacer para que esas puertas se abran, ahorrando futuros dolores a la humanidad?

Más de veinte mil muertos en África y en otros lugares, que han costado a millones de inmigrantes en los últimos años en un intento de desembarcar en las costas de la fortaleza Europa, y que en un futuro próximo tratarán de llegar, partiendo de África, reclaman esta velocidad en el pensamiento y más aún en el actuar, y no lo reclaman solo a Francisco, sino a todos los hombres y mujeres de buena voluntad y que ya desde hoy tienen el poder para hacerlo.

Las misiones bolivarianas en África, propuestas por el Presidente Maduro, son un ejemplo concreto de lo que usted puede comenzar a hacer. Queremos médicos, no F35, queremos alfabetización, “coscientizadores” – habría dicho Paulo Freire – no especuladores de las miserias de los demás, queremos escuelas, no cuarteles.

Según algunos, el discurso más bello que se ha pronunciado en el mundo es obra de otro latinoamericano, el anciano José Pepe Mujica, Presidente de Uruguay, un tupamaro que ha sufrido la tortura por parte de la dictadura militar en su país, vivió con la venta de flores en el mercado, se rebeló a sus opresores, ahora vive, por elección y conciencia, con un salario de trabajador, quizás incluso con menos.

El Pepe con gli Aerosmith

El Pepe Mujica nos dice: “La revolución de hoy en día, la palabra revolución adquiere una dimensión de carácter universal mientras el mundo se globaliza y esta dimensión es precisamente la idea de que es posible, que es una necesidad histórica, para mantener y sostener la vida, de luchar por crear un mundo mejor, de respeto, de igualdad, sin miedo a ser aplastado, sin portaaviones sin aviones de guerra por control remoto, un mundo donde es posible que el hombre salga de la prehistoria, y saldrá de la prehistoria el día que los cuarteles serán reemplazados con escuelas y universidades”.

Lo saludamos con profunda, sincera y humana consideración.

[Trad. en castellano por los camaradas bolivarianos de Verona]

Cualquier persona que quiera suscribirse, como individuo u organización esta carta puede hacerlo escribiendo a albassociazione@gmail.com

Ernesto Cardenal: «Io, poeta ispirato dalla Teologia della Liberazione dico che questo Papa è rivoluzionario»

di Alver Metalli – terredamerica.com
La sua popolarità la deve alla rivoluzione sandinista vittoriosa nel 1979, di cui fu animatore e ministro di governo nella prima giunta, ma anche al dito alzato di Giovanni Paolo II nel marzo del 1983, con cui il pontefice polacco lo redarguisce assieme al fratello Fernando nell’aeroporto di Managua, da poco ribattezzato Augusto Cesar Sandino. La fotografia di Ernesto Cardenal inginocchiato davanti al Papa con l’indice alzato fece il giro del mondo. Ed anche quel che successe dopo alla presenza di Giovanni Paolo II, nella piazza della rivoluzione di Managua, con centinaia di migliaia di persone e il coro sandinista davanti all’altare, sapientemente amplificato dal sistema televisivo, che scandiva «entre cistianismo y revolución no hay contraddicion», il celebre slogan coniato da Cardenal.
Sono passati trent’anni da quel momento e a vederlo oggi, 88enne, camminare lentamente appoggiato al tripode, incurvato e con la folta chioma bianca cinta dall’immancabile basco nero alla Che Guevara, si direbbe che il tempo è passato anche per lui, e che l’isolamento nell’isola di Solentiname, nel Lago Nicaragua, non l’abbia preservato dalla corruzione degli anni. Ma è una impressione esteriore, perché dopo le prime parole si capisce che Ernesto Cardenal non è cambiato affatto. Tra cristianesimo e rivoluzione non c’è proprio contraddizione, ripete imperterrito. «Non sono la stessa cosa, ma sono perfettamente compatibili. Si può essere cristiani e marxisti o scientifici» ribadisce mentre non nasconde la sua sorpresa per l’elezione di un Papa del suo stesso emisfero, anche se di qualche meridiano più a sud rispetto al Nicaragua. «Ero appena arrivato a Mendoza, in Argentina, lo scorso aprile quando un giornalista mi ha chiesto cosa pensassi del Papa argentino. Non potevo crederlo e per tre volte gli ho chiesto di chi stesse parlando» ricorda. «Non mi aspettavo proprio un Papa di questo continente, un Papa rivoluzionario in questo momento e per di più eletto da un collegio di cardinali conservatore».
Perché Ernesto Cardenal non ha dubbi che con lui, Francesco, le cose cambieranno in profondità. Sono cambiate, dice, stanno cambiando. «All’inizio non pensavo che potesse fare quello che sta facendo… qualcosa di veramente incredibile perché sta mettendo le cose al rovescio. O meglio, al loro posto, dove devono stare… Gli ultimi saranno i primi, ecco quello che sta facendo Francesco».
Su Ernesto Cardenal grava ancora la sospensione a divinis che gli venne inflitta dal cardinal Ratzinger nella sua veste di Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede. Ma la cosa non gli pesa. «La proibizione è per amministrare i sacramenti e io non mi sono fatto sacerdote per amministrare sacramenti e passarmela celebrando battesimi e matrimoni, ma per essere contemplativo». Ernesto Cardenal vive nella comunità contemplativa di Solentiname, in Nicaragua, che fondò negli anni 70 con Thomas Merton.
E se il successore di Benedetto XVI quel Papa “rivoluzionario” che elogia, gliela togliesse? Il “poeta della Teologia della Liberazione” come viene chiamato, non fa affatto salti di gioia. «Mi complicherebbe la vita…».
[Si ringrazia Leonardo Landi per la segnalazione]

Francisco Mele: «Nemmeno dio può sapere cosa pensi un gesuita bolivariano!»

Riproponiamo qui di seguito un interessante notizia apparsa sull’Agenzia AFP; ricordiamo che il Presidente Maduro ha avanzato proposte di cooperazione congiunte al capo di Stato vaticano per finanziare missioni sociali bolivariane nel continente africano. Una proposta interessante che potrebbe avere conseguenze di certo non indifferenti.

20ago2013.- Uno degli amici più vicini all’attuale Papa Francesco, il professore italo-argentino Francisco Mele, ha descritto […] un profilo mordace del pontefice argentino, che considera un «erede di Simón Bolívar».

In una intervista pubblicata sul quotidiano La Repubblica, Mele, che ha rimpiazzato Jorge Mario Bergoglio nel ruolo di professore di psicologia nel Collegio del Salvatore a Buenos Aires, ha parlato delle idee e dei principi che hanno guidato fin ora l’altro arcivescovo di Buenos Aires e primo papa latinoamericano.

«Francesco è il primo papa bolivariano della storia. La sua visione geopolitica si ispira a quella di Simón Bolívar, el Libertador: l’unione dell’America Latina per creare un soggetto economico autonomo ed un attore politico indipendente sulla scena mondiale: la Patria Grande», ha affermato Francisco Mele nell’intervista, firmata da Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica Limes.

«Questo papa rappresenta la voce dell’America Latina. Non si tratta solo di un patriota argentino forse peronista. Come è solito dire egli stesso, parla a tutti i popoli che vivono tra il Rio Grande e la Terra del Fuoco», sostiene Mele, che si trova in Italia per dare una conferenza nell’ambito del Festival di Todi […].

Relativamente al progetto geopolitico del nuovo papa, eletto nel marzo scorso dopo la rinuncia di Benedetto XVI, Francisco Mele è convinto che si ispira agli ideali di Bolívar, di San Martín e José Gervasio Artigas, i padri della patria che hanno combattuto per l’indipendenza nuestroamericana dall’impero spagnolo.

Francesco sogna «l’unità geopolitica di tutta l’America Latina come contrappeso agli USA, la poderosa potenza che rappresenta gli interessi del nord», […].

Sempre secondo il professor Mele, «[…] Francesco ha un progetto per l’America Latina ed il mondo basato sulla «teologia del popolo, che va oltre la teologia della liberazione».

Lo psicologo che alterna la sua attività didattica tra Italia ed Argentina, cita libri, conferenze e discussioni dell’allora arcivescovo di Buenos Aires, che inoltre considera essere «un grande stratega».

Francisco Mele conclude affermando che «[…] Questo papa ama mischiarsi con il suo popolo, con i suoi preti per stimolarli e spingerli verso la missione pastorale. Inoltre è un papa che pensa ed agisce velocemente. Non sappiamo le sorprese che ci riserverà domani. Nemmeno dio può sapere cosa pensi un gesuita».

[trad. dal castigliano per ALBAinFormazione a cura di Fabrizio Verde]

Nicolás Maduro: Socialismo ‘hecho en Venezuela’

Nel solco di Chávez 

di Rosella Lanzi – Notizie Estere/ Fonte. A.Radomille FSA

21 marzo 2013

Nato e cresciuto a Caracas, Nicolás Maduro é un uomo semplice e profondamente identificato con le necessità del popolo. Nei suoi anni di studente, militò nella lega socialista, unendo attività politica e culturale con lo sport. Nella lotta per i diritti dei lavoratori, questo giovane venezuelano divenne dirigente sindacale e membro fondatore di Sitrameca (Sindacato del Metro di Caracas). Alla fine degli anni ’80 si unisce al movimento “Quinta Repúbblica – MRB-200”, dove inizia un estenuante lavoro in sostegno di Hugo Chávez e la nascente Rivoluzione Bolivariana; Maduro riforma in tutto il territorio, la Forza Bolivariana dei Lavoratori (FBT). Negli anni ’90 fa parte attiva nella campagna presidenziale che vede Hugo Chávez capo di Stato per la prima volta. Corre l’anno 1998, Nicolás Maduro viene eletto deputato nell’Assemblea Nazionale, incarico che gli viene riconfermato all’unanimità per tre volte fino a divenire nel 2005 presidente del Parlamento.

Con ferme e sincere posizioni riguardanti la difesa dei diritti umani, i conflitti internazionali e le diverse controversie e polemiche estere contro la nazione bolivariana, diffonde i cambiamenti strutturali nell’era della nuova diplomazia venezuelana nel mondo, servendo come esempio ad altri governi della regione e dei paesi amici di Africa ed Asia. Maduro divenne la voce di Chávez e del suo popolo nei negoziati di pace e per la liberazione dei prigionieri della guerriglia colombiana; il suo operato rende possibile l’ingresso del Venezuela nel Mercosur oltre a propiziare, unitamente al governo del presidente Chávez, la fondazione di importanti organizzazioni per la unione continentale come UNASUR, ALBA e CELAC. Il 10 ottobre 2012, dopo le nuove elezioni presidenziali, i meriti di Nicolás Maduro gli conferiscono la nomina di Vice Presidente Esecutivo della Repúbblica Bolivariana di Venezuela. Lo stesso Chávez, uomo leale con profondo rispetto dei più bisognosi, visionario con lungimiranza di valore umano, di pace e di unione oltre le proprie frontiere, facendo uso della sua fermezza di sempre e compiendo la promessa di internazionalizzare il progetto denominato “Socialismo del XXI secolo”, nonostante la grave malattia che lo consumava, comunica a Maduro che nel caso succedesse l’imprevisto, le forze abbandonassero il suo corpo o che a causa della patologia non riuscisse più a tornare al comando della nazione, sarebbe stato lui a rimpiazzarlo con l’arduo compito di avanzare nel processo democratico bolivariano. In quella occasione Hugo Chávez affermò: “La mia opinione ferma, completa come la luna piena, irrevocabile, assoluta, totale, è che nella circostanza obbligata di dover convocare a elezioni, come prevede la costituzione, voi eleggerete Nicolás Maduro come presidente, questo ve lo chiedo di cuore, lui è uno dei giovani leader di maggiore capacità per continuare, nel caso io non potessi farlo più”. In questa maniera, con voce sincera, Chávez si rivolse al popolo nella sua ultima apparizione pubblica.

Lo scorso 8 marzo 2013, dopo la scomparsa del Presidente venezuelano, Maduro è stato proclamato Presidente ad interim in una cerimonia di giuramento celebrata nel Palazzo Federale del Potere Legislativo. Nonostante le polemiche e affermazioni negative della destra nazionale e straniera sull’operato del leader della rivoluzione bolivariana, è necessario osservare che nel recente insediamento di Papa Francesco, la presenza dei mandatari internazionali è stata di 33 Presidenti, mentre all’addio a Hugo Chávez hanno assistito 55 capi di stato nel fervore popolare di milioni di persone di tutto il Sudamerica ed altri paesi del mondo. In una cerimonia straordinaria la ONU, attraverso il suo portavoce Ban ki-Moon, si è pronunciata positivamente sugli sforzi e gli obbiettivi raggiunti dal Presidente Chávez nella sfera sociale, in ambito di identità nazionale, solidarietà e unioni dei paesi Ispanoamericani. Il nuovo Papa comprende la necessità della Chiesa di mantenere e migliorare la propria immagine nel continente Latino Americano, il quale detiene il 43% dei fedeli cristiani del globo. La visita della presidentessa Cristina Fernández de Kirchner al Vaticano, è stata un’occasione per farsi le rispettive congratulazioni; nell’ incontro, il nuovo Papa ha esplicitamente reso gli auguri alla mandataria della Repubblica Argentina per far parte del gruppo di presidenti latinoamericani che continuano a lavorare uniti per rialzare la dignità dei popoli e costruire la patria bella e grande che hanno sognato i Libertadores Simón Bolívar e Martí.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: