Problemi alimentari per gli europei a causa delle politiche neoliberiste

bandiere-europeeda HispanTV

Secondo uno studio, il 50% degli europei per ragioni economiche, non può seguire una dieta variegata.

Uno studio commissionato dal Moviemnto ENOUGH di Elanco e realizzato dall’istituto SWG, coinvolgendo oltre 2000 persone provenienti da Italia, Germania, Francia e Regno Unito, ha rivelato che il pesce, la carne di manzo, e il maiale, figurano tra gli alimenti spesso assenti nella dieta.

Come ha spiegato il presidente di SWG, Maurizio Pessato, «questa carenza non è dovuta unicamente a scelte personali o gusti, ma è dettata da ragioni economiche».

Le zone più critiche sono Italia e Francia, dove si è registrata una drastica riduzione dei consumi di carne (79% in Italia e il 62% in Francia).

Le persone sottoposte all’inchiesta hanno riconosciuto che la loro dieta è stata ridefinita quando è iniziata la crisi, con la riduzione del consumo di alimenti costosi sostituiti da cibi più economici.

A questo proposito, l’accesso al cibo e la sua disponibilità, è visto come un problema reale il cui impatto può essere misurato nel campo della vita quotidiana. In particolare, l’Italia è il paese in cui questa percezione è più diffusa, con l’84 per cento degli intervistati che sostengono questo punto di vista.

Inoltre, secondo lo studio, gli europei prevedono due strade differenti ma complementari per risolvere il problema, tenendo in considerazione la responsabilità individuale del cittadino così come quella globale. Mentre la riduzione dei rifiuti alimentari e i piani educativi sono visti come priorità, vengono considerati fondamentali anche l’uso delle nuove tecnologie e i cambiamenti nei processi di commercio.

Infine, due intervistati su tre si sono a favore di un aumento degli investimenti in ricerca e tecnologia per affrontare la questione della sostenibilità del cibo e per migliorare l’efficienza della produzione agricola.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

La Cepal promuove la strategia di lotta alla povertà in El Salvador

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Nel suo ultimo rapporto intitolato «Panorama sociale dell’America Latina e dei Caraibi 2014» la Cepal mette in risalto le politiche del governo salvadoregno nella sua lotta contro la povertà estrema

Il segretario esecutivo della Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL), Alicia Barcena, ha sottolineato la riduzione della povertà estrema in El Salvador.

Nel corso di una conferenza stampa, Barcena ha sottolineato che gli indici di povertà nel paese centroamericano sono calati del 4,4 per cento rispetto ai dati del 2013.

A suo parere, l’occupazione e i benefici sociali assicurati da un governo responsabile sono la chiave di volta per uscire dalla povertà. «È molto importante il contributo dello Stato – ha spiegato Barcena – nella lotta contro i problemi che affrontano gli abitanti di un determinato paese».

Il Segretario Generale del Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN), Medardo González, ha ringraziato la CEPAL per aver valorizzato il piano di lavoro contro la povertà, intrapreso dal governo guidato dal presidente Salvador Sánchez Cerén.

«L’eliminazione delle differenze nei tassi di attività tra uomini e donne porterebbe un calo sensibile nei livelli di povertà, fino al 12% nel caso di El Salvador e Nicaragua», ha aggiunto il dirigente della principale forza politica della nazione centroamericana.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Crescita e lotta alla povertà: le conquiste della Revolución Ciudadana

Multitudinario_recibimiento_a_Rafael_Correa_en_Otavalodi Fabrizio Verde

La Revolución Ciudadana ecuadoriana del presidente Rafael Correa come paradigma, modello di riferimento per uno sviluppo dal volto umano, estremamente efficace, volto alla valorizzazione del «talento umano» e all’eradicazione definitiva della povertà. Una sorta di terza via latinoamericana secondo l’analista politico messicano Hernán Gómez, che ha dedicato all’Ecuador un articolo di approfondimento sul quotidiano ‘El Universal’.

Un modello da prendere come riferimento anche per la straordinaria capacità di ricostruire un paese letteralmente devastato, nell’economia oltre che nel tessuto sociale, dalla decade neoliberista degli anni ’90, la famigerata larga noche neoliberal. Periodo nefasto dove i popoli dell’America Latina hanno particolarmente patito le politiche imposte dai cani da guardia del capitale internazionale. I medesimi personaggi che attraverso i fondi avvoltoio stanno provando a saccheggiare nuovamente l’Argentina e mettendo in ginocchio l’intera Europa, con politiche scellerate che non trovano fondamento alcuno nella scienza economica.

Scrive Hernán Gómez: «La Revolución Ciudadana di Correa potrebbe rappresentare una terza via latinoamericana, caratterizzata da alti tassi di crescita economica e investimenti produttivi sia pubblici che privati, in un contesto di stabilità economica e bassa inflazione; utilizzo delle risorse naturali con una visione a lungo termine e una significativa riduzione della povertà e delle disuguaglianze».

Affermazioni corroborate da una serie di dati statistici diffusi dalla CEPAL (Comisión Económica para América Latina y el Caribe) e riportati dall’analista internazionale: «In materia sociale l’Ecuador è il paese che è riuscito a ridurre maggiormente in America Latina le disuguaglianze ed è tra i primi quattro nella riduzione della povertà. I fondi per la salute e l’educazione sono stati quadruplicati e oggi l’Ecuador è la seconda nazione al mondo che più investe in educazione dopo la Danimarca (1,8% del PIL a fronte di una media OCSE del 1,3%). Inoltre l’Ecuador è il paese che realizza il maggiore investimento in programmi di trasferimento condizionato, che raggiungono l’1,17% del PIL e una copertura del 100% dei poveri e degli indigenti».

Hernán Gómez ha inoltre rispedito al mittente le critiche tanto superficiali quanto strumentali di chi sostiene che le conquiste raggiunte in Ecuador grazie alle politiche implementate con la Revolución Ciudadana, protese alla costruzione del Socialismo del Buen Vivir, derivino esclusivamente dal l’esponenziale aumento dei prezzi delle commodities spiegando che «il governo di Correa – abile amministratore e superbo economista – ha allargato il campo delle fonti di finanziamento oltre il petrolio, riuscendo tra l’altro con una mossa magistrale a rinegoziare con gli obbligazionisti il pagamento del debito estero ritenuto illegittimo. Correa ha inoltre promosso una riforma fiscale che ha consentito di combattere l’evasione, rendere la tassazione progressiva e aumentare le entrate fiscali».

Tenendo ben presente l’obiettivo che il presidente Correa ha fissato per la “sua” Revolución Ciudadana: trasformare «un’economia di risorse finite, in un’economia di risorse infinite basata sul talento umano».

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