Il Venezuela e l’orchestra delle Piagge

di Antonello Farulli

scuolamusicafiesole.it.- Dal 2010 è nato in Italia un Sistema delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili. Alla base della concezione di questo Sistema vi è la musica in quanto efficace strumento di integrazione culturale e sociale e come modalità per lo sviluppo delle intelligenze dell’essere umano.

Insieme a Federculture, la Scuola di Musica di Fiesole, ne è promotrice. Volto ad offrire a livello nazionale l’opportunità di accesso gratuito all’educazione musicale per un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi italiani –in particolare tra coloro che vivono in situazioni di disagio economico, fisico e sociale– il Sistema attiva, riconosce e sostiene le orchestre e i cori i cui scopi e le cui modalità didattiche si ispirino agli alti valori etici che hanno mosso quello venezuelano. Sono già 8500 i bambini e i ragazzi italiani, dai 4 ai 16 anni, che partecipano alla crescita di questo importante progetto sociale, riuniti in 44 Nuclei distribuiti in 14 Regioni italiane: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Veneto e Toscana.

Il Nucleo Orchestra delle Piagge, nato all’interno della Scuola primaria Duca D’Aosta, accoglie quest’anno cinquanta bambini tra strumenti ad arco e a fiato, offrendo loro gratuitamente una istruzione musicale di alta qualità, ispirata dalla disciplina della musica d’insieme impartita da insegnanti altamente qualificati.

La creazione del Nucleo Orchestrale presso il Quartiere delle Piagge appartiene al DNA della Scuola di Fiesole in modo inestricabile. Viene da pensare che, come spesso succede nell’esistenza degli esseri umani, che la Scuola sia riuscita ad essere anche in questa occasione ciò che è sempre stata: soggetto attivo della diffusione della educazione musicale anche nelle zone dove questo appare meno agevole, e centro per la ricerca per una didattica innovativa e sperimentale. La didattica impiegata alle Piagge è il risultato di un processo di codificazione di quaranta anni di esperienza svolta sul campo dalla Scuola, e insieme di ripensamento dell’esperienza stessa.

Lavorare con questi bambini significa spogliarsi di ogni certezza. Il sapere accademico e le certezze dell’esperienza devono essere dimenticate. Sono solo un pre-requisito. Di fronte ad un bambino che viene da una etnia diversa dalla tua devi rimettere in discussione tutto ciò che credi di sapere.

La storia del Quartiere sembra riassumere quella del nostro Paese. Nel lontano 1966, quando il quartiere prende forma, Pasolini stava completando le riprese di Uccellacci uccellini, Celentano cantava Il ragazzo della via Gluck. Le Piagge, il cui piano regolatore avrebbe dovuto farne quartiere modello, venivano erose, zolla su zolla, dalle benne delle ruspe, lasciando al suo posto una landa desolata dall’aspetto vagamente lunare. La disposizione degli edifici e delle strade assomigliava più ad un’opera neo-dadà che ad un luogo destinato ad esseri umani. Don Lorenzo Milani era stato assolto in primo grado dall’accusa di vilipendio dei cappellani militari. Lo avrebbero condannato con sentenza definitiva da morto, ma lui, intanto stava preparando, con i suoi ragazzi, “Lettera ad una professoressa” e il mondo non sarebbe stato più lo stesso. Sulla collina Fiesolana, si riunivano alcuni degli intellettuali più vicini al mondo della musica. Anche per loro il vento di quell’anno profuma di voglia di cambiare, di portare la musica e l’educazione musicale a tutta la popolazione del Paese. È Piero Farulli che richiama gli intellettuali italiani al dovere di tornare ad includere la musica nel novero delle forme di cultura con piena dignità. Massimo Mila, critico musicale e partigiano di Giustizia e Libertà, affermava, parlando della musica, che «il terreno più adatto di tutti a promuovere lo sviluppo della cultura, di qualunque forma di cultura, è la scuola».

Non sono bastati i danni dell’alluvione, la morte di Pasolini e di Don Milani, a spazzare via queste idee che hanno continuato a crescere. Sulla collina Fiesolana la Scuola ha cercato di proseguire la sua lotta per una educazione musicale rinsaldando l’impegno per la musica come parte integrante della cultura; ma non solo: della musica come centro essenziale della vita, come ragione di vita.

Le condizioni di vita di chi vive nei quartieri come le Piagge non sono così dure come lo erano cinquanta anni fa. La gente che vi abita è aperta e interessata, come e forse più che in altri luoghi. I problemi dell’integrazione delle varie etnie hanno sviluppato paradossalmente anche maggior tolleranza e attenzione per la soluzione di questi problemi, più di quanto non si riscontri altrove. La Comunità delle Piagge è molto attiva e sviluppa una serie di iniziative di alto valore sociale e spirituale. Vi sono positivi segni di apertura anche in comunità etniche non sempre molto aperte, come quella cinese. Rimangono, come sempre, due problemi di fondo. Uno è quello dell’accessibilità all’educazione musicale come educazione alle intelligenze e alla socialità. Non è un problema delle Piagge. Se così fosse non ci sarebbero così tanti nuclei di orchestre infantili in tutta Italia. L’altro aspetto riguarda lo svuotamento del significato stesso della Musica come di tutto un sistema complesso di valori. Il vero disagio economico ha lasciato il passo a qualcosa di più sottile e di difficile soluzione. I quartieri degradati delle metropoli, le loro architetture perverse, sono vere e proprie Società dove, a partire dalla più tenera età, i bambini che vi nascono e vi crescono vi leggono un inconsapevole piano formativo. In questi spazi vige dunque una latente forma di educazione che, paradossalmente, fa proprio di noi, della nostra cultura e delle nostre certezze, i veri marginali. 

Anche la musica soffre di questo processo di rimozione del contenuto. Se il 25 Aprile è la festa di tutti, se Allevi è come Mozart quale è il significato e il senso e i valori del mondo cui apparteniamo? Don Milani aveva coniato il motto I care. Era l’opposto del celeberrimo e famigerato me ne frego dei fascisti. Questa è la risposta, l’unica. We care. Noi ce ne facciamo carico. L’avventura alle Piagge nasce dai semi portati dal vento di quegli anni.

Venendo qui abbiamo dunque dovuto dimenticare tutto ciò che siamo, la Scuola di Fiesole, l’alto livello della nostra preparazione, l’Eccellenza e tutte le nostre sicurezze, per ricominciare da capo. Da capo in termini di cosa insegnare, ma soprattutto come insegnare. Diceva Paulo Freire «nessuno educa nessuno, e neppure se stesso: gli esseri umani si educano in comunione». Non so se siamo stati noi od i nostri allievi ad aver appreso di più qui alle Piagge.

Tentare un approccio educativo a questo vero e proprio mondo significa aprirsi ad una modalità operativa originale, priva di pregiudizi e di condizionamenti accademici. Significa spogliarsi, finalmente, e sarebbe ora, del nostro ruolo sacrale di musicisti, delle nostre ambizioni e presunzioni, della nostra infelice abitudine a chiuderci in una casta. Significa anche e soprattutto fare una riflessione attenta più sul come che sul cosa insegnare.

Il criterio che ha ordinato le idee ispiratrici del percorso formativo è stato che la deprivazione ancor prima del disagio e della marginalità è la causa della maggior parte dei problemi di sviluppo intellettuale dell’individuo. Suono-Movimento-Mente. È il percorso dell’essere umano: dalla voce della madre, attraverso il movimento, nasce la mente, il pensiero. Il nostro lavoro è quello di far ripercorrere all’essere umano il cammino inverso. Dalla mente attraverso il movimento arriviamo al suono. Cerchiamo in tal modo di sollecitare nei bambini tutte quelle percezioni che in qualche modo l’ambiente non aveva sollecitato in loro. Se volete una frase forte, studiare la musica, significa veramente rinascere da un punto di vista tanto educativo che percettivo.

Il fatto di rivolgersi ai settori meno fortunati della società non potrebbe mai giustificare l’offerta di una didattica di seconda scelta. Una didattica aggiornata e appassionata deve conoscere i gap che possono derivare da una deprivazione ambientale, o da una maturità personale più lenta, e deve conoscerne i rimedi. Per far questo deve conoscere i processi della formazione, nella mente, delle caratteristiche di ciò che noi chiamiamo, alla fine, talento. 

Conoscere i talenti obbliga a credere fermamente che essi siano riproducibili e ricostruibili a posteriori. Il modello venezuelano è stato senz’altro fonte di grande ispirazione, anche se abbiamo ritenuto necessario, nel tessuto sociale italiano, pensare modalità didattiche elastiche che tengano conto delle caratteristiche e delle variabili territoriali. Una ulteriore fonte di ispirazione è stata la didattica per la disabilità. 

Quello che si apre è sicuramente il secolo della musica. Improvvisamente per una incredibile accelerazione avvenuta negli ultimi anni, noi musicisti ci troviamo catapultati da archeologi che eravamo, sulle barricate dell’educazione. 

Qui alle Piagge come a Ramallah, in Palestina, in Venezuela, ma anche a Medellin nella Colombia dei Narcos, o in Messico, piuttosto che a Brooklyn, la musica indica il percorso che porta l’essere umano dalla paura verso la libertà. 

Ringraziamenti 

In questa impresa siamo affiancati da un gran numero di amici: i liutai Sorgentone e Mecatti che con immensa pazienza hanno prima prestato e poi riparato gli strumenti dei primi allievi che ne erano sprovvisti, Cristiano Onerati che ha messo a disposizione un gran numero di strumenti a titolo gratuito oltre che una serie infinita di suggerimenti. L’Unicoop Firenze ha offerto una sede per i fiati inaugurando il progetto specifico che li riguarda da loro intitolato significativamente Mammamù, Mamma Musica, gli Amici della Scuola di Musica di Fiesole per il loro sostegno indispensabile e affettuoso, la Regione Toscana e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze per l’attenzione e il supporto, l’Università degli Studi di Firenze che ha inaugurato un Master per creare nuovi operatori destinati ad esportare ovunque il vento della musica come esercizio civile.

A tutti loro e a coloro che vorranno affiancarci regaleremo la certezza che questi bambini matureranno come esseri umani la convinzione e la capacità di stare insieme, uniti per raggiungere un obiettivo comune tanto più importante in una società costruita sui principi della disgregazione.

[Si ringrazia Maria Vittoria Tirinato per la segnalazione]

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