El Aissami: «Il Socialismo è sacro per il popolo e la FANB»

hugo-chavez-tareck-el-aissamida Correo del Orinoco

Il governatore dello stato di Aragua ha dichiarato che il popolo venezuelano «oggi prova profonda ammirazione per tutti gli uomini e le donne in uniforme della nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana»

«L’operazione congiunta più sacra che devono compiere oggi la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) e il popolo è la costruzione del socialismo affinché si affermi la pace e un sistema d’inclusione e giustizia», ha dichiarato il governatore dello stato di Aragua, Tareck El Aissami.

Ha assicurato che il popolo venezuelano «oggi prova profonda ammirazione e apprezzamento per tutti gli uomini e donne in uniforme della nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana».

El Aissami ha poi avvertito che anche se il Venezuela è un paese «tartassato dalll’impero più potente che esiste» il popolo è stato capace «in passato e adesso di sconfiggere qualsiasi cospirazione interna e internazionale».

«Solo un modello di pace e la realizzazione del quarto obiettivo storico del Plan de la Patria, è possibile, in Rivoluzione e nel Socialismo».

Questo permetterà di «continuare sul cammino della pace per garantire il futuro della patria di Bolívar e Chávez», ha spiegato El Aissami.

Il governatore ha infine sostenuto che alla destra «fa male che i nostri generali, siano dei generali patrioti, rivoluzionari, antimperialisti e costruttori del socialismo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Il Venezuela ha sconfitto la fame perché è socialista!

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di Alessandro Pagani

Il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela s’incontra con i movimenti popolari di sinistra in Italia, a latere della premiazione da parte della FAO dovuto al grande successo del paese sud americano nell’aver sconfitto completamente il problema della fame nel Paese. 

Il Vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il compagno Jorge Arreaza, ha tenuto un incontro sul Monte Sacro a Roma insieme ai movimenti politici e popolari italiani e nello specifico con la “Rete Caracas ChiAma”, costituita da un eterogeneo blocco popolare di forze squisitamente di sinistra; nonché, riflesso di quella preziosa cristalleria politica che è la solidarietà e l’amicizia tra i popoli.  In questo incontro – accompagnato da una sottile pioggia – Arreaza ha parlato del premio ricevuto dalla FAO per l’ottimo risultato ottenuto dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela nell’eliminazione della fame nel Paese e ha dialogato con i più degni rappresentanti dei movimenti popolari e rivoluzionari italiani. Ha lanciato, inoltre, l’appello a moltiplicare gli sforzi nella costruzione di un Fronte Internazionale di forze progressiste e rivoluzionarie in difesa della Rivoluzione Bolivariana; dinanzi ad una campagna mediatica che non pochi esperti definiscono come la guerra psicologica degli Stati Uniti contro il Venezuela bolivariano. 

«Sono venuto qua a Roma, in nome del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, del Primo Presidente Operaio della nostra Grande Patria Latinoamericana, il compagno Nicolás Maduro, che vi saluta calorosamente; sono qui in nome del popolo venezuelano, di quel popolo lavoratore che oggi difende il processo rivoluzionario iniziato dal nostro Eterno Comandante Hugo Rafael Chávez Frías; sono qui perché la FAO, organizzazione facente parte delle Nazioni Unite, ha deciso di premiarci con il più alto riconoscimento che un governo popolare e rivoluzionario possa ottenere: aver eliminato il problema della fame nei tempi prefissati; ovvero, nel 2015. In realtà avrebbero dovuto premiarci da molto tempo prima, fin dal 2012, giacché tale metà l’abbiamo raggiunta proprio quell’anno».

Il Vicepresidente Arreaza ha rilevato che «tali risultati non sono nient’altro che il riflesso della politica interna impostata dal primo giorno dell’avvento al potere del governo rivoluzionario e socialista del Presidente Hugo Chávez, là dove sono state messe in moto non poche politiche economiche e sociali basate sullo sviluppo dei servizi di base; in difesa di quei diritti umani collettivi (e non solo individuali!) che sono – tra i tanti – il diritto a vivere in una casa dignitosa, a ricevere tre pasti al giorno, a poter lavorare dignitosamente, ad un servizio nazionale medico gratuito e di alto livello, ad un istruzione pubblica e gratuita per tutto il popolo venezuelano». 

«Tutti questi traguardi e la premiazione alla FAO si devono non solo al Nostro Comandante Infinito Hugo Chávez e all’invitto popolo venezuelano, ma anche alla solidarietà dei popoli del mondo e in particolare del popolo cubano e del suo governo rivoluzionario; di Fidel e Raul, che con l’apporto di migliaia di lavoratori della salute e dell’educazione hanno contribuito fino ad oggi a rafforzare la nostra Resistenza popolare contro la guerra economica e le ingerenze di Washington».

Il vicepresidente venezuelano, durante il suo incontro con i movimenti sociali italiani ha posto l’accento sull’amicizia e la solidarietà tra i popoli e lo ha fatto in quello che – di certo – è un luogo sacro per il popolo venezuelano e per tutti quelli che lottano ogni giorno per la costruzione di un mondo basato sulla pace con giustizia ed eguaglianza sociale; verso il socialismo del XXI secolo. Proprio qui sul Monte Sacro, infatti, Simón Bolívar – di fronte al suo amico e maestro Simón Rodríguez – prestò il suo giuramento romano nel 1805 nel quale ebbe a dire: «Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo».

«Voglio ringraziare l’invito a partecipare a tal evento così importante, che ha come obiettivo quello di rafforzare l’amicizia tra i popoli», ha affermato il vicepresidente di fronte a centinaia di attivisti sociali giunti da ogni angolo della penisola italiana per dare il benvenuto a uno dei più alti rappresentanti della patria di Bolívar e Chávez. 

Nel suo emozionante discorso il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha spiegato che per eliminare completamente la fame e la povertà nel pianeta è necessario moltiplicare i nostri sforzi nella costruzione di un mondo basato sulla solidarietà e l’amicizia tra i popoli e che, pertanto, bisogna essere consapevoli di quali sono i pericoli o i modelli (economici) che rappresentano il principale ostacolo a tale progetto.

In questo senso, ha segnalato come oggi non è il Venezuela della Rivoluzione Bolivariana a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti, ma che, semmai, proprio questi ultimi, a causa del loro modello economico e sociale – per la loro sete di consumare le risorse del pianeta – sono un pericolo per la stabilità della pace nel mondo e per l’esistenza stessa della specie umana. Per questo la necessità di rafforzare attraverso progetti politici e culturali l’amicizia tra i popoli – e in questo caso con il popolo italiano – con la ratio di svelare, così, le menzogne che i mezzi di comunicazione diffondono contro la Rivoluzione Bolivariana e mostrare ai popoli che lavorano in tutto il mondo che uscire dalla crisi imposta dalle banche e dai padroni è possibile. Che oltre al neoliberalismo e al capitalismo ci sarà ancora vita e che il modello economico e sociale per l’emancipazione dell’uomo si chiama: Socialismo.

Neoliberismo contro socialismo: 5 milioni di colombiani in Venezuela

resizedi Fabrizio Verde – lantidiplomatico.it

Mentre in Europa si pensa a come bombardare i barconi di immigrati, il Venezuela ha accolto 800 mila colombiani nel solo 2014

Di Venezuela e della rivoluzione bolivariana in corso nel paese in Italia leggete solo quando Saviano una mattina si sveglia e decide di diffondere falsità vecchie di mesi dalla peggiore stampa internazionale, quella stessa stampa che dal colpo di stato contro Chávez del 2002 ad oggi è il braccio armato ormai palesato di chi vuole imporre un cambio di regime forzato a Caracas e descrive il Venezuela come un paese senza controllo, destinato a schiantarsi. Un luogo dove il popolo è costretto a soffrire schiacciato dal tallone di ferro di un governo tirannico. Insomma, un posto da abbandonare il prima possibile.

Eppure, secondo i dati diffusi dal presidente Maduro e riportati in un’inchiesta del portale colombiano elespiadigital.com, la situazione è ben diversa, con milioni di colombiani che hanno abbandonato quello che potremmo definire un regime dove è in vigore il neoliberismo reale, per raggiungere il Venezuela Bolivariano e Socialista. È chiaro che c’è qualcosa che non torna nella narrazione del mainstream sul Venezuela.

Scrive elespiadigital.com: «Il presidente Maduro ha twittato le cifre sull’emigrazione colombiana in Venezuela. La quantità totale di emigrati è di circa 5 milioni, di cui 800mila nel solo 2014. Mentre furono 150mila nel 2013, e 12mila nel mese di gennaio di quest’anno. Cifre occultate dall’Istituto Nazionale di Statistica colombiano».

Secondo Félix de Alcázar, presidente dell’Associazione dei Colombiani e delle Colombiane in Venezuela, sono quattro i fattori fondamentali da prendere in considerazione per comprendere i motivi della migrazione colombiana in Venezuela.

Economico: lo stipendio base di un lavoratore colombiano (644.000 pesos al mese) non è sufficiente per mantenere se stesso e la sua famiglia a causa della forte inflazione e dell’elevato costo di beni e servizi. In Venezuela, invece, spiega Félix de Alcázar «in Venezuela difendono i diritti dei lavoratori e vengono assicurati prestazione mediche e sociali; non vi è sfruttamento come in un paese neoliberista come la Colombia».

Politico: in Colombia lo stato non si preoccupa che il popolo viva senza diritti; in Venezuela invece vige uno stato di diritto costituito da una rivoluzione.

Sociale: il problema sociale deriva direttamente da quello politico – scrive elespiadigital.com – perché vi sono persone che non hanno letteralmente da mangiare, oppure che ricevono una paga troppo bassa. Quindi il colombiano deve cercare di guadagnare attraverso il contrabbando.

Giudiziario: la violenza in Colombia resta impunita a causa della connivenza delle istituzioni.

Le cifre sull’emigrazione colombiana in Venezuela rese note da Maduro coincidono con i dati in possesso all’associazione che le conferma. Quindi dal paradiso neo-liberale, membro dell’Alleanza del Pacifico e modello per gli Stati Uniti per il futuro dell’America Latina si fugge letteralmente… e l’approdo è il “mostro” Venezuela. Basterebbe questa notizia per smontare in pochi minuti il 99% delle falsità che si scrivono su entrambi i paesi. E poi mentre in Europa si pensa ad affondare i barconi di immigrati, il “mostro Venezuela” ha accolto 800 mila colombiani solo nel 2014. Ma potete stare tranquilli perché di tutto questo in Italia non saprete mai nulla. E questo anche perché chi ha la possibilità di filtrare le notizie alla massa dell’opinione pubblica come Roberto Saviano non lo scriverà.

I portuali napoletani discutono e sostengono l’esperienza venezuelana

10991456_905608039486085_7317590686496134943_oda Prensa Consulado General Nápoles

Il Comitato dei Lavoratori del Porto di Napoli ha convocato un’assemblea aperta presso la sede del cantiere Megaride, per uno scambio di opinioni sull’attuale situazione dei lavoratori portuali nello scenario di crisi internazionale, e analizzare esperienze internazionali come il caso del Venezuela.

L’assemblea è stata convocata dal Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo (CARC), con l’obiettivo di consolidare un ampio fronte del lavoro, che veda la partecipazione non solo dei lavoratori portuali napoletani, ma anche di altre città italiane.

Dopo un’analisi sulla crisi economica che ha colpito i lavoratori, causando aumento della disoccupazione, chiusura delle fabbriche, deterioramento delle condizioni di vita dell’uomo e delle garanzie sociali, i partecipanti hanno riflettuto sulla importanza di attuare misure emergenziali per rilanciare l’economia sulla base della partecipazione diretta e dell’autogestione dei lavoratori.

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela è stato rappresentato dal Console Generale Amarilis Gutiérrez Graffe, e Marnoglia Hernández Groeneveledt Console Aggiunto a Napoli.

La diplomatica Gutiérrez Graffe ha spiegato in dettaglio il lavoro fatto in Venezuela nella gestione di porti e aeroporti, dando diritto di gestione e partecipazione diretta ai lavoratori, coinvolti direttamente, sia nella produzione come nell’organizzazione del lavoro. Osservando che le trasformazioni avvenute in Venzuela hanno trovato sostegno nella nuova Costituzione della nazione, un documento che rivendica diritti e doveri dei lavoratori, fino a quel momento non rispettati dai precedenti governi e dal sistema capitalista.

Un contributo importante è stato portato da Luigi Izzo, presidente della cooperativa portuale Megaride autogestita dai lavoratori a partire dal 2004 con importanti risultati sociali, politici ed economici, che ha spiegato l’importanza di creare un’organizzazione come necessità imminente per ottenere qualsiasi risultato, sulla base dell’unità dei lavoratori.

Indira Pineda Daudinot, sociologa cubana, ha realizzato un’analisi sull’importanza dei sindacati, il riconoscimento dei diritti dei lavoratori nel sistema socialista, e la situazione in merito alla campagna mediatica condotta contro le realtà dell’America Latina, come nel caso del Venezuela e Cuba.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Con la classe operaia e il socialismo vinceremo la guerra»

Contacto-con-Maduro-número-19di Fabrizio Verde

Il dirigente bolivariano deciso a porre fine alla guerra economica e alle destabilizzazioni interne ed esterne che minacciano la pace nel paese di Bolívar e Chávez

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, ha ribadito ancora una volta la ferma volontà di sconfiggere entro quest’anno la guerra economica con cui la destra, coadiuvata da Washington, cerca di destabilizzare il paese.

In diretta dal Campo di Carabobo, luogo simbolico dove fu sancita l’indipendenza del Venezuela nel 1821, dove è stato realizzato il programma ‘En contacto con Maduro, il Presidente ha affermato di fare affidamento sull’unità e l’organizzazione della classe operaia per sconfiggere i piani di destabilizzazione e completare la transizione al socialismo.

«Oggi – ha dichiarato Maduro secondo quanto riportato dall’agenzia AVN – la nostra grande battaglia di Carabobo è quella economica. Vincendola apriremo le porte ai decenni a venire. La nostra grande battaglia e la nostra grande vittoria, nel 2015, sarà quella contro la borghesia parassitaria, perché il nostro popolo ha diritto alla stabilità economica, alla tranquillità. Non permetteremo che continuino a speculare sulla pelle delle persone».

Un ruolo chiave in questa lotta spetterà alla classe operaia venezuelana: «Ho massima fiducia nei lavoratori e nelle lavoratrici. Sapranno portare avanti la Patria. Con la classe operaia, proseguendo nella costruzione del socialismo, vinceremo la guerra economica che la destra ha scatenato contro il popolo».

Riguardo alla costruzione del socialismo, Maduro ha poi spiegato: «È l’unica strada che abbiamo. Il socialismo produttivo ed efficiente è superiore a qualsiasi forma di capitalismo, in ogni ambito, da quello umano all’etico, dalla sfera politica a quella economica».

Una visione condivisa dalla stessa classe operaia venezuelana che ha recentemente presentato al capo dello stato un documento dove sono indicate misure da intraprendere per difendere la nazione dalle ingerenze interne ed esterne, oltre a ulteriori misure volte a fortificare l’economia venezuelana.

Il Venezuela, continuando sul percorso tracciato da Bolívar e Chávez, vuole tornare a essere una potenza, ma di «pace, integrazione, solidarietà, giustizia e socialismo».

Maduro ha infine invitato il popolo venezuelano a continuare la battaglia affinché il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ritiri il decreto dove il Venezuela viene indicato come una «minaccia inusuale» per la sicurezza nazionale del suo paese. Una campagna che ha portato in Venezuela un’incredibile ondata di solidarietà proveniente da ogni angolo del globo terrestre. Per Barack Obama si è trattato di una mossa volta evidentemente a destabilizzare il Venezuela, tramutatasi però in un boomerang capace di mostrare quanto gli Stati Uniti siano isolati nel continente americano. 

Osorio: «L’unità dell’America Latina ha sconfitto il modello unipolare»

resizeda lantidiplomatico.it

di Alessandro Bianchi e Marinella Correggia

Ana Elisa Osorio. Deputata per il Parlatino (Parlamento latinoamericano) ed ex ministro dell’ambiente in Venezuela

– Dopo diverse settimane di lotte e milioni di firme raccolte in tutto il mondo, alla fine Obama si è dovuto arrendere e ha dichiarato come il Venezuela non rappresenti più una “minaccia”. Quanto dovremmo aspettare prima che arrivi anche la deroga del decreto presidenziale?

E’ stata chiaramente una buona notizia l’ammissione di Obama che il Venezuela non rappresenti una minaccia per la loro sicurezza. Ora il presidente americano deve derogare questo decreto che ha portato alla mobilitazione di massa nel mondo con oltre undici milioni di firme raccolte. Lo deve fare non solo per il Venezuela, ma per il processo anti-imperialista in corso nel sud America. La minaccia sta altrove, sta in chi vuole imporre un impero.

 

– Da questo punto di vista, è stata molto significativa la VII Cumbre de las Américas a Panamá che ha ribadito il sostegno del continente al Venezuela. Cosa rappresenta oggi l’America Latina rispetto al modello unipolare neo-liberista che gli Stati Uniti vogliono ad esempio imporre in Europa attraverso il TTIP?

L’incontro di Panama è stato molto importante. Si è avuta la dimostrazione di come l’America Latina sia oggi unita nella diversità, con paesi molto diversi tra loro – alcuni si definiscono socialisti, altri progressisti, altri di destra – ma uniti in un blocco, il Celac, che riproduce in parte il progetto originario di Simón Bolívar, che sognava una grande nazione di Repubblica unita.

A Panama è stato accolto questo messaggio. Un’esigenza nata con Chávez, con Lula, con Fidel, con Kirchner e che si sta materializzando attraverso uno spazio di unità, di integrazione dove la solidarietà e la condivisione vengono prima dei bisogni economici. Il mondo unipolare voluto dagli Stati Uniti, e dall’Europa, su tutto il pianeta, per questo, non esiste già più.


Nel suo progetto politico, Chávez voleva un sistema multipolare per la pace, non solo per la “Nuestra América” ma per tutto il mondo, per il rispetto dei diritti umani, per la lotta alla povertà. Oggi tutto questo non è un’esigenza solo dell’America latina unita, ma anche di Russia e Cina, ad esempio. Si va verso quella multipolarità importante per mantenere l’equilibrio del pianeta e che di fatto segna la sconfitta dell’idea unipolare dell’impero.
– 
– Recentemente alla Camera dei deputati, il Movimento Cinque Stelle ha organizzato un convegno sull’organizzazione solidale e compensativa ALBA-TCP dove ha partecipato anche il Segretario Generale Bernardo Álvarez. E’ giunto il momento di pensare per l’Europa del sud un modello di integrazione similare per non divenire il cortile di casa della Troika?
L’idea di un’Alba mediterranea è meravigliosa. I modelli non sono esportabili di per sé, perché l’ALBA-TCP ha delle caratteristiche tipiche dell’America latina, è stata la nostra seconda indipendenza, che ha raccolto poi un’esigenza comune di Venezuela, Ecuador, Bolivia e altri paesi. Si tratta di un’integrazione solidale in cui il petrolio viene scambiato per cibo, il petrolio viene scambiato per servizi medici ed educazione, etc… E’ una relazione in cui guadagnano tutti i paesi e che va contro le logiche del profitto del capitalismo dove uno domina sull’altro. Noi abbiamo dimostrato che è possibile. Ed è straordinario che di tutto questo si discuta anche in Europa del sud: è un salto qualitativo per l’Europa quello che sta accadendo in Grecia, in Spagna e anche in Italia. E può essere un esempio in un continente dove il modello di integrazione è quello della logica economica tedesca della disuguaglianza e di un paese che domina sugli altri. Simón Bolívar diceva che l’unità è la forza. Anche nell’Europa del sud si deve comprendere come il potere risiede nei popoli, i popoli devono prendere coscienza di questo e assumersi le responsabilità storiche.
– Lei è stata ministro dell’ambiente nel governo Chávez. Ci può spiegare come si combina la cosiddetta visione di “Ecosocialismo” in un paese estrattivo come il Venezuela?
 
Il Venezuela è stato il primo paese di tutta l’America Latina ad istituire negli anni ’70 un ministero dell’ambiente, il terzo paese al mondo a farlo. Con l’annuncio del “Piano della Nazione” da parte di Chávez, il ministero ha fatto un salto qualitativo enorme con l’obiettivo di attuare l’”ecosocialismo”. Partendo dal presupposto che il modello di sviluppo capitalista è predatorio, si scaglia sui più poveri e sta determinando disastri all’ambiente come il cambiamento climatico e il fracking, l’ecosocialismo si compone di diversi aspetti tutti volti al rispetto della Madre terra, come enunciato nelle costituzioni della Bolivia e dell’Ecuador, e al rispetto della donna. Noi in Venezuela abbiamo vigente un diritto che garantisce alla donna di vivere una vita libera da violenze. Questo non avviene in Spagna o in Italia.
Per costruire la via verso il socialismo, tuttavia, dobbiamo superare la nostra dipendenza dal petrolio e costruire un’economia che sappia diversificare la ricchezza con un’idea di economia che sappia valorizzare le piccole imprese, le imprese sociali, le cooperative contro l’appropriazione del grande capitale, dei monopoli finanziari, proteggendo l’ambiente, le famiglie, la nostra libertà e i nostri diritti.

[Intervista rilasciata a Napoli sabato 11 aprile in occasione del Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana]

Crescita e lotta alla povertà: le conquiste della Revolución Ciudadana

Multitudinario_recibimiento_a_Rafael_Correa_en_Otavalodi Fabrizio Verde

La Revolución Ciudadana ecuadoriana del presidente Rafael Correa come paradigma, modello di riferimento per uno sviluppo dal volto umano, estremamente efficace, volto alla valorizzazione del «talento umano» e all’eradicazione definitiva della povertà. Una sorta di terza via latinoamericana secondo l’analista politico messicano Hernán Gómez, che ha dedicato all’Ecuador un articolo di approfondimento sul quotidiano ‘El Universal’.

Un modello da prendere come riferimento anche per la straordinaria capacità di ricostruire un paese letteralmente devastato, nell’economia oltre che nel tessuto sociale, dalla decade neoliberista degli anni ’90, la famigerata larga noche neoliberal. Periodo nefasto dove i popoli dell’America Latina hanno particolarmente patito le politiche imposte dai cani da guardia del capitale internazionale. I medesimi personaggi che attraverso i fondi avvoltoio stanno provando a saccheggiare nuovamente l’Argentina e mettendo in ginocchio l’intera Europa, con politiche scellerate che non trovano fondamento alcuno nella scienza economica.

Scrive Hernán Gómez: «La Revolución Ciudadana di Correa potrebbe rappresentare una terza via latinoamericana, caratterizzata da alti tassi di crescita economica e investimenti produttivi sia pubblici che privati, in un contesto di stabilità economica e bassa inflazione; utilizzo delle risorse naturali con una visione a lungo termine e una significativa riduzione della povertà e delle disuguaglianze».

Affermazioni corroborate da una serie di dati statistici diffusi dalla CEPAL (Comisión Económica para América Latina y el Caribe) e riportati dall’analista internazionale: «In materia sociale l’Ecuador è il paese che è riuscito a ridurre maggiormente in America Latina le disuguaglianze ed è tra i primi quattro nella riduzione della povertà. I fondi per la salute e l’educazione sono stati quadruplicati e oggi l’Ecuador è la seconda nazione al mondo che più investe in educazione dopo la Danimarca (1,8% del PIL a fronte di una media OCSE del 1,3%). Inoltre l’Ecuador è il paese che realizza il maggiore investimento in programmi di trasferimento condizionato, che raggiungono l’1,17% del PIL e una copertura del 100% dei poveri e degli indigenti».

Hernán Gómez ha inoltre rispedito al mittente le critiche tanto superficiali quanto strumentali di chi sostiene che le conquiste raggiunte in Ecuador grazie alle politiche implementate con la Revolución Ciudadana, protese alla costruzione del Socialismo del Buen Vivir, derivino esclusivamente dal l’esponenziale aumento dei prezzi delle commodities spiegando che «il governo di Correa – abile amministratore e superbo economista – ha allargato il campo delle fonti di finanziamento oltre il petrolio, riuscendo tra l’altro con una mossa magistrale a rinegoziare con gli obbligazionisti il pagamento del debito estero ritenuto illegittimo. Correa ha inoltre promosso una riforma fiscale che ha consentito di combattere l’evasione, rendere la tassazione progressiva e aumentare le entrate fiscali».

Tenendo ben presente l’obiettivo che il presidente Correa ha fissato per la “sua” Revolución Ciudadana: trasformare «un’economia di risorse finite, in un’economia di risorse infinite basata sul talento umano».

Correa: «Il socialismo è la scelta giusta per l’America Latina»

guatemalacorreada Telesur

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha dichiarato che il socialismo è l’unica opzione per una regione così diseguale come l’America Latina. Le sue osservazioni hanno avuto luogo in occasione del Forum Esquipulas celebrato in Guatemala, dove il presidente ha avuto modo di spiegare i fattori chiave del modello ecuadoriano.

Nella cerimonia di apertura, Correa ha tenuto una lectio magistralis intitolata «L’essere umano prima del profitto: una differente visione economica per lo sviluppo economico».

Tra i successi ottenuti dal suo governo, il presidente ecuadoriano ha sottolineato l’acquisto di gran parte del debito estero per una cifra pari a un terzo del suo valore, la rinegoziazione dei contratti petroliferi a favore dello Stato che così ottiene profitti più elevati e le entrate fiscali triplicate che hanno permesso investimenti in opere pubbliche di cui possono beneficiare la maggioranza degli ecuadoriani.

Ha inoltre menzionato anche alcune cifre che dimostrano il successo del modello ecuadoriano. Sottolineando che l’Ecuador ha ridotto di otto punti la concentrazione del reddito (diseguaglianza), un risultato quattro volte superiore alla media in America Latina.

Egli ha sottolineato l’importanza dell’educazione «come diritto, oltre che generatrice di talento umano».

«Superare la povertà è il più grande imperativo morale che ha il pianeta. Per la prima volta nella storia dell’umanità la povertà è frutto di sistemi ingiusti ed escludenti. Questo sarà risolto per mezzo di processi politici. Per questo siamo qui – ha concluso il presidente – noi vogliamo ritornare ad avere sistemi includenti».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Riflessioni sulla crisi europea e sull’Economia Politica

https://albainformazione.files.wordpress.com/2013/07/09267-rafaelcorreadelgado4.jpgdi Rafael Correa

In Ecuador e America Latina siamo esperti di crisi: le abbiamo sofferte quasi tutte e la stragrande maggioranza di esse affrontate tremendamente male. Mentre – almeno in teoria – la politica economica cerca di alleviare gli effetti della crisi al minor costo, nel più breve tempo possibile e ripartendo adeguatamente tali costi in modo che ricadano sui meno vulnerabili e sui responsabili della crisi, in realtà tutto è in funzione del capitale, fondamentalmente il finanziario nazionale e  internazionale.

Oggi assistiamo con preoccupazione a come l’Europa commetta gli stessi errori. Mentre la crisi colpisce con tutta la sua forza in alcuni paesi, si continuano ad applicare le formule ortodosse che hanno fallito in tutto il mondo e che rappresentano l’opposto di quanto sia tecnicamente e socialmente auspicabile.

A Cipro e in altri paesi europei in crisi sono imposti programmi d’aggiustamento strutturale che hanno fatto tanti danni in America Latina. La presunta mancanza di risorse per superare la crisi perde di significato quando in Portogallo, Grecia e Irlanda gli importi necessari per il “salvataggio” delle banche sono maggiori dei salari totali e gli stipendi pagati a tutti i lavoratori di quei paesi.

In Spagna, la stessa casa valutata dalla banca per la concessione del credito, ora vale diverse volte meno, in modo che il cittadino, subita la perdita della casa, rimanga in debito per tutta la vita. Sono i famosi “sfratti”, causa del 34% dei suicidi nel paese. Tutto questo non è solo immorale, è anche economia maldestra e imbarazzante, perché si arriverà al peggiore di tutti i mondi: le famiglie che hanno bisogno di case, restano senza casa, e le banche che non hanno bisogno di case… piene di case!

Nessuno dubita che occorre correggere gravi errori anche d’origine, per esempio, l’unione monetaria di paesi con diversi livelli di produttività e grandi differenze di salario, come nessuno dubita che essenzialmente non si sta cercando di superare questa crisi con il minor costo possibile per i cittadini europei, ma fondamentalmente di garantire il pagamento del debito alle banche private. Come nella crisi latino-americana, diciamo che c’è un problema di “overborrowing” (indebitamento eccessivo), senza riconoscere il corrispondente e ineludibile problema di “overlending” (eccesso di prestiti). Sembra che il capitale non abbia mai responsabilità.

Tutto questo dimostra che il problema non è tecnico, bensì politico, sul chi comanda in una società: gli esseri umani o il capitale. In ambito accademico, penso che il più grande danno causato all’economia sia stato quello di toglierle la sua intestazione e natura originale di “Economia Politica”. Vogliono farci credere che sia tutta una questione “tecnica”, mascherando l’ideologia da scienza, e facendo astrazione delle relazioni di potere che hanno trasformato gli economisti – parafrasando John Kenneth Galbraith – inutili per servire l’essere umano, principio e fine dell’Economia, ma piuttosto utili per i poteri e i paradigmi dominanti.

Non si è potuto o voluto capire che la principale sfida dell’umanità all’inizio del secolo XXI è di liberarsi dal dominio del capitale e della sua principale estensione, l’entelechia del mercato. In altre parole, ottenere che gli esseri umani abbiano la supremazia sul capitale; società CON mercato, e non DI mercato; il mercato deve essere un servo, non un padrone.

[trad. dal castigliano per ALBAinFormazione di Fabrizio Verde]

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