Il Venezuela invita l’ONU ad essere imparziale sulla crisi siriana

da hispantv

Il Venezuela ha criticato il nuovo piano di pace del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC) in Siria.

Il rappresentante del Venezuela presso le Nazioni Unite (ONU), Rafael Ramirez, ha dichiarato che le disposizioni della dichiarazione Consiglio di sicurezza dell’ONU concernente la transizione politica, sono in violazione della sovranità della Siria e in contrasto con i principi delle Nazioni Unite.

«Questo Consiglio deve essere imparziale e obiettivo nella gestione della crisi siriana, ma ignora, prima di tutto, la legittimità del governo del presidente Bashar al-Assad e viola la sovranità del popolo siriano», è la critica che ha sollevato Ramirez al UNSC.

Tuttavia, ha espresso il suo sostegno per l’inviato speciale delle Nazioni Unite (ONU), Staffan de Mistura, che si è prodigato per contribuire a risolvere la crisi siriana.

Il nuovo piano approvato lunedì scorso da tutti i 15 membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto a lavorare insieme per porre fine una volta per tutte alla crisi in Siria  a partire dal mese di settembre, così come è prevista la creazione di quattro gruppi di lavoro per affrontare le questioni quali la sicurezza, il terrorismo, le questioni politiche e giuridiche, e la ricostruzione.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Di Battista: «In Italia dramma corruzione e perdita sovranità»

movimento 5 stelle

di Achille Lollo, da Roma (Italia)

Intervista ad Alessandro Di Battista, vice-presidente della Commissione Esteri del Parlamento Italiano e membro del Movimento 5 Stelle, che valuta l’attuale congiuntura dell’Italia e dell’Unione Europea

Per il Vice-Presidente della Commissione Esteri del Parlamento Italiano, Alessandro Di Battista, la corruzione ha ridotto a pezzi la società italiana. Secondo lui, oggi esiste solo una vaga memoria dell’antica società. Per esempio, ricordi di una salute pubblica che funzionava e non come oggi, quando le persone muoiono in attesa di fare un’analisi clinica. “In Italia esiste un circolo vizioso, in cui i partiti si vendono ai criminali o ai grandi imprenditori che, in cambio, vincono gare d’appalto i cui costi sono stati manipolati e chi paga è lo Stato, cioè, noi cittadini”, afferma.

In questa intervista esclusiva a Brasil de Fato, Alessandro Di Battista, che è del Movimento 5 Stelle, afferma che i problemi politici ed economici dell’Italia e anche dell’Unione Europea devono essere analizzati da un altro punto di vista, tentando di risolvere le questioni con più morale, etica e, soprattutto, più giustizia. Elementi, che, secondo lui, oggi, il mondo della politica e le eccellenze del mercato praticamente ignorano.

Brasil de Fato – Per quale motivo la “grande impresa” afferma che l’etica del Movimento 5 Stelle (M5S) sarebbe mero populismo, anche quando i parlamentari del M5S si sono ridotti il salario?

Alessandro Di Battista: Quando i media main-stream non riescono a criticare il M5S dicono che siamo populisti! Da quando abbiamo deciso di ridurci i salari, ogni nostro parlamentare ha restituito circa 130 mila euro (390 mila R$). Non trovo che questo sia populismo, se consideriamo che in Italia ci sono migliaia di pensionati che sopravvivono con la pensione minima di 400 euro (1.200 R$). Per questo, a nostro vedere è intollerabile che un parlamentare riceva un salario di 14 mila euro al mese (42 mila R$). Io adesso guadagno 3 mila euro al mese (9 mila R$), che è molto e vivo bene. D’altro canto, il valore risparmiato va in un fondo di micro credito a favore delle imprese in crisi, la cui gestione spetta al Ministero. Infatti, vogliamo che sia lo Stato ad amministrare il denaro risparmiato con la riduzione dei nostri salari, visto che per noi si tratta di un valore eccedente ridistribuito agli Italiani.

Brasil De Fato — L’Italia è un paese che soffre di una malattia cronica chiamata “corruzione”. Nel 1990, abbiamo avuto la famosa Tangentopoli, che ha scosso il paese, dimostrando che la corruzione interessava tutti i settori dell’economia. Potresti spiegare perché in Italia la corruzione è arrivata a essere vasta, diffusa, radicata e specializzata?

Alessandro Di Battista: In Italia la corruzione è uno dei drammi centrali, insieme con la perdita di sovranità, in particolare la sovranità monetaria, quella alimentare e quella politica. La parola corrompere viene dal latino e significa ridurre a pezzi. In pratica, la corruzione ha ridotto in molti pezzi la società italiana. Oggi ne abbiamo solo memorie vaghe. Per esempio, ricordi di una salute pubblica che funzionava e non come oggi che le persone muoiono, aspettando di fare un’analisi clinica! Ricordi di una scuola pubblica dove i direttori non chiedevano ai padri di portare il gesso o la carta igienica per i figli! Oggi, la corruzione è diventata diffusa in tutto il paese perché è un modus operandi per comprare i voti, con i quali si eleggono i politici corrotti.

In Italia esiste un circolo vizioso, in cui i partiti si vendono ai criminali o ai grandi imprenditori che, in cambio, vincono gare d’appalto i cui costi sono stati manipolati. Chi paga è lo Stato, cioè noi cittadini. Poi, con questi profitti, gli imprenditori costituiscono “fondi neri”, per ampliare la loro capacità di corruzione nel mondo della politica e per creare le condizioni del cosiddetto “voto di scambio”. In pratica, una delle condizioni per lavorare in questi grandi appalti è l’obbligo di votare il politico che aveva facilitato la concessione del contratto d’opera. Per questo, chiamiamo questo meccanismo della corruzione “voto di scambio”, si tratta di un cancro tentacolare che si infiltra nella maggior parte delle gare d’appalto pubbliche. Purtroppo, a questo meccanismo hanno partecipato politici di tutti i partiti, sia del centro-sinistra o di destra.

Brasil De Fato — Più del 12% della forza lavoro italiana è disoccupata e il 44% di questo contingente è formato da giovani tra i 18 e i 30 anni. Per questo, il M5S ha presentato la proposta di legge del “Salario Minimo”. In risposta, il governo ha formulato la legge del “Job Acts”, che interpreta le imposizioni del Fiscal Compact dell’Unione Europea. La pratica di Matteo Renzi è il risultato del “colonialismo del secolo 21”?

Alessandro Di Battista: Non possiamo ammettere che lo sviluppo sia possibile solo con un tipo di crescita e con una maniera di produrre simile a quella messa a punto nel secolo passato. Questo tipo di relazione non funziona più. Per trovare e creare nuove opportunità di lavoro in Italia bisogna studiare un nuovo modello di sviluppo che sia totalmente differente e che non dipenda da una crescita realizzata a qualsiasi prezzo. In questo modo, cresce anche il numero di morti per cancro, o per l’inquinamento o per abuso di droghe. D’altro canto, il Job Acts è una legge fatta sulla base delle misure del liberismo economico che il governo Renzi ha utilizzato per salvaguardare gli interessi delle imprese transnazionali, soprattutto quelle statunitensi che, attraverso il Trattato di Libero Commercio, potranno arrivare in Europa senza alcun ostacolo e passare al di sopra della sovranità degli Stati. Qualcosa di simile già è stato tentato in America Latina con il Nafta. In pratica, questo significa abbassare i contratti di lavoro a 300 euro al mese, dando alle imprese la possibilità di licenziare come e quando gli conviene. Adesso, con la legge del Job Acts è sparito quello che era un diritto, cioè il diritto al lavoro, dal momento che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Purtroppo, il Job Acts, oltre a squalificare questo diritto, non sta creando nuove opportunità di lavoro.

Brasil De Fato — Prima delle elezioni, sembrava che la Grecia, con Alexis Tsipras, avrebbe potuto negoziare con il FMI, l’Unione Europea e la BCE un nuovo tipo di relazione. Purtroppo, il giorno 8 aprile, il ministro delle Finanze della Grecia ha confermato di aver pagato la rata di 456 milioni di dollari all’FMI. In questo contesto, il Movimento 5 Stelle contesta solo l’atteggiamento da “padrone” della Germania o mette in discussione tutto il sistema dell’Unione Europea?

Alessandro Di Battista: Io sono un cittadino italiano ed europeo ed è molto bello vedere l’unione dei popoli. Tuttavia, questa unione non deve scavalcare la sovranità nazionale. Il Movimento 5 Stelle è nato per recuperare la sovranità politica, la sovranità dell’informazione, la sovranità alimentare e quella monetaria. Per noi, è un diritto umano avere una Banca Centrale statale e nazionalizzata, che emetta una moneta propria, appartenente al popolo italiano e non alle banche private o a istituti finanziari privati, come la Banca Centrale Europa. Noi confidiamo molto nella Grecia e spero che Alexis Tsipras riesca a vincere. A nostro vedere, lui, in questo momento, sta tentando di guadagnare tempo, visto che corre il rischio di rimanere strangolato dal FMI, dalla Banca Mondiale o dalla Banca Centrale Europea. Noi siamo contro gli istituti finanziari. Sono loro che, adesso, stanno colpendo il popolo greco. Ma sono sempre stati loro che, prima, hanno reso difficile la vita al popolo tedesco o a quello statunitense, che oggi soffre a causa di una disoccupazione altissima. Pertanto, per uscire da questa crisi, oltre a lottare contro i ladroni e la corruzione, dobbiamo tornare alla sovranità nazionale monetaria. La Grecia potrà realizzare il suo programma – che è molto ambizioso e noi lo appoggiamo – solamente se il governo avrà la forza di uscire dall’Eurogruppo e ritornare a usare una moneta nazionale, stampata da una banca nazionale pubblica, attraverso la quale il governo possa pianificare politiche fiscali e monetarie indipendenti.

 Brasil De Fato — Nella vecchia capitale della Libia, Tripoli, circa 1.200.000 persone, per la gran parte africani, sono disposte a pagare fino a 3 mila euro (R$ 11.200) per guadagnarsi un posto nei barconi che navigano verso i porti della Sicilia. A tuo vedere, l’Italia è in condizioni di ricevere questa quantità di immigranti? Non sarebbe più giusto che gli immigranti e i rifugiati fossero distribuiti in maniera equa tra i paesi dell’Unione Europea?

Alessandro Di Battista: Per noi è possibile risolvere questo problema, tuttavia è necessaria una dose di coraggio e attributi politici che il governo di Matteo Renzi non possiede. Noi abbiamo fatto due proposte. Nella prima, abbiamo suggerito l’introduzione di quote di immigranti per ogni paese dell’Unione Europea, tenendo in conto che l’Italia non riesce a gestire da sola questo enorme flusso di immigranti. Nella seconda, abbiamo chiesto che l’Unione Europea realizzi uno studio “in loco”, cioè, nella stessa Libia, per verificare chi ha, realmente, diritto all’asilo in quanto rifugiato politico e chi, nonostante le sue sofferenze, deve essere considerato solo un migrante. Questo non significa essere razzisti. Al contrario, è una maniera per gestire con raziocinio i flussi migratori.

Allo stesso tempo, bisogna dire che senza i comportamenti violenti e colonialisti di alcuni paesi occidentali, cioè della Francia, della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, ma anche dell’Italia che ha appoggiato in silenzio la deposizione violenta di Gheddafi, oggi non saremmo alle prese con il problema degli immigranti che fuggono dalla Libia, perché lì non c’è più un governo, non c’è più uno Stato unificato. Quelli che hanno provocato il disastro in Libia non possono dire all’Italia come risolvere il problema dell’emigrazione dalla Libia. È evidente che l’Italia non può più rimanere sola in questa situazione. Per questo, il governo dovrebbe chiarire urgentemente questo problema con l’Unione Europea.

Brasil De Fato — Il presidente degli USA, Barak Obama, vuole che nel mese di giugno i paesi dell’Unione Europea ratifichino a occhi chiusi il Trattato di Libero Commercio (TTIP) e poi il TISA, che è il Trattato sulla libera circolazione dei Servizi Pubblici. Purtroppo, il governo italiano ha accettato subito il “Diktat” della Casa Bianca. Quale è la posizione del Movimento 5 Stelle di fronte al TTIP e al TISA?

Alessandro Di Battista: Noi manteniamo una posizione dura, soprattutto contro i governi dell’Unione Europea e, in particolare, contro il governo di Matteo Renzi, che stanno negoziando il trattato di libero commercio, il TTIP, nascondendo questo fatto alla società. A nostro vedere, questo trattato è molto pericoloso, dal momento che permetterà ai prodotti transgenici di entrare liberamente in Europa. Al di là di questo, determinerà la perdita di sovranità politica negli Stati dell’Unione Europea. A mio vedere, spetta allo Stato definire i prodotti che possono essere venduti nel paese, la salvaguardia dei diritti sociali, i modelli di produzione, le imposte che le transnazionali devono pagare, etc. Ciò significa che lo Stato deve fare lo Stato. Contrariamente a ciò, con il Trattato di Libero Commercio (TTIP), lo Stato farà solo gli interessi delle transnazionali statunitensi ed europee. Per questo, noi contestiamo il metodo, visto che le negoziazioni sono state segrete e la struttura di questo trattato – tenendo in conto dove è stato messo in pratica, mi riferisco ai paesi dell’America Centrale – ha prodotto ricchezza solamente per poche transnazionali statunitensi e molta povertà per i settori più poveri, cioè i contadini.

Brasil De Fato — Tu sei uno dei pochi parlamentari italiani che conosce molto bene i paesi dell’America Latina, per questo, vai ripetendo che l’esperienza dell’Alba potrebbe servire ai paesi del sud dell’Unione Europea. Potresti spiegare i motivi di questo interesse?

Alessandro Di Battista: È vero, io sono proprio un appassionato di America Latina e mi considero un grande amico del Brasile e, soprattutto del popolo brasiliano. Al di là di ciò, credo che, oggi, l’America Latina sta all’avanguardia di alcune questioni di carattere sociale che sono implementate in una maniera estremamente moderna. Credo che alcuni paesi dell’America Latina stanno difendendo gli interessi dei propri popoli come mai era stato fatto prima. Queste esperienze sono importanti per i popoli dell’Europa del Sud, perché sono uno stimolo alla creazione di un organismo in grado di affrontare il potere centralizzato europeo, tipicamente localizzato nell’Europa del nord. Significa che i popoli della Francia, dell’Italia, della Spagna, del Portogallo e della Grecia, che insieme rappresentano la terza economia mondiale, uniti, possono esigere trasformazioni significative nel contesto europeo e modificare alcuni trattati che stanno stritolando le nostre economie. Nel passato, il Brasile e tanti altri paesi dell’America Latina, avevano una relazione di dipendenza centralizzata con gli Stati Uniti, tuttavia oggi la congiuntura è un’altra. Il Brasile, che non è entrato nell’Alba ma che è legato a altri organismi regionali, è riuscito a riconquistare la propria autonomia. Qualcosa che è successo anche nei paesi dell’Alba e questo contesto è un esempio estremamente importante per noi. Il Movimento 5 Stelle non è pro Stati Uniti o pro Russia, è semplicemente italiano e vuole che il popolo italiano viva con dignità e rispetto, poiché noi vogliamo un paese e anche un mondo più giusto e più prospero, per questo l’esperienza dell’Alba merita la nostra attenzione.

Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma TV “Quadrante Informativo” ed editorialista del “Correio da Cidadania”

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Putin: «Vogliamo vivere con dignità come l’America Latina»

resizeda lantidiplomatico.it

Il presidente risponde alle domande dei cittadini russi

«Non siamo stati noi che abbiamo rovinato il rapporto. Ogni volta noi sosteniamo la cooperazione con tutti, sia l’Occidente e l’Oriente», ha dichiarato il presidente russo durante il giro di domande nell’ambito del programma ‘Linea Diretta’, in cui il leader del Cremlino ha risposto alle domande dei cittadini. Secondo gli organizzatori ne sono arrivate tre milioni da tutte le regioni del paese.

«Gli Stati Uniti non cercano alleati, ma vassalli», ha proseguito Putin.
Sulla possibilità di tensioni tra Mosca e paesi occidentali, Putin ha sottolineato che la condizione obbligatoria deve essere il rispetto per la Russia e i suoi interessi. Allo stesso tempo, il presidente russo ha sottolineato che Mosca non considera «nessuno dei partecipanti sullo scacchiere internazionale» un nemico. «I nemici della Russia sono i terroristi internazionali e la criminalità organizzata», ha sottolineato.

«Noi non consideriamo nessuno il nostro nemico e noi non consigliamo a nessuno di considerarci il loro nemico. (…) Siamo un paese con un enorme potenziale di sviluppo, con vaste risorse naturali e, senza dubbio siamo una grande potenza nucleare», ha dichiarato.


«La Russia non ha ambizioni imperiali, vuole solo vivere dignitosamente come l’America Latina»
, ha detto il presidente russo.
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«Non stiamo cercando di far rivivere l’impero, non abbiamo questi obiettivi che costantemente cercando di attribuirci (…), non abbiamo ambizioni imperiali, inoltre in tutto il mondo si stanno producendo processi di integrazione naturali», ha detto il presidente, che ha anche sottolineato le relazioni positive tra la Russia e i paesi dell’Unione economica eurasiatica.

In riferimento alla decisione di Mosca di dare seguito alla vendita all’Iran di cinque batterie dei sistemi anti-missile S-300, congelata nel 2010, in osservanza delle sanzioni Onu per il controverso programma nucleare di Teheran, Putin ha dichiarato che «Non c’è ragione per mantenere l’embargo. Oggi i partner iraniani mostrano un sacco di flessibilità e il desiderio di raggiungere un accordo. Tutti i partecipanti al processo negoziale hanno annunciato che un accordo è stato raggiunto e che solo i dettagli tecnici saranno decisi a giugno», ha detto il presidente russo.

«I sistemi S-300 sono apparecchi costosi. Il costo è di circa 900 milioni di dollari.  Perché dovremmo perdere questi soldi?», ha ribattuto Putin.

Il presidente russo ha spiegato che la fornitura di sistemi di difesa aerea S-300 a Teheran non si traduce in una sospensione unilaterale delle sanzioni anti-iraniane da parte della Russia. «Questo tipo di arma non è inserita nella lista delle sanzioni ONU. Abbiamo sospeso unilateralmente il contratto, quindi possiamo riattivarlo unilateralmente. Per quanto riguarda la lista delle Nazioni Unite, la Russia le rispetterà alla lettera», ha insistito Putin.

Sulle lamentele presentate dal primo ministro incaricato israeliano Netanyahu, Putin ha sottolineato che «Mosca agisce con molta cautela per quanto riguarda le forniture di armi a paesi del Medio Oriente, considerando la situazione nella regione. E i sistemi S-300 sono armi difensive che non minacciano in alcun modo Israele».

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L’America Latina afferma la sua sovranità di fronte agli Stati Uniti

Panama_cumbre_2015Editoriale diVermelho, portale web del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Marx21.it

La lotta per l’emancipazione dei popoli e delle nazioni delle Americhe ha vissuto negli ultimi giorni un episodio di trascendenza storica. Si è svolto, il 10-11 aprile, nella Città di Panama, il 7° Vertice delle Americhe, che si è trasformato nello scenario di una nuova battaglia per l’affermazione della sovranità e dell’indipendenza nazionale dei paesi della regione.

L’ideale del Liberatore Simon Bolivar della creazione di una “grande Patria Americana” che ha ispirato innumerevoli lotte e battaglie per l’indipendenza nel corso di due secoli, è stato presente nella riunione di Panama, sia nell’incontro dei movimenti sociali, che ha mobilitato centinaia di attivisti e dirigenti, che nel Vertice dei capi di Stato e di governo.

L’incontro di Panama è stato segnato da due avvenimenti inediti. E’ stata la prima volta che i 35 paesi delle Americhe si sono seduti attorno allo stesso tavolo, con un invito formulato a Cuba dal governo del paese ospitante, dopo molti anni durante i quali i governi progressisti avevano chiesto la presenza dell’isola socialista che era esclusa da questo tipo di conferenza inaugurata nel 1994 dagli Stati Uniti. E’ stato anche il momento in cui i presidenti di Cuba e degli Stati Uniti si sono incontrati per la prima volta dopo più di cinque decenni, dando corso a intese per l’allacciamento di relazioni diplomatiche e per la fine dell’odioso blocco imposto dall’imperialismo alla maggiore delle Antille.

In forma peculiare, il Vertice delle Americhe ha confermato la tendenza inesorabile nell’evoluzione della lotta politica nella regione latinoamericana e caraibica, con l’affermazione del diritto delle nazioni che ne fanno parte ad essere padrone del proprio destino. A essere precisi, tale tendenza si era rivelata irreversibile quando, il due e tre dicembre 2011, fu creata la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Celac), evento che ha inaugurato una nuova fase nella storia della Nostra America.

Allora, Fidel e Raul Castro lo avevano definito il più importante evento istituzionale in due secoli di lotta dei popoli latinoamericani, essendosi resa evidente la scelta patriottica di questi popoli per la pace, lo sviluppo, l’integrazione, la cooperazione, la solidarietà, l’indipendenza, la sovranità, l’identità e il diritto a scegliere proprie strade per elevare la propria vita politica e sociale.

Nel Vertice di Panama, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, non si è più incontrato, a differenza della maggioranza dei suoi predecessori, con dittatori o governanti civili reazionari, fantocci dell’impero, compiacenti con le politiche delle “cannoniere”, del “buon vicinato”, dell’ “Alleanza per il Progresso”, dell’ “allineamento automatico” e dell’Alleanza del Libero Commercio delle Americhe (Alca). Questa volta, il capo di turno della Casa Bianca si è trovato con i leader che dialogano su un piano di parità e fanno sentire la loro voce alta di rappresentanti di popoli dignitosi.

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