Yemen. Rivoluzione, non colpo di Stato

di Talal KhraisSpondaSud.it

I recenti avvenimenti nello Yemen, malgrado la loro specificità che riguardano la partecipazione degli esclusi dalla società, favoriscono un’alleanza che coinvolge Iran, Iraq, Siria e Libano. Questi eventi favoriscono inoltre una presenza massiccia della Federazione Russa che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, aveva perso il controllo strategico su quell’area. Non sono servite le sanzioni e il ribasso del prezzo del gas per indebolire Tehran e Mosca. La caduta di San’a nelle mani degli Huti (o Houthi) ha imbarazzato la Casa Bianca perché impossibilitata ad andare contro un movimento che da sempre è in prima linea contro al Qaedah nello Yemen.

Questo scenario è in grado di far tremare anche la monarchia saudita dove tre milioni di sciiti vivono sotto la soglia della povertà. L’Esercito Regolare Yemenita e il Potere Centrale hanno lasciato gli Houthi a combattere da soli contro i Jihadisti di Aymen al Zawahri che, in un appello, ha invocato l’unificazione tra al Qaida yemenita e lo Stato islamico (Isis) per combattere gli alleati di Tehran: “Che Allah illumini gli emiri di al Qaida nello Yemen per l’elezione del califfo (ndr. Abu Bakr al Baghdadi) per evitare il male in arrivo per la loro gente”.

Da quando gli Houthi, una ramificazione zaidita, della regione settentrionale di Saada,organizzata sotto la guida di Abdel-Malek Al Houthi, è insorta avanzando attraverso gli altopiani dello Yemen, e facendo sempre più pressione sulla fazione politica più importante e potente, Al Islah, il Paese ha assistito al passaggio di potere in loro favore.

Pochi sanno chi sono gli Houthi, malgrado la loro storia e la loro cultura. Gli Houthi sono i principali emarginati della politica yemenita, hanno patito molte umiliazioni e sconfitte perpetrate dal regime dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Costretti a sopportare una repressione secondo criteri religiosi e un isolamento politico a causa della loro presunta amicizia con l’Iran.

Contro le oppressioni e l’ingiustizia, e di fronte all’estensione di al Qaedah principale nemico dei sciiti, hanno organizzato una milizia reazionaria sotto la spinta dello sceicco Hussein Baddreddin Al Houthi.

Nonostante gli Houthi siano riusciti con successo a incassare il sostegno pubblico, anche da parte della società civile delusa della corruzione e dall’incapacità dello Stato di fare fronte al fenomeno qaedista, e si siano presentati come una vera alternativa alla vecchia guardia nell’Arabia Felice, chiamando tutti a far parte della vita politica, si sono trovati tra due fuochi: da una parte al Qaedah e dall’altra un potere colluso con le forze più radicali e i movimenti terroristici.

Malgrado il successo, gli Houthi si sono trovati nell’occhio del ciclone della propaganda occidentale, accusati di qualunque nefandezza, compresa la corruzione. Abdel-Malek al-Houthi ha respinto ogni accusa: “L’ipotesi di un colpo di Stato è falsa, è il presidente Hadi ad aver protetto i corrotti”. Un presidente che, secondo i rivoluzionari, è in combutta con al Qaedah e, nella migliore delle ipotesi, non fa nulla per ostacolarla.

Gli Houthi da settembre controllano ampie zone di San’a, grazie a un attacco sferrato un istante dopo la firma di un accordo di pace con il governo, raggiunto grazie alla mediazione delle Nazioni Unite, che prevedeva la nascita di un nuovo esecutivo non ostile a loro.

 BREVE ACCENNO SUGLI HOUTHI

La fazione zaidita– branca dell’Islam sciita  -era nata inizialmente in reazione alla propensione della capitale Sana’a verso l’Islam sciita,nel 1994. Una volta crollato il regime di Saleh, gli Houthi rinacquero come nuovi protagonisti della scena politica dello Yemen. Prima dell’arrivo del gruppo a Sana’a, gli Houthi sono passati attraverso lo Yemen meridionale, contestando e rimuovendo, ovunque, la principale forza politica dello Yemen, Al Islah – fazione che agisce da ombrello politico per parecchi gruppi, fra cui i Fratelli musulmani e i salafiti. Potenti con un programma socio economico guidati da Abdel-Malek Al Houthi sono diventati l’emblema del malcontento degli yemeniti, portavoce dei deboli e dei poveri e salvatore dello Yemen.

Il Paese è stato per decenni diviso in due Stati, con lo Yemen del nord dominato dal governo assolutista di Ali Abdullah Saleh,mentre nella parte sud vigeva il governo delle Repubblica Democratica popolare dello Yemen. Poi nel maggio 1990 è arrivata l’unificazione. In questo quadro si inseriscono gli Houthi, anche detti “Ansar Allah” (Partigiani di Dio), che rappresentano la minoranza sciita del Paese (circa il 40% dello Yemen).” Chiedendo della natura del suo movimento, il leader ha detto: “Siamo nati nei primi anni ’90 nella regione di Sadaa, nel nord-ovest del Paese, e apparteniamo ad una variante minoritaria dello sciismo, gli Zaydi, nome che discende da Zayd bin Ali, pronipote di Maometto, a cui riconoscono il titolo di quinto Imam. Dopo un decennio di prevalente attività religiosa e culturale, noi gli Houthi siamo passati all’attivismo politico schierandosi contro il governo centrale,ancora dominato da Saleh”.

Houthi deriva dal nome del leader Hussein al-Houthi, ucciso nel 2004. Una morte che ha dato vita a una lunga fase di conflitto con il governo centrale, causando decine di migliaia di morti e oltre 340mila sfollati. La successione di Hussein come leader del gruppo cadde sul fratello Abdulmalik al-Houthi. Oggi la loro guida è Abdul Malik al-Houthi.

Yemeniti del Sud chiedono il ritorno della Repubblica Popolare dello Yemen

da hispan.tv

Centinaia di migliaia di yemeniti sono scesi in piazza a Aden, a sud della capitale Sanaa per chiedere l’indipendenza per il sud del paese arabo e la creazione di uno stato indipendente.

I manifestanti hanno girato le principali vie della città durante una protesta per ricordare il 51° anniversario della rivolta del Sud contro il governo coloniale britannico.

I partecipanti alla massiccia mobilitazione hanno sventolato le bandiere della ex Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, mentre trasportavano le fotografie dell’ex leader dello Yemen del Sud, Ali Salim al-Beidh.

L’atto pro-indipendenza è stato realizzato in risposta ad un invito da parte dei leader separatisti del Sud che hanno chiesto il proseguimento della marcia in Aden, ex capitale dello Yemen del Sud, così come nella città di Mukalla.

«La comunità internazionale non ha altra scelta, se non sostenere l’indipendenza del Sud», «Chiediamo uno stato nel Sud», sono stati alcuni degli slogan che sono stati scanditi dai manifestanti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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