L’arte e le forme di resistenza nei racconti di Terezin

terezin_01-1536x1024di Romina Capone

Sono trascorsi settantacinque anni dalla liberazione dei campi di concentramento nazisti di Auschwitz Birkenau da parte dell’Armata Rossa. Il Giorno della Memoria lo chiamano. Come se bastasse ricordare per addolcire, per un paio di giorni l’anno, il male che i nazisti hanno impresso nell’animo umano. C’è un concetto fondamentale attinente il capitolo Shoah della storia dell’uomo su cui è importante soffermarsi: l’arte e le forme di resistenza nei campi di concentramento. Perchè esistono infiniti modi di fare resistenza ed i deportati sopravvissuti ma anche quelli che morirono magistralmente ce lo insegnano. Il 27 gennaio si parla molto dell’Olocausto. Per non dimenticare. E per non dimenticare, come testimone di seconda generazione, Maria Teresa Iervolino compie un lavoro esemplare; lei è un’insegnate, unica traduttrice italiana ufficiale di Ivan Klíma ed attraverso i suoi libri parla alle nuove generazioni: lo ha fatto in due istituti scolastici rispettivamente il 28 e il 29 gennaio: al Liceo Scientifico Statale “Arturo Labriola” di Napoli sotto la presidenza di Luisa Vettone e al Liceo linguistico-classico e scientifico “Alfonso M. De’ Liguori” di Acerra accolti dal dirigente scolastico Giovanni La Montagna. Entrambe le scuole hanno aperto le porte a temi profondi. Insieme agli alunni ed al corpo docente si è discusso e riflettuto molto sulle barbarie compiutesi nel campo di concentramento di Terezin.84478453_10157345364241843_967412705927364608_n

Il campo degli artisti e dei bambini dove lo scrittore ceco Klíma fu deportato. Ed è proprio in questo campo di concentramento, non di sterminio, che la resistenza divenne attiva seppur passiva. Theresienstadt si trova a sessanta chilometri da Praga; è nota per aver concentrato nel campo i maggiori artisti, il fior fiore degli intellettuali ebrei mitteleuropei, pittori, scrittori, musicisti e con una forte presenza di bambini. Le SS utilizzarono a scopo di propaganda il campo. Quando un Capo di Stato faceva visita in quel campo tutto doveva apparire nelle migliori condizioni. Uno spettacolo terrificante. Venivano distribuite, solo a pochi eletti per il macabro show, doppie razioni di “pappa”. Solo per pochi eletti la doccia con l’acqua calda e abiti puliti. Solo per pochi eletti la vetrina finta del benessere. Loro, gli sfortunati pochi eletti immediatamente concluso il tour sarebbero partiti per l’Est. Senza mai più ritorno. Ad Est di Terezin vi è Auschwitz. La musica fu bandita ovunque quindi divenne clandestina, tranne a  Theresienstadt dove furono eseguiti centinaia di concerti con un pubblico misto di ebrei ed SS. Il repertorio proposto era infinito. I tedeschi non si resero conto di aver innescato una macchina inarrestabile di resistenza. Il maestro Angelo Branduardi introducendo un suo lontano concerto afferma che la musica crea una sensazione di ondeggiamento lontano, si muove in una sorta di magia, di sogno: è la sua tipicità. Trasporta. La musica non è qui e ora, trascende il concetto dell’oltre. Il musicista vede al di là del muro. La musica – spiega – è l’unica attività umana che riesce a conciliare l’inconciliabile. Si suona con l’anima, con la mente e con il corpo. La musica esprime sempre la potenza della vita e della gioia di vivere perché sconfigge la paura.

83485585_2979311488753711_2567585213949411328_oPer un secondo provate a contestualizzare: immaginate; usate la fantasia e non serviranno parole. 

Secondo l’Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi Nazisti il fermento musicale di Theresienstadt fu dovuto al fatto che molti artisti imprigionati cercarono di mantenere la loro identità musicale attraverso la prosecuzione delle loro attività precedenti e non solo: la musica diventa arma di ribellione, ed è usata come strumento per infondere sia la speranza in una possibile liberazione dal tiranno, sia la forza morale per poter agire in una tale condizione di dolore e disperazione. La fiaba offriva pertanto ai detenuti una via per allontanarsi dalla realtà e rifugiarsi in un altro mondo, per dare sfogo alle fantasie e ai desideri collettivi, identificando in quel malvagio, il tiranno invisibile della loro storia, Hitler, che finalmente erano riusciti, anche se “virtualmente”, a rovesciare. L’opera musicale Brundibar ha infuso nei prigionieri di Theresienstadt, seppur per breve tempo, la speranza, la voglia di continuare a vivere e a sperare in tutta una serie di cose che difficilmente essi avrebbero potuto immaginare di nuovo e rivivere. L’arte, più in particolare la musica, nel nostro caso assume dunque una funzione “catartica”, di purificazione dei traumi vissuti attraverso la rievocazione tragica degli stessi che quasi va sfumando nel comico, nel grottesco, spiga l’ANED. 

A Terezin vennero deportati  i bambini di età compresa tra 7 e 13 anni. Dall’analisi dei loro disegni si evince che non compare mai la figura umana (le uniche figure umane raffigurano deportati e sono stati disegnati sotto l’ordine imposto dalle SS di “disegnare cosa vedi”). Il disegno libero invece ritrae il più delle volte la natura (animali, fiori) o la propria abitazione. Pertanto considerando che il disegno della figura umana rappresenta l’espressione di sé, o del corpo, nell’ambiente, e l’immagine composita che costituisce la figura disegnata è intimamente legata al Sé in tutte le sue ramificazioni pertanto l’obiettivo dell’annullamento della persona voluto dai tedeschi nazisti stava funzionando. Storie di bambini sono contenuti nel nuovo libro di Maria Teresa Iervolino “Un Bambino a Terezin” Iod edizioni. 

terezin_imagefullwideLa resistenza nei campi di concentramento non è una resistenza armata partigiana. questa è una vera e propria resistenza della specie umana. Entra in gioco l’istinto di sopravvivenza: consapevolmente o meno i meccanismi psicologici e cognitivi si sono armati per resistere e lottare contro qualcosa che anche per l’uomo stesso è inconcepibile.

Incontro Mondiale contro l’Imperialismo: Conclusioni tavolo 1. Settore Lavoratori

INCONTRO MONDIALE CONTRO L’IMPERIALISMO
Per la vita, la sovranità e la pace
Venezuela, dal 22 al 24 Gennaio 2020

TAVOLO 1. SETTORE LAVORATORI.
NUMERO PARTECIPANTI: 87.
NUMERO PAESI PARTECIPANTI: 22.
PAESI PARTECIPANTI: BELGIO, IRLANDA, PALESTINA, COSTA RICA, PORTO RICO, MESSICO, RUSSIA, NICARAGUA, PERU, CUBA, GIORDANIA, COLOMBIA, REPUBBLICA DOMINICANA, ARGENTINA, BRASILE, AUSTRALIA, NIGERIA, ITALIA, CILE, USA, CATALOGNA, INGHILTERRA.
RELATRICI: ANDERSON. J. SÁNCHEZ S, C.I. 18.752.308 TELEFONO: 0414-466-19-19

CONCLUSIONI:
Noi, lavoratori partecipanti all’Incontro Anti-imperialista Mondiale, che si realizza nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, esponenti di diversi settori e provenienti da diversi paesi, riconoscendo le particolarità e diversità organizzative della classe operaia, abbiamo convenuto di mettere in piedi una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo, con lo scopo di consolidare l’unità della classe lavoratrice sindacalizzata e non; delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche di altre organizzazioni della classe operaia, nella misura in cui questa sia disposta a trasformarsi in uno spazio di lotta anti-imperialista, che promuova il superamento delle forme di sfruttamento capitalista.
Di conseguenza, noi, organizzazioni e delegati partecipanti, proponiamo quanto segue:
• 1.-Costituzione
• Le delegazioni presenti al Tavolo Settoriale dei Lavoratori e Lavoratrici convengono di costituire le basi di una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria contro l’Imperialismo.
• 2.-Gli obiettivi della Grande Piattaforma Mondiale Unitaria contro l’Imperialismo sono:
• 2.1.Consolidare l’unità della classe lavoratrice; delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche dei movimenti e organizzazioni della classe operaia, disposti a costruire un rinnovato percorso di lotta contro l’imperialismo, utilizzando le nuove tecnologie e combattendo le nuove forme di sfruttamento.
• 2.2.Superare le diverse forme di sfruttamento capitalista, come anche garantire la produzione di beni e servizi, che assicurino nuove alternative economiche e soddisfino le necessità umane mediante la giusta distribuzione della ricchezza. Si tratta di creare le condizioni materiali, sociali e spirituali, che permettano la conformazione di spazi fondamentali per lo sviluppo integrale delle persone e realizzare una società giusta e amante della pace, basata sulla valorizzazione etica del lavoro e sulla partecipazione attiva, cosciente e solidaria dei lavoratori e lavoratrici nei processi di trasformazione sociale, alimentati dall’ideologia bolivariana.
• 2.3.-Promuovere politiche e azioni destinate alla Pace, l’indipendenza e la sovranità di ogni paese, rifiutando e denunciando tutte le minacce e aggressioni di diversa natura verso tutti i Governi Sovrani che non intendono servire le potenze egemoniche imperialiste.

• 2.4-Accompagnare in maniera solidale il popolo dei lavoratori e dei pensionati perché si sollevi contro le misure opprimenti del capitalismo contro il diritto a una vita degna.
• 2.5.-Unire tutti gli uomini e donne senza alcuna distinzione di professione, impiego o sindacaliazzazione, mediante interscambi formativi.
• 2.6.-Coordinarsi coi centri di studi costituiti per la liberazione e coscientizzazione della classe operaia, allo scopo di consolidare una rete di formazione.
• 2.7.-Incentivare le politiche orientate a garantire la sovranità economica dei nostri popoli, creando attraverso collegamenti tra i lavoratori e le lavoratrici nuove alternative basate sulle innovazioni tecniche, tecnologiche e dando vita a conoscenze scientifiche e umanistiche.
• 2.8.-Promuovere la lotta contro la precarizzazione del lavoro, per garantire lo sviluppo umano integrale e un’esistenza degna e accettabile per i lavoratori.
• 2.8-I restanti punti riguardano il tavolo settoriale e la sua struttura.
• 3.-Esponenti
• Sono esponenti della Piattaforma tutti quegli uomini o donne – Lavoratori e Lavoratrici, formali e informali, senza discriminazioni di impiego che formino parte delle cappe operaie, contadine, pescatrici, tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri; dei movimenti, sindacati, federazioni, confederazioni, centrali, fronti, brigate, consigli, partiti, tra le altre organizzazioni della classe operaia in lotta contro l’imperialismo.
• 4.-Articolazione strutturale
• La Piattaforma si avvarrà di una struttura di coordinamento di tutte le forze lavoratrici del mondo e si distribuirà a livello continentale, regionale e nazionale attraverso commissioni e delegazioni di collegamento con la classe operaia, convenendo sui seguenti punti:
• 4.1.-La Commissione Mondiale di Collegamento delle Forze del Lavoro sarà composta inizialmente dai partecipanti a quest’incontro. Avrà sede a Caracas, Venezuela, appena si approvi la creazione della Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo. Questa commissione sarà responsabile di attivare le connessioni organizzative e di interscambio, allo scopo di intraprendere azioni da parte della classe operaia contro l’imperialismo. La menzionata commissione attuerà da Caracas, Venezuela, e promuoverà la creazione di sedi regionali nei distinti continenti delle organizzazioni che compongono la Piattaforma.
• 4.2- Delegazioni continentali, regionali e nazionali delle Forze del Lavoro promuoveranno il coordinamento e riconosceranno le specificità di ogni cultura, come anche delle diverse forme di organizzazione. Allo stesso modo, si dibatteranno i metodi di produzione, in una prossima riunione da convocarsi per l’anno in corso del 2020 a Caracas, Venezuela.
• 5.- Piano di lotta
• La Commissione Mondiale di Collegamento delle Forze del Lavoro dovrà presentare, considerando gli obiettivi qui esposti, un piano di lotta e di azioni concrete. A tal scopo, la Commissione convocherà, per il presente anno 2020, nella capitale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, la prima Assemblea della Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo.
• 6.- Interscambio
• Le delegazioni presenti si impegnano a formare un nucleo promotore, con l’obiettivo di coordinare gruppi di lavoratori, contadini, pescatori, operai qualificati e tecnici, come anche loro organizzazioni sindacali, federate, confederate rappresentative, disposte a incentivare gli interscambi e gli obiettivi alla base della costituzione di questa Grande Piattaforma.
• ACCORDI:
• Convengono nel dare vita a una Grande Piattaforma Mondiale Unitaria dei Lavoratori e Lavoratrici contro l’Imperialismo, che promuova l’unità della classe lavoratrice, delle cappe professionali e tecniche; dei piccoli e medi produttori rurali, urbani e peschieri, come anche dei movimenti e delle organizzazioni della classe operaia, disposti a costruire un rinnovato percorso di lotta contro l’imperialismo, utilizzando le nuove tecnologie e combattendo le nuove forme di sfruttamento. Le delegazioni presenti si impegnano a formare un nucleo promotore, con l’obiettivo di coordinare gruppi di lavoratori, contadini, pescatori, operai qualificati, tecnici, come anche di alcune loro organizzazioni sindacali, federate, confederate rappresentative, disposte a incentivare gli interscambi e gli obiettivi alla base della costituzione di questa Grande Piattaforma.
• RELATORE INTERNAZIONALE:
• Paese: Australia

• Indirizzo posta elettronica: paulkeating@mua.org.au

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Livorno 7feb2020: Il Venezuela tra approfondimento rivoluzionario e minacce USA

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Encuentro Mundial Contra el Imperialismo: Resolución Especial Sobre la “Cumbre Terrorista”

por Encuentro Mundial Contra el Imperialismo

El “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, reunido en la Ciudad de Caracas, República Bolivariana de Venezuela, entre los días 22 y 24 de enero de 2020, aprueba la siguiente Resolución Especial Sobre la “Cumbre Terrorista y los Ejercicios Militares de EE.UU. en el Caribe”, con bases en las siguientes consideraciones:

La política guerrerista del gobierno estadounidense se inscribe en una apuesta geopolítica global que pretende mantener su supremacía por la vía de la fuerza militar.

Esto se acompaña de acciones terroristas, paramilitarismo, medidas coercitivas unilaterales, leyes extraterritoriales, invasiones, instalación de bases militares, entre otras agresiones.


En el caso de América Latina y el Caribe, la Casa Blanca mediante el Comando Sur, ha desplegado un dispositivo militar en la región para cercar a los pueblos que enarbolan las banderas de la soberanía y la autodeterminación de los pueblos. A tono con estas iniciativas el imperialismo asume la Doctrina de Guerra No Convencional, lo cual se ha constituido en una peligrosa amenaza para la paz del continente.


Consideramos que la realización de una “Cumbre Terrorista” convocada por el imperialismo estadounidense se erige como una amenaza criminal que proviene de una potencia genocida con un largo historial de ataques militares contra los pueblos del mundo. Se hace necesario denunciar que dicha Cumbre pretende legitimar acciones contra dirigentes antiimperialistas, gobiernos revolucionarios y pueblos soberanos.

Específicamente, en este momento el gobierno de Estados Unidos junto con las élites del continente, pretenden utilizar el argumento de la lucha contra el terrorismo para perpetrar nuevas agresiones tales como asesinatos selectivos contra dirigentes antiimperialistas de Nuestra América.

Por las razones expuestas, exhortamos a los partidos políticos y movimientos sociales a aunar esfuerzos en función de conjurar el peligro que representa la utilización del tema del terrorismo como excusa para subyugar a los pueblos e imponer una política neocolonial orientada controlar los recursos naturales de la región.

En este sentido, los asistentes a este “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, CONDENAMOS el ataque contra la paz de Nuestra América, convocamos a defender la soberanía de las naciones de la región y por último, exigimos a la Casa Blanca respeto al derecho internacional público.

Dado en Caracas, Venezuela a los 22 días del mes de enero de 2020.

Encuentro Mundial Contra el Imperialismo: Resolución Especial Sobre Colombia

por Encuentro Mundial Contra el Imperialismo

El “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, reunido en la Ciudad de Caracas, República Bolivariana de Venezuela, entre los días 22 y 24 de enero de 2020, aprueba la siguiente Resolución Especial Sobre Colombia, con bases en las siguientes consideraciones: La paz de Colombia continúa siendo una utopía para todos los Pueblos de Nuestra América. Más de dos siglos de guerra continuada han convertido a Colombia en un país donde los DD.HH., los acuerdos de la Convención de Ginebra y hasta el derecho internacional público, son constantemente violados por la oligarquía más violenta de la región que ha convertido a Colombia en el primer socio global de la OTAN en la región latinoamericana y caribeña, el principal productor de cocaína del mundo, la zona de reclutamiento predilecta de mercenarios para las corporaciones privadas que contribuyen
a la desestabilización del medio oriente y en el escenario de un genocidio contra líderes y lideresas sociales que implica un etnocidio contra las comunidades indígenas y afros, y el asesinato de quienes en general, defienden el derecho a la vida y el territorio.

Como si esto fuera poco, el actual gobierno uribista ha convertido al país en la punta de lanza de una guerra de aproximación indirecta contra la Revolución Bolivariana dirigida por los EE.UU. y procura implicar a ambas naciones bolivarianas en una guerra fratricida que podría ser la primera guerra del siglo XXI en esta región que hace casi seis años se declaró zona de Paz.

Por todo esto nosotros y nosotras participantes de este Encuentro Mundial contra el imperialismo, por la vida, la soberanía y la paz, queremos exigir al estado colombiano que ponga freno de una vez por todas al genocidio de líderes y lideresas sociales, defensores y defensoras de derechos humanos y ex combatientes de las FARC. Que cese de entregar la soberanía colombiana en la más indignante subordinación a los intereses imperialistas.

Reiteramos que no hay paz posible, sin soberanía, sin respeto de los derechos humanos ni sin justicia social, por eso manifestamos nuestro apoyo a quienes desde los campos, los barrios y las cárceles resisten y que en las recientes jornadas del gran paro nacional han expresado el dolor, la rabia y también el amor contenido en las gargantas de ese pueblo bolivariano que no quiere una guerra con Venezuela, que no quiere continuar desenterrando fosas comunes ni contando día a día los asesinatos sino que exige una salida política negociada al conflicto social y armado que vive hace más de cinco décadas. En este sentido es fundamental el cumplimiento de los acuerdos firmados en la Habana con las FARC-EP y la retoma de diálogos con el ELN, pero sobretodo que el
asesinato selectivo, la represión y la judicialización dejen de ser la única respuesta que el pueblo organizado recibe ante sus justos reclamos.

En este sentido, los asistentes a este “Encuentro Mundial Contra el Imperialismo”, EXIGIMOS al gobierno colombiano que deje de subordinar el Estado a los intereses estadounidenses y se aboque a la construcción de la Paz con Justicia Social, recuperando su soberanía y fortaleciendo la unidad de Nuestra América a la luz de los sueños que unieron a Bolívar y Nariño.

Dado en Caracas, Venezuela a los 24 días del mes de enero de 2020.

Bombardeo sobre Mariupol en enero del 2015

csm_Depositphotos_266154670_l-2015_b08219553dpor Rudolf Gulyaev
world-economy.eu

Estos días marcan el quinto aniversario de la reanudación de las hostilidades en el este de Ucrania después de la firma de los primeros acuerdos de Minsk.

Los eventos trágicos fueron el bombardeo de un autobús en Volnovakha el 19 de enero, una estación de autobuses en el centro de Donetsk el 22 de enero y el distrito de Ordzhonikidze en el este de Mariupol el 24 de enero.

24 de enero de 2015

El distrito de Ordzhonikidze, cerca de la calle Olimpiskaya en las afueras del este de la ciudad de Mariupol en el Mar de Azov, en el extremo sureste de Ucrania, fue bombardeado por lanzacohetes el sábado 24 de enero del 2015 a las 9:15 de la mañana. El bombardeo mató a 30 personas e hirió a otras 107 personas. Al menos 16 edificios fueron dañados o incendiados.

Una hora después, una patrulla de la Misión de Monitoreo Especial de la OSCE ante la Organización para la Seguridad y la Cooperación en Europa estaba en su lugar y comenzó a documentar las consecuencias del bombardeo. El mismo día, se publicó un informe de la escena, que sigue siendo una fuente importante de información. En los días siguientes, la Misión de Monitoreo Especial de la OSCE regresó a la escena varias veces. El 26 de enero, la Misión de Monitoreo Especial de la OSCE informó los resultados de sus investigaciones en su informe diario.

“Aproximadamente a las 09.15 horas del 24 de enero, la Misión de Monitoreo Especial en Mariupol, controlado por el gobierno (ucraniano), escuchó ataques masivos por sistemas de misiles con varios lanzadores desde la dirección noreste, que consistía en bombardeos extremadamente pesados ​​que duraron 35 segundos. Veinte minutos después, la Misión de Monitoreo Especial recibió información del Centro Conjunto de Coordinación y Control (CCCC) en Mariupol y otras fuentes de que el bombardeo ocurrió en el área de la calle Olimpiyskaya, en el distrito de Ordzhonikidze, a 8,5 km al noreste del centro de Mariupol, a unos 400 metros. desde el puesto de control de las fuerzas armadas de Ucrania.

A las 10.20 a.m., los funcionarios de la Misión de Monitoreo Especial fueron a la calle Olimpiskaya y vieron que siete civiles fueron asesinados. La Misión de Monitoreo Especial estaba ubicado en un área de 1.6 km por 1.1 km, incluyendo un mercado abierto, numerosos edificios, tiendas, casas y una escuela. La Misión de Monitoreo Especial registró un incendio en el automóvil y las ventanas de un edificio de nueve pisos con vista al lado noreste. La Misión de Monitoreo Especial pudo registrar 19 ataques con misiles, pero estoy seguro de que hubo más“.

Como se esperaba, las partes en conflicto, es decir el gobierno ucraniano y el liderazgo político de la República Popular de Donetsk se acusan de ser mutuamente responsables de esta tragedia. La organización de derechos humanos HumanRightsWatch también lanzó una investigación para resolver información conflictiva. En las redes sociales, los usuarios también reflexionaron sobre las circunstancias y las responsabilidades.

Sigue siendo relevante hoy

El tema sigue siendo relevante hoy, porque el bombardeo en áreas residenciales sigue siendo una práctica común en el conflicto en el este de Ucrania y puede convertirse en un obstáculo en el proceso de paz. Las fuerzas del gobierno ucraniano son responsables de la mayoría de estos casos.

Bellingcat hace acusaciones

En mayo del 2018, más de tres años después de los trágicos eventos en Mariupol, la publicación en línea Bellingcat declaró que había identificado a los autores de varios combatientes culpables de las fuerzas armadas de la República Popular de Donetsk y varios oficiales del ejército ruso [v]. Bellingcat creía que el bombardeo provenía del llamado territorio “controlado por Rusia” y que el bombardeo fue preparado, monitoreado y conducido por oficiales rusos. Bellingcat afirma haber identificado a nueve oficiales rusos que estuvieron directamente involucrados en la operación. Para hacer esto, la noche anterior, dos baterías para lanzacohetes fueron transportadas desde Rusia a la región de Mariupol. Temprano en la mañana tomaron sus posiciones y después de la operación nuevamente cruzaron la frontera estatal en dirección a Rusia. La orden de bombardear el distrito de Ordzhonikidze provino del mando de los grupos armados de la República Popular de Donetsk.

Origen de la información

En su investigación, Bellingcat se basa en gran medida en las conversaciones telefónicas entre los empleados involucrados, así como en el análisis de imágenes.

Las negociaciones en las que se basa la investigación de Bellingcat fueron proporcionadas por las autoridades ucranianas a un pequeño grupo de periodistas de investigación. Dado que esto está hablando por teléfonos móviles, lo más probable es que los culpables sean las agencias policiales de Ucrania y la Agencia Nacional de Inteligencia del Servicio de Seguridad de Ucrania-SBU. Basado en el supuesto de que el servicio de inteligencia militar se está concentrando en equipos de telecomunicaciones militares, podemos decir con mayor precisión: los registros de llamadas telefónicas provienen del servicio secreto interno ucraniano del Servicio de Seguridad de Ucrania-SBU. Es conocida por sus violaciones de los derechos humanos y ha sido criticada en repetidas ocasiones por el Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos.

El servicio recibe el “contenido” de la llamada, incluidos los llamados metadatos, que contienen información sobre el dispositivo telefónico, la tarjeta SIM, la duración y la ubicación de la llamada y mucho más. Bellingcat recibió los archivos de audio y los metarchivos por separado. Esto debería haber despertado sospechas en Bellingcat. La comparación con los datos del proveedor de servicios de telecomunicaciones, con respecto a la infraestructura de la que se llevaron a cabo las discusiones, es una forma débil de verificación, ya que sería fácil crear archivos de audio que coincidan con la información del proveedor comercial. También sería interesante saber de quién exactamente Bellingcat recibió información de los proveedores de telecomunicaciones. Dichos proveedores no pueden transferir sus datos a personas no autorizadas, lo que indica que también pertenecen al gobierno ucraniano. En otras palabras, Bellingcat verificó la fiabilidad de la fuente utilizando información de la misma fuente.

Sorprendentemente, las autoridades ucranianas no informaron los resultados de su inteligencia de artillería en las conversaciones telefónicas que escucharon. La precisión verificada por los instrumentos de medición de sonido soviéticos propiedad de las tropas del gobierno ucraniano es suficiente para los propósitos de Bellingcat.

Usar teléfonos móviles en este contexto es inusual. Si se tratara de unidades regulares de artillería rusa, llevarían consigo sus radios y otros equipos de telecomunicaciones, ya que este es un equipo estándar para las unidades de artillería. En el área de Kuznetsi-Bezymyannoye-Oktyabr, donde las baterías tomaron sus posiciones de acuerdo con los datos de Bellingcat en la mañana del 24 de enero del 2015, sería posible la comunicación usando estaciones de radio VHF convencionales, porque la ubicación y la distancia lo permiten. Desde el pueblo de Kuznetsy hay una carretera que cruza la frontera estatal entre Rusia y Ucrania. Esto no es infrecuente en un área donde el curso de la frontera no se indica específicamente a grandes distancias. Sin embargo, a Donetsk, que está a 100 km en línea recta, desde donde, como dicen, el mando fue el bombardeo, es imposible llegar con la ayuda de tales estaciones de radio, ya que la distancia es demasiado grande. Después del puesto de mando del noveno regimiento de infantería motorizada de la RPD, pero, obviamente, en Bezymyannoye, se puede esperar que este punto esté conectado con el mando del cuerpo en Donetsk con varios medios adicionales de comunicación, por ejemplo, radio troposférica y de onda corta.

Basado en llamadas telefónicas interceptadas, Bellingcat afirma haber identificado unidades de artillería que circularon a través de la frontera estatal específicamente para bombardear a Mariupol: “200a unidad de la Brigada de infantería motorizada (unidad militar 08275)” y la “2da unidad de la Brigada de infantería motorizada de la Guardia de Tamán (unidad militar 23626)”. No hay asociaciones con los nombres en el ejército ruso . Los números de unidad permiten la identificación: se trata de la 200ª brigada de infantería motorizada y la segunda división de infantería motorizada. Estas asociaciones involucraban unidades de artillería, incluida la llamada artillería de cohetes, que estaba equipada con lanzacohetes de tipo GRAD, que se utilizó en el 2015, pero no del tipo URAGAN. Como Bellingcat no puede nombrar correctamente las supuestas unidades de artillería sacramental, las dudas sobre la identificación de los presuntos comandantes involucrados no son injustificadas.

Juicios sobre lo que está sucediendo.

Después del 24 de enero, la Misión de Monitoreo Especial volvió a investigar los cráteres de impacto por segunda vez y publicó un segundo informe puntual con un análisis detallado de los eventos del 28 de enero del 2015.

El área del bombardeo es una sección rectangular con una longitud de aproximadamente 1.6 x 1.1 km. El área al este del río Kalmius se eleva, y luego nuevamente se vuelve plana en el distrito de Ordzhonikidze.

El borde norte de la zona del bombardeo se encuentra a unos 400 m del punto de control 14 de las fuerzas armadas ucranianas. En la primavera del 2015, se demolieron puntos de control adicionales a lo largo de la carretera de Taganrog, así como en Kalinovka, a unos 2,5 km al norte del punto de control 14. A unos cientos de metros al este del punto de control 14 hay un punto de control punto 13, la instalación más avanzada para las fuerzas del gobierno ucraniano en la parte este de Mariupol. La posición defensiva preparada de las fuerzas del gobierno ucraniano está aproximadamente a 2.5 km al sur del punto de control 14. Las últimas posiciones ucranianas (puntos de control 13 y 14) se encuentran a unos cientos de metros al este de las afueras. En este momento, la tierra de nadie con un ancho de al menos 10 km se extendía desde allí hasta las posiciones de los rebeldes. Las posiciones más occidentales de los rebeldes estaban en el borde occidental de la aldea de octubre (ahora Verkhneshirokovskoe) y se extendían hacia el sur hasta Shirokino y la costa del mar de Azov. La suposición de la Misión de Monitoreo Especial del propósito del bombardeo se basa en la proximidad del puesto de control del ejército ucraniano en una rama de la carretera de Taganrog.

Si el objetivo del bombardeo era apoyar el ataque terrestre de las fuerzas armadas de la República Popular de Donetsk a lo largo de la carretera de Taganrog, uno podría esperar un bombardeo simultáneo de los puntos de control 10 y 13 y las posiciones defensivas en Lomakin y Berdyansk. Bellingcat afirma que esa mañana, más objetivos en el área al este de Mariupol fueron bombardeaos desde los lanzacohetes. Sin embargo, la Misión de Monitoreo Especial reportó solo un caso en la mañana y uno en la tarde.

Además, Bellingcat no pudo determinar la ubicación geográfica de los destinos numerados. Numerar objetivos no es una medida para enmascarar objetivos, sino una práctica de artillería común, que debería hacer que los nombres de los objetivos sean más cortos y precisos. En otras palabras, Bellingcat no sabe quién disparó a dónde. Esto excluye cualquier razón para responsabilizar a ciertos funcionarios por bombardear la calle Olimpiskaya.

Las imágenes satelitales muestran que el punto de control 14 incluye sistemas de zanjas en ambos lados de la calle, y posiblemente también refugios que se extienden sobre un área de aproximadamente 250 x 100 m. El punto de control 13 era significativamente más pequeño, aproximadamente 50 x 60 m y es probablemente la vanguardia de un grupo de aproximadamente 10 personas.

La artillería de tuberías sería mucho más adecuada para disparar a un objetivo pequeño, como un punto de control. Las distancias también permitirían usarlo.

Investigación de la Misión de Monitoreo Especial de la OSCE

Según un informe del 24 de enero del 2015, los miembros del grupo de monitoreo en Mariupol escucharon un fuerte estruendo durante unos 35 segundos. Los lanzacohetes producen un sonido específico durante el proceso de lanzamiento, que un observador experimentado puede distinguir fácilmente de otras armas de artillería.

En la zona de bombardeo, 10 edificios recibieron impactos directos, uno de ellos es un edificio escolar. Seis edificios se incendiaron en un mercado cercano, probablemente el Mercado de Kiev, lo que no necesariamente significa, sin embargo, que todos se dañaron directamente. La Misión de Monitoreo Especial de la OSCE encontró un total de 30 cráteres y analizó 26. Según la Misión de Monitoreo Especial, tres cráteres fueron creados por misiles disparados desde BM-27 tipo “URAGAN” y 23 desde BM-21 tipo “GRAD”. El lanzacohetes BM-21 Grad es ampliamente utilizado por las fuerzas gubernamentales de Ucrania, así como por los rebeldes. BM-27 “URAGAN”, sin embargo, rara vez se usa en ambos lados.

El lanzacohetes GRAD funcionó de acuerdo con el análisis del cráter realizado el mismo día por la Misión de Monitoreo Especial desde la dirección noreste, y “URAGAN” desde el este. HumanRightsWatch también analizó los cráteres y concluyó que los misiles provenían del este.

HumanRightsWatch no proporcionó información más precisa

En su informe de 28 de enero del 2015, la Misión de Monitoreo Especial indicó su información del primer informe detallado. Al analizar los cráteres, la Misión determinó la dirección del disparo de los cohetes utilizados. En el caso de un cráter causado por el “GRAD”, la Misión tomó direcciones entre el acimut de 55 ° y 65 °, en el caso del “URAGAN”- 72°. El método utilizado aquí se basa en medir los restos de explosivos y proyectiles, así como los canales de bala en su lugar.

Bellingcat también realizó análisis de cráteres basados ​​en fotos disponibles en Internet y fotografías aéreas de drones. Durante algún tiempo, la Misión de Monitoreo Especial no determinó la dirección del fuego a partir de fotografías aéreas.

Los hallazgos de la Misión de Monitoreo Especial del 28 de enero del 2015 con respecto a la dirección del fuego excluyeron completamente el asentamiento de Oktyabr como una posición para el lanzacoehtes BM-21, al igual que el asentamiento de Zaichenko para el BM-27.

Los métodos de análisis de cráteres utilizados por la Misión de Monitoreo Especial no permiten ninguna conclusión sobre la distancia de disparo. La definición de las posiciones de los lanzadores en el informe de la Misión se basa únicamente en el monitoreo de los sistemas relevantes en las aldeas de Oktyabr y Zaichenko unos días antes del bombardeo. Esto contradice la tesis de Bellingcat de que dos baterías de artillería rusas fueron transferidas a la región el día anterior para un ataque de fuego en la parte este de Mariupol.

De acuerdo con los procedimientos aplicables para la artillería de cohetes, los lanzadores de cohetes GRAD y URAGAN deben colocarse a una distancia de 6-8 km de la línea de colisión. Colocarse más cerca de la línea de colisión innecesariamente pone a estos sistemas en riesgo de fuego de sistemas de artillería más ligeros y, por lo tanto, debe evitarse. La suposición de que se trata de un lanzacohetes de la aldea de Oktyabrskoye, en el borde oeste del cual hay posiciones avanzadas de las fuerzas armadas de la República Popular de Donetsk, parece menos plausible. Lo mismo se aplica a Zaichenko.

La Misión de Monitoreo Especial reportó una salva en 35 segundos. Un lanzacohetes BM-21 Grad puede disparar un máximo de 40 cohetes de calibre 122 mm a una volea, y esto lleva 20 segundos. Sin embargo, también es posible lanzar menos de 40 cohetes, porque los cohetes individuales se lanzan eléctricamente y el equipo de trabajo puede completar la instalación por su cuenta. El lanzacohetes URAGAN BM-27 puede lanzar un máximo de 16 cohetes en 8-20 segundos.

Bellingcat indica el momento equivocado: según el informe preliminar de la Misión de Monitoreo Especial, el bombardeo ocurrió a las 9:15 y no a las 9:30. Como Bellingcat afirma que las baterías de artillería rusas dispararon casi continuamente esa mañana, esta diferencia horaria es relevante.

Por lo tanto, la Misión no encontró todos los cráteres: suponiendo que cada una de las 10 casas dañadas fue alcanzada por un cohete, la Misión de Monitoreo Especial observó 40 impactos, incluidas varias municiones sin explotar.

Los lanzacohetes son un medio para combatir objetivos terrestres y, por lo tanto, se usan en baterías. Una batería de cuatro lanzadores BM-27 cubre un área objetivo de 650 × 650 m con sus 64 cohetes, una batería de seis BM-21 con 240 cojhetes cubre un área objetivo de 450 × 450 m. Solo usar una batería garantiza el efecto deseado cuando se dispara a objetivos desprotegidos. La zona objetivo del punto de control 14 fue significativamente menor.

La duración de 35 segundos durante los cuales la Misión de Monitoreo Especial escuchó impactos significa que las voleas de los lanzadores BM-21 y BM-27 se fusionaron entre sí. Dados los diferentes tiempos de vuelo de los misiles, se puede suponer que ambos lanzadores abrieron fuego casi simultáneamente. El disparo casi simultáneo de dos lanzadores de cohetes diferentes a una distancia de seis kilómetros uno del otro requiere coordinación, que solo se puede hacer por radio o por teléfono.

Los lanzadores de misiles BM-21 y BM-27 pueden lanzar diferentes tipos de misiles con diferentes ojivas. Lo más común para ambos es una ojiva con efecto explosivo y de fragmentación con impacto o detonador instantáneo. Las imágenes de ataques con misiles en Mariupol muestran que se usaron tales proyectiles. Desafortunadamente, ni la Misión de Monitoreo Especial ni HumanRightsWatch proporcionaron información más precisa sobre el tipo de cohete que se utilizó. Sería extremadamente importante saber qué tipo de munición se usó para determinar el alcance de disparo, porque los diferentes misiles tienen rangos máximos de disparo muy diferentes. Y para determinar la posición del arma, además de la dirección del fuego, también es necesaria la distancia de disparo. Sin información sobre esto, toda la investigación solo puede llamarse especulación.

Los tipos más comunes de municiones en el caso del BM-21 “GRAD” es la serie 9M22 con un alcance de disparo mínimo de 1.6 km y un alcance de disparo máximo de 20.4 km. En el caso del BM-27 “URAGAN” es 9M37 con un alcance mínimo de 10 km y un alcance máximo de 35 km.

Alcance de los bombardeos

Teóricamente, los proyectiles balísticos alcanzan su mayor alcance cuando disparan en un ángulo de 45 °. En la práctica, teniendo en cuenta la resistencia del aire, el ángulo óptimo de fuego es mayor, especialmente con armas de artillería de largo alcance, el ángulo puede ser de hasta 50°.

Sin embargo, la resistencia al aire también significa que el ángulo de impacto de los proyectiles siempre es mayor que el ángulo de lanzamiento. Se puede determinar que uno de los misiles disparados en Mariupol, de los cuales las partes principales sobresalen del suelo, tiene un ángulo de impacto de 45°, lo que significa que se disparó en un ángulo de menos de 45 ° y, por lo tanto, no se usó a un alcance máximo.

Los espacios de posición en los asentamientos de Kozatskoye y Pervomaisk, que fueron identificados en el estudio de Bellingcat, están fuera del rango máximo de cohetes GRAD.

Precisión de fuego de artillería

La precisión del fuego de artillería depende de muchos factores diferentes, como la condición técnica del arma y la munición, la precisión del personal de operaciones en todas las áreas, así como la disponibilidad de datos meteorológicos. La densidad del aire, su temperatura, humedad y dirección del viento afectan significativamente la trayectoria del proyectil. Bellingcat no comenta en absoluto este aspecto.

En cuanto a las condiciones climáticas, la regla general para el lanzacohetes Grad BM-21 es que una diferencia de temperatura de 1° C puede conducir a una desviación de 20 m desde la posición de impacto. Sin embargo, un artillero experimentado puede compensar en cierta medida la falta de datos meteorológicos de artillería, determinando la llamada inconsistencia antes de disparar. Lo hace dirigiendo las armas de artillería a un punto en el suelo que se puede marcar claramente en el mapa, y después de disparar uno o más disparos, mide la desviación entre la posición calculada y efectiva del golpe. El valor obtenido de esta manera se puede interpolar linealmente al rango de disparo deseado durante el disparo de impacto.

El clima invernal típico de Mariupol en el Mar de Azov es la helada nocturna con el aumento de la temperatura durante el día hasta el punto de congelación. La diferencia de temperatura el 24 de enero del 2015 fue pequeña, la temperatura mínima fue de -3.7 ° C, la temperatura máxima fue de -0.8 ° C. Esta pequeña diferencia de temperatura no explica la diferencia significativa en la posición del fuego, que se puede observar en el presente caso, incluso en el caso de mediciones climáticas recientes.

Otro factor es la precisión del trabajo de los empleados, que deben determinar con precisión las coordenadas del objetivo y la ubicación del cañón o el lanzador, y luego establecer con precisión la dirección del fuego y la altura de la tubería. La experiencia muestra que, dependiendo de la distancia de disparo, incluso con el trabajo cuidadoso de todos los empleados, el primer disparo puede desviarse 400 m del objetivo deseado. Así la tarea del observador es dar la orden para las correcciones necesarias.

La precisión de los elementos mencionados también depende en gran medida de los dispositivos de navegación y dispositivos de asistencia utilizados: la determinación de ubicaciones utilizando un mapa es naturalmente más precisa que el uso de dispositivos de navegación basados en satélites como GPS o GLONASS, la medición de distancias con telémetros láser, que usar instrumentos de medición mecánico-ópticos.

Si todos los factores que afectan la posición de disparo se conocen con precisión y se tienen en cuenta al calcular los elementos de infantería, las armas de artillería son capaces de disparar con precisión, pero en las zonas objetivo.

Suponiendo que el objetivo es un punto de control en una bifurcación en la carretera de Taganrog, los cohetes se desviaron a aproximadamente 1,5 km del objetivo. Una desviación tan grande solo puede explicarse por errores graves del personal. Es increíble que dos equipos de trabajo que trabajan a una distancia de varios kilómetros el uno del otro cometieran el mismo grave error al mismo tiempo.

Las trayectorias de los proyectiles disparados con armas de fuego nunca son las mismas. La desviación de una serie de golpes del punto objetivo promedio se llama dispersión. La variación técnica es causada por la interferencia balística interna y externa, como las tolerancias de fabricación de armas y municiones, fluctuaciones de temperatura, contaminación y desgaste.

El único lanzacohetes GRAD dispersa sus proyectiles en forma de elipse, cuyo tamaño depende de la distancia de disparo. Como regla general, se puede suponer que es dos veces más largo que su ancho en la dirección del disparo. En el centro de esta elipse, la densidad de los impactos es máxima y disminuye más cerca del borde. A una distancia de 15 km, la longitud de la elipse es de 400 y el ancho es de 200 m, es bastante típico del GRAD.

La distribución de los impactos en el distrito de Ordzhonikidze de Mariupol no nos permite distinguir dos grupos: uno en el sur y otro en el norte, más cerca de la carretera de Taganrog, que implica el uso de dos lanzadores. La elipse norte tiene una longitud de casi 600 my un ancho de 300 m, la elipse sur es de aproximadamente 400 x 300 m. La presencia de dos de estas elipses implica el uso de al menos dos lanzadores de misiles BM-21 GRAD y un tipo URAGAN, mientras que los lanzadores se pueden usar a diferentes distancias. La distribución de los ataques implica una dirección de fuego hacia el norte, no hacia el este.

Hay una cierta discrepancia con el análisis del cráter. Si el grupo de ataques del norte proviene del lanzacohetes GRAD, esto implica un bombardeo de 15 km desde el norte. En este caso, el lanzador al oeste de Pavlopol debe buscarse en las filas de las fuerzas bajo control del gobierno ucraniano.

Pero un número bastante pequeño de ataques y la incertidumbre mencionada con respecto al tipo de munición, la determinación de la dirección y otras circunstancias justifican la conveniencia de abstenerse de acusaciones claras. Sin embargo, está claro que las acusaciones hechas después del incidente de que los proyectiles eran del norte no se tomaron completamente del aire.

Solo se puede especular sobre la motivación del bombardeo: si las fuerzas armadas de la RPD son realmente responsables del bombardeo, según Bellingcat, entonces la venganza por bombardear la ciudad de Donetsk con lanzacohetes el 24 de enero fue la motivación. En el mejor de los casos, el objetivo era un lanzacohetes de las tropas del gobierno ucraniano, como la Misión de Monitoreo Especial había informado previamente desde el distrito de Ordzhonikidze.

Así, el bombardeo de áreas residenciales fue una triste realidad en la guerra en el este de Ucrania. Pocos días después del bombardeo de Mariupol, la ciudad de Donetsk y poco después fueron disparados municiones en racimo prohibidas por el derecho internacional sobre Lugansk. Esto indica que las partes en conflicto, incluido el gobierno ucraniano, no tienen en cuenta la vida y la seguridad de los habitantes de la zona de guerra. En relación con el conflicto en la ex Yugoslavia, las personas involucradas en él ya fueron condenadas por crímenes de guerra en casos similares.

Bombardeo por la tarde

Por la tarde, la Misión de Monitoreo Especial señaló otro disparo de un lanzacohetes, que aparentemente ocurrió en el punto de control en la carretera de Taganrog.

“A las 13:02 y 13:21 la Misión de Monitoreo Especial escuchó nuevamente voleas de sistemas de lanzacohetes multiples, que duraron ocho segundos desde el este. A una distancia de 300 metros, la Misión de Monitoreo Especial vio humo sobre el puesto de control de las Fuerzas Armadas de Ucrania Nº 14”. En este contexto, la descripción del regreso de dos baterías rusas de artillería de cohetes a Rusia también es interesante. Se les indicó que se escondieran en los bosques. Cualquiera que conozca el sur de la región de Donetsk y la costa del mar de Azov sabe que solo hay pequeñas arboledas de acacia que apenas pueden disfrazar una batería con 4 o 6 lanzadores, un centro de mando, un centro de computadoras, vehículos y otros equipos.

El propio mapa de Bellingcat muestra que no hay grandes bosques en el área afectada.

Conclusión

En resumen, podemos decir que Bellingcat verificó superficialmente las fuentes de las conversaciones telefónicas del servicio secreto ucraniano.

Bellingcat cometió serios errores al identificar los departamentos involucrados, por lo que la identificación de los funcioanrios involucrados también debe tratarse con precaución.

Bellingcat no puede determinar la autoría de los tres cohetes del URAGAN, ni determinar los objetivos en el campo que se mencionaron en las conversaciones telefónicas. Está claro que el 24 de enero, diferentes objetivos de artillería fueron disparados en diferentes direcciones. Quién disparó y dónde, sigue sin estar claro. Esto excluye cualquier motivo para responsabilizar a funcionarios individuales por bombardear el distrito de Ordzhonikidze.

La combinación de al menos tres lanzadores de diferentes calibres, cada uno de los cuales disparó menos misiles de los que se suponía que debían lanzar, desde las posiciones en las que se suponía que no estaban, de acuerdo con los procedimientos operativos, plantea dudas sobre el rendimiento de Bellingcat. La suposición implícita de la Misión de Monitoreo Especial de que el bombardeo del distrito de Ordzhonikidze es el resultado de errores de artillería de misiles de Rusia o de los rebeldes no parece plausible.

Bellingcat no comenta sobre todos estos hechos, probablemente no por falta de experiencia. La llamada investigación solo puede llamarse poco profesional y dudosa. El dudoso estudio de información de un servicio de noticias sobre una de las partes justifica el término “propaganda”.

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Por la Paz y la Amistad entre los Pueblos: Ni bloqueos, ni sanciones, ni amenazas

por Encuentro Mundial Contra el Imperialismo

Las organizaciones firmantes, participantes del Encuentro Mundial Contra el Imperialismo, Por la Vida, la Soberanía y la Paz. Celebrado en Caracas, Venezuela, patria de El Libertador Simón Bolívar, los días 22, 23 y 24 de enero de 2020. Ante la intensificación de los bloqueos y las sanciones económicas, comerciales, políticas y hasta culturales y deportivas contra aquellos pueblos que, libremente y ejerciendo su derecho a la autodeterminación, han decidido un modelo social y económico distinto al que imponen las potencias imperialistas a los pueblos del mundo, hacemos un llamado a la movilización y a la solidaridad activa contra cualquier agresión, amenaza e injerencia del imperialismo estadounidense y europeo.

Y por ello, manifestamos:

1. Nuestra solidaridad con la República de Cuba, la República Bolivariana de Venezuela, la República de Nicaragua, la República Popular Democrática de Corea, la República Árabe Siria, Palestina y la República Islámica de Irán; quienes sufren criminales bloqueos y sanciones con la única intención de doblegar la resistencia de sus pueblos para forzar la instauración de regímenes dóciles y sumisos a los intereses de las potencias imperialistas y de los grandes monopolios.

2. Que el régimen de sanciones impuesto tiene un carácter criminal, afectando fundamentalmente a la alimentación y la salud de los pueblos, causando miles de muertes. Estas sanciones afectan con especial crueldad a la infancia, a las personas mayores y a los enfermos.

3. Que los bloqueos y sanciones, las injerencias políticas son actos de agresión, y, por lo tanto, cualquier respuesta defensiva es legítima y merece nuestro apoyo. Las sanciones y bloqueos son el preludio de agresiones de carácter violento, ya sean revueltas y golpes de Estado a través de agentes mercenarios como en Venezuela o Nicaragua, o agresiones militares como en Siria, Libia o recientemente en Irán con el infame asesinato del general Soleimani.

4. Que tanto las sanciones y bloqueos se ejercen como arma de guerra por los “matones” imperialistas sin amparo de ninguna reglamentación internacional, a la que desconsideran y menosprecian en toda su normativa jurídica.

5. Que las sanciones y bloqueos del imperialismo, al imponerse con carácter extraterritorial, obligan a sus estados aliados a desarrollar las mismas, convirtiéndolos en cómplices de estas formas de violencia.

6. Que, por su naturaleza intervencionista y bélica, las sanciones y bloqueos atentan contra la Paz y la soberanía e independencia de los pueblos.

7. Que las sanciones son una forma de expoliación y robo contra estados y personas, a las que se les incauta los bienes materiales y financieros que se encuentran, legalmente, en otros territorios.

Por todo ello nos comprometemos a movilizarnos y luchar contra cualquier tipo de injerencia y agresión contra las naciones libres del mundo, a trabajar por fortalecer el Consejo Mundial por la Paz y a exigir a nuestros respectivos gobiernos y a las instituciones internacionales el fin de las sanciones, bloqueos e injerencias.

Llamamos a participar en la jornada mundial antiimperialista del 25 al 30 de mayo de 2020, y nos comprometemos a intensificar la lucha y la coordinación internacional contra el imperialismo.

Caracas 24 de noviembre de 2020

(FOTO+VIDEO) Entrevista a Valentín Santana del “Colectivo La Piedrita”

por Luis Matute

Parroquia 23 de Enero, Sector El Observatorio, Caracas, República Bolivariana de Venezuela.

24ene2020.- En una soleada y hermosa mañana, con una maravillosa vista frente al majestuoso Waraira Repano, conocido como el cerro El Ávila, en la populosa parroquia 23 de enero, del sector El Observatorio, entrevistamos a Valentín Santana, fundador del “Colectivo La Piedrita”.

Buenos días Valentín, dicen que venir a La Piedrita es como impenetrable, queremos que con tus propias palabras nos digas cual es la realidad del Colectivo La Piedrita y quién es Valentín Santana.

Saludos a los revolucionarios del mundo, estamos aquí, en este humilde territorio La Piedrita, un territorio que tiene 35 años de lucha, yo soy el fundador y le doy la bienvenida a los compañeros que se encuentran aquí. Bienvenidos a la República Bolivariana de Venezuela.

Valentín háblanos cómo creaste o como fundaste la famosa Piedrita, ya que mucha gente le tiene temor y dicen que es imposible llegar acá.

Que le tengan miedo, tiene que tenerle miedo el imperialismo, los enemigos de la Patria, para eso nació La Piedrita, para que los enemigos de la Patria le tengan miedo, le tengan culillo.

¿Cómo nace La Piedrita?

Bueno, un 26 de diciembre hace 35 años. Vengo de una experiencia armada en lo urbano, tuve un accidente un 8 de octubre y dentro del reposo yo decía, yo nunca he hecho nada en mi territorio, en mi barrio y bueno me llamó la atención una vez que una compañera me dijo, Valentín vamos a hacer algo por nuestro barrio y nacimos con un periodiquito, una hojita, se llamaba “periódico popular La Piedrita” y de ahí empezamos a hacer asambleas populares; que las asambleas populares son más viejas que “Matusalén” y en el barrio la gente como me conocía, ya que soy nacido y criado aquí, la gente se incorporó a esas asambleas populares y hoy por hoy este territorio netamente revolucionario aquí NO aceptamos que nadie hable mal de nuestro Comandante Hugo Chávez.

Cuando pensaste sobre tu barrio, ¿qué creíste que podías hacer por la comunidad?

Tú sabes que nosotros en la cuarta República éramos jóvenes, aunque en realidad no tuvimos juventud, porque nada más con el hecho de tener un libro del Che Guevara, llegaba la DISIP (Policía Política) y te allanaban la casa y te torturaban, te desaparecían y eso fue lo que me llevó a  que en mi barrio había que hacer algo para que nuestra juventud en esa época tuviera una esperanza de vida y de lucha y hoy lo estoy logrando y nunca he parado y he aguantado a la derecha como ustedes no se lo imaginan, porque apliqué la de Fidel Castro: me preparé, me preparé en lo ideológico, en lo político y hasta en lo militar. Por qué la cuarta República andaba aquí. En esta parroquia nació una banda llamada “La banda del quemado” y “el hombre de la chaqueta negra” que eran policías entrenados para buscar revolucionarios, eran de la Policía Metropolitana y bueno tuvimos que organizarnos aquí en este sector, en La Piedrita, en el 23 de enero, para darle respuesta a ese tipo de bandas armadas, eso fue en los años ’74-’75 por ahí y eran unos mercenarios.

¿Tú eres nacido y criado aquí en el barrio?

Si yo soy nacido y criado aquí en el 23 de enero.

¿En La Piedrita?

Sí aquí.

Han satanizado mucho sólo esa palabra, “La Piedrita” ¿porqué?

Porque nosotros, no aceptamos, ni aceptaremos nunca sentarnos a hablar con la contrarrevolución, aquí nosotros los hemos combatido en la calle, nosotros nunca nos vamos a sentar con esa derecha que nos ha quitado o nos quiere quitar nuestros sueños de la Revolución bolivariana, ese sueño socialista, humanista; nosotros nunca hemos aceptado que aquí, en este territorio entre un candidato de la derecha, aquí, ¡NO! Por eso es que a nivel mediático nos dan duro y especialmente a mí por mi posición radical, no vamos a aceptar que ellos entren aquí.

Siempre han dicho que eres radical, yo creo que eres directo y piensas como debería de pensar el pueblo humilde y los que dicen que tú eres radical, es simple y llanamente porque dices las cosas como la siente, como gente del pueblo. Es por ello, que a lo mejor te han satanizado tanto, pero veo que eres una imagen para otros compañeros que han realizado nuevos colectivos y para ello ven en Valentín Santana como un inductor, como un compañero que les ha enseñado muchas cosas sólo para que trabajen en función del pueblo venezolano y de la clase humilde.  ¿Cómo consideras tú en los actuales momentos que vean a Valentín Santana como un personaje que se ha involucrado un poco más hacia la población venezolana?

Para el enemigo siempre seré un hombre talentoso, siempre lo seré, porque ellos nunca han creído, ni van a creer en la Revolución bolivariana. Es un orgullo para mí que otros colectivos me vean como un bastión de la dignidad, pero mi camino es la Revolución, yo ando como el Comandante Hugo Chávez, echándole bolas, pa´lante, así me veo yo, he sido y así toda mi vida.

¿Cómo te ven tus compañeros en la zona?

Algunos me llaman comandante, otros me llaman el líder, otros me llaman camarada, a mí me gusta que me llamen Compañero, me siento más lleno de pueblo, me siento igual que ellos, porque yo vengo de una familia muy humilde y me gusta que me digan compañero.

En el 23 de enero, existen muchos colectivos. ¿Cuál es la relación que hay entre los diferentes colectivos y la comunicación entre ustedes?

Bueno bien, nosotros estamos trabajando en función de la unidad, sabemos que la unidad no se construye de hoy para hoy, ni se decreta, tenemos 10 años caminando, pero ya lo que estamos es abonando el camino de la unidad, de hecho ya nosotros no estamos solamente en el 23 de enero, tenemos compañeros en la parroquia San Juan, tenemos compañeros en el estado Miranda, en el estado La Guaira, en el estado Yaracuy, Barquisimeto, estado Lara; ahí estamos tratando de hacer como dijo el Comandante Hugo Chávez, “un gran colectivo” y todos estamos a la orden de la Revolución bolivariana y del presidente Nicolás Maduro.

Nosotros somos leales a la Revolución bolivariana, lo que pasa es que, a nivel mediático, la Revolución bolivariana está fallando; tú me dirás ¿en dónde Valentín? Ahorita cuando termine esta entrevista te voy a enseñar “La Piedrita” y pueden tomar las fotos y van a ver, lo digo con mucha humildad, aquí está parte del sueño de nuestro Comandante Hugo Chávez.

¿Cómo se siente la gente con todo el aporte que tú le has dado a este sector? Nos has comentado qué nos vas a mostrar algo del trabajo social que han desarrollado aquí.

Hay una panadería, una emisora de radio, un comedor, dos casas de abrigo para niños que vienen de otros estados que están enfermos, los recibimos aquí gratis, les damos su comida, les pedimos la cita en los hospitales y aquí los tenemos, aquí hay dos casas, hay una casa de la cultura.

Todo lo que está aquí lo ha hecho la misma comunidad, tenemos un zoológico, tenemos un gimnasio para ponernos en forma.

¿El sentir de la comunidad hacia Valentín Santana?

Solidaridad total, Patria o muerte conmigo, porque es que yo desde que apareció el Comandante Chávez, uno viene a una experiencia cerrada, uno se creía súperpoderoso, yo no hablaba casi con el común porque eso era lo que nos habían inculcado la gente del Partido comunista, con el Comandante Hugo Chávez uno entendió que el vecino era parte de este proceso y yo empecé a hacer asambleas populares y todo lo que se hace aquí se hace abierto con la gente en la calle y lo que se consigue se le informa a la comunidad Hugo Chávez; yo acepto que la gente me critique sea malo o sea bueno, yo aprendí gracias al Comandante Hugo Chávez.

Porque el camino mío y el de mis colectivos es formar cuadros y aquí a la comunidad, yo los llamo a una asamblea y bajan, casi todos bajan y tienen derecho de palabra, no es que yo soy el único que habla, no, aquí se les dice a las comunidades qué el que quiere hablar, el que quiere decir algo. Aquí lo que no aceptamos es que nadie hable mal de la Revolución bolivariana.

Porque aquí tienen Clap, tienen seguridad, aquí tienen todo. Tampoco vamos a aceptar que venga una persona escuálida le demos derecho de palabra para que venga hablar mal, Chávez esta allá; porque te digo, nosotros sí tenemos nuestros escuálidos aquí, pero todos como son fundadores de este barrio y uno los oye, respetamos sus ideas, pero no queremos que estén hablando mal de la Revolución.

Porque si no van a tener pedos con nosotros, y le decimos usted está montado en el Clap con el beneficio del Tricolor, con los beneficios de las Madres del Barrio, todo eso les cae a ellos, los bonos, todo le cae, lo último que les cayó fue el Petro y les cayó y nosotros no estamos que tú eres escuálido, fuera de aquí, no andamos con eso, porque la línea del Comandante era integridad, integrar, tampoco nos damos mala vida con ellos, aquí nosotros tenemos el dominio total de nuestra zona.

¿Qué cantidad de habitantes hay en la zona?

Aquí hay 1800 familias, sólo en La Piedrita; te puedo decir que 20 son escualidas. Porque uno hace el trabajo… tun tun… Se conversa, se habla; ahorita por lo menos está el Consejo Comunal, el Clap, están los Milicianos, porque nosotros tenemos Milicianos, ahorita haciendo una labor de casa por casa, con la necesidad de saber lo de cada familia, ahorita en este momento, lo que pasa, es que nosotros introducimos el peo político, nosotros no solamente llegamos y preguntamos mira cómo te llamas tú y nos vamos, no, nosotros les hablamos del bloqueo económico, del sabotaje que nos tienen los gringos, se genera una conversa con la familia y así es como nosotros hemos avanzado bastante y el apoyo de esta comunidad hacia nosotros.

Acaba de terminar el “Encuentro Mundial contra el imperialismo” por la vida, la soberanía y la paz, el cual coincidió con una época muy representativa para Venezuela, que fue el 62 aniversario de la creación de la urbanización 23 de enero, justo el día del aniversario del 23 de enero. ¿Cómo fue la participación de ustedes?

Estuvimos en la calle con una gran caravana, una gran representación en nuestra parroquia. Recordando a nuestros mártires, recordando la lucha de esta parroquia, terminamos con una ofrenda floral en la estatua de Fabricio Ojeda. Ahí estuvimos acompañados por los colectivos de Caracas, colectivos de Miranda, colectivos de La Guaira, vinieron unos compañeros de Yaracuy y nosotros los del 23 de enero; una buena representación y recordamos a nuestros mártires como es, con rebeldía, no con lujo podemos recordar a nuestros mártires, porque aquí echaron el plomo que jode.

¿Qué mensaje le das tú a estos compañeros que asistieron a este encuentro internacional antiimperialista? porque muchos representantes extranjeros han dicho: ¿Qué hacemos después de este encuentro, es decir, que van hacer los venezolanos?

Para mí ese encuentro antiimperialista, olió a burguesía, no se llenaron de pueblo, porque la verdad de Venezuela, como decía Alí Primera, no se ve en el Teresa Carreño, ahí no está la verdad de Venezuela, ahí no está la verdad de la Revolución bolivariana, por eso, es que cuando ustedes caminen conmigo por aquí por La Piedrita, van a ver un pedacito del avance de la Revolución.

Para mí esos compañeros no se llevaron nada de los avances de la Revolución bolivariana, eso es como que, si yo fuera para Cuba y me van a enseñar lo más bonito de Cuba, los avances están es en el campo, aprendiendo por los compañeros cubanos, aquí los compañeros que vienen, los compañeros internacionalistas, los meten ahí en el Teresa Carreño y ahí lo que se huele y lo que hiede es a perfume caro. Porque el Comandante decía, hagan su propia agenda, no deje que otro haga su agenda, métanse a los barrios, ahí es donde está el verdadero poder, porque la Revolución bolivariana nació para los pobres, no para los ricos.

Entonces que se llevan ellos, nada, estuvimos en Venezuela, pero más nada; ahora aquí está el Cuartel de la Montaña, aquí está sembrado nuestro Comandante, yo soy parte de la seguridad del Comandante, en ese sitio es donde debieron haber hecho ese foro, ahí, porque el Comandante Chávez se hubiese sentido alegre, nosotros los del 23 de enero nos hubiésemos sentido también súper alegres, hubiésemos recibido a los compañeros con rebeldía, con alegría, como tiene que ser, para mí eso olió fue a perfumes caros, con todo respeto se los digo y asumo las palabras que estoy diciendo.

El Comandante hacía los “Aló presidente” en los barrios, en los campos, en las sábanas, todos los “Alo presidente” la mayoría fue en los barrios en los pueblos en las sábanas en los campos, ese era el mensaje.

¿Cómo ves tú la unidad de los colectivos aquí en la parroquia 23 de enero?

De cien, estamos un setenta por ciento. Una muestra fue el Día del 23 de enero, faltaron dos organizaciones nada más, que fue la “Coordinadora Simón Bolívar” y “Alexis vive” ah! y los compañeros de Óscar, del resto aquí participó el partido PSUV, las UBCh (Unidades de Batalla Hugo Chávez) el Clap, Consejo Comunal, los Colectivos del 23, la Milicia Bolivariana, los compañeros de afuera participaron, o sea que hemos avanzado, verdad que nosotros podemos darnos el tupé qué en menos de lo que canta un gallo podemos tomar todo el oeste de Caracas, lo que hay es que avisar a los compañeros, porque nosotros tenemos una red de radio, por ejemplo, yo puedo llamar ahorita a un compañero y decirle tranca la autopista, tranca San Martín, toda esa vaina; con eso tenemos ya un año con la red de transmisiones. Nosotros estamos en La Guaira – Vargas, el centro de Caracas prácticamente es de los colectivos y hemos avanzado bastante.

¿Cuántos colectivos hay más o menos?

Mira pasamos de 40 colectivos, somos Colectivos, pero también somos Milicia, somos Clap, somos Comuna, estamos en el Partido, estamos asumiendo tareas de la Revolución bolivariana. Cuál es el gravísimo problema y lo digo, lo monitoreo, la Revolución bolivariana está caída por lo mediático, el Canal 8 habla nada más para los ministros, pero no está para los Colectivos y todos los Colectivos hacen arde del trabajo comunitario que están haciendo y en los Colectivos que tú te metas siempre vas a ver algo, todo está relacionado con el trabajo cultural, el trabajo político y no solamente la parte que tú conoces, no no no, eso está ahí, a la espera de que bueno, ellos decidan entrar, de resto siempre estamos haciendo el trabajo cultural, revolucionario, asambleas, es el camino nuestro; pero nuestro ministro de comunicación y todos los que han estado ahí es nada más para los ministros, por eso es que te digo, la verdad de Venezuela no se ve en el Teresa Carreño, que ahí lo que hay son asientos bonitos, luces bonitas.

El avance de la Revolución bolivariana se ve en la montaña, en los barrios, en el campo, ahí es donde está; la Revolución no va a caer nunca, porque esta Revolución está llena y huele a pobre, a los más humildes. Que se olvide la contrarrevolución o que se olviden aquellos que piensan negociar, que nosotros no nos vamos a entregar, porque mira, se está negociando ahorita con el CNE, pero ustedes no van a entrar a La Piedrita, porque nosotros somos chavistas, antiimperialistas y no van a entrar aquí.

Ustedes negociaron con otra gente, pero no con La Piedrita, porque a nosotros no se nos olvida que ellos le han hecho un daño a este pueblo, ellos están ahorita fuera del país para ver cómo entran los gringos, cómo entra una fuerza mercenaria a nuestro país para que nos maten y me maten a mí, para que te maten a ti y a mis compañeros y maten a mi hijo, a mi esposa y los hijos, yo no me voy a sentar con ellos, yo no.

A nivel mediático estamos caídos porque por fuera dicen que somos unos Mercenarios, porque por fuera dicen que somos unos comemierdas, porque nuestra gente que tiene que ver con la comunicación no le da respuesta, el Comandante Hugo Chávez dijo “la comunicación de la guerrilla, la guerrilla comunicacional”, los barrios, el campo, la montaña.

Fidel Castro decía, “contra la mentira contrarrevolucionaria, la verdad revolucionaria” y nosotros estamos obligados cuando ellos hablen mal de nosotros, tenemos que decir la verdad, como realizar una asamblea, ayudando a una viejita, organizando una cola del Clap, esa es la respuesta.

Ahorita vienen las elecciones para Diputados, nosotros estamos obligados camarada, a ganar la Asamblea Nacional, pero hay que meter no joda, a toditos, eso tiene que ser el color “rojo rojito” pero para poder lograrlo tenemos que estar Unidos, no hay otro camino.

Hace un momento expresaste que en la celebración del 62 aniversario del 23 de enero tres colectivos no participaron en el evento.

Primero, ellos no son Colectivo, la “Coordinadora Simón Bolívar” es una fundación, “Alexis vive” es una fundación y el compañero Oscar también es una fundación y bueno no participaron porque no les dio la gana y nosotros igualito tenemos que respetarlos porque son nuestros compañeros, nuestros camaradas, hay un respeto, yo particularmente respeto mucho a Juan Contreras es mi amigo de toda la vida, el compañero Robert igualito y el compañero Óscar, bueno Óscar anduvo conmigo, gente que respeto, a todos los respeto, pero bueno, allá ellos.

¿Qué diferencia hay entre Colectivo y Fundación?

El Colectivo no recibe recursos y como Fundación si puedes recibir recursos del estado, como Colectivo no, casi imposible, te exigen una serie de papeles; para mí un colectivo no se puede legalizar, porque un colectivo nace por la necesidad de darle una respuesta como por ejemplo a la “cobra negra” a “la banda del quemado” esa es la función de un colectivo y eso ha sido así y tiene que mantenerse así.

¡Ah! nació la Revolución bolivariana, hay algo que se llama Clap, Comunas y a través de esa figura conseguimos recursos para la comunidad, esa es la diferencia.

Valentín, tú como responsable de una gran colectividad de esta grandiosa parroquia 23 de enero. ¿Cuál es el mensaje que tú le das a los compañeros y jóvenes de otros países?

Que cuando vengan para acá, para Venezuela, no se dejen secuestrar por la burocracia, que busquen a sus iguales. Yo creo, que la gente que viene de afuera no es millonaria, millonario, busca millonario, los proletarios, buscan a los proletarios, que busquen a sus iguales, por qué, que, mala maña se tiene aquí en Venezuela con algunos dirigentes que meten a los internacionalistas para el Teresa Carreño, porque no los meten para Las Lomas, que en Las Lomas nació uno de los grandes guerrilleros reconocido, que se llamó Tito González Heredia de Bandera Roja, con una cara de paisa y el tipo era un trinca la bola, arrecho, ahí en Catia nacieron muchos revolucionarios, vámonos para Catia para que conozcan Catia.

En Catia no solamente hay buhoneros y comida, en Catia hay revolucionarios de envergadura, el 23 de enero, El Valle.

Esas son las dos cositas que yo la recomiendo, que se llenen de pueblo y que sean humildes.

Yo estuve en Cuba 10 días y llegué callado, me mandó un sector del partido y llegué como cualquiera, nadie sabía quién era yo y llegué a Cuba y me vine y nunca supieron quién era yo.

Yo estoy seguro que sí ese Foro lo hubiesen metido para los barrios, para acá para el Cuartel de la Montaña, hubiese olido a pueblo, tú entras ahí y ves al Comandante y parece que el Comandante allá te dijera, ¡ya cálmate! y si, sales con ánimo, con ganas de seguir luchando, ese sitio es impresionante. Yo que soy seguridad de ahí, de la parte de afuera y es un sitio que fue el más odiado y ahora es el más querido, porque está ahí nuestro Comandante; pero ajá, sí yo creo que los revolucionarios tenemos que ser humildes, ahí está la esencia y está un gran poder.

Porque El Comandante a nivel militar no podía, es que no hizo gran cosa, se llenó de pueblo. En las elecciones el Comandante votaba aquí, en la zona Central del 23 de enero, en el Liceo Manuel Palacio Fajardo y llegaba con una sola camioneta y el manejando un Volkswagen rojo y uno esperando al presidente; a veces llegaba con una sola camioneta, claro, después que conocimos el Volkswagen rojo, ya sabíamos que era él.

Para mí lo grande del Comandante Chávez, fue su humildad, penetró en los más humilde, por eso es que esta Revolución no la va a tumbar nadie, porque es que todo él hiede a pueblo, que vamos a llevar coñazo como un boxeador, bueno, yo te doy y tú me das, y vamos a dar coñazos, porque esta Revolución es verdadera compañero.

Esto que estamos viviendo nosotros, en Haití tuviéramos Candela, plomo, es otro país y no fuera aguantado.

Y nosotros hoy… tú ves los viernes, las licorerías, la gente tomando caña, tú vas para la calle y ves ese gentío, esto es un bloqueo extraño, han querido que nos arrodillemos, no han podido, ni van a poder, no compañero nunca van a poder, Chávez penetró en las venas de los más humildes, si Chávez hubiera llegado, como llego Acción Democrática y COPEI, Chávez estuviera vivo, vivo, fuera gobernado cinco años; pero es que Chávez vino hacer una Revolución, por eso es que estamos aquí, en esta Revolución, pa´rato.

No vamos a ver el triunfo de la Revolución bolivariana, el fortalecimiento no lo vamos a ver, pero nos queda es abonar para que nuestros hijos disfruten el esfuerzo que cada uno de nosotros está haciendo, así lo veo yo, y así es que yo camino.

Yo estoy clarito, que el fortalecimiento no lo voy a hacer, no lo voy a disfrutar, pero mis hijos sí, es más tuve el honor de conocer el Comandante Hugo Chávez, nací en tiempo de Chávez, o nacimos en tiempos de Chávez; yo creo que eso para mí es bastante. Otros, mi hijo el más pequeño tiene 7 años lo que le queda es lo que yo le enseñé, pero no conoció a Chávez vivo, pero a mi hijo yo lo digo para que sea revolucionario, le hablo de Sucre, de Fidel, del Che, del Comandante, de Bolívar, lo pongo a escuchar música revolucionaria y yo le digo, hijo ¡Chávez vive, la lucha sigue! Ustedes no vieron la niña que salió ahorita, aquí los niños de La Piedrita tienen una consigna “pioneros por el socialismo, seremos como Chávezesos niños que satanizaron, son de aquí, nosotros los educamos bajo el manto revolucionario, porque los gringos educan a sus hijos bajo el manto del capitalismo y ahí nadie le dice un coño, pero nosotros los educados bajo el manto bolivariano, el pensamiento de nuestro Comandante y pegan el grito al cielo, le hablamos de nuestro Libertador Simón Bolívar.

En la cuarta república a nosotros los estudiantes le era prohibido hablar de Bolívar, aquí en la escuela José Gregorio del 23 de enero, prohibido, bueno yo conocí más del Che Guevara y de Fidel, qué del Libertador.

Yo vine a conocer compañeros y no me da pena decirlo, qué mi Libertador se llamaba Simón Bolívar gracias al Comandante Hugo Chávez, porque era negado hablar de Bolívar, era raro que uno los 24 de junio, 17 de diciembre, de eso no sabíamos nada, nada más cuando iban al Panteón a ponerle flores para ver al Libertador bien muerto, pero era negado. Aquí se le brindaba, se le hacía honores a Cristóbal Colon y honores militares a Cristóbal Colon.

Ahora quiero que vayamos a conocer el barrio La Piedrita.

Gracias compañero Valentín Santana vamos contigo a recorrer los espacios de La Piedrita a conocer sus logros, gracias por su tiempo dedicado a nuestra visita y esperemos que a futuro podamos volver y compartir un poco más con toda la comunidad de La Piedrita en la parroquia 23 de enero en la ciudad de Caracas, República bolivariana de Venezuela.

Gracias Valentín.
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San Giuliano Terme (PI) 31gen2020: Presentazione del Libro “Liberare i popoli”

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Lamporecchio (PT) 1feb2020: Guerra! Medio Oriente e Mediterraneo

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Monteroni D’Arbia (SI) 2feb2020: Un nuovo Plan Condor?

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Fucecchio (FI) 4feb2020: Simón Bolívar, il Vangelo e Gramsci

L'immagine può contenere: il seguente testo "BOLIVAR, VANGELO E GRAMSCI Marxismo la Teologia della Liberazione nel processo rivoluzionario venezuelano nelle lotte contro liberismo in America Latina. MARTEDÌ 4 FEBBRAIO, ALLE ORE 21. 15 PRESSO IL CIRCOLO VIA ROMA N°66 FUCECCHIO INCONTRO DIBATTITO Introducono: Sandro Scardigli (Resp. Esteri Comitato Regionale Toscana) Livia Acosta (Teologa. Ex diplomatica venezuelana espulsa dagli USA) Conclude coordina: Fabrizio Pedone (Comitato Centrale PCI) DALLE 19:30 RICCA CENA A CON CUCINA CASALINGA AL PREZZO DI 10 € Gradita la prenotazione n. 3927812361 PCITOSCANA ilpci.it"

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