Napoli 24ott2021: Presentazione del libro “I medici cubani a Torino”

Torino 18 ott2021: Presentazione del libro “I medici cubani a Torino”

Da Cuba all’Italia: chiarezza sui vaccini!

da Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento fondativo.

Riteniamo che Cuba socialista sia un punto di riferimento imprescindibile anche per quanto riguarda la ricerca scientifica e lo sviluppo delle biotecnologie, come nel caso dell’Istituto Finlay de La Habana e del CIGB all’avanguardia nel disegno e nella realizzazione dei nuovi vaccini contro la Covid-19.

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MARXISMO E METODO SCIENTIFICO: LOTTA IDEOLOGICA E POLITICA NELLA NUOVA FASE PANDEMICA

Riportare al centro gli interessi di classe e la difesa della salute collettiva per uscire dall’emergenza e aprire nuove prospettive

Un anno e mezzo di pandemia ha messo a nudo la crisi del sistema capitalistico.

L’evidente fallimento delle misure di contenimento – sempre parziali e tardive – attuate dai paesi capitalistici europei, nordamericani ed in generale dalla stragrande maggioranza dei paesi OCSE che seguono le dottrine neoliberiste e le crescenti conseguenze della tattica delle mezze misure prolungate sulle attività economico-sociali maggiormente colpite, hanno provocato disastrosi effetti in termini di salute pubblica, in un clima altalenante di sfiducia ed incertezza.

INFODEMIA

Nel quadro del lento massacro culturale del sistema di educazione pubblica e nel disorientamento ideologico di molti, si sono fatte strada le più fantasiose teorie. In tale clima – mentre infezioni, ricoveri e decessi crescevano – si è diffusa una infodemia incontrollata di “notizie” spesso esaltate, decontestualizzate nonché manipolate (e difficilmente verificabili dai più). Le pseudo-informazioni si sono moltiplicate attraverso un pullulare di blog acchiappa-click ed una informazione mainstream confusionaria e spesso calibrata sulle esigenze economiche immediate di alcuni gruppi dominanti. In questo contesto, hanno avuto gioco facile le attività di nuove sette e altri gruppi reazionari, spesso orientati da campagne abilmente costruite e veicolate trasversalmente in differenti ambiti culturali, sociali, economici e politici e si sono fatte strada le più svariate e fantasiose teorie cospiranoiche circa la reale esistenza o la genesi dell’epidemia da SARS-CoV-2 o in relazione alla natura e alla presunta pericolosità dei vaccini.

UNA GESTIONE FALLIMENTARE NEI PAESI CAPITALISTICI

Da un anno e mezzo denunciamo e condanniamo la gestione della pandemia, nel mondo capitalistico occidentale in generale ed in Italia in particolare, spesso contraddittoria e costellata da errori clamorosi, a partire dalla mancata zona rossa di Alzano e Nembro (Bergamo) e dall’imperdonabile ritardo nella strategia di tracciamento nel 2020, fino alle complicazioni della prima fase della vaccinazione di massa con le case farmaceutiche inadempienti, senza alcuna seria risposta a livello europeo, proseguita con la sclerotica e confusionaria gestione della vicenda Astrazeneca. Tale pessima e contraddittoria gestione, tuttavia, non è la prova di complotti e cospirazioni, come credono taluni, ma la risultante dell’incapacità delle istituzioni borghesi a garantire il “bene comune”. I governi dei paesi capitalistici, stretti dalle lobby industriali che hanno imposto di non fermare la produzione dopo il primo parziale lockdown del governo Conte e che hanno ritardato in modo irresponsabile ogni iniziativa di contenimento, proprio nelle fasi di crescita esponenziale dei contagi (si pensi alla seconda ondata dello scorso ottobre), hanno scelto la strada della cosiddetta “convivenza con il virus”, privilegiando la difesa di interessi particolari anziché la salute pubblica. Si tratta dell’incapacità a sostenere gli interessi generali che Marx stesso aveva compreso fin dagli scritti giovanili e che purtroppo non è chiara a molti militanti ed intere organizzazioni. In tutta evidenza, queste ultime, nonostante si definiscano comuniste, non sono ancora in grado di conquistare la sufficiente e necessaria autonomia ed indipendenza ideologica e politica dall’influenza delle classi dominanti, rendendo decisamente sterili e velleitari i loro stessi proclami rivoluzionari.

Le istituzioni politiche, sempre più screditate a causa della loro incapacità di gestione, incapacità propria di una classe politica di arruffoni e navigatori a vista, più che di una classe dirigente, non sono in grado di fornire una comunicazione efficace, alimentando scetticismo ed assenza di fiducia che pervadono una fascia di popolazione certamente più ampia rispetto a quella degli “anti-vaccinisti ideologici”: la pandemia sempre più colpisce questi ultimi, tra i quali troviamo molti pazienti delle terapie intensive nell’ultimo periodo, ma anche strati di popolazione non protetta, soprattutto a causa della disinformazione e dell’incapacità dei governi borghesi oltre che per la presa di una propaganda reazionaria che ha fatto breccia o disseminato dubbi anche in ambienti tradizionalmente distanti dalla destra più estrema.

IL DISEGNO REAZIONARIO DEI NEOCONS E LO SBANDAMENTO DELLA SINISTRA DI CLASSE

In differenti paesi, dall’America latina all’Europa dell’est, fino in Italia, con le cronache degli ultimi giorni, assistiamo al diffondersi di ideologie e posizioni anti-scientifiche ed irrazionali, alla base di mobilitazioni di matrice chiaramente reazionaria. Purtroppo queste tendenze sono diffuse non solo tra le organizzazioni di natura conservatrice, se non dichiaratamente neofascista, e nei settori di piccola-media borghesia (in molti casi le piccole attività) particolarmente colpiti dalle mezze misure prolungate, ma anche negli ambiti del “pensiero critico” e di un certo attivismo sociale; mentre tra le larghe masse della popolazione – nonostante l’inettitudine delle classi dominanti – ha prevalso in Italia una netta adesione alla campagna di vaccinazione che al momento tocca circa il 73% della popolazione (con l’impressionante numero di quasi 44 milioni di persone che ad oggi hanno aderito alla campagna di vaccinazione in Italia, pari ad oltre l’80% della popolazione vaccinabile). L’orientamento e le tendenze in vario modo anti scientifiche – sia pur minoritario ed apparentemente residuale – sta attraversando in forma trasversale ogni formazione politica ed ogni ambito sociale organizzato, interessando la maggior parte delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra di classe, sia nella base militante sia nei gruppi dirigenti. Questa situazione spiega l’ambiguità nelle posizioni e indicazioni politiche, mostrando un perverso meccanismo di ricerca del consenso, o una errata interpretazione della linea di massa, piuttosto che la costruzione di una direzione politica basata sulla chiarezza e su una visione scientifica della realtà: in questo senso la scarsa comprensione della realtà concreta è indice di una forte debolezza e subalternità ideologica. Non è un caso che dietro ad una certa propaganda si nascondano soggetti ambigui legati ai locali circuiti della setta nordamericana “QAnon” e dell’estrema destra. Si tratta di una dinamica operante non solo in Italia e nell’Unione Europea, ma anche in Russia, nel Brasile di Bolsonaro, in Argentina ed in altri paesi: una campagna che abbiamo osservato attentamente e visto crescere sin dall’inizio, e che ha preso avvio negli USA all’ombra della precedente amministrazione Trump. Chi condivide piazze e parole d’ordine con questi soggetti deve prendere consapevolezza che si sta assumendo la responsabilità di favorire il loro disegno apertamente reazionario.

Si sta diffondendo un approccio limaccioso, che mescola frammenti di pensiero (apparentemente) critico con atteggiamenti anti-scientifici e irrazionalistici, in un mix che alimenta in maniera indistinta la sfiducia nel potere costituito a prescindere dal suo carattere (borghese conservatore, riformista, o socialista), diffidenza e scetticismo nei riguardi di ogni dato ufficiale o informazione scientificamente fondata, arrivando persino alla aperta avversione verso i medici e gli stessi lavoratori della sanità. Questo fenomeno sta producendo una crescita del pensiero anti-progressista che, anziché dirigere le più ampie masse verso la prospettiva di un’alternativa di sistema in chiave anticapitalista e comunista, affonda nel ribellismo senza prospettive o nel ripiegamento familistico e comunitaristico, nell’individualismo soggettivista e antisociale, o nella polarizzazione esasperata da social network. 

Le forze che si dichiarano apertamente neofasciste stanno tentando di cavalcare e orientare queste inquietudini, finora con esiti piuttosto scarsi, ma con sempre maggiore visibilità e con l’obiettivo di alimentare confusione e diversione dalla lotta di classe, una dinamica favorita dai riflettori mediatici, deviando l’attenzione su una polarizzazione in realtà sterile ed utile alle classi oggi ancora dominanti ma sempre meno dirigenti.

LA NECESSITÀ DI FARE CHIAREZZA SUI VACCINI

È giunto il momento di fare chiarezza su alcuni aspetti, centrali per chi non ha abbandonato una visione del mondo dialettica e storico-materialistica, una visione scientifica della realtà, nonché della necessità e possibilità della sua trasformazione, e che non ha intenzione di sostituirla con un vuoto ribellismo velleitario.

Nelle prime fasi dello scorso anno, 2020, immediatamente a ridosso del primo lockdown, era già necessario rivendicare l’attuazione di misure nette di contenimento, test massivi e gratuiti e misure anticipate all’inizio della seconda ondata di ottobre, seguendo l’esperienza cinese “covid zero” (anziché quella “convivenza con il virus” dei paesi OCSE con poche eccezioni), iniziative tali da evitare il disastro sanitario e un periodo interminabile di mezze misure, invece che legittimare – come hanno fatto alcuni – mobilitazioni contrarie ad ogni pur tardiva ed insufficiente misura di contenimento. Allo stesso modo chi oggi insegue le mobilitazioni anti-vacciniste o variamente riduzioniste non fa che aggiungere confusione invece che fare chiarezza, diversione anziché direzione rispetto ai movimenti spontanei.

Basta con le ambiguità, le banalizzazioni e i luoghi comuni: sui vaccini occorre fare chiarezza!

In merito alla campagna vaccinale, ed alla pandemia in generale, occorre osservare con attenzione i dati, i numeri, i risultati di iniziative di contenimento e di diffusione della vaccinazione nei differenti paesi. Un dato ormai evidente è la protezione dalle forme più gravi di infezione della popolazione vaccinata, consolidato negli ultimi mesi ed in relazione all’uso di tutti i vaccini in circolazione, siano essi di produzione occidentale capitalistica o meno. Ottimi i dati in Uruguay, ad esempio, con una copertura altissima della popolazione, raggiunta in breve tempo con la vaccinazione di massa, in larga parte immunizzata con il vaccino cinese Sinovac (crollo verticale di casi positivi, casi gravi e decessi).

Se il dato sulla protezione a livello clinico in ogni paese deve essere osservato nel tempo, l’aspetto e la ricaduta della vaccinazione sul piano epidemiologico richiede una attenta valutazione là dove la vaccinazione ha raggiunto percentuali elevate della popolazione. Si tratta di considerare molte variabili, sapendo che i vaccini non sono bacchette magiche miracolose, ma potenti strumenti da affiancare ad una vigilanza sanitaria puntuale, con test massivi a disposizione di tutti e tracciamento, con lo sviluppo di un sistema sanitario pubblico e con la messa a punto di cure specifiche per questo tipo di patologie. Chi si illude di risolvere il problema con le sole cure precoci mostra di non comprendere cosa sia una epidemia di questo tipo e le sue conseguenze senza misure di contenimento e mitigazione degli effetti, altrimenti disastrosi e tali da travolgere qualsiasi sistema sanitario, anche il più evoluto.

Non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo e sottolinearlo:

1. il vaccino, qui ed ora, è indispensabile ed imprescindibile ma non va contrapposto alle altre misure. Le altre misure di profilassi generale non sono in alternativa alla vaccinazione di massa ma sono complementari ad essa. Il “consenso informato” non è una liberatoria e consente comunque la richiesta di risarcimento per i rarissimi casi di conseguenze da reazioni avverse, come confermato da sentenza della Corte Costituzionale, che equipara i vaccini obbligatori a quelli consigliati dalle istituzioni statali e regionali.

2. la sanità pubblica e il suo rafforzamento, in prospettiva, non devono essere considerati “spesa” da tagliare, bensì pubblico investimento, anch’esso indispensabile ed imprescindibile, per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Riguardo all’adozione di questo o quel vaccino da parte dei differenti enti regolatori (EMA, FDA, ecc.) ogni paese opera proprie scelte, ma occorre denunciare la differenza tra la validazione di questo o quel vaccino da parte degli enti regolatori, dal riconoscimento di ogni vaccino sviluppato seguendo i protocolli codificati di sperimentazione clinica e quantomeno dal riconoscimento doveroso di ogni vaccino considerato valido dall’OMS (si pensi ai vaccini cinesi). Il mancato riconoscimento da parte di Italia e UE (ma non da parte di altri paesi membri) dei vaccini non di produzione occidentale non ha motivazioni sanitarie ma solo geopolitiche.

Il non riconoscimento di questi vaccini, usati in decine di paesi, ha conseguenze negative nelle relazioni economiche, sociali e culturali tra i popoli, oltre che conseguenze negative per le comunità italiane all’estero (ad esempio in America latina dove prevalente è l’uso dei vaccini di produzione cinese o russa) e per i lavoratori stranieri residenti in Italia. Lo stesso dicasi per il riconoscimento dei vaccini cubani attorno ai quali c’è grande attenzione da parte della comunità scientifica mondiale e di molti governi. In queste ore si registra grande interesse per il vaccino cubano Soberana II che assieme ai cinesi Sinovac e Sinopharm è sviluppato per la vaccinazione già in età pediatrica.

Assodato dunque che il vaccino non fa miracoli, non siamo certi che questa verità elementare che con un minimo di conoscenza storica dell’argomento dovrebbe essere evidente, sia chiara ai governi della borghesia. Soprattutto nei paesi capitalistici dell’area OCSE, infatti, i governi hanno prodotto una comunicazione esageratamente ottimistica sull’imminente uscita dalla pandemia una volta portata a termine la campagna vaccinale, che forse rientra nel libro dei sogni della borghesia e dei propri comitati d’affari per consentire un immediato ritorno alla situazione economica pre COVID-19.

LE CONTRADDIZIONI IN SENO AL GOVERNO DEL CAPITALE

Il capitalismo ogni giorno deve fare i conti con le contraddizioni che egli stesso ha creato ed anche in questo caso non riesce ad uscirne. I governi borghesi, stretti da un lato dalla difesa degli interessi privati come quelli delle case farmaceutiche, dall’altro lato dall’impossibilità di uscire dalla pandemia con questo quadro d’insieme, stanno iniziando a rendersi conto della necessità di permettere la vaccinazione anche agli abitanti dei paesi più poveri, naturalmente non per ragioni etiche ma nell’interesse degli stessi paesi imperialisti. Perfino Biden ha accennato mesi fa alla necessità di una temporanea sospensione dei brevetti, dimostrandoci ancora una volta come la realtà sia dialettica e il capitalismo sia costretto ad avventurarsi in terreni completamente al di fuori dal proprio recinto per cercare soluzioni a problemi altrimenti insormontabili. Ma, per ora, il capitalismo ha soltanto contribuito ad esasperare e rendere più evidente la differenza fra poveri e ricchi, tra oppressi ed oppressori, anche su questo aspetto vitale, e non possiamo dimenticare il criminale bloqueo e le sanzioni contro il popolo cubano, contro la Siria, l’Iran e troppi altri paesi ai quali in piena pandemia viene impedito perfino l’acquisto dei medicinali. Se i dati dei primi di settembre 2021 ci parlano di oltre il 40% della popolazione mondiale che ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con oltre 5,5 miliardi di dosi somministrate, l’atrocità della sperequazione si riassume nel dato analogo per i paesi oppressi dall’imperialismo: meno del 2%. Contro il 65% dell’UE e il 54% del Nord America; prodighi di dichiarazioni di principio e avidi nei fatti ad accaparrarsi i vaccini sul “mercato”.

UNA STRATEGIA INTEGRATA CONTRO LA COVID-19

Misure come la sospensione delle licenze dei brevetti sarebbero dunque fondamentali per un’uscita quanto più veloce possibile dalla pandemia, così come lo diventano in prospettiva la ricerca ed il potenziamento della sanità pubblica, che consentirebbe agli stati di non dipendere dalle multinazionali del farmaco e che si profila come aspetto strategico necessario alla stessa infrastruttura economico-produttiva. Da questo punto di vista, Cuba, che è un paese piccolo ma socialista – differenza qualitativa non trascurabile – sotto embargo e continuamente boicottato dal blocco imperialista statunitense, ci dimostra come una soluzione del genere sia non solo possibile ma di gran lunga più efficace, data la capacità che ha avuto di brevettare, produrre e distribuire almeno sul proprio territorio vaccini integralmente pubblici e di promuovere la collaborazione per la produzione di vaccini in altri paesi. Anche questo a dimostrazione della superiorità strategica dei paesi con persistenti elementi di socialismo nell’affrontare le minacce pandemiche. Tutto ciò conferma e rafforza in noi la granitica certezza che l’umanità ha un futuro solo nell’organizzazione socialista della società.

I vaccini rappresentano dunque, sotto l’aspetto sanitario, l’architrave di una strategia integrata che coniuga medicina territoriale (che a differenza dell’ideologia anti-vaccinista, non contrappone ad essa la vaccinazione di massa), tracciamento, prevenzione e ricerca pubblica.

Sul fronte del tracciamento, diventa indispensabile la gratuità dei tamponi, degli esami degli anticorpi e di tutte le analisi finalizzate al contrasto della COVID-19.

IL “GREEN PASS” E L’OBBLIGO DI LEGGE

In una situazione di isteria collettiva, una misura contingente e temporanea come il “Green Pass” diventa l’immaginaria linea gotica che divide due schieramenti contrapposti. La polarizzazione che ne consegue configura nella sostanza un’ennesima arma di distrazione di massa.

Si tratta di un provvedimento contraddittorio che rientra perfettamente nel quadro delle mezze misure, dove le forze politiche non hanno il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale. Dunque, ci troviamo davanti ad una politica che non decide ma scarica le proprie responsabilità sulla popolazione aprendo una frattura tra i lavoratori. Benché la vaccinazione stia riscuotendo una larghissima adesione, vi sono settori con un numero significativo di lavoratori ancora scettici, che rischiano di pagare il prezzo più alto in termini sia di salute sia di provvedimenti conseguenti alla mancata vaccinazione.

Le conseguenze pratiche di questa (non) scelta sono ambivalenti: se da un lato questo strumento incentiva la vaccinazione di massa, dall’altro crea la pericolosissima illusione di isole “Covid-free”, che purtroppo nella realtà ancora non possono esistere.

La soluzione più avanzata sarebbe quella di convincere la parte ancora disorientata della popolazione a vaccinarsi attraverso una comunicazione seria ed efficace: al momento riscontriamo come questa prospettiva sia molto lontana e che la scelta del governo sia orientata ad una estensione di un obbligo di fatto ma non giuridico.

SCIOPERO GENERALE DELL’11 OTTOBRE 2021

Riteniamo fondamentale questo appuntamento, che deve mantenere come aspetto centrale la lotta contro i licenziamenti e non quella contro il “Green Pass”, che certamente Confindustria sta cercando di utilizzare a proprio vantaggio, esattamente come la borghesia ed i suoi governi hanno sempre fatto per ogni evento della storia umana e per ogni suo provvedimento consequenziale. Tuttavia, ribadiamo come il tema centrale dello scontro tra capitale e lavoro in questa fase sia quello dei licenziamenti, che dopo il pesantissimo assaggio di questi mesi (come mostrano i casi della Whirlpool e della GKN su tutti), verrà fuori in tutta la sua drammaticità una volta concluso il periodo di cassa integrazione.

Oltre alla lotta contro lo sblocco dei licenziamenti, è fondamentale un impegno massiccio delle organizzazioni sindacali per garantire le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, con il rispetto rigoroso dei protocolli anti-Covid-19 e nei trasporti pubblici, fondamentali per il raggiungimento del posto di lavoro e di studio e che necessariamente devono essere potenziati, oltre all’investimento nella sicurezza e sulle condizioni di lavoro nel settore pubblico (in particolare sanità, scuola e università) e nella ricerca. Non possiamo dimenticare i 621 lavoratori contagiati sul posto di lavoro, morti causa Covid nei primi mesi del 2021, ovvero morti per infortunio sul lavoro, come da relativa richiesta agli enti previdenziali.

IN CONCLUSIONE

Consideriamo che la pandemia da Covid-19 ha messo definitivamente a nudo la crisi del capitalismo e l’incapacità della borghesia di governare il mondo; evidenza che emerge con forza ancora maggiore in presenza di eventi avversi come la pandemia (che alcuni preferiscono definire come ‘sindemia’, sottolineando la sovrapposizione di aspetti naturali ad altri di tipo sistemico).

– Denunciamo gli effetti tossici di un’informazione interessata solo ai click e non alla salute pubblica.

– Condanniamo la gestione disastrosa della pandemia da parte di una classe politica per niente autorevole ed incapace di indirizzare una comunicazione chiara ed efficace.

– Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il disegno reazionario della componente maggioritaria degli anti-vaccinisti per principio ideologico ed il nostro disappunto e disaccordo con quelle componenti progressiste e comuniste che aderiscono e si accodano alle loro campagne, condividendo piazze e parole d’ordine con neocons e neofascisti dichiarati.

– Rivendichiamo a gran voce la necessità della vaccinazione di massa in tempi rapidi nei paesi oppressi dall’imperialismo, il riconoscimento di tutti i vaccini smarcandosi dai giochi geopolitici, la sospensione delle licenze brevettuali, la gratuità dei tamponi e di tutti gli esami utili per il contrasto alla Covid-19, nonché il massiccio finanziamento alla ricerca pubblica valutando le possibilità della produzione di vaccini pubblici seguendo l’esempio di Cuba.

– Riteniamo che il “Green Pass” sia una mezza misura che scarica le responsabilità sui cittadini, incentiva la vaccinazione ma crea la pericolosissima illusione di luoghi “Covid-free”. Ogni cosa sotto il cielo ha la sua ora ed è giunto il momento del superamento delle fin troppo spesso ipocrite “mezze misure”.

– Chiamiamo le lavoratrici e i lavoratori allo sciopero generale dell’11 Ottobre 2021, contro lo sblocco dei licenziamenti, per adeguate misure di contrasto alla Covid-19 nei luoghi di lavoro, nelle scuole e sui mezzi di trasporto pubblici.

– Facciamo appello alle compagne ed ai compagni, oggi presenti come noi in differenti ambiti o gruppi organizzati, a sostenere apertamente una battaglia di chiarezza oggi necessaria al fine di uscire dall’emergenza e dalle nebbie della polarizzazione controllata, ricostruire una autonomia politica ed ideologica e aprire nuove prospettive di trasformazione rivoluzionaria.

Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”
Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

8 settembre 2021

https://chiarezzasuivaccini.wordpress.com/
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Prime adesioni individuali: 

Anika Persiani
Massimo Zucchetti
Adriano Ascoli
Gianfranco Fornoni
Francesco Piccioni
Giorgio Cremaschi

Dario Parisi
Domenico Di Dato
Clara Statello
Ciro Brescia

Francesco Fumagalli
Vito Maiorano
Massimiliano Romanello
Tommaso Pola
Nicolò Santerini
Rosa Maura La Tella
Silvia Benedetti
Duilio Romanello
Marco Nieli
Marco Riformetti

Samuel Fabbri
Eugenio Leozappa
Susanna Angeleri
Daisy Rapanelli
Aldo Romaro
Franco Specchio
Omar Minniti
Giovanni Di Maio
Maria Vittoria Tirinato
Mariagrazia Giannuzzi

Giovanni Bruno
Fabio Rocca
Nicola Beltrano
Antonella Montaruli
Dario Caputo
Svetlana Mazur
Carmen Malaika
Antonio Currò
Mariagrazia Pippia
Vincenzo Leone

Giada Galletta
Roberto Lesignoli
Daria Furlan
Alessio Decoro
Luciano Pomona
Francesco Artosi
Giovanna Antico
Renzo Amenta
Sebastiano Caspanella
Ada Romito

Simone Bruni
Massimo Cerullo
Paolo Maria Emiliani
Dussan Crevatin
Mario De Luca
Marcello Piantadosi
Elena Masera Arigoni
Patrizia Donadello
Giovanni Li Vigni
Felicia Violi

Rossella Giordano
Edoardo Carusillo
Stefano Ruggieri
Daniele Romeo
Barbara Lattanzi
Maddalena Celano
Alfonso Gentile
Onofrio Castriotta
Angelo Iacobbi
Massimo Pin

Giuseppina Ficarra
Vincenzo Bellantoni
Ettore Scamarcia
Arianna Organo
Walter Menicocci
Kaiiri Harir
Francesco Ballerini
Stefano Nincheri
Cristina Sordi
Giovanni De Caprio

Antonio Simonetti
Enzo Pellegrin
Michele Cirinesi
Giuseppe D’Angelo
Eugenio Gurreri
Lavinia Parisi
Giorgio Luppi
Mirco Mazzotti
Davide Agostinelli
Riccardo Agostinelli

Domenico Cortese
Stefano Mussuto
Pietro Guiducci
Renzo Carlini
Asdrubal Cruz
Gennaro Esposito
Chiara Monaco
Giuseppe Lauri
Andrea Martocchia
Massimo Campus

Katia Albini
Flavio Crotti
Barbara Maffione
Antonio Campisi
Silvana Sale
Enzo Cadei
Pia Panseri
Thomas Moro
Giuseppina Cataldi
Ivan Bach

Simone Ratti
Massimo Betti
Alessio Niccolai
Peppe Graziano
Luca De Crescenzo
Stefano Macri
Ugo Maisto
Riccardo Izzum
Denis Valenti
Antonio Giongo

Fabio Matteo
Franco Ollando
Alberto Tarozzi
Domenico Martelli
Carmen Berta
Mario Ronchi
Barbara Mangiapane
Roberto Barbieri
Maria Rita Burgio
Diana De Carlo

Enrico Morza
Daniela Agostini
Leonardo Nicoli
Salvatore Giordano
Anna Carmela Buble
Tiziano Cardosi
Domenico Caruso
Fiorenza Arisio
Giuseppe Nastro
Lucia Biondi

Enrico Vair
Denis Serravalle
Paolo Utzeri
Teresa Prinsi
Marco Bagozzi
Moez Chamkhi
Francesca Torre
Cristiana Boscarelli
Sergio Orazi
Omar Núñez

Brunello Arborio
Pietro Maffione
Alessandro Tosolini
Antonio Bove
Umberto Oreste

Silvia Di Fonzo 
Mattia Cavatorti 
Donatella Iacobelli
Danilo Consalvo
Stefano Mori

Fabrizio Burattini
Alberto Caffi
Walter Iannuzzi
Ada Josefina Martínez

Gianni Fasciotto

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Fuerzas productivas, salud pública, lucha contra la epidemia

por Adriano Ascoli y Ciro Brescia

[en italiano]

Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “El Covid da los numeros” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social“, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias medidas seguidas, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y delimitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados.
Escribimos estas notas expresando nuestra plena solidaridad con la compañera Pia Panseri y el compañero Gianfranco Fornoni del Comité Popular Verdad y Justicia para las víctimas de Covid-19 en Bérgamo[1], afectados por la represión por su compromiso social y político de sacar a la luz la verdad sobre los responsables de la masacre diaria que estamos viviendo, debido a la mala gestión de la pandemia por parte de las instituciones estatales, centrales y regionales, y a las políticas antipopulares que aplicaron en nuestro país. Con estas líneas queremos dar nuestra contribución a la reflexión colectiva sobre un tema central en la actualidad: con demasiada frecuencia prevalece una lectura de la nueva fase pandémica confusa, entonces subordinada y funcional a las narrativas de las clases dominantes. Una polarización controlada, impulsada tanto en la corriente principal como en su lado oscuro, tiende a confundir e intoxicar la percepción y el pensamiento de una gran parte de la población. Consideramos que no es oportuno hacer concesiones a esta polarización en busca de un consenso fácil y rápido, cuando en cambio la situación requiere un razonamiento riguroso. 
¿Cómo es posible que algunos países atrasados en su desarrollo infraestructural, como Cuba y otros, a pesar de ser golpeados por las criminales sanciones internacionales de los países imperialistas, hayan logrado resultados apreciables en la lucha contra la pandemia del Covid-19, en contraste con lo que ocurre en nuestro país en un contexto de mayor desarrollo de las fuerzas productivas y a menudo con un sistema de salud mucho más evolucionado, en términos de infraestructura y recursos disponibles? Esto ha sido posible porque estos países se han dotado de las herramientas adecuadas para hacer frente a la emergencia gracias a una organización diferente de la sociedad, y han tenido que practicar haciendo de necesidad virtud, ya que son países que no cuentan con las fuerzas productivas y las infraestructuras desarrolladas, capilares y articuladas que tienen los países más ricos, los países imperialistas como Italia (a pesar de cuarenta años de recortes en la sanidad pública y las privatizaciones concomitantes, el sistema sanitario italiano sigue siendo de los más avanzados). En el caso de los países que tienen en su haber la culminación de un proceso revolucionario -en las distintas variantes del socialismo y el antiimperialismo- hemos visto la movilización de organizaciones de masas estructuradas en las distintas esferas de la vida social y laboral, política y cultural; éstas no han improvisado, sino que en cierta medida han actuado sobre la base de décadas de experiencia y trabajo teórico y práctico, combinándolas con los necesarios niveles de movilización y liderazgo que son cruciales para enfrentar la emergencia. Organizaciones que responden a un mando unitario, que se refieren a una dirección política que tiende a ser clara y coherente, a una línea política que ciertamente no es improvisada sino que tiene una continuidad desarrollada durante décadas de construcción tras el triunfo de la Revolución en su país.
Una línea que en el caso de China y muchos otros países que han seguido ese ejemplo, ha puesto en el centro la protección de la salud colectiva y el criterio científico, como pilar para un contraste inmediato a la epidemia, minimizando tanto el daño sanitario como el socioeconómico, con intervenciones tempranas y limitadas en el tiempo. En estos países -es necesario subrayar, una vez más, este concepto- sus dirigentes y sus pueblos han tenido que hacer de necesidad virtud, centrándose principalmente en la prevención, para evitar tener que actuar después con instrumentos con los que generalmente están mal equipados y para evitar caer en una crisis inmanejable. Los países imperialistas, que disponen de instrumentos más avanzados en teoría, han fracasado de hecho en el campo de la contención de los contagios metiéndose en un atolladero. No han aplicado una estrategia para contener el contagio, con los resultados que están a la vista. En la República Popular China, al igual que en otros países, no han esperado a que lleguen medicamentos o vacunas específicas (que aún no están listos ni son suficientes, dado que los países imperialistas los han acaparado, empezando por Estados Unidos, Reino Unido e Israel, seguidos por los demás países de la UE, y que la capacidad de producción a escala mundial sigue siendo limitada). En China se ocuparon de confinar -mediante la movilización capilar y la organización de masas- a la población dónde, cómo, cuánto y cuándo era necesario hacerlo; así lo hizo China, así lo hizo la Corea Popular, cerrando aún más herméticamente sus fronteras, así lo hizo Vietnam, así lo hizo Cuba, manteniendo viva la experiencia acumulada en el campo de la epidemiología por la URSS en el siglo pasado, invirtiendo en investigación científica hasta el diseño e implementación de vacunas y medicamentos específicos. En los principales países imperialistas dirigidos por gobiernos neoliberales, se ha dejado correr el virus con mayor o menor libertad y con medidas cada vez más tardías, hasta el punto de perder el control de los contagios y registrar decenas de miles, cientos de miles de muertos (como en Estados Unidos o Brasil, pero también en nuestras partes). Hemos visto el ballet de las zonas de color, con datos ocultos o domesticados por los administradores para evitar las medidas necesarias. Los que han aplicado una verdadera contención, en lugar de una mitigación crónica, han parado TODO cuando ha sido necesario, pero durante un corto periodo y luego han reabierto casi todo, minimizando los daños humanos y económico-sociales. Es bueno recordar cómo los países que han aplicado esta estrategia ganadora han parado cuando ha sido necesario y durante periodos muy limitados incluso las fábricas y los desplazamientos y cualquier actividad no estrictamente imprescindible. En Italia, por el contrario, las fábricas en el corazón del valle del Po no cerraron ni siquiera en marzo-abril de 2020 y la epidemia se extendió a medio mundo en pocos días, mientras entre los principales líderes políticos estaban de moda los aperitivos en los canales y las negaciones supersticiosas de la tormenta que se avecinaba.
Para completar, hay que mencionar que incluso algunos países ciertamente no socialistas, como Israel (por no hablar de la criminal negación de las vacunas a Palestina, como los países occidentales con sanciones) o Australia, han obtenido resultados positivos en casa sólo conteniendo la circulación de la población durante períodos limitados, con el fin de garantizar la posibilidad de “volver a la normalidad” o para abordar con seguridad la fase de vacunación masiva. Esto demuestra que no tenemos que esperar a convertirnos en un país socialista para aplicar las medidas preventivas necesarias basadas en criterios científicos confirmados por la experiencia; puede hacerse inmediatamente si existe la voluntad política necesaria para ello. Por el contrario, en la medida en que los movimientos populares logren imponer la aplicación de las medidas preventivas necesarias, éstas serán peldaños útiles para avanzar con más fuerza y determinación hacia la instauración del socialismo.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisiones tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (“colismo”). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos ‘expertos’ hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisioras tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (colismo). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos “expertos” hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Ante la ausencia de cobertura vacunal no queda más remedio que operar una contención basada en el control del contagio, con paradas rápidas y concentradas en el tiempo, para evitar esa cronicidad de medias tintas que tanto daño ha causado a la vida social sin resolver los aspectos sanitarios. Todo esto no es fruto de la casualidad, sino de los cálculos de quienes han considerado como aspecto central no la salud colectiva y la protección de las condiciones materiales, sociales y económicas de las personas, sino el PIB, la facturación y los beneficios de las grandes empresas capitalistas que, si nos fijamos bien, en muchos casos no han perdido un solo día de negocio, sino que ni siquiera han pagado el funeral de quienes han perdido la vida como consecuencia de este cínico cálculo.
La judicatura del Estado italiano, tan diligente en la investigación de quienes han denunciado las consecuencias de esta masacre social y material (y aquí de nuevo reiteramos toda nuestra solidaridad con las compañeras y compañeros investigados)[2], con más de cien mil muertos más en 2020 y una esperanza de vida disminuida en al menos un año, poco se ha preocupado por la falta de seguridad y controles en los centros de trabajo, en las fábricas y en la red logística; verdaderos motores de contagio junto con un desplazamiento que ha visto poca acción en la red de transporte público. Los grandes centros de trabajo deben ser controlados con pruebas aleatorias e hisopos de todo el personal y, si es necesario, cerrados durante unos días. Es necesario proporcionar apoyos economicos y garantizar los salarios de los empleados en los lugares de trabajo en los que se produzcan brotes, ya que de lo contrario se convertirán, como ha ocurrido, junto con los desplazamientos, en una fuente de contagio. Las pruebas de todos los empleados y la reapertura segura deben ser el centro de las reivindicaciones sindicales.
En este punto hay que ser claros y explícitos: ante una epidemia, el disciplinamiento de los movimientos de la población en función de los propios intereses de las grandes masas de la población, es inevitable y frente a esta necesidad caen todas las ilusiones y la cháchara liberal fuera de tiempo sobre la presunta “libertad de movimientos” como un valor absoluto que no existe en ningún país socialista (y para ser claros ni siquiera en los países de tradición liberal).
En estos temas los comunistas no pueden hacer nicho, como en las vacunas que deben ser reivindicadas como un derecho de todo ser humano y no ser objeto de mercantilización, aunque actualmente los precios estén regulados no por la “ley del libre mercado” sino por acuerdos entre estados (entre los que, sin embargo, está en marcha un juego geopolítico con evidentes vientos de guerra). La prioridad y el acceso a estos instrumentos debe ser objeto del más estricto control público y popular, organizado y consciente, no porque de otra manera las vacunas en su aspecto de “mercancía” no sean fiables (casi todos los instrumentos que utilizamos en nuestra vida, incluidos los medicamentos, el ordenador, están fabricados en régimen capitalista, lo que no implica que no funcionen) sino porque, como vemos, el mecanismo de competencia y confrontación geopolítica lleva a ralentizar lo que sería muy urgente y necesario. Los comunistas están en contra de la globalización capitalista y del “neoliberalismo”, no están en contra de la necesaria globalización de las fuerzas productivas, porque esto forma parte del desarrollo del carácter colectivo de estas fuerzas y de su naturaleza social. Los comunistas no son ludistas que despotrican contra las máquinas, contra la ciencia y la tecnología, contra la racionalidad, sino que luchan por sustraer esas máquinas, esa tecnología y esa ciencia al control de las actuales clases dominantes hasta ponerlas bajo la dirección de un gobierno que defienda auténtica y coherentemente los intereses populares. Estos aspectos, precisamente para no quedar suspendidos en la nube de los máximos sistemas, deben ser objeto de un programa compartido para un gobierno popular de emergencia, que recoja las voces y fuerzas presentes no sólo de los estrechos círculos militantes, sino de los trabajadores organizados en sus centros de trabajo y de la amplia red de organizaciones populares y territoriales. No debemos alimentar lecturas irracionalistas y retrógradas, como la psicosis contra vacunas que racional y científicamente no tienen razón de ser, u otras tendencias reaccionarias que se han desarrollado con fuerza en muchos países, incluido el nuestro.
Si entre las amplias masas de la población hay sectores que de forma totalmente legítima alimentan dudas sobre las vacunas, o se muestran subalternos a algunas tendencias de tipo objetivamente reaccionario, hay que arrastrarlos con el ejemplo de no “hacer la guerra a las vacunas” sino dirigir este rechazo a las clases dominantes de hoy (pero ya no dirigentes), es decir, a los responsables de la especulación o de los juegos geopolíticos para los que la salud de la gente no vale nada (¡no contra los centros de vacunación o las ambulancias o los trabajadores del sistema público de salud! ), es decir, hacia quienes han hecho la calculada elección de no actuar con prontitud en las medidas de contención para no tocar ciertos intereses claramente considerados -en esta sociedad capitalista- más importantes que el bien supremo de la protección de la salud y la vida colectivas de cientos de miles de personas. Esta es la mejor manera de tener la certeza de que los tratamientos y las vacunas se utilizarán, en el mejor de los casos, en nuestro propio interés y no en el de quienes especulan con los medicamentos y las vacunas o con cualquier otro descubrimiento científico e invención tecnológica, al igual que ocurre con cualquier otra mercancía en régimen capitalista.
La situación actual en Italia y en Europa se cubre ahora con una campaña de descrédito de la misma estrategia vacunal, confundiendo la práctica normal de seguridad y farmacovigilancia con una propaganda terrorista sobre el uso de las vacunas, con las autoridades europeas que son incapaces de garantizar una vacunación segura lejos de los continuos picos epidémicos. Los juegos geopolíticos sobre aspectos que conciernen a la protección de la salud colectiva -también aquí es bueno subrayarlo- frenan la posibilidad de una mayor disponibilidad de dosis de vacunas (por ejemplo, retrasando la evaluación de las vacunas de producción rusa o china), limitan la máxima disponibilidad en la recepción de las cantidades necesarias de dosis de los diferentes productores, levantan barreras y desprestigian las campañas dictadas por la competencia entre los diferentes productores, patentes y estados, y frustran lo que debería estar en el centro del interés público.
Sabemos que los comunistas no han logrado hasta ahora establecer el socialismo en ninguno de los países plenamente imperialistas, es decir, en ninguno de los países donde las fuerzas productivas han alcanzado un desarrollo más avanzado que en los países (semi)feudales y/o (semi)coloniales. Asistimos a una innegable marginalidad política y a un notable retraso en la comprensión de la nueva fase pandémica. El Movimiento Comunista Consciente y Organizado del último siglo ha logrado históricamente establecer el socialismo sólo en algunos de estos países (semi)feudales y/o (semi)coloniales a través de Revoluciones Antiimperialistas, Guerras de Liberación Nacional y Revoluciones de Nueva Democracia, transformando la guerra imperialista en una guerra civil contra la Burguesía Imperialista, durante la primera oleada de la Revolución Proletaria Mundial (aproximadamente desde 1917 hasta 1976), desde la Rusia zarista hasta la China feudal, desde Cuba hasta Vietnam, desde la República Popular de Corea hasta Laos, desde los países de Europa del Este hasta algunos países africanos, así como las experiencias revolucionarias en América Latina, donde durante largos períodos las fuerzas antiimperialistas y comunistas han afirmado el control territorial, aunque no han podido conquistar el poder. Sabemos que las limitaciones ideológicas y los errores de los comunistas de los países imperialistas no les han permitido tener el éxito necesario para evitar el reflujo del Movimiento Comunista Internacional. Es decir, la Revolución Proletaria sólo triunfó en aquellos países en los que las fuerzas productivas y las infraestructuras no estaban aún plenamente desarrolladas, como ocurre en los países imperialistas. El propio Lenin señaló que en los países oprimidos habría sido más fácil hacer triunfar la Revolución Proletaria, pero habría sido más difícil construir el Socialismo; por el contrario, en los países imperialistas habría sido más difícil hacer triunfar la Revolución (lo que es aún más cierto a la luz del desarrollo posterior de los regímenes de contrarrevolución preventiva en los Estados burgueses) y más fácil construir el Socialismo, dado el desarrollo más avanzado del carácter colectivo de las fuerzas productivas. Incluso en los países imperialistas, las tendencias revisionistas, no científicas y no revolucionarias se abrieron paso en varias ocasiones, hasta desembocar en las principales tendencias del revisionismo moderno, pero hace apenas cien años, precisamente en el contexto de una crisis de posguerra y pospandémica no resuelta, tomaron forma las movilizaciones reaccionarias de masas, que las clases dominantes supieron dirigir hacia el movimiento fascista. No han faltado en los últimos meses episodios y movilizaciones con características ambiguas, cuando no abiertamente reaccionarias, reivindicando la inexistencia de una emergencia que ha acortado en un año la esperanza de vida en Italia, con el resultado de más de cien mil muertos más al año. Están en un error quienes han identificado como enemigo las formas necesarias de protección y prevención sanitaria, o la búsqueda de vacunas, y no el hecho de que estas medidas, si han sido poco efectivas y de duración interminable, es precisamente porque se ha optado cada vez por negar la emergencia y la intervención oportuna, en favor de la actividad económica y productiva inmediata. Al cabo de un año vemos los resultados de este enfoque repetido, hecho de retrasos y medias tintas. Resultados trágicos tanto a nivel sanitario como socioeconómico.
Como afirma el camarada Fabrizio Chiodo -que obviamente conoce el tema, al ser colaborador del centro Finlay de la Habana para la producción de vacunas cubanas-, el propio concepto de vacunación contradice los intereses del capitalismo porque se basa en la prevención y no en la curación. Ahora se sabe, de hecho, que es mejor prevenir que curar, pero curar en lugar de prevenir suele ser más rentable para la especulación y el parasitismo de los capitalistas, sus farmacéuticas, los sistemas privados de salud. La prevención (y por lo tanto también los instrumentos de vacunación que son parte indispensable de ella) es el arma más eficaz que la organización socialista de la sociedad puede aprovechar. El fracaso de la ideología del “libre mercado” y la crisis del modo de producción capitalista ante la emergencia es hoy innegable. Todo ello pone a la orden del día la necesidad de la instauración del socialismo como respuesta a ésta y a las grandes urgencias que afligen a la humanidad, como modelo de desarrollo calibrado a las necesidades humanas. La prevención y la salud colectiva valorada al máximo estarán en el centro de las batallas de los próximos años. Un reto para los países socialistas y antiimperialistas, pero también en los países donde el socialismo aún no se ha establecido. El socialismo es la prevención antes que la cura.

[1] Un Comité Popular no domesticado y que pone de manifiesto públicamente las responsabilidades de Confindustria y de las autoridades institucionales subordinadas a ella por la masacre provocada por la mala gestión de la pandemia en Bérgamo, acaba inevitablemente “atenuado” y criminalizado por quienes tienen todo el interés en desacreditarlo (véase la página homónima del Comité Popular fb).
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Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “Il Covid dà i numeri! ” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social”, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias tintas seguida, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y limitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados. 
En The Lancet, una comparación entre los resultados de la estrategia de medidas de mitigación a medias (intervenciones graduales de mitigación orientadas a no sobrecargar el sistema sanitario y sin impacto en el sistema productivo) y los conseguidos mediante la estrategia de erradicación de #zerocovid a través de la contención estricta de la infección, las pruebas masivas, el seguimiento, la reapertura.
La comparación muestra, entre otras cosas:
– Desde el punto de vista sanitario, las muertes por COVID-19 por cada millón de habitantes en los países de la OCDE que optaron por la estrategia de contención y erradicación (Australia, Islandia, Japón, Nueva Zelanda y Corea del Sur) fueron unas *25 veces menores* que en los países de la OCDE que prefirieron la mitigación a medias y “vivir con el virus”, incluida la Italia posterior al bloqueo del año pasado.
– Quienes piensen que la táctica de las medias tintas ha servido para “proteger la economía” en general, pueden ver cómo en los cinco países que optaron por la estrategia de contención y erradicación territorial, el crecimiento del PIB volvió a los niveles previos a la pandemia ya a principios de 2021, viceversa por nosotros el crecimiento sigue siendo negativo y así en el resto de países de la OCDE que han seguido el tortuoso camino de las medias tintas. En particular, esto se hizo para no detener la producción y las actividades principales, incluso sólo dos semanas al comienzo de cada ola, antes de un fuerte crecimiento numérico exponencial. Al coste en vidas humanas se suma el coste económico y social, con un impacto desastroso en la economía y las actividades culturales generalizadas. En la práctica, en el altar del beneficio de las exportaciones, se sacrificaron las vidas de decenas de miles de personas, así como las condiciones materiales de existencia de millones de trabajadores, con las pequeñas empresas al borde del abismo y los despidos a las puertas.
– Los que ladraron que “nos están encerrando” en el momento del primer y único encierro, alentando las medias tintas prolongadas, verán que en lo que respecta a las restricciones, las libertades se han visto más afectadas en los países de la OCDE que han optado por la mitigación y las medias tintas. De hecho, las enérgicas medidas adoptadas por los países para la rápida contención, el control de los contagios hasta la erradicación de cualquier brote, la rápida resolución del problema ha devuelto rápidamente la vida social y la economía generalizada a la normalidad, como ya ha demostrado el éxito histórico en la República Popular China bajo el liderazgo del PCC y las autoridades científicas y sanitarias locales.
Hay quien piensa que el debate entre la mitigación de las medidas a medias y la estrategia de contención es una cuestión académica, carente de interés político u objeto de una polarización inútil, porque pronto la vacuna resolverá todos los problemas, o porque la llegada del verano hará que se vuelva a decir que el virus ha desaparecido clínicamente (pero este año no salimos del encierro de Conte, sino de la línea Bolsonaro de Draghi). De hecho, décadas de experiencia dicen que las vacunas por sí solas no son decisivas y no en poco tiempo, las vacunas pueden mitigar pero no resolver mágicamente.
La erradicación de la viruela supuso una lucha de décadas y la vacunación fue acompañada de campañas de comunicación y compromiso público, pruebas de población, seguimiento, lo mismo que con la polio. Lo que se hace con las epidemias, debe hacerse también con el covid si queremos librarnos de él, si no queremos seguir condicionados y subyugados durante largos años a esta situación, expuestos a todos los riesgos que conlleva.
Los que después de un año, en el ámbito político, insisten en la demora, no se posicionan, no tienen una línea sobre qué hacer para salir de la emergencia, siguen estando de acuerdo con las diversas tesis minimizadoras útiles para el capital, cuando no son dignos del reino de Q o ByoBlu u otros propagandistas de la irracionalidad, muestran incapacidad para analizar la realidad concreta y/o mala fe. En ambos casos tremenda subalternidad a una clase política e industrial entre las peores del mundo, de la que depende una tragedia sin precedentes recientes, tanto humana como sanitaria y económica social.
Enlace The Lancet 28 abril 2021: thelancet.com
Gracias a Alessandro Ferretti por las consideraciones y el informe del artículo.

Forze produttive, sanità pubblica, contrasto all’epidemia

di Adriano Ascoli e Ciro Brescia

* A distanza di due settimane dalla pubblicazione, e dopo oltre un anno dai precedenti articoli “Il Covid dà i numeri!” e “Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale“, oltre alla conferma del risultato cinese, del Vietnam e di altri Paesi, è interessante lo studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet dove si evidenziano in forma comparativa gli effetti e le conseguenze, in termini di impatto sulla vita sociale, sulle conseguenze sanitarie, sulle conseguenze sul piano economico delle due vie: la via delle mezze misure seguita ad esempio dai paesi europei e la via di un contenimento stretto quanto delimitato nel tempo. Lo studio, sulla base di dati e raffronti tra i due differenti approcci, va nella direzione di confermare nella sostanza quanto qui affermato dal marzo 2020 nei suddetti precedenti articoli. *

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Scriviamo queste note esprimendo la nostra piena solidarietà alla compagna Pia Panseri e al compagno Gianfranco Fornoni del Comitato Popolare Verità e Giustizia per le vittime della Covid-19 di Bergamo[1], colpiti dalla repressione per il loro impegno sociale e politico al fine di far emergere la verità sui responsabili della strage quotidiana che stiamo vivendo, a causa della mala gestione della pandemia da parte dello Stato, delle istituzioni centrali e regionali, delle politiche antipopolari da essi attuate nel nostro paese. Con queste righe vogliamo dare il nostro contributo alla riflessione collettiva su un tema oggi centrale: troppo spesso prevale una lettura della nuova fase pandemica confusa, quindi subalterna e funzionale alle narrazioni delle classi dominanti. Una polarizzazione controllata, spinta tanto nel mainstream quanto nel suo lato oscuro, tende a confondere e intossicare la percezione ed i pensieri di gran parte della popolazione. Riteniamo esiziale fare concessioni a questa polarizzazione nella ricerca di facile e spicciolo consenso, quando invece la situazione richiede un ragionamento rigoroso.

 

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Come è possibile che alcuni paesi arretrati nel loro sviluppo infrastrutturale, come Cuba ed altri – nonostante siano colpiti dalle criminali sanzioni internazionali da parte dei paesi imperialisti – abbiano ottenuto apprezzabili risultati rispetto alla lotta contro la pandemia da Covid-19, al contrario di ciò che sta accadendo nel nostro paese in un contesto di maggiore sviluppo delle forze produttive e spesso con un sistema sanitario – dal punto di vista delle infrastrutture e delle risorse disponibili – assai più evoluto? Ciò è stato possibile perché questi paesi si sono dati gli strumenti adeguati per fare fronte all’emergenza grazie ad una differente organizzazione della società, e lo hanno dovuto praticare facendo di necessità virtù poiché sono paesi che non godono di forze produttive ed infrastrutture sviluppate, capillari ed articolate di cui invece sono dotati i paesi più ricchi, i paesi imperialisti come lo è l’Italia (nonostante i quarant’anni di tagli alla sanità pubblica e le concomitanti privatizzazioni, il sistema sanitario italiano continua ad essere tra i più avanzati). Nel caso dei paesi che hanno al loro attivo il compimento di un processo rivoluzionario – nelle differenti varianti di socialismo ed anti-imperialismo – abbiamo visto la mobilitazione di organizzazioni di massa strutturate nei diversi ambiti della vita sociale e lavorativa, politica e culturale; queste non hanno solo improvvisato ma in qualche misura hanno agito sulla base di decenni di esperienza e di lavoro teorico e pratico, combinandoli con i necessari livelli di mobilitazione e direzione determinanti per far fronte all’emergenza. Organizzazioni che rispondono ad un comando unitario, che fanno capo a una direzione politica tendenzialmente chiara e coerente, ad una linea politica non certo improvvisata ma che ha una continuità sviluppatasi in decenni di costruzione dopo il trionfo della Rivoluzione nel loro paese.

 

Una linea che nel caso cinese e di molti altri paesi che hanno seguito quell’esempio, ha posto al centro la tutela della salute collettiva e i criteri scientifici, quale pilastro per un contrasto immediato all’epidemia, minimizzando sia il danno sanitario sia quello socio-economico, con interventi precoci e limitati nel tempo. In questi paesi – è necessario sottolineare, ancora una volta, questo concetto – i loro dirigenti ed i loro popoli hanno dovuto fare di necessità virtù puntando principalmente sulla prevenzione, per evitare di dover agire poi con strumenti di cui in generale sono scarsamente dotati e per evitare di cadere in una crisi ingestibile. I paesi imperialisti dotati di strumenti in teoria più avanzati, in realtà hanno fallito sul terreno del contenimento dei contagi cacciandosi in un pantano. Non hanno attuato una strategia di contenimento del contagio, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nella Repubblica Popolare Cinese, così come in altri paesi, non hanno aspettato che arrivassero medicine specifiche o vaccini (che ancora non sono pronti e sufficienti, visto che i paesi imperialisti se li sono accaparrati, a cominciare dagli USA, dalla GB e da Israele, e a ruota gli altri paesi della UE e che le capacità produttive su scala planetaria continuano ad essere limitate). In Cina si sono dati da fare confinando – attraverso una capillare mobilitazione ed organizzazione di massa – la popolazione dove, come, quanto e quando è stato necessario farlo; così ne è uscita la Cina, così ha fatto la Corea popolare, chiudendo ancora più ermeticamente i suoi confini, così ha fatto il Vietnam, così ha fatto Cuba, mantenendo viva l’esperienza accumulata in ambito epidemiologico dall’URSS nel secolo passato, investendo nella ricerca scientifica fino alla progettazione e realizzazione di vaccini e medicamenti specifici. Nei principali paesi imperialisti e diretti da governi neoliberisti, si è lasciato correre il virus più o meno liberamente e con misure ogni volta tardive, fino ad arrivare a perdere il controllo dei contagi e a registrare decine di migliaia, centinaia di migliaia di morti (come in USA o in Brasile, ma anche dalle nostre parti). Abbiamo visto i balletti delle zone colorate, con i dati occultati o addomesticati dagli amministratori al fine di evitare misure necessarie. Chi ha attuato un vero contenimento, invece che una relativa mitigazione cronica, ha fermato TUTTO quando necessario, ma per un periodo breve e poi ha riaperto quasi tutto, minimizzando tanto i danni umani quanto quelli economico-sociali. Bene ricordare come i paesi che hanno attuato questa strategia vincente hanno fermato quando necessario e per periodi molto limitati anche fabbriche e pendolarismo ed ogni attività non strettamente essenziale. In Italia al contrario le fabbriche nel cuore dei focolai padani non chiusero neppure nel marzo-aprile 2020 e l’epidemia dilagò così in mezzo mondo nel giro di pochi giorni, mentre tra i principali leaders politici andavano di moda aperitivi sui navigli e scaramantiche negazioni della tempesta che stava arrivando.

 

Per completezza va menzionato che persino alcuni paesi non certo socialisti, come Israele (da non tacere la negazione criminale dei vaccini alla Palestina, come i paesi occidentali con le sanzioni) o l’Australia, hanno ottenuto risultati positivi al proprio interno proprio contenendo la circolazione della popolazione per periodi limitati, al fine di garantirsi la possibilità di “ritornare alla normalità” o per affrontare in sicurezza la fase della vaccinazione massiva. Questo dimostra che non bisogna aspettare di diventare un paese socialista per attuare le necessarie misure di prevenzione basate su criteri scientifici confermati dall’esperienza; lo si può fare già da subito se c’è la necessaria volontà politica per farlo. Anzi, nella misura in cui i movimenti popolari riescono ad imporre l’applicazione delle necessarie misure di prevenzione, questi saranno utili trampolini di lancio per avanzare con più forza e determinazione verso l’instaurazione del Socialismo.  

Incrociando i dati sulla mortalità generale dei principali paesi si può con facilità evidenziare come i decessi conseguenti all’epidemia covid-19 sono stati ampiamente sottostimati, e lo sono ancora. I paesi come il nostro che non hanno optato per un rigido controllo dei contagi e con un distanziamento anticipato nel momento opportuno (all’inizio di ogni ondata epidemica, prima di ogni repentino balzo esponenziale dei contagi) hanno dovuto agire con successive misure ad ampio spettro e prolungate nel tempo, o con mezze misure che per non scontentare nessun settore politico o della popolazione hanno finito poi per scontentare praticamente tutti. Gli unici che non a caso ne hanno tratto invece grande giovamento sono stati i grandi speculatori finanziari e capitalisti loro affini, in particolare il settore dell’industria da Export, i quali in molti casi non hanno fermato la produzione neppure una settimana, ciò a scapito di ogni altro ambito sociale ed economico penalizzato da misure prolungate. Trasmissioni e talk-show hanno sezionato perfino le buone abitudini intime, ma fabbrica, call-center e pendolarismo non li hanno nominati neppure i vari decreti, eccetto nel primo ed unico lockdown della primavera 2020, dopodiché entrò in scena il dicktat del potere economico sintetizzato nello slogan “convivenza con il virus”. Per occultare la propria impreparazione non potevano fare altrimenti. Le misure prese in prossimità del picco epidemico attenuano solo gli esiti più catastrofici sul sistema sanitario, ma non evitano decine di migliaia di vittime ogni volta, quando invece sarebbe opportuno e necessario “fare come la Cina” per mettere sotto controllo la diffusione dei contagi: lockdown (con connessi test e tracciamento massivi) per un periodo limitato ma anticipato e coordinamento di tutti i settori e delle organizzazioni di massa – nel caso italiano si tratta di tutto il tessuto del terzo settore, associativo e del volontariato che esiste e stimolando la creazioni di reti di solidarietà popolare apposite, realtà queste che pure hanno cominciato a nascere per fare fronte all’emergenza. È mancata la volontà politica istituzionale, da una parte, tirata da ogni lato nella subalternità agli interessi dei grandi gruppi economici, e la capacità, autonomia e forza dei comunisti, dall’altra, di individuare e proporre a tempo le misure da mettere in campo, le decisioni tempestive da attuare, lasciandosi spesso influenzare da scelte opportunistiche e di comodo o dalla subalternità diffusa ed alimentata ad arte dai padroni tra le larghe masse (codismo). Le forze politiche o sindacali organizzate – con poche eccezioni – non hanno chiesto e rivendicato di prendere misure energiche di contenimento all’inizio e non a metà di ogni ondata di contagi. In questa fase – quella delle decisioni – hanno spesso prevalso mobilitazioni funzionali chiedendo aperture, quando era invece il momento di chiudere tutto anche per pochi giorni per ottenere risultati significativi e duraturi. Si è rimasti subalterni a chi non voleva misure di contenimento, col risultato che i danni sanitari in termini di morti e casi gravi, i contagi di lavoratori e delle loro famiglie, e i danni per l’economia diffusa e la vita sociale, sono stati ogni volta maggiori. Se da un lato la denuncia delle evidenti responsabilità di alcuni amministratori (vedi il caso dell’amministrazione Fontana della Lombardia palesemente subalterna alle linee dettate da Confindustria) nella diffusione del contagio fu oggetto di una positiva campagna alla fine della scorsa primavera, dall’altro non ne è seguita una politica ed una aggregazione conseguente nel periodo successivo, quando alcuni prezzolati parlavano di “virus scomparso”, o quando goffamente chi aveva responsabilità nel prendere decisioni negava l’inizio della seconda e della terza ondata, evitando così i necessari interventi tempestivi di contenimento.

In mancanza di una copertura vaccinale non c’è alternativa all’operare un contenimento basato sul controllo del contagio, con fermi rapidi e concentrati nel tempo, per evitare quella cronicità di mezze misure che tanto danno ha arrecato alla vita sociale senza risolvere gli aspetti sanitari. Tutto ciò non è conseguenza del caso, ma del calcolo di chi ha considerato quale aspetto centrale non la salute collettiva e la tutela delle condizioni materiali sociali ed economiche del popolo, ma piuttosto il PIL, il fatturato ed i profitti delle grandi imprese capitaliste che, a ben guardare, in molti casi non hanno perso neppure un giorno di attività, ma a chi ha perso la vita per questo cinico calcolo non hanno pagato neppure il funerale.

La magistratura dello Stato italiano, così solerte nell’indagare chi ha denunciato le conseguenze di questo massacro sociale e materiale (e qui di nuovo va reiterata tutta la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni inquisiti)[2], con oltre centomila decessi in più nel 2020 ed una aspettativa di vita calata di almeno un anno, poco si è occupata della mancanza di sicurezza e controlli nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nella rete della logistica; veri volani del contagio assieme ad un pendolarismo che ha visto scarsi interventi sulla rete del trasporto pubblico. I grandi luoghi di lavoro devono essere monitorati con test e tamponi a campione di tutto il personale e se necessario provvedere a chiusure per alcuni giorni. Necessario provvedere ai ristori e garantire il salario per i dipendenti nei luoghi di lavoro dove si verificano eventuali focolai che altrimenti si trasformano, come avvenuto, assieme al pendolarismo, in volano del contagio. Test su tutti i dipendenti e riapertura in sicurezza dovrebbero essere al centro delle rivendicazioni sindacali.

Su questo punto bisogna essere chiari ed espliciti: di fronte ad una epidemia il disciplinamento dei movimenti della popolazione in funzione degli interessi stessi delle larghe masse della popolazione, è imprescindibile e contro questa necessità cadono tutte le illusioni e le chiacchiere liberali fuori tempo massimo sulla presunta “libertà di movimento” come valore assoluto che non esiste in nessun paese socialista (e a ben vedere neppure nei paesi di tradizione liberale).

Su questi aspetti i comunisti non possono nicchiare, come sui vaccini che devono essere rivendicati come un diritto di ogni essere umano e non essere soggetti a mercificazione, benché attualmente i prezzi siano regolati non dalla “legge del libero mercato” ma da accordi tra stati (tra i quali è però in corso una partita geopolitica con evidenti venti di guerra). La priorità e l’accesso a questi strumenti bisogna che sia soggetta al più stretto controllo pubblico e popolare organizzato e cosciente, non perché altrimenti non siano attendibili i vaccini nel loro aspetto “merceologico” (quasi  tutti  gli strumenti che usiamo nella nostra vita, inclusi i medicinali, il computer di chi scrive e quello di chi legge, sono realizzati in regime capitalistico, il che non implica che non funzionino) ma perché, come vediamo, il meccanismo della competizione e del confronto geopolitico porta a rallentare ciò di cui ci sarebbe forte urgenza e necessità. I comunisti sono contro la globalizzazione capitalistica ed il “neoliberismo”, non sono contro la necessaria globalizzazione delle forze produttive, poiché questa è parte dello sviluppo del carattere collettivo di tali forze e della loro natura sociale. I comunisti non sono luddisti che si scagliano contro le macchine, contro la scienza e la tecnologia, contro la razionalità, ma lottano per sottrarre queste macchine, questa tecnologia e questa scienza al controllo delle attuali classi dominanti fino a metterle sotto la direzione di un governo che ne difenda autenticamente e coerentemente gli interessi popolari. Questi aspetti, proprio per non rimanere sospesi sulla nube dei massimi sistemi, è necessario che siano oggetto di un programma condiviso per un governo di emergenza popolare, raccogliendo le voci e le forze presenti non solo delle ristrette cerchie militanti, ma dei lavoratori organizzati sui proprio posti lavoro e della diffusa rete delle organizzazioni popolari e territoriali. Non bisogna alimentare letture irrazionalistiche e retrograde, come le psicosi contro i vaccini che razionalmente e scientificamente non hanno alcuna ragion d’essere, o altre tendenze reazionarie che pure si sono fortemente sviluppate in molti paesi, incluso il nostro.

Se tra le larghe masse della popolazione ci sono settori che in maniera del tutto legittima nutrono dubbi sui vaccini, o si mostrano subalterni ad alcune tendenze di tipo oggettivamente reazionario, bisogna trascinare loro con l’esempio non “a fare la guerra ai vaccini” ma indirizzare questo rifiuto verso le classi oggi dominanti (ma non più dirigenti), ossia verso chi è responsabile di speculazioni o giochi geopolitici per i quali la salute del popolo non vale nulla (non contro i centri vaccinali o le ambulanze o i lavoratori del sistema di salute pubblico!), ossia verso chi ogni volta ha compiuto la scelta calcolata di non agire tempestivamente nelle misure di contenimento per non toccare determinati interessi in tutta evidenza considerati – in questa società capitalistica – più importanti del bene supremo della tutela della salute collettiva e della vita di centinaia di migliaia di persone. Questo è il modo migliore per avere la certezza che cure e vaccini saranno utilizzati al meglio, nel pieno interesse nostro e non di chi specula su medicine e vaccini o su qualsiasi altra scoperta scientifica ed invenzione tecnologica, esattamente come avviene con ogni altra merce in regime capitalistico.

La situazione attuale in Italia ed in Europa è oggi coperta con una campagna di discredito della stessa strategia vaccinale, confondendo la normale prassi di sicurezza e farmacovigilanza con una propaganda terroristica circa l’uso dei vaccini, con le autorità europee che non sono in grado di garantire una vaccinazione in sicurezza lontano da continui picchi epidemici. Giochi di tipo geopolitico su aspetti che riguardano la tutela della salute collettiva – anche qui è bene rimarcarlo – frenano la possibilità di una più ampia disponibilità di dosi vaccinali (ad esempio ritardando la valutazione dei vaccini di produzione russa o cinese), limitano la massima disponibilità nel ricevere i necessari quantitativi di dosi dai differenti produttori, alzano barriere e campagne di discredito dettate dalla concorrenza tra differenti produttori, brevetti e stati, e frustrano ciò che dovrebbe essere al centro dell’interesse pubblico.

Sappiamo che i comunisti non sono riusciti sino ad oggi ad instaurare il socialismo in nessuno dei paesi compiutamente imperialisti, ossia in nessuno di quei paesi dove le forze produttive hanno raggiunto uno sviluppo più avanzato rispetto ai paesi (semi)feudali e/o (semi)coloniali. Assistiamo ad una innegabile marginalità politica e un sensibile ritardo nella comprensione della nuova fase pandemica. Il Movimento Comunista Cosciente ed Organizzato del secolo scorso è riuscito storicamente ad instaurare il socialismo solo in alcuni di questi paesi (semi)feudali e/o (semi)coloniali attraverso Rivoluzioni Antimperialiste, Guerre di Liberazione Nazionale e Rivoluzioni di Nuova Democrazia, trasformando la guerra imperialista in guerra civile contro la Borghesia Imperialista, durante la prima ondata della Rivoluzione Proletaria Mondiale (grossomodo dal 1917 al 1976), dalla Russia che fu zarista alla Cina che fu feudale, da Cuba al Vietnam, dalla Corea popolare al Laos, dai paesi dell’est Europa fino ad alcuni paesi africani, oltre alle esperienze rivoluzionarie latinoamericane, dove per lunghi periodi le forze antimperialiste e comuniste hanno affermato un controllo territoriale, pur non riuscendo a conquistare il potere. Sappiamo che i limiti ideologici e gli errori dei comunisti nei paesi imperialisti non hanno consentito loro di avere il successo necessario per evitare che il Movimento Comunista Internazionale rifluisse. Ossia, la Rivoluzione Proletaria ha trionfato solo in quei paesi in cui le forze produttive e le infrastrutture non erano ancora pienamente sviluppate, come invece lo sono nei paesi imperialisti. Lenin stesso mise in evidenza che nei paesi oppressi sarebbe stato più semplice far trionfare la Rivoluzione Proletaria, ma era più difficile costruire il Socialismo; viceversa nei paesi imperialisti più difficile sarebbe stato far trionfare la Rivoluzione (cosa poi ancor più vera alla luce del successivo sviluppo dei regimi di controrivoluzione preventiva negli stati borghesi) e più facile costruire poi il Socialismo visto il più avanzato sviluppo del carattere collettivo delle forze produttive. Anche nei paesi imperialisti si fecero largo a più riprese tendenze revisioniste, non scientifiche, non rivoluzionarie, fino a sfociare nelle tendenze principali del revisionismo moderno, ma giusto cento anni fa, proprio in un contesto di crisi irrisolta post-bellica e post-pandemica presero corpo mobilitazioni di massa di tipo reazionario che le classi dominanti seppero indirizzare nel movimento fascista. Non sono mancati in questi mesi episodi e mobilitazioni dalle caratteristiche ambigue, quando non apertamente reazionarie, affermando l’inesistenza di una emergenza che ha accorciato di un anno l’aspettativa di vita in Italia, determinando oltre centomila morti in più nel numero di decessi annuale. Sono in errore coloro che hanno individuato come nemico le necessarie forme di tutela e di prevenzione sanitaria, o la ricerca dei vaccini, e non ad esempio il fatto che queste misure, se sono state scarsamente efficaci e di durata interminabile, è proprio perché la scelta è stata ogni volta quella di negare l’emergenza e l’intervento tempestivo, in favore dell’attività economica e produttiva immediata. Vediamo dopo un anno i risultati di questo approccio reiterato, fatto di ritardi e mezze misure. Risultati tragici sia sul piano sanitario sia su quello socio-economico.

 

Come afferma il compagno Fabrizio Chiodo – che dell’argomento in tutta evidenza se ne intende essendo collaboratore del centro Finlay de la Habana per la produzione dei vaccini cubani – la concezione stessa della vaccinazione contraddice gli interessi del capitalismo perché si basa sulla prevenzione più che sulla cura. È ormai noto, infatti, che prevenire è meglio che curare, ma curare invece che prevenire risulta in genere più redditizio per le speculazioni ed il parassitismo dei capitalisti, delle loro farmaceutiche, dei sistemi di salute privati. La prevenzione (e quindi anche gli strumenti della vaccinazione che ne sono parte imprescindibile) è la più efficace arma che l’organizzazione socialista della società può valorizzare al meglio. Il fallimento dell’ideologia del “libero mercato” e della crisi del modo di produzione capitalistico di fronte all’emergenza è oggi innegabile. Tutto ciò pone all’ordine del giorno la necessità dell’instaurazione del Socialismo come risposta a questa e alle grandi emergenze che affliggono l’umanità, in quanto modello di sviluppo calibrato sulle necessità umane. La prevenzione e la salute collettive valorizzate al meglio saranno al centro delle battaglie dei prossimi anni. Una sfida per i paesi socialisti ed antimperialisti ma anche nei paesi in cui il Socialismo non è stato ancora instaurato. Il Socialismo è prevenzione prima ancora che essere cura!

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[1]              Un Comitato Popolare non  addomesticato e che mette in evidenza pubblicamente le responsabilità di Confindustria e delle autorità istituzionali ad essa subalterne per la strage causata dalla male gestione della pandemia nella Bergamasca inevitabilmente finisce “attenzionato” e criminalizzato da chi ha tutto l’interesse a screditarlo (vedasi la omonima pagina fb del Comitato Popolare).

[2]              https://bgreport.org/procura-indaga-militanti-bergamaschi-lasciando-indisturbata-confindustria.html

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* A distanza di due settimane dalla pubblicazione, e dopo oltre un anno dai precedenti articoli “Il Covid dà i numeri!” e “Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale“, oltre alla conferma del risultato cinese, del Vietnam e di altri Paesi, è interessante lo studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet dove si evidenziano in forma comparativa gli effetti e le conseguenze, in termini di impatto sulla vita sociale, sulle conseguenze sanitarie, sulle conseguenze sul piano economico delle due vie: la via delle mezze misure seguita ad esempio dai paesi europei e la via di un contenimento stretto quanto delimitato nel tempo. Lo studio, sulla base di dati e raffronti tra i due differenti approcci, va nella direzione di confermare nella sostanza quanto qui affermato dal marzo 2020 nei suddetti precedenti articoli. *

 

Su The Lancet un confronto tra i risultati della strategia di mezze misure di mitigazione (interventi graduali di mitigazione mirati a non sovraccaricare il sistema sanitario e senza impatto su quello produttivo) e quelli conseguiti tramite la strategia #zerocovid di eradicazione tramite contenimento stretto del contagio, test massivi, tracciamento, riaperture.

Dal confronto emerge tra l’altro:

– Sul piano sanitario, i decessi da COVID-19 per 1 milione di abitanti nei paesi OCSE che hanno optato per la strategia di contenimento e eradicazione (Australia, Islanda, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud) sono stati circa *25 volte inferiori* rispetto ai paesi OCSE che hanno preferito la mitigazione delle mezze misure e la “convivenza con il virus”, tra cui l’Italia del dopo lockdown dello scorso anno.

– Chi pensa che la tattica di mezze misure sia servita a “tutelare l’economia” in generale, può vedere come nei cinque paesi che hanno optato per la strategia di contenimento ed eradicazione territoriale, la crescita del PIL è tornata ai livelli pre-pandemia già all’inizio del 2021, viceversa da noi la crescita è ancora negativa e così negli altri paesi OCSE che hanno seguito la via tortuosa delle mezze misure. In particolare ciò è avvenuto per non fermare produzione e grandi attività, anche solo due settimane all’inizio di ogni ondata, prima di una forte crescita numerica esponenziale. Si è sommato al costo in vite umane quello economico sociale, con un impatto disastroso sull’economia diffusa e sulle attività culturali. In pratica sull’altare del profitto da export si è sacrificata la vita di decine di migliaia di persone, oltre alle condizioni materiali di esistenza di milioni di lavoratori, con le piccole attività sul lastrico e con i licenziamenti alle porte.

– Chi ha abbaiato che “ci chiudono in casa” ai tempi del primo ed unico lockdown, incoraggiando le mezze misure prolungate, potrà constatare che per quanto riguarda le restrizioni, le libertà sono state più gravemente colpite nei paesi OCSE che hanno scelto la mitigazione e le mezze misure. Infatti le misure energiche di blocco rapide, adottate dai paesi che puntano al rapido contenimento, al controllo dei contagi fino alla eradicazione di ogni focolaio, la veloce soluzione del problema ha portato rapidamente alla normalità la vita sociale e l’economia diffusa, come del resto già dimostrato dal successo storico nella Repubblica Popolare Cinese sotto la direzione del PCC e delle locali autorità scientifiche e sanitarie.

Alcuni pensano che il dibattito tra la mitigazione delle mezze misure e la strategia di contenimento sia una questione accademica, priva di interesse politico o oggetto di una inutile polarizzazione, perché presto il vaccino risolverà ogni problema, o perché l’arrivo dell’estate farà dire ancora di virus clinicamente scomparso (ma non usciamo quest’anno dal lockdown di Conte, bensì dalla linea Bolsonaro di Draghi). In realtà, decenni di esperienza dicono che i vaccini da soli non sono risolutivi e non in tempi brevi, i vaccini possono mitigare ma non risolvere magicamente.

L’eradicazione del vaiolo ha significato una lotta decennale e la vaccinazione è stata accompagnata da campagne di comunicazione e impegno pubblico, test sulla popolazione, tracciamento, lo stesso con la polio. Ciò che si fa’ con le epidemie, deve essere fatto pure col covid se vogliamo levarcelo di torno, se non vogliamo restare condizionati e succubi per lunghi anni di questa situazione, esposti a tutti i rischi che comporta.

Chi dopo un anno, in ambito politico, insiste nel ritardo, non assume una posizione, non ha una linea sul da farsi per uscire dall’emergenza, resta accondiscende con le varie tesi minimizzatrici utili al capitale, quando non degne del regno di Q o di ByoBlu o altri propagandisti dell’irrazionalità, mostra incapacità di analisi della realtà concreta e/o malafede. Nei due casi tremenda subalternità ad una classe politica ed industriale tra le peggiori al mondo, dalle quali dipende una tragedia senza precedenti recenti, sia umana che sanitaria ed economica sociale.

Link The Lancet 28 Aprile 2021: thelancet.com

Grazie ad Alessandro Ferretti per le considerazioni e la segnalazione dell’articolo

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Potrebbe essere un meme raffigurante 1 persona e il seguente testo "IO ETERNAMENTE GRATO AI CUBANI CHE CI HANNO NEL MOMENTO DEL BISOGNO"

Lettera della sindaca di Crema al presidente del consiglio Mario Draghi

(VIDEO) Napoli 20mar2021: Violenza Ostetrica, dall’Italia a Cuba esperienze a confronto

Consulta Popolare Salute e Sanità della Città di Napoli: Violenza Ostetrica e possibili soluzioni.
Dall’Italia a Cuba passando per la Francia, esperienze a confronto.

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Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "SABATO 20 MARZO- ORE 10.30 PRESSO G@LLERYART interno della Galleria Principe Napoli Diritti delle Donne& Sanità PutGlica Violenza possibio soluzioni Ostetrica e Intervengono: TERESA DE PASCALE Ostetrica fondatrice di Terra Prena LUIGI DI PAOLA Presidente Associazione Incurabili CONSULTA POPOLARE SALUTE SANITA Comune di Napoli INDIRA PINEDA Sociologa Cubana AMBULATORIO POPOLARE Ex OPG di Napoli terraprena Consulta Popolare Salute Sanità"

Italia 28feb2021: Solidarietà militante artistica con Pablo Hasél!

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Napoli 26feb2021: Febbraio Ribelle!

Santiago de Cuba llama y ¡Cava de’ Tirreni responde!

por Emilio Lambiase

Cuba se ubica entre los 10 paises mas protectores del Medio Ambiente

Un estudio de la Universidad estadounidense de Yale, coloca a Cuba entre los 10 países del mundo que más protegen al Medio Ambiente, debido a sus esfuerzos en la reducción de las emisiones de carbón a la atmósfera, entre otros parámetros.


Nuestra existencia depende del mar, el futuro del mar depende de nosotros.

La UNESCO presentó el decenio de las Naciones Unidas dedicado a las ciencias marinas para el desarrollo sostenible para constituir la “generación oceáno”, un movimiento de actores y portadores de cambio correctamente informados que promoverá temas relacionados con la salvaguardia y conservación de Ambiente marino.


Los tres temas principales de la década serán: Cambio climático, seguridad alimentaria y salud humana.

Nutrición, oxígeno, energía, trabajo, salud: todo lo que nos permite vivir está ligado al océano.

Es el pulmón azul de nuestro planeta, explica una nota.

No importa qué tan lejos estemos del mar, cada 10 respiraciones que tomamos, le debemos al menos 7 al océano.

Genera entre el 50 y el 80% del oxígeno que respiramos y absorbe un tercio del dióxido de carbono, emitido a la atmósfera.

Alberga el hábitat más grande del planeta, sin embargo, tenemos mapas más detallados del planeta Marte que de nuestro lecho marino, del cual solo alrededor del 5% se ha explorado hasta la fecha.

Hacia la “generación oceáno” será el primer evento italiano organizado por la Comisión Oceanográfica de la Unesco para crear un movimiento que dé voz a la importancia de tener un océano resiliente, un océano productivo y un océano saludable.

Frei Betto, teólogo y escritor brasileño, recuerda que en homenaje a San Francisco de Asís, el Papa Francisco lanzó una encíclica holística, «Alabado Sea», en la cual asocia la degradación ambiental y el aumento de la pobreza mundial.

El texto constituye un llamamiento urgente a la humanidad para salir de la «espiral de autodestrucción».

Salvar el Planeta es salvar a los pobres, clama Francisco.

Ellos son las principales víctimas de las secuelas dejadas por invasiones de tierras indígenas, destrucción de los bosques, contaminación de ríos y mares, por uso excesivo de agrotóxicos y de energía fósil.

Eusebio Leal y el mundo sumergido.

Una dimensión poco conocida de Eusebio Leal y que en estas fechas de homenaje y honra a su vida y obra, no debe quedar en el olvido, es su estrecha relación con la investigación y rescate de nuestro patrimonio sumergido y su preservación para la memoria de la nación.

Hoy que lo vemos trascender y que lo observamos salvado de los dos grandes martirios que él definió: la muerte y el olvido, los buzos de Cuba debemos recordar que los valores bajo las aguas no son prendas de la ambición y los orgullos personales.

Los exponentes que como resultados de las investigaciones arqueologicas submarinas se extraigan, tendremos que mostrarlos en los museos y rescatarlos del olvido, en honor a las manos indias que los sacaron del corazón de la América colonizada y para hacer lo que Eusebio quería que se hiciera: honrar a Cuba, como la más bella de las mujeres y la más noble de las causas. Gracias.

Nasce in Venezuela l’Istituto Simón Bolívar, per la Pace e la Solidarietà tra i Popoli del mondo

da Crudezine

CARACAS – Domenica 6 settembre 2020, il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, ha annunciato la creazione dell’Istituto Simón Bolívar per la Pace e la Solidarietà tra i popoli del mondo e del Venezuela. Presidente dell’Istituto è stato nominato Carlos Ron, Viceministro per i rapporti con il Nord America.

Nasce così in Venezuela l’Istituto Simón Bolívar per la Pace e la Solidarietà tra i Popoli. Il suo obbiettivo è “Coordinare e promuovere rapporti di amicizia, solidarietà e pace tra i popoli del mondo e quello del Venezuela, oltre a contribuire all’articolazione della solidarietà internazionale con la patria bolivariana, nonché quella del Venezuela con le cause dei popoli, secondo i principi di uguaglianza, rispetto e complementarità”. Da Napoli espressioni di solidarietà per l’iniziativa.

Riguardo le attività dell’Istituto, segnaliamo un’intervista realizzata da Alba Tv a Carlos Ron, di cui  pubblichiamo un estratto delle sue dichiarazioni: “Il modello di produzione capitalista sta attraversando una profonda crisi che ha ripercussioni economiche, sociali, ambientali e anche politiche. La pandemia Covid-19 ha chiarito che il modello ha raggiunto i suoi limiti e non è in grado di garantire la vita delle persone o del pianeta. (…) Abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, che si smetta di mettere a rischio la vita umana, si smetta di mettere a rischio la vita del pianeta. Serve un paradigma costruito sul valore della solidarietà, che è la base per l’organizzazione dei popoli e per la creazione di nuovi modelli di società. (…) La solidarietà è reciproca e talvolta si sente solo parlare della solidarietà del mondo con il Venezuela, ma dal Venezuela c’è anche solidarietà con altri popoli in lotta: con il popolo palestinese, che ogni giorno vede minacciata la propria esistenza; con i popoli illegalmente bloccati dagli Stati Uniti d’America, come il popolo di Cuba o il popolo dell’Iran; con il popolo degli Stati Uniti che soffre di razzismo istituzionale; con il popolo di Porto Rico che vive la crisi prodotta da una colonizzazione anacronistica; con il popolo cinese contro cui gli Stati Uniti intendono creare una nuova Guerra Fredda; con la lotta delle donne di tutto il mondo per porre fine alle strutture del patriarcato; con la lotta per la sovranità alimentare e per la difesa del pianeta, insomma con tutte le cause popolare e contro ogni ingiustizia è presente la solidarietà del popolo di Bolívar. (…) Il blocco e l’assedio contro il Venezuela è unilaterale e illegale. Di fronte all’arbitrio dell’unilateralismo e della violenza rispondiamo con internazionalismo e solidarietà. In mezzo a questa pandemia, il governo criminale degli Stati Uniti blocca l’accesso ai beni necessari per combatterla, ma la solidarietà di altri paesi come Cuba, che è stata presente con i suoi medici, come la Cina che ci ha inviato i suoi esperti, come la Russia, Iran, Turchia, Organizzazione mondiale della sanità, tra gli altri, hanno aperto la possibilità in modo che potessimo portare nel paese ciò di cui avevamo bisogno. La solidarietà per il Venezuela è essenziale in questo momento e soprattutto per mantenere la pace di fronte alla violenza del modello in crisi. (…) La pace è costantemente minacciata da tutte queste le aggressioni. La nostra sfida è lavorare sulla sua costruzione e sulla sua difesa. Non c’è riposo in questo compito e dobbiamo essere molto creativi per avere successo.”

Napoli 13ago2020: ¡Hasta Siempre FIDEL!

L'immagine può contenere: 2 persone, il seguente testo "하k2 CARL La tua setedi vive rella booa DOMANI NAPOLI RICORDA FIDEL 2020 NATALICIO OCCASIONE DEL 94° ANIVERSARIO "COMANDANTE EN JEFE" CI DIAMO APPUNTAMENTO RENDERGLI OMAGGIO DAVANTI MURALA ZOCANNONE, ORE. 18.00 Università Federico I-Napoli Convocati amici Murale realizzato dagli attivisti messicani Gonzáleze l'America Latina movimenti solidarietà popoliin lotta. Per l'amicizia solidarietà popoli. Per Resistenza llaRivoluzione contro Per l'umanesimo l'internazionalismo attraverso "Henry Reeve" Per l'esempio eterno suo grande Leader. con economico Brigate Mediche"

NAPOLI RICORDA FIDEL

DOMANI 13 AGOSTO 2020, IN OCCASIONE DEL 94° ANNIVERSARIO
DELLA NASCITA DEL “COMANDANTE EN JEFE”

CI DIAMO APPUNTAMENTO PER RENDERGLI OMAGGIO DAVANTI AL MURAL A VIA MEZZOCANNONE, ORE. 18.00
Università Federico II — Napoli

Murale realizzato dagli artisti messicani Mono González e Tono Cruz.

Convocati amici di Cuba, attivisti e movimenti di solidarietà con l’America Latina e con i popoli in lotta.
Per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli.
Per la Resistenza della Rivoluzione Cubana e contro il blocco economico — Per l’umanesimo e l’internazionalismo di Cuba attraverso le sue Brigate Mediche “Henry Reeve”.
Per l’esempio eterno del suo grande Leader.

"En Tiempos de Guarimba"

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