Cile: intervista al portavoce del Collettivo antifascista del Colo Colo

da resumenlatinoamericano.org

Si chiama Alfredo Vielma, è il giovane portavoce del Collettivo Antifascista La Garra Blanca (valorosi sostenitori del Colo Colo, iconica squadra di calcio cilena) e soprattutto è un combattente dal basso e di sinistra. Un partecipante attivo, come molti della sua età (Alfredo ha 25 anni), a questa grande rivolta contro il capitalismo, che richiede le dimissioni di

Sebastian Piñera e qualcosa di più: la caduta del sistema oppressivo e repressivo.

Abbiamo parlato con Vielma in Plaza de la Dignidad, mentre i carabinieri si preparavano, come sempre, a reprimere, e il Gruppo Illapu accordava le chitarre per cantare e chiamare tutti a raccolta dai balconi di Radio de la Plaza, con migliaia di manifestanti che ridevano, cantavano e si preparavano  alla lotta.

Come è nata quest’ idea che le persone del collettivo… si unissero alla rivolta iniziata il 18 ottobre?

Abbiamo sempre auspicando che potesse verificarsi una situazione di ingovernabilità. Da quando ci siamo formati circa cinque anni fa, la nostra missione è sempre stata quella di partecipare attivamente al movimento popolare e in un certo senso di poter costruire situazioni di ingovernabilità che aprissero uno spazio di trasformazione per la società cilena.

Ecco perché, più che partecipare, ci consideriamo parte delle organizzazioni sociali e popolari che hanno dato vita a questa rivolta. Circa un mese prima del 18 ottobre, stavamo già sostenendo gli studenti delle scuole superiori quando chiedevano di saltare i tornelli della metropolitana, invitando alla disubbidienza di massa. Anche noi facevamo parte di quel movimento. Così, quando è successo, quello che abbiamo fatto è stato mettere tutta la nostra capacità pratica al servizio del movimento, il che significa che fondamentalmente ci siamo mobilitati e abbiamo partecipato a tutte le istanze collettive che hanno avuto luogo fin dall’inizio.

Come giudicate l’evoluzione di questo movimento? Lo vedete crescere o stabilizzarsi su quello che fa in quanto non è riuscito a rovesciare Piñera?

Penso che sia molto difficile poter stimare lo stato della mobilitazione perché, per prima cosa, è una mobilitazione super inorganica, e secondariamente bisogna considerare le componenti territoriali. Parlando con un compagno francese, mi ha detto che la lotta di classe in Francia si ferma durante le vacanze. Qui non è successo esattamente  la stessa cosa. Tuttavia, la lotta popolare è calata un po’, in un certo senso, nel periodo delle vacanze, ma ora si sta intensificando di nuovo. Quello che posso dire è che effettivamente a livello di coscienza, la mobilitazione ha portato un importante cambiamento qualitativo che non si vedeva da molto tempo in Cile. Oggi la mobilitazione è più piccola di prima, ma c’è molta organizzazione popolare, è diventata più compatta.

Pensi che questa inorganicità di cui parli, questa orizzontalità nel movimento, questa mancanza di leader, complichi o aiuti?
Credo che bisogna distinguere gli elementi di cui stiamo parlando. Prima di tutto, l’inorganicità. Il fatto che ci sia poca organicità è un problema, il basso livello di coordinamento tra tutte le persone che stiamo mobilitando è ovviamente un problema.

Ma, per esempio, la mancanza di leadership è una diagnosi politica della mobilitazione, che ha a che fare con una sinistra che per molto tempo non ha dato abbastanza spazio per formare una leadership di classe e popolare, quindi ora la gente non è disposta ad accettare una qualsiasi leadership che emerga da una linea politica che in realtà non ha senso o radicamento.

Penso che l’orizzontalità sia più che altro una virtù. Gli ultimi processi latinoamericani mostrano che i movimenti di sinistra e popolari hanno ripetutamente bisogno di un cambiamento di leadership o, meglio, di formare figure di leadership collettiva. Quindi, riconosco quella presunta mancanza di leadership e di orizzontalità come una virtù.

 

title=Questi giovani di Prima Linea che combatto per le strade, sono stanchi dei partiti e della politica borghese?

Non solo della politica borghese. Io sono una persona squisitamente di sinistra, ma sono critico nei confronti della mia parte politica. Anche noi, anche quelli di noi che hanno cercato di fare organizzazione di classe, abbiamo fallito. Penso che la gente, infatti, non sia stanca di stare a sinistra, sa di essere di sinistra, sa che c’è questa classica, storica, dialettica dicotomia tra destra e sinistra. Sono però stanchi di un’organicità che non porta cambiamenti e che non è efficace nel momento della trasformazione. Lo stesso vale per la demagogia, i discorsi vuoti, le dichiarazioni in venti punti che non vanno da nessuna parte. Siamo a favore di una nuova politica, di un nuovo modo di essere a sinistra.

Cosa rappresenta per voi la Prima Linea?

E’ un’espressione politica nata proprio qui in Cile, che non ha più alcun riferimento da molto tempo, praticamente dalle lotte contro la dittatura. Dal 2011 esperienze simili si rispecchiano in questo senso. Prima Linea ha a che fare con i giovani del popolo che non hanno nulla da perdere perché si trovano in una situazione di emarginazione neoliberale. Sono tutti i giovani che il neoliberismo alla fine esclude dalla vita pubblica e che dà loro peggiori condizioni di vita privata. Sono questi che stanno dando il petto ai proiettili, sono i Mauricio Fredes (morto perchè braccato dai carabinieri), sono le persone che sono cadute nelle città e che rimangono anonime, sono le persone che sono state bruciate a morte dai militari nei supermercati. Questa è la Prima Linea, un’espressione politica molto ricca, un fenomeno degno di partecipazione e di studio perché rappresenta l’unico modo in cui i giovani che non sono rappresentati rappresentano se stessi.

Ed è interclassista, infatti vediamo persone molto umili ma anche persone della classe media coinvolte in questo movimento.

E’ interclassista come tutto questo movimento, ma penso che la grande virtù che va riconosciuta al movimento sia proprio quella di essere espressione delle classi popolari. Abbiamo accenni di multiclassismo in diverse esperienze: le assemblee territoriali e le manifestazioni in Plaza de la Dignidad, ne danno un resoconto. Ma, infine, direi che l’80% dei giovani che vi si trovano sono appartenenti alle classi popolari, tra questi abbiamo incontrato anche i giovani migranti boliviani, peruviani e haitiani. Quindi credo che sia una delle espressioni più popolari di questo movimento.

In Prima Linea, ci sono tanto ragazzi che ragazze, o per dirla con il gergo cileno: “cabras y capros”.

Ci sono molte ragazze perché penso che questo movimento abbia a che fare anche con i movimenti che stanno simultaneamente avvenendo in Cile. Prima del 18 ottobre, il movimento principale in politica era il femminismo. Ecco perché vediamo che le donne oggi sono assolutamente integrate: ci sono i compagni della Prima Linea, quelli delle assemblee territoriali e in tutte le espressioni di lotta, semplicemente perché sono protagoniste della politica. Di fatto, l’8M è stata una sfida per il movimento delle donne anche in virtù del movimento popolare. Nei giorni precedenti si è innescata una situazione che con l’8M è esplosa e sono state le compagne a farla esplodere.

Questo processo è sufficiente a far cadere Piñera?

Penso che questo movimento stia finalmente sottolineando che le riforme nel quadro neoliberale, il ricambio di leader, non siano sufficienti, non siano all’altezza. Se c’è una virtù e un difetto che possiamo riconoscere in parallelo a questo movimento, è che nessuno sa veramente quando finirà. Tutti sappiamo che stiamo chiedendo concretamente la fine della precarizzazione della vita, vogliamo una vita più dignitosa, ma evidentemente questo non si risolve con la cacciata di Piñera, la sua caduta non è sufficiente e tanto meno sappiamo fino a che punto si spingerà. Forse questo movimento apre un enorme breccia per la trasformazione di questo paese, come non accadeva dai tempi dell’Unità Popolare negli anni ’70.

C’è la possibilità che questo nuovo movimento abbia un legame con il precedente, con quello che viene dalla lotta contro la Dittatura, che ha morti, scomparsi, prigionieri ed ex-prigionieri? Vedi un filo conduttore che potrebbe unire queste due storie?

C’è un filo conduttore nel fatto che questi leader politici assumono criticamente che non possono più tentare di guidare ciò che non hanno mai guidato. Siamo colpevoli oggi dello stato di disgregazione della politica della sinistra rivoluzionaria, dei movimenti popolari, purtroppo a causa di quella generazione, lo dico con immenso dolore perché sono stato formato politicamente da quella generazione, sono diventato un rivoluzionario di sinistra con quelle persone. Ma questo movimento è anche un segno di stanchezza verso il loro modo di fare politica, perché se qui siamo stanchi della politica neoliberale, siamo anche stanchi di una verbosità e di una demagogia vuota che, purtroppo, ci è stata trasmessa dai compagni. Sono compagni che sono qui oggi, e credo che ci sia una buona disposizione da parte loro ad essere integrati in questi movimenti. Alcuni lo fanno con l’umiltà di accettare il rinnovamento, sapendo che noi riconosciamo la loro esperienza come positiva, che le lotte antidittatoriali sono state la lotta di liberazione nazionale del popolo cileno, ma anche sapendo che ci hanno lasciato costumi che ci sono stati dannosi, e questo movimento porta con sé anche questa trasformazione.

Che ne pensi del prossimo referendum? Sono in molti, da sinistra e dalla strada, a dire che il processo è stato cooptato da coloro che facevano parte del governo a quel tavolo per lanciare quell’appello, e ce ne sono altri che dicono che al di là del referendum la lotta deve continuare in strada.

Parlerò da sostenitore del Colo Colo, anche perché noi de La Colo siamo un movimento composto da vari ambienti: ci sono i collettivi politici, il mio collettivo antifascista de La Garra Blanca, c’è il Club Social y Deportivo La Garra Blanca, i tifosi in generale. In questo momento tutte queste componenti sono per APPROVO per il referendum. Da antifascisti de La Garra Blanca abbiamo cercato di caratterizzarlo come un APPROVO combattivo, che sappiamo anche che nel quadro delle riforme neoliberali non sono possibili tutte le trasformazioni della vita di cui abbiamo bisogno, ma siamo consapevoli che comunque apre un’importante finestra di sovranità popolare.

Credo che dobbiamo capire che, come agli intellettuali piace dire molto, con una cittadinanza vigile, come quella che abbiamo oggi in Cile, è possibile aprire nuovi spazi di trasformazione. Più che un cittadino, abbiamo un popolo vigile che osserva ciò che accade in politica. In Cile, tanto tempo fa, oserei dire che 40 anni fa, non avevamo un popolo interessato alla politica e oggi la politica è tornata al centro della vita.

Se mi chiedeste cosa vorrei che lasciasse un segno in questa Costituzione, in questa possibilità costituente, sarebbe ovviamente la sovranità nazionale popolare e, d’altra parte, il centro della vita nella politica, la politica come strumento per risolvere i problemi, dialogo, in modo da poter mettere in luce anche le posizioni popolari, perché oggi non ce l’abbiamo, abbiamo una chiusura costituzionale molto forte, e quello che cerchiamo è proprio di rompere questo muro. Forse non avremo la società che vogliamo, non conquisteremo l’uguaglianza, la solidarietà, le espressioni di sovranità popolare che vogliamo, ma riusciremo a ripristinare i dibattiti che sono molto importanti.

Ecco perché il referendum e la Costituzione stessa non devono essere visti come fine a se stessi, ma come strumenti politici, come ciò che sono. Le Costituzioni sono strumenti politici soggetti a interpretazione, e oggi ne abbiamo una che favorisce le interpretazioni borghesi e oligarchiche. Dobbiamo rompere con questo paradigma per avere un nuovo strumento costituzionale che ci favorisca nella costruzione popolare.

Chi era Neko Mora, uccisa dai moschettoni giorni fa?

Era un sostenitore molto importante del Colocolo, non faceva parte del nostro collettivo, ma era un antifascista. Lo conoscevo e posso dire che era una individuo e compagno molto unitario, un militante comunista e un “colocolino” che si dedicava sempre alla costruzione di un movimento Colocolino organizzato e cosciente, almeno così lo ricordiamo. Inoltre, dobbiamo ricordare che Neko è un giovane morto durante una mobilitazione, non è morto fuori dallo stadio, è morto perché quel giorno aveva organizzato una mobilitazione fuori dallo stadio, è morto su una barricata. Un enorme camion, di molte tonnellate, lo ha schiacciato perché ha travolto la barricata che Neko stava difendendo.

L’unità dei tifosi cileni è ancora forte. Ne siamo rimasti molto colpiti perché non è facile unire persone che sono separate dal calcio.

Penso che ci sia qualcosa da dire sul movimento delle tifoserie cilene. Voglio dire, i gruppi cileni hanno un’unità che oggi si costituisce come unità di classe, le differenze che si sono aperte sulla base del calcio sono molto forti perché sono differenze che si basano sull’ideologia neoliberale. Il neoliberismo ha creato divisione nel popolo e lo ha fatto, purtroppo, anche attraverso il calcio.

Oggi dobbiamo riconoscere che ricostruire questo processo organico per ridiventare un popolo è qualcosa di importante su cui stiamo lavorando. Ma, almeno per la strada abbiamo una neutralità, siamo uniti come popolo e siamo anche favorevoli a questo movimento di rivolta di cui il barrismo( fenomeno dei gruppi delle tifoserie) è stato indubbiamente protagonista.

Grazie mille.

Grazie mille per aver reso visibile quello che vogliamo dire, pochissime persone ascoltano quello che sta succedendo con il calcio e vorrei confermare che questo movimento sfida oggi il modello culturale neoliberista dell’America Latina. Ci hanno sempre rimproverato, a noi garristi(tifosi di calcio), dei bassi fondi, poveracci, ladruncoli, ci hanno attaccato la croce addosso, di essere tutto ciò che c’è di male nella società, ma questo movimento ha appena ribaltato la situazione e minaccia l’egemonia culturale della destra latinoamericana su l’emarginazione, di costruirci in modo negativo.

Un’altra cosa che credo che questo movimento abbia appena invertito è vedere tante bandiere mapuche a Santiago del Cile, non solo il 12 ottobre, ma ogni giorno.

Ha a che fare con la sconfitta di un’egemonia su ciò che è negativo, perché il negativo in Cile è sempre stato essere un indio, essere un tifoso di calcio, ascoltare il reggaeton, essere un cumbiero, questa è sempre stata indicata come una cosa negativa. Noi gli abbiamo ridato un significato politico, il nostro movimento dice che essere Cuma(dei bassi fondi), essere poveri, essere neri, essere mapuche, è qualcosa di politico ed è dovuto all’emarginazione. Ci siamo uniti in questa emarginazione. Ecco perché penso che oggi si radichi la paura culturale che la borghesia ha nei nostri confronti, ecco perché la paura della bandiera mapuche, ecco perché l’assassinio di Camilo Catrillanca, come se fosse stata una profezia che tutto questo stesse arrivando, come se fosse stata una vendetta in anticipo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

 

L’economia dopo la catastrofe

La economía después de la catástrofedi Atilio Boron

La Grande Depressione degli anni Trenta trascinò a fondo, nella sua caduta, l’ortodossia liberale, i cui pilastri erano la divisione internazionale del lavoro tra i Paesi avanzati e periferia capitalistica produttrice di materie prime; il gold standard e la dottrina del laissez-faire che sanciva il primato assoluto dei mercati e, di conseguenza, lo “Stato Minimo” che si limitava a garantire che quest’ultimi portassero sotto la sua orbita le più diverse componenti della vita sociale, instaurando, di fatto, una vera e propria “dittatura del libero mercato”. Ma sul finire del 1929 scoppia la Grande Depressione e il mondo che emerge dalle ceneri della crisi è molto diverso: la divisione internazionale del lavoro comincia a vacillare perché alcuni Paesi della periferia iniziano un vigoroso processo di espansione industriale. Il gold standard fu sostituito, dopo un turbolento interregno che si sarebbe concluso solo con la fine della seconda guerra mondiale, dal dollaro, che fu introdotto come moneta di scambio universale perché a quel tempo non c’era altra moneta che potesse competere con essa per le distruzioni causate dalla guerra. E soprattutto la cosa più importante: i mercati furono sottoposti ad una crescente regolamentazione da parte dei governi, il che portò a rovesciare un’asimmetria che se prima era stata molto favorevole ai mercati, per poi cominciare a spostarsi a favore degli Stati. Di conseguenza la spesa pubblica richiesta dalle nuove esigenze di una cittadinanza mobilitata e rafforzata dalle lotte contro la depressione e dalla ricostruzione post bellica fece crescere notevolmente la dimensione dello Stato in rapporto al PIL, come mostra la tabella seguente.


Debito totale dei governi, 1900, 1929, 1975
(% del Pil)


1900         1929         1975
__________________

Germania                     19.4          14.6          51.7

Regno Unito                 11.9          26.5          53.1

Stati Uniti                       2.9            3.7          36.6

Giappone                        1.1            2.5          29.6

Fonte: IMF Data, Fiscal Affairs Departmental Data, Public Finances in Modern History

 

Le cifre parlano da sole e ci risparmiano di dover ricorrere a complicate argomentazioni per dimostrare l’enorme portata del cambio di paradigma della governance macroeconomica del capitalismo dopo la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale. La Germania ha più che triplicato la spesa pubblica tra il 1929 e il 1975; il Regno Unito l’ha aumentata di poco più del doppio e gli Stati Uniti e il Giappone rispettivamente quasi di dieci e dodici volte! Più Stato che mercato per sostenere il processo di democratizzazione e di cittadinanza del dopoguerra. La salute, la sicurezza sociale, l’istruzione, l’abitare e tutti i beni pubblici che lo Stato deve garantire sono stati i motori della crescente centralità dello Stato nella vita economica e sociale.

Ma questo non è tutto: un altro aspetto da sottolineare è che una volta esaurito il ciclo keynesiano nel 1974/75 e realizzato il nefasto ritorno del liberalismo (ora addolcito con il prefisso “neo”, per indurre l’ingenuo a credere che si tratti di una formula innovativa) in nessuno di quei Paesi lo Stato si è ridotto al livello che aveva alla vigilia della Grande Depressione, stravolgendo il ruolo di centro gravitazionale ormai assunto nelle economie. Il ritmo di crescita conobbe un rallentamento e la spesa pubblica si ridusse, soprattutto in Gran Bretagna (sotto il Thatcherismo) e in Germania (con la truffa della “terza via”) e meno negli Stati Uniti e in Giappone. Ma anche così, nel 2010, questi quattro paesi erano ancora, in termini di peso dello Stato, ben al di sopra dei livelli esibiti durante il periodo di massimo splendore del liberalismo dei primi tre decenni del ventesimo secolo. Anche tenendo conto dei tagli avvenuti negli ultimi dieci anni, lo Stato ha un peso ancora superiore rispetto al 1929.

Quale sarebbe la conclusione da trarre da quest’analisi? Che la pandemia che oggi colpisce il pianeta, avrà un impatto pari o superiore a quello della Grande Depressione e della Seconda Guerra Mondiale. Il capitalismo europeo e americano, che aveva già dato chiari segnali di avvicinarsi a un’imminente recessione, sarà spazzato via dalle conseguenze economiche dell’attuale catastrofe sanitaria. E la via d’uscita da quella crisi avrà come uno dei suoi segni distintivi il fallimento ideologico del neoliberismo, con la sua stupida fede nella “magia dei mercati”, nelle privatizzazioni e nelle deregolamentazioni, e nella presunta capacità delle forze di mercato di allocare razionalmente le risorse. Questo costringerà ad una profonda revisione del paradigma delle politiche pubbliche a partire dall’assistenza sanitaria e, subito dopo, dalla previdenza sociale, come preludio a quella che sarà la battaglia decisiva: mettere sotto controllo il capitale finanziario e la sua rete globale che sta soffocando l’economia mondiale, causando recessioni, aumentando la disoccupazione e portando la disuguaglianza economica a livelli estremamente elevati. Un capitale finanziario ultra parassitario che finanzia e protegge le mafie dei “colletti bianchi” e che, con la compiacenza o la complicità dei governi dei capitalismi centrali e delle istituzioni economiche internazionali, crea “paradisi fiscali” che facilitano l’occultamento dei loro crimini e l’evasione fiscale che impoverisce gli Stati privandoli delle risorse necessarie per garantire una vita dignitosa ai propri popoli.

Questo è il mondo che verrà una volta che la pandemia sarà un triste ricordo del passato. Naturalmente, a quel punto le forze popolari dovranno essere molto ben organizzate e coscienti (e coordinate a livello internazionale) perché questi cambiamenti non saranno un regalo di una borghesia imperialista pentita dei suoi crimini e disposta ad abbandonare i suoi privilegi, ma dovranno essere conquistati attraverso grandi mobilitazioni e lotte sociali per imporre un nuovo ordine economico e sociale post-capitalista. Ci vorrà coraggio per combattere per la costruzione di quel nuovo mondo, ma anche intelligenza per stimolare la coscienza critica delle grandi masse popolari ed evitare che cadano, ancora una volta, nelle trappole che gli stregoni del neoliberismo stanno già preparando. Hanno un obiettivo molto chiaro: dopo la pandemia, che tutto rimanga uguale. Dobbiamo essere pronti ad affrontarli e ad assumerci la responsabilità di realizzare esattamente il contrario: che nulla rimanga uguale, illuminando con le nostre lotte e con la nostra coscienza i contorni della nuova società che sta lottando per nascere. Una società, insomma, dove la salute, la medicina, l’istruzione, la sicurezza sociale, l’abitare, i trasporti, la cultura, la comunicazione, la svago, lo sport e tutte le cose che fanno la vita dignitosa non siano più merci, ma acquisiscano il loro irrinunciabile status di diritti universali. E questa sarà una grande opportunità per cercare di farlo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]

 

 

 

¿Se desplegará la Tercera Guerra Mundial en el espacio?

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por The Duran

La tecnología militar moderna y la carrera armamentista en desarrollo hacen que la militarización del espacio sea cuestión de tiempo. Sin embargo, este proceso no debe confundirse con lo que estamos acostumbrados a ver en la ciencia ficción. Nadie tiene la intención de construir buques de guerra. Todo es mucho más prosaico y peligroso.

En diciembre del año pasado, el Congreso aprobó la creación de la Fuerza Espacial, el sexto ejército de EE.UU., junto con la guardia terrestre, aérea, naval, así como la guardia costera y la marina. Este movimiento dejó en claro los objetivos de Washington. ¿Cómo se justifica esta ambición? La respuesta no es tan obvia como parece.

“Estados Unidos no solo debe estar presente en el espacio, debe dominarlo”, dijo Donald Trump, y eso podría ser suficiente para cerrar el tema.

Parece bastante lógico tratar de difundir su influencia en un nuevo entorno, especialmente cuando se trata de un estado tan poderoso. Sin embargo, es importante entender que Estados Unidos es ahora el líder indiscutible en la conquista del espacio. Se están gastando enormes sumas de dinero en programas espaciales allí. Por supuesto, cuando Trump habla de dominación, se refiere a la dominación militar. Por ejemplo, la lista de misiones de la Fuerza Espacial de los Estados Unidos establece claramente la necesidad de contener la agresión en o desde el espacio. ¿Pero quién es el enemigo capaz de representar una amenaza espacial para los Estados Unidos?

Recientemente, hubo un caso notable fuera de la Tierra: cerca del satélite de inteligencia estadounidense “USA 245” se vio la nave espacial rusa “Cosmos 2542”. Los estadounidenses no ocultaron sus preocupaciones. Además, en Washington comenzaron a hablar abiertamente sobre el espionaje por parte de Rusia.

Todd Harrison, jefe del Proyecto de Seguridad de Sistemas Aeroespaciales en el Centro de Estudios Estratégicos e Internacionales, argumenta que los satélites espías rusos están monitoreando a propósito las naves espaciales estadounidenses. “El Cosmos 2542, según Harrison, puede detectar la apertura y la resolución de las cámaras montadas en el satélite USA 245. No tiene sentido probar o refutar esta posibilidad. Lo que no se puede dudar es que la tecnología de EE.UU. también permite realizar espionaje espacial.

“Hasta ahora, el espacio exterior ha sido considerado un refugio seguro. Ya no lo es”, dijo el general Andre Lanata, jefe del Comando de Transformación Estratégica de la OTAN, refiriéndose a la amenaza rusa.

John Raymond, quien era solo un candidato para Comandante de la Fuerza Espacial de los Estados Unidos, también habló de la increíble amenaza espacial de Rusia, instando al Congreso a actuar para mantener su dominio en el espacio.

Cuando las autoridades comienzan a hablar activamente sobre lo mismo, parece que se está imponiendo una sola posición al público. La gente necesita estar convencida de que es la posición correcta. No es difícil hacerlo considerando el recurso político, y el objetivo está muy justificado. La militarización del espacio no es la aventura más pacífica. Pero es mucho más importante para Washington eliminar un obstáculo: el Tratado del Espacio Exterior.

El tratado de 1967 entre los EE.UU., el Reino Unido y la URSS es ahora una especie de tratado para eliminar los misiles de mediano y corto alcance. En particular, el Tratado del Espacio Exterior prohíbe la colocación en la órbita de la Tierra de cualquier arma de destrucción masiva, incluidas las armas nucleares.

El destino del tratado INF es bien conocido por todos. El acuerdo se derrumbó después de que se hicieron acusaciones contra Rusia de que había violado las condiciones al crear el misil 9M729. Desafortunadamente, nadie se molestó en averiguar si este era el caso. Incluso cuando Moscú acordó presentar el misil a los observadores extranjeros, nadie en la OTAN respondió a este llamado. Cuando se terminó el tratado, Estados Unidos ya estaba construyendo un complejo para producir misiles previamente prohibidos. Por lo tanto, Washington no solo desató sus manos sobre el tema de expandir su arsenal. Proporcionó a las compañías militares nuevas órdenes importantes y, por lo tanto, financiamiento del gobierno.

 

Pandemia: La Casa Bianca e FMI i primi infetti

Pandemia: la Casa Blanca y el FMI los primeros infectados

di Atilio A. Boron

Guerre, crisi economiche, disastri naturali e pandemie sono eventi catastrofici che fanno emergere il peggio e il meglio nelle persone – sia nei leader che nella gente comune – e anche negli attori sociali e nelle istituzioni. È in circostanze così avverse che le belle parole svaniscono nel nulla e danno luogo ad azioni e comportamenti concreti. Giorni fa e trattenendo a malapena le lacrime, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha denunciato davanti alle telecamere il grande inganno della “solidarietà europea”. Non esiste una cosa del genere, ha detto Vucic, è una favola per bambini, carta straccia. Ha poi ringraziato la Repubblica Popolare Cinese per la sua collaborazione. E aveva ragione nella sua denuncia. Dall’America Latina abbiamo a lungo avvertito che l’Unione Europea era un sottile raggiro, pensato per avvantaggiare la Germania più di ogni altra cosa attraverso il controllo della Banca Centrale Europea (BCE) e con l’Euro per assoggettare i paesi dell’Eurozona ai capricci – o agli interessi – di Berlino. L’esitante reazione iniziale della BCE all’eccezionale richiesta di aiuto dell’Italia per affrontare la pandemia che sta devastando la penisola ha mostrato per alcune ore ciò che il leader serbo aveva denunciato. Un scandaloso “ognuno per sé”, che smonta la retorica sdolcinata de “l’Europa dei cittadini” e “Europa una e multipla” e altre simili balle. Una favola per bambini, come diceva Vucic.

Lo stesso e ancora di più vale per la banda di delinquenti che si è insediata alla Casa Bianca per mano di Donald Trump che, di fronte a un Iran pesantemente colpito dalla pandemia, ha pensato solo ad un’escalation delle sanzioni economiche contro Teheran. Né ha mostrato alcun segno di riconsiderare la sua politica di genocidio che opera per mezzo del blocco economico su Cuba e Venezuela. Mentre Cuba, la solidarietà internazionale fatta nazione, aiuta i viaggiatori britannici della nave da crociera Braemar che si trova a largo dei Caraibi, Washington invia 30.000 soldati in Europa e i cittadini statunitensi, incoraggiati dal “capo”, si preparano ad affrontare l’epidemia comprando armi da fuoco! Non c’è più niente di cui discutere.

Fedele ai suoi padroni, il Fondo monetario internazionale ha dimostrato per l’ennesima volta di essere uno dei punti nevralgici della putrefazione morale del pianeta e, una volta che questa pandemia sarà passata, i suoi giorni saranno sicuramente contati. Con una decisione che lo fa sprofondare nelle fogne della storia, ha respinto una richiesta di 5 miliardi di dollari presentata dal governo di Nicolás Maduro, richiesta che trovava ragione nel Rapid Financing Facility (RFF) creato appositamente per aiutare i paesi colpiti dal COVID19. La motivazione addotta per il rifiuto della richiesta è al di là della legalità, perché afferma che “l’impegno del FMI nei confronti dei paesi membri si basa sul riconoscimento ufficiale del governo da parte della comunità internazionale, come si evince dall’appartenenza al FMI e non c’è chiarezza sul riconoscimento in questo momento”. Due commenti su questo miserabile episodio: in primo luogo, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è ancora oggi elencata come paese membro sul sito web del FMI. Quindi la chiarezza “sul riconoscimento” è assoluta, lampante. Ovviamente non basta a nascondere il fatto che gli aiuti vengono negati a Caracas per motivi meschinamente politici. In secondo luogo, da quando il riconoscimento di un governo dipende dall’opinione amorfa della comunità internazionale e non dagli organismi che lo istituzionalizzano, come il sistema delle Nazioni Unite? Il Venezuela è membro dell’ONU, uno dei 51 paesi che hanno fondato l’organizzazione nel 1945, e membro di diverse commissioni dedicate. La famosa “comunità internazionale”, menzionata da persone come Trump, Piñera, Duque, Lenín Moreno e altri della loro cricca per prendersela col Venezuela, è una volgare finzione, come Juan Guaidó, che non arriva a contare nemmeno 50 dei 193 Paesi che compongono le Nazioni Unite.

Le ragioni profonde di questo rifiuto non hanno quindi nulla a che vedere con quanto ha detto il portavoce del FMI e sono le stesse che spiegano l’assurdo prestito di 56 miliardi di dollari concesso al governo corrotto di Mauricio Macri e che è stato utilizzato soprattutto per facilitare la fuga di capitali verso paradisi fiscali che gli Stati Uniti e i loro partner europei hanno disseminato nel mondo. Spero vivamente che la pandemia (che è anche economica) e il disastro del prestito Macri diventino due bare per un’istituzione come il FMI che, dalla sua creazione nel 1944, ha fatto sprofondare centinaia di milioni di persone nella fame, nella povertà, nelle malattie e nella morte con le sue raccomandazioni e condizioni. Ragioni profonde, abbiamo detto, che alla fine si riferiscono a qualcosa di molto semplice: il FMI non è altro che un docile strumento della Casa Bianca e fa quello che l’inquilino del momento gli dice di fare. La Casa Bianca vuole soffocare il Venezuela e il Fondo fa il suo dovere.

Non mancheranno coloro che mi accuseranno di essere il prodotto di un antimperialismo allucinato. Per questo ho preso l’abitudine di appellarmi sempre più a ciò che dicono i miei avversari per difendere le mie opinioni e disarmare la destra semianalfabeta e reazionaria che prospera a queste latitudini. Leggiamo quello che Zbigniew Brzezinski scrisse poco più di vent’anni fa in un testo classico, uno dei miei libri da comodino: “La grande scacchiera. La Supremazia Americana e i suoi Imperativi Geostrategici” in relazione al FMI e alla Banca Mondiale. Parlando delle alleanze internazionali e delle istituzioni emerse dopo la seconda guerra mondiale, ha detto: “Inoltre, la rete globale di organizzazioni specializzate [specializzate nel senso che seguono Il principio di specialità, ossia: le organizzazioni internazionali sono soggetti internazionali derivati e quindi creati per raggiungere obiettivi specifici, fissati dagli Stati membri, il cui raggiungimento delimita l’ambito di competenza dell’Organizzazione. NdT] in particolare le istituzioni finanziarie internazionali, deve essere considerata come parte del sistema statunitense. Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale sono considerati rappresentanti degli interessi “globali” e divisioni amministrative globali. In realtà, però, sono istituzioni fortemente dominate dagli Stati Uniti e le loro origini risalgono a delle iniziative americane, in particolare alla Conferenza di Bretton Woods del 1944″. (pp. 36-37)

C’è qualcos’altro da dire?  Brzezinski era un furioso anticomunista e anti-marxista. Ma, come grande stratega dell’impero, doveva riconoscere i fatti reali, altrimenti le sue indicazioni sarebbero state delle vere e proprie sciocchezze. E quello che ha detto e scritto è ineccepibile. Concludo testimoniando la mia fiducia che Cuba e Venezuela, i loro rispettivi popoli e governi, usciranno da questa durissima prova a cui sono sottoposti dall’immoralità e dall’arroganza del tiranno mondiale, che crede di avere il diritto di dire a tutti cosa fare, pensare e dire, in questo caso attraverso il FMI. Non passerà molto tempo prima che la storia gli insegni una lezione memorabile, al tiranno e ai suoi lacchè.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessio Decoro]  

 

 

Emergencia COVID-19: Comunicado de la Red Italiana “CaracasChiAma”

L'immagine può contenere: il seguente testo "CARACAS CHIAMA RETE BOLIVARIANA"COMUNICADO DE LA RED ITALIANA DE SOLIDARIDAD CON LA REVOLUCIÓN BOLIVARIANA

Queridas amigas, queridos amigos, queridas compañeras y queridos compañeros,

el Comité Organizador nacional (COn) del Séptimo Encuentro Italiano “CaracasChiAma: Mantova responde!” de la Red Italiana de Solidaridad con la Revolución Bolivariana, evento programado para los días 17-18-19 de abril de 2020, informa que el Séptimo Encuentro previsto no se celebrará de la manera y el momento que habíamos establecido debido a la pandemia de COVID-19 (según la definición de la Organización Mundial de la Salud – OMS), por lo que se aplaza a una fecha por determinar.

Lo que está ocurriendo estos días en Italia, y especialmente en la región de Lombardía, la región donde hemos decidido celebrar el Séptimo Encuentro, ha tomado por sorpresa no sólo a Italia, sino a todo el planeta, que con razón está en búsqueda de una solución. Hoy en día, Lombardía se ha convertido en el centro donde la incidencia de la infección por SARS-CoV-2 es la más alta del mundo.

El camarada presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro Moros, llamó acertadamente a esta pandemia una catástrofe mundial, ante la cual todas y todos debemos cumplir con nuestra parte. En todos los países del mundo. Estamos con él y llamamos a todos los pueblos del mundo a escuchar, hacer suyas y aplicar sus palabras.

En este momento nuestro pensamiento y afecto va a nuestras compañeras y nuestros compañeros que en los hospitales de la región de Lombardía, empezando por el de Bérgamo, están luchando contra la amenaza letal del virus. Su lucha es nuestra lucha, es la lucha de toda la humanidad. Nunca como hoy todos los pueblos del mundo se encuentran unidos en el mismo destino, cerca aunque a distancia, como una gran familia, donde las acciones de cada individuo tienen un efecto en la vida de todos y cada uno.

Nunca como hoy la asunción de responsabilidad por cada individuo es una condición indispensable para la asunción de responsabilidad por todo la humanidad. Somos conscientes que la verdadera libertad reside en la convicción de que debemos asumir nuevas y superiores responsabilidades.

La supervivencia letal del modo de producción capitalista y el sistema mundial imperialista derivado de él son la causa principal por la que el virus ha tomado por sorpresa a una de las regiones más ricas e industrializadas de Europa, Lombardía, el corazón latiente de la economía capitalista en Italia.

Aún hoy, en plena emergencia, las obreras y los obreros de Italia están obligados a seguir trabajando en las fábricas de Lombardía y en todo el país, aunque no haya necesidad de ello. La lógica del capital y sus agentes no conocen otra cosa que el beneficio a cualquier precio, mientras que el gobierno apela a toda la población para que permanezca atrincherada en su casa, las obreras y los obreros pueden seguir expuestos al riesgo de contagio porque no se puede detener el negocio, el capital debe seguir siendo valorado, incluso cuando la producción es superflua, inútil y perjudicial para los seres humanos y el medio ambiente. Las asociaciones patronales presionan al gobierno para que no detenga la producción, incluso cuando ante los ojos de todo el mundo las morgues de la región están llenas y a los familiares de las difuntas y los difuntos se les niega la celebración del acto de saludo extremo.

Estamos entre las obreros y los obreros y con sus organizaciones que en las últimas semanas han decidido abstenerse del trabajo, no ir a la fábrica, que han decidido hacer una huelga y poner su salud, sus familias, el pueblo italiano y los pueblos del mundo antes que el beneficio de unos pocos.

Estamos entre las trabajadoras y los trabajadores del personal médico y paramédico que arriesgan sus vidas para garantizarla a las y los demás, con las mujeres y los hombres de ciencia y conciencia.

Estamos entre las voluntarias y los voluntarios que hoy en día se organizan en comités populares para ayudar a las y los que se encuentran en condición de marginalidad en sus territorios, las y los que se coordinan con otras organizaciones.

Estamos entre aquellas y aquellos que se organizan para asistir a las y los sin techo, a quienes el gobierno italiano dice que se queden en sus casas, que no se queden en la calle, pero no tienen casa y si se quedan en la calle corren el riesgo de enfermarse, de tener problemas con la ley e incluso de acabar en la cárcel, con penas de hasta 12 años de prisión, mientras que en decenas de cárceles ya han estallado protestas y disturbios, dejando un saldo de decenas de heridos e incluso muertes. Hasta que las autoridades no decidieron tomar medidas de casa por carcel. Finalmente, para quienes no tienen o no pueden encontrar un hogar, sólo queda la calle.

Aquellas clases dominantes que se creían poderosas e invencibles, hoy en día demuestran ser tigres de papel frente a un microorganismo. Ahora se encuentran en un callejón sin salida, en el que se metieron con sus manos, alimentando el catastrófico curso de los acontecimientos, y no pueden hacer otra cosa que pedir ayuda a los gobiernos de la República Popular China y la Cuba socialista, así como apelar al personal médico y sanitario formado en Venezuela, como declaró públicamente el asesor de salud lombardo Gallera, exponente de una administración dirigida por la Liga Norte. También el gobierno brasileño de Bolsonaro, amigo de Matteo Salvini, que primero expulsó vergonzosamente al personal médico cubano fuera del país y luego se ve obligado, con el rabo entre las piernas, a incorporarlo otra vez para salvaguardar la salud del pueblo brasileño ¡que su gobierno no puede garantizar!

Después de décadas de políticas neoliberales y recortes criminales a la salud pública en Italia, un virus viene a presentarnos la factura a pagar. Las camas de los cuidados intensivos son insuficientes para la población más anciana del mundo, como es el caso de Lombardía, y en Italia en general. Frente a la emergencia, la sanidad italiana, aunque celebrada por sus cualidades históricas y su excelencia, se está redescubriendo a sí misma desarmada.

Hoy, más que nunca, la realidad nos muestra que el sistema de salud debe ser totalmente público, como en Cuba, y no puede ser un sector sujeto a la lógica del “lucro por encima de todo”. Esto es lo que exigimos para el mundo del futuro: atención sanitaria, cultura, conocimiento, buena educación, todo esto debe ser público, gratuito y de calidad para todas y para todos. El trabajo que se necesita debe ser realmente redistribuido socialmente y debidamente remunerado.

Hay que poner fin a las producciones irracionales, nocivas e inútiles para el ser humano y el medio ambiente, hay que convertir las fábricas en otras producciones útiles y necesarias, los espacios públicos tienen que ser garantizados para los usos sociales, hay que redistribuir la riqueza según principios de justicia social, igualdad y racionalidad, según planes universalmente conocidos y decididos democráticamente, a favor de la riqueza social y de la rica socialidad. Todo esto sólo es posible con el protagonismo de las masas, la clase obreara y el pueblo, cada vez más y progresivamente conscientes y organizadas.

Esta es la sociedad socialista por la que luchamos en nuestro país, en Italia. Con la conciencia que luchando por la Revolución y la Edificación Socialista en nuestro país podremos ser más concretamente solidarios con la Revolución Bolivariana en Venezuela y con todas las revoluciones antiimperialistas, de nueva democracia y socialistas en todo el mundo!

¡Viva la Revolución Bolivariana!
¡Viva el camarada presidente Nicolás Maduro Moros!
¡Viva el Internacionalismo Proletario y la Revolución Mundial!
¡Viva el socialismo!
¡Viva Chávez! ! ¡La lucha sigue!

Comité Organizador nacional (COn) del Séptimo Encuentro Italiano “CaracasChiAma: ¡Mantova responde!Italia, 19 de marzo de 2020
Red Italiana de Solidaridad con la Revolución Bolivariana “CaracasChiAma”

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COMUNICATO DELLA RETE ITALIANA DI SOLIDARIETÀ CON LA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA

Care amiche e cari amici, care compagne e cari compagni,

il Comitato Organizzativo nazionale (COn) del Settimo Incontro Italiano “CaracasChiAma: Mantova risponde!” della Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, evento fissato per i giorni 17-18-19 Aprile 2020, informa che il previsto Settimo Incontro non potrà tenersi nelle modalità e nei tempi che avevamo stabilito a causa della pandemia del COVID-19 (così come definita dalla Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS), quindi è rimandato a data da destinarsi.

Quello che sta accadendo in questi giorni in Italia, e in special modo nella regione Lombardia, la regione dove abbiamo stabilito di tenere il Settimo Incontro, ha colto di sorpresa non solo l’Italia, ma il pianeta intero, il quale giustamente corre ai ripari. All’oggi la Lombardia è diventata il centro dove l’incidenza del contagio del virus SARS-CoV-2 è la più alta del mondo.

Il compagno presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, ha definito giustamente questa pandemia una catastrofe mondiale, di fronte alla quale tutte e tutti dobbiamo fare la nostra parte. In ogni paese del mondo. Noi siamo con lui e chiamiamo tutti i popoli del mondo ad ascoltare, fare proprie ed applicare le sue parole.

In questo momento il nostro pensiero ed il nostra affetto va alle nostre compagne e ai nostri compagni che negli ospedali della regione Lombardia, a cominciare da quello di Bergamo, stanno combattendo contro la letale minaccia del virus. La loro lotta è la nostra lotta, è la lotta di tutta l’umanità. Mai come oggi tutti i popoli del mondo si ritrovano uniti nello stesso destino, vicini anche se a distanza, come un’unica grande famiglia, dove le azioni di ogni singolo hanno effetti sulla vita di tutte e di tutti.

Mai come oggi l’assunzione di responsabilità di ogni individuo è indispensabile condizione per l’assunzione di responsabilità di tutti. Siamo coscienti che la vera libertà risiede nella convinzione che bisogna assumersi nuove e superiori responsabilità.

La letale sopravvivenza del modo di produzione capitalistico e del sistema mondiale imperialista da esso derivato sono la causa principale per la quale il virus ha preso di sorpresa una delle regioni più ricche ed industrializzare d’Europa, la Lombardia, cuore pulsante dell’economia capitalista in Italia.

Ancora oggi, in piena emergenza le operaie e gli operai in Italia hanno l’obbligo di continuare a lavorare nelle fabbriche della Lombardia e di tutto il paese, anche se non ce ne sarebbe alcun bisogno. Le logiche del capitale e dei loro agenti non conoscono null’altro se non il profitto ad ogni costo, mentre il governo fa appello a tutta la popolazione a rimanere barricata in casa, le operaie e gli operai possono continuare ad essere esposti al rischio contagio perché gli affari non si possono fermare, il capitale deve continuare a valorizzarsi, anche quando le produzioni sono superflue, inutili e dannose per l’essere umano e per l’ambiente. Le associazioni padronali fanno pressione sul governo per non fermare la produzione, anche quando sotto gli occhi di tutto il mondo gli obitori della regione sono al completo e ai parenti dei defunti è negata la celebrazione dell’atto dell’estremo saluto.

Noi siamo tra le operaie e gli operai e con le loro organizzazioni che in queste settimane hanno deciso di astenersi dal lavoro, di non andare in fabbrica, che hanno deciso di scioperare e mettere la salute loro, dei loro familiari, del popolo italiano e dei popoli del mondo, prima del profitto di pochi.

Noi siamo tra i lavoratori del personale medico e para-medico che rischia la vita per garantirla agli altri, con le donne e gli uomini di scienza e coscienza.

Noi siamo tra le volontarie e i volontari che oggi si organizzano in comitati popolari per assistere i più esposti e i più soli ed emarginati sui loro territori, che si coordinano con altri organismi.

Noi siamo tra quelli che si organizzano per assistere i senza tetto, a cui il governo italiano dice di stare a casa, di non stare in strada, ma una casa non ce l’hanno e se restano per strada rischiano o di ammalarsi, di essere denunciati e persino di finire in galera, con condanne che prevedono la detenzione fino a 12 anni, mentre in decine di carceri sono già esplose proteste e rivolte sedate con la forza, lasciando un saldo di decine di feriti ed anche di morti. Salvo poi dover concedere provvedimenti di detenzione domiciliare. Infine, per chi un domicilio non ce l’ha, o non lo trova, rimane solo la strada.

Quelle classi dominanti che si credevano potenti ed invincibili, si dimostrano di essere oggi tigri di carta di fronte ad un microrganismo. Si trovano attualmente in un vicolo cieco nel quale si sono ficcati con le loro mani alimentando il corso catastrofico degli avvenimenti, e non possono fare altro che chiedere aiuto ai governi della Repubblica Popolare Cinese e di Cuba socialista, nonché fare appello al personale medico e sanitario formato in Venezuela, come dichiarato pubblicamente dall’assessore alla sanità lombarda Gallera, esponente di una amministrazione guidata dalla Lega Nord, formazione politica di chiare tendenze reazionarie, xenofobe e razziste. Lo stesso fa il governo brasiliano di Bolsonaro – amico di Matteo Salvini – il quale prima caccia vergognosamente dal paese il personale medico cubano e poi è costretto, con la coda tra le gambe, a chiedere che ritorni per salvaguardare la salute del popolo brasiliano che il suo governo non è in grado di garantire!

Dopo decenni di politiche neoliberiste e di criminali tagli alla sanità pubblica in Italia, un virus ci viene a presentare il conto da pagare. I posti letto in terapia intensiva sono insufficienti per la popolazione più anziana del mondo, come è quella della Lombardia, e quella italiana più in generale. Di fronte all’emergenza la sanità italiana, seppur celebrata per le sue storiche qualità ed eccellenze, si riscopre disarmata.

Oggi più come mai la realtà ci dimostra che il sistema sanitario deve essere totalmente pubblico, come a Cuba, e non può essere un settore sottoposto alle logiche del “profitto prima di tutto”. È quello che pretendiamo per il mondo del futuro: sanità, cultura, istruzione, buona educazione, tutto questo deve essere pubblico, gratuito e di qualità per tutte e per tutti. Il lavoro necessario deve essere davvero ridistribuito socialmente nonché correttamente retribuito.

Le produzioni irrazionali, dannose ed inutili per gli esseri umani e per l’ambiente vanno fermate, le fabbriche riconvertite ad altre produzioni utili e necessarie, gli spazi pubblici dedicati ad usi sociali, la ricchezza deve essere ridistribuita secondo principi di giustizia sociale e razionalità, secondo piani universalmente noti e democraticamente decisi, a favore della ricchezza sociale e della ricca socialità. Tutto ciò è possibile solo con il protagonismo di massa, operaio e popolare, sempre di più e progressivamente cosciente ed organizzato.

Questa è la società socialista per la quale lottiamo nel nostro paese, in Italia. Con la consapevolezza che lottando per la Rivoluzione e l’Edificazione Socialista nel nostro paese, in Italia, saremo più concretamente in grado di essere solidali con la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela e con tutte le rivoluzioni antimperialiste, di nuova democrazia e socialiste ovunque nel mondo!

Lunga vita alla Rivoluzione Bolivariana!
Lunga vita al compagno presidente Nicolás Maduro Moros!
Viva l’Internazionalismo Proletario e la Rivoluzione Mondiale!
Viva il Socialismo!
¡Chavez vive! ¡La lucha sigue!

Comitato Organizzativo nazionale (COn) del Settimo Incontro Italiano “CaracasChiAma: Mantova risponde!”
Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

Italia, 19 marzo 2020

Comitato Organizzativo nazionale (COn) del Settimo Incontro Italiano “CaracasChiAma: Mantova risponde!”
Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “CaracasChiAma”

Italia, 19 marzo 2020

La verdadera guerra fría aún está por llegar

USA EE.UU. CHINA RUSIA OTANpor theduran.com

Miles de millones se reservan para el colapso mundial

Recientemente, el mundo se despidió del Tratado sobre la eliminación de los misiles de mediano y corto alcance. Esto apenas contribuyó a la estabilidad. Ahora hay otro documento importante en juego: el Start 3. Este acuerdo entre los Estados Unidos y Rusia regulaba la reducción de las armas ofensivas estratégicas. En menos de un año, su acción cesará, pero aún no se ha contado con la renovación.

Como saben, el Start 3, es un tratado bilateral, pero afecta el destino de todo el mundo. No es sorprendente que el acuerdo se esté discutiendo en otros países. Veamos la posición de las partes.

La retórica de Rusia se reduce a la necesidad de renovar el tratado. Esto se dice a todos los niveles. En particular, Vladimir Putin prometió recientemente plantear este tema en una reunión con Donald Trump.

“Es necesario extender el tratado Start 3”,-dijo el presidente ruso.

Alemania comparte esta opinión, ya que la ministra de Relaciones Exteriores, Heiko Maas, habló sobre:

“Estamos uniendo fuerzas para proteger y fortalecer la desmoronada arquitectura de control de armas. Instamos a Rusia y Estados Unidos a mostrar liderazgo al extender el Start 3. El acuerdo sigue siendo crítico”.

El Ministerio de Relaciones Exteriores francés comentó sobre la situación que rodea el acuerdo de la siguiente manera:

“Estados Unidos y Rusia, que aún poseen casi el 95% de las reservas nucleares del mundo, son los principales responsables de mantener los instrumentos de control existentes sobre las armas convencionales y nucleares”.

Incluso el ex subsecretario general de la OTAN, Rose Gottemoeller, en una audiencia en el comité de realciones exteriores en la Cámara de Representantes del Congreso de los Estados Unidos, declaró abiertamente que la seguridad de Estados Unidos depende del Start 3.

“Los aliados de la OTAN, así como nuestros aliados en Asia, apoyan la extensión del Start 3”, dijo.

La posición de Washington es menos clara. Oficialmente, Estados Unidos está dispuesto a extender el acuerdo. Excepto por el hecho de que aquí surge una gran contradicción estadounidense.

“El presidente presenta, y probablemente esté observando esto, una propuesta para discusiones tripartitas: negociaciones con Rusia y China sobre el reemplazo, un acuerdo de control de armas más amplio que limita el crecimiento de estos arsenales en China y Rusia”,-comentó John Rood, subsecretario de Defensa de los Estados Unidos para Asuntos Políticos comentó sobre la situación.

Estados Unidos ve a China como uno de sus oponentes estratégicos y, por lo tanto, quiere verlo entre las partes del acuerdo. A primera vista, este enfoque puede parecer razonable. Pero toda lógica comienza a desmoronarse si profundizas en los detalles.

Según la Campaña internacional para la prohibición de las armas nucleares, hay 6.500 ojivas nucleares en Rusia. Estados Unidos tiene 6185. El arsenal de China tiene solo 290 armas nucleares. China ni siquiera está en el tercer lugar: Francia estaba por delante, que tiene 300 ojivas nucleares. Naturalmente, el gobierno de Beijing apela con este hecho.

Si China hace un trato, se privará de la oportunidad de desarrollar esta industria. Washington es muy consciente de que no habrá un acuerdo tripartito. Además, Donald Trump ya quería concluir con los chinos un análogo del Tratado INF.

“China no forma parte de este acuerdo, pero deberían incluirse en él”, dijo Trump en octubre de 2018. Como saben, menos de un año después el acuerdo dejó de existir.

¿Pero hay realmente un problema en China? ¿Significa esto que el tratado debería incluir a Francia y Gran Bretaña? Sí, estos son países de la OTAN. No representan una amenaza para Estados Unidos, pero podrían equilibrar la situación. Solo incluso las negociaciones sobre este tema no se llevan a cabo. Pero en febrero, Donald Trump hizo una propuesta de presupuesto para el 2021 por un monto de 4.8 billones de dólares.

Es importante recordar que las obligaciones bajo el Start 3 pueden finalizar tan pronto ya en febrero. ¿Qué ofrece la Casa Blanca? -$ 705.4 mil millones para el Pentágono, con énfasis particular en financiar la creación de nuevos tipos de armas nucleares.

La Administración Nacional de Seguridad Nuclear también recibirá muchos recursos. Esta agencia federal ya ha informado que quieren gastar $ 15,6 mil millones en programas de armas nucleares. Aunque el Congreso decidirá sobre cuestiones presupuestarias, las acciones de Trump dejan en claro que Estados Unidos no cuenta con una extensión del Start 3. Además, el Tratado de Prohibición Completa de Pruebas también está en peligro.

Si se observan los números anteriores, puede ver por qué Estados Unidos no está interesado en mantener el Start 3. China es una excusa, como el misil 9M729 en el caso del Tratado INF. Las restricciones desaparecerán y un flujo multimillonario de dinero barrerá el complejo militar-industrial de los Estados Unidos. El Pentágono tiene algo por lo que luchar debido a los nuevos desarrollos rusos. Lamentablemente, esta situación dará como resultado una carrera armamentista sin precedentes. La Guerra Fría del siglo pasado parecerá un balbuceo, dada la cantidad de tecnología que ha evolucionado desde entonces. Uno solo puede esperar que las partes lleguen a un acuerdo antes de que el mundo pague por la negligencia de la catástrofe.

Aryenis y Alfredo: Comunicado de la Clase Trabajadora de PDVSA

L'immagine può contenere: 1 personaCaracas, 08 de Marzo de 2020

COMUNICADO

La Clase trabajadora de Petróleos de Venezuela S.A, consiente de su rol histórico frente a la Industria Petrolera Nacional en resguardo de los intereses de la república, manifiesta su más absoluta solidaridad y respaldo por los camaradas Ing. Aryenis Torrealba e Ing. Alfredo Chirinos, detenidos por los cuerpos de seguridad del Estado Venezolano el pasado 01 de Marzo de 2020, ambos trabajadores de la más reconocida moral y ética revolucionaria así como de su entrega y calidad profesional para el desempeño de sus labores frente a la corporación.

Estos trabajadores están siendo acusados presuntamente por suministrar información estratégica de PDVSA al gobierno de los EEUU para el fomento de las sanciones contra la misma, una acusación totalmente absurda y alejada de la realidad en contra de estos dos compañeros, en vista de la notoria y proba entrega, humildad, patriotismo y profesionalismo, esbozados por más de 10 años en PDVSA por los mismos. A continuación, y como forma de facilitar el camino a la verdad y contextualizar a los órganos de seguridad y justicia del Estado Venezolano, que bajo información falsa y llena de interés apátrida, ha sometido al escarnio público y socavado sin el debido procedimiento judicial, el derecho más alto de todo ser humano, su libertad; se procederá a detallar el aporte de estos camaradas en la lucha dentro de PDVSA contra las criminales sanciones petroleras impulsadas por el Gobierno de Donald Trump.

En primer lugar, es necesario aclarar, las posiciones desempeñadas dentro de la corporación tanto de la Ing. Aryenis Torrealba (Gerente de Operaciones de Crudos y Residuales de Comercio y Suministros) como por el Ing. Alfredo Chirinos (Gerente de Operaciones de Especialidades de Comercio y Suministro) tienen como alcance la coordinación, planificación y operación de las actividades de exportación, vía buques de productos hidrocarburos tanto a clientes internacionales como al Sistema de Refinación Nacional.

Además de su labor cotidiana, estos camaradas han tenido aportes extraordinarios en la lucha contra las sanciones criminales hacia PDVSA, impulsadas en mayor medida a partir de Enero 2019 (EO.13850), acciones que no son del conocimiento público, pero que poseen el rango para ser considerados y condecorados como héroes de la República. Entre ellas:

1.) Una vez bloqueados los envíos de nafta diluente desde los EEUU por las sanciones en enero 2019, fue la Ing. Aryenis mediante sus gestiones, una de las que obligó a la descarga de la nafta por el Terminal de Jose, por parte del Buque Tanque SCF Prime, quien pretendía retirarse del terminal sin descargar la totalidad de la carga, salvando a la patria de una afectación de 40 MBD (Miles de Barriles por Día) de crudo extrapesado en la FPO, que al precio cesta del momento (42 USD/Bl), representan unos 50 MMUSD/Mes (Millones de Dólares Estadounidenses por mes).

2.) Fue bajo la coordinación del Ing. Alfredo Chirinos que se lograron gestionar la carga de tres cargamentos de Nafta Liviana/Gasolina Natural (GAN/LVN) por 300 MBls cada uno, durante los meses de febrero, marzo y abril de 2019 desde el Criogénico de Jose, con el Buque Tanque Petion, para el suministro como diluente para el crudo extrapesado de la FPO de la División Junín, salvaguardando a la patria de una caída de producción de más de 80 MBD, un impacto de más de 100 MMUSD/Mes.

3.) Una vez, bloqueados nuestros terminales de Bullembay en Curazao y BOPEC en Bonaire, desde donde se hacían los trasegados de crudos pesados y residuales (Fuel Oil) para el cumplimiento de las exportaciones con el Fondo Chino, fue la Ing. Aryenis quien coordinó y estableció las pautas para las operaciones Ship To Ship (Trasegado Buque a Buque) en la Bahía de Amuay, para la carga de estos productos en buques de gran calado (VLCC y Suezmax), logrando el desalojo de esto productos y evitando la paralización de la operación de la refinería de CRP por altos inventarios de Fuel Oil, principal centro refinador del país y quien aporta el 80% de los combustibles que se consumen en el país, además de seguir garantizando el cumplimiento volumétrico con los clientes Chinos, y garantizando la continuidad del respaldo político a la revolución bolivariana.

4.) Fueron los Ing. Aryenis e Ing. Alfredo quienes, en conjunto con los equipos de trabajo organizados de diferentes organizaciones de PDVSA, planificaron con éxito el cambio de filosofía de los Mejoradores de Crudo Extrapesado en mayo de 2019, pasándolos a operar como Plantas de Mezcla, ante la negativa del mercado por comprar crudos mejorados, evitando con esto el sacrificio de más de 180 MBD de crudo extrapesado de la FPO, un impacto de más de 230 MMUSD/Mes.

5.) En Agosto-Octubre 2019, fue la Ing. Aryenis, quien bajo largas horas de trabajo, que trascendieron los días y las noches, coordinó de manera eficiente y eficaz el desalojo de crudo del terminal de Jose (Por donde se maneja el 90% de las exportaciones de Crudo del país) con la flota propia, ante el retiro inesperado de los buques del cliente CNPC (7 MMBls), permitiendo minimizar el impacto en más del 200 MBD de crudo tanto en la FPO como el Norte de Monagas, unos 300 MMUSD/Mes.

6.) Fue la Ing. Aryenis Torrealba quien coordino de manera efectiva el desalojo de crudos de Lago de Maracaibo vía buque de la flota propia, cuando la refinería del CRP en Paraguaná quedo fuera de servicios, evitando que los inventarios sobrepasaron los niveles límites en los Patios de Tanques de Occidente y salvaguardando para la patria unos 130 MBD de crudo, unos 200 MMUSD/Mes.

7.) Para los meses de Noviembre-Diciembre 2019 fue la Ing. Aryenis quien tuvo la brillante idea, de utilizar crudos livianos del occidente del país, tanto para el cumplimiento de los compromisos de exportación como para suplir el déficit de crudo diluente en la FPO; planificando toda la actividad y ejecutándola eficientemente, permitiendo con esto evitar un colapso inminentemente de todo el sistema de producción nacional y logrando evitar una caída de más de 80 MBD de crudo extrapesado en los negocios de las empresas mixtas de la FPO, principalmente los relacionados con Rosneft (Petromonagas y Petrovictoria) y CNPC (Petrolera Sinovensa), unos 110 MMUSD/Mes.

Como es que dos presuntos traidores a la patria, utilizando toda su creatividad, capacidad técnica, honradez, entrega y trabajo en equipo, fueron parte de la creación, coordinación y ejecución a la perfección de estrategias que salvaguardaron los intereses de la patria, reduciendo impactos multimillonarios, y evitando caídas más pronunciadas en la producción nacional, producto del ataque y la nueva dinámica que impusieron las sanciones de la OFAC contra PDVSA. No se entiende esto, los trabajadores honestos y comprometidos de toda la corporación no entendemos esto.

Cabe aclarar que los documentos mostrados en cadena nacional por el Ministro del Interior M/G Nestor Reverol, no constituyen para nada pruebas contundentes de culpabilidad de estos compañeros, ya que representan documentos comunes, que son manejados por una veintena de organizaciones dentro de PDVSA, a saber Exploración y Producción, Coordinación Operacional, Refinación, Terminales de Exportación y Comercio y Suministros; para la coordinación y seguimiento de las actividades operacionales que realizan estos compañeros, como parte de su trabajo habitual, si es porque estaban en sus computadoras o impresos en sus hogares, tendrían que apresar a más de 50.000 trabajadores que hacen lo mismo, como forma cotidiana de trabajo en las operaciones petroleras. Estos dos compatriotas no manejan contratos, no firman ni autorizan pagos, solo operan los activos disponibles para realizar el trabajo que su posición les designa, por razones como esta es que la ignorancia es libre. Como decía Ali Primera, “…la ignorancia no mata al pueblo, pero tampoco lo salva…”

La información presentada como prueba “contundente” de Traición a la Patria, de estos compañeros, puede ser encontrada fácilmente en portales privados por suscripción como refinitiv.com o rystadenergy.com, los cuales se alimentan de información comunicada directamente por los Armadores de los buques internacionales, que vienen a cargar hidrocarburos venezolanos, informando nombres de clientes, destinos, tipo de crudo, volúmenes y calidad, o por portales oficiales como el de la OPEP, donde se publica la información de producción de crudos mes a mes de Venezuela. Otro aspecto a resaltar, es que más del 60% de la flota controlada por PDVSA, es fletada a terceros (Privados), es con esta que se realizan las operaciones nacionales de cabotaje entre refinerías y operaciones Ship To Ship, cuyos Armadores (Dueños de buques) pueden comunicar libremente sus operaciones a entes extranjeros, sin que PDVSA pueda hacer mucho para evitar esto. Es de acotar igualmente, que son muchas las Salas Situacionales instaladas en PDVSA, que informan al Presidente, Directores, Presidentes de Filiales y Gerentes de la empresa, sobre las operaciones de producción, transporte, refinación y comercialización de hidrocarburos de la corporación vía la aplicación Whatsapp (Grupos de chat), donde se conoce que toda la información rebota en servidores norteamericanos y está a la orden de sus organismos de inteligencia. Los trabajadores nos preguntamos ¿Cuál es la fuga de información que se le pretende endosar a estos dos compañeros? hay muchos medios para elegir.

Otra cuestión que nos causa mucha suspicacia, es la declaración oficial de que ambos compañeros estaban catalogados como “Colaboradores de alto Nivel” por los EEUU, ¬¿esto según quién?, ¿por los gringos?, es decir, estos últimos delatan a sus espías y lo comunican al gobierno Bolivariano, ¡no!, esto no se lo cree nadie. Creemos que tanto el Ministro Reverol, como la Comisión Presidencial Ali Rodríguez Araque se basaron en información errónea, manipulada y sesgada, para emitir juicios incriminatorios a estos dos profesionales.

Nuestro llamado a las autoridades se orienta al respeto del debido proceso y a la investigación imparcial y sin influencias, en el caso de estos dos camaradas, de los cuales estamos de su inocencia, y así mismo a tomar todas las medidas respectivas, una vez se alcance su libertad por verdadera justicia, para limpiar su imagen ante el público y resarcir el linchamiento moral, que de manera indiscriminada, se ha hecho de los mismos. Como decía el Libertador Simón Bolívar: “…la justicia es la reina de las virtudes republicanas, y con ella se sostienen la igualdad y la libertad…” Discurso en Bogota, 13 de enero de 1815.

Nuestro llamado a los camaradas Aryenis y Alfredo, es a resistir, a que sean fuertes, los necesitamos de vuelta en PDVSA, para seguir construyendo patria con honestidad, trabajo profesional y entereza moral; no permitan que este capítulo oscuro y pasajero en sus vidas los quiebre en espíritu y mente, estamos con ustedes. El país los necesita libres, los venezolanos los necesitamos libres, PDVSA los necesita libres, los trabajadores los necesitamos libres, las operaciones los necesitan de vuelta y libres, sus familiares y amigos los necesitan libres.

Por último, instamos responsablemente a las autoridades, a realizar investigaciones más técnicas, con mayor profundidad criminalística y científica, para la búsqueda de la causa raíz de la problemática de corrupción que hoy vive PDVSA. Preguntas como: ¿Quién o quienes promovieron una mayor dependencia de las importaciones y exportaciones, desde y hacia los EEUU al momento de las sanciones de enero 2019, desacatando las líneas del comandante Chávez?; ¿Quién o quienes se beneficiaron con el relacionamiento spot con Traders de poca monta, en contraprestación de contratos a término de PDVSA?; ¿Quién o quienes promovieron el descalabro de nuestro Sistema de Refinación Nacional y Complejos de Mejoramiento, haciéndonos más dependientes de las importaciones de nafta diluente y productos combustibles desde los EEUU?. Estas y otras preguntas más, serán obligatorias para adelantar una investigación seria del tema, allí tal vez si consigan a los verdaderos Traidores a la Patria.

“Que se haga justicia en Venezuela, para que haya paz y se respete el Estado Democrático de derecho y de justicia. Si hay justicia, habrá Republica y Paz; en nuestras manos no se perderá la Republica.”

Acto de apertura del año judicial 2019 en el TSJ
Nicolás Maduro Moros
Presidente de la República Bolivariana de Venezuela

Clase Trabajadora de PDVSA

¡LEALES A CHAVEZ SIEMPRE, TRAIDORES COMO LA BURGUESIA NUNCA!

Víctimas de ilusiones transatlánticas: ¿está Europa lista para la guerra?

eu-army-natoMaquiavelo escribió que no se puede hacer tratos con aquellos que son más fuertes que uno. Esto no es una verdad que los políticos modernos no se den cuenta. En este contexto, el concepto de asociación transatlántica parece muy cuestionable. Y menos aún, no aporta ningún beneficio significativo a los estados europeos.

Vale la pena mencionar aquí que no estamos hablando de la OTAN. Desafortunadamente, esta organización ha perdido por mucho tiempo su función como un instrumento político típico. Hablaremos más sobre la efectividad militar de la alianza. Ahora deberíamos prestar atención a la eficiencia económica. Al final, es esta organización la que determina la existencia de la OTAN.

Hasta la fecha, ningún país del mundo vende tantas armas como lo hace Estados Unidos. Según el Instituto Internacional de Investigación de la Paz de Estocolmo, Washington ha aumentado sus ventas en un 23% en los últimos cinco años. Por supuesto, la mayoría de los armamentos se envían al Medio Oriente. Sin embargo, los países europeos tampoco pierden la oportunidad de apoyar a la industria militar estadounidense. Esto es especialmente cierto para los Estados bálticos y Europa del Este. Y no es que Rusia esté cerca. Este factor es solo una excusa. ¿Cómo funciona?

Al principio, los políticos y los medios comienzan a inflamar la situación al hablar sobre la amenaza rusa. Esto es seguido por alegaciones de que solo Estados Unidos puede ayudar a disuadir al agresor. Y en el contexto de este ruido mediático, se firma otro acuerdo sobre el suministro de armas o la construcción de una base militar. Como ejemplo, vale la pena mencionar la reciente declaración del presidente lituano, Gitas Nauseda.

“Sin el apoyo de los Estados Unidos y otros aliados de la OTAN, no podríamos haber contenido la amenaza rusa. Nuestra ubicación geográfica y posición geopolítica requieren que usemos nuestros recursos de la manera más efectiva posible. Es importante que las fuerzas de la OTAN en Lituania estén lo más preparadas posible, que estén constantemente capacitadas, que participen en ejercicios junto con las Fuerzas Armadas de Lituania y que se fortalezcan rápidamente si es necesario”, dijo el Presidente.

Solo surge una pregunta lógica: ¿cómo se puede evaluar la efectividad de la disuasión si no hay amenaza? Si volvemos a 1944, es seguro decir que el desembarco de los Aliados en Normandía aceleró significativamente la finalización de la Segunda Guerra Mundial. La situación es muy diferente ahora. Sí, Rusia no está atacando. Pero los méritos de los Estados Unidos aquí son muy exagerados. La amenaza rusa no es más que un movimiento publicitario del complejo industrial militar estadounidense. Es el mismo caso donde se crea un problema artificialmente, y luego se propone una solución. Un movimiento de marketing estándar en una era de consumo masivo. Pero este método que Washington usa no solo en los europeos.

En el 2020, el presupuesto de defensa de los Estados Unidos es casi el 40% del mundo. Y los políticos estadounidenses explican este hecho con la misma amenaza: rusos y chinos. Solo que esta vez estamos hablando del dinero de los estadounidenses comunes, que también están a disposición de las corporaciones militares.

Ahora volvamos a la efectividad de defensa de dicha cooperación. En el 2019, la administración de los Estados Unidos asignó $ 6.5 mil millones para proteger el flanco oriental de la OTAN. Por lo tanto, los contribuyentes estadounidenses financiaron el despliegue de equipos militares y soldados en Europa, así como la construcción de 37 complejos de defensa antimisiles “Aegis Ashore”. La instalación de estos sistemas en Rumanía y Polonia provoca una grave insatisfacción de Rusia debido a su sorprendente potencial. Es cierto que las corporaciones detrás de la producción de tales sistemas y misiles son indiferentes a la escalada de tensiones. En particular, el conocido Raytheon lanza la producción en serie de misiles SM-3 Block IIA. Se colocarán justo en Europa del Este, lo que nuevamente causó una reacción negativa de Moscú.

“Las próximas pruebas de la última modificación del antimisil SM-3 Block IIA en el blanco, el equivalente a un misil balístico intercontinental, están entretejidas en este lienzo. Un puñado de estados tiene misiles a su disposición. En consecuencia, la única conclusión posible es que Estados Unidos está comenzando a probar su sistema para contrarrestarnos directamente, para crear capacidad que pueda comenzar a devaluar la disuasión nuclear rusa”,-dijo el vicecanciller ruso Sergei Ryabkov.

Uno puede atinar que Rusia no permanecerá inactiva. Pero entonces surge la pregunta: ¿está realmente Estados Unidos listo para proteger a sus aliados, o el Congreso y la Casa Blanca solo sirven a los intereses de la industria armamentista estadounidense? Sería mejor nunca encontrarnos en una situación en la que tengamos que saber la respuesta, porque es obvio. Cuando Donald Trump exige que los estados miembros de la OTAN proporcionen dinero para defensa, todo lo que exige es dinero. Irán a comprar armas estadounidenses, pero no para defensa. En el momento crucial, todo esto dejará de tener sentido, porque la OTAN no tiene unidad, y las naciones “junior” sacrificarán en lugar de gastar recursos en ellas.

Turquía se ha convertido en un triste ejemplo de cómo la OTAN teme luchar contra Rusia. Para Washington, la situación en Siria fue una excelente oportunidad para acercarse a Ankara. Pero fue elegido para ser ignorado. Estados Unidos incluso se negó a proporcionar a su aliado los sistemas de defensa aérea Patriot, ya que un misil disparado podría haberse convertido en un choque directo contra Rusia.

Fuente

Thaís Rodríguez Gómez: aquí mi testimonio sobre Alfredo y Aryenis

Risultato immagini per Aryenis Torrealba Alfredo Chirinospor Thaís Rodríguez Gómez

Aquí les dejo mi testimonio sobre Alfredo y Aryenis:

Mensaje de texto de Alfredo Chirinos el viernes a las 7:00 am:

¡¡¡Thaís!!! Felicitaciones!!! Un nuevo miembro de la familia entre nosotros.

Este fue el último mensaje que recibí de Alfredo el viernes 28 de febrero por la mañana, celebrando la llegada del amor de mi vida, mi hijo, nacido justo un día antes. Ninguno de los dos se imaginaba lo que ocurriría unas horas después. ¡Qué complicado se pone todo de repente!

Alfredo, un hermano de la vida preso junto a su compañera, acusados de traición a la Patria ¡Ironías de la vida!

En estos días difíciles, de emociones irrepetibles e inolvidables, de insomnio, de recuperación de una cesárea, pañales, dar teta, consentidera para mi primer hijo.

También hay llamadas, informaciones cada vez más insólitas y preocupantes, tristezas, anuncios de prensa, más llamadas para resolver cosas, llantos de hermanas y hermanos.Y yo no he podido dejar de tener recuerdos chavistas, como solo pueden ser los recuerdos con Alfredo.

Con él y otros cuantos: Luis Alirio (otro hermano de la vida), Caribay, Rock, aprendí a militar cuando teníamos unos 14 años. Estudiábamos en el liceo Mario Briceño en Barquisimeto, y logramos impulsar elecciones de Centro de Estudiantes a pesar de que hacía más de 25 años que se habían dejado de hacer. Fuimos como Plancha 7 con Alfredo como presidente, yo como vicepresidenta y Luis Alirio, tesorero.

En esos meses hicimos un periódiquito y todo el mundo colaboraba para imprimirlo.

Con ellos me fui las primeras veces a Caracas sin mis papás, a marchar ese año 2003 porque el TSJ había declarado que no hubo golpe de Estado, a participar en movilizaciones y actividades antiimperialistas propias de aquella etapa revolucionaria.

También aguanté mis regaños por ser descubiertos en la madrugada haciendo pintas y tumbando pancartas de Acción Democrática y Primero Justicia.

Me metí a tira piedras, no contra la policía, como en la 4ta, sino contra los escuálidos cuando venían con grupos de Bandera Roja en la vanguardia a tomar la gobernación de Lara.

Con Alfredo y con Luis tuve mis primeras conversas sobre lo que representa el Che para la juventud y nos intercambiamos las primeras lecturas.

Esos fueron nuestros inicios de militancia, y pasaron los años, cada quien escogió su carrera y sus espacios de lucha, aunque siempre estábamos en contacto.

Ya viviendo Caracas fui varias veces al teatro Principal porque Alfredo venía con el Kalalo a presentar sus obras.

Después que Alfredo terminó la universidad, también se vino a Caracas a trabajar en Pdvsa y llegó a una casita que alquilé en Manicomio, donde paraban por un tiempo todos los guaros sin casa, es importante decir que pasaron los años y el muchacho llegó a ser gerente de Pdvsa pero nunca se salió del grupo de los que pasamos roncha sin casa en la capital.

Una de las cosas más admirables de Alfredo es que siempre ha mantenido empeño y disciplina en su labor en la industria, aunque han pasado tantos años de crecimiento, pero también de dificultades y contradicciones, nunca lo vi desanimado, teniendo de sobra preocupaciones, pero nunca una queja, y siempre una esperanza, porque mi amigo es optimista hasta la necedad.

En la casita de Manicomio escuchamos el discurso del Comandante aquel 8 de diciembre de 2012: “No faltarán los que traten de aprovecharse de coyunturas difíciles para mantener ese empeño de la restauración del capitalismo, del neoliberalismo, para acabar con la Patria”. Yo miraba y a cada rato me salía de la sala a llorar, Alfredo siempre sentado escuchando con atención.

Al poco tiempo conocí a Aryenis, primero por los cuentos de Alfredo enamorado y después en persona ya concretado ese amor. Aryenis es una ingeniera obsesionada con su trabajo, disciplinada, entregada a todo lo que se necesite en la industria. En los últimos años cada vez estaban más y más ocupados, para verse con ellos había que caerles tarde y conversar un rato hasta la madrugada sobre las preocupaciones por la situación del país, sobre las posibilidades de que la industria pudiera superar el bloqueo, en fin, todo lo que hablamos los militantes.

En esta hora difícil, yo les aseguro que Alfredo y Aryenis son de los muchachos que se comprometieron hasta el alma con las ideas del Comandante, por la justicia y la igualdad, por la causa del socialismo, y esas convicciones han sido demostradas con hechos durante sus jóvenes pero intensos años de vida.

Y sigo pensando: Traición a la Patria! Son 30 años de privación de libertad sin beneficio alguno… Me angustio, me desespero y me vuelvo a calmar… Me calmo porque sé que Alfredo y Aryenis están incólume, dignos, indoblegables, aguantando todo. Me calmo porque veo a sus mamás, a sus papás y hermanas resistiendo y esperando el apoyo de nosotros.


Pues aquí estamos, en pie de lucha, y moveremos cielo y tierra, contamos con la solidaridad de los justos y las justas que nos harán triunfar porque Chávez está de nuestro lado.

¿Está Europa lista para pagar la aventura militar de los EE.UU.?

INF TRUMPpor theduran.com

Pronto será un año en que el Tratado para la Eliminación de los Misiles de corto y mediano alcance dejó de existir. El año en que la mentira peligrosa e hipócrita de los Estados Unidos sobre la seguridad europea perdió su significado.

¿Por qué Washington continúa ocultando la verdad sobre sus armas?

Antes de responder a esta pregunta, debemos rendir homenaje al ingenio de la administración estadounidense. No podían simplemente crear armas poderosas bajo la apariencia de un sistema defensivo. Esta arma también pudo imponerse en los países de Europa. Desde el 2016, el sistema de misiles Aegis se ha ubicado en la base militar rumana en el poblado de Deveselu. Pronto, armas similares aparecerán en Polonia. Oficialmente, estos sistemas están diseñados para garantizar la seguridad europea. Y aquí surgen las primeras contradicciones.

Aegis apareció en Rumania para contrarrestar los ataques con misiles iraníes. El armamento de Irán por sí solo no tiene misiles cuyo alcance explicaría la necesidad de las medidas de Washington. La explicación radica en las especificaciones técnicas de Aegis. El sistema está equipado con lanzadores universales MK-41, que pueden usarse para cargar misiles antimisiles y misiles Tomahawk. Las pruebas correspondientes se llevaron a cabo el 19 de agosto del 2019 en la isla de San Nicolás frente a la costa de California, es decir, 16 días después de que EE.UU. abandonara el Tratado INF.

Es obvio que en ese momento Estados Unidos mostró su capacidad de existir en realidades sin acuerdo. Pero también revelaron que durante años en Europa hubo complejos de ataque capaces de lanzar misiles con un alcance de vuelo de hasta 2.5 mil kilómetros. En este contexto, el ex empleado del Pentágono Abraham Dinamarca reiteró suposiciones alarmantes de que los sistemas de defensa antimisiles desplegados en Rumania y Polonia podrían usarse para atacar objetivos estratégicos en Rusia.

Por supuesto, el Tratado INF ya no existe, y puede parecer que Estados Unidos no tiene sentido continuar su aventura hipócrita. Las manos están desatadas. Pueden demostrar su poder en todo. Si no pudo rendir cuentas antes, ¿quién lo hará ahora? Solo una mentira no ha perdido su significado en absoluto. Todo lo contrario.

Rusia está creando activamente armas que preocupan incluso a Estados Unidos. Y a Rusia no le gusta colocar sistemas de choque en sus fronteras que representan una amenaza real. Reconocer oficialmente las capacidades ofensivas de los complejos Aegis es darle a Moscú la oportunidad de lanzar incluso un ataque preventivo. Los gobiernos europeos son maravillosamente conscientes del problema, por lo que no tienen prisa por aceptar el despliegue de armas ofensivas. Aún más rígido a este respecto es la posición del público. En tales circunstancias, Estados Unidos simplemente se ve obligado a usar una mentira para evitar una amplia publicidad, protestas públicas y gestiones oficiales. El estricto secreto de las bases existentes en Rumania y Polonia simplemente nos permite realizar nuestro plan.

El problema es que tales medidas no alivian la tensión internacional, y dada la terminación del Tratado INF, la amenaza solo aumenta. Al afirmar la necesidad de proteger a los europeos, Estados Unidos los convirtió en un objetivo potencial. ¿Cómo salir de esta situación?

Ahora en el mundo existe un conocido Tratado de Cielos Abiertos, que permite a los países realizar vuelos de observación para controlar las actividades militares. Específicamente, sirve para generar confianza entre los estados. Tal concepto podría aplicarse a las instalaciones militares estadounidenses en Europa. Proporcionar a los observadores internacionales, incluidos los rusos, acceso a ellos sería una garantía confiable de que los sistemas Aegis se utilizan para los fines previstos. Desafortunadamente, la implementación de tal idea es casi imposible. Pero todo lo contrario se puede confirmar. Por lo tanto, la implementación de tal idea es prácticamente imposible. Además, es difícil imaginar que los políticos europeos se atrevan a exigir esto a Trump. Están listos para coexistir con una amenaza que podría conducir al desastre. Cuando suceda, mucho quedará claro, pero no habrá vuelta atrás.

(VIDEO) ¡Chavez vive! ¡En la lucha por la liberdad de Aryelis y Alfredo!

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Caracas, 5mar2020.- Aquí Sandino hijo del Cantor del Pueblo Alí Primera, y la Agrupación de Combatientes por el Canto Revolucionario, se solidarizan con Aryelis Torrealba y Alfredo Chirinos. Delante del Presidente Nicolás Maduro Moros, no podíamos esperar menos de Sandino.

Alfredo Antonio Chirinos (Padre): “Aquí no se rinde nadie”

Risultato immagini per Alfredo Chirinos InocentesAlfredo:
¡Querido hijo!
Allí estás en esa oscuridad, pero se qué tus sueños andan brindando esperanza en las calles de tu Pueblo. Naciste con tu esperanza de luchador, tomando el ejemplo de muchos luchadores viejos, por sé quién eres: un soñador con la esperanza de cambiar el mundo, como lo tienes escrito en las paredes de tú cuarto, ¡aguanta hijo! Que tús sueños traspasan esas oscuras paredes para decir al mundo quién eres! En la calle te espera tú vieja bicicleta para tus ejercicios diarios junto a tú Dulcinea (Aryenis)!

En tu alma llevas las enseñanzas de viejos combatientes revolucinarios de conducta y moral intachable como la tuya, porque de allí vienes formado con la ética socialista.

En tú espalda llevas el morral de muchos combatientes y jóvenes asesinados por los enemigos de nuestro pueblo, el morral de Bolívar y de Chávez y ahora recuerdo que cuándo apenas eras un niño de 15 años no dudaste en ponerte ese morral, para pedir el rescate del Comandante Chávez, en aquellos momentos oscuros cuándo la garra del imperio Yankee pretendió quitarnos al Comandante, secuestrándolo para asesinarlo!

Haz tenido la responsabilidad histórica de no dejarlo en el camino, por eso estoy seguro que no eres un traidor a la Patria y mucho menos aún, un terrorista.

Te formaste con las lecturas de aquel heróico libro “Así se templo el acero”, “Reportaje al pie del Patíbulo” y muchos otros escritos y documentos históricos que condensan las luchas de los pueblos por su liberación y el Socialismo.

Tu sabes que Chávez nos dijo: “Aquí no se rinde nadie” y sabemos que tú no te rendirías jamás y estarás siempre al lado de las luchas de nuestra Patria, tu mente no se quedará en esas cuatro paredes en dónde estás, por ahora.

Yo pasé en varias ocasiones lo que ahora estás viviendo, por la persecución política de los gobiernos de aquellos tiempos de la Cuarta República y siempre salí triunfante así como lo harás tú junto a tu compañera Aryenis.

Éste dolor que cargamos encima, sé que pasará cuándo veamos tu rostro nuevamente recorriendo las calles de la Patria Bolivariana, para que nos sigas dando tú valioso aporte en la construcción del Socialismo Bolivariano.

Mis fuerzas y las de tú mamá a pesar de nuestra avanzada edad y las muchas lágrimas que han salido de nuestros ojos que te vieron nacer y crecer siguen firmes con la esperanza de verte libre! Aún sigo resistiendo con mis viejos sueños y con los tuyos.

El Ché Guevara nos dijo: “Que culpa tengo yo de tener el corazón a la izquierda y la sangre roja”

Alfredo Antonio Chirinos (Padre)

05/03/2020
3:00 AM

¡LEALES SIEMPRE TRAIDORES NUNCA!

¡LA LÍNEA JUSTA ES LUCHAR HASTA VENCER!

¡¡ALFREDO Y ARYENIS INOCENTES!!

¡¡¡LIBERTAD YA!!!

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