Napoli 24ott2021: Presentazione del libro “I medici cubani a Torino”

Torino 18 ott2021: Presentazione del libro “I medici cubani a Torino”

Da Cuba all’Italia: chiarezza sui vaccini!

da Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento fondativo.

Riteniamo che Cuba socialista sia un punto di riferimento imprescindibile anche per quanto riguarda la ricerca scientifica e lo sviluppo delle biotecnologie, come nel caso dell’Istituto Finlay de La Habana e del CIGB all’avanguardia nel disegno e nella realizzazione dei nuovi vaccini contro la Covid-19.

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MARXISMO E METODO SCIENTIFICO: LOTTA IDEOLOGICA E POLITICA NELLA NUOVA FASE PANDEMICA

Riportare al centro gli interessi di classe e la difesa della salute collettiva per uscire dall’emergenza e aprire nuove prospettive

Un anno e mezzo di pandemia ha messo a nudo la crisi del sistema capitalistico.

L’evidente fallimento delle misure di contenimento – sempre parziali e tardive – attuate dai paesi capitalistici europei, nordamericani ed in generale dalla stragrande maggioranza dei paesi OCSE che seguono le dottrine neoliberiste e le crescenti conseguenze della tattica delle mezze misure prolungate sulle attività economico-sociali maggiormente colpite, hanno provocato disastrosi effetti in termini di salute pubblica, in un clima altalenante di sfiducia ed incertezza.

INFODEMIA

Nel quadro del lento massacro culturale del sistema di educazione pubblica e nel disorientamento ideologico di molti, si sono fatte strada le più fantasiose teorie. In tale clima – mentre infezioni, ricoveri e decessi crescevano – si è diffusa una infodemia incontrollata di “notizie” spesso esaltate, decontestualizzate nonché manipolate (e difficilmente verificabili dai più). Le pseudo-informazioni si sono moltiplicate attraverso un pullulare di blog acchiappa-click ed una informazione mainstream confusionaria e spesso calibrata sulle esigenze economiche immediate di alcuni gruppi dominanti. In questo contesto, hanno avuto gioco facile le attività di nuove sette e altri gruppi reazionari, spesso orientati da campagne abilmente costruite e veicolate trasversalmente in differenti ambiti culturali, sociali, economici e politici e si sono fatte strada le più svariate e fantasiose teorie cospiranoiche circa la reale esistenza o la genesi dell’epidemia da SARS-CoV-2 o in relazione alla natura e alla presunta pericolosità dei vaccini.

UNA GESTIONE FALLIMENTARE NEI PAESI CAPITALISTICI

Da un anno e mezzo denunciamo e condanniamo la gestione della pandemia, nel mondo capitalistico occidentale in generale ed in Italia in particolare, spesso contraddittoria e costellata da errori clamorosi, a partire dalla mancata zona rossa di Alzano e Nembro (Bergamo) e dall’imperdonabile ritardo nella strategia di tracciamento nel 2020, fino alle complicazioni della prima fase della vaccinazione di massa con le case farmaceutiche inadempienti, senza alcuna seria risposta a livello europeo, proseguita con la sclerotica e confusionaria gestione della vicenda Astrazeneca. Tale pessima e contraddittoria gestione, tuttavia, non è la prova di complotti e cospirazioni, come credono taluni, ma la risultante dell’incapacità delle istituzioni borghesi a garantire il “bene comune”. I governi dei paesi capitalistici, stretti dalle lobby industriali che hanno imposto di non fermare la produzione dopo il primo parziale lockdown del governo Conte e che hanno ritardato in modo irresponsabile ogni iniziativa di contenimento, proprio nelle fasi di crescita esponenziale dei contagi (si pensi alla seconda ondata dello scorso ottobre), hanno scelto la strada della cosiddetta “convivenza con il virus”, privilegiando la difesa di interessi particolari anziché la salute pubblica. Si tratta dell’incapacità a sostenere gli interessi generali che Marx stesso aveva compreso fin dagli scritti giovanili e che purtroppo non è chiara a molti militanti ed intere organizzazioni. In tutta evidenza, queste ultime, nonostante si definiscano comuniste, non sono ancora in grado di conquistare la sufficiente e necessaria autonomia ed indipendenza ideologica e politica dall’influenza delle classi dominanti, rendendo decisamente sterili e velleitari i loro stessi proclami rivoluzionari.

Le istituzioni politiche, sempre più screditate a causa della loro incapacità di gestione, incapacità propria di una classe politica di arruffoni e navigatori a vista, più che di una classe dirigente, non sono in grado di fornire una comunicazione efficace, alimentando scetticismo ed assenza di fiducia che pervadono una fascia di popolazione certamente più ampia rispetto a quella degli “anti-vaccinisti ideologici”: la pandemia sempre più colpisce questi ultimi, tra i quali troviamo molti pazienti delle terapie intensive nell’ultimo periodo, ma anche strati di popolazione non protetta, soprattutto a causa della disinformazione e dell’incapacità dei governi borghesi oltre che per la presa di una propaganda reazionaria che ha fatto breccia o disseminato dubbi anche in ambienti tradizionalmente distanti dalla destra più estrema.

IL DISEGNO REAZIONARIO DEI NEOCONS E LO SBANDAMENTO DELLA SINISTRA DI CLASSE

In differenti paesi, dall’America latina all’Europa dell’est, fino in Italia, con le cronache degli ultimi giorni, assistiamo al diffondersi di ideologie e posizioni anti-scientifiche ed irrazionali, alla base di mobilitazioni di matrice chiaramente reazionaria. Purtroppo queste tendenze sono diffuse non solo tra le organizzazioni di natura conservatrice, se non dichiaratamente neofascista, e nei settori di piccola-media borghesia (in molti casi le piccole attività) particolarmente colpiti dalle mezze misure prolungate, ma anche negli ambiti del “pensiero critico” e di un certo attivismo sociale; mentre tra le larghe masse della popolazione – nonostante l’inettitudine delle classi dominanti – ha prevalso in Italia una netta adesione alla campagna di vaccinazione che al momento tocca circa il 73% della popolazione (con l’impressionante numero di quasi 44 milioni di persone che ad oggi hanno aderito alla campagna di vaccinazione in Italia, pari ad oltre l’80% della popolazione vaccinabile). L’orientamento e le tendenze in vario modo anti scientifiche – sia pur minoritario ed apparentemente residuale – sta attraversando in forma trasversale ogni formazione politica ed ogni ambito sociale organizzato, interessando la maggior parte delle organizzazioni politiche e sindacali della sinistra di classe, sia nella base militante sia nei gruppi dirigenti. Questa situazione spiega l’ambiguità nelle posizioni e indicazioni politiche, mostrando un perverso meccanismo di ricerca del consenso, o una errata interpretazione della linea di massa, piuttosto che la costruzione di una direzione politica basata sulla chiarezza e su una visione scientifica della realtà: in questo senso la scarsa comprensione della realtà concreta è indice di una forte debolezza e subalternità ideologica. Non è un caso che dietro ad una certa propaganda si nascondano soggetti ambigui legati ai locali circuiti della setta nordamericana “QAnon” e dell’estrema destra. Si tratta di una dinamica operante non solo in Italia e nell’Unione Europea, ma anche in Russia, nel Brasile di Bolsonaro, in Argentina ed in altri paesi: una campagna che abbiamo osservato attentamente e visto crescere sin dall’inizio, e che ha preso avvio negli USA all’ombra della precedente amministrazione Trump. Chi condivide piazze e parole d’ordine con questi soggetti deve prendere consapevolezza che si sta assumendo la responsabilità di favorire il loro disegno apertamente reazionario.

Si sta diffondendo un approccio limaccioso, che mescola frammenti di pensiero (apparentemente) critico con atteggiamenti anti-scientifici e irrazionalistici, in un mix che alimenta in maniera indistinta la sfiducia nel potere costituito a prescindere dal suo carattere (borghese conservatore, riformista, o socialista), diffidenza e scetticismo nei riguardi di ogni dato ufficiale o informazione scientificamente fondata, arrivando persino alla aperta avversione verso i medici e gli stessi lavoratori della sanità. Questo fenomeno sta producendo una crescita del pensiero anti-progressista che, anziché dirigere le più ampie masse verso la prospettiva di un’alternativa di sistema in chiave anticapitalista e comunista, affonda nel ribellismo senza prospettive o nel ripiegamento familistico e comunitaristico, nell’individualismo soggettivista e antisociale, o nella polarizzazione esasperata da social network. 

Le forze che si dichiarano apertamente neofasciste stanno tentando di cavalcare e orientare queste inquietudini, finora con esiti piuttosto scarsi, ma con sempre maggiore visibilità e con l’obiettivo di alimentare confusione e diversione dalla lotta di classe, una dinamica favorita dai riflettori mediatici, deviando l’attenzione su una polarizzazione in realtà sterile ed utile alle classi oggi ancora dominanti ma sempre meno dirigenti.

LA NECESSITÀ DI FARE CHIAREZZA SUI VACCINI

È giunto il momento di fare chiarezza su alcuni aspetti, centrali per chi non ha abbandonato una visione del mondo dialettica e storico-materialistica, una visione scientifica della realtà, nonché della necessità e possibilità della sua trasformazione, e che non ha intenzione di sostituirla con un vuoto ribellismo velleitario.

Nelle prime fasi dello scorso anno, 2020, immediatamente a ridosso del primo lockdown, era già necessario rivendicare l’attuazione di misure nette di contenimento, test massivi e gratuiti e misure anticipate all’inizio della seconda ondata di ottobre, seguendo l’esperienza cinese “covid zero” (anziché quella “convivenza con il virus” dei paesi OCSE con poche eccezioni), iniziative tali da evitare il disastro sanitario e un periodo interminabile di mezze misure, invece che legittimare – come hanno fatto alcuni – mobilitazioni contrarie ad ogni pur tardiva ed insufficiente misura di contenimento. Allo stesso modo chi oggi insegue le mobilitazioni anti-vacciniste o variamente riduzioniste non fa che aggiungere confusione invece che fare chiarezza, diversione anziché direzione rispetto ai movimenti spontanei.

Basta con le ambiguità, le banalizzazioni e i luoghi comuni: sui vaccini occorre fare chiarezza!

In merito alla campagna vaccinale, ed alla pandemia in generale, occorre osservare con attenzione i dati, i numeri, i risultati di iniziative di contenimento e di diffusione della vaccinazione nei differenti paesi. Un dato ormai evidente è la protezione dalle forme più gravi di infezione della popolazione vaccinata, consolidato negli ultimi mesi ed in relazione all’uso di tutti i vaccini in circolazione, siano essi di produzione occidentale capitalistica o meno. Ottimi i dati in Uruguay, ad esempio, con una copertura altissima della popolazione, raggiunta in breve tempo con la vaccinazione di massa, in larga parte immunizzata con il vaccino cinese Sinovac (crollo verticale di casi positivi, casi gravi e decessi).

Se il dato sulla protezione a livello clinico in ogni paese deve essere osservato nel tempo, l’aspetto e la ricaduta della vaccinazione sul piano epidemiologico richiede una attenta valutazione là dove la vaccinazione ha raggiunto percentuali elevate della popolazione. Si tratta di considerare molte variabili, sapendo che i vaccini non sono bacchette magiche miracolose, ma potenti strumenti da affiancare ad una vigilanza sanitaria puntuale, con test massivi a disposizione di tutti e tracciamento, con lo sviluppo di un sistema sanitario pubblico e con la messa a punto di cure specifiche per questo tipo di patologie. Chi si illude di risolvere il problema con le sole cure precoci mostra di non comprendere cosa sia una epidemia di questo tipo e le sue conseguenze senza misure di contenimento e mitigazione degli effetti, altrimenti disastrosi e tali da travolgere qualsiasi sistema sanitario, anche il più evoluto.

Non dobbiamo mai stancarci di ripeterlo e sottolinearlo:

1. il vaccino, qui ed ora, è indispensabile ed imprescindibile ma non va contrapposto alle altre misure. Le altre misure di profilassi generale non sono in alternativa alla vaccinazione di massa ma sono complementari ad essa. Il “consenso informato” non è una liberatoria e consente comunque la richiesta di risarcimento per i rarissimi casi di conseguenze da reazioni avverse, come confermato da sentenza della Corte Costituzionale, che equipara i vaccini obbligatori a quelli consigliati dalle istituzioni statali e regionali.

2. la sanità pubblica e il suo rafforzamento, in prospettiva, non devono essere considerati “spesa” da tagliare, bensì pubblico investimento, anch’esso indispensabile ed imprescindibile, per il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

Riguardo all’adozione di questo o quel vaccino da parte dei differenti enti regolatori (EMA, FDA, ecc.) ogni paese opera proprie scelte, ma occorre denunciare la differenza tra la validazione di questo o quel vaccino da parte degli enti regolatori, dal riconoscimento di ogni vaccino sviluppato seguendo i protocolli codificati di sperimentazione clinica e quantomeno dal riconoscimento doveroso di ogni vaccino considerato valido dall’OMS (si pensi ai vaccini cinesi). Il mancato riconoscimento da parte di Italia e UE (ma non da parte di altri paesi membri) dei vaccini non di produzione occidentale non ha motivazioni sanitarie ma solo geopolitiche.

Il non riconoscimento di questi vaccini, usati in decine di paesi, ha conseguenze negative nelle relazioni economiche, sociali e culturali tra i popoli, oltre che conseguenze negative per le comunità italiane all’estero (ad esempio in America latina dove prevalente è l’uso dei vaccini di produzione cinese o russa) e per i lavoratori stranieri residenti in Italia. Lo stesso dicasi per il riconoscimento dei vaccini cubani attorno ai quali c’è grande attenzione da parte della comunità scientifica mondiale e di molti governi. In queste ore si registra grande interesse per il vaccino cubano Soberana II che assieme ai cinesi Sinovac e Sinopharm è sviluppato per la vaccinazione già in età pediatrica.

Assodato dunque che il vaccino non fa miracoli, non siamo certi che questa verità elementare che con un minimo di conoscenza storica dell’argomento dovrebbe essere evidente, sia chiara ai governi della borghesia. Soprattutto nei paesi capitalistici dell’area OCSE, infatti, i governi hanno prodotto una comunicazione esageratamente ottimistica sull’imminente uscita dalla pandemia una volta portata a termine la campagna vaccinale, che forse rientra nel libro dei sogni della borghesia e dei propri comitati d’affari per consentire un immediato ritorno alla situazione economica pre COVID-19.

LE CONTRADDIZIONI IN SENO AL GOVERNO DEL CAPITALE

Il capitalismo ogni giorno deve fare i conti con le contraddizioni che egli stesso ha creato ed anche in questo caso non riesce ad uscirne. I governi borghesi, stretti da un lato dalla difesa degli interessi privati come quelli delle case farmaceutiche, dall’altro lato dall’impossibilità di uscire dalla pandemia con questo quadro d’insieme, stanno iniziando a rendersi conto della necessità di permettere la vaccinazione anche agli abitanti dei paesi più poveri, naturalmente non per ragioni etiche ma nell’interesse degli stessi paesi imperialisti. Perfino Biden ha accennato mesi fa alla necessità di una temporanea sospensione dei brevetti, dimostrandoci ancora una volta come la realtà sia dialettica e il capitalismo sia costretto ad avventurarsi in terreni completamente al di fuori dal proprio recinto per cercare soluzioni a problemi altrimenti insormontabili. Ma, per ora, il capitalismo ha soltanto contribuito ad esasperare e rendere più evidente la differenza fra poveri e ricchi, tra oppressi ed oppressori, anche su questo aspetto vitale, e non possiamo dimenticare il criminale bloqueo e le sanzioni contro il popolo cubano, contro la Siria, l’Iran e troppi altri paesi ai quali in piena pandemia viene impedito perfino l’acquisto dei medicinali. Se i dati dei primi di settembre 2021 ci parlano di oltre il 40% della popolazione mondiale che ha ricevuto almeno una dose di vaccino, con oltre 5,5 miliardi di dosi somministrate, l’atrocità della sperequazione si riassume nel dato analogo per i paesi oppressi dall’imperialismo: meno del 2%. Contro il 65% dell’UE e il 54% del Nord America; prodighi di dichiarazioni di principio e avidi nei fatti ad accaparrarsi i vaccini sul “mercato”.

UNA STRATEGIA INTEGRATA CONTRO LA COVID-19

Misure come la sospensione delle licenze dei brevetti sarebbero dunque fondamentali per un’uscita quanto più veloce possibile dalla pandemia, così come lo diventano in prospettiva la ricerca ed il potenziamento della sanità pubblica, che consentirebbe agli stati di non dipendere dalle multinazionali del farmaco e che si profila come aspetto strategico necessario alla stessa infrastruttura economico-produttiva. Da questo punto di vista, Cuba, che è un paese piccolo ma socialista – differenza qualitativa non trascurabile – sotto embargo e continuamente boicottato dal blocco imperialista statunitense, ci dimostra come una soluzione del genere sia non solo possibile ma di gran lunga più efficace, data la capacità che ha avuto di brevettare, produrre e distribuire almeno sul proprio territorio vaccini integralmente pubblici e di promuovere la collaborazione per la produzione di vaccini in altri paesi. Anche questo a dimostrazione della superiorità strategica dei paesi con persistenti elementi di socialismo nell’affrontare le minacce pandemiche. Tutto ciò conferma e rafforza in noi la granitica certezza che l’umanità ha un futuro solo nell’organizzazione socialista della società.

I vaccini rappresentano dunque, sotto l’aspetto sanitario, l’architrave di una strategia integrata che coniuga medicina territoriale (che a differenza dell’ideologia anti-vaccinista, non contrappone ad essa la vaccinazione di massa), tracciamento, prevenzione e ricerca pubblica.

Sul fronte del tracciamento, diventa indispensabile la gratuità dei tamponi, degli esami degli anticorpi e di tutte le analisi finalizzate al contrasto della COVID-19.

IL “GREEN PASS” E L’OBBLIGO DI LEGGE

In una situazione di isteria collettiva, una misura contingente e temporanea come il “Green Pass” diventa l’immaginaria linea gotica che divide due schieramenti contrapposti. La polarizzazione che ne consegue configura nella sostanza un’ennesima arma di distrazione di massa.

Si tratta di un provvedimento contraddittorio che rientra perfettamente nel quadro delle mezze misure, dove le forze politiche non hanno il coraggio di imporre l’obbligo vaccinale. Dunque, ci troviamo davanti ad una politica che non decide ma scarica le proprie responsabilità sulla popolazione aprendo una frattura tra i lavoratori. Benché la vaccinazione stia riscuotendo una larghissima adesione, vi sono settori con un numero significativo di lavoratori ancora scettici, che rischiano di pagare il prezzo più alto in termini sia di salute sia di provvedimenti conseguenti alla mancata vaccinazione.

Le conseguenze pratiche di questa (non) scelta sono ambivalenti: se da un lato questo strumento incentiva la vaccinazione di massa, dall’altro crea la pericolosissima illusione di isole “Covid-free”, che purtroppo nella realtà ancora non possono esistere.

La soluzione più avanzata sarebbe quella di convincere la parte ancora disorientata della popolazione a vaccinarsi attraverso una comunicazione seria ed efficace: al momento riscontriamo come questa prospettiva sia molto lontana e che la scelta del governo sia orientata ad una estensione di un obbligo di fatto ma non giuridico.

SCIOPERO GENERALE DELL’11 OTTOBRE 2021

Riteniamo fondamentale questo appuntamento, che deve mantenere come aspetto centrale la lotta contro i licenziamenti e non quella contro il “Green Pass”, che certamente Confindustria sta cercando di utilizzare a proprio vantaggio, esattamente come la borghesia ed i suoi governi hanno sempre fatto per ogni evento della storia umana e per ogni suo provvedimento consequenziale. Tuttavia, ribadiamo come il tema centrale dello scontro tra capitale e lavoro in questa fase sia quello dei licenziamenti, che dopo il pesantissimo assaggio di questi mesi (come mostrano i casi della Whirlpool e della GKN su tutti), verrà fuori in tutta la sua drammaticità una volta concluso il periodo di cassa integrazione.

Oltre alla lotta contro lo sblocco dei licenziamenti, è fondamentale un impegno massiccio delle organizzazioni sindacali per garantire le condizioni di sicurezza sul posto di lavoro, con il rispetto rigoroso dei protocolli anti-Covid-19 e nei trasporti pubblici, fondamentali per il raggiungimento del posto di lavoro e di studio e che necessariamente devono essere potenziati, oltre all’investimento nella sicurezza e sulle condizioni di lavoro nel settore pubblico (in particolare sanità, scuola e università) e nella ricerca. Non possiamo dimenticare i 621 lavoratori contagiati sul posto di lavoro, morti causa Covid nei primi mesi del 2021, ovvero morti per infortunio sul lavoro, come da relativa richiesta agli enti previdenziali.

IN CONCLUSIONE

Consideriamo che la pandemia da Covid-19 ha messo definitivamente a nudo la crisi del capitalismo e l’incapacità della borghesia di governare il mondo; evidenza che emerge con forza ancora maggiore in presenza di eventi avversi come la pandemia (che alcuni preferiscono definire come ‘sindemia’, sottolineando la sovrapposizione di aspetti naturali ad altri di tipo sistemico).

– Denunciamo gli effetti tossici di un’informazione interessata solo ai click e non alla salute pubblica.

– Condanniamo la gestione disastrosa della pandemia da parte di una classe politica per niente autorevole ed incapace di indirizzare una comunicazione chiara ed efficace.

– Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per il disegno reazionario della componente maggioritaria degli anti-vaccinisti per principio ideologico ed il nostro disappunto e disaccordo con quelle componenti progressiste e comuniste che aderiscono e si accodano alle loro campagne, condividendo piazze e parole d’ordine con neocons e neofascisti dichiarati.

– Rivendichiamo a gran voce la necessità della vaccinazione di massa in tempi rapidi nei paesi oppressi dall’imperialismo, il riconoscimento di tutti i vaccini smarcandosi dai giochi geopolitici, la sospensione delle licenze brevettuali, la gratuità dei tamponi e di tutti gli esami utili per il contrasto alla Covid-19, nonché il massiccio finanziamento alla ricerca pubblica valutando le possibilità della produzione di vaccini pubblici seguendo l’esempio di Cuba.

– Riteniamo che il “Green Pass” sia una mezza misura che scarica le responsabilità sui cittadini, incentiva la vaccinazione ma crea la pericolosissima illusione di luoghi “Covid-free”. Ogni cosa sotto il cielo ha la sua ora ed è giunto il momento del superamento delle fin troppo spesso ipocrite “mezze misure”.

– Chiamiamo le lavoratrici e i lavoratori allo sciopero generale dell’11 Ottobre 2021, contro lo sblocco dei licenziamenti, per adeguate misure di contrasto alla Covid-19 nei luoghi di lavoro, nelle scuole e sui mezzi di trasporto pubblici.

– Facciamo appello alle compagne ed ai compagni, oggi presenti come noi in differenti ambiti o gruppi organizzati, a sostenere apertamente una battaglia di chiarezza oggi necessaria al fine di uscire dall’emergenza e dalle nebbie della polarizzazione controllata, ricostruire una autonomia politica ed ideologica e aprire nuove prospettive di trasformazione rivoluzionaria.

Comitato Nazionale “Chiarezza sui Vaccini”
Marxismo e metodo scientifico nella nuova fase pandemica

8 settembre 2021

https://chiarezzasuivaccini.wordpress.com/
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Prime adesioni individuali: 

Anika Persiani
Massimo Zucchetti
Adriano Ascoli
Gianfranco Fornoni
Francesco Piccioni
Giorgio Cremaschi

Dario Parisi
Domenico Di Dato
Clara Statello
Ciro Brescia

Francesco Fumagalli
Vito Maiorano
Massimiliano Romanello
Tommaso Pola
Nicolò Santerini
Rosa Maura La Tella
Silvia Benedetti
Duilio Romanello
Marco Nieli
Marco Riformetti

Samuel Fabbri
Eugenio Leozappa
Susanna Angeleri
Daisy Rapanelli
Aldo Romaro
Franco Specchio
Omar Minniti
Giovanni Di Maio
Maria Vittoria Tirinato
Mariagrazia Giannuzzi

Giovanni Bruno
Fabio Rocca
Nicola Beltrano
Antonella Montaruli
Dario Caputo
Svetlana Mazur
Carmen Malaika
Antonio Currò
Mariagrazia Pippia
Vincenzo Leone

Giada Galletta
Roberto Lesignoli
Daria Furlan
Alessio Decoro
Luciano Pomona
Francesco Artosi
Giovanna Antico
Renzo Amenta
Sebastiano Caspanella
Ada Romito

Simone Bruni
Massimo Cerullo
Paolo Maria Emiliani
Dussan Crevatin
Mario De Luca
Marcello Piantadosi
Elena Masera Arigoni
Patrizia Donadello
Giovanni Li Vigni
Felicia Violi

Rossella Giordano
Edoardo Carusillo
Stefano Ruggieri
Daniele Romeo
Barbara Lattanzi
Maddalena Celano
Alfonso Gentile
Onofrio Castriotta
Angelo Iacobbi
Massimo Pin

Giuseppina Ficarra
Vincenzo Bellantoni
Ettore Scamarcia
Arianna Organo
Walter Menicocci
Kaiiri Harir
Francesco Ballerini
Stefano Nincheri
Cristina Sordi
Giovanni De Caprio

Antonio Simonetti
Enzo Pellegrin
Michele Cirinesi
Giuseppe D’Angelo
Eugenio Gurreri
Lavinia Parisi
Giorgio Luppi
Mirco Mazzotti
Davide Agostinelli
Riccardo Agostinelli

Domenico Cortese
Stefano Mussuto
Pietro Guiducci
Renzo Carlini
Asdrubal Cruz
Gennaro Esposito
Chiara Monaco
Giuseppe Lauri
Andrea Martocchia
Massimo Campus

Katia Albini
Flavio Crotti
Barbara Maffione
Antonio Campisi
Silvana Sale
Enzo Cadei
Pia Panseri
Thomas Moro
Giuseppina Cataldi
Ivan Bach

Simone Ratti
Massimo Betti
Alessio Niccolai
Peppe Graziano
Luca De Crescenzo
Stefano Macri
Ugo Maisto
Riccardo Izzum
Denis Valenti
Antonio Giongo

Fabio Matteo
Franco Ollando
Alberto Tarozzi
Domenico Martelli
Carmen Berta
Mario Ronchi
Barbara Mangiapane
Roberto Barbieri
Maria Rita Burgio
Diana De Carlo

Enrico Morza
Daniela Agostini
Leonardo Nicoli
Salvatore Giordano
Anna Carmela Buble
Tiziano Cardosi
Domenico Caruso
Fiorenza Arisio
Giuseppe Nastro
Lucia Biondi

Enrico Vair
Denis Serravalle
Paolo Utzeri
Teresa Prinsi
Marco Bagozzi
Moez Chamkhi
Francesca Torre
Cristiana Boscarelli
Sergio Orazi
Omar Núñez

Brunello Arborio
Pietro Maffione
Alessandro Tosolini
Antonio Bove
Umberto Oreste

Silvia Di Fonzo 
Mattia Cavatorti 
Donatella Iacobelli
Danilo Consalvo
Stefano Mori

Fabrizio Burattini
Alberto Caffi
Walter Iannuzzi
Ada Josefina Martínez

Gianni Fasciotto

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(FOTO+VIDEO) Napoli, 19giu2021: La sanità pubblica al servizio del popolo e l’esempio di Cuba

LA SANITÀ PUBBLICA AL SERVIZIO DEL POPOLO: L’ESEMPIO DI CUBA

Arte, scienza e protagonismo popolare sono l’esempio che in questa pandemia paesi come Cuba ci hanno dato.

 

L’avanzato sistema sanitario territoriale cubano e le brigate mediche internazionaliste “Henry Reeve” sono un esempio chiaro e inequivocabile di quanto un modello sanitario e sociale che mette al centro il popolo, la sua salute e i suoi bisogni non è solo più giusto ma è anche più efficace.

La pandemia da Covid-19 ci mostra in negativo che il mondo oggettivamente è sempre più interconnesso ed interdipendente. Ci dimostra che l’individualismo è sempre più dannoso. Ci dimostra che nessuno si salva da solo e che per salvarsi occorre organizzarsi, lottare e partecipare. Occorre costruire un’alternativa politica, culturale e sociale che vada in controtendenza rispetto alla morte e alla devastazione causate dalla logica del profitto e dagli interessi di quei pochi che governano il mondo.

Oggi più che mai appare chiaro che abbiamo bisogno di una nuova concezione del mondo, una concezione che rivoluzioni la Scienza con la Scienza della Rivoluzione, del cambiamento. Tutti gli organismi promotori dell’iniziativa hanno a cuore l’apertura di un dibattito serio e di un’azione comune conseguente a tali principi.

In occasione del 75° compleanno del compianto Francesco Ruotolo, Galleri@rt,
Consulta Popolare Salute e Sanità del Comune di Napoli, l’Associazione Resistenza, il Comitato San Gennaro, Medicina Democratica, con la Reti e le Brigate di solidarietà attive sul nostro territorio, con coloro che sono impegnati sul fronte artistico e dello sviluppo generale della creatività invitano tutte le altre realtà politiche, sindacali e popolari della città a connettere le migliori esperienze e fare fronte contro chi della vita e della salute della maggioranza della popolazione non solo non si cura ma ne è il principale nemico.

La cura e la prevenzione siamo noi!

Uniti si vince!

Interverranno:
– Fabrizio Chiodo, Ricercatore
– Indira Pineda, Sociologa cubana
– Jorit, Artista muralista
– Davide Secone, Brigate Mediche Quarto
– Daniele Maffione, Rete di solidarietà Cuba-Napoli
– Vincenzo Caporale, Consulta Popolare Salute e Sanità di Napoli
– Luca Mandara, Brigate “Francesco Ruotolo”
– Danilo Della Valle, ALBAinformazione
– Francesca Menna, Assessore alle politiche sociali Napoli

Moderano:
– Ciro Brescia, GAlleЯi@rt
– Marco Coppola, Associazione Resistenza

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A seguire aperitivo musicale con: Il Sole e la Luna

A GRANDE RICHIESTA DIRETTA FACEBOOK DELL’EVENTO!

https://fb.me/e/2pF7ieoju

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Potrebbe essere un'immagine raffigurante 5 persone, tra cui Marco Coppola, persone in piedi, persone sedute e spazio al chiuso

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(FOTO+VIDEO) Nápoles, 19jun2020: el ejemplo que países como Cuba nos han dado en esta pandemia

 

EL SISTEMA DE SALUD PÚBLICA AL SERVICIO DEL PUEBLO: EL EJEMPLO DE CUBA

El arte, la ciencia y el protagonismo popular son el ejemplo que países como Cuba nos han dado en esta pandemia.

 

El avanzado sistema de salud territorial cubano y las brigadas médicas internacionalistas “Henry Reeve” son un ejemplo claro e inequívoco de que un modelo sanitario y social que pone en el centro a las personas, su salud y sus necesidades no sólo es más justo sino también más eficaz.

La pandemia de Covid-19 nos muestra de forma negativa que el mundo está objetivamente cada vez más interconectado e interdependiente. Nos muestra que el individualismo es cada vez más perjudicial. Nos muestra que nadie puede salvarse a sí mismo y que para salvarse hay que organizarse, luchar y participar.
Necesitamos construir una alternativa política, cultural y social que vaya en contra de la muerte y la devastación causadas por la lógica del beneficio y los intereses de unos pocos que gobiernan el mundo.

Hoy, más que nunca, está claro que necesitamos una nueva concepción del mundo, una concepción que revolucione la Ciencia con la Ciencia de la Revolución, del cambio. Todos los organismos que promueven la iniciativa tienen como objetivo abrir un debate serio y una acción común consecuente con estos principios.

Con motivo del 75º cumpleaños del que se fue a otro plan Francesco Ruotolo, Galleri@rt, la Consulta Popolare Salute e Sanità de la Ciudad de Nápoles, la Associazione Resistenza, el Comitato San Gennaro, Medicina Democratica, con las Redes y Brigadas de solidaridad activas en nuestro territorio, con los que están comprometidos en el frente artístico y en el desarrollo general de la creatividad invitan a todas las demás realidades políticas, sindicales y populares de la ciudad a conectar las mejores experiencias y a hacer frente contra los que no sólo no cuidan la vida y la salud de la mayoría de la población sino que son su principal enemigo.

¡Somos la cura y la prevención!

¡Unidos ganamos!

Los ponentes serán:

– Fabrizio Chiodo, investigador
– Indira Pineda, socióloga cubana
– Jorit, artista muralista
– Davide Secone, Brigate Mediche Quarto
– Daniele Maffione, Red de Solidaridad Cuba-Nápoles
– Vincenzo Caporale, Consejo Popular – Salud y Sanidad de Nápoles
– Luca Mandara, Brigadas “Francesco Ruotolo
– Danilo Della Valle, ALBAinformación
– Francesca Menna, Consejera de Políticas Sociales Nápoles

Moderadores:

Ciro Brescia, GAlleЯi@rt
Marco Coppola, Asociación Resistencia
Seguido de un aperitivo musical con:

El Sol y la Luna

Fuerzas productivas, salud pública, lucha contra la epidemia

por Adriano Ascoli y Ciro Brescia

[en italiano]

Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “El Covid da los numeros” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social“, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias medidas seguidas, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y delimitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados.
Escribimos estas notas expresando nuestra plena solidaridad con la compañera Pia Panseri y el compañero Gianfranco Fornoni del Comité Popular Verdad y Justicia para las víctimas de Covid-19 en Bérgamo[1], afectados por la represión por su compromiso social y político de sacar a la luz la verdad sobre los responsables de la masacre diaria que estamos viviendo, debido a la mala gestión de la pandemia por parte de las instituciones estatales, centrales y regionales, y a las políticas antipopulares que aplicaron en nuestro país. Con estas líneas queremos dar nuestra contribución a la reflexión colectiva sobre un tema central en la actualidad: con demasiada frecuencia prevalece una lectura de la nueva fase pandémica confusa, entonces subordinada y funcional a las narrativas de las clases dominantes. Una polarización controlada, impulsada tanto en la corriente principal como en su lado oscuro, tiende a confundir e intoxicar la percepción y el pensamiento de una gran parte de la población. Consideramos que no es oportuno hacer concesiones a esta polarización en busca de un consenso fácil y rápido, cuando en cambio la situación requiere un razonamiento riguroso. 
¿Cómo es posible que algunos países atrasados en su desarrollo infraestructural, como Cuba y otros, a pesar de ser golpeados por las criminales sanciones internacionales de los países imperialistas, hayan logrado resultados apreciables en la lucha contra la pandemia del Covid-19, en contraste con lo que ocurre en nuestro país en un contexto de mayor desarrollo de las fuerzas productivas y a menudo con un sistema de salud mucho más evolucionado, en términos de infraestructura y recursos disponibles? Esto ha sido posible porque estos países se han dotado de las herramientas adecuadas para hacer frente a la emergencia gracias a una organización diferente de la sociedad, y han tenido que practicar haciendo de necesidad virtud, ya que son países que no cuentan con las fuerzas productivas y las infraestructuras desarrolladas, capilares y articuladas que tienen los países más ricos, los países imperialistas como Italia (a pesar de cuarenta años de recortes en la sanidad pública y las privatizaciones concomitantes, el sistema sanitario italiano sigue siendo de los más avanzados). En el caso de los países que tienen en su haber la culminación de un proceso revolucionario -en las distintas variantes del socialismo y el antiimperialismo- hemos visto la movilización de organizaciones de masas estructuradas en las distintas esferas de la vida social y laboral, política y cultural; éstas no han improvisado, sino que en cierta medida han actuado sobre la base de décadas de experiencia y trabajo teórico y práctico, combinándolas con los necesarios niveles de movilización y liderazgo que son cruciales para enfrentar la emergencia. Organizaciones que responden a un mando unitario, que se refieren a una dirección política que tiende a ser clara y coherente, a una línea política que ciertamente no es improvisada sino que tiene una continuidad desarrollada durante décadas de construcción tras el triunfo de la Revolución en su país.
Una línea que en el caso de China y muchos otros países que han seguido ese ejemplo, ha puesto en el centro la protección de la salud colectiva y el criterio científico, como pilar para un contraste inmediato a la epidemia, minimizando tanto el daño sanitario como el socioeconómico, con intervenciones tempranas y limitadas en el tiempo. En estos países -es necesario subrayar, una vez más, este concepto- sus dirigentes y sus pueblos han tenido que hacer de necesidad virtud, centrándose principalmente en la prevención, para evitar tener que actuar después con instrumentos con los que generalmente están mal equipados y para evitar caer en una crisis inmanejable. Los países imperialistas, que disponen de instrumentos más avanzados en teoría, han fracasado de hecho en el campo de la contención de los contagios metiéndose en un atolladero. No han aplicado una estrategia para contener el contagio, con los resultados que están a la vista. En la República Popular China, al igual que en otros países, no han esperado a que lleguen medicamentos o vacunas específicas (que aún no están listos ni son suficientes, dado que los países imperialistas los han acaparado, empezando por Estados Unidos, Reino Unido e Israel, seguidos por los demás países de la UE, y que la capacidad de producción a escala mundial sigue siendo limitada). En China se ocuparon de confinar -mediante la movilización capilar y la organización de masas- a la población dónde, cómo, cuánto y cuándo era necesario hacerlo; así lo hizo China, así lo hizo la Corea Popular, cerrando aún más herméticamente sus fronteras, así lo hizo Vietnam, así lo hizo Cuba, manteniendo viva la experiencia acumulada en el campo de la epidemiología por la URSS en el siglo pasado, invirtiendo en investigación científica hasta el diseño e implementación de vacunas y medicamentos específicos. En los principales países imperialistas dirigidos por gobiernos neoliberales, se ha dejado correr el virus con mayor o menor libertad y con medidas cada vez más tardías, hasta el punto de perder el control de los contagios y registrar decenas de miles, cientos de miles de muertos (como en Estados Unidos o Brasil, pero también en nuestras partes). Hemos visto el ballet de las zonas de color, con datos ocultos o domesticados por los administradores para evitar las medidas necesarias. Los que han aplicado una verdadera contención, en lugar de una mitigación crónica, han parado TODO cuando ha sido necesario, pero durante un corto periodo y luego han reabierto casi todo, minimizando los daños humanos y económico-sociales. Es bueno recordar cómo los países que han aplicado esta estrategia ganadora han parado cuando ha sido necesario y durante periodos muy limitados incluso las fábricas y los desplazamientos y cualquier actividad no estrictamente imprescindible. En Italia, por el contrario, las fábricas en el corazón del valle del Po no cerraron ni siquiera en marzo-abril de 2020 y la epidemia se extendió a medio mundo en pocos días, mientras entre los principales líderes políticos estaban de moda los aperitivos en los canales y las negaciones supersticiosas de la tormenta que se avecinaba.
Para completar, hay que mencionar que incluso algunos países ciertamente no socialistas, como Israel (por no hablar de la criminal negación de las vacunas a Palestina, como los países occidentales con sanciones) o Australia, han obtenido resultados positivos en casa sólo conteniendo la circulación de la población durante períodos limitados, con el fin de garantizar la posibilidad de “volver a la normalidad” o para abordar con seguridad la fase de vacunación masiva. Esto demuestra que no tenemos que esperar a convertirnos en un país socialista para aplicar las medidas preventivas necesarias basadas en criterios científicos confirmados por la experiencia; puede hacerse inmediatamente si existe la voluntad política necesaria para ello. Por el contrario, en la medida en que los movimientos populares logren imponer la aplicación de las medidas preventivas necesarias, éstas serán peldaños útiles para avanzar con más fuerza y determinación hacia la instauración del socialismo.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisiones tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (“colismo”). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos ‘expertos’ hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Al cruzar los datos sobre la mortalidad general en los principales países, es fácil ver que las muertes resultantes de la epidemia de covid-19 han sido subestimadas en gran medida, y aún lo son. Los países como el nuestro que no han optado por un control estricto de los contagios y con un distanciamiento precoz en el momento adecuado (al principio de cada ola epidémica, antes de cualquier salto exponencial repentino de los contagios) han tenido que actuar con medidas posteriores amplias y prolongadas, o con medias tintas que, para no disgustar a ningún sector político ni a la población, han terminado por disgustar a prácticamente todos. Los únicos que, como es lógico, se han beneficiado enormemente son los grandes especuladores financieros y los capitalistas relacionados con ellos, en particular la industria de la exportación, que en muchos casos no han parado la producción ni siquiera una semana, en detrimento de todos los demás ámbitos sociales y económicos penalizados por las medidas prolongadas. Emisioras tv y tertulias han llegado a diseccionar los buenos hábitos íntimos, pero las fábricas, los call-centers y los desplazamientos ni siquiera los han mencionado en los distintos decretos, salvo el primer y único cierre de la primavera de 2020, tras el cual entró en escena el dicktat del poder económico sintetizado en el eslogan “vivir con el virus”. Para ocultar su falta de preparación no podían hacer otra cosa. Las medidas adoptadas cerca del pico epidémico sólo mitigan los resultados más catastróficos sobre el sistema sanitario, pero no evitan decenas de miles de víctimas cada vez, cuando en cambio sería conveniente y necesario “hacer como China” para controlar la propagación de los contagios: bloqueo (con las correspondientes pruebas y rastreos masivos) durante un periodo limitado pero anticipado y la coordinación de todos los sectores y organizaciones de masas -en el caso italiano se trata de todo el tejido del tercer sector, las asociaciones y el voluntariado que existe y se estimula la creación de redes de solidaridad popular adecuadas, estas realidades que también han empezado a surgir para hacer frente a la emergencia. Lo que ha faltado es la voluntad política institucional, por un lado, arrastrada por todas partes a la sumisión a los intereses de los grandes grupos económicos, y la capacidad, la autonomía y la fuerza de los comunistas, por otro lado, para identificar y proponer a tiempo las medidas que hay que poner en marcha, las decisiones oportunas que hay que aplicar, dejándose a menudo influenciar por las opciones oportunistas y convenientes o por la sumisión generalizada alimentada arteramente por la patronal entre las amplias masas (colismo). Las fuerzas políticas o sindicales organizadas -salvo contadas excepciones- no han pedido ni reclamado que se tomen medidas enérgicas de contención al principio y no en medio de cada ola de contagio. En esta fase, la de la toma de decisiones, a menudo prevalecen las movilizaciones funcionales, que piden aperturas, cuando más bien hay que cerrar todo, aunque sea por unos días, para obtener resultados significativos y duraderos. Se mantuvieron subordinados a los que no querían medidas de contención, con el resultado de que los daños sanitarios en términos de muertes y casos graves, el contagio de los trabajadores y sus familias, y los daños a la economía generalizada y a la vida social, fueron cada vez mayores. Si por un lado la denuncia de las evidentes responsabilidades de algunos administradores (véase el caso de la administración Fontana en Lombardía, claramente subordinada a las líneas dictadas por Confindustria) en la propagación del contagio fue objeto de una campaña positiva a finales de la pasada primavera, por otro lado no fue seguida de una política consecuente y agregada en el periodo posterior, cuando algunos “expertos” hablaron del “virus desaparecido”, o cuando torpemente los responsables de la toma de decisiones negaron el inicio de la segunda y tercera oleada, evitando así las necesarias medidas de contención oportunas.
Ante la ausencia de cobertura vacunal no queda más remedio que operar una contención basada en el control del contagio, con paradas rápidas y concentradas en el tiempo, para evitar esa cronicidad de medias tintas que tanto daño ha causado a la vida social sin resolver los aspectos sanitarios. Todo esto no es fruto de la casualidad, sino de los cálculos de quienes han considerado como aspecto central no la salud colectiva y la protección de las condiciones materiales, sociales y económicas de las personas, sino el PIB, la facturación y los beneficios de las grandes empresas capitalistas que, si nos fijamos bien, en muchos casos no han perdido un solo día de negocio, sino que ni siquiera han pagado el funeral de quienes han perdido la vida como consecuencia de este cínico cálculo.
La judicatura del Estado italiano, tan diligente en la investigación de quienes han denunciado las consecuencias de esta masacre social y material (y aquí de nuevo reiteramos toda nuestra solidaridad con las compañeras y compañeros investigados)[2], con más de cien mil muertos más en 2020 y una esperanza de vida disminuida en al menos un año, poco se ha preocupado por la falta de seguridad y controles en los centros de trabajo, en las fábricas y en la red logística; verdaderos motores de contagio junto con un desplazamiento que ha visto poca acción en la red de transporte público. Los grandes centros de trabajo deben ser controlados con pruebas aleatorias e hisopos de todo el personal y, si es necesario, cerrados durante unos días. Es necesario proporcionar apoyos economicos y garantizar los salarios de los empleados en los lugares de trabajo en los que se produzcan brotes, ya que de lo contrario se convertirán, como ha ocurrido, junto con los desplazamientos, en una fuente de contagio. Las pruebas de todos los empleados y la reapertura segura deben ser el centro de las reivindicaciones sindicales.
En este punto hay que ser claros y explícitos: ante una epidemia, el disciplinamiento de los movimientos de la población en función de los propios intereses de las grandes masas de la población, es inevitable y frente a esta necesidad caen todas las ilusiones y la cháchara liberal fuera de tiempo sobre la presunta “libertad de movimientos” como un valor absoluto que no existe en ningún país socialista (y para ser claros ni siquiera en los países de tradición liberal).
En estos temas los comunistas no pueden hacer nicho, como en las vacunas que deben ser reivindicadas como un derecho de todo ser humano y no ser objeto de mercantilización, aunque actualmente los precios estén regulados no por la “ley del libre mercado” sino por acuerdos entre estados (entre los que, sin embargo, está en marcha un juego geopolítico con evidentes vientos de guerra). La prioridad y el acceso a estos instrumentos debe ser objeto del más estricto control público y popular, organizado y consciente, no porque de otra manera las vacunas en su aspecto de “mercancía” no sean fiables (casi todos los instrumentos que utilizamos en nuestra vida, incluidos los medicamentos, el ordenador, están fabricados en régimen capitalista, lo que no implica que no funcionen) sino porque, como vemos, el mecanismo de competencia y confrontación geopolítica lleva a ralentizar lo que sería muy urgente y necesario. Los comunistas están en contra de la globalización capitalista y del “neoliberalismo”, no están en contra de la necesaria globalización de las fuerzas productivas, porque esto forma parte del desarrollo del carácter colectivo de estas fuerzas y de su naturaleza social. Los comunistas no son ludistas que despotrican contra las máquinas, contra la ciencia y la tecnología, contra la racionalidad, sino que luchan por sustraer esas máquinas, esa tecnología y esa ciencia al control de las actuales clases dominantes hasta ponerlas bajo la dirección de un gobierno que defienda auténtica y coherentemente los intereses populares. Estos aspectos, precisamente para no quedar suspendidos en la nube de los máximos sistemas, deben ser objeto de un programa compartido para un gobierno popular de emergencia, que recoja las voces y fuerzas presentes no sólo de los estrechos círculos militantes, sino de los trabajadores organizados en sus centros de trabajo y de la amplia red de organizaciones populares y territoriales. No debemos alimentar lecturas irracionalistas y retrógradas, como la psicosis contra vacunas que racional y científicamente no tienen razón de ser, u otras tendencias reaccionarias que se han desarrollado con fuerza en muchos países, incluido el nuestro.
Si entre las amplias masas de la población hay sectores que de forma totalmente legítima alimentan dudas sobre las vacunas, o se muestran subalternos a algunas tendencias de tipo objetivamente reaccionario, hay que arrastrarlos con el ejemplo de no “hacer la guerra a las vacunas” sino dirigir este rechazo a las clases dominantes de hoy (pero ya no dirigentes), es decir, a los responsables de la especulación o de los juegos geopolíticos para los que la salud de la gente no vale nada (¡no contra los centros de vacunación o las ambulancias o los trabajadores del sistema público de salud! ), es decir, hacia quienes han hecho la calculada elección de no actuar con prontitud en las medidas de contención para no tocar ciertos intereses claramente considerados -en esta sociedad capitalista- más importantes que el bien supremo de la protección de la salud y la vida colectivas de cientos de miles de personas. Esta es la mejor manera de tener la certeza de que los tratamientos y las vacunas se utilizarán, en el mejor de los casos, en nuestro propio interés y no en el de quienes especulan con los medicamentos y las vacunas o con cualquier otro descubrimiento científico e invención tecnológica, al igual que ocurre con cualquier otra mercancía en régimen capitalista.
La situación actual en Italia y en Europa se cubre ahora con una campaña de descrédito de la misma estrategia vacunal, confundiendo la práctica normal de seguridad y farmacovigilancia con una propaganda terrorista sobre el uso de las vacunas, con las autoridades europeas que son incapaces de garantizar una vacunación segura lejos de los continuos picos epidémicos. Los juegos geopolíticos sobre aspectos que conciernen a la protección de la salud colectiva -también aquí es bueno subrayarlo- frenan la posibilidad de una mayor disponibilidad de dosis de vacunas (por ejemplo, retrasando la evaluación de las vacunas de producción rusa o china), limitan la máxima disponibilidad en la recepción de las cantidades necesarias de dosis de los diferentes productores, levantan barreras y desprestigian las campañas dictadas por la competencia entre los diferentes productores, patentes y estados, y frustran lo que debería estar en el centro del interés público.
Sabemos que los comunistas no han logrado hasta ahora establecer el socialismo en ninguno de los países plenamente imperialistas, es decir, en ninguno de los países donde las fuerzas productivas han alcanzado un desarrollo más avanzado que en los países (semi)feudales y/o (semi)coloniales. Asistimos a una innegable marginalidad política y a un notable retraso en la comprensión de la nueva fase pandémica. El Movimiento Comunista Consciente y Organizado del último siglo ha logrado históricamente establecer el socialismo sólo en algunos de estos países (semi)feudales y/o (semi)coloniales a través de Revoluciones Antiimperialistas, Guerras de Liberación Nacional y Revoluciones de Nueva Democracia, transformando la guerra imperialista en una guerra civil contra la Burguesía Imperialista, durante la primera oleada de la Revolución Proletaria Mundial (aproximadamente desde 1917 hasta 1976), desde la Rusia zarista hasta la China feudal, desde Cuba hasta Vietnam, desde la República Popular de Corea hasta Laos, desde los países de Europa del Este hasta algunos países africanos, así como las experiencias revolucionarias en América Latina, donde durante largos períodos las fuerzas antiimperialistas y comunistas han afirmado el control territorial, aunque no han podido conquistar el poder. Sabemos que las limitaciones ideológicas y los errores de los comunistas de los países imperialistas no les han permitido tener el éxito necesario para evitar el reflujo del Movimiento Comunista Internacional. Es decir, la Revolución Proletaria sólo triunfó en aquellos países en los que las fuerzas productivas y las infraestructuras no estaban aún plenamente desarrolladas, como ocurre en los países imperialistas. El propio Lenin señaló que en los países oprimidos habría sido más fácil hacer triunfar la Revolución Proletaria, pero habría sido más difícil construir el Socialismo; por el contrario, en los países imperialistas habría sido más difícil hacer triunfar la Revolución (lo que es aún más cierto a la luz del desarrollo posterior de los regímenes de contrarrevolución preventiva en los Estados burgueses) y más fácil construir el Socialismo, dado el desarrollo más avanzado del carácter colectivo de las fuerzas productivas. Incluso en los países imperialistas, las tendencias revisionistas, no científicas y no revolucionarias se abrieron paso en varias ocasiones, hasta desembocar en las principales tendencias del revisionismo moderno, pero hace apenas cien años, precisamente en el contexto de una crisis de posguerra y pospandémica no resuelta, tomaron forma las movilizaciones reaccionarias de masas, que las clases dominantes supieron dirigir hacia el movimiento fascista. No han faltado en los últimos meses episodios y movilizaciones con características ambiguas, cuando no abiertamente reaccionarias, reivindicando la inexistencia de una emergencia que ha acortado en un año la esperanza de vida en Italia, con el resultado de más de cien mil muertos más al año. Están en un error quienes han identificado como enemigo las formas necesarias de protección y prevención sanitaria, o la búsqueda de vacunas, y no el hecho de que estas medidas, si han sido poco efectivas y de duración interminable, es precisamente porque se ha optado cada vez por negar la emergencia y la intervención oportuna, en favor de la actividad económica y productiva inmediata. Al cabo de un año vemos los resultados de este enfoque repetido, hecho de retrasos y medias tintas. Resultados trágicos tanto a nivel sanitario como socioeconómico.
Como afirma el camarada Fabrizio Chiodo -que obviamente conoce el tema, al ser colaborador del centro Finlay de la Habana para la producción de vacunas cubanas-, el propio concepto de vacunación contradice los intereses del capitalismo porque se basa en la prevención y no en la curación. Ahora se sabe, de hecho, que es mejor prevenir que curar, pero curar en lugar de prevenir suele ser más rentable para la especulación y el parasitismo de los capitalistas, sus farmacéuticas, los sistemas privados de salud. La prevención (y por lo tanto también los instrumentos de vacunación que son parte indispensable de ella) es el arma más eficaz que la organización socialista de la sociedad puede aprovechar. El fracaso de la ideología del “libre mercado” y la crisis del modo de producción capitalista ante la emergencia es hoy innegable. Todo ello pone a la orden del día la necesidad de la instauración del socialismo como respuesta a ésta y a las grandes urgencias que afligen a la humanidad, como modelo de desarrollo calibrado a las necesidades humanas. La prevención y la salud colectiva valorada al máximo estarán en el centro de las batallas de los próximos años. Un reto para los países socialistas y antiimperialistas, pero también en los países donde el socialismo aún no se ha establecido. El socialismo es la prevención antes que la cura.

[1] Un Comité Popular no domesticado y que pone de manifiesto públicamente las responsabilidades de Confindustria y de las autoridades institucionales subordinadas a ella por la masacre provocada por la mala gestión de la pandemia en Bérgamo, acaba inevitablemente “atenuado” y criminalizado por quienes tienen todo el interés en desacreditarlo (véase la página homónima del Comité Popular fb).
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Dos semanas después de su publicación, y tras más de un año desde los anteriores artículos “Il Covid dà i numeri! ” e “Italia: reflexiones sobre la pandemia y la validez del distanciamiento social”, además de la confirmación de los resultados chinos, vietnamitas y de otros países, es interesante el estudio publicado en la destacada revista científica The Lancet donde se ponen de manifiesto los efectos y las consecuencias de forma comparativa, en términos de impacto en la vida social, en las consecuencias sanitarias, en las consecuencias a nivel económico de las dos vías: la vía de las medias tintas seguida, por ejemplo, por los países europeos y la vía de una contención férrea y limitada en el tiempo. El estudio, basado en datos y comparaciones entre los dos enfoques diferentes, va en la dirección de confirmar en esencia lo que se ha afirmado aquí desde marzo de 2020 en los artículos mencionados. 
En The Lancet, una comparación entre los resultados de la estrategia de medidas de mitigación a medias (intervenciones graduales de mitigación orientadas a no sobrecargar el sistema sanitario y sin impacto en el sistema productivo) y los conseguidos mediante la estrategia de erradicación de #zerocovid a través de la contención estricta de la infección, las pruebas masivas, el seguimiento, la reapertura.
La comparación muestra, entre otras cosas:
– Desde el punto de vista sanitario, las muertes por COVID-19 por cada millón de habitantes en los países de la OCDE que optaron por la estrategia de contención y erradicación (Australia, Islandia, Japón, Nueva Zelanda y Corea del Sur) fueron unas *25 veces menores* que en los países de la OCDE que prefirieron la mitigación a medias y “vivir con el virus”, incluida la Italia posterior al bloqueo del año pasado.
– Quienes piensen que la táctica de las medias tintas ha servido para “proteger la economía” en general, pueden ver cómo en los cinco países que optaron por la estrategia de contención y erradicación territorial, el crecimiento del PIB volvió a los niveles previos a la pandemia ya a principios de 2021, viceversa por nosotros el crecimiento sigue siendo negativo y así en el resto de países de la OCDE que han seguido el tortuoso camino de las medias tintas. En particular, esto se hizo para no detener la producción y las actividades principales, incluso sólo dos semanas al comienzo de cada ola, antes de un fuerte crecimiento numérico exponencial. Al coste en vidas humanas se suma el coste económico y social, con un impacto desastroso en la economía y las actividades culturales generalizadas. En la práctica, en el altar del beneficio de las exportaciones, se sacrificaron las vidas de decenas de miles de personas, así como las condiciones materiales de existencia de millones de trabajadores, con las pequeñas empresas al borde del abismo y los despidos a las puertas.
– Los que ladraron que “nos están encerrando” en el momento del primer y único encierro, alentando las medias tintas prolongadas, verán que en lo que respecta a las restricciones, las libertades se han visto más afectadas en los países de la OCDE que han optado por la mitigación y las medias tintas. De hecho, las enérgicas medidas adoptadas por los países para la rápida contención, el control de los contagios hasta la erradicación de cualquier brote, la rápida resolución del problema ha devuelto rápidamente la vida social y la economía generalizada a la normalidad, como ya ha demostrado el éxito histórico en la República Popular China bajo el liderazgo del PCC y las autoridades científicas y sanitarias locales.
Hay quien piensa que el debate entre la mitigación de las medidas a medias y la estrategia de contención es una cuestión académica, carente de interés político u objeto de una polarización inútil, porque pronto la vacuna resolverá todos los problemas, o porque la llegada del verano hará que se vuelva a decir que el virus ha desaparecido clínicamente (pero este año no salimos del encierro de Conte, sino de la línea Bolsonaro de Draghi). De hecho, décadas de experiencia dicen que las vacunas por sí solas no son decisivas y no en poco tiempo, las vacunas pueden mitigar pero no resolver mágicamente.
La erradicación de la viruela supuso una lucha de décadas y la vacunación fue acompañada de campañas de comunicación y compromiso público, pruebas de población, seguimiento, lo mismo que con la polio. Lo que se hace con las epidemias, debe hacerse también con el covid si queremos librarnos de él, si no queremos seguir condicionados y subyugados durante largos años a esta situación, expuestos a todos los riesgos que conlleva.
Los que después de un año, en el ámbito político, insisten en la demora, no se posicionan, no tienen una línea sobre qué hacer para salir de la emergencia, siguen estando de acuerdo con las diversas tesis minimizadoras útiles para el capital, cuando no son dignos del reino de Q o ByoBlu u otros propagandistas de la irracionalidad, muestran incapacidad para analizar la realidad concreta y/o mala fe. En ambos casos tremenda subalternidad a una clase política e industrial entre las peores del mundo, de la que depende una tragedia sin precedentes recientes, tanto humana como sanitaria y económica social.
Enlace The Lancet 28 abril 2021: thelancet.com
Gracias a Alessandro Ferretti por las consideraciones y el informe del artículo.

Forze produttive, sanità pubblica, contrasto all’epidemia

di Adriano Ascoli e Ciro Brescia

* A distanza di due settimane dalla pubblicazione, e dopo oltre un anno dai precedenti articoli “Il Covid dà i numeri!” e “Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale“, oltre alla conferma del risultato cinese, del Vietnam e di altri Paesi, è interessante lo studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet dove si evidenziano in forma comparativa gli effetti e le conseguenze, in termini di impatto sulla vita sociale, sulle conseguenze sanitarie, sulle conseguenze sul piano economico delle due vie: la via delle mezze misure seguita ad esempio dai paesi europei e la via di un contenimento stretto quanto delimitato nel tempo. Lo studio, sulla base di dati e raffronti tra i due differenti approcci, va nella direzione di confermare nella sostanza quanto qui affermato dal marzo 2020 nei suddetti precedenti articoli. *

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Scriviamo queste note esprimendo la nostra piena solidarietà alla compagna Pia Panseri e al compagno Gianfranco Fornoni del Comitato Popolare Verità e Giustizia per le vittime della Covid-19 di Bergamo[1], colpiti dalla repressione per il loro impegno sociale e politico al fine di far emergere la verità sui responsabili della strage quotidiana che stiamo vivendo, a causa della mala gestione della pandemia da parte dello Stato, delle istituzioni centrali e regionali, delle politiche antipopolari da essi attuate nel nostro paese. Con queste righe vogliamo dare il nostro contributo alla riflessione collettiva su un tema oggi centrale: troppo spesso prevale una lettura della nuova fase pandemica confusa, quindi subalterna e funzionale alle narrazioni delle classi dominanti. Una polarizzazione controllata, spinta tanto nel mainstream quanto nel suo lato oscuro, tende a confondere e intossicare la percezione ed i pensieri di gran parte della popolazione. Riteniamo esiziale fare concessioni a questa polarizzazione nella ricerca di facile e spicciolo consenso, quando invece la situazione richiede un ragionamento rigoroso.

 

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Come è possibile che alcuni paesi arretrati nel loro sviluppo infrastrutturale, come Cuba ed altri – nonostante siano colpiti dalle criminali sanzioni internazionali da parte dei paesi imperialisti – abbiano ottenuto apprezzabili risultati rispetto alla lotta contro la pandemia da Covid-19, al contrario di ciò che sta accadendo nel nostro paese in un contesto di maggiore sviluppo delle forze produttive e spesso con un sistema sanitario – dal punto di vista delle infrastrutture e delle risorse disponibili – assai più evoluto? Ciò è stato possibile perché questi paesi si sono dati gli strumenti adeguati per fare fronte all’emergenza grazie ad una differente organizzazione della società, e lo hanno dovuto praticare facendo di necessità virtù poiché sono paesi che non godono di forze produttive ed infrastrutture sviluppate, capillari ed articolate di cui invece sono dotati i paesi più ricchi, i paesi imperialisti come lo è l’Italia (nonostante i quarant’anni di tagli alla sanità pubblica e le concomitanti privatizzazioni, il sistema sanitario italiano continua ad essere tra i più avanzati). Nel caso dei paesi che hanno al loro attivo il compimento di un processo rivoluzionario – nelle differenti varianti di socialismo ed anti-imperialismo – abbiamo visto la mobilitazione di organizzazioni di massa strutturate nei diversi ambiti della vita sociale e lavorativa, politica e culturale; queste non hanno solo improvvisato ma in qualche misura hanno agito sulla base di decenni di esperienza e di lavoro teorico e pratico, combinandoli con i necessari livelli di mobilitazione e direzione determinanti per far fronte all’emergenza. Organizzazioni che rispondono ad un comando unitario, che fanno capo a una direzione politica tendenzialmente chiara e coerente, ad una linea politica non certo improvvisata ma che ha una continuità sviluppatasi in decenni di costruzione dopo il trionfo della Rivoluzione nel loro paese.

 

Una linea che nel caso cinese e di molti altri paesi che hanno seguito quell’esempio, ha posto al centro la tutela della salute collettiva e i criteri scientifici, quale pilastro per un contrasto immediato all’epidemia, minimizzando sia il danno sanitario sia quello socio-economico, con interventi precoci e limitati nel tempo. In questi paesi – è necessario sottolineare, ancora una volta, questo concetto – i loro dirigenti ed i loro popoli hanno dovuto fare di necessità virtù puntando principalmente sulla prevenzione, per evitare di dover agire poi con strumenti di cui in generale sono scarsamente dotati e per evitare di cadere in una crisi ingestibile. I paesi imperialisti dotati di strumenti in teoria più avanzati, in realtà hanno fallito sul terreno del contenimento dei contagi cacciandosi in un pantano. Non hanno attuato una strategia di contenimento del contagio, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Nella Repubblica Popolare Cinese, così come in altri paesi, non hanno aspettato che arrivassero medicine specifiche o vaccini (che ancora non sono pronti e sufficienti, visto che i paesi imperialisti se li sono accaparrati, a cominciare dagli USA, dalla GB e da Israele, e a ruota gli altri paesi della UE e che le capacità produttive su scala planetaria continuano ad essere limitate). In Cina si sono dati da fare confinando – attraverso una capillare mobilitazione ed organizzazione di massa – la popolazione dove, come, quanto e quando è stato necessario farlo; così ne è uscita la Cina, così ha fatto la Corea popolare, chiudendo ancora più ermeticamente i suoi confini, così ha fatto il Vietnam, così ha fatto Cuba, mantenendo viva l’esperienza accumulata in ambito epidemiologico dall’URSS nel secolo passato, investendo nella ricerca scientifica fino alla progettazione e realizzazione di vaccini e medicamenti specifici. Nei principali paesi imperialisti e diretti da governi neoliberisti, si è lasciato correre il virus più o meno liberamente e con misure ogni volta tardive, fino ad arrivare a perdere il controllo dei contagi e a registrare decine di migliaia, centinaia di migliaia di morti (come in USA o in Brasile, ma anche dalle nostre parti). Abbiamo visto i balletti delle zone colorate, con i dati occultati o addomesticati dagli amministratori al fine di evitare misure necessarie. Chi ha attuato un vero contenimento, invece che una relativa mitigazione cronica, ha fermato TUTTO quando necessario, ma per un periodo breve e poi ha riaperto quasi tutto, minimizzando tanto i danni umani quanto quelli economico-sociali. Bene ricordare come i paesi che hanno attuato questa strategia vincente hanno fermato quando necessario e per periodi molto limitati anche fabbriche e pendolarismo ed ogni attività non strettamente essenziale. In Italia al contrario le fabbriche nel cuore dei focolai padani non chiusero neppure nel marzo-aprile 2020 e l’epidemia dilagò così in mezzo mondo nel giro di pochi giorni, mentre tra i principali leaders politici andavano di moda aperitivi sui navigli e scaramantiche negazioni della tempesta che stava arrivando.

 

Per completezza va menzionato che persino alcuni paesi non certo socialisti, come Israele (da non tacere la negazione criminale dei vaccini alla Palestina, come i paesi occidentali con le sanzioni) o l’Australia, hanno ottenuto risultati positivi al proprio interno proprio contenendo la circolazione della popolazione per periodi limitati, al fine di garantirsi la possibilità di “ritornare alla normalità” o per affrontare in sicurezza la fase della vaccinazione massiva. Questo dimostra che non bisogna aspettare di diventare un paese socialista per attuare le necessarie misure di prevenzione basate su criteri scientifici confermati dall’esperienza; lo si può fare già da subito se c’è la necessaria volontà politica per farlo. Anzi, nella misura in cui i movimenti popolari riescono ad imporre l’applicazione delle necessarie misure di prevenzione, questi saranno utili trampolini di lancio per avanzare con più forza e determinazione verso l’instaurazione del Socialismo.  

Incrociando i dati sulla mortalità generale dei principali paesi si può con facilità evidenziare come i decessi conseguenti all’epidemia covid-19 sono stati ampiamente sottostimati, e lo sono ancora. I paesi come il nostro che non hanno optato per un rigido controllo dei contagi e con un distanziamento anticipato nel momento opportuno (all’inizio di ogni ondata epidemica, prima di ogni repentino balzo esponenziale dei contagi) hanno dovuto agire con successive misure ad ampio spettro e prolungate nel tempo, o con mezze misure che per non scontentare nessun settore politico o della popolazione hanno finito poi per scontentare praticamente tutti. Gli unici che non a caso ne hanno tratto invece grande giovamento sono stati i grandi speculatori finanziari e capitalisti loro affini, in particolare il settore dell’industria da Export, i quali in molti casi non hanno fermato la produzione neppure una settimana, ciò a scapito di ogni altro ambito sociale ed economico penalizzato da misure prolungate. Trasmissioni e talk-show hanno sezionato perfino le buone abitudini intime, ma fabbrica, call-center e pendolarismo non li hanno nominati neppure i vari decreti, eccetto nel primo ed unico lockdown della primavera 2020, dopodiché entrò in scena il dicktat del potere economico sintetizzato nello slogan “convivenza con il virus”. Per occultare la propria impreparazione non potevano fare altrimenti. Le misure prese in prossimità del picco epidemico attenuano solo gli esiti più catastrofici sul sistema sanitario, ma non evitano decine di migliaia di vittime ogni volta, quando invece sarebbe opportuno e necessario “fare come la Cina” per mettere sotto controllo la diffusione dei contagi: lockdown (con connessi test e tracciamento massivi) per un periodo limitato ma anticipato e coordinamento di tutti i settori e delle organizzazioni di massa – nel caso italiano si tratta di tutto il tessuto del terzo settore, associativo e del volontariato che esiste e stimolando la creazioni di reti di solidarietà popolare apposite, realtà queste che pure hanno cominciato a nascere per fare fronte all’emergenza. È mancata la volontà politica istituzionale, da una parte, tirata da ogni lato nella subalternità agli interessi dei grandi gruppi economici, e la capacità, autonomia e forza dei comunisti, dall’altra, di individuare e proporre a tempo le misure da mettere in campo, le decisioni tempestive da attuare, lasciandosi spesso influenzare da scelte opportunistiche e di comodo o dalla subalternità diffusa ed alimentata ad arte dai padroni tra le larghe masse (codismo). Le forze politiche o sindacali organizzate – con poche eccezioni – non hanno chiesto e rivendicato di prendere misure energiche di contenimento all’inizio e non a metà di ogni ondata di contagi. In questa fase – quella delle decisioni – hanno spesso prevalso mobilitazioni funzionali chiedendo aperture, quando era invece il momento di chiudere tutto anche per pochi giorni per ottenere risultati significativi e duraturi. Si è rimasti subalterni a chi non voleva misure di contenimento, col risultato che i danni sanitari in termini di morti e casi gravi, i contagi di lavoratori e delle loro famiglie, e i danni per l’economia diffusa e la vita sociale, sono stati ogni volta maggiori. Se da un lato la denuncia delle evidenti responsabilità di alcuni amministratori (vedi il caso dell’amministrazione Fontana della Lombardia palesemente subalterna alle linee dettate da Confindustria) nella diffusione del contagio fu oggetto di una positiva campagna alla fine della scorsa primavera, dall’altro non ne è seguita una politica ed una aggregazione conseguente nel periodo successivo, quando alcuni prezzolati parlavano di “virus scomparso”, o quando goffamente chi aveva responsabilità nel prendere decisioni negava l’inizio della seconda e della terza ondata, evitando così i necessari interventi tempestivi di contenimento.

In mancanza di una copertura vaccinale non c’è alternativa all’operare un contenimento basato sul controllo del contagio, con fermi rapidi e concentrati nel tempo, per evitare quella cronicità di mezze misure che tanto danno ha arrecato alla vita sociale senza risolvere gli aspetti sanitari. Tutto ciò non è conseguenza del caso, ma del calcolo di chi ha considerato quale aspetto centrale non la salute collettiva e la tutela delle condizioni materiali sociali ed economiche del popolo, ma piuttosto il PIL, il fatturato ed i profitti delle grandi imprese capitaliste che, a ben guardare, in molti casi non hanno perso neppure un giorno di attività, ma a chi ha perso la vita per questo cinico calcolo non hanno pagato neppure il funerale.

La magistratura dello Stato italiano, così solerte nell’indagare chi ha denunciato le conseguenze di questo massacro sociale e materiale (e qui di nuovo va reiterata tutta la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni inquisiti)[2], con oltre centomila decessi in più nel 2020 ed una aspettativa di vita calata di almeno un anno, poco si è occupata della mancanza di sicurezza e controlli nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche e nella rete della logistica; veri volani del contagio assieme ad un pendolarismo che ha visto scarsi interventi sulla rete del trasporto pubblico. I grandi luoghi di lavoro devono essere monitorati con test e tamponi a campione di tutto il personale e se necessario provvedere a chiusure per alcuni giorni. Necessario provvedere ai ristori e garantire il salario per i dipendenti nei luoghi di lavoro dove si verificano eventuali focolai che altrimenti si trasformano, come avvenuto, assieme al pendolarismo, in volano del contagio. Test su tutti i dipendenti e riapertura in sicurezza dovrebbero essere al centro delle rivendicazioni sindacali.

Su questo punto bisogna essere chiari ed espliciti: di fronte ad una epidemia il disciplinamento dei movimenti della popolazione in funzione degli interessi stessi delle larghe masse della popolazione, è imprescindibile e contro questa necessità cadono tutte le illusioni e le chiacchiere liberali fuori tempo massimo sulla presunta “libertà di movimento” come valore assoluto che non esiste in nessun paese socialista (e a ben vedere neppure nei paesi di tradizione liberale).

Su questi aspetti i comunisti non possono nicchiare, come sui vaccini che devono essere rivendicati come un diritto di ogni essere umano e non essere soggetti a mercificazione, benché attualmente i prezzi siano regolati non dalla “legge del libero mercato” ma da accordi tra stati (tra i quali è però in corso una partita geopolitica con evidenti venti di guerra). La priorità e l’accesso a questi strumenti bisogna che sia soggetta al più stretto controllo pubblico e popolare organizzato e cosciente, non perché altrimenti non siano attendibili i vaccini nel loro aspetto “merceologico” (quasi  tutti  gli strumenti che usiamo nella nostra vita, inclusi i medicinali, il computer di chi scrive e quello di chi legge, sono realizzati in regime capitalistico, il che non implica che non funzionino) ma perché, come vediamo, il meccanismo della competizione e del confronto geopolitico porta a rallentare ciò di cui ci sarebbe forte urgenza e necessità. I comunisti sono contro la globalizzazione capitalistica ed il “neoliberismo”, non sono contro la necessaria globalizzazione delle forze produttive, poiché questa è parte dello sviluppo del carattere collettivo di tali forze e della loro natura sociale. I comunisti non sono luddisti che si scagliano contro le macchine, contro la scienza e la tecnologia, contro la razionalità, ma lottano per sottrarre queste macchine, questa tecnologia e questa scienza al controllo delle attuali classi dominanti fino a metterle sotto la direzione di un governo che ne difenda autenticamente e coerentemente gli interessi popolari. Questi aspetti, proprio per non rimanere sospesi sulla nube dei massimi sistemi, è necessario che siano oggetto di un programma condiviso per un governo di emergenza popolare, raccogliendo le voci e le forze presenti non solo delle ristrette cerchie militanti, ma dei lavoratori organizzati sui proprio posti lavoro e della diffusa rete delle organizzazioni popolari e territoriali. Non bisogna alimentare letture irrazionalistiche e retrograde, come le psicosi contro i vaccini che razionalmente e scientificamente non hanno alcuna ragion d’essere, o altre tendenze reazionarie che pure si sono fortemente sviluppate in molti paesi, incluso il nostro.

Se tra le larghe masse della popolazione ci sono settori che in maniera del tutto legittima nutrono dubbi sui vaccini, o si mostrano subalterni ad alcune tendenze di tipo oggettivamente reazionario, bisogna trascinare loro con l’esempio non “a fare la guerra ai vaccini” ma indirizzare questo rifiuto verso le classi oggi dominanti (ma non più dirigenti), ossia verso chi è responsabile di speculazioni o giochi geopolitici per i quali la salute del popolo non vale nulla (non contro i centri vaccinali o le ambulanze o i lavoratori del sistema di salute pubblico!), ossia verso chi ogni volta ha compiuto la scelta calcolata di non agire tempestivamente nelle misure di contenimento per non toccare determinati interessi in tutta evidenza considerati – in questa società capitalistica – più importanti del bene supremo della tutela della salute collettiva e della vita di centinaia di migliaia di persone. Questo è il modo migliore per avere la certezza che cure e vaccini saranno utilizzati al meglio, nel pieno interesse nostro e non di chi specula su medicine e vaccini o su qualsiasi altra scoperta scientifica ed invenzione tecnologica, esattamente come avviene con ogni altra merce in regime capitalistico.

La situazione attuale in Italia ed in Europa è oggi coperta con una campagna di discredito della stessa strategia vaccinale, confondendo la normale prassi di sicurezza e farmacovigilanza con una propaganda terroristica circa l’uso dei vaccini, con le autorità europee che non sono in grado di garantire una vaccinazione in sicurezza lontano da continui picchi epidemici. Giochi di tipo geopolitico su aspetti che riguardano la tutela della salute collettiva – anche qui è bene rimarcarlo – frenano la possibilità di una più ampia disponibilità di dosi vaccinali (ad esempio ritardando la valutazione dei vaccini di produzione russa o cinese), limitano la massima disponibilità nel ricevere i necessari quantitativi di dosi dai differenti produttori, alzano barriere e campagne di discredito dettate dalla concorrenza tra differenti produttori, brevetti e stati, e frustrano ciò che dovrebbe essere al centro dell’interesse pubblico.

Sappiamo che i comunisti non sono riusciti sino ad oggi ad instaurare il socialismo in nessuno dei paesi compiutamente imperialisti, ossia in nessuno di quei paesi dove le forze produttive hanno raggiunto uno sviluppo più avanzato rispetto ai paesi (semi)feudali e/o (semi)coloniali. Assistiamo ad una innegabile marginalità politica e un sensibile ritardo nella comprensione della nuova fase pandemica. Il Movimento Comunista Cosciente ed Organizzato del secolo scorso è riuscito storicamente ad instaurare il socialismo solo in alcuni di questi paesi (semi)feudali e/o (semi)coloniali attraverso Rivoluzioni Antimperialiste, Guerre di Liberazione Nazionale e Rivoluzioni di Nuova Democrazia, trasformando la guerra imperialista in guerra civile contro la Borghesia Imperialista, durante la prima ondata della Rivoluzione Proletaria Mondiale (grossomodo dal 1917 al 1976), dalla Russia che fu zarista alla Cina che fu feudale, da Cuba al Vietnam, dalla Corea popolare al Laos, dai paesi dell’est Europa fino ad alcuni paesi africani, oltre alle esperienze rivoluzionarie latinoamericane, dove per lunghi periodi le forze antimperialiste e comuniste hanno affermato un controllo territoriale, pur non riuscendo a conquistare il potere. Sappiamo che i limiti ideologici e gli errori dei comunisti nei paesi imperialisti non hanno consentito loro di avere il successo necessario per evitare che il Movimento Comunista Internazionale rifluisse. Ossia, la Rivoluzione Proletaria ha trionfato solo in quei paesi in cui le forze produttive e le infrastrutture non erano ancora pienamente sviluppate, come invece lo sono nei paesi imperialisti. Lenin stesso mise in evidenza che nei paesi oppressi sarebbe stato più semplice far trionfare la Rivoluzione Proletaria, ma era più difficile costruire il Socialismo; viceversa nei paesi imperialisti più difficile sarebbe stato far trionfare la Rivoluzione (cosa poi ancor più vera alla luce del successivo sviluppo dei regimi di controrivoluzione preventiva negli stati borghesi) e più facile costruire poi il Socialismo visto il più avanzato sviluppo del carattere collettivo delle forze produttive. Anche nei paesi imperialisti si fecero largo a più riprese tendenze revisioniste, non scientifiche, non rivoluzionarie, fino a sfociare nelle tendenze principali del revisionismo moderno, ma giusto cento anni fa, proprio in un contesto di crisi irrisolta post-bellica e post-pandemica presero corpo mobilitazioni di massa di tipo reazionario che le classi dominanti seppero indirizzare nel movimento fascista. Non sono mancati in questi mesi episodi e mobilitazioni dalle caratteristiche ambigue, quando non apertamente reazionarie, affermando l’inesistenza di una emergenza che ha accorciato di un anno l’aspettativa di vita in Italia, determinando oltre centomila morti in più nel numero di decessi annuale. Sono in errore coloro che hanno individuato come nemico le necessarie forme di tutela e di prevenzione sanitaria, o la ricerca dei vaccini, e non ad esempio il fatto che queste misure, se sono state scarsamente efficaci e di durata interminabile, è proprio perché la scelta è stata ogni volta quella di negare l’emergenza e l’intervento tempestivo, in favore dell’attività economica e produttiva immediata. Vediamo dopo un anno i risultati di questo approccio reiterato, fatto di ritardi e mezze misure. Risultati tragici sia sul piano sanitario sia su quello socio-economico.

 

Come afferma il compagno Fabrizio Chiodo – che dell’argomento in tutta evidenza se ne intende essendo collaboratore del centro Finlay de la Habana per la produzione dei vaccini cubani – la concezione stessa della vaccinazione contraddice gli interessi del capitalismo perché si basa sulla prevenzione più che sulla cura. È ormai noto, infatti, che prevenire è meglio che curare, ma curare invece che prevenire risulta in genere più redditizio per le speculazioni ed il parassitismo dei capitalisti, delle loro farmaceutiche, dei sistemi di salute privati. La prevenzione (e quindi anche gli strumenti della vaccinazione che ne sono parte imprescindibile) è la più efficace arma che l’organizzazione socialista della società può valorizzare al meglio. Il fallimento dell’ideologia del “libero mercato” e della crisi del modo di produzione capitalistico di fronte all’emergenza è oggi innegabile. Tutto ciò pone all’ordine del giorno la necessità dell’instaurazione del Socialismo come risposta a questa e alle grandi emergenze che affliggono l’umanità, in quanto modello di sviluppo calibrato sulle necessità umane. La prevenzione e la salute collettive valorizzate al meglio saranno al centro delle battaglie dei prossimi anni. Una sfida per i paesi socialisti ed antimperialisti ma anche nei paesi in cui il Socialismo non è stato ancora instaurato. Il Socialismo è prevenzione prima ancora che essere cura!

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[1]              Un Comitato Popolare non  addomesticato e che mette in evidenza pubblicamente le responsabilità di Confindustria e delle autorità istituzionali ad essa subalterne per la strage causata dalla male gestione della pandemia nella Bergamasca inevitabilmente finisce “attenzionato” e criminalizzato da chi ha tutto l’interesse a screditarlo (vedasi la omonima pagina fb del Comitato Popolare).

[2]              https://bgreport.org/procura-indaga-militanti-bergamaschi-lasciando-indisturbata-confindustria.html

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* A distanza di due settimane dalla pubblicazione, e dopo oltre un anno dai precedenti articoli “Il Covid dà i numeri!” e “Italia: riflessioni sulla pandemia e validità del distanziamento sociale“, oltre alla conferma del risultato cinese, del Vietnam e di altri Paesi, è interessante lo studio pubblicato sulla autorevole rivista scientifica The Lancet dove si evidenziano in forma comparativa gli effetti e le conseguenze, in termini di impatto sulla vita sociale, sulle conseguenze sanitarie, sulle conseguenze sul piano economico delle due vie: la via delle mezze misure seguita ad esempio dai paesi europei e la via di un contenimento stretto quanto delimitato nel tempo. Lo studio, sulla base di dati e raffronti tra i due differenti approcci, va nella direzione di confermare nella sostanza quanto qui affermato dal marzo 2020 nei suddetti precedenti articoli. *

 

Su The Lancet un confronto tra i risultati della strategia di mezze misure di mitigazione (interventi graduali di mitigazione mirati a non sovraccaricare il sistema sanitario e senza impatto su quello produttivo) e quelli conseguiti tramite la strategia #zerocovid di eradicazione tramite contenimento stretto del contagio, test massivi, tracciamento, riaperture.

Dal confronto emerge tra l’altro:

– Sul piano sanitario, i decessi da COVID-19 per 1 milione di abitanti nei paesi OCSE che hanno optato per la strategia di contenimento e eradicazione (Australia, Islanda, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud) sono stati circa *25 volte inferiori* rispetto ai paesi OCSE che hanno preferito la mitigazione delle mezze misure e la “convivenza con il virus”, tra cui l’Italia del dopo lockdown dello scorso anno.

– Chi pensa che la tattica di mezze misure sia servita a “tutelare l’economia” in generale, può vedere come nei cinque paesi che hanno optato per la strategia di contenimento ed eradicazione territoriale, la crescita del PIL è tornata ai livelli pre-pandemia già all’inizio del 2021, viceversa da noi la crescita è ancora negativa e così negli altri paesi OCSE che hanno seguito la via tortuosa delle mezze misure. In particolare ciò è avvenuto per non fermare produzione e grandi attività, anche solo due settimane all’inizio di ogni ondata, prima di una forte crescita numerica esponenziale. Si è sommato al costo in vite umane quello economico sociale, con un impatto disastroso sull’economia diffusa e sulle attività culturali. In pratica sull’altare del profitto da export si è sacrificata la vita di decine di migliaia di persone, oltre alle condizioni materiali di esistenza di milioni di lavoratori, con le piccole attività sul lastrico e con i licenziamenti alle porte.

– Chi ha abbaiato che “ci chiudono in casa” ai tempi del primo ed unico lockdown, incoraggiando le mezze misure prolungate, potrà constatare che per quanto riguarda le restrizioni, le libertà sono state più gravemente colpite nei paesi OCSE che hanno scelto la mitigazione e le mezze misure. Infatti le misure energiche di blocco rapide, adottate dai paesi che puntano al rapido contenimento, al controllo dei contagi fino alla eradicazione di ogni focolaio, la veloce soluzione del problema ha portato rapidamente alla normalità la vita sociale e l’economia diffusa, come del resto già dimostrato dal successo storico nella Repubblica Popolare Cinese sotto la direzione del PCC e delle locali autorità scientifiche e sanitarie.

Alcuni pensano che il dibattito tra la mitigazione delle mezze misure e la strategia di contenimento sia una questione accademica, priva di interesse politico o oggetto di una inutile polarizzazione, perché presto il vaccino risolverà ogni problema, o perché l’arrivo dell’estate farà dire ancora di virus clinicamente scomparso (ma non usciamo quest’anno dal lockdown di Conte, bensì dalla linea Bolsonaro di Draghi). In realtà, decenni di esperienza dicono che i vaccini da soli non sono risolutivi e non in tempi brevi, i vaccini possono mitigare ma non risolvere magicamente.

L’eradicazione del vaiolo ha significato una lotta decennale e la vaccinazione è stata accompagnata da campagne di comunicazione e impegno pubblico, test sulla popolazione, tracciamento, lo stesso con la polio. Ciò che si fa’ con le epidemie, deve essere fatto pure col covid se vogliamo levarcelo di torno, se non vogliamo restare condizionati e succubi per lunghi anni di questa situazione, esposti a tutti i rischi che comporta.

Chi dopo un anno, in ambito politico, insiste nel ritardo, non assume una posizione, non ha una linea sul da farsi per uscire dall’emergenza, resta accondiscende con le varie tesi minimizzatrici utili al capitale, quando non degne del regno di Q o di ByoBlu o altri propagandisti dell’irrazionalità, mostra incapacità di analisi della realtà concreta e/o malafede. Nei due casi tremenda subalternità ad una classe politica ed industriale tra le peggiori al mondo, dalle quali dipende una tragedia senza precedenti recenti, sia umana che sanitaria ed economica sociale.

Link The Lancet 28 Aprile 2021: thelancet.com

Grazie ad Alessandro Ferretti per le considerazioni e la segnalazione dell’articolo

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Potrebbe essere un meme raffigurante 1 persona e il seguente testo "IO ETERNAMENTE GRATO AI CUBANI CHE CI HANNO NEL MOMENTO DEL BISOGNO"

Lettera della sindaca di Crema al presidente del consiglio Mario Draghi

(VIDEO) Napoli 20mar2021: Violenza Ostetrica, dall’Italia a Cuba esperienze a confronto

Consulta Popolare Salute e Sanità della Città di Napoli: Violenza Ostetrica e possibili soluzioni.
Dall’Italia a Cuba passando per la Francia, esperienze a confronto.

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Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "SABATO 20 MARZO- ORE 10.30 PRESSO G@LLERYART interno della Galleria Principe Napoli Diritti delle Donne& Sanità PutGlica Violenza possibio soluzioni Ostetrica e Intervengono: TERESA DE PASCALE Ostetrica fondatrice di Terra Prena LUIGI DI PAOLA Presidente Associazione Incurabili CONSULTA POPOLARE SALUTE SANITA Comune di Napoli INDIRA PINEDA Sociologa Cubana AMBULATORIO POPOLARE Ex OPG di Napoli terraprena Consulta Popolare Salute Sanità"

Vacunas cubanas contra el Covid y contra el Bloqueo

Cuba, Covid-19, vacunapor Red Continental de Solidaridad con Cuba (Latinoamerica) 

Siendo la salud el principal derecho humano de su población, Cuba prioriza la atención del Covid-19 y sus consecuencias, a través de la implementación de medidas y mecanismos preventivos de rápida acción, la creación de nuevas facilidades hospitalarias, a la vez que intensifica el trabajo científico en la fabricación de una vacuna.

Cuba no solamente tiene la experiencia produciendo vacunas, sino que cuenta con el compromiso, el capital humano altamente calificado y las condiciones para desarrollar cualquier candidato vacunal, a pesar de las restricciones que impone a la isla el criminal y genocida bloqueo por el gobierno de Estados Unidos, por ya más de seis décadas.

Es una gran victoria cientifica y política de Cuba el desarrollar y fabricar vacunas para salvar vidas, al tiempo que desenmascara y rompe el control de las transnacionales que trabajan la salud como una mercancía más.

Al día de hoy Cuba tiene 4 vacunas en proceso contra la Covid-19: Soberana 01, Soberana 02, Mambisa y Abdala.Fue el primer país de América Latina y el Caribe, y el número 30 a nivel mundial, en recibir la autorización para comenzar los ensayos clínicos de un candidato vacunal contra la Covid-19: Soberana 01 (agosto 2020). Así también, en noviembre la Organización Mundial de la Salud (OMS) incluyó un segundo candidato de vacuna cubana (Soberana 02) en el sitio oficial de proyectos en fases de ensayos clínicos contra la enfermedad del Covid-19.

La medicina cubana avanza de manera simultánea con 4 proyectos de vacunas. Estos resultados no solamente hablan ante el mundo de la calidad de sus científicos, ofrecen también la esperanza de que los pueblos más necesitados contemos con una vacuna que nos inmunice contra tan letal enfermedad porque #CubaSalva, #CubaEsSolidaridad y con esta dimensión de pensamiento su comunidad científica se consagra hoy en la batalla contra la pandemia global de la Covid 19, desde una perspectiva de humanidad y de solidaridad, en total armonía y emulación de la máxima martiana que “Patria es Humanidad”.

Ante todo este cuadro de buenas noticias, no podía faltar la agenda de los enemigos del pueblo cubano, inspirados por el bloqueo y el gobierno de los Estados Unidos. En lugar de festejar el triunfo de la ciencia cubana y sus consecuencias favorables para los vecinos del sur y otros países del mundo, han comenzado a desarrollar una campaña de confusión y de medias-verdades con el propósito de desprestigiar la política relativa a la salud de la Revolución Cubana.

Promover y alentar que las personas viajen a Cuba para que puedan ser vacunados, es una sucia treta dirigida a crear confusión y desaliento en las personas. De manera descarada escriben: “¿Te imaginas viajar a otro país, disfrutar del sol, de la playa y, al mismo tiempo, ser inmunizado contra el Covid-19?”. Esta promoción no solamente es incorrecta, sino que no es la clase de promoción que el gobierno cubano hace o haría en la atención de este escenario.

Cuba logrará las cuatro vacunas, inmunizará toda su población, y a la vez, ayudará a todos los países del mundo que no hayan podido superar esas etapas. Entendiendo que solo Cuba podrá determinar a quién y cómo se canalizaría esa ayuda.

Alertamos sobre las falsas noticias que fabrican los enemigos de Cuba. Ante esta y otras posibles campañas para desacreditar a la medicina y sistema de salud en la isla, la solidaridad continental en América Latina y el Caribe hace un llamado a denunciar estas injuriosas calumnias y a difindir en nuestras redes y otros medios dispongamos los sitios oficiales de Cuba con información actualizada sobre el tema.

15 de febrero de 2021

Si los océanos mueren, desapareceremos

por  Emilio Lambiase

Sábado 6 de febrero de 2021

Los mares y océanos de la tierra, que cubren el 70 por ciento del planeta y suministran la mitad del oxígeno que respiramos todos los días, se enfrentan a una amenaza que socavar su propia supervivencia: ¡este es el hombre!

Este “enemigo” está provocando el agotamiento de los peces, la destrucción del hábitat y el empobrecimiento de las comunidades costeras.

Necesitamos conocer los océanos para poder salvarlos:

Al comienzo de la década de las Naciones Unidas de las ciencias oceánicas para el desarrollo sostenible, esta alianza internacional debe involucrarnos a todos.

La misión de entender los océanos, cuidarlos y salvar su destino y el nuestro, que es también el destino de todo el planeta.

Al igual que en la Cuba revolucionaria, uno de los primeros objetivos fue la alfabetización de todo el pueblo para hacerlo culto, y por tanto libre, aún hoy creo que debemos lanzar un gran desafío:

ALFABETIZANOS para aprender sobre mares y océanos

Solo desde el conocimiento podremos cuidar el mar. Tenemos una falta de conocimiento que se explica por el hecho de que solo el 7 por ciento de la extensión de los mares está clasificada como área marina protegida.

La década de las ciencias oceánicas de la ONU sienta las bases para el conocimiento de los ecosistemas con el fin de protegerlos.

“Las intervenciones solo pueden ser efectivas si se basan en conocimientos sólidos proporcionados por la ciencia. Existe una necesidad creciente de encontrar soluciones científicas que nos permitan comprender los cambios que se están produciendo en nuestros océanos y revertir el deterioro de su salud “.

Estas son las palabras del documento con el que Naciones Unidas elige el período 2021-2030 como la década de las ciencias oceánicas para el desarrollo sostenible.

¿Qué hacemos en Italia?

Junto con la Asociación Italia-Cuba-Salerno; Proyecto José Martì de la Solidaridad Internacional; Cubasub; Universidad de Oriente de Santiago de Cuba; Pontificia Universidad Lateranense y Embajada de Cuba ante la Santa Sede, el Evento SALVA LA TIERRA Y LIBERA LA HUMANIDAD está programado bajo el Alto Patrocinio Moral de la Unesco y de la Embajada de Cuba ante la Santa Sede.

En este espíritu de colaboración entre diferentes culturas se propone realizar un camino de estudio, comparación y reflexión: “LaudatoSì” y “Tarea Vida”.

“LaudatoSì”, encíclica del Papa Francisco para mirar hacia el futuro después del acontecimiento crítico de la pandemia mundial.

“Tarea Vida”, un programa para abordar el complejo fenómeno del cambio climático.

La comparación entre las universidades tiene un impacto educativo:

Para los temas socioculturales presentes tanto en “LaudatoSì” como en “Tarea Vida”, la reflexión y la discusión involucran a los Institutos Universitarios.

En este contexto, la exposición “Una inmersión en la historia”, “Arte bajo las Olas” es de fundamental importancia.

Ya la delegación diplomática de Cuba inauguró en la sede de la UNESCO el 14-5-2017, la exposición colectiva “Arte bajo las olas”, dentro de la Segunda Edición de la Semana de América Latina y el Caribe y la Sexta Asamblea Estados signatarios de la Convención para la Protección del Patrimonio Cultural Subacuático (2001).

 

Como “EFECTO SECUNDARIO”, se propone la creación en el Área Marina Protegida del “Jardín Submarino” dedicado a Laudato si, -sora aqua- en el Parque Baconao en Santiago de Cuba.

Es posible instalar esculturas, recordando a San Francisco, tendido en el fondo del mar.

El discurso del artista Alberto Lescay, Alfonso Cruz, Vicente González Díaz y otros, completará el Jardin.

“Alabado sea mi Señor, por la Hermana Agua, que es muy útil y humilde, preciosa y pura”. (San Francisco de Asís).

Por lo tanto, mi invitación es reunirnos en Roma del 26, 27 y 28 de septiembre de 2021 en la Pontificia UniversitasLateranensis, y ​​seguir el 29 y 30 de septiembre de 2021, a la isla de PROCIDA en el Golfo de Nápoles, Capital de la Cultura italiana, para completar el recorrido entre Nosotros y el Mar.

Gracias, Emilio


Miguel Díaz-Canel Bermúdez: «Ci hanno colpito per annientarci ma siamo vivi!»

L'immagine può contenere: 2 personedi Silavana Sale 

~ Toccante e bellissimo discorso pronunciato in chiusura del VI Periodo Ordinario de Sesiones de la Asamblea Nacional del Poder Popular dal Presidente Cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, pochi giorni fa , il 18 dicembre 2020.

Lo traduco per i compagni italiani che avranno la voglia e la pazienza di leggerlo, spunto per tantissime riflessioni ~

“Caro generale dell’esercito Raúl Castro Ruz e colleghi della generazione storica, compagno Esteban Lazo, presidente dell’Assemblea nazionale del potere popolare e presidente del Consiglio di Stato,

Deputati e Compatrioti,

Cuba è onorata di contare in un giorno come oggi sei anni fa il ritorno in Patria, sul compagno Gerardo Hernández Nordelo come membro del nostro Consiglio di Stato (Applausi).

Un anno fa, proprio da questa tribuna abbiamo detto:
“Ci hanno colpito per annientarci ma siamo vivi!”

Abbiamo quindi ipotizzato che nulla potesse essere peggio di quell’escalation di misure per inasprire il blocco imperialista e attaccare le fonti di approvvigionamento energetico, le brigate mediche e qualsiasi possibilità di finanziamento.

Fino all’arrivo del 2020, un anno duro e impegnativo come pochi altri a causa della sconcertante pandemia di COVID-19 che ha sbattuto le porte dell’economia e della vita stessa per mesi.

Tutto è andato peggio, perché il suo impatto è universale e ha raggiunto momenti insopportabili, con l’opportunistica ripresa del blocco statunitense, prova definitiva del profondo male dei nostri avversari.

Hanno insistito per annientarci, ma noi insistiamo per vivere e vincere!

Cuba Viva è andata oltre le proprie possibilità.

È il destino di questa città: crescere con le sfide.

È nei geni della nazione cubana, forgiata nella resistenza e ribellione degli schiavi che si rifiutavano di essere schiavi e nella volontà degli emigranti carichi di sogni.

È nell’eredità dei leaders indipendentisti che hanno bruciato le loro ricchezze nel fuoco della Rivoluzione, nelle madri con i loro figli nati in mezzo ai combattimenti e nella forte identità del creolo maturata nei lunghi anni in cui il paese era libero solo nella boscaglia.

È nelle generazioni successive che hanno lasciato sangue e seme in combattimenti impari nelle strade e sulle montagne fino alla vittoria.

Non c’è modo di piegare l’esistenza della Rivoluzione, il suo trionfo e la sua sopravvivenza di fronte a spietate aggressioni e dolorosi abbandoni, senza quelle essenze che ogni giorno ci mettono di fronte a una storia che già accumula così tante eroine ed eroi per abitante che diventa difficile contarli.

Ma l’esempio è contagioso.

In questi mesi di pandemia, abbiamo assistito a imprese quotidiane di persone di tutte le età e mestieri, donne e uomini, giovani e anziani.

Anche i bambini sono diventati educatori esemplari dei loro genitori riguardo all’uso della mascherina, lavandosi le mani e mantenendo il distanziamento fisico, i tre pilastri della responsabilità individuale in questa battaglia che riguarda tutti.

Voglio dire qui oggi che ogni ora di questi mesi di confronto con COVID-19 è stata di crescita e apprendimento.

Sono state giornate tese, estenuanti, ma non ci siamo mai scoraggiati, grazie soprattutto al popolo.

Lo scoraggiamento non è possibile di fronte all’eroismo, non di una persona o di un gruppo, ma di un’intera nazione.

E quell’eroismo ci spinge costantemente, ci ispira a dare di più, a fare di più, a vergognarci quando il corpo ci chiede una pausa.

Perseguendo carenze di ogni tipo, code estenuanti e una rinuncia temporanea a feste e abbracci, i cubani accettano le sfide più dure del 2020.

Il nuovo coronavirus è una sfida gigantesca in mezzo alla crisi imposta dal blocco.

Ma lo assumiamo senza paura.

Abbiamo avuto meno medicine, meno cibo, meno trasporti…, ma anche meno infezioni, meno malati e meno morti.

Questo può essere spiegato solo perché abbiamo avuto più volontà politica, più solidarietà e più giustizia sociale.
Più socialismo.

In Scienza e Medicina sono stati stabiliti record in termini di dedizione e sacrificio personale e collettivo, che hanno permesso al Paese di collocarsi rapidamente tra coloro che sono riusciti a controllare la pandemia.

Per illustrarlo con i dati significativi: il Paese accumula 1.294.052 tamponi effettuati, con 9.771 casi positivi, di cui, purtroppo, sono 137 decessi, per un tasso di letalità di 1,40%, inferiore al tasso generale del 2,25%, e anche al di sotto del tasso della regione delle Americhe di 2,54%.

Siamo uno dei pochi paesi al mondo a non aver registrato morti per COVID-19 di donne incinte, bambini o personale sanitario.

Circa il 90% di tutti gli infetti si è ripreso grazie a protocolli robusti che vengono continuamente perfezionati.

Le sale di terapia intensiva non sono collassate.

E parallelamente alle cure mediche, gli operatori sanitari lavorano su più di 800 ricerche, che hanno generato centinaia di pubblicazioni scientifiche.

Nei trattamenti vengono utilizzati più di una dozzina di biofarmaci cubani, mentre sono in fase di sperimentazione quattro vaccini candidati e sono già stati realizzati prototipi di tre modelli di ventilatori polmonari, la cui produzione sarà affidata all’industria nazionale.

Come la storia, con i suoi secoli di lotte e resistenze, il lavoro educativo e il modello di sviluppo umano che la Rivoluzione ha scelto per i suoi figli, ci ha messo, di fronte alla pandemia, davanti a paesi di sviluppo simile o superiore.

Il talento naturale del popolo e quella frase premonitrice di Fidel che saremmo diventati un paese di uomini – e donne – di Scienza, ma soprattutto la sua idea concretizzata nella volontà politica di investire in ambiti così nuovi e quasi esclusivi dei paesi del primo mondo, come l’ingegneria genetica e le biotecnologie, le neuroscienze e la produzione di farmaci, ci hanno permesso di porci in prima linea negli studi sulla pandemia e sui protocolli di cura e monitoraggio dei contagiati.

Un principio umanista, inseparabile dalla Rivoluzione: la vita umana come bene supremo della società è alla base della strategia nazionale per affrontare l’epidemia a Cuba e in altri 39 paesi, dove in questi mesi sono arrivati ​​circa 3.000 professionisti Cubani, raggruppati in 53 Brigate del contingente Henry Reeve.

Le aggressioni, la persecuzione, la diffamazione e le pressioni violente dell’attuale governo degli Stati Uniti contro altri paesi per aver ricevuto o semplicemente richiesto il sostegno del prestigioso Contingente, non hanno precedenti.

Ma il suo lavoro è già penetrato così profondamente nelle nazioni che lo ricevono, che dalla sua gratitudine è nata la proposta del Nobel per la Pace al Contingente Henry Reeve, una candidatura che onora profondamente un progetto di Fidel in questo mondo governato dall’individualismo e dall’egoismo, dalle regole del mercato.

Si riconosce così la dedizione dei nostri operatori sanitari per salvare vite nelle condizioni più difficili e nei luoghi più remoti, dove non arriverà mai nemmeno un sussidio dei loro persecutori.

Senza cedere all’eccesso di ottimismo, sempre pericoloso perché smobilita le azioni che devono essere mantenute nel tempo, stiamo superando tutte le prove della pandemia grazie al popolo e alla spinta precisa della Scienza, potente motore a trazione multipla, se mi perdonate l’analogia.

Perché va detto che i contributi dell’intelligenza collettiva non si limitano all’area vitale della Medicina e dei servizi di sanità pubblica.

Siamo grati che alcune delle menti più brillanti del nostro Paese siano rimaste attente e abbiano contribuito, dalle piattaforme digitali, con acutezza critica, alle analisi scientifiche che, anche dall’economia e dalle scienze sociali e storiche, dovrebbero fornire un corpo teorico alla nazione indispensabile in questo momento gravido di emergenze.

Il contributo che viene dalla conoscenza e dall’impegno al destino della nazione non è mai poco o banale.

È un segno che distingue i tanti cubani che accompagnano la Rivoluzione in tutti i suoi sforzi e vogliono aiutare a raggiungere la prosperità che ci attende.

E per quelli di noi che oggi adempiono al dovere di governare, ci aiuta a rettificare mentre avanziamo, qualcosa di cui non ci vergogneremo né negheremo mai.

Comprendiamo che studiare, apprendere e prendere decisioni, basate sulla conoscenza collettiva, porta sempre a percorsi più sicuri e più equi.

Compatrioti,

nel 2020 ci troviamo di fronte a condizioni economiche eccezionali.

Qualsiasi aggettivo sarebbe insufficiente per descrivere l’atroce combinazione di blocco rafforzato e pandemia sull’economia e sulla società.

Si tratta degli effetti cumulati delle persecuzioni finanziarie e dell’assedio di qualunque fonte di reddito in valuta estera, che si rafforzano opportunisticamente in mezzo alla pandemia e alla contrazione economica universale che provoca, con la conseguente interruzione dell’attività turistica, uno delle principali fonti di reddito del Paese, la contrazione delle importazioni, la diminuzione dell’attività produttiva e dei servizi, sia nel settore statale sia non statale, e le spese sanitarie aggiuntive rispetto a quelle previste dal piano, unitamente all’aumento dei finanziamenti dal Bilancio dello Stato, tra gli altri.

Nella progettazione del Piano Economico per il 2020 avevamo previsto, anche in condizioni di forti restrizioni, di raggiungere una crescita dell’ordine dell’1%.

Come è accaduto praticamente in tutte le regioni e paesi, COVID-19 ci ha costretti a modificare tutte le previsioni.
Il fatto è che non ci sarà crescita.

Come riportato qui, diminuirà di circa l’11%. L’economia cade, ma non si ferma.

Abbiamo approvato la Strategia Economico-Sociale e il Piano Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale fino all’anno 2030 e sono stati conclusi gli studi per l’attuazione dell’ordine monetario, che inizieranno il prossimo 1° gennaio.

Nel mezzo dello scenario peggiore, importanti investimenti sono stati conclusi nei principali programmi di sviluppo, anche abitativo, con 47.400 immobili finiti, turismo, con 2.000 nuove camere, il primo impianto bioelettrico operativo nel paese e investimenti nel settore idraulico e nella produzione alimentare, tra gli altri.

Contemporaneamente, sono stati approvati 29 progetti di investimenti esteri per 2.455 milioni di dollari, 5 dei quali nella Mariel Special Development Zone, importante e strategica enclave economica del Paese, dove operano aziende di 21 Paesi e 11 multinazionali.

Qui sono state approvate 55 imprese, con un importo di investimento impegnato che supera i 3 miliardi di dollari, generando 11.763 nuovi posti di lavoro.

Sebbene nello scenario in cui viene redatto il Piano Economico 2021 prevale l’incertezza associata all’evoluzione della pandemia e ai suoi gravi impatti sull’economia mondiale, per il prossimo anno si prevede un graduale processo di ripresa, con una crescita tra il 6% e il 7%, che richiederà un lavoro intenso da parte di tutti gli attori economici.

Il raggiungimento di questo obiettivo ci impone di mantenere il controllo di COVID-19, per non affrontare contrattempi nell’apertura che abbiamo già avviato nel turismo e nell’attività produttiva in genere.

Il paese continuerà a lavorare sul suo sviluppo.

Il piano di investimenti aumenta del 22% rispetto al 2020, Il 60% delle risorse è concentrato nei settori prioritari: produzione alimentare, medicinali, difesa, turismo, fonti di energia rinnovabile, programma abitativo e stabilimenti di produzione di cemento e acciaio.

Nonostante la contrazione che ci lascia quest’anno, non rinunciamo a realizzare la crescita prevista per la seconda fase del Piano Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale, compresa nel periodo dal 2022 al 2026.

Per questo, è necessario continuare ad avanzare con maggiore rapidità e chiare priorità nell’attuazione della Strategia economico-sociale, e tenere sotto controllo l’inflazione, evitando che si esprima al di sopra dei livelli previsti nel sistema monetario, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, fondamentalmente nell’attività produttiva, per la quale è fondamentale promuovere lo sviluppo locale, privilegiando il turismo, a sostegno della sua graduale ripresa e con enfasi sulle forniture per la circolazione commerciale al dettaglio in tutti prodotti di ampia richiesta.

Allo stesso modo, la promozione degli investimenti nella Zona di Sviluppo Speciale Mariel e l’aumento delle vendite di enti nazionali alla Zona al di sopra di quanto previsto nel Piano, e la partecipazione dell’industria nazionale come fornitore della vendita di valuta al dettaglio e all’ingrosso.

In questo contesto, sarà necessario migliorare il deficit fiscale previsto, basato su una maggiore efficienza nella spesa pubblica e maggiori entrate dal bilancio dello Stato.

Con l’inizio dell’ordine monetario, l’anno 2021 sarà decisivo per la graduale ripresa dell’economia, purché riusciremo a creare condizioni più favorevoli per lo sviluppo del settore produttivo nazionale.

Tali priorità si collegano ad alcuni progressi compiuti durante questo anno difficile, come i programmi di sviluppo territoriale, la gestione della scienza e dell’innovazione, le reti di laboratori di biologia molecolare, i nuovi poteri concessi al sistema aziendale, il programma per il progresso delle donne, la politica di commercializzazione dei prodotti agricoli, la creazione di parchi tecnologici e società commerciali all’interfaccia tra università e aziende.

La condotta dell’economia è stata progettata in base al principio di garantire, come obiettivi essenziali, l’accesso a cibo, carburante, fertilizzanti e pesticidi, medicinali, soddisfacendo le esigenze della difesa, nonché la priorità nell’ottenere finanziamenti per l’industria nazionale, rendendo efficace lo scopo di non importare ciò che possiamo produrre in modo efficiente nel paese.

Il principio è stato quello di introdurre modifiche per ottenere maggiore flessibilità, obiettività e innovazione nella risposta ai problemi e nella ricerca di soluzioni.

Compagne e compagni:

La sfida del periodo che stiamo valutando oggi è stata più grande che in qualsiasi altro momento, poiché riteniamo, nello stesso anno della pandemia e dell’intensificarsi del blocco, avviare l’applicazione del sistema monetario e rispettare un programma legislativo molto intenso che lo concede forza pratica alla nostra Costituzione.

Il compito di ordinare il processo economico, è, senza dubbio, più complesso degli ultimi anni.

Ma rimandarlo sarebbe ancora più costoso nel tempo.

Seguiamo con interesse e rispetto le preoccupazioni della popolazione, di cui ci sforziamo di costruire il benessere.

Per rispondere a loro, ministri e specialisti spiegano e risponderanno più di una volta e in dettaglio alle domande che possono generare dubbi, quasi tutte dovute alla novità del processo.

Ci sono preoccupazioni per quanto riguarda i salari e anche per quanto riguarda le tariffe elettriche. Potremmo dare un’unica risposta limitandoci a spiegare il mantenimento di grossi sussidi ai settori che consumano meno; ma nell’ordine monetario nessuna misura può essere vista al di fuori del contesto economico nazionale e mondiale, dove i prezzi e l’accesso ai combustibili costringono i paesi meno sviluppati ad adeguare i propri consumi.

Quello che possiamo dire categoricamente è che non si tratta di una politica di terapia d’urto, o di “corralitos” finanziari, come alcuni insistono nel proiettare.

Ciò che deve essere rivisto verrà rivisto e ciò che deve e può essere corretto verrà corretto (Applausi).

La Rivoluzione insiste sulla sua ferma intenzione che nessuno rimarrà impotente.

È vero che si è dovuto ricorrere a misure come i depositi in valuta liberamente convertibile, così contestati, ma indispensabili per favorire le rimesse, canalizzarle e risolvere una contraddizione segnalata in modo persistente e critico da economisti e altri esperti, ovvero la fuga all’estero di valuta estera che stava prosciugando lo scarso reddito del paese tramite acquirenti privati.

La soluzione è stata quella di attirare quelle risorse sul mercato interno e con il reddito in valuta liberamente convertibile per finanziare le spese di cibo e carburante del Paese, in un momento in cui non c’erano nemmeno arrivi turistici e la pandemia gravava pesantemente sul magro capitale a disposizione.

Il vice primo ministro Alejandro Gil Fernández lo ha già spiegato più di una volta: la vitalità del servizio nazionale di energia elettrica e i minimi del paniere di base standardizzato di cui nessuno vuole fare a meno, non potrebbero essere garantiti senza la valuta estera che ci vorrà ancora tempo per recuperare per conto di produzioni nazionali ed esportazioni.

Deputate, deputati:

Sicuramente molti di voi hanno visto le crescenti manipolazioni e pressioni attraverso le quali accusano Cuba di ritardo e paralisi nel programma legislativo.

Cercano di ostacolare la leadership della Rivoluzione, cancellare più di 60 anni di battaglie per i diritti delle donne e contro ogni tipo di discriminazione e abuso, contro la violenza e l’esclusione dei settori sociali che fino al 1959 non contavano nella politica nazionale.

In questa Sessione, in ottemperanza alle disposizioni transitorie della Costituzione, sono state approvate due importanti leggi, che rispondono agli standards richiesti per l’organizzazione e il funzionamento degli organi locali del Potere Popolare.

Abbiamo apprezzato che entrambe le disposizioni normative siano state oggetto di un duro lavoro da parte dei responsabili della loro preparazione, soprattutto, sulla base dell’elevato numero di pareri a seguito dei processi di consultazione effettuati, sia nel Governo che tra i vertici delle province e comuni, deputati e accademia.

Come specificato in entrambi gli organi giuridici, il suo contenuto sarà soggetto a valutazione da parte dell’Assemblea Nazionale, un anno dopo la sua entrata in vigore.

L’esperienza nella sua applicazione ci consentirà di apportare i relativi adeguamenti, vista la novità delle istituzioni in esse stabilite.

Con queste leggi sono state approvate quest’anno in totale sei, in conformità con il Piano Legislativo, che ora abbiamo dovuto riadattare, e sono espressione dello sforzo compiuto per rispettare le complesse circostanze imposte dal COVID-19.

L’attività legislativa e, in particolare, i gruppi di lavoro preposti alla redazione dei progetti preliminari non sono stati interrotti.

In alcuni casi, a causa della complessità delle regole, è stato necessario ampliare le domande e correggere molti dei loro contenuti.

La creazione normativa, come sapete, non si limita solo alle leggi.

Come qui affermato, il Consiglio di Stato ha approvato quest’anno 25 decreti legge, 11 dei quali nel rispetto del Programma delineato, a dimostrazione dell’impegno profuso anche in questa attività.

Il ri-adeguamento ora approvato mostra una maggiore obiettività, in conseguenza delle esperienze acquisite dopo la sua approvazione da parte di questa Assemblea.

Nel caso particolare del codice della famiglia, rimaniamo impegnati a fare progressi in tutto ciò che è necessario, nonostante le circostanze attuali.

Questa regola, come sappiamo, ha un ampio impatto sulla società e richiede la massima preparazione, istruzione e consenso sociale.

Il gruppo di lavoro, coordinato dal Ministero della Giustizia e composto da specialisti in diritto di famiglia, psicologi e ricercatori di varie istituzioni, si è adoperato per definire le politiche fondamentali.

Allo stesso modo, siamo stati costretti a rimandare nel tempo altre disposizioni normative, tra cui alcune di quelle previste dalle disposizioni transitorie della Costituzione e altre che regolano questioni di interesse della popolazione.

Vogliamo ratificare l’invariabile volontà di perseverare per poter contare sulle norme giuridiche necessarie per attuare il nuovo testo costituzionale ed evitare in futuro ogni vuoto giuridico.

Nelle circostanze eccezionali che ci sono state imposte dalla pandemia, è stato svolto un intenso lavoro per far avanzare la discussione e l’approvazione di leggi volte ad approfondire la giustizia sociale e rafforzare lo Stato di diritto.

E chiederemo più dinamismo per ottemperare al mandato di rendere efficace la Costituzione.

Con la costante insistenza del generale dell’esercito Raúl Castro Ruz a capo di questi processi, il nostro partito e il nostro governo hanno dato la massima priorità alla realizzazione di un programma intenso e complesso, in cui lavoreremo fino a quando le consultazioni non saranno esaurite e valutati i punti di vista, giudizi e apprezzamenti, spesso contraddittori, della maggioranza della popolazione.

Non è qualcosa che possiamo risolvere alla leggera, perché andremmo contro lo spirito della nostra Magna Carta.

La legislazione è un atto molto serio, che determina il destino di tutti i cittadini.

Sta a noi farlo nel più breve tempo possibile, ma sempre, prima di tutto, con la premessa che siamo un’assemblea libera da pressioni lobbistiche.

Siamo l’Assemblea del popolo cubano e dobbiamo dare conto alle sue richieste e ai sui tempi. A nessun altro (applausi).

Colleghe, colleghi:

Passando ai temi dell’agenda internazionale, dobbiamo anche evidenziare l’impatto unico e inaspettato della pandemia, che ha aggravato le contraddizioni già esistenti nel mondo e le tensioni di un’economia globale che tendeva a rallentare i volumi di produzione e i flussi commerciali.

Come in simili circostanze storiche, il peso maggiore della crisi è ricaduto sui più svantaggiati e diseredati che, nella maggior parte dei paesi, hanno subito l’aggravarsi delle loro difficoltà, mentre la povertà in generale cresce insieme alla disuguaglianza e alla povertà, alla polarizzazione sociale.

Incredibilmente, le più grandi fortune del pianeta, quelle di cui godono pochi, hanno ottenuto guadagni senza precedenti con la pandemia.

E, per la maggioranza, le prospettive non sono più promettenti per l’anno che sta per iniziare.

L’impatto complessivo dei disadattamenti già sperimentati continuerà a peggiorare, con grandi domande su quando e come si riprenderà la produzione manifatturiera generale e la fornitura di servizi nei grandi centri economici e nei paesi in via di sviluppo; con l’incertezza sui flussi commerciali, l’occupazione e la stabilità finanziaria.

La politica estera marcatamente aggressiva e unilaterale degli Stati Uniti negli ultimi anni ha aggravato le minacce alla pace, alla sicurezza e ai meccanismi multilaterali, regionali e internazionali che per decenni, e anche con limitazioni, hanno sostenuto il sistema delle relazioni internazionali, alla cooperazione e al diritto internazionale come quadro di riferimento per l’interazione tra le nazioni.

Per Cuba e per la maggior parte dei paesi le possibilità di scambio diretto sono state ridotte.

Gli incontri internazionali hanno dovuto ricorrere a deliberazioni virtuali, con l’uso di tecnologie di comunicazione, che introduce un nuovo modo di praticare la diplomazia bilaterale e multilaterale, ma limita l’effetto insostituibile dell’interazione personale nel promuovere la conoscenza reciproca, costruire la fiducia e la capacità di deliberare in profondità su questioni delicate.

In questo contesto impegnativo e senza trascurare nessuna delle priorità, il Paese ha continuato a rafforzare e sviluppare le sue relazioni con la comunità internazionale, sulla base dei principi della Carta delle Nazioni Unite, combattendo sempre a favore della pace e della tutela dell’ambiente, promuovendo i postulati del Movimento dei Paesi non allineati, e costantemente impegnato per l’unità e l’integrazione dei popoli dell’America Latina e dei Caraibi.

Dimostriamo la capacità di sostenere e portare la cooperazione solidale, pietra angolare e caratteristica unica della nostra politica estera, in nuove aree.

Prima o poi verrà scritta la storia di questa terribile pandemia e del suo impatto a livello globale.

Se narrato con onestà, sarà impossibile ignorare il ruolo di Cuba e delle migliaia di cubani che volontariamente si sono recati in altre terre per affrontare il pericolo e onorare il giuramento d’Ippocrate che accompagna la coscienza e il cuore dei nostri abili operatori sanitari.

D’altra parte, abbiamo adottato misure volte a proteggere e sostenere i cittadini cubani che si trovano all’estero.

A tal fine e in considerazione della necessità di rispettare rigorosi protocolli di tutela e distanziamento, abbiamo promosso lo svolgimento delle procedure consolari a distanza.

Nonostante la necessaria cancellazione dei voli di linea per circa sette mesi, è stato fornito il supporto per 94 voli charter che hanno consentito il rientro a Cuba di oltre 5.000 connazionali da 56 Paesi, mentre sono state adottate misure eccezionali come l’estensione automatica di soggiorno all’estero.

La volontà di continuare a rafforzare i legami tra Cuba e i suoi cittadini all’estero è irrevocabile.

Pochi giorni fa, l’8 dicembre, abbiamo celebrato il Settimo Vertice Caricom-Cuba, che ha confermato il consolidamento di strette relazioni con i fratelli caraibici, basate sul sostegno reciproco, la cooperazione e la solidarietà di fronte alle sfide che dobbiamo affrontare nel sistema internazionale, ingiusto e ineguale.

In questi tempi, in cui la cooperazione è più necessaria, condividiamo con orgoglio la disponibilità e la dedizione dei nostri medici e professionisti sanitari che forniscono servizi in tutte le nazioni della Comunità caraibica e per la prima volta anche in cinque territori non indipendenti .

Abbiamo ringraziato i Caraibi per la solidarietà e il rispetto per Cuba e abbiamo coraggiosamente difeso l’amicizia reciproca.

Pochi giorni dopo, abbiamo tenuto il XVIII Summit ALBA-TCP, in cui abbiamo ratificato il nostro rifiuto del comportamento interventista dell’imperialismo nell’emisfero e i tentativi di reimporre la Dottrina Monroe, nello stesso momento in cui abbiamo riaffermato il nostro sostegno alla Rivoluzione Bolivariana e Chavista, al governo della sorella Nicaragua e celebriamo il ritorno dello Stato Plurinazionale della Bolivia a quell’organizzazione.

Il quarto e ultimo anno dell’attuale governo degli Stati Uniti, il dodicesimo dal trionfo della Rivoluzione, sta per concludersi.

Impegnato nei settori più rabbiosamente anti-cubani di quel paese, ha scatenato una sordida guerra contro Cuba in questo periodo, con l’assurda pretesa di metterci in ginocchio, spezzando la resistenza della Rivoluzione e costringendoci a fare concessioni, sia in politica estera che in la nostra realtà interna.

Il suo fallimento è clamoroso e noto.

Le conseguenze sull’economia e il suo impatto sulla vita e sul benessere di milioni di cubani, tuttavia, sono state di vasta portata.

La guerra economica è stata perfidamente diretta contro le principali fonti di reddito e contro l’approvvigionamento di carburante, con misure di natura non convenzionale, inadatte al tempo di pace.

L’ambizione di soffocare la performance economica del Paese è stata dichiarata apertamente e c’è stato chi ha iniziato pubblicamente a contare i giorni.

All’effetto già schiacciante del blocco, sono state aggiunte misure che lo scalano a un livello qualitativamente superiore.

L’uso del titolo III della legge Helms-Burton per punire o minacciare coloro che legittimamente commerciano con Cuba o investono qui, l’attacco alle rimesse, l’elaborazione di liste stravaganti per applicare ulteriori restrizioni al sistema commerciale cubano, le limitazioni aggiunte al le ristrette possibilità di viaggio, la persecuzione criminale delle forniture di carburante, la molestia delle transazioni finanziarie in qualsiasi angolo del mondo e la campagna di pressione contro i paesi terzi affinché rifiutino di richiedere la nostra cooperazione medica, anche quando ne hanno bisogno, sono azioni che portano a il marchio Trump e il marchio della coorte di estremisti che oggi governano senza scrupoli quel paese.

Nei media nazionali e nei forum multilaterali abbiamo discusso in dettaglio il costo per l’isola di quella guerra, che, nel contesto della pandemia, gli Stati Uniti rafforzarono con volontà crudele e spietata.

Come abbiamo già detto, è qualcosa che i cubani non possono dimenticare.

La verità non può essere nascosta: il blocco economico è moralmente e legalmente insostenibile.

Questo è noto a molti politici negli Stati Uniti con i quali abbiamo condiviso per anni e saremmo sorpresi se qualcuno potesse ancora argomentare il contrario.

Nessun governante potrebbe giustificare da un punto di vista etico che è legittimo usare il travolgente potere economico e tecnologico di una superpotenza come gli Stati Uniti per sottoporre una nazione relativamente piccola con poca ricchezza naturale all’asfissia economica per 60 anni.

Si sostiene che ci siano discrepanze politiche tra i nostri due governi, e ovviamente ci sono.

Abbiamo molte differenze e riserve su quanto sta accadendo negli Stati Uniti.

Ma questo non dà a quel paese il diritto di tentare di imporre la sua volontà con la forza su questa terra e su questo popolo.

Abbiamo dimostrato una resilienza unica e siamo determinati a rifiutare tale sforzo.

Insistiamo sulla convinzione che sia possibile costruire un rapporto rispettoso e duraturo tra le due nazioni e, come è già stato detto abbastanza chiaramente, siamo pronti a discutere qualsiasi questione.

Quello che non siamo disposti a negoziare e quello a cui non daremo una virgola è con la Rivoluzione, il socialismo e la nostra sovranità.

I principi non saranno mai sul tavolo! (Applausi.)

Compatrioti:

Non dimenticheremo sicuramente che questo scenario complesso che abbiamo descritto oggi è coinciso nel tempo con il periodo elettorale del nostro vicino settentrionale.

E Cuba è diventata ancora una volta una questione nell’agenda elettorale interna.

Sono piovute minacce e sono piovuti soldi per promuovere quello che molti credevano sarebbe stato il colpo finale a Cuba, Nicaragua e Venezuela in un presumibilmente secondo mandato dell’ancora presidente.

Oppure una situazione di instabilità e tensione che impedirebbe ogni possibile ritorno al dialogo in caso di vittoria democratica.

Con tutto, ci sono state lanciate provocazioni da atteggiamenti mercenari legati a falsi scioperi di presunti artisti che cercavano di attirare l’opinione pubblica e l’intellighenzia per imporre dialoghi mimetizzati in autentiche preoccupazioni del settore.

Ma c’erano più rivendicazioni extra-artistiche con l’evidente scopo di fungere da piattaforma per progetti di confronto precedentemente articolati, con l’obiettivo di creare un’opposizione politica senza base sociale.

E sullo sfondo, azioni terroristiche, notizie false e minacce violente sulle reti.

Cioè, in poche parole, il riassunto del colpo di stato non così morbido che è stato preparato per Cuba come il bonus finale di un anno difficile.

È qualcosa che i nostri media hanno spiegato, coraggiosamente e in dettaglio, motivo per cui stanno tentando invano di denigrare su alcune piattaforme finanziate dall’estero.

Abbiamo visto proiettati in tempo reale i vecchi e nuovi piani dei servizi speciali americani contro la rivoluzione, il prodotto dei corsi di formazione alla leadership di NED e USAID, l’attenzione che ipocritamente pretendono di prestare ai problemi che affliggono e irritano gli Stati Uniti la popolazione, in maggioranza causata dal crudele blocco dello stesso governo che le inasprisce per generare malcontento, ma anche da lacune ed errori delle nostre istituzioni nel loro legame essenziale con chi svolge attività connesse.

È una guerra spietata, che ignora etica e principi e che, sotto l’ombrello di premi e altri doni, attraverso presunte ONG e agenzie dipendenti da governi stranieri, gruppi finanziari e azioni volte a denigrare e indebolire lo Stato.

I “leader di laboratorio” sembrano prendere le distanze dai violenti, si travestiranno da pacifici negoziatori politici e cercheranno di imporre i loro programmi, scommettendo sullo scoppio sociale se le loro richieste non saranno soddisfatte.

Sotto quel fuoco, che mira a distrarci dai compiti essenziali, dobbiamo continuare a lottare per un Paese migliore, senza stancarci.

Non è la prima volta nella storia che i nemici della Rivoluzione Cubana cercano di colpirla opportunisticamente, in un momento difficile per l’economia e la società.

Non è la prima volta che i lupi si sono travestiti da pecore e hanno cercato di prendere una testa di ponte.

Non è la prima volta che mentono e presentano al mondo un paese diverso dalla loro realtà.

La narrazione è quasi fittizia e non mancano mezzi potenti per amplificarla in spagnolo e inglese.

Gonfiano i fatti così tanto che in un momento di tante sfide e urgenze, corriamo il rischio di distogliere l’attenzione dalle questioni in cui la vita della nazione si muoverà al ritmo di chi vuole distruggerla.

Questo non è un governo disconnesso dalle persone rinchiuse negli uffici.

Giriamo sistematicamente le province, visitiamo università, centri di ricerca, fabbriche, scuole, ospedali, centri agricoli.

Là abbiamo dialogato con chi pensa e lavora come Paese, con chi rende possibile a Cuba di vivere in mezzo agli attentati e alle difficoltà più dure.

Non dimenticare che per ciascuno di coloro che si uniscono alle reti, convocato dall’odio, dalla vendetta e dal desiderio di nuocere a un governo, anche se questo significa danneggiare l’intero popolo, ce ne sono molti di più uniti nella passione per salvarlo, portalo avanti e avvicinalo un po ‘alla prosperità desiderata.

Per le prestazioni di molte strutture, istituzioni e spazi statali cubani, questo è stato un anno di crisi a causa del COVID-19.

Da una crisi sanitaria, economica e produttiva, ma è stato anche il momento di imparare a utilizzare al meglio gli strumenti che la tecnologia ci offre e di dare una spinta, ancora inaccettabilmente lenta, al governo elettronico, necessariamente connesso alle preoccupazioni e alle domande del la cittadinanza.

È anche urgente promuovere cambiamenti più profondi a livello strutturale per liberare le forze produttive, mettere all’angolo la burocrazia e chiudere le strade alla corruzione.

Spetta a tutti noi promuovere le trasformazioni con agilità e chiarezza.

È una sfida a cui stanno attualmente partecipando team multidisciplinari, in modo che ogni azione sia avallata da criteri scientifici di direzione e avvenga con il minor numero di traumi possibile.

Ci siamo orientati e chiediamo che le organizzazioni e le istituzioni abbiano come priorità nelle loro agende il legame reale e costante con le loro basi e con la popolazione in generale.

La vita ci ha dimostrato molte volte che le decisioni inappropriate e gli errori che ne derivano possono essere corretti in modo tempestivo se l’orecchio è tenuto vicino al suolo, il che in questo momento può significare attenzione incollata al battito cardiaco delle persone, sia virtualmente o di persona.

L’ho detto e lo ribadisco: questa è la sinergia essenziale per lo sviluppo in una società partecipativa come la nostra.

È la manifestazione contemporanea dell’efficacia dell’autentico potere popolare.

Compagni e compagni:

Anche se oggi abbiamo ampliato più di altre volte, c’è una riflessione che non posso non condividere con voi e con tutta la nostra gente.

A parte le manipolazioni attraverso le reti, l’uso di mezzi e formule efficaci per un pubblico sensibile e colto, ci chiediamo: perché hanno attaccato la nostra cultura?
Non è difficile decifrare il mistero.

A Cuba, Cultura e Rivoluzione sono equivalenze fin dall’origine della nazionalità.

Basti ricordare quel 20 ottobre quando Perucho Figueredo scrisse il testo dell’Inno di Bayamo alla groppa del cavallo sul quale si lanciò in combattimento con Céspedes.

Puntare alla cultura, alla frattura della cultura cubana, è puntare al cuore della rivoluzione cubana, all’identità nazionale.

Chi se non i nostri grandi intellettuali e artisti sono i creatori dell’ideologia della ribellione e dell’antimperialismo?

Sono loro e loro che hanno sempre segnato, con le loro idee e le loro opere, i limiti di ogni dialogo nella nazione che emergeva con un’identità ben definita, lottando contro un impero per la sua indipendenza e un altro per la sovranità.

Dal suo genio è emersa la nazione che ha definito il suo destino in una fedeltà superiore al testamento politico di José Martí: antimperialista a tutti gli effetti.

Un popolo che ha sfidato le potenze imperiali ed è crudelmente punito con il blocco più lungo della storia per la sua decisione di conquistare tutta la giustizia, come una vera aspirazione, e costruire il socialismo, con i fucili alzati e Fidel e Raúl all’avanguardia, solo 90 miglia.

Il contesto è più complesso e aggressivo che mai e non possiamo essere ingenui.
C’è uno sciame annessionista che vuole che il progetto del nostro paese crolli, cercando di sfruttare le nostre carenze e di paralizzare le trasformazioni in corso.

L’industria controrivoluzionaria sposta molti soldi e chiede azioni a coloro che le paga.
Questo è il motivo per cui i vandali manifestano la loro violenza ei terroristi non si vergognano di dichiarare le loro operazioni.

La scena del soft coup è ancora attiva e la guerra non convenzionale cerca gli spazi più diversi per scatenarsi.

Sono in corso nuove provocazioni e le sconfiggeremo ancora.

Con unità, con coerenza, con disposizione, senza paura, con il popolo, senza aspettare una guida, senza indugio, con fermezza, con mano ferma, con intelligenza, con decenza, con lucidità e con adesione alla nostra Costituzione e ai principi che difendiamo, possiamo sempre vincere e ogni volta con più forza (Applausi).

È anche nostra responsabilità valutare i difetti, le lacune, la sistemazione, l’insensibilità, il formalismo, la burocrazia e l’immobilità radicati in alcune istituzioni.

Rivediamo più e più volte il concetto di Rivoluzione che Fidel ci ha lasciato, così come il suo avvertimento che solo i nostri errori potrebbero portare all’autodistruzione della Rivoluzione.

Rafforzare l’operato del Governo e delle Istituzioni in diretta interazione con i cittadini è una responsabilità che si è approfondita con la nuova Costituzione.

È vitale per la nazione mantenere vivo e svilupparsi il dialogo con i giovani in tutte le istituzioni ea tutti i livelli.

Abbiamo il dovere e la responsabilità di attirarli, stimolando la loro realizzazione personale e professionale, la loro partecipazione a compiti importanti e anche con rispetto e attenzione alle loro proposte.

La formalità nelle risposte alla popolazione deve essere definitivamente bandita, andando a fondo e, quando possibile, faccia a faccia.

Non si tratta solo di ascoltare e registrare ogni reclamo o dichiarazione.
Si tratta di rispondere in modo efficace e tempestivo, quando possibile, con una soluzione.

Questo obbligo deve condurci costantemente alla base, ad ascoltare, a partecipare, a garantire la partecipazione dei cittadini, senza la quale la democrazia socialista non ha senso.

L’obiettivo è facilitare l’adempimento delle funzioni sostanziali di ciascuna entità.

Trattare i problemi sociali in modo freddo e formale significa tradire l’essenza della partecipazione popolare che chiediamo.

Dovrebbe essere chiaro che i problemi devono essere affrontati e risolti dalle istituzioni a cui corrisponde, a causa del suo ambito di azione.

Compatrioti:

A causa del suo impatto sulla vita di tutti, è una priorità nazionale rafforzare l’economia e ciò che contribuisce ad accelerare lo sviluppo del paese.

Non possiamo più rimandare ciò che il popolo ha ordinato negli ultimi congressi del Partito.

È necessario implementare senza indugio tutto ciò che è in sospeso, scuotere il sistema aziendale, garantire l’ordine, affrontare con intelligenza l’aumento dei prezzi.

Chiediamo anche il necessario settore privato e cooperativo.

È necessario bandire l’egoismo e la ricerca esclusiva del vantaggio personale che spinge alcuni a pescare nel fiume agitato dei bisogni della maggioranza, aumentando abusivamente i prezzi.

Questo popolo nobile e laborioso è sopravvissuto a tutti gli assedi e gli abusi imperiali con unastraordinaria dose di solidarietà e generosità che è già una parte inseparabile dell’essere nazionale.

L’egoismo è un atteggiamento che non prospererà nella nostra patria.

Cuba appartiene a tutti, alcuni hanno affermato in questi giorni, ma non sarebbe giusto provare il loro possesso senza badare ai loro bisogni.
Non insistiamo sul fatto che appartiene a noi.
Capiamo cosa significa appartenere a lei.
“La patria è per, non un piedistallo”, ha detto José Martí, sottolineando le profonde differenze tra coloro che sono disposti a sacrificarsi per servirla e coloro che vorrebbero usarlo o darlo a un altro.

Le organizzazioni politiche e di massa sono chiamate ad essere più proattive e inclusive.

Non trascurate mai l’importante componente sociale nel vostro lavoro politico ideologico e lavorate con tutti, non solo con i convinti, ma anche con gli apatici, nella cui indifferenza abbiamo una quota di responsabilità che non abbiamo potuto aggiungere.

Affrontare senza restrizioni il dibattito e l’attenzione a tematiche sociali quali marginalità, disonestà, volgarità, dipendenze, disfunzioni familiari, abbandoni scolastici, situazione dei più vulnerabili, femminicidio, discriminazione di qualsiasi tipo e altri problemi che un giorno ci saltano in faccia attraverso le piattaforme digitali, ma non attraverso entità che dovrebbero essere con le unghie sparse per terra.

Le organizzazioni sono convocate in modo permanente per agire nelle strade.
Non solo per organizzare eventi o proclamare i nostri slogan.
Sono chiamati a lavorare, a visitare scuole, quartieri, a interagire, a conoscere i problemi e le realtà della nostra gente.

Non possiamo permettere che tre o quattro provocatori trasformino un’area comunitaria in una discarica mediatica per coloro che la presentano come il territorio di persone che odiano la Rivoluzione.

Cubani e cubane :

Dopo un anno così impegnativo e difficile, il nostro personale merita di celebrare i propri progressi e la propria resilienza nel miglior ambiente possibile.

Lavoriamo socialmente e integralmente su progetti con le famiglie nei loro quartieri, riempiendole di rispetto, identità e autostima, in modo che tutti i loro vicini siano orgogliosi di quel pezzo di patria, del loro paese, del loro governo e della loro rivoluzione.

Abbiamo dimostrato la capacità di affrontare tutte le difficoltà e le sfide.

Funzioniamo in modo organizzato ed eccoci qui. Ancora una volta abbiamo sconfitto e smantellato le intenzioni più malvagie dell’impero di distruggere la Rivoluzione.

La città è cresciuta in questo 2020, così forte, che ha messo alla prova la nostra resistenza, la nostra solidarietà, la nostra unità, ma ci ha dato lezioni più grandi.

E ci ha dato la vittoria.

Con questi apprendimenti, il 2021 ci appare nell’orizzonte intenso e sfidante, come un trampolino di lancio per superare i propri limiti, sulla via del miglioramento e della continuità.

Dobbiamo dedicarci a trasformare in azione la convinzione condivisa che il lavoro di giustizia sociale che abbiamo intrapreso troverà il suo miglior supporto in una crescita produttiva ed efficiente basata sui nostri risultati.

In questi giorni di fine anno, incontro imprescindibile per continuare insieme a “spingere il Paese”, come scriveva il poeta, sentiamo profondamente l’assenza di voci accattivanti che per molti anni hanno incorporato la bellezza nell’analisi e nei dibattiti del Parlamento e la forza delle idee che intrecciano la nazionalità cubana, il sentimento di patria, la comunità di interessi e di sogni.

In primo luogo viene ricordato Fidel, capace di far crescere con la sua voce e le sue idee il pensiero imbattibile della nazione di fronte agli avversari.

La sua sedia è ancora qui, immortalando l’eredità insuperabile di lezioni politiche che ci ha lasciato come compito permanente.

E, più recentemente, è mancato uno dei suoi più stretti discepoli e collaboratori nella missione di parlare alla gente: la tribuna a lato della sala: don Eusebio dell’Avana, che ci ha sempre portato qui l’infinita ricchezza dell’intellighenzia Cubano, da cui si è nutrito il suo indimenticabile oratorio.

Ci ricordano che tutto il pensiero è un seme.

Pensare come un paese significa seminare e fertilizzare il futuro.

Vi invitiamo a continuare a pensare e ad agire come un Paese per consolidare la certezza del trionfo e della creatività di quella Cuba Viva che è diventata la premessa dei giorni nostri.

Ci sono ancora motivi per festeggiare, più ragioni sono state più dure le prove che abbiamo superato.

Congratulazioni cubane e cubane!

Siamo Cuba Viva!

Siamo il Paese determinato a resistere e sconfiggere gli assedi e gli attacchi più crudeli e perversi.

E qui continuiamo: vivere, resistere, creare e vincere.

Avanti nel 2021!

Cuba ti aspetta, viva e rafforzata nei combattimenti dell’anno che finisce.

I bambini della Centennial Generation, insieme alla nostra gente, hanno il dovere, l’impegno e l’onore di dare continuità alla storia che ci ha portato qui.

E il nostro slogan continua ad essere:

¡Patria o Muerte!

¡Venceremos! ” 💗🇨🇺✊

~ Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Presidente della Repubblica di Cuba, alla chiusura del VI Periodo Ordinario di Sessioni dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, nella sua IX Legislatura, al Palazzo dei Congressi, il 17 dicembre, 2020, “Anno 62 della Rivoluzione”. ~

Presidencia y Gobierno de Cuba

Traduzione: Silvana Sale ~

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